Castello dell'Innominato

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Castello dell'Innominato
Castello Innominato B Vercurago.jpg
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
CittàVercurago - Lecco
Coordinate45°48′54.72″N 9°25′35.58″E / 45.8152°N 9.42655°E45.8152; 9.42655
Informazioni generali
Tipocastello medievale
Primo proprietarioDella Torre
Proprietario attualeChierici regolari di Somasca
Visitabile
Informazioni militari
UtilizzatoreFlag of the Lordship of Milan (XIII century-1395).svgDucato di Milano
Repubblica di Venezia Repubblica di Venezia
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Il castello dell'Innominato, così denominato per via dell'omonimo personaggio de I promessi sposi, è un complesso fortificato risalente al XIV secolo situato al confine tra i comuni di Vercurago e Lecco sulla cima del Sacro Monte di Somasca a circa 185 m s.l.m.. Fino al 1802 il Castello era appartenente al Ducato di Milano-Diocesi di Milano-Circondario di Lecco assieme al paesino di Somasca e Malanotte. Vercurago era Repubblica Serenissima-Diocesi di Bergamo e Mandamento di Bergamo. Nel 1802 Somasca e Vercurago vennero uniti in unico Comune comprendendoli definitivamente nella Diocesi di Bergamo e al Circondario di Bergamo. Con l'istituzione della Provincia di Lecco nel 1992, l'intero Comune è parte della Provincia di Lecco.

Il castello sorge su un'altura calcarea detta del "Tremasasso" per via della sua franosità e abitata sin dalla prima età del ferro dalla cultura di Golasecca. Probabilmente di origine alto medievale, nel XIII secolo il castello fu di proprietà della famiglia dei Benaglio, vassalli dei Della Torre di Milano per poi entrare a far parte dei possedimenti della Repubblica di Venezia dopo la pace di Lodi. Con l'arrivo degli Spagnoli in Lombardia il castello fu strappato assieme a Malanotte e Somasca incorporandoli nel Ducato di Milano. Vercurago rimase alla Repubblica Serenissima. Il castello fu distrutto più volte e dopo essere stato raso al suolo nel 1799 durante la campagna italiana di Suvorov venne parzialmente ricostruito dai padri somaschi sul finire del XIX secolo.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti[modifica | modifica wikitesto]

Il primo insediamento stabile nella zona del castello risale alla prima età del ferro e fu costruito da alcuni membri della cultura di Golasecca, una popolazione celtica che si sviluppò tra il IX secolo a.C. e il V secolo a.C. tra il Piemonte orientale e il Canton Ticino. Essendo posizionato sull'altura dove oggi sorge il castello, l'insediamento si trovava in un luogo strategico dato che permetteva il controllo visivo del lago di Garlate e delle vie di comunicazione verso le valli alpine. Inoltre da questo luogo era possibile vigilare sulla via che collegava Bergamo a Como Via Marzia che nel V secolo a.C. costituiva il collegamento principale tra gli Etruschi e i Celti transalpini con i quali questa cultura intratteneva fiorenti rapporti commerciali poi interrotti nel 388 a.C. dall'invasione dei Galli che determinò la fine della cultura di Golasecca.[1]

Le tracce delle fondamenta dell'insediamento e dei reperti edilizi e ceramici contenuti vennero rinvenuti durante una campagna di scavi archeologici tra il 1986 e il 1988, ma i rimaneggiamenti subiti dal terreno dovuti alla costruzione del castello non permisero l'identificazione di architetture ben definite. I reperti individuati sono probabilmente relativi alle fasi più tarde dell'insediamento e sono custoditi nel museo archeologico di Lecco.[1][2]

La nascita del castello[modifica | modifica wikitesto]

La strategicità del luogo si mantenne anche in epoca romana e in epoca altomedievale, quando probabilmente fu costruito il primo presidio militare. Probabilmente sin dalla sua costruzione venne utilizzato come confine del distretto di Bergamo che nel 1253 era certamente segnato da una muraglia detta "chiusa" che partiva dal castello per poi arrivare nel lago di Garlate. Nel 1286, nel corso delle lotte tra guelfi e ghibellini, il castello rientrava tra le proprietà dei Benaglio, una famiglia guelfa vassalla dei della Torre che all'epoca, in opposizione ai Visconti, governavano la Signoria di Milano.[1]

Nel 1312 la rocca figura tra i beni di Guido della Torre. I danneggiamenti al castello iniziarono nel 1373 ad opera di Bernabò Visconti, nemico dei Della Torre, e poi proseguirono per tutto il secolo durante le lotte tra guelfi e ghibellini. Ma anche la popolazione locale se ne servì successivamente come fonte di materiale da costruzione, fatto che ha pesantemente alterato il complesso nei secoli modificando gran parte della struttura originaria. La proprietà del castello fu sempre contesa tra Milano e Venezia, quando passò definitivamente alla Serenissima con la Pace di Lodi nel 1454.[1]

Dal XVI secolo al XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

La facciata del castello

Il 15 aprile 1509 in seguito alla Lega di Cambrai le truppe francesi e brianzole guidate da Carlo II d'Amboise (governatore di Milano dal 1500 al 1510) distrussero buona parte del castello con il pretesto che le mura della rocca, essendo già danneggiate, erano troppo pericolose per il borgo sottostante. In questo periodo all'interno dei ruderi del castello venne istituita una dogana[3]. Nel 1529 viene organizzata da Gian Giacomo Medici un'invasione della bergamasca ed è in questa occasione che suo fratello, Battista Medici, decide di restaurare il castello ormai in rovina, azione che però venne impedita dall'esercito veneto. Da questo momento il castello passerà al Ducato di Milano anche se San Girolamo Emiliani utilizzò il castello nel 1534 per ospitare gli orfanelli nel quale aprì una scuola di grammatica e una specie di seminario dove si alternavano lo studio, il lavoro agricolo, attività di rilegatura e il tornio. Inoltre vi stabilì delle strutture create dalla congregazione dell'ordine dei chierici regolari di Somasca.[4] Il 26 ottobre 1628 il castello venne ceduto dalla famiglia Limonta di Vercurago ai Padri somaschi.[5] Essendo un territorio conteso tra due Stati vennero posizionati dei cippi. I cippi ancora esistenti al castello dell'Innominato indicano il limite delle appartenenze. L'attuale resto era in territorio di Milano assieme alla taverna della Malanotte e alla strada proveniente da Chiuso, mentre una parte del prato, il versante che sovrasta il santuario, la zona dell'eremo, la scala santa e gli accessi da questi luoghi al castello stesso erano in territorio veneto. Dal 1801 il castello è passato al comune di Vercurago che congloba anche Somasca. Bernardino Visconti, dopo essere rientrato segretamente in Italia dalla Svizzera, ripiegherà nel castello di Somasca ove continuerà la sua vita protetto anche dai Padri Somaschi e iniziando pure un'attività di contrabbando essendo la residenza sul confine.

Tra l'Ottocento e il novecento il castello subì diversi rimaneggiamenti, venne costruita una croce ferrea, sul luogo di una preesistente croce cinquecentesca, dedicata nel 1976 del cappellano di guerra Giovanni Battista Pigato, appartenente all'ordine dei chierici regolari di Somasca e sepolto nel piccolo cimitero de "la Valletta". Dal 22 ottobre 2017 il castello ospita l’esposizione permanente “La Rocca dell’Innominato tra paesaggio, storia e letteratura”[6]. Nel dicembre 2019 si sono svolti i lavori di restauro del complesso.[7]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La pianta del castello:
1) Prato d'ingresso
2) Cappella di Sant'Ambrogio
3) Crocione
4) Cappella di San Girolamo

Per giungere al castello dell'Innominato passando da "la Valletta" è necessario percorrere una scalinata di 150 gradini scavata nella roccia e realizzata dall'architetto don Antonio Piccinelli nel 1898 seguendo le tracce di una scala di origine medievale, è anche possibile aggirare il Sacro Monte di Somasca tramite una via più antica detta via di sass.[8] Giunti nel prato all'ingresso del castello è presente un cippo di confine settecentesco anticamente utilizzato per la divisione tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano e che oggi funge da confine per i comuni di Vercurago e Lecco.

L'ingresso è costituito dalla cappella di Sant'Ambrogio, un edificio di origine medievale ricostruito dall'architetto Antonio Piccinelli nel 1895, e da un muro parzialmente originale che sviluppa lungo il perimetro sinistro del castello e in cui si notano gli sfregi delle cannonate del 1799 lasciate dai cannoni russi . Sul muro di fondo si trova una la cappella di San Girolamo, undicesima delle cappelle del Sacro Monte di Somasca e realizzata all'interno di una torre ricostruita nel 1897 dal Piccinelli così come il muro perimetrale alto circa 1,10 m.[9] All'interno del castello è presente un crocione in ferro risalente alla fine del XIX secolo dedicato dagli Alpini al cappellano di guerra Giovanni Battista Pigato.[10]

Cappella di Sant'Ambrogio[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso del castello con la facciata della cappella di Sant'Ambrogio
L'affresco absidale della cappella di Sant'Ambrogio risalente al XVI secolo

Della piccola cappella a sant'Ambrogio si ha prima notizia scritta nel 1339;[11] probabilmente questo fu anche l'anno di costruzione della cappella che venne eretta per commemorare la vittoria di Azzone Visconti nella battaglia di Parabiago, nella quale secondo la leggenda sarebbe intervenuto a favore di milanesi direttamente sant'Ambrogio[12]. Nel XV secolo le comunità cristiane di Vercurago, Somasca e Chiuso, compivano processioni che salivano fino alla croce vicina alla cappella nella quale veniva celebrata la messa, e riscendevano spesso con un giro ad anello alla rispettiva parrocchia. La cappella rimase in profondo stato di abbandono a causa dell'eccessiva distanza tra il castello e l'abitato di Vercurago ed inoltre questa venne devastata con il castello durante le lotte tra guelfi e ghibellini. Con l'arrivo di san Girolamo Emiliani a Somasca nel 1533 la cappella venne restaurata da lui e dai suoi compagni la pietra recuperata dal forte, così come ricorda un'iscrizione interna[13] e nel 1534 diede avvio alla costruzione di una cisterna per l'acqua al di sotto del pavimento. Anche dopo il passaggio di San Girolamo la cappella venne nuovamente abbandonata e lasciata andare in rovina fin quando nel 1892 furono ritrovate le fondamenta. I lavori di ricostruzione furono portati avanti dall'architetto don Antonio Piccinelli e si conclusero l'8 settembre 1895 con la benedizione da parte di padre Giuseppe Dioniso Pizzotti concessa dal cardinale di Milano Andrea Ferrari.[14] La cappella venne restaurata nuovamente negli anni settanta[15] e oggi viene utilizzata solo per funzioni occasionali.

La cappella è in stile neoromanico e ha una pianta rettangolare che culmina con un'abside. L’ingresso è formato da un arco sormontato da un affresco della madonna, è protetto da una cancellata in ferro e preceduto da sei gradini, oltre che dall'ingresso la facciata è dotata anche da una finestra circolare e da dieci anchetti decorativi in mattoni. La muratura in pietra è sovrastata da un tetto a capriata su cui è posizionata una statua in cemento di san Girolamo Emiliani mentre sul lato destro è presente una campana benedetta detta "Ambrogia" e realizzata dalla fonderia Barigozzi di Milano il 9 novembre 1902.[9] L'interno è in pietra a vista e culmina in un'abside ornato da due affreschi dipinti nel 1895 da Stefano Sibella, quello inferiore raffigura sant'Ambrogio in trono mentre quello nella parte superiore san Girolamo Emiliani.[14]

Cappella di San Girolamo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cappelle del Sacro Monte di Somasca.
Il crocione e la cappella di San Girolamo nella torre

In seguito alla ristrutturazione del santuario di San Girolamo Emiliani e della cappella di Sant'Ambrogio l'architetto don Antonio Piccinelli decise di ricostruire anche la torre principale del castello. Una volta ritrovate le fondamenta della torre, ormai nascoste dai detriti e dalla vegetazione, il 7 dicembre 1897 con una messa celebrata nella cappella di Sant'Ambrogio si diede inizio ai lavori di ricostruzione. La torre fu innalzata per 8 m con le pietre del luogo e venne resa come parzialmente diroccata secondo lo stile neogotico, la torre fu poi inaugurata dopo circa un anno il 15 dicembre 1898 con una messa analoga a quella di inizio dei lavori.[9]

Il 6 dicembre 1900, grazie a un'offerta lasciata da Felice Bolis e suo figlio Alessandro, i padri somaschi decisero di convertire la torre nell'undicesima delle cappelle del Sacro Monte di Somasca. Si decise allora di rappresentare il miracolo della moltiplicazione dei pani effettuato da san Girolamo Emiliani nell'inverno del 1536 al castello con la creazione di statue in cemento realizzate dallo scultore Eugenio Goglio il 6 dicembre 1901 e dipinte dallo stesso una volta posate nella cappella. La cappella fu poi inaugurata e benedetta con una messa il 16 novembre 1902 da padre Giuseppe Pizzotti.[16]

Crocione[modifica | modifica wikitesto]

Un crocione ligneo era presente su un'altura alla sinistra del castello già nel XV secolo epoca in cui i vercuraghesi salivano con delle processioni per venerarlo.[17] In seguito all'arrivo di san Girolamo Emiliani, nel 1650 i padri somaschi innalzarono un nuovo crocefisso in legno in onore del santo che fu poi ripetutamente sostituito, in particolare nel 1847 venne realizzato di grandi dimensioni e in legno di larice. Probabilmente nel 1889 grazie all'intervento di padre Michele Rosati fu impiantato il crocione in ferro attuale, poi illuminato da numerose lampadine nel 1949. Il crocione nel 1979 fu dedicato dagli Alpini di Vercurago al cappellano di guerra padre Giovanni Battista Pigato e nel 1987 l'azienda Safilo inserì la nuova illuminazione tramite l'installazione di fari.[10]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Innominato.
Il ritratto dell'Innominato di Francesco Hayez

«Il castello dell’Innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d’un poggio che sporge in fuori da un’aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe dir bene, se congiunto ad essa o separatone, da un mucchio di massi e di dirupi, e da un andirivieni di tane e di precipizi, che si prolungano anche dalle due parti. Quella che guarda la valle è la sola praticabile; un pendìo piuttosto erto, ma uguale e continuato; a prati in alto; nelle falde a campi, sparsi qua e là di casucce. Il fondo è un letto di ciottoloni, dove scorre un rigagnolo o torrentaccio, secondo la stagione: allora serviva di confine ai due stati. I gioghi opposti, che formano, per dir così, l’altra parete della valle, hanno anch’essi un po’ di falda coltivata; il resto è schegge e macigni, erte ripide, senza strada e nude, meno qualche cespuglio ne’ fessi e sui ciglioni. Dall’alto del castellaccio, come l’aquila dal suo nido insanguinato, il selvaggio signore dominava all’intorno tutto lo spazio dove piede d’uomo potesse posarsi, e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto.»

(Alessandro Manzoni, I promessi sposi, capitolo XX)

Il castello è il luogo centrale del capitolo XX de I promessi sposi di Alessandro Manzoni. in questo capitolo la scena si concentra sulla figura dell'Innominato, il potente bandito da cui si reca Don Rodrigo per chiedere il rapimento di Lucia Mondella e che grazie alle parole di lei si convertirà al cristianesimo. Questo personaggio infatti abita un castello che è per tradizione assimilato al castello dell'Innominato, dato che la descrizione dell'autore contiene tutti gli elementi realmente ravvisabili nel castello reale. La piccola fortezza sovrasta la frazione di Somasca dalla roccia del Tremasasso, così chiamata per la presenza dei bravi che nel XVII secolo infestavano la zona[18]. Tra il castello e l'abitato di Somasca ci sono infatti i ruderi della cascina della bicocca che sono considerati i resti della Malanotte, la taverna dove i bravi dell'Innominato risiedevano[19].

L'Innominato invece è tradizionalmente identificato da Francesco Bernardino Visconti, signore di Brignano che apparteneva a una delle più importanti famiglie nobili milanesi, ma che si era macchiato di reati gravissimi. La dimora dove il Visconti nacque e visse maggiormente fu però il castello di Brignano d'Adda[20][21].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Castello di Somasca, su valsanmartinospot.it. URL consultato il 4 agosto 2021.
  2. ^ Lombardia Beni Culturali - Museo Archeologico, Lecco (LC), su lombardiabeniculturali.it, p. 6. URL consultato il 23 settembre 2018 (archiviato il 30 luglio 2018).
  3. ^ Fabio Bonaiti, La valle dei castelli, 2010, pp. 9-10.
  4. ^ Gio Maironi da Ponte, Dizionario odepórico, o sia storico-politico-naturale della provincia bergamasca, Stamperia Mazzoleni, 1820, p. 106. URL consultato il 1º agosto 2018 (archiviato il 1º agosto 2018).
  5. ^ STORIA D'UN PAESE DI CONFINE, n. 8.
  6. ^ Vercurago: la Rocca raccontata con un'esposizione permanente, in Lecco Online, 24 ottobre 2017. URL consultato il 5 ottobre 2018 (archiviato il 5 ottobre 2018).
  7. ^ Somasca: a breve nuovi interventi sul complesso di San Gerolamo, su LeccoToday. URL consultato il 31 gennaio 2020 (archiviato il 31 gennaio 2020).
  8. ^ Vanossi, 1994, p. 244.
  9. ^ a b c Vanossi, 1994, p. 245.
  10. ^ a b Vanossi, 1994, p. 309.
  11. ^ Linea del tempo Vercurago, su comune.vercurago.lc.it. URL consultato il 7 agosto 2018 (archiviato il 4 marzo 2017).
  12. ^ Relazione di Dionigi Pizzotti sulla ricostruzione dell'oratorio di S. Ambrogio alla Rocca di Vercurago, su schedariocrs.altervista.org. URL consultato il 9 ottobre 2018 (archiviato il 9 ottobre 2018).
  13. ^ de'Rossi, 1867, p. 197.
  14. ^ a b Vanossi, 1994, p. 242.
  15. ^ Sacro Monte di S. Girolamo: i luoghi santificati dalla sua presenza., su somascos.org. URL consultato il 7 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2007).
  16. ^ Vanossi, 1994, p. 262.
  17. ^ Vanossi, 1994, p. 308.
  18. ^ L'Innominato, su scoprilecco.it (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2008).
  19. ^ Itinerario manzoniano (PDF), su provincia.lecco.it. URL consultato il 16 dicembre 2018 (archiviato il 16 dicembre 2018).
  20. ^ Spreafico, pag. 42
  21. ^ Il legame tra Alessandro Manzoni e queste terre fu sempre molto forte in quanto non solo la sua famiglia era originaria di questi luoghi, ma egli aveva studiato in gioventù presso i padri Somaschi, entrando profondamente in relazione anche con i paesaggi dei loro luoghi sacri

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Costantino de'Rossi, Vita di S. Girolamo Miani: Padre degli Orfani, fondatore della Congregazione de'Chierici regolari di Somasca, Tipografia di Bernardo Morini, 1867.
  • Andrea Spreafico, La topografia dei "Promessi sposi" nel territorio di Lecco, Lecco, Bartolozzi, 1923.
  • Dionigi Pizzotti, Relazione sulla ricostruzione dell'oratorio di Sant'Ambrogio, in Archivio Generalizio Chierici Regolari Somaschi, ACM 2-5-16, 1895. URL consultato il 28 luglio 2021 (archiviato dall'url originale il 9 ottobre 2018).
  • Bernardo Vanossi, Somasca: Parrocchia - Casa madre e luoghi santificati dalla presenza di S. Girolamo Miani: appunti: 1538-1989, Rapallo, Tipolitografia Emiliani, 1994, SBN IT\ICCU\LO1\0658468.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]