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Casteldidone

Coordinate: 45°04′N 10°24′E
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Casteldidone
comune
Casteldidone – Stemma
Casteldidone – Veduta
Casteldidone – Veduta
Palazzo Mina della Scala
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Lombardia
Provincia Cremona
Amministrazione
SindacoAndrea Rivieri (lista civica) dal 9-6-2024
Territorio
Coordinate45°04′N 10°24′E
Altitudine27 m s.l.m.
Superficie10,79 km²
Abitanti546[1] (28-2-2026)
Densità50,6 ab./km²
Comuni confinantiCasalmaggiore, Martignana di Po, Piadena Drizzona, Rivarolo del Re ed Uniti, Rivarolo Mantovano (MN), San Giovanni in Croce
Altre informazioni
Cod. postale26030
Prefisso0375
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT019023
Cod. catastaleC089
TargaCR
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 389 GG[3]
Nome abitanticasteldidonese
PatronoSanti Abdon e Sennen
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Casteldidone
Casteldidone
Casteldidone – Mappa
Casteldidone – Mappa
Posizione del comune di Casteldidone nella provincia di Cremona
Sito istituzionale

Casteldidone (Casteldidòon in dialetto cremonese) è un comune italiano di 546 abitanti[1] della provincia di Cremona, in Lombardia.

Nello stemma del comune storicamente in uso è raffigurato il castello Schizzi, meglio noto come Palazzo Mina Della Scala, simbolo del paese e importante testimonianza dell'architettura rinascimentale padana. In punta due spighe di grano passate in decusse.

Monumenti e luoghi di interesse

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Chiesa dei Santi Abdon e Sennen

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La Chiesa di Casteldidone fu consacrata il 25 Ottobre del 1891 dall'allora Vescovo di Cremona Geremia Bonomelli in onore ai Santi Abdon e Sennen che sono i patroni del paese. Erano trascorsi cinquantacinque anni dal termine della sua costruzione. Essa sorge sull'area della vecchia chiesa che era costruita sopra una sedimentazione di rovine del vecchio Castello di Didone, una vera montagnola di detriti spianata alla buona. Dalle carte di archivio si sa che la vecchia Chiesa sorgeva a tre metri buoni di altezza dal piano stradale. Fu costruita nel 1433 e risulterà circondata da ogni parte da un cimitero. Nei rilievi eseguiti dall'ing. Brilli, per la costruzione della chiesa attuale, non si parla di colonne con capitelli marmorei, per cui il rinvenimento casuale nel 1973 di uno di essi risalente al XII secolo ci fa pensare all'esistenza si un precedente Oratorio o Cappella la quale, data la sua posizione da ponente ad oriente, avvalora l'origine molto antica. Potremmo quindi concludere con un'ipotesi valida sull'esistenza di un Oratorio già nel sec. XI: · sec. XI o XII Oratorio di Castello; · sec. XV Chiesa nel borgo, (il Castello viene distrutto dal Fondulo mel luglio 1416 e restaurato dopo il saccheggio del 1648); · sec. XIV : anno 1837 fine costruzione nuova Chiesa. Come si era accennato all'inizio la Chiesa Nuova, nella sua lunghezza occupa e comprende l'area della Vecchia e si prolunga con la parte nuova dal capo croce fino alle porte di ingresso. E' in stile neo-classico, a croce latina con grande Cupola e lucernario ed ha le seguenti dimensioni: lunghezza totale di m. 40,75 di cui m. 28,15 nella Navata, m. 8,20 nel Presbiterio, m.4,40 nel Coro. La larghezza è di m. 12 nella Navata, di m. 18 nella Croce, di m. 9 nel Presbiterio e di m. 8 nel Coro. L'altezza della Navata è di m. 13,50 e quella della Cupola di m. 19. Nella Crocera vi sono da un lato l'Altare di S.Giuseppe e dall'altro quello della Beata Vergine del Rosario. Nella Navata vi sono 6 Cappelle che si fronteggiana in corrispondenza delle tre arcate e sono dedicate, dall'ingresso a destra la prima a S. Giovanni Bosco, la seconda a S.Gaetano da Tiene, la terza a S.Antonio di Padova; dall'ingresso a sinistra la prima fa da Battistero, la seconda è dedicata a S.Agnese, la terza al Crocifisso, a S.Francesco d'Assisi e ai parrocchiani caduti per la Patria. Il progetto di costruzione della Nuova Chiesa fu stilato dall'ing. Luigi Voghera che ne assunse, dopo varie peripezie, anche la direzione dei lavori. L'architetto, libero da vincoli compositivi ha potuto realizzare specie nell'interno un insieme organico caratterizzato dall'ampia volta a botte dell'unica navata nella grandiosa e solenne spazialità del transetto aperto ai lati nelle grandi tribune e sovrastato dalla calotta della cupola. Il nobile interno fedelmente realizzato rispettando il progetto del Voghera supera la fredda impostazione neoclassica qualificandosi per l'equilibrata spazialità e l'armonico effetto chiaroscurale. Il volume esterno risolto un poco sbrigativamente e senza rispettare in pieno il progetto originale è riscattato dalla facciata di composta eleganza influenzata compositivamente dai precedenti palladiani.[4]

Palazzo Mina della Scala, XVII secolo

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Il complesso è formato da un corpo principale che si affaccia su un'ampia corte d'ingresso delimitata ai lati dai corpi rustici, il tutto edificato tra il 1595 e il 1735. Sulle testate del prospetto sud svettano due alte torri rispettivamente addossate due più snelle ed alte torrette "di servizio", che accolgono i vani scala. L'edificio è completato a nord da due ali quadrate che affacciano sul retrostante giardino. Le strutture sono costituita da muratura continua in laterizio intonacata.[5]

La villa, che sorge isolata in mezzo alla campagna, a nord dell'abitato, lungo la strada che collega i centri di San Giovanni in Croce e Rivarolo Mantovano, costituisce un esempio assai singolare di residenza castellata sei-settecentesca. Il complesso iniziale venne innalzato alla fine del Cinquecento dal feudatario del luogo. Avendo poi subito gravi danni bellici venne sostanzialmente riedificato, a opera del nipote degli stessi feudatari, nella prima metà del Seicento. Fu poi ulteriormente ampliato nel Settecento, quando prese all'incirca le forme che vediamo oggi. L'edificio è stato oggetto di una campagna di restauri all'inizio degli anni Quaranta del secolo scorso, ed è attualmente utilizzato come abitazione, destinazione che ne garantisce il buono stato di manutenzione.

Il complesso è formato da un corpo principale, posto a settentrione, e da due ali rustiche che si prolungano verso mezzogiorno a inquadrare la villa e a delimitare l'ampia corte di ingresso a questa antistante. La sua principale caratteristica, che ne fa una "villa fortificata" - o, come si dice nel linguaggio specialistico, una "residenza castallata" - è la presenza di due alte torri sulle testate del frontone meridionale del corpo principale. Ogni torre è a sua volta dotata di tre garitte sporgenti sugli angoli, poste a circa metà dell'altezza della costruzione, con evidenti funzioni di avvistamento e controllo sulla campagna circostante e soprattutto sulla antistante corte di ingresso. Ai lati settentrionali delle torri sono rispettivamente addossate altre due torricelle "di servizio", che accolgono i vani scala e che sorpassano le prime in altezza.

Un organismo dunque "dall'impostazione esplicitamente neocastellana", come ha osservato negli anni Ottanta del Novecento da Carlo Perogalli, forse adotta in ricordo di un preesistente fortilizio in quella località, come lo stesso toponimo verrebbe a confermare, oppure, più prosaicamente, perché i proprietari temevano le distruzioni belliche che potevano colpire la residenza, come già una volta era successo, e non volevano essere colti impreparati. In ogni caso l'insieme è un organismo nel quale l'impianto icnografico è ormai proprio del tipo della villa, come si vede dalla forma aperta dell'edificio e dalla sua scompartitura interna, chiaramente di tipo residenziale.[5]

Castello Mina della Scala.

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Poco distante da Sabbioneta, nel comune di Casteldidone, si erge maestoso il Castello Mina Della Scala, il quale prende il nome dalle famiglie che nei secoli lo hanno vissuto. Sontuosa residenza nobiliare di campagna eretta a fine Cinquecento dalla famiglia Schizzi, una delle storiche famiglie della nobiltà cremonese. Un’architettura dalle forme uniche, dal chiaro rimando alla destinazione fortificata, castellana, uan decisa rievocazione di epoche precedenti. A cavallo del Settecento la dimora venne ampliata e restaurata, la famiglia fece realizzare uno splendido ciclo pittorico a tema mitologico, in tutta la parte residenziale. Verso la fine del XVIII secolo, vennero aggiunte le rimesse, adibite a finalità agricole, unitamente alle due eleganti torrette d’ingresso utilizzate come scuderie ed alloggi di servizio.

Ancora oggi la dimora mantiene il suo fascino antico, mostra bene 25 sale affrescate, arricchite da mobili in stile, dipinti, antiche porcellane e cimeli di famiglia. La villa fu fortemente animata nel secondo novecento dai genitori degli attuali proprietari, la Contessa Anna Maria Douglas Scotti di Fombio e il Conte Edoardo Persico Licer, divenendo un punto di riferimento culturale oltre che elegante luogo di feste e ricevimenti. Oggi, grazie alla cura degli attuali proprietari i Conti Angelo, Ottone e Vittoria Persico Licer, è ancora possibile vivere nella dimora suggestioni di altre epoche, come se il tempo si fosse fermato, avvolti da opere d’arte e da campi coltivati.

Leggende tramandate dalle famiglie proprietarie riportano di un fantasma, un’ antenata dell’antica famiglia Schizzi, che si manifesterebbe nel plenilunio di gennaio di ogni anno, rimasta sola ed abbandonata nel maniero dopo una grave pestilenza, ancora non ha trovato pace.[6]

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[7]

Amministrazione

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  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. La Chiesa, su www.comune.casteldidone.cr.it. URL consultato il 31 marzo 2026.
  5. 1 2 Villa Mina della Scala - complesso, su lombardiabeniculturali.it.
  6. CASTELLO MINA DELLA SCALA DI CASTELDIDONE (CR) – Fine XVI Secolo, su Villago - turismo esperienziale. URL consultato il 31 marzo 2026.
  7. Dati tratti da:

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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