Pandino

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Pandino
comune
Pandi'(Cremasco)
Pandino – Stemma
Pandino – Bandiera
Pandino – Veduta
Pandino – Veduta
Via Umberto I
Localizzazione
StatoBandiera dell'Italia Italia
Regione Lombardia
Provincia Cremona
Amministrazione
SindacoPiergiacomo Bonaventi (centro-destra) dal 27-6-2019
Territorio
Coordinate45°24′N 9°33′E / 45.4°N 9.55°E45.4; 9.55 (Pandino)
Altitudine85 m s.l.m.
Superficie22,3 km²
Abitanti8 836[1] (30-6-2023)
Densità396,23 ab./km²
FrazioniGradella, Nosadello
Comuni confinantiAgnadello, Dovera, Monte Cremasco, Palazzo Pignano, Rivolta d'Adda, Spino d'Adda
Altre informazioni
Cod. postale26025
Prefisso0373
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT019067
Cod. catastaleG306
TargaCR
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 557 GG[3]
Nome abitantipandinesi
Patronosanta Margherita
Giorno festivoterza domenica di ottobre
SoprannomePandì
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pandino
Pandino
Pandino – Mappa
Pandino – Mappa
Posizione del comune di Pandino nella provincia di Cremona
Sito istituzionale

Pandino (Pandì in dialetto cremasco) è un comune italiano di 8 836 abitanti[1] della provincia di Cremona in Lombardia.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo deriva dal nome di persona Pandino, diminutivo di Bando / Pando di origine germanica[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

A partire dall'età medievale, il centro abitato apparteneva al territorio della Gera d'Adda, possedimento milanese. Le località di Gradella e Nosadello, oggi frazioni, appartenevano invece al Contado di Lodi.

La prima notizia documentata su Pandino risale al 1144, quando la chiesa parrocchiale risultava dipendere da quella di S. Sigismondo di Rivolta d'Adda, dato che indica che il paese all'epoca era probabilmente formato da pochissime case. Il piccolo villaggio sorge in un territorio caratterizzato dalla preminenza di boschi, inframmezzati da pascoli e qualche vigna.

La storia del comune cambia radicalmente quando il signore di Milano, Bernabò Visconti, vi fa costruire uno dei suoi castelli di caccia, intorno alla metà del ‘300. Da quel momento in poi possiamo immaginare che la presenza dei signori milanesi abbia fatto da attrattiva per molte persone che cercavano un luogo sicuro dove stabilirsi, sperando magari di trovare un lavoro presso il castello: la conseguenza fu che Pandino comincia pian piano ad ingrandirsi.

I vari feudatari con il passare del tempo aggiungono altre costruzioni: nel corso del XV secolo gli Sforza ordinano ai pandinesi di costruire la cerchia muraria per proteggere il villaggio dai Veneziani, che ormai erano a pochi chilometri da Pandino. Nel medesimo secolo di fronte al castello viene innalzata la chiesa di S. Marta, la cui funzione iniziale è quella di chiesa collegata al castello, in quanto Bernabò Visconti non aveva voluto una cappella nel suo maniero di caccia. Ai primi decenni del XV secolo risale anche l'apparizione della Madonna del riposo che porta alla realizzazione del santuario a lei dedicato.

I pandinesi non portano a conclusione la costruzione delle mura, che in alcuni punti vengono chiuse con dei terrapieni; i Veneziani ne approfittano, conquistano il borgo per due volte (anche perché era protetto da pochi soldati), perdendolo però dopo la battaglia di Agnadello del 1509; questo fatto non impedisce qualche anno dopo ai Veneziani, uscendo da Crema che era in mano loro, di saccheggiare Pandino.

I francesi non sono stati gli unici stranieri a passare da qui: dopo la fine degli Sforza nel 1535 il ducato di Milano passa agli spagnoli e agli inizi del ‘700 agli austriaci, e truppe di tali nazioni sono transitate anche in questo territorio; non abbiamo notizie di danni causati alla fine del XVIII secolo dalle truppe napoleoniche.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1786, anche Pandino fu aggregata alla provincia di Lodi, tornando però dopo soli cinque anni a quella di Milano. All'ultimo decennio del Settecento risale la ricostruzione della parrocchiale in forme neoclassiche, in sostituzione della chiesa medievale ormai rovinata dal tempo.

In età napoleonica (1809-1816) al comune di Pandino furono aggregate Gradella e Nosadello, originariamente nella provincia di Lodi-Crema, poi soppressa, quindi in quella di Cremona. I comuni ridivennero autonomo con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto e furono aggregati definitivamente nel 1869[5].

Tra il 1880 ed il 1920 la località disponeva di una stazione posta lungo la tranvia Lodi-Treviglio-Bergamo.

Nel 1928, dopo un pubblico concorso, viene inaugurato il monumento ai caduti davanti al castello, in occasione del decennale della vittoria italiana nella prima guerra mondiale; ancora oggi è possibile leggere sulle lapidi i nomi dei caduti pandinesi di tutte le guerre del XX secolo.

A partire dagli anni cinquanta il castello diventa sede del comune di Pandino.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 19 dicembre 1928.[6]

«D'argento, al leone al naturale, impugnante con la branca destra anteriore una spada manicata d'oro, posta in sbarra

Il gonfalone, concesso con D.P.R. del 19 marzo 1959[6], è un drappo partito di bianco e di giallo, riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma comunale con l'iscrizione centrata (cioè convessa verso l'alto) in argento: Comune di Pandino.[7]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Tra di esse abbiamo:

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Pandino[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Pandino.
Cortile interno e torrione angolare

Il castello visconteo ha un torrione angolare e un cortile interno porticato nel corso del tempo è passato dall'essere una fortezza con fossato ad essere una semplice dimora patrizia mantenendo però gran parte dell'aspetto originario. La sua conquista è successiva alla decadenza della Repubblica di Venezia seguente l'arresto dell'avanzata verso Milano.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2020 i cittadini stranieri sono 1 041. Le comunità nazionali numericamente significative sono[9]:

  1. Romania, 361
  2. Egitto, 153
  3. Albania, 74
  4. Marocco, 60
  5. Ecuador, 56
  6. India, 48
  7. Cina, 48
  8. Ucraina, 47
  9. Perù, 24

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

La Fiera di primavera viene svolta dal 1887, era originariamente caratterizzata da un'offerta agricola con bestiame e macchinari per l'agricoltura, contornate da bancarelle tradizionali. Con il mutare della economia del territorio però la fiera si è trasformata in una fiera commerciale, dove molte sono le aziende che espongono i più svariati prodotti realizzati.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale comprende, oltre al capoluogo, le frazioni di Gradella e Nosadello[10].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio è attraversato dalle seguenti strade:

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei sindaci dal 1985 ad oggi[11].

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1985 1990 Giuseppe Moretti indipendente sindaco
1990 1995 Giuseppe Moretti Democrazia Cristiana sindaco
1995 2000 Antonio Picinelli lista civica di centro-sinistra sindaco
2000 2005 Antonio Picinelli lista civica di centro-sinistra sindaco
2005 2010 Donato Dolini lista civica di centro-sinistra sindaco
2010 2014 Donato Dolini lista civica di centro-sinistra sindaco
2014 2019 Maria Luise Polig lista civica di centro-sinistra sindaco
2019 in carica Piergiacomo Bonaventi centro-destra sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Pandino è gemellata con[12]:

È inoltre legata da un rapporto di amicizia col comune di Sorano (GR) dal 2005.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Ha sede nel comune la società di calcio G.S.D. Luisiana, che milita nel campionato di Eccellenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2023 (dati provvisori).
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ Dizionario di toponomastica, UTET, Torino, 1990-1997 rist. 2010, ISBN 88-02-07228-0 pag. 557
  5. ^ Regio Decreto n. 4454 del 14 giugno 1868.
  6. ^ a b Pandino, su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato l'11 novembre 2023.
  7. ^ Gonfalone, su Comune di Pandino. URL consultato l'11 novembre 2023.
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ ISTAT, cittadini stranieri al 31 dicembre 2020, su demo.istat.it. URL consultato il 24 ottobre 2021.
  10. ^ Statuto Comunale (PDF), Art. 2 comma 1.
  11. ^ Anagrafe: Ricerca e Archivio nel sito del Ministero dell'Interno
  12. ^ Comuni gemellati con Pandino, su Comune di Pandino. URL consultato il 3 luglio 2023.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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