Castelletto (Corbetta)

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Castelletto
Castrum Sancti Ambrosii
CastellettoCorbettaGiardino.JPG
Il Castelletto visto dai giardini
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneLombardia
CittàCorbetta
Coordinate45°28′N 8°55′E / 45.466667°N 8.916667°E45.466667; 8.916667Coordinate: 45°28′N 8°55′E / 45.466667°N 8.916667°E45.466667; 8.916667
Mappa di localizzazione: Italia
Castelletto (Corbetta)
Informazioni generali
CostruzioneIX secolo-XVI secolo
MaterialeMattoni, pietra e legno
DemolizioneXVII-XVIII secolo
Condizione attualeBuona
Proprietario attualePrivato
Visitabile
Sito webwww.castellettocorbetta.it
Informazioni militari
UtilizzatoreArcivescovo di Milano poi Ducato di Milano
Funzione strategicaDifesa dell'abitato di Corbetta
Termine funzione strategicaXVII secolo
Azioni di guerraAssedio della struttura ad opera di Corrado il Salico nel 1037
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Il Castelletto di Corbetta, detto anche Castrum Sancti Ambrosii o Castello di Sant'Ambrogio o ancora Castello del Crociato, è il principale edificio difensivo di origine medievale situato a Corbetta, in Lombardia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la leggenda, Sant'Ambrogio a cavallo apparve in cielo a scacciare le truppe dell'imperatore Corrado il Salico dall'assedio di Corbetta del 1037

Il Castelletto rappresenta l'ultimo frammento murario di una costruzione risalente al IX secolo di cui troviamo traccia già in autori antichi[1]. Probabilmente già dall'XI secolo la struttura divenne di proprietà degli arcivescovi di Milano che la utilizzarono per scopi difensivi.

Nell'ambito della guerra tra papato ed impero, il 29 maggio 1037 il castello fu oggetto di un tentativo di assedio da parte dell'imperatore Corrado il Salico il quale si appressò al castello il 28 maggio con le proprie truppe per combattere i difensori inviati dall'arcivescovo milanese Ariberto da Intimiano, giudicando inutile porre l'assedio direttamente a Milano per la moltitudine dei difensori. Secondo il racconto dello storico tedesco Wippone dai primi colpi dell'assedio, ad ogni modo, si scatenò un violento temporale con molti fulmini a ciel sereno ed apparve in cielo, secondo il racconto redatto dallo scrittore milanese Landolfo il Vecchio, la figura di Sant'Ambrogio a cavallo con in mano il flagello che intimò al sovrano di abbandonare il luogo per non incorrere in amare sconfitte.

Il racconto, riportato poi dallo storico Giorgio Giulini nel suo Memorie spettanti alla storia, al governo, ed alla descrizione della Città e della campagna di Milano nei Secoli Bassi[2], citando letteralmente la cronaca di Wippone, così narra l'accaduto:

(LA)

«Eodem tempore dum imperator quoddam castrum S. Ambrosii quod Curbitum dicitur iuxta Mediolanum obsiderat accidit ibi quod plures pro Miraculo habuerunt. In dominica sancta Pentecostes ante horam tertiam de magna serenitate coeli subito fulmina cum tonitruis eruperunt tantae fortitudinis ut multa pars hominum et equorum periret in castris. Quidam prae tanto terrore in excessum mentis venerunt ita ut post aliquos menses rex illis sensus redierit. Venientes autem qui extra castra fuerant nec vidisse, nec audivisse aliquid tale dicebant»

(IT)

«In quel tempo dal momento che l'imperatore si era avvicinato al Castello di Sant'Ambrogio, il quale è detto di Corbetta, presso Milano, decise di assediarlo, e si verificò un evento che fu da molti ritenuto un miracolo. Nella Santa Domenica di Pentecoste, prima dell'ora terza, essendo il cielo affatto sereno, improvvisamente caddero fulmini, e si udirono tuoni si forti, che molta parte degli uomini e de' cavalli perì nell'accampamento. Alcuni per la gran paura perdettero il senno, ed appena dopo qualche mese riebbero i loro sensi, ma quelli che venivano e che erano stati fuori dal campo dicevano di non avere veduto né udito nulla.»

(Wippone, Gesta Chuonradi II imperatoris, Capitulum XXXVI, De miraculo, quod accidit in die pentecostes)

Dopo questi presagi, l'imperatore tolse l'assedio al castello e si concentrò altrove, ma il luogo fu nuovamente oggetto di devastazioni ad opera di Federico Barbarossa nel 1154 e di Federico II nel 1239.

Si perdono poi le tracce documentali relative al fortilizio sino al 1270 quando Napo Torriani ne ordinò un primo ampliamento, proseguito poi sotto la guida di Matteo, Galeazzo, Gian Galeazzo e Filippo Maria Visconti durante le guerre del Monferrato.

Il ruolo difensivo del castello venne mantenuto con tutta probabilità sino al XVII secolo quando, ormai obsoleto per le nuove tecniche di guerra e per la nuova situazione politica creatasi col dominio spagnolo del ducato di Milano, venne quasi completamente smantellato ed il materiale che lo costituiva venne reimpiegato (come di solito accadeva) per la costruzione delle vicine Villa Frisiani Mereghetti e Villa Borri Manzoli.

La struttura[modifica | modifica wikitesto]

La torre del Castelletto come appare oggi

La struttura originaria, come lascia intuire la torre angolare, doveva avere la classica struttura quadrangolare terminante in ciascun angolo con un torrione difensivo di cui l'unico conservatosi è quello ancora oggi eretto.

Il complesso odierno, situato in piazza Corbas, presenta solo alcune parti originarie ed è il frutto di una serie di restauri che in buona parte hanno alterato la struttura originaria: attorno al 1880 il complesso venne restaurato da Carlo Frisiani quando ne divenne propietario. Un'opera di restauro è stata condotta dall'architetto Piero Portaluppi negli anni 1941-1942, alla quale si è aggiunta un'ulteriore serie di ampliamenti negli anni dal 1959 al 1963.[3]

Il colonnato interno al giardino e l'abside di una porta (lato est), provenienti da un monastero degli Stimmatini di Sezano (Verona) e risalenti al Cinquecento[4], sono stati donati dalle Cartiere di Fabriano.[3]

Il parco conserva ancora le vestigia delle antiche mura perimetrali del castrum romano di Curia Picta, nonché altri reperti dell'epoca (tra cui la tomba di un centurione) e di epoche successive (per esempio un angelo, oggetto di leggende, collocato un tempo sulla torre campanaria). Il giardino è ricco inoltre di numerose specie arboree, alcune delle quali pare acquistate dal rag. Guido Corbellini (che ne divenne proprietario durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale) che lo realizzò tra il 1950 ed il 1970, impostandolo su effetti scenografici tesi a valorizzare l'intero complesso architettonico.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si vedano a tal proposito le opere di Wippone, Landolfo, Sigeberto ed altri
  2. ^ Giorgio Giulini, Memorie spettanti alla storia, al governo ed alla descrizione della città e campagna di Milano ne' secoli bassi raccolte ed esaminate dal conte Giorgio Giulini, Milano, 1760, Libro XX
  3. ^ a b c A. Asti, L. Redaelli, E. Turchi, F. Vallone, Antiche villeggiature a Corbetta: una ipotesi di recupero dei giardini storici, nel quadro della valorizzazione ambientale del territorio, Politecnico di Milano, 1985
  4. ^ vedi qui

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Giulini, Memorie spettanti alla storia, al governo ed alla descrizione della città e campagna di Milano ne' secoli bassi raccolte ed esaminate dal conte Giorgio Giulini, Milano, 1760
  • A. Asti, L. Redaelli, E. Turchi, F. Vallone, Antiche villeggiature a Corbetta: una ipotesi di recupero dei giardini storici, nel quadro della valorizzazione ambientale del territorio, Politecnico di Milano, 1985
  • Pierangelo Valenti, Il Castello del Crociato a Corbetta, pro manuscripto, 1969