Castello di Vezio

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Castello di Vezio
Castillo de Vezio, Varenna, Italia, 2016-06-25, DD 01.jpg
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
CittàPerledo e Varenna
Coordinate46°00′39″N 9°17′12″E / 46.010833°N 9.286667°E46.010833; 9.286667Coordinate: 46°00′39″N 9°17′12″E / 46.010833°N 9.286667°E46.010833; 9.286667
Informazioni generali
TipoFortificazione
StileBassomedioevale
Inizio costruzioneIgnota
Condizione attualePonte levatoio ricostruito e ristrutturato
Proprietario attualeFamiglia Greppi
Visitabilemarzo - novembre
Sito webhttp://www.castellodivezio.it
Informazioni militari
Funzione strategicaDifesa di Varenna, controllo del centro Lago
Comandanti storiciRegina Teodolinda
EventiSpettacoli di volerie Falconeria
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Piccola torre a lato del castello vista dalla torre principale

Il castello di Vezio si erge su un promontorio sul fondo della Val d'Esino e sovrasta il paese di Varenna. Il castello si trova quasi completamente nel territorio di Varenna, e per una piccola porzione sul territorio di Perledo. La frazione di Vezio appartiene a Perledo in provincia di Lecco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine della fortificazione non è chiara. Il toponimo di Vezio è di probabile origine romana, come suggeriscono le famiglie romane, presenti anche nel Comasco, che portavano questo nome (ad esempio vicino ad Agno è presente una chiesa dedicata a san Lucio Vezio Macario). Il quadro topografico generale del castello e del paese di Vezio mostra analogie con una situazione ben documentata, ad esempio a Bajedo, di abitati di servi sorti in prossimità del castello da cui dipendevano. Vari autori, fra cui citiamo il Pensa, attribuiscono al castello una prima fase in età Tardo Antica, riconducibile ad una funzione di centro militare strategico tardo romano a guardia della strada che da Bellano conduceva ad Esino Lario, e punto d'avvistamento e segnalazione dominante l'intero lago. Della successiva fase bizantina e longobarda poco possiamo dire, se non ricordare la leggenda al riguardo della regina Teodolinda: si narra che la famosa Teodolinda, regina dei Longobardi, trascorrendo i suoi ultimi anni a Perledo, avrebbe fatto costruire la chiesa di San Martino con l'antico campanile a forma di torre, ed il castello di Vezio unitamente all'oratorio di Sant'Antonio per lasciare una traccia visibile della sua fede nel Cristianesimo. In Lombardia molte sono le località che rivendicano tale tradizione, tuttavia si deve tener conto che l'ordinamento longobardo doveva munirsi delle migliori difese militari; nel caso di Vezio è evidente l'interesse alla ricostruzione del castello andato distrutto a seguito di eventi bellici non precisati e la strategicità della posizione. Una prima sicura attribuzione del castello si riconnette alla venuta degli esuli Comacini, in seguito alla guerra con Como del 1169 d.C. Paolo Giovio, che scrive nel 1559, ci dice “Gli isolani edificarono nella nuova habitatione due roche, una dalla parte destra del Lario, l'altra nello elevato forte et giogo del monte sopracta con gli edifici, et da il sguardo di tutto il lago”. L'ipotesi che gli isolani furono i primi edificatori del castello di Vezio è oggi scartata dalla maggior parte degli autori. Più probabile è un massiccio intervento edilizio, che oltre al castello interessò il borgo di Varenna, che cambiando aspetto complessivo della struttura porta al fraintendimento nel riconoscerne un'opera realizzata ex novo. Certo è che il castello fu di primissimo interesse per i Comacini giunti a Varenna: il sistema fortificato del paese è, infatti, ora incentrato su Vezio che viene collegato con muraglioni al borgo sottostante, parzialmente ancora rilevabili e noti da vari documenti; servì inoltre al rifugio della popolazione di Varenna durante i continui assalti Comaschi che caratterizzano l'intera storia basso Medioevale. Uno dei primi documenti che ci parla di Vezio è dell'anno 1368. L'atto è relativo ad una donazione di terra di cui beneficia la chiesa di Sant'Antonio di Vezio. Nel XVII secolo la torre era in proprietà della parrocchia di San Giorgio di Varenna. Nel 1600 sorge una lite tra il parroco di Varenna e il Duca di Monte Marcino, a causa dell'occupazione di quest'ultimo della torre di Vezio nonostante i diritti vantati dalla parrocchia di Varenna. La causa per il possesso del castello fu vinta dal Conte della Riviera, il quale pose in affitto i suoi possedimenti di Vezio, nel 1619 a Giov. Antonio Forno, nel 1631 a Giovanni Antonio de Tarelli e nel 1656 ad Antonio Tarelli. Secondo due iscrizioni dettate dal Parlaschino la torre di Vezio viene riedificata nel 1635. Non essendoci altre informazioni al riguardo la notizia non è verificabile. Ritornando ai proprietari del castello di Vezio esso rimase agli Sfrondati (Conti della Riviera), e allo spegnersi della loro dinastia agli eredi Serbelloni. Oltre alla monumentale torre Vezio, altre testimonianze di strutture militari si trovano lungo il tratto iniziale del sentiero che congiunge Vezio a Ortanella e della strada che congiunge Vezio a Fiumelatte: resti di muraglione, ruderi di costruzioni, una cascina che mostra derivazione da un torrione, un rudere di casa colonica mostrante aperture di tipo difensivo. Secondo il Pensa queste opere sono ascrivibili alla guerra tra il Ducato di Milano e Venezia. Opere, per altro, più in linea con le strategie militari dell'epoca rispetto al castello. Nel 1647 le terre di Perledo e Varenna vennero investite nel feudo Valtellinese del conte Giulio Monti. Nel 1778, l'infeudamento di Varenna passò alla famiglia Serbelloni, la cui congiunta, Crivelli Serbelloni, mantenne il possesso della torre di Vezio fino all'Ottocento. La proprietà passò poi alla famiglia Greppi Di Robilant che ne mantiene tutt'ora il possesso. Dal 1994 il castello di Vezio è gestito dall'Associazione Turistica Castello di Vezio, un ente onlus che si occupa di garantirne l’apertura al pubblico, mantenerlo, restaurarlo e promuovere manifestazioni artistiche di vario genere al suo interno.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il castello[modifica | modifica wikitesto]

Parzialmente restaurato nella metà del XX secolo, oggi il castello si presenta con una torre di avvistamento a base quadrata, accessibile tramite un piccolo ponte levatoio e visitabile fin sulla sommità, circondata da una prima cinta muraria quadrangolare con una parziale torretta angolare.

I giardini e i sotterranei[modifica | modifica wikitesto]

Passato il bar/biglietteria si percorre un viale in ghiaia che affianca il lato nord del castello. Più avanti, al cancello, si apre alla vista l'intero centro lago di Como. La vegetazione continentale e alpina presente sul lato nord del castello, caratterizzata da castagni, noccioli, pini e larici lascia infatti spazio nella zona esposta verso il lago ad una flora mediterranea caratteristica di climi più temperati e miti: olivi, agavi, rosmarini e piante grasse. Questa peculiarità è dovuta all’azione mitigante del lago sul clima lariano che permette la crescita di specie vegetali caratteristiche di latitudini inferiori. Vi accorgerete infatti di essere in mezzo ad un uliveto, probabilmente il più a nord del mondo, dove viene prodotto un olio extravergine d’oliva di categoria superiore fra i più rinomati e preziosi, che ha recentemente avuto riconosciuta la denominazione d’origine protetta, d.o.p., “Laghi Lombardi Lario”. A sinistra una scalinata in salita fiancheggiata da aiuole di piante aromatiche porta nel giardino degli olivi dove solitamente vengono tenuti i rapaci durante il giorno, da lì, tramite un portone in legno, si entra all’interno delle mura che circondano la torre al cui interno è stata realizzata un’esposizione permanente sul lariosauro, comprendente calchi dei vari esemplari ritrovati nei dintorni di Perledo, Varese e nel resto del mondo. Il Lariosaurus era un rettile di medie dimensioni (fino a 1 metro circa di lunghezza) appartenente ai Sauropterigi, un gruppo estinto di rettili acquatici. Era un animale con collo e cranio relativamente allungati, che viveva in ambienti di laguna salmastra o marino costiero, nutrendosi di pesci che afferrava con i lunghi denti sottili e conici e che inghiottiva interi. La maggior parte degli esemplari ritrovati proviene dal Triassico Medio di Perledo (a poche centinaia di metri dal castello di Vezio) e del Monte San Giorgio, ma recentemente è stato segnalato anche in Cina. Il Lariosauro è uno dei primi rettili fossili descritti dal Triassico Medio dell’Italia settentrionale.

Nei giardini sono presenti dei sotterranei parzialmente visitabili: si tratta di un appostamento del sistema difensivo italiano alla frontiera nord verso la Svizzera, impropriamente noto come "Linea Cadorna", destinato a battere d'infilata la vallata che da Porlezza scende a Menaggio nel caso di un possibile tentativo tedesco di invasione attraverso il neutrale territorio elvetico.Al suo interno ospitava degli obici da 75 mm.

La falconeria[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni falchi allevati al castello

Da alcuni anni il castello di Vezio ospita un centro di cura e addestramento rapaci che permette al pubblico di conoscere, apprezzare e sostenere l'antica arte della falconeria. Le fasi di addestramento si tengono normalmente 5/6 volte la settimana, e sempre tempo permettendo, nel giardino del castello così da potere dare la possibilità ai visitatori di scattare fotografie, vedere da vicino i vari esemplari e farsi intrattenere dal falconiere in spiegazioni sulla storia della falconeria, il suo utilizzo moderno, la biologia e l’addestramento dei rapaci. I rapaci sono esposti nei giorni in cui è previsto il loro volo, tempo permettendo, nel giardino del castello, dall’apertura all’orario della dimostrazione di volo, dopodiché verranno sistemati nei loro ricoveri notturni. Le esibizioni di volo si terranno, sempre condizioni meteorologiche e di salute dei rapaci permettendo, dal giardino. L’orario degli stessi può variare e troverete indicazioni sul sito internet o presso il bar. Previa prenotazione si organizzano spettacoli e laboratori di falconeria a richiesta. Tutti gli animali presenti nel centro sono nati e cresciuti in cattività, non sarebbero pertanto in grado di sopravvivere in natura, e viene loro garantita la miglior forma psico-fisica possibile.

Il panorama[modifica | modifica wikitesto]

Dalla cima della torre principale e dal giardino si può godere di un'ampia vista del lago di Como, particolarmente suggestiva nelle giornate più terse. Essendo a strapiombo su Varenna permette infatti di vedere il lago di Como in tutto il suo splendore, tagliato dalla penisola di Bellagio in due rami: a sinistra il ramo di Lecco e frontalmente il ramo di Como. La penisola che si vede in lontananza non è l’isola Comacina ma bensì la penisola di Ossuccio con all’estremità la punta di Balbianello; poco prima sulla destra c’è Villa Carlotta e risalendo la costa si trovano Cadenabbia e Menaggio.

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Argomenti correlati[modifica | modifica wikitesto]