Perpetua (personaggio)

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Perpetua
I promessi sposi 119.jpg
Perpetua e Agnese Mondella in un'illustrazione del 1840
AutoreAlessandro Manzoni
1ª app. inFermo e Lucia
Ultima app. inI promessi sposi
SessoFemmina
Luogo di nascitaun paese non identificato nei dintorni di Lecco
Data di nascita1588
Professionegovernante di Don Abbondio

Nel romanzo di Alessandro Manzoni I Promessi Sposi, Perpetua (1588-1630) è la serva di don Abbondio. Il suo padrone le è molto affezionato, ma, nonostante la donna gli dia preziosi consigli, egli non ne usufruisce per paura delle possibili conseguenze (come accade ad esempio nel primo capitolo). È molto affezionata e devota a Don Abbondio e quando può lo aiuta. Dal romanzo emerge sia il suo tipico carattere da popolana, battagliero e verace, sia il suo difetto e punto debole: l'essere un po' pettegola.

Come scrisse Alessandro Manzoni, ella:

«sapeva ubbidire e comandare, secondo l'occasione, tollerare a tempo il brontolìo e le fantasticaggini del padrone, e fargli a tempo tollerar le proprie [...]»

Perpetua e Don Abbondio

Perpetua ha raggiunto "l'età sinodale dei quaranta", non si è sposata e racconta di aver rifiutato due pretendenti (Beppe Suolavecchia e Anselmo Lunghigna), motivando la scelta dicendo di "averli rifiutati", mentre le sue amiche dicevano che "non aveva trovato nessun cane che la volesse".

La sua fortuna dipende dagli attributi di spontaneo popolarismo che la informano. La sua indiscrezione è quella affettuosa della "serva padrona"; è donna poco docile, facile al brontolìo e alle fantasticaggini. È una colorita appendice di don Abbondio rispetto al quale mostra maggior saggezza e senso pratico, come quando suggerisce a Don Abbondio di informare l'arcivescovo delle prepotenze di Don Rodrigo o quando irride alle paure del curato affermando che "le schioppettate non si dànno via come confetti". "I pareri di Perpetua" a Don Abbondio torneranno in mente quando sarà chiamato dall'arcivescovo a render conto del suo operato. Il dialogo di Perpetua, ricco di proprietà "comaresche", è veloce, incisivo, istintivo. Ella per sfuggire dalla temibile avanzata dei Lanzichenecchi, si reca al castello dell'Innominato (divenuto benefattore in seguito alla svolta spirituale antecedente) con Agnese e Don Abbondio. Perpetua muore durante la peste di Milano.Il suo decesso viene citato nel XXXIII capitolo in una breve sequenza dialogica tra Renzo e Don Abbondio (che si limita a menzionarla).

Fino alla pubblicazione de "I promessi sposi" il termine Perpetua era solamente un nome proprio femminile. Ma grazie al grande successo del romanzo, la parola perpetua ha iniziato ad essere usata, in lingua italiana, per indicare sia la donna che lavorava come domestica nella casa di un sacerdote, sia una donna particolarmente pettegola. I due significati derivano dalla mansione da lei svolta (domestica di Don Abbondio) e dal fatto di non essere riuscita a mantenere un segreto che le era stato confidato.

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