Castello dell'Innominato

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Castello dell'Innominato
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Il castello dell'Innominato che domina Somasca
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
CittàVercurago - Lecco
Coordinate45°48′54.72″N 9°25′35.58″E / 45.8152°N 9.42655°E45.8152; 9.42655Coordinate: 45°48′54.72″N 9°25′35.58″E / 45.8152°N 9.42655°E45.8152; 9.42655
Informazioni generali
TipoCastello
StileRomanico, Gotico
Inizio costruzioneXIV secolo
MaterialePietra
Primo proprietarioDella Torre
Visitabile
Informazioni militari
UtilizzatoreDucato di Milano Repubblica di Venezia
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Il castello dell'Innominato, chiamato anche rocca di Vercurago, è un complesso fortificato risalente al XIV secolo situato tra i comuni di Lecco e Vercurago in Lombardia.

Nonostante lo stato di rudere in cui versa attualmente, le vestigia si trovano nel punto più elevato della frazione di Somasca su un'altura naturale posta a circa 420 metri di altitudine dominando l'intera area settentrionale della Valle San Martino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il crocione e l'XI cappella

Le origini del castello[modifica | modifica wikitesto]

La pianta del castello:
1. corpo principale
2. cappella di Sant'Ambrogio
3. XI cappella

Le prime notizie storiche riguardanti una fortezza in questa zona risalgono all'epoca carolingia, quando venne costruito per un sistema di fortificazioni di cui si ha testimonianza nel torrione centrale.[1] Con probabilità la fortezza era già presente all'epoca dell'imperatore Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero nel XII secolo. Nel 1284 si ha la testimonianza della presenza di una rocca posseduta dai Benaglio, alleati dei della Torre tanto che nel 1312 la rocca figura tra i beni di Guido della Torre[2]. I danneggiamenti al castello iniziarono nel 1373 ad opera di Bernabò Visconti, nemico dei Della Torre, e poi proseguirono per tutto il secolo durante le lotte tra guelfi e ghibellini. Ma anche la popolazione locale se ne servì successivamente come fonte di materiale da costruzione, fatto che ha pesantemente alterato il complesso nei secoli modificando gran parte della struttura originaria[3]. La proprietà del castello fu sempre contesa tra Milano e Venezia, quando passò definitivamente alla Serenissima con la Pace di Lodi nel 1445.

Dal XVI secolo al XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 aprile 1509 in seguito alla Lega di Cambrai le truppe francesi e brianzole guidate da Carlo II d'Amboise (governatore di Milano dal 1500 al 1510) distrussero buona parte del castello con il pretesto che le mura della rocca, essendo già danneggiate, erano troppo pericolose per il borgo sottostante. In questo periodo all'interno dei ruderi del castello venne istituita una dogana[4]. Nel 1529 viene organizzata da Gian Giacomo Medici un'invasione della bergamasca ed è in questa occasione che suo fratello, Battista Medici, decide di restaurare il castello ormai in rovina, azione che però venne impedita dall'esercito veneto. San Girolamo Emiliani utilizzò il castello nel 1534 per ospitare gli orfanelli nel quale aprì una scuola di grammatica e una specie di seminario dove si alternavano lo studio, il lavoro agricolo, attività di rilegatura e il tornio. Inoltre vi stabilì delle strutture create dalla congregazione dell'ordine dei chierici regolari di Somasca[5]. Il 26 ottobre 1628 il castello venne ceduto dalla famiglia Limonta di Vercurago ai Padri somaschi[6].

Il castello si erge su uno sperone di roccia calcarea detto del "Tremasasso", che si trova a circa 420 metri di altitudine, posizione strategica dalla quale è possibile vedere la Valle San Martino. Della struttura si conservano ancora intatti il muro perimetrale, parte dei bastioni difensivi e alcune torri, mentre gli spazi coperti e le cappelle presenti sulla sommità sono state in gran parte ricostruite in tempi successivi. Le mura originarie sono state parzialmente danneggiate da cannonate sparate dagli austro-russi contro i francesi, qui asserragliati nell'ambito della riconquista di Lecco nel 1799. Originale è pure la lunga scalinata per giungere al castello, direttamente scavata nella roccia e accessibile passando dalla Via delle Cappelle dedicate a san Girolamo Emiliani.

Tra l'Ottocento e il novecento il castello subì diversi rimaneggiamenti, venne costruita una croce ferrea, sul luogo di una preesistente croce cinquecentesca, dedicata nel 1976 del cappellano di guerra Giovanni Battista Pigato, appartenente all'ordine dei chierici regolari di Somasca e sepolto nel piccolo cimitero della Valletta. La fortezza è oggi più conosciuta col nome di castello dell'Innominato, in quanto la tradizione vuole che l'edificio fosse stato una delle residenze di Francesco Bernardino Visconti, signore di Brignano che apparteneva a una delle più importanti famiglie nobili milanesi, ma che si era macchiato di reati gravissimi, al quale Alessandro Manzoni si ispirò ne I promessi sposi per la creazione del nobile e ignoto personaggio. La dimora dove il Visconti nacque e visse maggiormente, però è il castello di Brignano d'Adda[7][8]. Dal 22 ottobre 2017 il castello ospita l’esposizione permanente “La Rocca dell’Innominato tra paesaggio, storia e letteratura”[9].

Edifici[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso del castello con la facciata della cappella di Sant'Ambrogio
L'affresco absidale della cappella di Sant'Ambrogio risalente al XVI secolo

Cappella di Sant'Ambrogio[modifica | modifica wikitesto]

Della piccola cappella a sant'Ambrogio si ha prima notizia scritta nel 1339[10]; probabilmente questo fu anche l'anno di costruzione della cappella che venne eretta per commemorare la vittoria di Azzone Visconti nella battaglia di Parabiago, nella quale secondo la leggenda sarebbe intervenuto a favore di milanesi direttamente sant'Ambrogio[11]. Nel XV secolo le comunità cristiane di Vercurago, Somasca e Chiuso, compivano processioni che salivano fino alla croce vicina alla cappella nella quale veniva celebrata la messa, e riscendevano spesso con un giro ad anello alla rispettiva parrocchia. La cappella rimase in profondo stato di abbandono a causa dell'eccessiva distanza tra il castello e l'abitato di Vercurago ed inoltre questa venne devastata con il castello durante le lotte tra guelfi e ghibellini. Con l'arrivo di san Girolamo Emiliani a Somasca nel 1533 la cappella venne restaurata da lui e dai suoi compagni la pietra recuperata dal forte, così come ricorda un'iscrizione interna[12] e nel 1534 diede avvio alla costruzione di una cisterna per l'acqua al di sotto del pavimento. Anche dopo il passaggio di San Girolamo la cappella venne nuovamente abbandonata e lasciata andare in rovina fin quando nel 1892 l'architetto don Antonio Piccinelli dopo aver riconosciuto le fondamenta di quello che doveva essere la cappella di sant'Ambrogio non ne decise la ricostruzione che avvenne tra il 1894 e il 1895[11]. La cappella venne restaurata nuovamente negli anni settanta[13] e oggi viene utilizzata solo per funzioni occasionali. La cappella ha una pianta rettangolare che culmina con un abside. Al centro della facciata è posto l’ingresso ad arco rialzato di sei gradini e protetto da una cancellata in ferro e al di sopra dell'ingresso si trova un affresco raffigurante la madonna. Al di sopra dell'affresco è presente finestra circolare che funge da rosone della cappella. la muratura continua è in pietra ed è sovrastata da un tetto coperto da tegole sul quale è posizionata una statua dedicata San Girolamo. L'interno, in pietra a vista, culmina in un'abside con un affresco risalente all'epoca di San Girolamo e raffigurante sant'Ambrogio in trono, con un cartiglio dedicatorio nella parte superiore. Al di sopra del cartiglio è presente un altro affresco di epoca più tarda raffigurante San Girolamo.

XI cappella[modifica | modifica wikitesto]

La Via delle Cappelle di Somasca termina con la sua undicesima cappella alla Rocca dell'Innominato. La cappella è ricavata da un torrione la cui conversione a luogo di culto venne decisa nel 1902 da padre Pizzotti. La cappella non è affrescata e le statue presenti, realizzate in cemento portland, vennero dipinte sul posto dal pittore bergamasco Eugenio Goglio. Le statue rappresentano San Girolamo nell'atto di estrarre dei pani dal proprio grembiule, moltiplicandoli per sfamare i propri orfanelli.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

«Il castello dell’Innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d’un poggio che sporge in fuori da un’aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe dir bene, se congiunto ad essa o separatone, da un mucchio di massi e di dirupi, e da un andirivieni di tane e di precipizi, che si prolungano anche dalle due parti. Quella che guarda la valle è la sola praticabile; un pendìo piuttosto erto, ma uguale e continuato; a prati in alto; nelle falde a campi, sparsi qua e là di casucce. Il fondo è un letto di ciottoloni, dove scorre un rigagnolo o torrentaccio, secondo la stagione: allora serviva di confine ai due stati. I gioghi opposti, che formano, per dir così, l’altra parete della valle, hanno anch’essi un po’ di falda coltivata; il resto è schegge e macigni, erte ripide, senza strada e nude, meno qualche cespuglio ne’ fessi e sui ciglioni. Dall’alto del castellaccio, come l’aquila dal suo nido insanguinato, il selvaggio signore dominava all’intorno tutto lo spazio dove piede d’uomo potesse posarsi, e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto.»

(Alessandro Manzoni, I promessi sposi, capitolo XX)

Il castello è un il luogo centrale del capitolo XX de I promessi sposi di Alessandro Manzoni. in questo capitolo la scena si concentra sulla figura dell'Innominato, il potente bandito da cui si reca Don Rodrigo per chiedere il rapimento di Lucia Mondella e che grazie alle parole di lei si convertirà al cristianesimo. Questo personaggio infatti abita un castello che è per tradizione assimilabile al castello dell'Innominato dato che la descrizione dell'autore contiene tutti gli elementi realmente ravvisabili nel castello reale[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lombardia, pag. 157
  2. ^ comune.vercurago.lc.it, http://www.comune.vercurago.lc.it/index.php/component/content/article?id=90:la-storia.
  3. ^ Lombardia, p. 158
  4. ^ Fabio Bonaiti, La valle dei castelli, 2010, pp. 9-10.
  5. ^ Gio Maironi da Ponte, Dizionario odepórico, o sia storico-politico-naturale della provincia bergamasca, Stamperia Mazzoleni, 1820, p. 106.
  6. ^ STORIA D'UN PAESE DI CONFINE, nº 8.
  7. ^ Spreafico, pag. 42
  8. ^ Il legame tra Alessandro Manzoni e queste terre fu sempre molto forte in quanto non solo la sua famiglia era originaria di questi luoghi, ma egli aveva studiato in gioventù presso i padri Somaschi, entrando profondamente in relazione anche con i paesaggi dei loro luoghi sacri
  9. ^ Vercurago: la Rocca raccontata con un'esposizione permanente, in Lecco Online, 24 ottobre 2017. URL consultato il 5 ottobre 2018 (archiviato il 5 ottobre 2018).
  10. ^ Linea del tempo Vercurago, su comune.vercurago.lc.it. URL consultato il 7 agosto 2018.
  11. ^ a b Relazione di Dionigi Pizzotti sulla ricostruzione dell'oratorio di S. Ambrogio alla Rocca di Vercurago, su schedariocrs.altervista.org. URL consultato il 9 ottobre 2018.
  12. ^ de'Rossi, 1867, p. 197
  13. ^ Sacro Monte di S. Girolamo: i luoghi santificati dalla sua presenza., su somascos.org. URL consultato il 7 agosto 2018.
  14. ^ Cartina Lecco, itinerario manzoniano (PDF), su lakecomo.it (archiviato dall'url originale il 7 febbraio 2016).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Costantino de'Rossi, Vita di S. Girolamo Miani: Padre degli Orfani, fondatore della Congregazione de'Chierici regolari di Somasca, Tipografia di Bernardo Morini, 1867.
  • Andrea Spreafico, La topografia dei "Promessi sposi" nel territorio di Lecco, Lecco, Bartolozzi, 1923.
  • Lombardia, Milano, Touring Club Italiano, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

www.montagnavissuta.it