Giambattista Lazagna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giambattista Lazagna

Giovambattista Lazagna detto Giambattista[1], GB o Gibì,[2] nome di battaglia Carlo (Genova, 15 dicembre 1923Novi Ligure, 22 gennaio 2003) è stato un politico, scrittore, partigiano e avvocato italiano, Medaglia d'argento al Valor Militare per la sua partecipazione alla Resistenza Italiana nelle file delle Brigate Garibaldi del Partito Comunista Italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Formazione e militanza nella Legione straniera[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel 1923, si iscrisse al partito comunista clandestino a soli 19 anni nel 1942. Compiuti i primi studi in un Liceo della Curia di Nizza nel 1938, si arruolò nella Legione straniera francese. Ritornato a Genova nel 1942 si iscrisse alla facoltà di ingegneria.[1]

La Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 1944 si uní alla lotta partigiana nei casoni di Cichero nei pressi di Chiavari. Operò tra Pannesi e il monte Fasce, organizzando le SAP di Pannesi e di Uscio; nell'azione di Cavassolo, Lazagna e i suoi uomini disarmarono circa settanta uomini della X MAS. Durante uno scontro con i tedeschi a Terrarossa di Gattorna, Carlo rimase gravemente ferito il 16 luglio del 1944.[1] Meno di due mesi dopo, si spostò con il suo distaccamento a Bobbio, poi in val Borbera, dove affrontò i nazifascisti nella battaglia di Pertuso (agosto 1944).[1]

Nel frattempo era divenuto uno stimato commissario politico nelle Brigate Garibaldi e vicecomandante della Divisione Cichero, prendendo parte a tutte le battaglie sostenute contro i nemici, in val Borbera e in val Trebbia. Il 25 aprile 1945 ricevette la resa del presidio tedesco di Tortona, controfirmandola. Venne poi insignito della Medaglia d'argento al Valor Militare.[1]

Attività politica nel PCI[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine della seconda guerra mondiale intraprese la carriera di avvocato specializzato in diritto del lavoro e della previdenza sociale. Nel 1956 si schierò contro l'intervento sovietico in Ungheria. Nel 1958 cooperò e collaborò alla fondazione alla "Federazione Italiana Lavoratori del Mare"; inoltre riformò il Codice della Navigazione per la tutela del lavoro marittimo. In occasione delle proteste a Genova contro il governo Tambroni (1960) e il Congresso del Movimento Sociale Italiano che si svolgeva nella città ligure, costituì un comitato di avvocati per difendere i manifestanti arrestati per gli scontri con la polizia.[1]

Dal 1960 al 1964 fu consigliere provinciale di Genova per due cicli amministrativi. Dal 1965 al 1970 fu consigliere comunale a Novi Ligure per il PCI. Dal 1967 al 1972 fu presidente dell'ANPI di Novi Ligure.[1]

Gli anni di piombo[modifica | modifica wikitesto]

Il primo arresto e l'attivismo con Soccorso Rosso[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1972, su ordine del magistrato Mario Sossi (poi sequestrato dalle Brigate Rosse) fu arrestato e tradotto al Carcere di San Vittore[3], in quanto considerato coinvolto nel caso della morte dell'editore Giangiacomo Feltrinelli[3] (avvenuta il 14 marzo precedente[4]), al quale era legato dal 1967 da un'amicizia profonda; venne rilasciato dopo cinque mesi di detenzione. Nel 1974, in seguito all'omicidio del giovane militante del FUAN Carlo Falvella, partecipò alla campagna innocentista di Soccorso Rosso Militante e alla stesura del pamphlet intitolato "Il caso Marini" nel quale si cercava di illustrava una posizione di difesa nei confronti dell'anarchico Giovanni Marini.[5]. Nel 1974 Marini fu condannato a dodici anni per omicidio preterintenzionale, con pena poi ridotta.

Il secondo arresto e l'assoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre dello stesso anno Lazagna, che sosteneva il mito della "resistenza tradita" (come molti nell'estrema sinistra di allora) fu nuovamente arrestato e tradotto nel carcere di Fossano nell'ambito dell'inchiesta sulle Brigate Rosse: l'allora giudice istruttore Giancarlo Caselli lo accusò di essere il capo dell'organizzazione sovversiva, accusa poi caduta nel corso della verifica dibattimentale, per aver fatto da tramite per organizzare un incontro tra Silvano Girotto detto Frate Mitra, guerrigliero e infiltrato di Carlo Alberto dalla Chiesa nel gruppo terroristico, e i leader brigatisti Renato Curcio e Alberto Franceschini.[6] Per la sua liberazione Soccorso Rosso di Franca Rame e Dario Fo (che già lo aveva difeso nel 1972 e di cui lui stesso faceva parte), insieme alla sinistra extraparlamentare organizzarono un comitato di sostegno.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Assolto, dopo il carcere divenne docente di diritto all'Università di Urbino. Dal 1984 al 1992 fu presidente dell'ANPI della val Borbera e dopo la pensione si ritirò a Rocchetta Ligure con la moglie.[2] Morì all'ospedale di Novi Ligure il 22 gennaio 2003. Gli è stata dedicata la sede dell'ANPI di Genova e il Museo della Resistenza e della Vita Sociale in Val Borbera a Rocchetta Ligure. Lazagna è sepolto al cimitero di Rocchetta.[2]

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Lazagna è stato autore di diversi scritti sulla Resistenza. Si segnalano qui:

  • Ponte rotto, Ed. Colibrì, 1972; libro di memorie partigiane
  • Carcere, repressione, lotta di classe: col testo annotato della proposta di nuova legge penitenziaria approvata dal Senato il 18 dicembre 1973, Feltrinelli, 1974; basato sulla sua esperienza di militante antifascista incarcerato.
  • Il caso del partigiano Pircher. Studio sulla vicenda di Pircher e dei partigiani di lingua tedesca, Ed. La Pietra, 1975, prefazione di Umberto Terracini; sul caso del partigiano Giovanni Pircher, condannato a 25 anni per fatti di guerra, tra cui l'uccisione di due militari nazisti
  • Rocchetta, Val Borbera e Val Curone nella Guerra, Colibrì, 2000; libro di memorie partigiane
  • Intervista a "Minetto", Comandante della Brigata Arzani. Cronache dalla Resistenza, 2002; libro-intervista a Erasmo Marré

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Per il contributo dato alla lotta partigiana»
— Liguria e Basso Piemonte, aprile 1944 - 25 aprile 1945

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Giovanbattista Lazagna - ANPI
  2. ^ a b c Intervista a Giambattista Lazagna
  3. ^ a b pagg.1 e 5 de l'Unità del 1/4/1972, vd. Archivio Storico Unità.
  4. ^ dall'articolo Feltrinelli, le ombre 40 anni dopo di Ferruccio Pinotti, su Sette edizione del 12/3/2012, riportata sul sito Corriere.it [1].
  5. ^ Il caso Marini a cura di Soccorso Rosso, Bertani, Verona, 1974, i nominativi sono riportati sulla copertina
  6. ^ Resoconto stenografico audizione Girotto in commissione Stragi, 10 febbraio 2000,pag. 2812

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]