Giovanni Marini

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Giovanni Marini

Giovanni Marini (Sacco, 1942Salerno, 23 dicembre 2001) è stato un anarchico, scrittore e poeta italiano. Divenne noto per l'omicidio, nel corso di una rissa, di Carlo Falvella, giovane militante del FUAN. In seguito Marini pubblicò vari libri di poesia e prosa, venendo talvolta identificato con l'espressione "il poeta dei folli e dei giusti".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Sacco in Campania, a soli dieci anni si trasferì a Salerno con la famiglia. Cresciuto in una situazione sociale di disgregazione e miseria, comincia ben presto ad avvicinarsi al partito comunista italiano impegnandosi attivamente nella campagna elettorale del deputato comunista Gaetano Di Marino. A ventidue anni si diploma in ragioneria[1]. In seguito gli fu difficile trovare un impiego e secondo lo stesso Marini[2] ciò avvenne a causa della sua militanza comunista. Milita a lungo nel PCI, da cui esce per le sue posizioni anarchiche. A ventisei anni Giovanni, come tanti altri disoccupati, emigra al Nord e a Monza viene assunto in fabbrica come operaio. È la Milano operaia dell'Autunno caldo.

Ma dopo pochi mesi arriva il licenziamento, a causa del suo impegno politico e nel 1970 rientra a Salerno dove torna ad impegnarsi in politica. Giovanni Marini, svolge una personale contro-inchiesta relativa all'incidente di Ferentino collegato con i Fatti di Reggio. Secondo le sue indagini l'autista dell'autocarro che ha provocato la morte dei ragazzi era un dipendente di Junio Valerio Borghese[3].

L'omicidio di Falvella[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Falvella morì a seguito di una pugnalata all'aorta inferta dallo stesso Marini
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carlo Falvella.

Il 7 luglio 1972 a Salerno sul Lungomare verso le 19.30 Marini e Giovanni Scariati, entrambi aderenti ai gruppi anarchici, ebbero un primo diverbio con Carlo Falvella e Giovanni Alfinito, entrambi militanti del Fronte Universitario d'Azione Nazionale, con cui si erano casualmente incrociati. Gennaro Scariati raccontò poi alla polizia di aver evitato il degenerare della situazione portando via l'amico[4].

Dopo circa due ore in via Velia si ripeté il diverbio[5], ma ai due anarchici si era aggiunto Francesco Mastrogiovanni. Giovanni Marini che nel frattempo si era recato a casa e si era armato di un coltello[6] impugnò l'arma e affrontò i due missini. Carlo Falvella, fu pugnalato all'aorta da Marini e morì poco dopo in ospedale e Giovanni Alfinito fu invece ferito all'inguine. Nel corso della colluttazione anche Mastrogiovanni fu ferito alla gamba. Dopo lo scontro i tre anarchici fuggirono rendendosi irreperibili, ma Marini la sera stessa si costituì ai carabinieri e fu arrestato.

Giovanni Marini così ammise il 9 luglio 1972:

«Mentre vedevo il Mastrogiovanni fermo vicino a una macchina, in stato di choc, in quanto lo so emotivo, e Gennaro (Scariati) fermo a poca distanza, nel difendermi dallo sconosciuto fascista che mi dava calci e pugni e il suo amico, l'Alfinito, che colpiva Mastrogiovanni...io ho estratto un coltello che avevo in tasca e rivolto ai due, impugnando l'arma, ma senza colpire, ho detto :"Andate via!" Poiché gli stessi continuavano nell'atteggiamento innanzi descritto mi sono diretto verso L'Alfinito, che poco distante colpiva il Mastrogiovanni: ho cominciato a colpirlo con il coltello. Subito dopo, mentre l'altro giovane fascista mi veniva incontro disarmato- dico meglio con un pezzo di ferro in mano- l'ho colpito non ricordo con quanti colpi. Il giovane è rimasto all'inpiedi mentre io, buttato il coltello a terra, sono scappato nei vicoli di Salerno.»

(Testimonianza di Giovanni Marini.[7])

L'8 luglio la federazione salernitana del PCI guidata da Giuseppe Amarante espresse il proprio sdegno, non mancando tuttavia di sottolineare il proprio allarme nei confronti delle "violenze fasciste". Relativamente all'omicidio scrisse:"La federazione comunista salernitana esprime il proprio profondo cordoglio per la giovane vita stroncata e lo sdegno e la condanna più netta per il ricorso alla violenza".[8] Mentre lo stesso giorno Lotta Continua ignorò le responsabilità degli extraparlamentari di sinistra che avevano causato la morte di Falvella, dichiarando: "Le provocazioni fasciste ci sono, e crescono, e il problema concreto urgente che pongono è quello della risposta militante che, cinquant'anni fa come oggi, rappresenta l'unica possibilità per proletari e compagni".

La campagna innocentista di Soccorso Rosso[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo l'omicidio e la confessione di Giovanni Marini Soccorso Rosso Militante organizzò una campagna tesa a dimostrare l'innocenza di Marini nel corso della quale Dario Fo si schierò in prima linea. A questo punto Giovanni Marini il 25 agosto 1972, con una lettera dal carcere rettificò[9] la propria posizione:

«La verità è che quella sera del 7 luglio io e il compagno Scariati ricevemmo molte provocazioni da noi non accolte. Perché convinti, come sempre, del vuoto politico delle risse, e perché ci eravamo accorti del gironzolare minaccioso di una squadra di picchiatori di Avanguardia nazionale dell'MSI allo stesso bar dove presi la spallata che mi spostò letteralmente. Anche a via Velia, quando continuò l'aperta sfida fascista, io e Scariati passammo avanti senza rispondere, all'attesa che si realizzasse il loro piano. E a molti metri di distanza, solo quando non vidi al mio fianco Mastrogiovanni, mi accorsi che era aggredito, che stava per terra e corsi in suo aiuto. Fin qua è d'accordo anche l'Alfinito, al quale ho rifiutato la parola nei confronti. Egli non ha negato che il mio intervento fu dopo, a rissa iniziata.»

(Testimonianza di Giovanni Marini.[10])

Nel 1974, nel corso del processo, Soccorso Rosso pubblicò un pamphlet intitolato "Il caso Marini" nel quale si illustrava una posizione di difesa nei confronti dell'anarchico.[8] Parteciparono alla stesura del documento Pio Baldelli, Lanfranco Binni, Marco Boato, Sandro Canestrini, Dario Fo, Giambattista Lazagna, Sebastian Matta, Franca Rame, Giulio Savelli, Giuliano Spazzali e Pietro Valpreda.[11]

Soccorso Rosso propose una ricostruzione dei fatti in cui Falvella e Alfinito, oltre ad essere accompagnati da un'altra decina di fascisti, sono anche armati di coltello.

«Contemporaneamente arriva di corsa un gruppo di una decina di fascisti, fra i quali Falvella e Alfinito che si precipita addosso a Mastrogiovanni, a Marini e a Scariati. I fascisti sono armati di coltello. Mastrogiovanni viene colpito ad una coscia, Marini si precipita a difenderlo. Nel corso dello scontro una coltellata di striscio colpisce il fascista Falvella al petto, all'altezza dell'aorta. Anche Marini viene ferito ad un braccio. La reazione dei tre compagni mette fine all'aggressione.»

(Secondo la ricostruzione di Soccorso Rosso Militante.[12])

Lo stesso giugno l'avvocato Giacomo Mele, esponente missino di rilievo[13] che rappresentava la famiglia Falvella, fece stampare in risposta al pamphlet preparato da Soccorso Rosso un altro documento intitolato: "Marini, una marionetta del sistema".

La vicenda giudiziaria e la condanna[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Scariati fu prosciolto in istruttoria. Francesco Mastrogiovanni, pur rimasto ferito nel corso della rissa, scontò un breve periodo di detenzione e fu imputato per rissa. Marini invece restò in carcere, per essere messo sotto processo, insieme a Mastrogiovanni, il 28 febbraio 1974. In questo periodo, Marini divenne un leader di un movimento per i diritti dei carcerati. Entrò infatti nella redazione del periodico "Carcere Informazione" diretto da Giuliano Capecchi ed edito dal Centro di documentazione di Pistoia. Nella redazione c'erano anche Giovan Battista Lazagna e lo scrittore Vittorio Baccelli.

Il processo Marini e la sua lunga detenzione in carcere, uniti alla ricostruzione secondo cui lo scontro in cui era morto Falvella fosse da attribuirsi a una provocazione dei fascisti[14][15], fecero di Marini un eroe della sinistra extraparlamentare italiana (mentre il PCI prese le distanze dal caso, definendo Marini uno "sciagurato anarchico"). Lotta continua, per esempio, sostenne che l'incarcerazione di Marini era "un'odiosa vendetta del potere" (12 luglio 1974); il motto "libertà per Giovanni Marini" si diffuse in tutte le associazioni di sinistra radicale.

Su di lui fu scritta la canzone Liberiamo Marini (Canzoniere di Salerno 1974).

In favore di Marini si mobilitò anche Umberto Terracini, già presidente dell'Assemblea Costituente e firmatario della Costituzione italiana, che successivamente entrerà nel collegio difensivo. In un anno e mezzo, durante la detenzione preventiva, viene trasferito in 15 carceri in tutta Italia, lottando e denunciando le condizioni igieniche-sanitarie delle prigioni tramite un documento firmato "I carcerati rossi". Per questo subisce violenti pestaggi. In tutta Italia nascono movimenti di solidarietà e manifestazioni per la liberazione dell'anarchico.[16]

La situazione di tensione condusse anche a un trasferimento del processo da Salerno a Vallo della Lucania per motivi di ordine pubblico. Nel 1975 Marini fu condannato a dodici anni di carcere (successivamente ridotti a nove, di cui ne furono scontati sette) per omicidio preterintenzionale aggravato e concorso in rissa.

Fu durante la carcerazione che scrisse il libro di poesie E noi folli e giusti, che vinse il Premio Viareggio, sezione "Opera prima". Numerosi personaggi di spicco della cultura italiana si espressero a favore dell'opera poetica di Marini; tra gli altri, Alberto Moravia, Camilla Cederna e Dario Fo. Oltre ai folli e giusti, Marini scrisse diverse altre opere, tra cui Di sordomuti post, Antonio per inerzia, Il bambino chiamato Zio Ciccio.

Dopo il rilascio[modifica | modifica wikitesto]

Dopo sette anni viene rimesso in libertà (1979), confinato per un anno, e tre ancora da scontare[17] in libertà vigilata, Marini ottenne un lavoro da parte del presidente della Comunità Montana Vallo di Diano di Padula, il socialista Gerardo Ritorto. Nonostante questa opportunità, Marini andò progressivamente emarginandosi sia dalla politica che dalla vita sociale in genere. Nel dicembre del 1982, appena terminato il periodo di libertà vigilata fu arrestato a Salerno con l'accusa di appartenenza alle Brigate Rosse, risultando poi innocente.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Marini morì di infarto il 23 dicembre 2001, all'età di 59 anni. Franca Rame, in una intervista pubblicata sul quotidiano di Salerno la Città il successivo 28 dicembre, sostenne di aver saputo in via confidenziale che Marini "preferì addossarsi le colpe per non far finire nei guai un compagno più giovane". Ipotesi questa di Franca Rame, affascinante, ma non condivisa da molti che conobbero Marini (Capecchi, Baccelli) che, al contrario, hanno spesso rilevato come lui si sentisse in colpa per aver tolto la vita ad un giovane suo coetaneo[18].

La copertina del libro, opera del pittore Franco Balduzzi

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Noi folli e giusti, Premio Viareggio opera prima, Marsilio Editore, 1975.
  • Di sordomuti posti, romanzo 1981.
  • Antonio per inerzia, Edizioni Tracce, Pescara 1989 (racconto lungo).
  • Antologia poetica, Edizioni Tracce, Pescara 1989.
  • Il bambino chiamato Zio Ciccio, Ed. Poligraf, Salerno 1999.

Opere su Marini[modifica | modifica wikitesto]

  • Silvio Masullo e Lucia Cariello, Giovanni Marini, il poeta degli anni di piombo, Kimerik, agosto 2016.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 42.
  2. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 42-43:"Afferma di essere stato discriminato nella ricerca di un lavoro perché comunista".
  3. ^ http://labussola.altervista.org/page.php?93; "Giovanni Marini, un anarchico di Salerno, dopo l'incidente di Ferentino inizia delle indagini e scopre che l'uomo alla guida dell'autocarro che ha provocato la morte dei ragazzi è un dipendente di Junio Valerio Borghese."
  4. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 30:"In questo preciso istante sono intervenuto dicendo al Marini "Lasciamo perdere, lasciamo stare".
  5. ^ Emanuele Boccianti e Sabrina Ramacci, Italia giallo e nera, Newton Compton Editori, 2 maggio 2013, pp. 192, ISBN 978-88-541-5324-0.
  6. ^ Testimonianza di Michele Santoro in Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 31:"Giovanni era esasperato, perse la testa. Per questo andò a casa, prese il coltello e...successe quello che successe".
  7. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 29
  8. ^ a b Storia di giovani degli anni '70, Corriere del Mezzogiorno, 6 luglio 2010. URL consultato il 14 luglio 2010.
  9. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 47:"Anche il protagonista della vicenda, a questo punto, corregge la propria versione."
  10. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 47
  11. ^ Il caso Marini a cura di Soccorso Rosso, Bertani, Verona, 1974, i nominativi sono riportati sulla copertina
  12. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 44
  13. ^ Ricordando Giovanni Marini, su socialismolibertario.it. URL consultato il 13 luglio 2010.
  14. ^ Ricordando Giovanni Marini
  15. ^ Umanità Nova - Archivio 2002 - art1994
  16. ^ Canzoni contro la guerra - Liberiamo Marini
  17. ^ http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio2002/un02/art1994.html, "Dopo sette anni viene rimesso in libertà (1979), confinato per un anno, e tre ancora da scontare."
  18. ^ Giuseppe Galzerano, Ricordando Giovanni Marini, in A/Rivista Anarchica, vol. 32, nº 278, 2002, ISSN 0044-5592 (WC · ACNP).
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