Campari (azienda)

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Campari S.p.A.
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Borse valoriBorsa Italiana: CPR
ISINIT0003849244
Fondazione1860 a Milano
Fondata daDavide Campari
Sede principaleSesto San Giovanni
FilialiAlghero, Barueri, Cabo de Santo Agostinho, Canale d’Alba, Capilla del Señor, Crodo, Guadalajara, Nanterre, Novi Ligure, Odessa, Pernambuco, Rothes, San Gimignano, Volos
Persone chiave
SettoreIndustria alimentare (bevande e liquori)
ProdottiAperol, Campari, Campari Soda, Crodino, Cynar, Amaro Averna, Grand Marnier, Glen Grant e altri
Fatturato1,816 miliardi di [1] (2017)
Utile netto356 milioni di [1] (2017)
Dipendenti4.020 (2017)
Slogan«Red Passion»
Sito web

Campari S.p.A. è una società italiana che opera nel settore alimentare ed è attiva oltre che nella produzione delle bevande analcoliche, anche nel settore delle bevande alcoliche dove è tra i leader mondiali[2][3]. Il prodotto di punta della società è lo storico Campari.

La società è quotata dal 2001 nell'indice FTSE MIB della Borsa di Milano, CPR.MI (ISIN: IT0003849244).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

La società viene fondata da Gaspare Campari che, nel 1860, avviò a Milano una distilleria, a cui seguirà poi l'apertura del Caffè Camparino, nella Galleria Vittorio Emanuele II. Alla morte del fondatore, la gestione dell'azienda, già allora nota per il suo Bitter[4], passa a uno dei suoi cinque figli, Davide Campari, che nel 1896 cambia la denominazione in Gaspare Campari - Fratelli Campari Successori.

Sarà proprio Davide a dare un decisivo impulso alla società, sia sul piano dello sviluppo industriale, con l'apertura nel 1904 degli stabilimenti di Sesto San Giovanni, sia concentrando la produzione su due prodotti, il Bitter e il Cordial[5]. Nel 1910 viene trasformata in Davide Campari & C.[6][7]. Nel 1932 inizia la produzione del Campari Soda e fu decisa una efficace campagna pubblicitaria affidata ai manifesti di Fortunato Depero e di altri artisti dell'epoca[5]. L'artista futurista si era anche occupato della creazione dell'originale bottiglietta del Campari Soda, dalla forma conica a "calice rovesciato"[8].

Con la morte di Davide Campari e della sorella Eva, nel 1943, l'altro fratello Guido Campari e il nipote Antonio Migliavacca trasformano la compagnia in Davide Campari - Milano S.p.A.[9]. Gli anni settanta e ottanta vedono una continua espansione della società, con l'apertura e la crescita di unità commerciali o produttive sia in Italia che all'estero[5]. Nel 1982, l'ultima erede della famiglia Campari, Angiola Maria Migliavacca, vende la Davide Campari - Milano a Erinno Rossi e Domenico Garavoglia che ne diventano proprietari[10].

Gruppo Campari[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1994 Luca Garavoglia (classe 1969) è presidente della società, nonché numero uno della famiglia che controlla la maggioranza della Campari,[11] già annunciato consigliere per conto di Fiat nel 2012 di RCS MediaGroup,[12] soltanto dal marzo 2014 entra nel Cda in qualità di membro del Comitato per la remunerazione e le nomine.[13]

Dal 1995 l'azienda intraprende una politica di grande sviluppo societario attraverso circa 20 acquisizioni[14] di altri operatori del settore, tra cui:

  • le attività italiane di Koninklijke BolsWessanen NV, meglio nota come Bols, con i marchi Crodino, Cynar, Lemonsoda, Oransoda, Biancosarti, Crodo e della licenza per la produzione e commercializzazione per l'Italia dell'amaro Jägermeister: l'operazione ha richiesto un impegno di 350 miliardi di lire, ma ha fatto raggiungere al gruppo il 20% del mercato italiano degli alcolici e il 23% del settore aperitivi[15][16][17]
  • le attività della Barbero 1891 e i marchi Aperol, Aperol Soda, Mondoro, Barbieri e Serafino[18], tramite accordo da 150 milioni di euro[19]
  • una quota di minoranza di Skyy Spirits LLC poi interamente acquisita nel 2009 e ridenominata Campari America
  • la proprietà del marchio Zedda Piras, tramite l'acquisizione nel 2002 di Sella&Mosca; l'acquisizione della distilleria e del marchio Glen Grant nel 2006

A ciò si aggiungono la stipula di accordi di licensing o di distribuzione esclusiva di prodotti di proprietà di soggetti terzi, come ad esempio la distribuzione dei prodotti SKYY Spirits e la distribuzione del The Lipton fino al 2006[20].

Nel 2001 si quota alla Borsa di Milano. Nel 2005 viene aperto l'impianto di Novi Ligure. Con un impegno finanziario di 433 milioni di euro, nel 2009 acquista Wild Turkey, detentrice dei marchi Wild Turkey e American Honey: si tratta della più grande acquisizione mai fatta da Campari[21]. Con il 2012 arriva anche l'acquisizione di Lascelles, leader del rum in Giamaica[22].

Nel 2014 Campari acquisisce il 100% di Fratelli Averna, storica azienda di Caltanissetta produttrice dell'omonimo amaro e titolare dei marchi Braulio e Frattina. Il controvalore dell'operazione è di 103,75 milioni di euro, composto da un prezzo di 98 milioni e da un debito finanziario netto di 5,75 milioni di euro[23].

Nel 2016 Campari raggiunge un accordo con la famiglia che controlla Societé des Produits Marnier Lapostolle (Spml), titolare del marchio Grand Marnier, per rilevarne il 17,19% e lanciare un'Opa ad un prezzo unitario di 8,05 euro per azione sulle azioni sul mercato (in totale 684 milioni di euro). Nello stesso anno, in marzo, per ,3 milioni cede ad una cordata di imprenditori locali il business Casoni Fabbricazione Liquori, una società modenese (produzione di liquori e attività di imbottigliamento per conto terzi con stabilimenti a Modena e in Slovacchia) che faceva parte del Gruppo Averna.[24]. In dicembre vende il business dei vini fermi, cedendo Sella & Mosca e Teruzzi & Puthod srl a Terra Moretti Distribuzione per 62 milioni.[25]. Sempre in dicembre cede per una trentina di milioni i vini Lapostolle in Cile.

Nell'ottobre 2017 la società vende per 80 milioni di euro Lemonsoda, Oransoda e il marchio Crodo (ma non il Crodino) ai danesi del Royal Unibrew, noti in Italia per il loro prodotto di punta, la birra Ceres.[26]. Alla fine dell'anno il Gruppo Campari rileva per 52,5 milioni di euro il Cognac Bisquit dal gruppo australiano Distell.[27].

Impianti[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 2017 il Gruppo Campari conta 18 stabilimenti nel mondo: 4 in Italia (Crodo, Canale d'Alba, Novi Ligure, Alghero), 3 in Giamaica, 2 in Francia, 2 in Brasile e uno stabilimento in Grecia, Scozia, Messico, Australia, Stati Uniti, Canada e Argentina

Marchi[modifica | modifica wikitesto]

La bottiglia del Campari Soda.

Il Gruppo Campari è nel 2017 il sesto al mondo negli spirit di marca:

  • Diageo
  • Pernod Ricard
  • Bacardi Ltd.
  • Brown-Forman
  • Beam Suntory
  • Campari Group
  • Constellations Brands
  • E&J Distillers
  • Mast-Jagermeister
  • The Edington Group

Fonte: Campari Group, presentazione corporate 2017

Brand a priorità globale[modifica | modifica wikitesto]

Sono oltre 50 i marchi del Gruppo Campari. Questi rappresentano il 49% del giro d'affari:

Brand a priorità regionale[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentano il 17% del giro d'affari:

Brand a priorità locale[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentano il 13% del giro d'affari:

Resto del portafoglio[modifica | modifica wikitesto]

Rappresenta il 22% del giro d'affari. Include: altri brand, brand di terzi, zucchero, liquido sfuso e attività di imbottigliamento.

Dati economici[modifica | modifica wikitesto]

Campari Group ha chiuso il 2016 con un fatturato di 1,72 miliardi. Edibta di 372,1 milioni, utile netto di 198,6 milioni.[28].

In base alle aree geografiche, i ricavi provengono per il 42,1% (726 milioni di euro) dalle Americhe, per il 30,9% (532 milioni) dal Sud Europa, Medio Oriente e Africa, per il 19,9% (342 milioni) dal Nord Centro Est Europa, per il 7,2% (128 milioni) dall'Asia Pacifico. L'azienda ha nel 2016 4.172 dipendenti. Nel 2012 i dipendenti erano 2.450, di cui 853 in Italia.[29].

Nel 2017 i ricavi hanno raggiunto 1,816 miliardi di euro, l'Ebidta ha toccato quota 451 milioni, l'Ebit 350. L'utile netto è stato di 356 milioni di euro.[1]

Azionariato[modifica | modifica wikitesto]

L'azionariato comunicato alla Consob è alla data del 17 dicembre 2017:[30]

Nel 2018 viene portato a termine il riassetto della struttura proprietaria con il passaggio del controllo del gruppo (51% del capitale, 64% dei diritti di voto) alla cassaforte lussemburghese della famiglia Garavoglia, la Lagfin, con la conseguente scomparsa di Alicros.[31] Nella Lagfin Luca Garavoglia, che dopo la morte della madre Rosa ha assunto nel novembre 2016 la piena proprietà, ha la maggioranza mentre l'altro 46% è intestato a una fiduciaria della banca ginevrina Pictet, per conto della sorella Alessandra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Rapporto annuale 2017 (PDF), su camparigroup.com. URL consultato il 6 ottobre 2018.
  2. ^ Campari - Borsa, Corriere della Sera, su borsa.corriere.it. URL consultato il 16 aprile 2014.
  3. ^ Campari brinda con il rum: la rivincita del made in Italy - Il Messaggero, su ilmessaggero.it. URL consultato il 16 aprile 2014.
  4. ^ Parma, p. 83
  5. ^ a b c Parma, p. 84
  6. ^ Davide Campari - Milano spa [numero REA: 217528 Mi] (1860 -) - Lombardia Beni Culturali, su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 16 aprile 2014.
  7. ^ Storia d’Italia nel secolo ventesimo Strumenti e fonti - Ministero per i Beni e le Attività Culturali (PDF), su archivi.beniculturali.it. URL consultato il 16 aprile 2014.
  8. ^ Campari Soda - La storia, su camparisoda.it. URL consultato il 16 aprile 2014.
  9. ^ Campari S.p.A., società di beverage - TrendOnline.com, su trend-online.com. URL consultato il 16 aprile 2014.
  10. ^ Che cosa ci berremo dopo il Crodino - Corriere della Sera, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 16 aprile 2014 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  11. ^ Maurizio Maggi, Cinquanta sfumature di Campari, «L'Espresso», 17 settembre 2012
  12. ^ Rcs: verso ingresso Garavaglia, Ambrosoli, Vita e Bonomi in Cda (fonte), «Milano Finanza», 4 aprile 2012[collegamento interrotto]
  13. ^ Rcs acquista YouReporter.it, «La Stampa», 5 marzo 2014
  14. ^ (EN) Campari to buy Lascelles spirits unit - Financial Times, su ft.com. URL consultato il 16 aprile 2014.
  15. ^ Campari - Bols, aperitivi concentrati? - La Repubblica, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 16 aprile 2014.
  16. ^ Campari "beve" Bols - Corriere della Sera, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 16 aprile 2014 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  17. ^ Provvedimento 2596 - C 1705, Autorità Garante Concorrenza e Mercato
  18. ^ Barbero 1891 (gruppo Campari) brinda con gli spumanti Riccadonna - SoldiOnline.it, su soldionline.it. URL consultato il 16 aprile 2014.
  19. ^ Campari si beve l'Aperol ecco il polo degli aperitivi - La Repubblica, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 16 aprile 2014.
  20. ^ Con il 2007 le bevande a marchio "Lipton Ice Tea" passano in distribuzione a Pepsicoanche sul mercato italiano - Beverfood.com, su beverfood.com. URL consultato il 16 aprile 2014.
  21. ^ Campari, mega acquisto negli Usa: è suo il whisky Wild Turkey - Il Sole 24 ore, su ilsole24ore.com. URL consultato il 16 aprile 2014.
  22. ^ Campari si "beve" il rum giamaicano: Opa da 415 milioni $ su Lascelles deMercado - Il Sole 24 ore, su ilsole24ore.com. URL consultato il 16 aprile 2014.
  23. ^ Campari acquisisce Fratelli Averna S.p.A - La Stampa, su finanza.lastampa.it. URL consultato il 16 aprile 2014.
  24. ^ Campari cede i liquori della modenese Casoni, su foodweb.it. URL consultato il 3 gennaio 2018.
  25. ^ Campari vende i vini Sella & Mosca e Teruzzi & Puthod per 62 milioni, su foodweb.it. URL consultato il 3 gennaio 2018.
  26. ^ Campari cede Lemonsoda, Oransoda e Crodo alla Ceres, su repubblica.it. URL consultato il 3 gennaio 2018.
  27. ^ Campari: nuovo shopping in Francia, compra Bisquit Cognac, su repubblica.it. URL consultato il 22 dicembre 2017.
  28. ^ Il Gruppo Campari in breve: fatti e numeri, su camparigroup.com. URL consultato il 3 gennaio 2018.
  29. ^ Bilancio Davide Campari Milano S.p.A. al 31 dicembre 12 (PDF), su camparigroup.com. URL consultato il 16 aprile 2014.
  30. ^ Le percentuali di azionariato derivano da quanto comunicato dagli azionisti, secondo quanto previsto dall'articolo 120 del TUF. Parti minori dell'azionariato possono essere indicate direttamente dalla società attraverso altre fonti.
  31. ^ Campari, il controllo passa direttamente in Lussemburgo, su ilsole24ore.com, 5 ottobre 2018. URL consultato il 6 ottobre 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ezio Parma, Enciclopedia Sesto San Giovanni, Sesto San Giovanni, Ezio Parma Editore, 2000. ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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