Giorgio III del Regno Unito

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Giorgio III
Re del Regno Unito e re di Hannover
Regno 25 ottobre 176029 gennaio 1820
Incoronazione 22 settembre 1761
Nome completo Giorgio Guglielmo Federico di Hannover
Altri titoli Principe Elettore di Brunswick-Lüneburg
Principe di Hannover
Re di Corsica
Nascita Londra
4 giugno 1738
Morte Castello di Windsor, Berkshire
29 gennaio 1820 (81 anni)
Predecessore Giorgio II
Successore Giorgio IV
Consorte Carlotta di Meclemburgo-Strelitz
Casa reale Hannover
Padre Federico di Hannover
Madre Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg

Giorgio Guglielmo Federico di Hannover (Londra, 4 giugno 1738Londra, 29 gennaio 1820) fu re di Gran Bretagna e Irlanda dal 25 ottobre 1760 al 1° gennaio 1801 e da quella data sovrano del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda; fu anche duca di Brunswick-Lüneburg e principe elettore di Hannover, che divenne un regno il 12 ottobre 1814, inoltre dal 1794 al 1796 fu Re di Corsica. Giorgio fu il terzo re della casa di Hannover, ma il primo ad essere nato in Inghilterra e a usare l'inglese come lingua madre. Il suo lungo regno si estese in un arco di tempo critico per la storia della Gran Bretagna: l'inizio della rivoluzione industriale, la guerra d'indipendenza degli Stati Uniti, le guerre napoleoniche si verificarono tutte nel corso della sua vita.

Negli ultimi anni del suo regno Giorgio diede segno di squilibri mentali. Sull'origine della sua follia sono state avanzate diverse ipotesi: alcuni hanno ipotizzato che fossero conseguenza della porfiria, una malattia genetica del sangue, altri hanno ipotizzato un avvelenamento da arsenico, trovato in grande quantità nei capelli del re. Dopo un crollo definitivo nel 1811, il figlio maggiore del re, Giorgio IV, principe di Galles, governò come principe reggente fino alla sua morte.

Indice

[modifica] Giovinezza

Un dipinto del 1749 che mostra Giorgio (al centro) col fratello Edoardo, Duca di York ed Albany, ed il loro tutore, Francis Ayscough, poi Decano della Cattedrale di Bristol.

Sua altezza reale principe Giorgio di Galles nacque prematuramente in Norfolk House a Londra alle 7:45 del mattino il 4 giugno 1738. Era il figlio del principe del Galles Federico di Hannover e nipote di Giorgio II. La madre del principe Giorgio era Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg.

Poiché il principe Giorgio nacque prematuramente fu battezzato in quello stesso giorno in Norfolk House dal Vescovo di Oxford Thomas Secker. Fu di nuovo battezzato pubblicamente in Norfolk House da Secker il 4 luglio 1738. I suoi padrini erano il Re di Svezia, il Duca di Sassonia-Gotha e la Regina di Prussia.

Giorgio II e il Principe del Galles non avevano un buon rapporto. Sua madre, ora la principessa del Galles, non aveva fiducia nel suocero; così tenne lontano il principe da suo nonno. Nel 1751 il Principe morì e il principe Giorgio diventò il duca di Edimburgo. Il nuovo duca di Edimburgo era erede legittimo al Trono e fu di conseguenza nominato principe di Galles.

[modifica] Matrimonio

Regno di Gran Bretagna
Casato di Hannover

Giorgio I (1714-1727)
Giorgio II (1727–1760)
Giorgio III (1760–1820)
Giorgio IV (1820–1830)
Guglielmo IV (1830–1837)
Vittoria (1837–1901)
Giorgio, Principe di Galles, in un ritratto del 1751

Giorgio, principe di Galles, divenne Re quando suo nonno, Giorgio II morì il 25 ottobre 1760. Dopo la sua ascesa al trono iniziò un tour culturale per l'Europa, con lo scopo abbastanza palese di cercare anche una degna consorte.

L' 8 settembre 1761 il Re sposò la duchessa Sofia Carlotta di Mecleburgo-Strelitz nella Cappella reale al St. James's Palace a Londra. Entrambi vennero quindi incoronati nell'Abbazia di Westminster. La regina Carlotta era una discendente di Margarita de Castro y Sousa, una nobildonna Portoghese che visse nel XV secolo, la quale era a sua volta discendente del re di Portogallo Alfonso III che visse nel XIII secolo.

Giorgio e Carlotta procrearono 15 figli — nove maschi e sei femmine — più di ogni altro coppia reale inglese. Due dei loro figli diventarono Re del Regno Unito; un altro diventò Re di Hannover; una figlia diventò Regina di Württemberg.

[modifica] I primi anni di regno

Anche se l'ascesa di Giorgio III al trono inglese era stata in un primo tempo osannata dalla maggior parte dei capi partito della nazione,[1] i primi anni del governo di Giorgio vennero contraddistinti da un'instabilità politica notevole, soprattutto originatasi a causa della partecipazione alla Guerra dei Sette anni.[2] Giorgio era intenzionato a favorire il gruppo dei Tory, il che lo fece denunciare dagli Whigs come autocrate.[3] L'ascesa di Giorgio, ad ogni modo, aveva portato a piccole entrate relative soprattutto dall'introduzione di alcune tasse. I debiti del regno, però, ammontavano ad oltre 3.000.000 di sterline ed al pagamento provvide il Parlamento.[4] Giorgio, ad ogni modo, non mancò di supportare la Royal Academy con propri fondi, [5] e devolveva metà della propria rendita annuale in beneficenza.[6] Appassionato d'arte, si costruì ben presto una collezione invidiabile nella quale figuravano pezzi eccesionali come la Ragazza al virginale di Vermeer o opere spettacolari del Canaletto, anche se la sua grande passione rimasero sempre i libri, di cui fu un avido collezionista.[7] La Biblioteca Reale venne aperta agli studenti e fu la base per la fondazione della National Library che ancora oggi sussiste come istituzione statale.[8]

Mezzotinto di Giorgio III del 1762, da un dipinto di Thomas Frye.

Nel maggio del 1762, il ministero del Whig Thomas Pelham-Holles, I Duca di Newcastle venne rimpiazzato dal Tory scozzese Lord Bute. Gli oppositori di Bute, tentarono di screditarlo con calunnie che coinvolsero la famiglia reale in quanto si sosteneva che il Lord avesse una relazione con la madre del Re, oltre a calcare il tasto sul tradizionale pregiudizio degli inglesi nei confronti degli scozzesi.[9] John Wilkes, un membro del parlamento, pubblicò The North Briton, un romanzo infiammatore e diffamatorio nella sua condanna di Bute e del governo. Questi venne tra l'altro arrestato per altri sediziosi libelli, ma fuggì in esilio in Francia per scappare alla punizione, venendo inoltre espulso dalla Camera dei Comuni per blasfemia e libellaggio.[10] Nel 1763, dopo la conclusione del Trattato di Parigi che pose fine alla guerra, Lord Bute diede le proprie dimissioni, permettendo agli Whigs di George Grenville di fare ritorno al potere. L'anno successivo, la Royal Proclamation pose un limite all'espansione verso ovest delle colonie inglesi in America settentrionale. La proclamazione costrinse i coloni a negoziare con i nativi americani, riducendo anche i costi di frontiera ed i conflitti di terra, anche se contribuì ad aumentare i motivi di contrasto tra i contadini americani (in cerca di sempre nuove terre per l'espansione agricola) ed il governo della madrepatria inglese.[11] Inoltre le lamentele dei coloni americani erano sempre maggiori in quanto la madrepatria sembrava disinteressarsi della loro sicurezza dalle incursioni indiane o francesi, ma la relatà era appunto che la stessa Inghilterra non poteva permettersi spese così elevate per l'accurata difesa di quei territori tanto distanti dalla capitale.[12] Nel 1765, Grenville introdusse lo Stamp Act, che stabiliva una tassa di bollo su ogni documento delle colonie americane, tassa che si estendeva anche ai giornali che erano tra le maggiori fonti di contrasto dell'efferata tassazione inglese nelle colonie.[13] Nel frattempo il Re era ormai stanco di sottostare allo strapotere del suo primo ministro, e tentò pertanto di convincere William Pitt il Vecchio ad accettare l'incarico di primo ministro, ma senza succeso.[14] Dopo una breve malattia, Giorgio III pose a questo incarico Charles Watson-Wentworth, II Marchese di Rockingham, obbligando Grenville a dimettersi.[15]

Giorgio III in un ritratto di Allan Ramsey, 1762

Lord Rockingham, col supporto di Pitt e del Re, rese illegale lo Stamp Act di Grenville, ma il suo governo era debole e venne rimpiazzato nel 1766 da un nuovo governo retto direttamente dallo stesso Pitt, che Giorgio III creò Conte di Chatham. Gli sforzi di Lord Chatham e di Giorgio III per cercare di abolire lo Stamp Act ebbero grande risonanza in America ed entrambi vennero citati con lode negli statuti di New York.[16] Lord Chatham si ammalò nel 1767, e Augustus FitzRoy, III Duca di Grafton prese le redini del governo, anche se non divenne primo ministro sino al 1768. Quell'anno, John Wilkes fece ritorno in Inghilterra, presentandosi come candidato alle elezioni, e divenne capo della costituente del Middlesex. La sua elezione portò a delle rivolte a Londra, a causa soprattutto della sua cattiva amministrazione economica, e Wilkes venne nuovamente espulso dal parlamento. Wilkes venne rieletto e riespulso altre due volte prima che la Camera dei Comuni si risolse a dichiarare che la sua candidatura non poteva essere considerata valida, dichiarando il suo avversario principale Henry Luttrell, II Conte di Carhampton vincitore.[17]Il governo di Grafton si disintegrò nel 1770, permettendo ai Tories di Frederick North, Lord North di tornare al potere.[18]

Mezzotinto di Giorgio III del 1771, da un dipinto di Johann Zoffany.

Giorgio era molto devoto e trascorreva diverse ore in preghiera,[19] ma la sua pietà non era dedicata ai fratelli. Nel 1770, suo fratello Enrico Federico, Duca di Cumberland e Strathearn, venne dichiarato dal fratello come propugnatore di adulteri, e l'anno seguente venne costretto a sposare la giovane vedova Anne Horton. Il Re la considerava inappropriata come sposa di un membro della famiglia reale inglese: ella apparteneva ad una classe sociale bassa ed era per giunta tedesca, il che la rendeva ancora una volta invisa alla politica inglese. Giorgio perorò pertanto la causa della proclamazione di una legge che essenzialmente proibisse ai membri della famiglia reale di sposarsi senza il consenso del sovrano. Questo atto, una volta approvato, fu molto impopolare in parlamento ed anche tra i ministri di Giorgio III, ma venne comunque approvato col nome di Royal Marriages Act nel 1772. Poco dopo, un altro fratello di Giorgio, il Principe Guglielmo Enrico, Duca di Gloucester ed Edimburgo, venne reso noto come segretamente sposato con la Contessa Maria Waldegrave, illegittima figlia di Sir Edward Walpole. Queste ultime notizie, giustificarono sempre più la presa di posizione di Giorgio nella proclamazione della legge del 1772: Maria era legata agli oppositori politici del Re e venne pertanto stabilito che essa venisse allontanata dalla corte.[20]

Il governo di Lord North, intanto, era nel frattempo accolto col disappunto maggiore dall'America. Le pressioni erano ormai fortissime e nel 1773, una nave carica di te (elemento immagine del colonialismo inglese), venne assaltata nel porto di Boston dai coloni americani nel cosiddetto Boston Tea Party. In madrepatria, l'opinione si scagliò subito contro il gesto dei coloni americani.[21] Col chiaro supporto del parlamento, Lord North introdusse misure chiamate Intolerable Acts contro i coloni: il Porto di Boston venne chiuso e la costituzione del Massachusetts venne alterata in quanto i membri della sua costituente vennero decisi dalla camera dei lord e dalla corona, anziché dalle raprpesentante della camera dei comuni.[22] Le reazioni del governo tra il 1763 ed il 1775 tesero dunque ad esonerare la figura di Giorgio III da qualunque responsabilità nello scoppio della Rivoluzione americana."[23] Gli americani descrivevano Giorgio III come un tiranno, anche se in questi anni si può dire che egli abbia agito come un vero monarca costituzionalista, supportando le iniziative dei suoi ministri.[24]

[modifica] La Rivoluzione Americana

La resa del Luogotenente Generale John Burgoyne dopo la Battaglia di Saratoga, uno degli episodi di maggior rilievo della guerra d'indipendenza americana.

Le guerre della Rivoluzione americana iniziarono quando il conflitto armato tra le milizie inglesi e i gruppi armati dei coloni divenne pesante nel New England, a partire dall'aprile del 1775. Dopo un anno di combattimenti, le colonie dichiararono la loro indipendenza dalla corona inglese e si costituirono nel luglio del 1776 come una confederazione di stati indipendenti che fu alla base della fondazione dei moderni Stati Uniti, rifiutando al Re d'Inghilterra alcun tipo di legislazione sui territori americani. Tra le offese che vennero imputate a Giorgio III vi fu anche quella di aver saccheggiato le coste americane e di aver bruciato interi villaggi opposti al governo inglese, distruggendo le vite di molte persone: la rabbia fu tale che la statua di Giorgio III che si trovava a New York venne abbattuta.[25] Gli inglesi ripresero possesso della città nel 1776, ma il grande ed ambizioso piano di invadere il Canada fallì e si concluse con la resa del Luogotenente Generale inglese John Burgoyne nella Battaglia di Saratoga.

Giorgio III viene ad oggi, da certa storiografia, accusato di ostinazione nella prosecuzione della guerra in America, malgrado l'opinione contraria dei suoi ministri. Nelle parole dell'autore vittoriano Sir George Trevelyan, II Baronetto, il re "non era determinato a riconoscere l'indipendenza degli americani, e sosteneva di dover punire la loro contumacia con il prolungamento infinito della guerra che promise essere eterna se fosse stato necessario."[26] Malgrado questo, alcuni storici recenti si trovano concordi nell'affermare che Giorgio III non era intenzionato soprattutto a rinunciare come molti altri monarchi del suo tempo alla grandissima quantità di terre e risorse che derivava dal possesso delle colonie americane.[27][28] Dopo Saratoga, il parlamento e la popolazione inglese erano entrambi favorevoli alla prosecuzione della guerra.[27][29] Con il fallimento delle operazioni americane, Lord North chiese di trasferire i poteri a Lord Chatham, che era reputato maggiormente capace, ma Giorgio III si rifiutò di approvare tale scelta, suggerendo che Chatham prestasse invece servizio come ministro subordinato all'amministrazione di Lord North. Chatham si rifiutò di cooperare, e morì poco dopo.[30] Nel 1778, la Francia (principale oppositrice dell'Inghilterra) siglò un trattato di alleanza coi coloni americani, il che costrinse la Gran Bretagna ad entrare in conflitto anche con la Francia e nel 1779 anche con la Spagna. Granville Leveson-Gower, I Marchese di Stafford e Thomas Thynne, I Marchese di Bath diedero entrambi le dimissioni dal vigente governo. Lord North fece nuovamente richiesta di potersi dimettere, ma l'insistenza di Giorgio III lo riconfermò alla sua carica.[31] Nel frattempo la popolazione si dimostrava sempre più opposta ai crescenti costi della guerra ed a Londra scoppiarono alcune piccole rivolte.[32]

Nel 1781, la notizia che Charles Cornwallis, I Marchese Cornwallis aveva dovuto arrendersi all'Assedio di Yorktown raggiunse Londra; Lord North pretese a questo punto di dimettersi e l'anno successivo uscì dalla scena politica.[28][33] Infine il Re si risolse a dover accettare la sconfitta in Nord America ed autorizzò i negoziati di pace. La Pace di Parigi che venne siglata nel 1783 stabilì che l'Inghilterra riconoscesse ufficialmente l'indipendenza degli Stati Uniti d'America e che cedesse la Florida alla Spagna.[34] Quando John Adams venne nominato ambasciatore in inghilterra nel 1785, Giorgio III si oppose a nuove relazioni con il nuovo stato sorto sulle sue ex colonie.[35]

[modifica] Lotte costituzionali

Con il collasso del ministero di Lord North nel 1782, il Whig Lord Rockingham divenne Primo Ministro per la seconda volta, ma morì quello stesso mese. Il Re quindi nominò William Petty, II Conte di Shelburne a rimpiazzarlo. Charles James Fox, ad ogni modo, si rifiutò di servire sotto Shelburne, e propose la nomina di William Cavendish-Bentinck, III Duca di Portland. Nel 1783, la Camera dei Comuni forzò Lord Shelburne a dimettersi dal suo incarico promuovendo la coalizione Fox-North. Il Duca di Portland divenne quindi Primo Ministro, con Fox e Lord North nelle cariche di Segretario degli Esteri e Segretario di Partito rispettivamente.[27]

Il Re odiava Fox intensamente, sia per la conduzione della sua politica, sua per il suo carattere e pensava inoltre a ragione che egli avesse un cattivo influsso sul Principe di Galles.[36] Giorgio III, ad ogni modo, supportò l'operato del Duca di Portland il quale costituì presto una solida maggioranza alla Camera die Comuni, guadagnandosi stima presso la corte. Successivamente il governo introdusse nuove riforme per l'India che concernevano essenzialmente nel trasferire il potere politico dalla Compagnia delle Indie Orientali nelle mani dei commissari parlamentari.[37] Anche se il Re parteggiava apertamente nella Compagnia nella quale aveva profuso ricchezze e fiducia, i commissari proposti era tutti alleati di Fox.[38] Immediatamente dopo l'approvazione dell'atto da parte della Camera dei Comuni, Giorgio III autorizzò George Nugent-Temple-Grenville, I Marchese di Buckingham ad informare la Camera dei Lords che egli avrebbe punito severamente quanti avrebbero votato a favore dei suoi personali nemici politici e così facendo la Camera superiore rigettò il decreto; tre giorni più tardi il ministro Duca di Portland venne dimesso e William Pitt il Giovane venne nominato Primo Ministro con Lord Nugent-Temple-Grenville (detto anche semplicemente Lord Temple) quale suo Segretario di Stato. Il 17 dicembre 1783 il parlamento votò a favore di una mozione per condannare l'influenza del monarca sulle votazioni parlamentari come "alto crimine" e Lord Temple venne costretto a dimettersi. La partenza di Temple destabilizzò il governo e tre mesi dopo la coalizione perse la sua maggioranza ed il parlamento si dissolse, portando alle elezioni del 1784 che confermarono Pitt quale detentore del mandato.[27]

[modifica] William Pitt

Le tre figlie minori del Re Giorgio III. c. 1785, olio su tela di John Singleton Copley

Per Giorgio III, la nomina di Pitt a primo ministro rappresentava una grande vittoria. Egli diede prova di essere capace di nominare primi ministri sulla base di una propria interpretazione dell'umore pubblico, senza aver bisogno di seguire la scelta della maggioranza della Camera dei Comuni. Attraverso il ministero di Pitt, Giorgio III supportò la politica da egli propinata, incrementando i suoi sostenitori alla Camera dei Lords.[39] Durante e dopo il ministero di Pitt, Giorgio III fu estremamente popolare in Inghilterra.[40] Il popolo inglese ammirava il suo monarca per la sua pietà e per la fedeltà rivolta alla sua consorte.[41] Egli era devoto ai suoi figli, e venne colpito gravemente dalla morte di due dei suoi figli nell'infanzia, tra il 1782 ed il 1783 rispettivamente.[42] Ad ogni modo, egli diede ai suoi figli un rigido regime educativo, costringendoli a frequentare lezioni dalle 7.00 del mattino e ad osservare le virtù religiose in ogni azione, fatti questi che furono probabilmente alla base della volontà di rivolta dei suoi figli nei suoi confronti una volta raggiunta l'età adulta, con in testa l'erede al trono Giorgio, Principe di Galles, il quale condurrà vita dissoluta e sarà costantemente in debito con grande disappunto del padre.[43]

Ad ogni modo, la salute di Giorgio III andava a quell'epoca deteriorandosi. Egli soffriva di problemi mentali, che oggi possono essere riconducibili alla porfiria, una malattia ereditaria.[44] Il Re risentiva già di piccoli acciacchi dal 1765, ma quelli più gravi ebbero inizio nell'estate del 1788. Alla fine della sessione parlamentare, egli si recò a Cheltenham Spa per rimettersi in salute, ma le sue condizioni andarono peggiorando. Nel novembre di quello stesso anno le sue condizioni erano seriamente compromesse, e le memorie dell'epoca raccondano come egli passasse ore ed ore a parlare in discorsi senza senso, il che gli causava anche gravi problemi alla voce.[45]. I trattamenti medici dell'epoca erano ancora rudimentali ed il suo staff medico, che includeva tra gli altr il celebre Francis Willis, tentò attraverso salassi di asportarne gli "umori maligni".[46] In parlamento si aprì la causa per una possibile reggenza.

Fox e Pitt stabilirono i termini della reggenza. Entrambi erano concordi nel voler riconoscere il Principe di Galles come legittimo erede, ma OPitt temeva che senza l'approvazione del padre nelle scelte da portare avanti nell'interesse del governo, il futuro reggente l'avrebbe licenziato dal suo ruolo di Primo Ministro. Egli propose pertanto al parlamento di ridurre la sua autorità come reggente.[47] Nel febbraio del 1789, il "Regency Bill", autorizzava de facto il Principe di Galles a riconoscersi Principe Reggente, ma poco dopo Giorgio III si riebbe discretamente.[48]

[modifica] Guerre napoleoniche

Giorgio III nel 1799/1800 in un ritratto di Sir William Beechey.

Col ritorno di Giorgio III, la sua popolarità e quella di Pitt continuarono a crescere alle spese di Fox e del Principe del Galles.[49] Il suo umano e commiserevole trattamento di due pazzi assillanti, Margaret Nicolson nel 1786 e John Frith nel 1790, contribuì alla sua popolarità proprio su un male di cui egli stesso soffriva.[50] Un fallito tentativo di regicidio ai suoi danni ebbe luogo il 15 maggio 1800 non fu però di natura politica, ma all'origine era motivato dalla delusione di James Hadfield, che sparò al Re nel Drury Lane Theatre. Giorgio apparve imperturbato dall'incidente, a tal punto che riuscì a dormire nell'intervallo dello spettacolo.[51]

La Rivoluzione francese del 1789, nella quale la monarchia francese venne spodestata dal proprio trono, preoccupava notevolmente i proprietari terrieri inglesi. La Francia dichiarò guerra all'Inghilterra nel 1793 dopo la decapitazione di Luigi XVI e nel tentativo di sostenere gli sforzi bellici, Giorgio III permise a Pitt di alzare le tasse e di aumentare il numero degli uomini sotto le armi, oltre a sospendere il diritto dell' habeas corpus. La prima coalizione per opporsi alla Francia rivoluzionaria, che includeva in alleanza anche Austria, Prussia e Spagna, si ruppe nel 1795 quando Prussia e Spagna siglarono una pace separata con la Francia.[52] La seconda coalizione, che includeva Austria, Russia ed Impero Ottomano, venne sconfitta nel 1800. Solo la Gran Bretagna rimase a combattere contro Napoleone Bonaparte, allora ancora primo console della Repubblica Francese.

Stemma del Regno d'Inghilterra prima dell'Act of Union.
Stemma del Regno d'Inghilterra nel 1801 dopo l'Act of Union.

Un periodo di tregua nelle ostilità consentì a Pitt di concentrarsi sull'Irlanda, dove vi erano state delle rivolte e tentativi di sostenere un possibile sbarco di truppe francesi nel 1798.[53] I parlamenti inglese ed irlandese approvarono quindi l'Act of Union, con il quale il 1 gennaio 1801, Gran Bretagna ed Irlanda venivano unite sotto un'unica nazione, conosciuta col nome di Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda. Giorgio III colse anche l'occasione per avanzare le proprie pretese sul trono francese, che i sovrani inglesi reclamavano dall'epoca di Edoardo III.[54] A Giorgio III, inoltre, venne suggerito di adottare il titolo di Imperatore delle Isole Britanniche, ma egli rifiutò.[27] Come parte della politica irlandese, Pitt si propose di rimuovere certe divergenze coi cattolici locali. Giorgio III dal canto suo reclamò che l'emancipazione dei cattolici avrebbe violato il suo giuramento d'incoronazione, secondo il quale il monarca si impegnava a mantenere il protestantesimo quale religione di stato inglese.[55] Incontrata questa insanabile resistenza nel Re, Pitt chiese di dimettersi.[56] Quasi allo stesso tempo, il Re ebbe una ricaduta della sua malattia, che lasciò insoluta la questione religiosa.[57] Il 14 marzo 1801, Pitt venne formalmente rimpiazzato con lo speaker della Camera dei Comuni, Henry Addington, I Visconte Sidmouth. Addington si oppose all'emancipazione, abolendo alcune tasse e programmando il disarmo delle truppe per gli eccessivi costi dell'esercito. Nell'ottobre del 1801, egli siglò una pace con la Francia e nel 1802 firmò il Trattato di Amiens.[58]

Giorgio dal canto suo non considerava reale la pace con la Francia; nella sua visione della politica quella firma era solo un "esperimento".[59] Nel 1803, la guerra riprese ma l'opinione pubblica dissuase Addington dal guidare la nazione in una nuova guerra, favorendo invece Pitt. Un'invasione dell'Inghilterra da parte di Napoleone pareva ormai imminente e grandi masse di volontari si concentravano sulle coste inglesi nel tentativo di difendere la patria dalle incursioni francesi. Giorgio III raccolse 27.000 volontari ad Hyde Park tra il 26 ed il 28 ottobre 1803, con un insieme di 500.000 spettatori ad assistere alla passata in rassegna delle truppe da parte del Re.[60] The Times descrisse l'evento così:

"...un giorno glorioso per la Vecchia Inghilterra. Qui è spiegata la gioventù della prima città dell'universo, assemblata in squadroni militari attorno alla persona del loro beneamato e venerato sovrano, pronti a sacrificare se stessi sull'altare della patria ... L'entusiasmo della moltitudine andava oltre ogni espressione. quando sua MAESTA' entrò nel Parco, un grido di esultanza uscì volontariamente dalla folla."[61]

Giorgio III di preparava a resistere a Napoleone, ma la possibilità di un'invasione venne resa impossibile dalla vittoria di Horatio Nelson nella vittoria della famosa Battaglia di Trafalgar contro la flotta francese.

Caricatura di Giorgio III che tiene in mano Napoleone. James Gillray, 1803.

Nel 1804, Giorgio III ebbe una nuova ricaduta della sua malattia; dopo il suo ricovero, Addington diede le proprie dimissioni e Pitt tornò al potere. Pitt avrebbe voluto nominare Fox quale suo ministro, ma Giorgio III si rifiutò. William Wyndham Grenville, I Barone Grenville vide in questo una personale ingiustizia del Re verso Fox, e si rifiutò di aderire al nuovo ministero.[27] Pitt si concentrò in una coalizione con Austria, Russia e Svezia. La terza coalizione, ad ogni modo, incontrò lo stesso fato delle sue predecessori, collassando nel 1805. Pitt morì nel 1806, e si riaprì nuovamente la questione sul ruolo del futuro Primo Ministro. Lord Grenville gli successe a questa carica e la sua squadra incluse anche Fox. Il Re si dimostrò conciliante verso Fox, dopo essere stato costretto dalla ragion di stato ad accettare la sua nomina. Dopo la morte di Fox nel settembre del 1806, il Re fu in conflitto aperto col ministero, ancora una volta con la religione come sfondo.

Per i reclutamenti del 1807, infatti, alcuni ministri avevano proposto che i cattolici fossero avilitati a prestare servizio in tutti i ranghi militari, con la forte opposizione di Giorgio III che si rimandava al giuramento che aveva fatto alla sua nazione con l'atto di incoronazione.[62] Il Re dimise pertanto il Primo Ministro e lo rimpiazzò con il Duca di Portland, con il potere effettivamente detenuto dal Cancelliere dello Scacchiere, Spencer Perceval. Il parlamento venne sciolto e le elezioni del 1807 diedero al ministero una forte maggioranza alla Camera dei Comuni. Giorgio III non prese altre grandi posizioni politiche nel suo regno.[63]

[modifica] Ultimi anni

Giorgio III nella vecchiaia

Alla fine del 1810, al culmine della sua popolarità[64] ma già quasi cieco e pieno di reumatismi, Giorgio III divenne pericolosamente malato. Inoltre la morte della figlia minore, la sua favorita, la Principessa Amelia, lo provò ancora maggiormente.[65] Egli dovette inoltre accettare la necessità di promulgare il Regency Act nel 1811,[66] e dovette accettare anche che il Principe del Galles, suo figlio primogenito che egli reputava inadatto a tale ruolo. Dalal fine del 1811, Giorgio III divenne veramente grave e visse quasi recluso al Castello di Windsor sino alla sua morte.[67]

Perceval venne assassinato nel 1812 (l'unico Primo Ministro inglese ad aver subito un tale destino) e venne rimpiazzato da Robert Banks Jenkinson, II Conte di Liverpool. Liverpool raccolse così la vittoria inglese sulle guerre napoleoniche e nel successivo Congresso di Vienna riuscì ad ottenere delle condizioni vantaggiose per l'Inghilterra sul territorio dell'Hannover, che venne elevato da Elettorato a Regno.

Nel frattempo la salute di Giorgio andava deteriorandosi e non fu nemmeno cosciente di essere stato dichiarato Re dell'Hannover nel 1814, o della morte della moglie nel 1818. Poco dopo il Natale del 1819, egli parlò in maniera insensata per 58 ore, e per le ultime due settimane della sua vita non era in grado di camminare. Il 29 gennaio 1820, morì al Castello di Windsor. Il suo figlio favorito, Federico Augusto, Duca di York ed Albany, era con lui in quel momento.[68] La morte di Giorgio III avvenne appena sei giorni dopo la morte del suo quarto figlio, il Principe Edoardo Augusto, Duca di Kent e Strathearn. Il Re venne sepolto il 15 febbraio nella Cappella di San Giorgio nel Castello di Windsor.

A Giorgio succedettero due dei suoi figli, Giorgio IV e Guglielmo IV, entrambi morti poi senza eredi legittimi sopravvissuti, lasciando il trono nelle mani della loro nipote, Vittoria, l'ultima monarca della Casa di Hannover e l'unica figlia legittima del Duca di Kent.

[modifica] Titoli, trattamento e stemma

Questo stemma reale fu usato dal 1816.

[modifica] Titoli

[modifica] Trattamento

In Gran Bretagna Giorgio III fu chiamato: "Giorgio Terzo, per grazia di Dio, Re di Gran Bretagna, Francia e Irlanda, Difensore della Fede, etc." Nel 1801 quando la Gran Bretagna si unì con l'Irlanda, colse l'occasione per far cadere le proprie pretese al trono di Francia e abbandonò l'utilizzo del "etc." che era stato aggiunto durante il regno di Elisabetta I.

[modifica] Ascendenza

Giorgio III d'Inghilterra Padre:
Federico di Hannover
Nonno paterno:
Giorgio II d'Inghilterra
Bisnonno paterno:
Giorgio I d'Inghilterra
Trisnonno paterno:
Ernesto Augusto di Brunswick-Lüneburg
Trisnonna paterna:
Sofia del Palatinato
Bisnonna paterna:
Sofia Dorotea di Celle
Trisnonno paterno:
Giorgio Guglielmo di Brunswick-Lüneburg
Trisnonna paterna:
Eleonora d'Esmier d'Olbreuse
Nonna paterna:
Carolina di Brandeburgo-Ansbach
Bisnonno paterno:
Giovanni Federico di Brandeburgo-Ansbach
Trisnonno paterno:
Alberto II di Brandeburgo-Ansbach
Trisnonna paterna:
Margherita Sofia di Oettingen-Oettingen
Bisnonna paterna:
Giovanna Elisabetta di Baden-Durlach
Trisnonno paterno:
Federico VI di Baden-Durlach
Trisnonna paterna:
Cristina Maddalena del Palatinato-Zweibrücken-Kleeburg
Madre:
Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg
Nonno materno:
Federico II di Sassonia-Gotha-Altenburg
Bisnonno materno:
Federico I di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonno materno:
Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Altenburg
Trisnonna materna:
Elisabetta Sofia di Sassonia-Altenburg
Bisnonna materna:
Maddalena Sibilla di Sassonia-Weissenfels
Trisnonno materno:
Augusto di Sassonia-Weissenfels
Trisnonna materna:
Anna Maria di Meclemburgo-Schwerin
Nonna materna:
Maddalena Augusta di Anhalt-Zerbst
Bisnonno materno:
Carlo Guglielmo di Anhalt-Zerbst
Trisnonno materno:
Giovanni di Anhalt-Zerbst
Trisnonna materna:
Sofia Augusta di Holstein-Gottorp
Bisnonna materna:
Sofia di Sassonia-Weissenfels
Trisnonno materno:
Augusto di Sassonia-Weissenfels
Trisnonna materna:
Anna Maria di Meclemburgo-Schwerin

[modifica] Onorificenze

Gran Maestro dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria

Gran Maestro dell'Ordine della Giarrettiera

Gran Maestro dell'Ordine del Cardo - nastrino per uniforme ordinaria

Gran Maestro dell'Ordine del Cardo

Gran Maestro dell'Ordine di San Patrizio - nastrino per uniforme ordinaria

Gran Maestro dell'Ordine di San Patrizio

Gran Maestro dell'Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria

Gran Maestro dell'Ordine del Bagno

Gran Maestro dell'Ordine dei Santi Michele e Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria

Gran Maestro dell'Ordine dei Santi Michele e Giorgio

Gran Maestro dell'Ordine dell'Ordine Reale Guelfo - nastrino per uniforme ordinaria

Gran Maestro dell'Ordine dell'Ordine Reale Guelfo

[modifica] Figli

[modifica] Note

  1. ^ Per esempio, Horace Walpole scrisse a quel tempo di essere entusiasta del nuovo re, anche se poi lo criticherà aspramente (Butterfield, pp.22, 115–117 and 129–130).
  2. ^ Hibbert, p.86; Watson, pp.67–79
  3. ^ Errore nell'uso delle note: Marcatore <ref> non valido; non è stato indicato alcun testo per il marcatore rh
  4. ^ Medley, Dudley Julius (1902). A Student's Manual of English Constitutional History. p. 501
  5. ^ Ayling, p.194; Brooke, pp.xv, 214 and 301
  6. ^ Brooke, p.215
  7. ^ Ayling, p.195
  8. ^ Ayling, pp.196–198
  9. ^ Brooke, p.145; Caretta, pp.59 and 64 ff.; Watson, p.93
  10. ^ Brooke, pp.146–147
  11. ^ Watson, pp.182–184
  12. ^ Un americano passava all'epoca un massimo di sei penny l'ano, comparati ai 25 scellini pagati in Inghilterra (50 volte tanto) (Cannon and Griffiths, p.505; Hibbert, p.122). Nel 1763, il totale delle tasse raccolte in america fu di 1.800 sterline, mentre la stima dei costi necessari per la difesa delle colonie era di 225.000 sterline, che salirono a 400.000 dal 1767 (Cannon and Griffiths, p.505).
  13. ^ Watson, pp.184–185
  14. ^ Ayling, pp.122–133; Hibbert, pp.107–109; Watson, pp.106–111
  15. ^ Ayling, pp.122–133; Hibbert, pp.111–113
  16. ^ Ayling, p.137; Hibbert, p.124
  17. ^ Ayling, pp.154–160; Brooke, pp.147–151
  18. ^ Ayling, pp.167–168; Hibbert, p.140
  19. ^ Brooke, p.260; Fraser, p.277
  20. ^ Brooke, pp.272–282; Cannon and Griffiths, p.498
  21. ^ Hibbert, p.143
  22. ^ Watson, p.197
  23. ^ Thomas, Peter D. G. (1985) George III and the American Revolution . History 70 (228): 31.
  24. ^ Ayling, p.121
  25. ^ Carretta, pp.97, 98 and 367
  26. ^ Trevelyan, vol.1 p.4
  27. ^ Errore nell'uso delle note: Marcatore <ref> non valido; non è stato indicato alcun testo per il marcatore dnb
  28. ^ a b Cannon and Griffiths, pp.510–511
  29. ^ Brooke, pp.180–182, 192, 223
  30. ^ Hibbert, pp.156–157
  31. ^ Ayling, pp.275–276
  32. ^ Ayling, p.284
  33. ^ Brooke, p.221
  34. ^ Treaty of Paris, 1783. U.S. Department of State. Accessed 30 October 2008
  35. ^ Adams, C.F. (editor) (1850-–56). The works of John Adams, second president of the United States. Vol.VIII pp.255–257 quoted in Ayling, p.323 and Hibbert, p.165
  36. ^ e.g. Ayling, p.281
  37. ^ Hibbert, p.243; Pares, p.120
  38. ^ Brooke, pp.250–251
  39. ^ Watson, pp.272–279
  40. ^ Brooke, p.316; Carretta, pp.262 and 297
  41. ^ Brooke, p.259
  42. ^ Ayling, p.218
  43. ^ Ayling, p.220
  44. ^ John C. G. Röhl; Warren, Martin; Hunt, David, Purple Secret: Genes, "Madness" and the Royal Houses of Europe, London, Bantam Press, 1998.
  45. ^ Farquhar, Michael (2001). A Treasure of Royal Scandals, p.188. Penguin Books, New York. ISBN 0739420259.
  46. ^ Ayling, pp.334–343; Brooke, p.332; Fraser, p.282
  47. ^ Ayling, pp.338–342; Hibbert, p.273
  48. ^ Ayling, p.345
  49. ^ Ayling, pp.349–350; Carretta, p.285; Fraser, p.282; Hibbert, pp.301–302; Watson, p.323
  50. ^ Carretta, p.275
  51. ^ Ayling, pp.181–182; Fraser, p.282
  52. ^ Ayling, pp.395–396 and Watson, pp.360–377
  53. ^ Ayling, pp.408–409
  54. ^ Weir, p.286
  55. ^ Ayling, p.411
  56. ^ Hibbert, p.313
  57. ^ Ayling, p.414; Brooke, p.374; Hibbert, p.315
  58. ^ Watson, pp.402–409
  59. ^ Ayling, p.423
  60. ^ Colley, Linda (1994). Britons: Forging the Nation 1707–1837 (Yale University Press), p.225
  61. ^ The Times (27 ottobre 1803), p.2
  62. ^ Pares, p.139
  63. ^ Ayling, pp.441–442
  64. ^ Brooke, p.381; Carretta, p.340
  65. ^ Hibbert, p.396
  66. ^ Brooke, p.383; Hibbert, pp.397–398
  67. ^ Fraser, p.285; Hibbert, pp.399–402
  68. ^ Hibbert, p.408

[modifica] Bibliografia

  • Bryant, Mark. (2001). Private Lives. London: Cassell.
  • Farnborough, T. E. May, 1st Baron. (1896). Constitutional History of England since the Accession of George the Third, 11th ed. London: Longmans, Green and Co.
  • "George III." (1911). Encyclopædia Britannica, 11th ed. London: Cambridge University Press.
  • Hibbert, C. (1998). George III: A Personal History. London: Penguin Books.
  • Röhl, J. C. G., Warren, M. & Hunt, D. (1998). Purple Secret: Genes, "Madness" and the Royal Houses of Europe. London: Bantam Press.

[modifica] Voci correlate

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Giorgio II 1760 - 1801 Titolo confluito nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda I
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Giorgio II {{{data}}} Titolo confluito nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
Predecessore: Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Titolo inesistente 1801 - 1820 Giorgio IV I
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Predecessore: Elettore di Hannover Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Giorgio II 1760 - 1806 Titolo confluito nel Regno di Hannover I
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Giorgio II {{{data}}} Titolo confluito nel Regno di Hannover
Predecessore: Re di Hannover Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Titolo inesistente 1814 - 1820 Giorgio IV I
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Predecessore: Duca di Sassonia-Lauenburg Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Giorgio II 1760-1803 varie cessioni, poi a Federico VI di Danimarca I
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Giorgio II {{{data}}} varie cessioni, poi a Federico VI di Danimarca
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Giorgio II 1760-1820 Giorgio IV I
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Federico di Hannover 1751 - 1760 Giorgio, Duca di Cornovaglia I
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Federico di Hannover 1751 - 1760 Unito alla corona I
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Predecessore: Re di Corsica Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Possedimento francese 1794 - 1796 Costituzione della repubblica I
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Possedimento francese {{{data}}} Costituzione della repubblica


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