Giorgio III del Regno Unito

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Giorgio III
Ritratto ufficiale di re Giorgio III (Allan Ramsay).
Ritratto ufficiale di re Giorgio III (Allan Ramsay).
Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
Re di Hannover[1]
Stemma
In carica 1º gennaio 1801 -
29 gennaio 1820
Successore Giorgio IV[2]
Re di Gran Bretagna e d'Irlanda
Elettore di Hannover[3]
In carica 25 ottobre 1760 -
31 dicembre 1800
Incoronazione 22 settembre 1761
Predecessore Giorgio II
Nome completo George William Frederick
Trattamento Maestà
Altri titoli Principe Elettore di Hannover
Re di Corsica
Signore di Man
Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra
Nascita St. James's Square, Londra, 4 giugno 1738
Morte Castello di Windsor, Berkshire, 29 gennaio 1820 (81 anni)
Sepoltura 16 febbraio 1820
Luogo di sepoltura Saint George's Chapel, Castello di Windsor
Casa reale Hannover
Padre Federico di Hannover
Madre Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg
Consorte Carlotta di Meclemburgo-Strelitz
Figli Re Giorgio IV

Principe Federico Augusto
Re Guglielmo IV
Regina Carlotta
Principe Edoardo Augusto
Principessa Augusta Sofia
Principessa Elisabetta
Re Ernesto Augusto I
Principe Augusto Federico
Principe Adolfo
Principessa Maria
Principessa Sofia
Principe Ottavio
Principe Alfredo
Principessa Amelia

Religione Anglicanesimo
Firma George III Signature.svg

Giorgio Guglielmo Federico di Hannover (Londra, 4 giugno 1738Windsor, 29 gennaio 1820) fu re di Gran Bretagna e re d'Irlanda dal 25 ottobre 1760 al 1º gennaio 1801 e da quella data sovrano del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda; fu anche duca di Brunswick-Lüneburg, principe elettore di Hannover, che divenne un regno il 12 ottobre 1814, e re di Corsica dal 17 giugno 1794 al 15 ottobre 1796.

Fu il terzo sovrano in terra britannica della casa di Hannover, ma il primo ad essere nato in Inghilterra e ad usare l'inglese come lingua madre. Durante il suo lungo regno si verificarono eventi epocali per la storia dell'Inghilterra e di tutto il Regno: l'inizio della rivoluzione industriale, la guerra d'indipendenza degli Stati Uniti e le guerre napoleoniche. Inoltre Giorgio III fu il primo sovrano del Regno Unito.

Nel 1765 cominciò a dare segni di squilibrio mentale che si aggravarono col passare degli anni. Sull'origine della sua follia sono state avanzate diverse ipotesi: alcuni hanno ritenuto che potesse essere una conseguenza della porfiria, una malattia ereditaria del sangue; secondo il divulgatore scientifico canadese Joe Schwarcz, sintomi simili a quelli della porfirina possono dipendere dall'avvelenamento da piombo che, secondo lui, il re avrebbe potuto contrarre mangiando crauti cucinati in pentole di piombo.[4] Altri studi effettuati su campioni dei capelli del re, pubblicati nel 2005, hanno riscontrato un'alta concentrazione di arsenico, che potrebbe a sua volta essere stata la causa dei disturbi.[5] Dopo il definitivo crollo psichico del 1811 il figlio maggiore del re, Giorgio Augusto Federico, principe di Galles, governò come principe reggente fino alla morte del padre.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Un dipinto del 1749 che mostra Giorgio (al centro) col fratello Edoardo, Duca di York ed Albany, ed il loro tutore, Francis Ayscough, poi Decano della Cattedrale di Bristol.

Nacque a Norfolk House a Londra alle 7:45 del mattino il 4 giugno 1738. Era figlio del principe di Galles Federico di Hannover e nipote del re Giorgio II. La madre era Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg.

Poiché il principe Giorgio nacque prematuramente, temendo che non sopravvivesse fu battezzato in quello stesso giorno dal Vescovo di Oxford Thomas Secker. Fu di nuovo battezzato pubblicamente a Norfolk House da Secker il 4 luglio 1738. I suoi padrini erano il re di Svezia, il duca di Sassonia-Gotha e la regina di Prussia.

Il nonno, re Giorgio II, ed il padre, principe di Galles, non ebbero un buon rapporto. Sua madre, la principessa del Galles, non aveva fiducia del suocero e così tenne lontano il principe dal nonno. Fu educato secondo rigidi principi anglicani e fu un fervente religioso, si distinse negli studi e a 8 anni poteva scrivere e conversare fluentemente sia in inglese che in tedesco. Nel 1751 suo padre morì e Giorgio diventò duca di Edimburgo. Tre settimane dopo il re lo nominò legittimo erede al trono con il titolo di principe di Galles. Il dodicenne Giorgio fu affidato al tutore scozzese John Stuart, III conte di Bute (Lord Bute), che insieme alla madre esercitò su di lui una grande influenza instillandogli soprattutto un grande senso del dovere. In seguito Lord Bute sarebbe diventato Primo Ministro durante il suo regno e, secondo alcune fonti, l'amante della madre Augusta.[6]

Ascesa al trono e matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio, Principe di Galles, in un ritratto del 1751

Alla morte del nonno Giorgio II, avvenuta il 25 ottobre 1760, divenne contemporaneamente re di Gran Bretagna e re d'Irlanda . Per rassicurare il popolo della sua "matrice" britannica prese le distanze dalle sue origini tedesche; nel primo discorso al Parlamento dichiarò: "Nato e cresciuto in questo paese mi vanto di essere un britannico".[6]

In gioventù ebbe una grande passione amorosa per una quacchera di nome Hannah Lightfoot, da cui si mormora abbia avuto diversi figli.[6] Essendo un re doveva però sposare una donna di sangue reale e si innamorò della bellissima Sarah Lennox, figlia del Charles Lennox, III duca di Richmond e discendente diretta del re Carlo II d'Inghilterra. Ma la madre, consigliata da Lord Bute, non approvò la sua scelta, temendo che il forte carattere della donna lo plagiasse sottraendolo alla sua influenza.[6] Alla fine fu combinato il matrimonio con la diciassettenne duchessa Sofia Carlotta di Mecleburgo-Strelitz, che sbarcò in Inghilterra pochi giorni prima del matrimonio. Durante il primo incontro Giorgio, che non l'aveva mai vista prima, si dimostrò palesemente deluso dalla giovane.[6]

L'8 settembre 1761 sposò Carlotta nella Cappella reale del St. James's Palace a Londra. Entrambi vennero quindi incoronati nell'abbazia di Westminster. La regina Carlotta era una discendente di Margarita de Castro y Sousa, una nobildonna portoghese che visse nel XV secolo, la quale era a sua volta discendente del re di Portogallo Alfonso III che visse nel XIII secolo.

Figli[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado le reticenze iniziali, Giorgio III si dimostrò un ottimo marito e condusse un'esemplare vita matrimoniale, guadagnandosi il rispetto della popolazione;[6] diedero alla luce 15 figli, nove maschi e sei femmine, più di ogni altra coppia reale inglese. Due dei loro figli diventarono sovrani britannici, un altro diventò re di Hannover e una figlia diventò regina del Württemberg.

I primi anni di regno[modifica | modifica wikitesto]

Regno di Gran Bretagna
Casato di Hannover
Royal Arms of the Kingdom of Hanover.svg

Giorgio I (1714-1727)
Giorgio II (1727–1760)
Giorgio III (1760–1820)
Giorgio IV (1820–1830)
Guglielmo IV (1830–1837)
Vittoria (1837–1901)

Anche se la sua ascesa al trono era stata in un primo tempo osannata dalla maggior parte dei capi partito della nazione,[7] i primi anni del suo regno furono contraddistinti da un'instabilità politica notevole, soprattutto per le critiche rivoltegli a causa della partecipazione alla Guerra dei Sette anni che, cominciata nel 1756, era ancora in corso.[8] Fu accusato di favorire il gruppo dei Tories, che consideravano il potere del monarca superiore a quello del parlamento, e fu per questo considerato un autocrate dagli Whigs, che invece affermavano la superiorità parlamentare.[9][10]

Vignetta satirica di James Gillray del 1786 in cui Giorgio III e la regina Carlotta, traboccanti di soldi, ricevono nuovi finanziamenti dal Primo Ministro Pitt il giovane, a sua volta con le tasche piene di monete, in contrasto con la miseria dell'accattone tetraplegico ai loro piedi

Con la sua ascesa al trono affidò la gestione del patrimonio immobiliare reale al parlamento ottenendo in cambio i finanziamenti per coprire tutte le spese della casa reale e del governo, finanziamenti che sino ad allora avevano un tetto massimo di spesa annua.[11] I debiti che accumulò durante il suo regno ammontarono ad oltre 3.000.000 di sterline ed al pagamento provvide quindi il Parlamento.[12] Tra le sue varie spese supportò la Royal Academy con propri fondi,[13] e devolvette metà delle propria entrate in beneficenza.[14] Appassionato d'arte, si costruì una collezione invidiabile nella quale, tra i vari capolavori, figuravano la Ragazza al virginale di Vermeer e opere del Canaletto. La sua grande passione furono i libri, di cui fu un avido collezionista.[15] Non ne ereditò molti dal nonno e durante il suo regno arrivò ad averne 65.000 che riunì nella "King's Library", una biblioteca aperta agli studenti che intendevano consultarli. Ancora oggi tali volumi possono essere consultati a Londra nella British Library, inaugurata nel 1973, dove occupano un'intera palazzina.[16][17]

Nel maggio del 1762, il governo del Whig Thomas Pelham-Holles, I Duca di Newcastle venne rimpiazzato da quello del Tory scozzese Lord Bute, il suo ex tutore. Gli oppositori di Bute tentarono di screditarlo sia con pesanti dichiarazioni che coinvolsero la famiglia reale, sostenendo che il Lord avesse una relazione con la madre del re, sia facendo leva sui tradizionali pregiudizi degli inglesi nei confronti degli scozzesi.[18] John Wilkes, un membro del parlamento, pubblicò The North Briton, un pamphlet provocatorio e diffamatorio nella sua condanna di Bute e del governo. Wilkes fu denunciato per il suo articolo ma vinse la causa, ed il tentativo di criminalizzarlo fu visto come un attentato alla libertà di stampa.[19] In seguito, dopo una sua pubblicazione ritenuta oscena, Wilkes fu espulso dal parlamento e fuggì in esilio in Francia per scampare la punizione, al processo fu condannato in contumacia per blasfemia e oscenità.[20]

Grazie alla strategia del grande politico Whig William Pitt il Vecchio la guerra dei Sette anni si era vittoriosamente conclusa con la conquista del Québec a danno dei francesi, che erano stati sconfitti anche sul fronte europeo del conflitto. Con tale successo la corona britannica si assicurò l'egemonia coloniale in nord America ed in India.

Mezzotinto di Giorgio III del 1762, da un dipinto di Thomas Frye.

Nel 1763, dopo la conclusione del Trattato di Parigi che pose fine alla guerra, Lord Bute diede le dimissioni, permettendo agli Whigs di George Grenville di fare ritorno al potere. Nello stesso anno venne emanato il Proclama Reale del 1763 che pose un limite all'espansione verso ovest delle colonie britanniche in America settentrionale. Il proclama intendeva spingere i coloni a negoziare la pace con i nativi americani, riducendo i costi delle guerre di frontiera, ma in realtà contribuì ad aumentare i motivi di contrasto tra gli stessi coloni (sempre in cerca di nuove terre per l'espansione agricola) ed il governo della madrepatria britannica.[21] Le tasse a loro carico erano molto basse ed il governo non poteva permettersi le grandi spese relative alla difesa di quei territori dalle rivolte degli indigeni e dalle possibili incursioni dei francesi.[22] Nel 1765, Grenville introdusse lo Stamp Act, un decreto che stabiliva una tassa di bollo su ogni documento delle colonie americane, tassa che si estendeva anche ai giornali. I coloni erano già da alcuni anni in subbuglio, malgrado che le tasse che pagavano fossero relativamente basse, poiché pur essendo cittadini britannici non vedevano rispettati i propri diritti e ritenevano che questo fosse anticostituzionale.[23] La nuova imposta scatenò una reazione tumultuosa tra i coloni, soprattutto nei loro giornali, che, venendo colpiti direttamente dai suoi effetti, promossero una violenta propaganda antigovernativa.[24] Il governo fu travolto ed il re, ormai stanco di sottostare allo strapotere di Grenville, tentò invano di convincere l'esperto William Pitt il Vecchio ad accettare l'incarico di primo ministro.[25] Dopo una breve malattia, primo sintomo dei gravi problemi che avrebbe avuto in seguito, Giorgio III affidò il governo a Charles Watson-Wentworth, II Marchese di Rockingham, obbligando Grenville a dimettersi.[26]

Tutto l'anno durante il quale Lord Rockingham governò fu dedicato al tentativo di sedare gli infuriati animi dei coloni americani; col supporto di Pitt e del re annullò lo Stamp Act di Grenville, e lo fece emanando l'Atto Dichiarativo. Questo decreto da una parte accontentava i coloni, ma era concepito in modo tale che lasciava trasparire la possibilità di imporre nuove tasse. Si crearono quindi malumori e le critiche furono tali che il suo governo si indebolì e venne rimpiazzato nel 1766 da un altro esecutivo retto dallo stesso Pitt, che Giorgio III nominò Conte di Chatham. Quanto Lord Chatham e Giorgio III fecero per l'abolizione dello Stamp Act ebbe una risonanza tale in America che ad entrambi furono dedicati dei monumenti a New York.[27] Lord Chatham si ammalò nel 1767, e Augustus Henry FitzRoy, III duca di Grafton prese le redini del governo, anche se non divenne primo ministro sino al 1768. Quell'anno John Wilkes fece ritorno in Inghilterra presentandosi come candidato e vincendo le elezioni nella circoscrizione del Middlesex, ma venne nuovamente espulso dal parlamento. Wilkes venne rieletto e riespulso altre due volte prima che la Camera dei Comuni si risolvesse a dichiarare la sua candidatura non valida, dichiarando vincitore il suo avversario principale Henry Luttrell, II Conte di Carhampton.[28] Il governo di Grafton fu travolto dalle critiche riguardanti la sua politica estera e cadde nel 1770, permettendo ai Tories di Frederick North, Lord North di tornare al potere.[29]

Mezzotinto di Giorgio III del 1771, da un dipinto di Johann Zoffany.

Giorgio era molto religioso e trascorreva diverse ore in preghiera,[30] ma i suoi fratelli erano molto diversi. Nel 1770 uno di questi, Enrico Federico, Duca di Cumberland e Strathearn, si fece la fama di adultero, e l'anno seguente sposò la giovane vedova Anne Horton. Il re la considerava inappropriata come sposa di un membro della famiglia reale in quanto apparteneva ad una classe sociale inferiore e la legge tedesca vietò ai figli della coppia la possibilità di avere investitura regale. Giorgio fece emanare una legge che proibiva ai membri della famiglia reale di sposarsi senza il consenso del sovrano. Questo atto fu molto impopolare in parlamento anche tra i suoi stessi ministri, ma venne comunque approvato col nome di Royal Marriages Act nel 1772. Poco dopo, un altro fratello, il principe Guglielmo Enrico, Duca di Gloucester e di Edimburgo, si sposò segretamente con la Contessa Maria Walpole, illegittima figlia di Sir Edward Walpole. Quando si venne a saperlo Giorgio III fu compiaciuto di aver promosso la legge del 1772: Maria era legata ai suoi oppositori politici e non venne mai ricevuta a corte.[31]

Anche il governo di Lord North fu orientato soprattutto a sradicare il crescente malcontento in America. Per ingraziarsi i coloni furono tolte tutte le tasse e fu lasciata solo quella sul a titolo simbolico. Ma gli animi americani erano ormai in ebollizione e, nel 1773, le navi cariche di tè ormeggiate nel porto di Boston furono occupate dai coloni che gettarono in mare tutto il carico, tale evento passò alla storia col nome di Boston Tea Party. In Gran Bretagna l'opinione pubblica si scagliò subito contro questo gesto.[32] Con il totale appoggio del parlamento Lord North introdusse severe misure repressive con il decreto chiamato Intolerable Acts: il porto di Boston venne chiuso e la costituzione del Massachusetts venne cambiata: i rappresentanti della camera dei Lords anziché essere eletti dalla Camera dei Comuni sarebbero stati scelti dal sovrano.[33] Le scelte del governo tra il 1763 ed il 1775 tendono ad esonerare la figura di Giorgio III da qualunque responsabilità sulle cause che hanno portato alla Rivoluzione americana."[34] Sebbene gli americani lo descrivessero come un tiranno, in realtà in quegli anni si inchinò sempre alle decisioni dei suoi ministri.[35]

Giorgio III del Regno Unito

La Rivoluzione Americana[modifica | modifica wikitesto]

La resa del Generale John Burgoyne dopo la Battaglia di Saratoga, uno degli episodi di maggior rilievo della guerra d'indipendenza americana.

La guerra di indipendenza americana cominciò con gli scontri armati tra le milizie britanniche e gruppi armati di coloni nel New England nell'aprile del 1775. Dopo un anno di combattimenti, le colonie proclamarono la loro autonomia con la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America nel luglio del 1776. Tra le varie accuse che questa dichiarazione mosse a Giorgio III vi furono quelle di aver saccheggiato le coste americane, di aver bruciato interi villaggi e di aver distrutto le vite dei cittadini: la rabbia fu tale che la statua di Giorgio III eretta a New York venne abbattuta.[36] Gli inglesi ripresero possesso della città nel 1776, ma il grande ed ambizioso piano di invasione che partì dal Canada fallì con la resa del generale inglese John Burgoyne nella Battaglia di Saratoga, conclusasi nell'ottobre dello stesso anno nei pressi di New York.

Giorgio III viene tuttora, da certa storiografia, accusato di ostinazione nel voler proseguire la guerra in America, malgrado l'opinione contraria dei suoi ministri. Nelle parole dell'autore vittoriano Sir George Macaulay Trevelyan, il re "era determinato a non riconoscere l'indipendenza degli americani, e sosteneva di dover punire la loro ribellione con il prolungamento all'infinito di una guerra che prometteva di essere eterna."[37] Alcuni storici recenti si trovano concordi nell'affermare che nessuno dei monarchi di quel tempo avrebbe rinunciato tanto facilmente alla perdita di un tale territorio e alle risorse che da esso derivavano.[38][39] Dopo Saratoga, il parlamento e la popolazione britannica erano entrambi favorevoli alla prosecuzione della guerra e il reclutamento di nuovi soldati fu imponente.[38][40] Con il fallimento delle operazioni americane, Lord North chiese di trasferire i poteri a Lord Chatham, che reputava maggiormente capace, ma Giorgio III si rifiutò di approvare tale scelta, suggerendo che Chatham prestasse invece servizio come ministro nel suo governo. Chatham si rifiutò di cooperare, e morì poco dopo.[41] Nel 1778, la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Francia (suo principale nemico) quando questa siglò un trattato di alleanza con gli americani, e nel 1779 entrò in guerra anche contro la Spagna. George Leveson-Gower, II conte di Granville e Thomas Thynne, I marchese di Bath diedero entrambi le dimissioni dal governo. Lord North chiese nuovamente di essere sollevato dall'incarico, ma l'insistenza di Giorgio III lo convinse a rimanere.[42] Ci furono proteste da parte della popolazione contro i crescenti costi della guerra ed a Londra scoppiarono alcune rivolte.[43]

Nel 1781, la notizia che il contingente del generale Lord Cornwallis aveva dovuto arrendersi all'Assedio di Yorktown da parte delle forze franco-americane raggiunse Londra; Lord North perse l'appoggio del parlamento e l'anno successivo si dimise.[39][44] Alla fine il re si risolse a dover accettare la sconfitta ed autorizzò i negoziati di pace. La Pace di Parigi che venne siglata nel 1783 stabilì che l'Inghilterra riconoscesse ufficialmente l'indipendenza degli Stati Uniti d'America e che cedesse la Florida alla Spagna.[45] Quando l'americano John Adams venne scelto come primo ambasciatore americano in Gran Bretagna nel 1785, Giorgio III si era rassegnato ad accettare di intrattenere relazioni con il nuovo stato sorto sulle sue ex colonie.[46]

Lotte costituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Con il collasso del governo di Lord North nel 1782, il Whig Lord Rockingham divenne Primo Ministro per la seconda volta, ma morì dopo pochi mesi. Il re quindi nominò William Petty, II conte di Shelburne a rimpiazzarlo. Charles James Fox si rifiutò di collaborare con Shelburne, e propose la nomina di William Henry Cavendish-Bentinck, III duca di Portland. Nel 1783, la Camera dei Comuni forzò Lord Shelburne a dimettersi dal suo incarico promuovendo la coalizione Fox (Whig) - North (Tory). Il duca di Portland divenne quindi Primo Ministro, con Fox e Lord North rispettivamente nelle cariche di ministro degli Esteri e ministro dell'Interno.[38]

Il re odiava Fox intensamente, sia per la sua condotta politica, sia per il suo carattere; pensava inoltre che avesse una cattiva influenza su suo figlio il principe di Galles.[47] Malgrado ciò Giorgio III supportò l'operato del duca di Portland il quale costituì presto una solida maggioranza alla Camera dei Comuni. Fu ancora più contrariato quando successivamente il governo presentò un decreto riguardante il governo dell'India con cui trasferiva il potere politico dalla Compagnia Britannica delle Indie Orientali, nella quale Giorgio aveva profuso ricchezze e impegno personale, a una commissione parlamentare i cui componenti erano alleati di Fox.[48][49] Immediatamente Giorgio III autorizzò George Nugent-Temple-Grenville, I marchese di Buckingham ad informare la Camera dei Lords che egli avrebbe punito severamente quanti avrebbero votato a favore. La Camera superiore bocciò il decreto e tre giorni più tardi il Duca di Portland rassegnò le dimissioni. William Pitt il Giovane, figlio dell'omonimo ex Premier, venne nominato Primo Ministro con Lord Nugent-Temple-Grenville (detto anche semplicemente Lord Temple) quale suo Segretario di Stato. Il 17 dicembre 1783 il parlamento votò a favore di una mozione che condannava l'ingerenza del monarca sulle votazioni parlamentari come "alto crimine" e Lord Temple venne costretto a dimettersi. La partenza di Temple destabilizzò il governo, tre mesi dopo la coalizione perse la maggioranza ed il parlamento fu sciolto; la vittoria nelle successive elezioni del 1784 diede nuovamente a Pitt il mandato.[38]

William Pitt[modifica | modifica wikitesto]

Le tre figlie minori del Re Giorgio III. c. 1785, olio su tela di John Singleton Copley

Per Giorgio III, la nomina di Pitt a primo ministro rappresentava una grande vittoria. Gli diede la conferma di essere capace di nominare i primi ministri sulla base della propria interpretazione dell'umore popolare, senza aver bisogno di seguire le scelte della maggioranza della Camera dei Comuni. Giorgio III supportò la politica del governo di Pitt e nominò un gran numero di Pari incrementando i suoi sostenitori alla Camera dei Lords.[50] Durante e dopo il governo di Pitt, Giorgio III fu estremamente popolare nel paese.[51] Il popolo lo ammirava anche per la sua religiosità e per la sua fedeltà coniugale.[52] Fu duramente colpito dalla morte di due dei suoi figli nell'infanzia, nel 1782 e nel 1783.[53] Assistette sempre con amore ai suoi figli e li sottopose ad un rigido regime educativo, costringendoli a frequentare le lezioni dalle 7.00 del mattino e a condurre una vita virtuosa ispirata a principi religiosi. Queste costrizioni furono probabilmente alla base della volontà di rivolta dei suoi figli nei suoi confronti una volta raggiunta l'età adulta, con in testa l'erede al trono Giorgio, principe di Galles, il quale condurrà vita dissoluta e sarà costantemente sommerso dai debiti con grande disappunto del padre.[54]

La salute di Giorgio III andava a quell'epoca deteriorandosi. Egli soffriva di problemi mentali, che studi abbastanza recenti ritengono probabilmente riconducibili alla porfiria, una malattia ereditaria.[55] Dopo una prima crisi passeggera nel 1765, ebbe una gravissima ricaduta nell'estate del 1788. Alla fine della sessione parlamentare si recò nella città termale di Cheltenham per rimettersi in salute, ma le sue condizioni andarono peggiorando. Nel novembre di quello stesso anno il suo stato mentale era seriamente compromesso, e le memorie dell'epoca raccontano come egli passasse ore ed ore a parlare senza pause, il che gli causava anche gravi problemi alla voce.[56]. I trattamenti medici dell'epoca erano ancora rudimentali ed il suo staff medico, che includeva tra gli altri il celebre Francis Willis, tentò attraverso salassi di asportarne gli "umori maligni".[57] In parlamento si aprì la causa per una possibile reggenza.

Fox e Pitt furono concordi nel riconoscere che spettava al figlio di Giorgio, il Principe di Galles, l'incarico di reggente, ma Pitt, temendo di venire dimesso dall'incarico, propose di limitarne l'autorità. Ne nacque una disputa con Fox che, forte della sua influenza sul giovane, intendeva affidargli pieni poteri.[58] Nel febbraio del 1789, il Decreto di Reggenza che nominava il principe fu approvato dalla Camera dei Comuni ma poco prima di passare al vaglio della Camera dei Lords il re si riprese.[59]

Guerre napoleoniche e Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio III nel 1799/1800 in un ritratto di Sir William Beechey.
Monumento eretto in onore di Giorgio III a Weymouth in Inghilterra, in occasione del suo cinquantesimo anno di regno

Col ritorno alla normalità la sua popolarità e quella di Pitt continuarono a crescere alle spese di Fox e del principe del Galles.[60] L'umano e commiserevole trattamento che riservò ai due pazzi che lo assalirono, Margaret Nicholson nel 1786 e John Frith nel 1790, contribuì alla sua popolarità.[61] Un fallito tentativo di regicidio ai suoi danni ebbe luogo il 15 maggio 1800, non fu però di natura politica, ma un gesto di follia di un reduce di guerra, James Hadfield, che gli sparò nel Theatre Royal Drury Lane. Giorgio apparve imperturbato dall'incidente, a tal punto che riuscì a dormire nell'intervallo dello spettacolo.[62]

La Rivoluzione francese del 1789, durante la quale la monarchia venne spodestata dal trono, con i suoi proclami di uguaglianza preoccupò notevolmente i sovrani europei che formarono una coalizione anti francese cui inizialmente aderirono l'Austria e la Prussia. La Francia dichiarò guerra all'Austria nel marzo del 1792 ed il mese dopo la Prussia la dichiarò alla Francia. La Gran Bretagna, spinta dall'occupazione francese del Belgio (con cui intratteneva ottimi rapporti commerciali), si unì all'inizio del 1793 e il 1º febbraio la Francia le dichiarò guerra. Alla prima coalizione si unirono vari altri stati tra cui l'Olanda, la Spagna, il Piemonte e l'Impero Ottomano. Al fine di sostenere gli sforzi bellici, Giorgio III permise a Pitt di aumentare le tasse, di allargare il numero dei coscritti e di sospendere il diritto dell'habeas corpus. Nell'ottobre del 1793 la flotta britannica comandata dall'ammiraglio Horatio Nelson bombardò e occupò la Corsica mettendo in fuga i francesi, ai quali l'isola era stata ceduta nel 1768 dalla repubblica di Genova. L'anno seguente fu istituito il regno di Corsica, un protettorato britannico di cui lo stesso Giorgio III fu nominato sovrano. Il regno ebbe vita breve: nel 1796 i francesi sarebbero riusciti a riprendersi l'isola. I successi che la Francia ottenne nel continente sfaldarono la coalizione e nel 1795 Prussia e Spagna firmarono la pace.[63] Nel corso del conflitto si mise in luce il giovane generale Napoleone Bonaparte, che guidò le truppe francesi nella trionfale I Campagna d'Italia. Le ripetute vittorie conseguite sugli austriaci preoccuparono la corte di Vienna costringendola a firmare nel 1797 il Trattato di Campoformio che poneva fine alla guerra della prima coalizione. La seconda coalizione, che comprendeva Austria, Russia e l'impero Ottomano, venne sconfitta nel 1800. La Gran Bretagna rimase sola a combattere contro Napoleone Bonaparte, allora ancora primo console della Repubblica Francese.

Stemma del Regno di Gran Bretagna prima dell'Act of Union.
Stemma del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda nel 1801 dopo l'Act of Union.

Un periodo di tregua delle ostilità consentì a Pitt di concentrarsi sull'Irlanda, dove vi erano state delle rivolte e anche un tentativo di sbarco delle truppe francesi nel 1798.[64] I parlamenti britannico ed irlandese approvarono quindi l'Act of Union, con il quale il 1º gennaio 1801, i due stati si univano per formare un unico regno, che prese il nome di Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda. Giorgio III in questa occasione abbandonò ufficialmente le pretese dei sovrani britannici al trono francese, che reclamavano dall'epoca di Edoardo III.[65] Al monarca venne suggerito di adottare il titolo di Imperatore delle Isole Britanniche, ma egli rifiutò.[38] In Irlanda Pitt si propose di rimuovere certe limitazioni legali di cui soffrivano i cattolici locali. Giorgio III reclamò che la concessione dell'emancipazione ai cattolici andava contro il giuramento che fece al momento dell'incoronazione con cui si impegnava a mantenere l'anglicanesimo quale religione di Stato.[66] Constatata l'opposizione alla sua riforma religiosa del re e dell'opinione pubblica britannica Pitt minacciò di dimettersi.[67] Quasi allo stesso tempo, il sovrano ebbe una ricaduta della sua malattia, che lasciò insoluta la questione religiosa.[68] Il 14 marzo 1801, Pitt venne formalmente rimpiazzato con il presidente della Camera dei Comuni, Henry Addington, I Visconte di Sidmouth. Addington si oppose all'emancipazione dei cattolici irlandesi, abolì alcune tasse e perseguì una politica di disarmo visti gli eccessivi costi di mantenimento dell'esercito. Nell'ottobre del 1801 fu concordata la pace con la Francia e nel 1802 firmò il Trattato di Amiens.[69]

Giorgio non considerava stabile la pace e pensava che fosse solo un "esperimento".[70] Nel 1803 la guerra riprese e l'opinione pubblica manifestò la sua sfiducia delle capacità di Addington di guidare la nazione in guerra, preferendogli Pitt. Napoleone aveva radunato 180.000 uomini nel porto di Boulogne e un'invasione pareva ormai imminente. Innumerevoli furono i civili che si offrirono per difendere la patria, Giorgio III passò in rassegna i 27.000 volontari radunati ad Hyde Park tra il 26 ed il 28 ottobre 1803, cerimonia a cui assistette una media di 500.000 spettatori al giorno.[71] Il Times descrisse l'evento così:

"...un giorno glorioso per la Vecchia Inghilterra. Qui è spiegata la gioventù della prima città dell'universo, assemblata in squadroni militari attorno alla persona del loro beneamato e venerato sovrano, pronti a sacrificare se stessi sull'altare della patria ... L'entusiasmo della moltitudine andava oltre ogni espressione. quando sua MAESTA' entrò nel parco, un grido di esultanza uscì spontaneo dalla folla."[72]

Mentre il paese si preparava a resistere all'invasione, nel 1804 Giorgio III ebbe una nuova ricaduta della sua malattia e dopo che si fu ristabilito Addington diede le dimissioni. A capo del governo tornò per la seconda volta Pitt. Il sovrano rifiutò la proposta di assegnare un dicastero a Fox che si mise così a capo dell'opposizione. William Wyndham Grenville, I barone Grenville trovò ingiusta la presa di posizione del re verso Fox, e si rifiutò di aderire al nuovo esecutivo.[38] Pitt si concentrò nel formare una nuova coalizione con Austria, Russia e Svezia. La terza coalizione non ebbe miglior fortuna delle precedenti e collassò nel 1805.

Quando la situazione militare sembrava compromessa la vittoria della Royal Navy comandata dall'ammiraglio Horatio Nelson nella famosa Battaglia di Trafalgar del 21 ottobre 1805 scongiurò il pericolo. Dopo tale battaglia, svoltasi al largo delle coste atlantiche meridionali della Spagna, i britannici divennero gli incontrastati dominatori dei mari fino alla seconda guerra mondiale.

Caricatura di Giorgio III che tiene in mano Napoleone. James Gillray, 1803.

Pitt morì nel gennaio del 1806, e la carica di Primo Ministro fu assegnata a Lord William Grenville che nel suo governo di coalizione tra i Tories e gli Whigs affidò i dicasteri ai migliori talenti politici del tempo, compreso Fox. Questo esecutivo passò alla storia come il governo di tutti gli ingegni, ma ad esso non aderì la fazione mista di Whig e Tories di cui aveva fatto parte Pitt. Il monarca si dimostrò conciliante e fu costretto dalla ragion di stato ad accettare la nomina di Fox. Il vano tentativo di sottoscrivere un accordo di pace con la Francia e la crescente influenza della fazione di Pitt portò nel 1806 Grenville a chiedere nuove elezioni per rinforzare il suo governo. Durante la campagna elettorale Fox morì, ciò indebolì ulteriormente l'esecutivo e Grenville si assicurò una risicata maggioranza parlamentare.

Fu intanto formata la quarta coalizione insieme a Prussia, Russia, Sassonia e Svezia. Nel novembre del 1806 un'ordinanza di Napoleone Bonaparte istituì il blocco Continentale che, con l'intento di strangolare l'economia d'oltremanica, impediva l'attracco di navi britanniche nei porti europei.

Nel 1807 fu approvata la storica legge con cui veniva abolita la tratta degli schiavi, ma subito si riaccese la disputa sulla questione religiosa. Il re entrò in conflitto aperto col governo, che contro la sua volontà intendeva reclutare i cattolici nell'esercito assegnando loro anche alti ranghi militari.[73] La ferma opposizione del sovrano portò alle dimissioni dell'esecutivo ed a capo nominale del nuovo governo fu posto il Duca di Portland, anche se il potere era effettivamente nelle mani del Cancelliere dello Scacchiere (equivalente del ministro del Tesoro), Spencer Perceval, entrambi della fazione di Pitt. A seguito delle elezioni di qualche mese prima la maggioranza era composta dai loro oppositori quindi fu sciolto il Parlamento e vennero indette nuove elezioni che premiarono la linea anti-riformista di Giorgio III, Lord Portland e Perceval ottennero uno schiacciante successo. Giorgio III non prese altre importanti decisioni politiche fino alla fine del suo regno.[74]

Le truppe britanniche attaccarono la Danimarca, sia per forzare il blocco Continentale che per evitare che la locale Marina Militare finisse nelle mani dei francesi, che avevano bisogno di ricostituire la flotta distrutta a Trafalgar. Forze di mare e di terra cinsero d'assedio la capitale nella battaglia di Copenhagen. La città capitolò il 5 settembre 1807 ed i britannici tornarono in patria portandosi dietro il grosso della flotta danese che avevano catturato. Se a livello navale le forze britanniche avevano ottenuto il controllo dei mari, non altrettanto si poteva dire per quanto riguardava le battaglie campali, tutti gli alleati vennero seccamente sconfitti dalle truppe francesi e la guerra della quarta coalizione si risolse in una disfatta con la capitolazione nel 1809 della Svezia che era rimasta l'unica alleata di Giorgio III. Nell'agosto del 1808 i britannici entrarono nella Guerra d'indipendenza spagnola per proteggere il Portogallo e la Spagna che erano state occupate dalle truppe napoleoniche, l'8 agosto le truppe comandate dal maggiore-generale anglicano irlandese Arthur Wellesley sbarcarono in Portogallo e nel giro di 13 giorni sconfissero e cacciarono i francesi dal paese. Fu l'inizio della riscossa nelle battaglie campali, che avrebbe in seguito portato le truppe britanniche a liberare la penisola iberica e ad arrivare nel 1814 a conquistare Tolosa nel sud della Francia. Tali successi sarebbero valsi a Wellesley il titolo di Duca di Wellington. Nel frattempo nel 1809 Perceval prese formalmente anche la carica di Primo ministro.

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio III nella vecchiaia

Alla fine del 1810, al culmine della sua popolarità,[75] ma già quasi cieco e pieno di reumatismi, Giorgio III ebbe un decisivo tracollo delle sue condizioni psichiche. A suo dire il colpo di grazia lo ricevette con la morte della ultimogenita, la principessa Amelia, la sua preferita tra tutti i figli, che lo gettò nella disperazione.[76] Dovette inoltre accettare il Regency Act nel 1811,[77] con cui fu nominato reggente il principe del Galles, suo figlio primogenito, che egli reputava inadatto a tale ruolo. Verso la fine del 1811, fu dichiarato pazzo irreversibile e visse rinchiuso nel Castello di Windsor sino alla sua morte.[78]

Perceval venne assassinato nel 1812 (l'unico Primo Ministro inglese ad aver subito un tale destino) e a capo dell'esecutivo fu posto Robert Banks Jenkinson, II conte di Liverpool. Lord Liverpool fu Primo Ministro durante la vittoriosa fine delle guerre napoleoniche e il successivo Congresso di Vienna del 1814. Tale congresso assegnò allo stato di Hannover, che dal 1714 era sotto il controllo dei britannici, consistenti annessioni territoriali, e da semplice Elettorato fu elevato al rango di Regno guidato nominalmente dall'infermo Giorgio.

Nel frattempo la sua salute peggiorò ulteriormente, oltre alla demenza da cui era affetto divenne completamente cieco e quasi del tutto sordo. Non fu nemmeno cosciente di essere stato dichiarato re di Hannover nel 1814, né della morte della moglie nel 1818. Poco dopo il Natale del 1819, egli parlò in maniera insensata per 58 ore di fila, e nelle ultime sue due settimane di vita non fu in grado di camminare. Il 29 gennaio 1820, morì al Castello di Windsor. Il suo figlio preferito, Federico Augusto, duca di York ed Albany, era con lui in quel momento.[79] Venne sepolto il 15 febbraio nella Cappella di San Giorgio nel Castello di Windsor. La morte di Giorgio III avvenne appena sei giorni dopo la morte del suo quarto figlio, il Principe Edoardo Augusto, duca di Kent e Strathearn.

A Giorgio succedettero due dei suoi figli, Giorgio IV e Guglielmo IV, che morirono entrambi senza figli legittimi sopravvissuti, lasciando il trono nelle mani della loro nipote Vittoria, l'ultima monarca della Casa di Hannover e l'unica figlia legittima di Edoardo duca di Kent.

Dopo la morte[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio III visse sino a 81 anni e regnò per 59 anni e 96 giorni: nessuno dei suoi predecessori aveva vissuto o regnato così a lungo. A superare questo primato saranno sua nipote, la regina Vittoria, sovrana britannica più longeva di sempre con 63 anni e 216 giorni sul trono, e l'attuale regina Elisabetta II, che il 6 febbraio 2012 ha compiuto 60 anni di regno, secondo sovrano britannico della storia a celebrare il Giubileo di diamante.

Fu soprannominato "Contadino George" dalla satira del tempo, che sottolineava così la semplicità della sua vita casalinga in confronto allo splendore mondano di cui si rese protagonista il successore, suo figlio Giorgio IV.[80] Ma si guadagnò questo nomignolo soprattutto per la sua grande passione per l'agricoltura e la zootecnia,[81] durante il suo regno la rivoluzione agricola britannica raggiunse il livello massimo di sviluppo e grandi progressi furono fatti anche dalla scienza e dall'industria. Ci fu un ritorno alle campagne dei contadini, che furono anche i maggiori fornitori di forza lavoro della nascente rivoluzione industriale.[82]

I giudizi sul suo operato furono discordi, fu generalmente ammirato nei primi anni del suo regno ma perse l'appoggio dei coloni americani.[83] Le accuse che gli furono rivolte nella dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti furono gravi, gli furono attribuite angherie e vessazioni aventi lo scopo di instaurare una tirannia nelle colonie. Se da una parte fu visto come l'amato sovrano che con la sua attitudine al comando difese il paese dalla minaccia francese, dall'altra fu visto come un dispotico tiranno conservatore che rifiutava aperture al rinnovamento, posizioni queste che riflettono in sostanza gli schieramenti politici della sua epoca. Studi più recenti hanno preso le distanze da queste due posizioni, ritenendo il sovrano una vittima degli avvenimenti e della sua malattia. Nelle opinioni degli storiografi contemporanei durante il regno di Giorgio III la monarchia ha continuato a perdere potere politico diventando un'incarnazione dei principi etici della nazione.[38]

Titoli, trattamenti e stemmi[modifica | modifica wikitesto]

Titoli e trattamenti[modifica | modifica wikitesto]

In Gran Bretagna e in Irlanda[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 giugno 173831 marzo 1751: Sua Altezza Reale il principe Giorgio
  • 31 marzo 175120 aprile 1751: Sua Altezza Reale il duca di Edimburgo
  • 20 aprile 175125 ottobre 1760: Sua Altezza Reale il principe di Galles
  • 25 ottobre 176029 gennaio 1820: Sua Maestà il Re

Dal 1760 al 1801 Giorgio III fu chiamato: "Giorgio Terzo, per Grazia di Dio, Re di Gran Bretagna, Francia e Irlanda, Difensore della Fede, etc.".

Dal 1801, quando la Gran Bretagna si unì con l'Irlanda, fu abbandonata la rivendicazione dei sovrani britannici al trono di Francia e l'utilizzo dell'"etc." che era stato aggiunto durante il regno di Elisabetta I e fu chiamato "Giorgio Terzo, per Grazia di Dio, Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, Difensore della Fede"

In Germania[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1760 al 1806 in Germania fu chiamato Duca di Brunswick e Lüneburg nonché Principe elettore del Sacro Romano Impero, di cui fu anche Arci-Araldo dal 1760 al 1777, e Arci-Tesoriere dal 1777 al 1806. Da quell'anno il Sacro Romano Impero cessò di esistere e, al Congresso di Vienna del 1814, fu istituito il Regno di Hannover di cui Giorgio III divenne il sovrano.

Stemmi[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo regno lo stemma subì due modifiche, la principale fu quella introdotta nel 1801 quando, con la rinuncia alla rivendicazione del trono francese da parte dei sovrani britannici, scomparve lo scudo reale francese con i tre gigli in campo blu. Lo scudo con il leone scozzese, che fino ad allora era affiancato a quello inglese nel primo quartiere andò a sostituire quello francese nel secondo quartiere. Lo scudo degli Hannover, che fu rimosso dal quarto quartiere e sostituito da un secondo scudo con i tre leoni inglesi, fu posizionato in pretensione al centro della figura. L'unico scudo che non subì modifiche in questo stemma fu quello d'Irlanda che rimase nel terzo quartiere.

La seconda modifica del 1816 riguardava la trasformazione dello stato di Hannover da ducato a regno, e nello scudo centrale il copricapo del principe elettore fu sostituito da una corona reale.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio III d'Inghilterra Padre:
Federico di Hannover
Nonno paterno:
Giorgio II d'Inghilterra
Bisnonno paterno:
Giorgio I d'Inghilterra
Trisnonno paterno:
Ernesto Augusto di Brunswick-Lüneburg
Trisnonna paterna:
Sofia del Palatinato
Bisnonna paterna:
Sofia Dorotea di Celle
Trisnonno paterno:
Giorgio Guglielmo di Brunswick-Lüneburg
Trisnonna paterna:
Éléonore d'Esmier d'Olbreuse
Nonna paterna:
Carolina di Brandeburgo-Ansbach
Bisnonno paterno:
Giovanni Federico di Brandeburgo-Ansbach
Trisnonno paterno:
Alberto II di Brandeburgo-Ansbach
Trisnonna paterna:
Margherita Sofia di Oettingen-Oettingen
Bisnonna paterna:
Giovanna Elisabetta di Baden-Durlach
Trisnonno paterno:
Federico VI di Baden-Durlach
Trisnonna paterna:
Cristina Maddalena del Palatinato-Zweibrücken-Kleeburg
Madre:
Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg
Nonno materno:
Federico II di Sassonia-Gotha-Altenburg
Bisnonno materno:
Federico I di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonno materno:
Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Altenburg
Trisnonna materna:
Elisabetta Sofia di Sassonia-Altenburg
Bisnonna materna:
Maddalena Sibilla di Sassonia-Weissenfels
Trisnonno materno:
Augusto di Sassonia-Weissenfels
Trisnonna materna:
Anna Maria di Meclemburgo-Schwerin
Nonna materna:
Maddalena Augusta di Anhalt-Zerbst
Bisnonno materno:
Carlo Guglielmo di Anhalt-Zerbst
Trisnonno materno:
Giovanni di Anhalt-Zerbst
Trisnonna materna:
Sofia Augusta di Holstein-Gottorp
Bisnonna materna:
Sofia di Sassonia-Weissenfels
Trisnonno materno:
Augusto di Sassonia-Weissenfels
Trisnonna materna:
Anna Maria di Meclemburgo-Schwerin

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Trattamenti di
Giorgio III
Stemma
Re del Regno Unito e Re di Hannover
Trattamento di cortesia Sua Maestà
Trattamento colloquiale Vostra Maestà
Trattamento alternativo Sir
I trattamenti d'onore
Lo stemma di Giorgio, principe di Galles (1751-1760).
Il monogramma personale di re Giorgio III.
Gran maestro e cavaliere dell'ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro e cavaliere dell'ordine della Giarrettiera
— 1749
Gran maestro dell'ordine del Cardo - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine del Cardo
Gran maestro dell'ordine di San Patrizio - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine di San Patrizio
Gran Maestro dell'ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'ordine del Bagno
Gran maestro dell'ordine dei Santi Michele e Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine dei Santi Michele e Giorgio
Gran maestro dell'Ordine reale guelfo - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'Ordine reale guelfo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal 1º ottobre 1814.
  2. ^ Principe Reggente dal 5 febbraio 1811.
  3. ^ Fino al 1º ottobre 1814.
  4. ^ Joe Schwarcz, Come si sbriciola un biscotto?, pag. 162.
  5. ^ Cox, Timothy M.; Jack, N.; Lofthouse, S.; Watling, J.; Haines, J.; Warren, M.J., King George III and porphyria: an elemental hypothesis and investigation in The Lancet, vol. 366, 2005, pp. 332–335, DOI:10.1016/S0140-6736(05)66991-7.
  6. ^ a b c d e f englishmonarchs.co.uk, George III. URL consultato il 3 marzo 2009.
  7. ^ Per esempio, Horace Walpole scrisse a quel tempo di essere entusiasta del nuovo re, anche se poi lo criticherà aspramente (Butterfield, pp.22, 115–117 and 129–130).
  8. ^ Hibbert, p.86; Watson, pp.67–79
  9. ^ The Royal Household, George III, Official website of the British Monarchy. URL consultato il 3 marzo 2009.
  10. ^ The Open Door Web Site, Whigs and Tories. URL consultato il 24 novembre 2010.
  11. ^ The Crown Estate, Our history, 2004. URL consultato il 24 novembre 2010.
  12. ^ Medley, Dudley Julius (1902). A Student's Manual of English Constitutional History. p. 501
  13. ^ Ayling, p.194; Brooke, pp.xv, 214 and 301
  14. ^ Brooke, p.215
  15. ^ Ayling, p.195
  16. ^ Ayling, pp.196–198
  17. ^ Harris, P. R., Libraries within the Library: the Origins of the British Library's Printed Collections, British Library, 2009, pp. 296–317, ISBN 978-0-7123-5035-8.
  18. ^ Brooke, p.145; Caretta, pp.59 and 64 ff.; Watson, p.93
  19. ^ Britannia.com, George Grenville, AMERICA'S GATEWAY TO THE BRITISH ISLES SINCE 1996. URL consultato il 25 novembre 2010.
  20. ^ Brooke, pp.146–147
  21. ^ Watson, pp.182–184
  22. ^ Un americano passava all'epoca un massimo di sei penny l'anno, comparati ai 25 scellini pagati in Inghilterra (50 volte tanto) (Cannon and Griffiths, p.505; Hibbert, p.122). Nel 1763, il totale delle tasse raccolte in america fu di 1.800 sterline, mentre la stima dei costi necessari per la difesa delle colonie era di 225.000 sterline, che salirono a 400.000 dal 1767 (Cannon and Griffiths, p.505).
  23. ^ James Otis, Against Writs of Assistance, 1761. URL consultato il 24 novembre 2010.
  24. ^ Watson, pp.184–185
  25. ^ Ayling, pp.122–133; Hibbert, pp.107–109; Watson, pp.106–111
  26. ^ Ayling, pp.122–133; Hibbert, pp.111–113
  27. ^ Ayling, p.137; Hibbert, p.124
  28. ^ Ayling, pp.154–160; Brooke, pp.147–151
  29. ^ Ayling, pp.167–168; Hibbert, p.140
  30. ^ Brooke, p.260; Fraser, p.277
  31. ^ Brooke, pp.272–282; Cannon and Griffiths, p.498
  32. ^ Hibbert, p.143
  33. ^ Watson, p.197
  34. ^ Peter D. G. Thomas, George III and the American Revolution in History, vol. 70, nº 228, 1985, p. 31.
  35. ^ Ayling, p.121
  36. ^ Carretta, pp.97, 98 and 367
  37. ^ Trevelyan, vol.1 p.4
  38. ^ a b c d e f g John Cannon, George III (1738–1820) in Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, settembre 2004. URL consultato il 29 ottobre 2008.
  39. ^ a b Cannon and Griffiths, pp.510–511
  40. ^ Brooke, pp.180–182, 192, 223
  41. ^ Hibbert, pp.156–157
  42. ^ Ayling, pp.275–276
  43. ^ Ayling, p.284
  44. ^ Brooke, p.221
  45. ^ Treaty of Paris, 1783. U.S. Department of State. Consultato il 26 novembre 2010
  46. ^ Adams, C.F. (editor) (1850-–56). The works of John Adams, second president of the United States. Vol.VIII pp.255–257 quoted in Ayling, p.323 and Hibbert, p.165
  47. ^ e.g. Ayling, p.281
  48. ^ Hibbert, p.243; Pares, p.120
  49. ^ Brooke, pp.250–251
  50. ^ Watson, pp.272–279
  51. ^ Brooke, p.316; Carretta, pp.262 and 297
  52. ^ Brooke, p.259
  53. ^ Ayling, p.218
  54. ^ Ayling, p.220
  55. ^ John C. G. Röhl, Warren, Martin; Hunt, David, Purple Secret: Genes, "Madness" and the Royal Houses of Europe, Londra, Bantam Press, 1998, ISBN 0-593-04148-8.
  56. ^ Farquhar, Michael (2001). A Treasure of Royal Scandals, p.188. Penguin Books, New York. ISBN 0-7394-2025-9.
  57. ^ Ayling, pp.334–343; Brooke, p.332; Fraser, p.282
  58. ^ Ayling, pp.338–342; Hibbert, p.273
  59. ^ Ayling, p.345
  60. ^ Ayling, pp.349–350; Carretta, p.285; Fraser, p.282; Hibbert, pp.301–302; Watson, p.323
  61. ^ Carretta, p.275
  62. ^ Ayling, pp.181–182; Fraser, p.282
  63. ^ Ayling, pp.395–396 and Watson, pp.360–377
  64. ^ Ayling, pp.408–409
  65. ^ Weir, p.286
  66. ^ Ayling, p.411
  67. ^ Hibbert, p.313
  68. ^ Ayling, p.414; Brooke, p.374; Hibbert, p.315
  69. ^ Watson, pp.402–409
  70. ^ Ayling, p.423
  71. ^ Colley, Linda (1994). Britons: Forging the Nation 1707–1837 (Yale University Press), p.225
  72. ^ The Times (27 ottobre 1803), p.2
  73. ^ Pares, p.139
  74. ^ Ayling, pp.441–442
  75. ^ Brooke, p.381; Carretta, p.340
  76. ^ Hibbert, p.396
  77. ^ Brooke, p.383; Hibbert, pp.397–398
  78. ^ Fraser, p.285; Hibbert, pp.399–402
  79. ^ Hibbert, p.408
  80. ^ Carretta, pp. 92–93, 267–273, 302–305 and 317
  81. ^ Royal Botanic Gardens, Kew, 'Farmer' George and his 'ferme ornée'. URL consultato il 28 novembre 2010.
  82. ^ Watson, pp. 10–11
  83. ^ Carretta, pp. 99–101 and 123–126

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mark Bryant, Private Lives. London, Cassell, 2001
  • T. E. May Farnborough (1st Baron of), Constitutional History of England since the Accession of George the Third, 11th ed. London: Longmans, Green and Co., 1896
  • «George III», Encyclopædia Britannica, 11th ed. London, Cambridge University Press, 1911
  • John Cuthbert Long, George III, London, MacDonald, 1960
  • C. Hibbert, George III: A Personal History. London, Penguin Books, 1998
  • J. C. G. Röhl, M. Warren, D.Hunt, Purple Secret: Genes, "Madness" and the Royal Houses of Europe. London, Bantam Press, 1998

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda Successore Royal Standard of the United Kingdom (1816–1837).svg
Se stesso come Re di Gran Bretagna e d'Irlanda 1º gennaio 1801 – 29 gennaio 1820 Giorgio IV
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Giorgio II 25 ottobre 1760 – 31 dicembre 1800 Se stesso come Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
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Giorgio II 25 ottobre 1760 – 31 dicembre 1800 Se stesso come Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
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Giorgio II 25 ottobre 1760-29 gennaio 1820 Giorgio IV
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Federico, principe di Galles Erede apparente
1751-1760
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Federico, principe di Galles 1751-1760 Giorgio, principe di Galles
Poi sovrano col nome di Giorgio IV
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Federico, duca di Edimburgo 1751-1760
1ª creazione
Titolo unito alla Corona
Predecessore Pretendente al trono di Francia Successore Royal Standard of the King of France.svg
Giorgio II 25 ottobre 1760 - 31 dicembre 1800
Per discendenza dai Capetingi e per la Guerra dei Cent'anni
Rinuncia alla pretesa del titolo


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