Vittime di Cosa nostra

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Elenco delle vittime di Cosa nostra in Italia. In totale le vittime di Cosa nostra risultano essere approssimativamente più di 5000[senza fonte].

Indice

[modifica] XIX secolo

[modifica] Anni 1860

[modifica] Anni 1870

[modifica] Anni 1890

[modifica] XX secolo

[modifica] Anni 1900

[modifica] Anni 1910

[modifica] Anni 1920

[modifica] Anni 1930

[modifica] Anni 1940

[modifica] Anni 1950

[modifica] Anni 1960

[modifica] Anni 1970

[modifica] Anni 1980

  • Salvatore Zangara (8 ottobre 1983), analista.
  • Giuseppe Fava, (5 gennaio 1984), giornalista.
  • Mario Coniglio, (14 novembre 1984), macellaio,Coniglio aveva 55 anni quando fu massacrato dentro la sua bottega di via degli Emiri alla Zisa,a sparare contro l'ambulante furono due sicari con il volto coperto, a bordo di un vespone.Testimone uno dei figli che si trovava accanto a lui mentre veniva ucciso.La sentenza ha riconosciuto la colpevolezza del padre di Ganci, Raffaele, boss del quartiere della Noce, e di Domenico Guglielmini, entrambi condannati a 30 anni di reclusione; confermata anche la condanna a 10 anni per il pentito Antonio Galliano, che aveva sempre negato il proprio coinvolgimento.
  • Roberto Parisi (23 febbraio 1985), imprenditore e presidente del Palermo calcio, assieme al suo autista Giuseppe Mangano.
  • Piero Patti (28 febbraio 1985), imprenditore. Rimane ferita anche la figlia Gaia di nove anni.
  • Giuseppe Spada (14 giugno 1985), imprenditore.
  • Strage di Pizzolungo (2 aprile 1985): Barbara Rizzo in Asta, signora morta nell'attentato con autobomba contro il sostituto procuratore Carlo Palermo, salvatosi miracolosamente; morti anche i due figli gemelli di Barbara Asta.
  • Giuseppe Montana (28 luglio 1985), funzionario della squadra mobile, dirigente della sezione contro i latitanti mafiosi.
  • Ninni Cassarà (6 agosto 1985), dirigente della squadra mobile di Palermo, e il suo collega Roberto Antiochia, agente di polizia.
  • Graziella Campagna (12 dicembre 1985), diciassettenne di Saponara (ME) che aveva riconosciuto due latitanti.
  • Claudio Domino (7 ottobre 1986), bambino di 11 anni che stava passeggiando davanti al negozio dei suoi genitori in via Fattori, nel quartiere di San Lorenzo a Palermo. Un giovane a bordo di una motocicletta lo chiamò per nome. Claudio si avvicinò, l'uomo premette il grilletto ed un proiettile lo raggiunse in fronte, tra gli occhi. Morì all'instante. Cosa Nostra attraverso le gabbie del bunker del carcere de L'Ucciardone, avevendolo concordato prima, fece leggere a Giovanni Bontade, fratello di Stefano Bontade (anche lui poi ucciso) un comunicato che condannava tale omicidio e che non attribuiva origini mafiose (Per tale comunicato pentiti quali Francesco Marino Mannoia e Giovanni Brusca hanno riferito che Giovanni Bontade fu ucciso l'anno seguente, avendo indirettamente ammesso l'esistenza di Cosa Nostra con quel "Noi.."). Polizia e Carabinieri per mesi brancolarono nel buio. Dopo vari possibili motivi, una recente sentenza in primo grado ha attestato che il piccolo sarebbe stato ucciso perché scomodo testimone di una relazione tra sua madre e Salvatore Graffagnino, titolare di un esercizio commerciale accanto alla cartoleria dei Domino. La mamma di Claudio ha respinto tali accuse. Precedentemente a tale sentenza, fonti confidenziali riferirono alla Squadra mobile che uno dei responsabili era Salvatore Graffagnino, che fu sequestrato il 26 dicembre dell'86, torturato e poi assassinato. Durante gli interrogatori, il padre di Claudio ha sempre smentito quelle voci secondo le quali sarebbe stato avvcinato da esponenti di Cosa Nostra e invitato a non indagare perché: «Claudio era stato vendicato».
  • Giuseppe Insalaco (12 gennaio 1988), ex sindaco di Palermo.
  • Natale Mondo, (14 gennaio 1988), agente di polizia scampato all'attentato in cui persero la vita Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, venne ucciso perché si era infiltrato nelle cosche mafiose.
  • Alberto Giacomelli (14 settembre 1988), ex magistrato in pensione.
  • Antonino Saetta (25 settembre 1988), giudice ucciso con il figlio Stefano Saetta.
  • Mauro Rostagno (26 settembre 1988), leader della comunità Saman per il recupero dei tossicodipendenti e giornalista, dai microfoni di una televisione locale faceva i nomi di capi mafia e di politici corrotti. Venne assassinato a Valderice (TP).
  • Antonino Agostino (5 agosto 1989), agente di polizia, e la moglie Ida Castelluccio, incinta di cinque mesi.

[modifica] Anni 1990

[modifica] XXI secolo

[modifica] Anni 2000

[modifica] Note

  1. ^ Sicania

Nel 1947 si hanno anche la strage di Messina (marzo) durante uno sciopero sindacale e la strage di Partinico (22 giugno 1947), quando con la complicità della banda di Salvatore Giuliano la mafia prese d'assalto le Camere del Lavoro della provincia di Palermo. A Partinico rimasero uccisi Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Iacono, entrambi dirigenti della locale Camera del Lavoro e della sezione del Pci.

[modifica] Voci correlate

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