Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith

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Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith
Locandinasith.jpg
Una locandina artistica del film
Titolo originale Star Wars: Episode III - Revenge of the Sith
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 2005
Durata 144 minuti
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35 : 1
Genere fantascienza
Regia George Lucas
Sceneggiatura George Lucas
Produttore Rick McCallum
Produttore esecutivo George Lucas
Casa di produzione LucasFilm
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox
Fotografia David Tattersall
Montaggio Roger Barton, Ben Burtt
Effetti speciali John Knoll, Roger Guyett (supervisori)
Musiche John Williams
Scenografia Gavin Bocquet
Costumi Trisha Biggar
Trucco Dave Elsey, Nikki Gooley
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Doppiatori italiani
Episodi

Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith (Star Wars: Episode III - Revenge of the Sith) è un film del 2005 diretto da George Lucas.

La pellicola, sesta in ordine di produzione (terza in ordine di cronologia interna della serie) della saga fantascientifica di Guerre stellari ideata da Lucas, racconta lo svolgersi delle guerre dei cloni, che vede opporsi l'esercito della Repubblica Galattica guidato dai Jedi e i Separatisti. Il maestro Obi-Wan Kenobi viene incaricato di trovare e uccidere il generale Grievous, a capo dell'armata dei droidi, la cui cattura potrebbe porre fine alla guerra. Nel frattempo, Anakin Skywalker, compagno ed ex-allievo di Kenobi, stringe un rapporto filiale con il cancelliere Palpatine, che lo porterà a soccombere al Lato Oscuro, cambiando le sorti della galassia e portando alla nascita dell'Impero Galattico.

Il film, a cui presero parte Ewan McGregor, Natalie Portman, Hayden Christensen, Ian McDiarmid, Anthony Daniels e Frank Oz, è uno dei maggiori incassi nella storia del cinema;[1] ricevette critiche contrastanti, seppur per la maggior parte positive, e venne considerato il migliore dei tre prequel, anche per il modo in cui si riallaccia senza sfasature a Guerre stellari.[2][3][4]

Fu presentato, fuori concorso, al 58º Festival di Cannes, il 15 maggio 2005, per poi essere distribuito nelle sale negli Stati Uniti d'America e nel resto del mondo a partire da mercoledì 19 maggio 2005. In Italia il film uscì nelle sale il 20 maggio 2005 , con l'unica anteprima nazionale che si svolse presso il Cinema Arcadia di Melzo la sera precedente.[5]

Trama[modifica | modifica sorgente]

La Repubblica Galattica ha subito gravi danni durante la Guerra dei Cloni contro i Separatisti. Infatti, il Conte Dooku e il generale Grievous, il comandante cyborg dei droidi, sono riusciti a rapire il Cancelliere Supremo Palpatine e sfidano le forze della Repubblica sui cieli di Coruscant. Il maestro Jedi Obi-Wan Kenobi e il suo vecchio apprendista Anakin Skywalker sono incaricati di salvarlo.

Penetrati nella Invisible Hand, la nave ammiraglia dei Separatisti, i due Jedi raggiungono il prigioniero Palpatine, affrontando il Conte Dooku. Dopo aver messo fuori gioco Obi-Wan, Dooku si scaglia su Anakin che riesce però, facendo affidamento sulla rabbia, a tagliargli le mani e inaspettatamente, sotto gli incitamenti del Cancelliere, lo decapita a sangue freddo. La nave però ha subito gravi danni e sta per precipitare attratta dalla forza di gravità del pianeta vicino; Grievous ne approfitta per scappare attraverso il guscio di salvataggio rimasto. Anakin, eseguendo un pericoloso atterraggio di fortuna, riesce ad atterrare su Coruscant. Mentre Palpatine si ricongiunge al Senato galattico e Obi-Wan torna al Consiglio Jedi, Anakin ritorna di nascosto dalla moglie Padmé Amidala, che gli rivela di essere incinta.

Nonostante l'iniziale gioia per la notizia, Anakin è in seguito tormentato da incubi in cui vede Padmé morire a causa del parto. Palpatine inserisce Anakin come suo rappresentante al Consiglio Jedi. Il Consiglio, però, a sua volta ordina ad Anakin di sorvegliare il Cancelliere e gli nega il rango di "Maestro" nonostante le sue imprese. Frustrato dagli avvenimenti e turbato dal pensiero di perdere Padmé, Anakin inizia ad avere meno fiducia verso i Jedi. La sua continua frequentazione del Cancelliere lo conduce ad interessarsi al Lato Oscuro della Forza, quando Palpatine gli racconta la tragedia di Darth Plagueis, un sith che era capace di prevenire la morte, ma che fu ucciso dall'apprendista. Intanto, mentre Yoda si reca su Kashyyyk per combattere i droidi separatisti al fianco dei suoi amici Wookiee, Obi-Wan si dirige verso Utapau, dove i cloni hanno localizzato il rifugio personale di Grievous e, dopo un lungo duello, riesce ad eliminarlo.

Il Cancelliere offre ad Anakin Skywalker di insegnargli come prevenire la morte con il Lato Oscuro. Anakin gli punta la spada laser in gola e Palpatine getta allora la maschera e rivela infine al giovane che egli è l'Oscuro Signore dei Sith, che tutti cercavano. Pur volendolo fare, Anakin non lo uccide e si limita a riportare la clamorosa scoperta a Mace Windu. Quest'ultimo, insieme a Kit Fisto, Agen Kolar e Saesee Tiin, tenta di arrestare Palpatine che ingaggia un duello e in breve uccide Kolar, Tiin e Fisto mentre Windu gli tiene testa. Sidious prova ad uccidere il Jedi con i fulmini della Forza, ma Windu li reindirizza con la sua spada laser a Sidious, deformandogli orribilmente il volto. Proprio quando Windu sta per dare il colpo di grazia al Signore Oscuro, Anakin si intromette mozzando il braccio destro a Windu e consentendo a Sidious di eliminare il Jedi.

Sidious sottomette Anakin al Lato Oscuro, ribattezzandolo Dart Fener e lo inganna dicendogli che solo la loro cooperazione avrebbe permesso di scoprire il segreto di Dart Plagueis e salvare Padmé. L'Imperatore, dopo aver mandato Dart Fener, insieme ai cloni, al Tempio Jedi con l'incarico di uccidere ogni singolo cavaliere, emana l'Ordine 66 su tutta la galassia, così i cloni iniziano a rivoltarsi contro i loro comandanti Jedi, sterminandoli tutti. In una seduta speciale del Senato, Palpatine accusa i Jedi di alto tradimento: secondo la sua ricostruzione uno di loro, Dooku, ha guidato la guerra civile appena terminata e un altro, Windu, ha cercato di ucciderlo. Per una maggiore efficienza delle istituzioni, Sidious trasforma la Repubblica nel primo Impero Galattico, autoproclamandosene Imperatore. Sotto lo sguardo esterrefatto e impotente di Padmé, l'intero Consiglio della Repubblica accetta la proposta di Sidious, rivelando così la propria natura corrotta.

Gli unici Jedi sopravvissuti all'Ordine 66 sono Obi-Wan, andatosene da Utapau a bordo della navetta di Grievous, e Yoda, fuggito da Kashyyyk grazie ai suoi compagni Wookie, Tarfful e Chewbacca. Arrivati agli archivi del distrutto Tempio Jedi grazie all'aiuto di Bail Organa, i due Jedi trovano, con molto dolore di Kenobi, una registrazione che mostra Anakin uccidere i Jedi senza risparmiare nemmeno i giovani Padawan.

Yoda, dopo un dialogo con Obi-Wan, decide di affrontare personalmente Darth Sidious, mentre Obi-Wan si sarebbe diretto verso il pianeta vulcanico Mustafar sul quale Darth Sidious aveva inviato Anakin per uccidere i Separatisti rimasti. Yoda si scontra così con Darth Sidious nella sala del Senato galattico. Il duello tra i due massimi Maestri nella Forza si svolge in parità, ma alla fine in un momento di stallo Yoda cade a terra ed è costretto a scappare con l'aiuto di Bail Organa. Su Mustafar, intanto, Anakin viene raggiunto dalla sconvolta Padmé (la quale ha scoperto da Obi-Wan che il marito è passato al Lato Oscuro) e tenta di farlo ragionare, ma quando Anakin vede Obi-Wan, nascostosi sulla nave di Padmè, credendo che la moglie l'avesse portato con sé per ucciderlo, arriva addirittura ad aggredirla. Obi-Wan, perso ogni affetto per Anakin, ingaggia con lui un feroce duello e, alla fine, gli taglia le gambe e il braccio sinistro. Anakin rotola e viene a contatto con un fiume di lava vicino, che lo arde vivo. Obi-Wan raccoglie la spada laser di Skywalker e si allontana dalla scena. Giunto alla navetta con Padmé, scopre che la stessa è sul punto di partorire.

Padmé viene portata da Obi-Wan nella base medica dell'asteroide Polis Massa, dove mette al mondo due gemelli: Luke e Leila. Nonostante il successo del parto Padmé muore, sopraffatta dal dolore per la svolta e la conseguente perdita di Anakin. Intanto l'imperatore arriva a Mustafar, in soccorso di Anakin, scoprendo che è miracolosamente sopravvissuto e lo trasporta in un laboratorio su Coruscant. Qui dei droidi gli applicano delle protesi meccaniche e un'armatura nera con respiratore per mantenerlo in vita. Sidious mente poi a Fener dicendogli che Padmé è morta uccisa dalla sua ira. Fener si alza in piedi, distrugge ogni cosa con i poteri della forza, per poi urlare disperatamente. Sulla Tantive IV, Yoda, Organa e Obi-Wan decidono i propri destini: il vecchio Jedi decide di andare in esilio su Dagobah, il senatore adotta Leila portandola con sé su Alderaan, R2-D2 e C-3PO (al quale viene cancellata la memoria) vengono affidati al capitano Raymus Antilles, mentre Obi-Wan torna su Tatooine e affida Luke agli zii Owen Lars e Beru Whitesun.

Nel frattempo Darth Fener e l'imperatore osservano la costruzione della Morte Nera.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Regia[modifica | modifica sorgente]

La vendetta dei Sith venne diretto da George Lucas, alla sua quarta regia nella saga da lui creata.[6] Lucas impostò il film ispirandosi allo stile del serial degli anni trenta «che erano di solito in dodici episodi, tutto è fatto con quello stile dalla recitazione, le scritte e gli elementi della storia affondano le radici in uno stile che dominava in quegli anni».[7] Nonostante continuasse a utilizzare uno stile classico, senza virtuosismi o angolature ardite, adoperò alcune tecniche mai viste prima in un film di Guerre stellari, come il lungo piano sequenza con cui si apre il film, in cui la cinepresa segue il volo degli astrocaccia di Obi-Wan e Anakin, usato per mettere in evidenza il rapporto di amicizia, e non più di sudditanza, che lega i due protagonisti.[8] La tecnica del piano sequenza venne utilizzata anche nell'inseguimento di Grievous su Utapau, dove il movimento di macchina senza tagli, spinto all'estremo, servì per trasmettere la sensazione di velocità dei mezzi di entrambi i duellanti.[9]

George Lucas, nel 2006.

Alla regia collaborarono inoltre il supervisore dell'animazione Rob Coleman, incaricato di girare i frammenti dal vivo impiegati nella sequenza su Kashyyyk, e Steven Spielberg, supervisore della previsualizzazione (ovvero storyboard animati al computer in maniera rudimentale utilizzati per pianificare le scene più complesse) delle maggiori sequenze d'azioni del film, lo scontro tra Grievous e Obi-Wan, il duello su Mustafar, quello tra Yoda e Palpatine e il montaggio dell'ordine 66, che l'autore sviluppò attraverso una narrazione visiva della presa di coscienza della morte, evocata e non mostrata esplicitamente.[10] Spielberg approfittò del compito per prendere confidenza con il processo della previsualizzazione, in previsione del suo massiccio utilizzo nel film che avrebbe girato da lì a breve La guerra dei mondi.[11][12]

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

La sceneggiatura del film venne scritta in parallelo alla creazione delle ambientazioni, un modo che Lucas riteneva utile per venire ispirato nella stesura dell'azione.[13] Secondo l'autore il film doveva basarsi sulla figura di Anakin, fulcro della trilogia e, in retrospettiva, della saga;[14] nelle intenzioni del regista, infatti, il terzo prequel avrebbe rimodulato il significato dell'intera serie, precedentemente incentrata su Luke Skywalker, ma ora diventata: «La storia della redenzione di Dart Fener. È una storia tragica, perché nessun malvagio si crede malvagio, pensa sempre di fare del bene. Si tratta di far vedere come una persona buona si trasforma in un personaggio malvagio».[14]

I lavori sulla storia de La vendetta dei Sith iniziarono nell'aprile del 2002, quando Lucas ideò un imponente prologo in cui si svolgevano sette battaglie su sette diversi pianeti e commissionò la realizzazione grafica di questi pianeti al reparto artistico. L'idea venne scartata quando Lucas capì che avrebbe dovuto fornire più motivazioni al passaggio di Anakin al lato oscuro. Eliminò quindi la gran parte delle scene di battaglia e decise di chiudere il primo atto con l'uccisione del conte Dooku.[6] Parte della sceneggiatura deriva dagli appunti elaborati dall'autore negli anni ottanta per avere un retroterra dei personaggi da condividere con i propri sceneggiatori e registi: «Anakin non fa che peggiorare» spiegò in una riunione con Lawrence Kasdan nel 1981 «e si scontra con Obi-Wan, che è costretto a duellare con lui e a gettarlo in un vulcano. Fener è a pezzi, perde l'altro suo braccio e la sua gamba e non rimane granché di lui quando le truppe dell'Imperatore lo ritrovano».[15]

Per potersi concentrare maggiormente sull'arco narrativo di Anakin, inoltre, il regista dovette eliminare anche la sottotrame legata al precedente episodio, L'attacco dei cloni, riguardante il mistero sulla cancellazione del pianeta Kamino dagli archivi Jedi.[7] Per lo stesso motivo, l'autore eliminò i molti collegamenti alla trilogia originale previsti, che avrebbero distratto gli spettatori dal nucleo centrale della storia.[13] In una delle prime bozze, Ian Solo sarebbe dovuto apparire all'età di dieci anni in una scena su Kashyyyk e Palpatine si sarebbe dovuto rivelare il padre di Anakin, creato dal cancellerie attraverso il controllo dei midi-chlorian, in maniera molto simile alla rivelazione finale presente in L'Impero colpisce ancora.[13] La lavorazione del film si svolse in maniera organica e fluida, tanto che Lucas continuò a scrivere la storia fino al 2004, durante le riprese aggiuntive.[13][6] Sebbene mai confermato dalla Lucasfilm, il commediografo e autore Tom Stoppard venne accreditato da più fonti per aver contribuito a revisionare i dialoghi della sceneggiatura.[6][16]

Durante la produzione i titoli papabili per il terzo prequel sono stati Rise of the Empire, An Empire Divided,[17] The Creeping Fear (rivelatosi poi un pesce d'aprile) e Birth of the Empire;[18] Lucas scelse infine Revenge of the Sith in omaggio al titolo originale de Il ritorno dello Jedi, inizialmente chiamato Revenge of the Jedi.[13]

Cast[modifica | modifica sorgente]

Natalie Portman, nel 2010.
Ewan McGregor, nel 2003.
Hayden Christensen, nel 2005.
  • Hayden Christensen interpreta Anakin Skywalker. Christensen apprezzò che la discesa del suo personaggio sia causata dall'amore che nutre per la moglie: «La loro relazione lo spinge a commettere questi orribili atti. Crede di farlo per Padmé, lei ovviamente non lo vede così e la cosa si sfascia. Ma è quello che colpisce tutti, me e credo la maggior parte del pubblico. La sua trasformazione è spinta dall'amore, è una cosa che mi piace molto»,[19] arrivando a definire la componente politica del film «Una cosa che nemmeno mi sfiora, capisco sia importante ai fini della storia, ma preferisco il contesto emotivo dei personaggi».[20] Christensen dovette allenarsi per tre mesi, più di quanto non avesse dovuto fare per le precedenti pellicole, per poter essere in grado di eseguire i vari duelli con la spada laser presenti nella pellicola;[12] ottenne inoltre di poter recitare anche le scene nel costume di Dart Fener, nonostante McCallum aveva già iniziato a contattare giocatori di basket abbastanza alti per la parte: «L'ho chiesto io ed è stato bello, ma molto faticoso. Faceva caldo, hanno provato a montare un sistema per l'aria condizionata ma non ha funzionato. È claustrofobico e la visione è limitata».[19]
  • Ewan McGregor è Obi-Wan Kenobi; l'attore, che interpreta il maestro Jedi, dovette seguire, come Christensen, degli intensivi addestramenti. Al riguardo, McGregor affermò che: «Non bisognava pensarci sopra. Arriva un punto in cui non puoi pensare "Adesso arriva qui, poi sulla spalla". Deve diventare fluido».[21] McGregor dovette subire dei ritocchi al viso, al colore dei capelli e della barba in modo da assomigliare ad Alec Guinness; per uniformarsi all'interpretazione dell'attore, inoltre, studiò a fondo le scene di Guinness in modo da essere aderente alla sua recitazione.[12]
  • Natalie Portman è Padmé Amidala che, ormai adulta, teme che il suo legame con Anakin possa compromettere le carriere di entrambi; secondo l'attice, Padmé «Possiede una personalità equilibrata, il suo ruolo è quello che per me rappresenta il vero significato del femminismo: invece che essere consumata dalla sete di potere ha fiducia nella democrazie e nell'umanità».[22] Il film mise in luce la relazione del personaggio con Obi-Wan, sottaciuta nella precedente pellicola e sviluppatasi nel periodo che intercorre tra i due episodi.[20] Portman descrisse la scena in cui il Jedi rivela a Padmé la natura del marito «Un momento di forte intimità, anche per il fatto che ci sono delle questioni sotterranee che scorrono: quanto si frequentavano i due? Sono amici solo attraverso Anakin? È stato bello sviscerare la cosa con George».[20]
  • Ian McDiarmid è Palpatine. L'attore si disse trepidante di lavorare sulla pellicola: «Sapevo che sarebbe stato il mio momento alla Dr. Jekyll e Mr. Hyde, alla Dorian Gray, dove un bene esteriore viene sovvertito da un male interiore. George [Lucas] durante le riprese si avvicinava sempre di più con la cinepresa, con questi primi piani molto intensi, quindi sapevo che dovevo dare del mio meglio per renderle giustizia».[23] Diametralmente opposti i suoi sentimenti nei confronti dello scontro fisico che Palpatine ha con Windu: «Non era un momento che attendevo con ansia, ma sapevo che sarebbe successo».[21] Venne brevemente istruito da Nick Gillard, il supervisore degli stunt, per poter riuscire a filmare i primi piani; per le altre riprese subentrò una controfigura, il cui volto venne in seguito sostituito al computer.[21]
  • Samuel L. Jackson interpreta Mace Windu; Jackson si disse entusiasta nel filmare la sequenza della propria morte, in quanto «Windu merita una morte degna di lui. E i duelli sono divertenti da preparare e da girare»;[17] appassionato della saga, l'attore descrisse il proprio personaggio come «In costante evoluzione, è stata un'esperienza grandiosa vedere il suo percorso nei tre film».[17]
  • Anthony Daniels è C-3PO; come nel precedente episodio, alcune scene sono state interpretate da una versione in grafica computerizzata, in quanto il costume del droide permetteva movimenti limitati all'attore. Ulteriori modifiche sono state effettuate in post produzione sul costume, in quanto, essendo lucidato, rifletteva l'immagine dei set circostanti e delle telecamere.[12]
  • Frank Oz è Yoda. Come per il precedente episodio, il personaggio venne creato al computer dagli animatori supervisionati da Rob Coleman, mentre Oz si limitò a prestare la propria voce. L'attore spese parole di encomio per il passaggio al digitale: «È bellissimo vedere Yoda fare cose impensabili prima d'ora, vedi la crescita del personaggio grazie a queste libertà di manovra. Certo, si perde la fisicità del pupazzo, ma è una minima perdita rispetto a quello che si guadagna».[24] Secondo Oz, gli animatori ebbero un compito ancora più arduo rispetto a L'attacco dei cloni: «Quello che dovevano fare in quel caso era mimare il mio lavoro, qui dovevano superare quello che avevo fatto io, c'è una vera transizione perché, oltre a rispettare il personaggio, gli dovevano conferire un po' più di vita».[24]
  • Jimmy Smits è Bail Organa; Smits descrisse la lavorazione del film in maniera positiva, affermando che «È bello poter fare di più in questa storia, sapevo di essere un politico e che avrei interagito con i personaggi per far muovere la trama molto di più che negli altri episodi, essendo la politica una parte integrante del film».[20]
  • Kyle Rowling è Grievous; Rowling interpretò il personaggio durante le riprese, fungendo da guida per gli animatori, che avrebbero poi sostituito l'attore in fase di post-produzione.[25] Grievous venne in seguito doppiato da Matthew Wood, fonico e sound design sul film. Wood rimpiazzò Gary Oldman, il quale, in trattative per fornire la sua voce al personaggio - arrivando perfino a registrare un provino vocale, venendo a sapere che il film sarebbe stato realizzato al di fuori dello Screen Actors Guild, interruppe le negoziazioni.[26] Il fonico era stato incaricato di registrare i provini e inserì anche il suo in mezzo agli altri, sotto le iniziali "A.S.", che stavano per Alan Smithee (pseudonimo che usano i registi quando disconoscono il proprio lavoro).[26]
  • Christopher Lee è Dooku. L'attore poté tornare a interpretare il braccio destro di Palpatine per un breve periodo di tempo, appena tre giorni: la lavorazione del film coincise con le riprese aggiuntive effettuate per Il Signore degli Anelli - Il ritorno del Re e tutte le scene con Lee vennero girate di fronte a uno schermo verde, in quanto il set della Invisible Hand non era ancora stato costruito.[27]
  • Silas Carson veste i panni di Nute Gunray e Ki-Adi-Mundi; grazie agli avanzamenti tecnologici intercorsi tra i precedenti episodi, Carson poté registrare anticipatamente i propri dialoghi, che vennero in seguito sincronizzati ai movimenti della bocca della maschera animatronica grazie al computer.[28] In questo modo, durante le riprese sul set, l'attore si concentrò soltanto sul movimento corporeo dei due personaggi.[28] Differenziò i loro caratteri attraverso la prossemica: Gunray, viscido e codardo, venne interpretato con movimenti sgraziati e inarcuati, mentre il Jedi Ki-Adi-Mundi risultò nobile ed elegante.[28]
  • Bruce Spence è Tion Medon. Nonostante il piccolo ruolo, l'attore australiano studiò a lungo la parte e le motivazioni del personaggio: «Per un po' ho riflettuto sulla saggezza dei gorilla, anche se sono animali enormi, in grado di schiacciarti, posseggono molta tenerezza e un'atavica saggezza».[28]

Cameo[modifica | modifica sorgente]

Numerosi furono i camei presenti in questo episodio. Nella sequenza ambientata all'Opera di Coruscant, Lucas compare nelle vesti del Barone Papanoida, assieme alle due figlie. Nella stessa scena appare anche Anthony Daniels, riprendendo un personaggio comparso nel precedente episodio, e i supervisori John Knoll, Rob Coleman e Roger Guyett; Jett Lucas, figlio del regista, interpreta uno degli ultimi padawan che tentano di scappare dai cloni soldati; Nick Gillard, il coordinatore degli stunt, appare in un ologramma, mentre si difende da Anakin, nel Tempio Jedi, con il nome di Cin Drallig (il suo nome letto al contrario senza la K).[7] Nello stesso ologramma compare anche la figlia del produttore del film Rick McCallum, Mousy McCallum, nel ruolo della Jedi Bene.[7] Un altro cameo è costituito da Jeremy Bulloch, nel ruolo di Colton, pilota della Tantive IV. Nella scena finale del funerale ha una parte anche l'attrice Keisha Castle-Hughes.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Con un budget di 113 milioni di dollari,[29] le riprese del film iniziarono il 30 giugno 2003 e si conclusero il 30 settembre dello stesso anno.[17] L'unità principale, guidata da Lucas, operò negli studi della 20th Century Fox a Sidney, dove vennero allestiti 67 set.[30] Una seconda unità venne invece utilizzata per riprendere singoli elementi o ambientazioni: i monti di Grindelwald per Aldeeran,[20] Phuket, in Thailandia, e Guilin, in Cina, per Kashyyyk.[31] Nel novembre del 2002, inoltre, il produttore Rick McCallum e l'operatore Ron Fricke erano stati inviati dallo stesso Lucas in Italia per filmare l'attività vulcanica dell'Etna, le cui eruzioni sarebbe poi state usate per il paesaggio di Mustafar.[12]

Nell'agosto del 2004 si resero necessarie ulteriori riprese,[32] per fornire inquadrature di raccordo o per girare scene inedite elaborate nel processo di montaggio. «Ci sono registi che girano i film. Io giro intorno ai film» ebbe a dire Lucas «Il copione è un punto di partenza, creo il film in sala di montaggio, quindi a volte sono necessari degli aggiustamenti in corso d'opera».[12] I pick-up, così chiamati in gergo tecnico, vennero effettuati agli Shepperton Studios.[33]

Design e scenografia[modifica | modifica sorgente]

La vendetta dei Sith introdusse diversi nuovi personaggi e scenari, come il generale dei droidi Grievous, gli abitanti di Utapau e il destriero di Obi-Wan, Boga. Quest'ultimo, nelle intenzione di Lucas, sarebbe dovuto essere un animale nobile e potente dalle fattezza anfibie. Gli artisti sperimentarono con varie tipologie di lucertole, tra cui quelle alate, per poi finalizzare il disegno su animale che mischiasse le caratteristiche di un geco con quelle di un uccello. Su suggerimento di Lucas, venne aggiunta una criniera di piume, conferendo all'animale la forte espressività dei felini.[34] Per l'aspetto di Grievous, Lucas non aveva idee chiare e dette istruzioni agli artisti di ispirarsi a immagini mortuarie, senza però limitarli con specifiche richieste. Il reparto concepì quindi una vasta gamma di personaggi, tra cui un minaccioso bambino, finché Warren Fu, ispirato dal profilo di una bottiglietta spray, non ideò il design prescelto dal regista; Grievous si concretizzò in un cyborg, un «alieno nel guscio di un droide, che avrebbe ben profetizzato il destino di Anakin», secondo lo stesso Lucas.[35] I dettagli vennero poi realizzato dallo scultore Robert Barnes, che conferì al cranio del personaggio l'aspetto di una coda di scorpione.[34] Gli abitanti di Utapau vennero originariamente disegnati per abitare il pianeta lavico di Mustafar e vennero concepiti come esseri alti e magri, dall'aura sacerdotale,[28] ai quali venne applicato un design che mischiava gli aztechi alla moda degli anni venti.[36]

Tion Medon, il cui aspetto simmetrico mischia influenze religiose, design aztechi ed echi agli anni ruggenti.[36]

I concept artist, capitanati dai supervisori Ryan Church ed Erik Tiemens, ebbero la possibilità di lavorare anche su personaggi già apparsi nella trilogia originale, come i Wookie, i cui mezzi di trasporto omaggiarono lo stile rinascimentale di Leonardo da Vinci e le cui dimore fusero il design già stabilito da Ralph McQuarrie ne The Star Wars Holiday Special e i dettami dell'architettura organica di Frank Lloyd Wright,[31] o Dart Fener, che appare nelle ultime sequenze del film; il suo costume venne ridisegnato in quanto gli artisti si accorsero che la maschera era stata scolpita in maniera asimmetrica decisero di uniformare il volto per renderlo simmetrico.[10] Anche le astronavi venne rimodulate per avvicinarle alla classica forma triangolare delle navi imperiali viste nei film originali.[37] Da quest'ultimo, Lucas trasse alcuni design rimasti inediti e utilizzò gli schizzi di Joe Johnston per la nave di Grievous, la Invisible Hand e i veicoli corazzati usati dai cloni su Kashyyyk.[20][37]

Come per i precedenti episodi, la scenografia del film venne curata da Gavin Bocquet, il quale collaborò con il reparto artistico, per stabilire il design delle varie scene, e con quello della carpenteria, per supervisionare la costruzione degli sfondi.[38] La vendetta dei Sith, svolgendosi su molti pianeti diversi, presenta una varietà di stili scenografici che dovevano essere ben differenziati tra di loro, per far comprendere immediatamente allo spettatore dove fosse ambientata l'azione.[10]

Kashyyk, il pianeta dei Wookie, adottò le atmosfere dell'isola del Pacifico di Bora Bora, alla quale venne applicata una tavolozza di colori spenti per rendere l'idea della guerra;[31] Utapau, il pianeta dove si rifugia Grievous, venne immaginato come un luogo dallo stile organico, con grandi strutture ossee, simili a scheletri di ragni.[39][40] Tuttavia, in seguito alla creazione di un lungo inseguimento tra il cyborg e Obi-Wan, venne riprogettata l'intera cittadella sotterranea di Pau City, già ideata negli anni settanta da Ralph McQuarrie,[39] e ridefiniti molto elementi del pianeta, che Lucas voleva più industriale e meno naturale.[9] Anche Mustafar, il pianeta su cui si svolge il lungo epilogo del film venne influenzato da un aspetto ingegneristico, con uno stile da altoforno.[12] La ferocia del paesaggio lavico, già papabile sfondo per la dimora di Fener ne L'Impero colpisce ancora e come base dove Palpatine si rifugia ne Il ritorno dello Jedi,[41] si mosse in parallelo alla storia e gli artisti, nel tentativo di proporre forme chiare e iconiche, unirono due diverse concezioni del pianeta, un ambiente allo stesso tempo selvaggio e controllato, in parte basato sulle cordigliere del Grand Teton, nel Wyoming.[41][10]

Gli artisti pensarono di distinguere ogni pianeta, oltre che con vari stili architettonici, in base al tipo di guerra che si sta svolgendo: il dinamismo degli scontri su Kashyyk venne ispirato dallo sbarco in Normandia e dalla battaglia di Iwo Jima,[31] Mygeeto doveva ricordare l'offensiva delle Ardenne,[10] mentre Felucia venne influenzata dall'aspetto del Vietnam.[10]

Fotografia[modifica | modifica sorgente]

La fotografia del film venne curata da David Tattersall, già direttore della fotografia degli altri due episodi della trilogia. Tattersall si occupò principalmente dell'illuminazione dei set, in quanto Lucas preferì scegliere in anticipo le inquadrature delle scene;[42] il direttore della fotografia definì lo stile del film classico, per scelta delle angolazioni, tagli, primi piani e composizione del quadro: «Non ci sono movimenti di macchina radicali o illuminazioni ardite, niente deve attirare attenzione sulla fotografia».[42] Lucas dette istruzioni a Tattersall anche per quanto riguardava le coperture, ovvero la quantità di girato ripresa da più angolature da poter utilizzare in sede di montaggio.[12] A tale scopo sul set vennero usate due cineprese, con diversi punti di vista: «Così che ho una interpretazione davvero buona posso utilizzarla da più posizioni».[12]

Secondo Tattersall, il compito più arduo del suo lavoro fu quello di creare luci in scene che sarebbero state abbinate a effetti speciali, in particolare la sequenza su Mustafar, dove la scenografia reale era ridotta al minimo e le fonti di luci, rappresentate dalla lava, erano in continuo movimento,[12] o quella della nascita di Dart Fener, in cui andava creata una luce zenitale che conferisse la sensazione di essere in un luogo «A metà tra un ambulatorio odontoiatrico e una sala interrogatori».[43]

Trucco[modifica | modifica sorgente]

La realizzazione delle protesi e del trucco delle creature aliene presenti nel film fu supervisionata da Dave Elsey; il compito più imponente per il truccatore fu la costruzione dei costumi e della maschere degli Wookie: vennero costruiti sei costumi in fibra di vetro e altrettante maschere, più di quante ne fossero mai state fatte prima.[44] La squadra di Elsey ebbe difficoltà a scolpire il muso dei Wookie perché non esistevano immagini dei loro volti senza la pelliccia;[44] solo grazie a delle rare foto di scena provenienti dal set del primo Guerre stellari fu possibile visionare la struttura della maschera, alla quale i truccatori applicarono manualmente i singoli peli, invece che incollarli, in modo che sembrassero crescere dalla pelle.[44]

Altro elemento importante per Elsey fu il trucco delle ustioni sul corpo di Anakin nel finale del film, per il quale dovette a lungo consultarsi con Lucas su quanto accurate dovessero essere le lesioni: «Io ci tenevo a far vedere che il danno era grave, gli sono successo cose brutte che gli hanno formato il carattere».[14] Dello stesso parere era il regista, per il quale «Era importante far vedere la trasformazione fisica perché dovrà vivere con questa sofferenza per il resto della sua vita».[14] Nonostante i due convennero su un certo grado di stilizzazione delle ustioni, Elsey premette per realizzare ferite quanto più realistiche possibili.[45] «Ogni volta che mettiamo il trucco è l'unica volta che può essere usato perché i pezzi sono molto delicati» disse l'artista a proposito della metodologia di lavoro «sono fatti di schiuma di lattice e i bordi sono sottilissimi per poter amalgamarsi con la pelle e quando togli il trucco distruggi tutto il pezzo».[45]

Effetti speciali[modifica | modifica sorgente]

Grievous venne animato come se non avesse il controllo dei propri movimenti.[46]

Gli effetti speciali del film, a opera della Industrial Light & Magic, vennero supervisionati da John Knoll. A causa del carico di scene, a metà della lavorazione venne chiamato un secondo supervisore, Roger Guyett, per lavorare alla complessa sequenza su Mustafar,[12] il quale optò per un'immagine sottoesposta, «In modo che avesse un look da film horror, quasi fosse un inferno dantesco»[20]

Oltre all'uso della grafica computerizzata, venne costruito un modello in scala 1:134 del paesaggio roccioso, inclinabile fino a dieci gradi, dove venne fatta scorrere una mistura di metilcellulosa e sughero illuminata dal basso e colorata d'arancione per simulare la lava;[20][47] i tecnici preferirono filmare fisicamente il fluido piuttosto che ricrearlo al computer, in quanto difficilmente controllabile da un elaboratore;[12] alla stessa maniera, gli enormi alberi-casa su Kashyyyk vennero filmati grazie all'utilizzo di un modellino alto quattro metri in scala 1:72, orientato da varie angolazione per permettere più riprese e far sembrare la spiaggia popolata da una vera foresta.[48]

Rob Coleman si occupò invece di supervisionare le animazioni sul film, guidando un gruppo di artisti che dessero vita ai numerosi personaggi della pellicola, per un totale di 1 269 sequenze animate.[12] L'esercito degli Wookie venne realizzato con sei attori in costumi e la tecnica della motion capture, che permise di moltiplicare i soldati, dando loro diversi atteggiamenti.[44] Al contrario, il personaggio di Grievous venne animato manualmente,[46] senza l'aiuto della motion capture: «Volevamo si muovesse in modo diverso, come se non avesse il completo controllo delle sue parti meccaniche, una cosa che sembrasse minacciosa e strana»,[46] concentrandosi maggiormente sugli occhi, che dovevano trasmettere l'aggressività del generale.[46] I veicoli derivati dalla trilogia originale, come gli AT-RT, basati sugli AT-ST, vennero animati seguendo con fedeltà il lavoro di Phil Tippett e mimando il più possibile la tecnica del passo uno.[20]

Nell'intervallo di produzione tra il secondo e il terzo episodio, il team di Coleman, per prendere confidenza con le lunghe scene di recitazione previste per il personaggio, animò tutte le sequenze de La minaccia fantasma in cui compare Yoda, sostituendo quindi il pupazzo con la versione digitale dello stesso.[24] Secondo il supervisore dell'animazione, Lucas non avrebbe potuto scrivere le scene dell'ultimo prequel prima, perché la recitazione del personaggio non sarebbe stata adeguata: «Ci sono dei bellissimi primi piani in questo film e un lungo colloquio tra lui e Anakin, che non credo George avrebbe scritto per Episodio II, non si sarebbe fidato di farci recitare. Ma ora sappiamo destreggiare le reazioni, le espressioni facciali, il dubbio, l'atto del pensare».[24] Oltre al rodaggio degli artisti, l'animazione di Yoda venne perfezionata grazie al nuovo programma di rendering per la diffusione ottica sottocutanea,[48] che aumentò il realismo della pelle e delle trasparenze.[48] A tal scopo, inoltre, Coleman effettuò delle riprese di riferimento per avere un riscontro accurato dei cambiamenti del volto sottoposto a sforzi, necessarie soprattutto per il duello finale con Palpatine.[49]

Effetti sonori[modifica | modifica sorgente]

Ben Burtt creò gli effetti sonori del film partendo dalla libreria di suoni che aveva ideato per i precedenti episodi; coadiuvato da Matthew Wood, supervisore del doppiaggio e dei rumoristi, Burtt fece ricorso a effetti reali per rendere concrete le atmosfere esotiche dei vari pianeti, in particolare Mustafar, dove il designer usò registrazioni di vento e tuoni per il rombo dei vulcani, e lo scoppio di mortai militari, suoni d'acqua o perfino quello di una pala immersa nel fango per i fiumi di lava.[12] Ancora, la persistente tosse di Grievous venne creata partendo dalle registrazioni di Lucas, che durante le riprese aveva la bronchite e tossiva spesso.[6]

Il missaggio sonoro, supervisionato dallo stesso Burtt, venne effettuato per la prima volta con Pro Tools, che permise di intervenire sulle tracce audio «chirurgicamente, in ogni momento fosse necessaria una modifica», secondo Burtt «una cosa del genere non era mai stata fatta per un film su questa scala».[12]

Montaggio[modifica | modifica sorgente]

Il montaggio della pellicola venne realizzato da Ben Burtt e Roger Barton; il primo lavorava al ranch della Lucasfilm, a San Francisco, il secondo a Sidney, in contemporanea alle riprese negli studi della Fox, grazie alla tecnologia digitale, che permise di ottenere - e montare - i giornalieri in maniera quasi immediata. Come ebbe a dire Burtt, «Ogni inquadratura è come una parola all'interno di una frase e sta al montatore metterle insieme per raccontare la storia».[50]

Una volta terminate le riprese, Lucas lavorò a stretto contatto con i due per montare la pellicola; il primo montaggio del film, della durata di quattro ore, venne snellito per raggiungere la metà del tempo.[26] Durante questa fase, la preferita del regista, molte sequenze vennero reiventate e riscritte,[12] occorrendo a volte il ritorno sul set per girare inquadrature apposite.[33] Per determinate scene, come quelle del duello finale, il copione costituì soltanto il punto di partenza, venendo rimodulato più volte durante la post-produzione.[33]

Scene eliminate[modifica | modifica sorgente]

Molte delle scene eliminate dal film vennero tolte per questioni di tempistica, specialmente nella prima sequenza, quella del salvataggio di Palpatine, che nel primo montaggio durava più di un'ora:[51] venne espuntata la morte di Shaak Ti per mano di Grievous, una sezione in cui Obi-Wan e Anakin finiscono nello scafo della Invisible Hand,[52] un dialogo tra i due nell'ascensore e una breve sequenza in cui la nave si ribalta.[11]

Sempre per ragioni di tempo e per focalizzare l'attenzione sui travagli di Anakin, venne espuntata un'intera sottotrama riguardane la nascita dell'Alleanza Ribelle, in cui Padmé e Bail Organa radunano un gruppo di senatori dissidenti,[52] e un dialogo tra Yoda e lo spirito di Qui-Gon Jinn, in cui il maestro Yoda viene istruito circa il metodo per garantire all'anima di uno Jedi defunto di apparire liberamente nel mondo dei vivi, unendosi alla Forza, cosa che prima di allora non era mai stata possibile.[11][53]

Altri tagli riguardarono l'accorciamento di sequenze complesse come la fuga di Grievous da Utapau, la battaglia su Kashyyyk, il montaggio dell'Ordine 66 - una differente versione della morte di Shaak Ti e la presenza di cloni camuffati da Jedi nel Tempio -, e gli scontri alternati di Yoda con Palpatine e di Obi-Wan con Anakin.[11] Lucas decise inoltre di rimuovere dal finale della pellicola l'esilio di Yoda su Dagobah perché avrebbe cozzato con le scene riguardanti la famiglia Skywalker.[52] Non viene inoltre detto chi avesse cancellato il nome di Kamino dall'Archivio del Tempio Jedi e tantomeno il perché della creazione dell'esercito di cloni per ordine di Sifo-Dyas, poi spiegato nel romanzo Labyrinth of Evil.

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

A realizzare la colonna sonora del film venne chiamato John Williams, artefice di tutte le musiche della serie. Già nel novembre del 2001, Williams descrisse le proprie intenzioni per l'ultimo episodio della saga: «George mi ha raccontato come finirà e quando l'ho sentito gli ho detto che si sbrigasse a farlo, perché sarà un finale favoloso».[54] Dopo aver visionato la pellicola nel gennaio del 2005, il compositore si mise all'opera, avendo a disposizione dieci settimane per scrivere tutte le musiche.[54]

«Il film è certamente il più cupo dei sei» disse Williams «ma la musica non deve necessariamente sottolineare l'oscurità o la rabbia degli eventi, quanto più, credo, potrebbe suscitare compassione negli occhi di chi guarda la caduta di un eroe verso il male».[55] Williams limitò il riutilizzo dei temi classici al brano A New Hope, derivazione diretta delle sonorità del primo Guerre stellari e, su suggerimento di Lucas, Williams riprese la composizione di ispirazione religiosa Duel of the Fates, usato per il finale de La minaccia fantasma,[55] integrandola nel duello tra Yoda e Palpatine, alla quale venne affiancata il nuovo tema centrale del film, Battle of the Heroes, un motivo dal ritmo sostenuto con una massiccia presenza di ottoni e di tonalità tragiche, perché «Quelli che stanno duellano sono amici».[12] La colonna sonora mostrò una varietà di soluzioni inedite per la serie,[54] come Padmé's Ruminations, una partitura lamentosa, creata con strumenti a corda, per rendere l'ansia e la disperazione del personaggio,[54] o The Birth of the Twins and Padmé’s Destiny,[54] in cui il coro di campane tubolari esprime la gravità emotiva della situazione.[54] A opera della London Symphony Orchestra, le registrazioni della colonna sonora si concluse il 17 febbraio 2005, con un arrangiamento esteso di The Throne Room, una traccia originariamente apparsa in Guerre stellari. Alcuni membri dell'orchestra, come il trombettista Maurice Murphy, presente in tutti e sei i film della saga, si dissero molto commossi dell'occasione.[54]

Il compositore John Williams

Album[modifica | modifica sorgente]

La colonna sonora ricevette recensioni molto positive da parte dei critici, che accostarono il lavoro di Williams alle opere sinfoniche di Claude Debussy e decretarono La vendetta dei Sith «Una delle colonne sonore che hanno reso Williams una leggenda. È un capolavoro che chiude la serie con alcuni dei momenti musicali più importanti nella storia del cinema».[56]

Tracce[modifica | modifica sorgente]

  1. Star Wars and the Revenge of the Sith - 7:31
  2. Anakin's Dream - 4:46
  3. Battle of the Heroes - 3:42
  4. Anakin's Betrayal - 4:03
  5. General Grievous - 4:07
  6. Palpatine's Teachings - 5:25
  7. Grievous and the Droids - 3:27
  8. Padmé's Ruminations - 3:16
  9. Anakin vs. Obi-Wan - 3:57
  10. Anakin's Dark Deeds - 4:05
  11. Enter Lord Vader - 4:14
  12. The Immolation Scene - 2:41
  13. Grievous Speaks to Lord Sidious - 2:49
  14. The Birth of the Twins and Padmé's Destiny - 3:37
  15. A New Hope and End Credits - 13:05

Tempo totale: 72:09

Il cd, uscito il 3 maggio 2005, è compreso in cofanetto, al quale è stato allegato un DVD, intitolato Star Wars: A Musical Journey, nel quale si ripercorrevano, tramite video - clip, tutti i temi più famosi dei sei film. Ogni clip è presentata da Ian McDiarmid. In Spagna l'album ha raggiunto la prima posizione nella classifica rimanendo in classifica per 40 settimane ed ha raggiunto la nona posizione in Francia ed Australia, la dodicesima in Austria e la sedicesima in Italia.

Il disco, inoltre, è stato scelto per far parte della classifica di Amazon.com "Top 100 Editor's Picks of 2005" (alla posizione n°83).

Star Wars: A Musical Journey[modifica | modifica sorgente]

Star Wars: A Musical Journey è un DVD bonus, incluso nel cofanetto della colonna sonora. Il disco, della durata di 71 minuti, contiene una collezione di video musicali da tutti e sei i film della saga. La musica è stata rimasterizzata nel sistema audio Dolby Digital. Contiene inoltre un trailer del videogioco Star Wars Episodio III: La vendetta dei Sith. I vari filmati sono preceduti da un'introduzione facoltative da parte dell'attore Ian McDiarmid.

Star Wars: A Musical Journey contiene i seguenti video, che sono stati assemblati per combaciare con la musica e contengono parti parlate:

  1. "A Long Time Ago" —
    "20th Century Fox Fanfare" / "Star Wars Main Title" (da tutti i film della serie)
  2. "Dark Forces Conspire" —
    "Duel of the Fates" (da Star Wars Episodio I - La minaccia fantasma)
  3. "A Hero Rises" —
    "Anakin's Theme" (da Star Wars Episodio I - La minaccia fantasma)
  4. "A Fateful Love" —
    "Across The Stars" (da Star Wars Episodio II - L'attacco dei cloni)
  5. "A Hero Falls" —
    "Battle of the Heroes" (da Star Wars Episodio III - La vendetta dei Sith)
  6. "An Empire is Forged" —
    "The Imperial March" (da Guerre stellari - L'Impero colpisce ancora)
  7. "A Planet that is Farthest From" —
    "The Dune Sea of Tatooine" / "Jawa Sandcrawler" (da Guerre stellari)
  8. "An Unlikely Alliance" —
    "Binary Sunset" / "Cantina Theme" (da Guerre stellari)
  9. "A Defender Emerges" —
    "Princess Leia's Theme" (da Guerre stellari)
  10. "A Daring Rescue" —
    "Ben's Death" / "TIE Fighter Attack" (da Guerre stellari)
  11. "A Jedi is Trained" —
    "Yoda's Theme" (da Guerre stellari - L'Impero colpisce ancora)
  12. "A Narrow Escape" —
    "The Asteroid Field" (da Guerre stellari - L'Impero colpisce ancora)
  13. "A Bond Unbroken" —
    "Luke and Leia" (da Guerre stellari - Il ritorno dello Jedi)
  14. "A Sanctuary Moon" —
    "The Forest Battle (Concert Suite)" (da Guerre stellari - Il ritorno dello Jedi)
  15. "A Life Redeemed" —
    "Light of the Force" (da Guerre stellari - Il ritorno dello Jedi)
  16. "A New Day Dawns" —
    "Throne Room" / "Finale" (da Guerre stellari)

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Data di uscita[modifica | modifica sorgente]

La pellicola venne presentata in anteprima il 15 maggio 2005 al Festival di Cannes, fuori concorso, per poi debuttare nel resto del mondo nei giorni seguenti:[57]

Divieti[modifica | modifica sorgente]

Il film fu distribuito - prima occorrenza nella saga di Guerre stellari - con il visto censura "divieto di visione ai minori di 13 anni non accompagnati" in gran parte delle nazioni in cui uscì, eccezione fatta per Brasile, Regno Unito, Germania e Islanda, dove fu vietato ai minori di 12 anni, mentre a Singapore, in Canada, Corea del Sud, Australia, Giappone, Messico, Spagna, Ungheria, Filippine e Italia fu consentita la visione a tutti.[58] Questi divieti, i più restrittivi di tutta la saga, furono imposti a causa delle intense scene finali, cariche di un peso emotivo molto forte e di una dose di violenza più spinta rispetto al resto della storia.

Edizione italiana[modifica | modifica sorgente]

Doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

Il doppiaggio italiano del film venne curato dalla Dubbing Brothers International Italia. Mauro Trentini curò i dialoghi italiani, mentre la direzione del doppiaggio venne affidata a Francesco Vairano, su esplicita richiesta della casa di produzione statunitense.[59] Sempre dietro pressioni dello studio, Vairano cambiò le voci di Palpatine e Dooku: i provini dei personaggi vengono vinti dallo stesso Vairano e da Omero Antonutti (già doppiatore di Christopher Lee ne Il Signore degli anelli).[59] Altro cambiamento avvenne per Yoda, doppiato da Sandro Pellegrini a causa della morte di Marcello Mandò, precedente doppiatore del personaggio.

L'adattamento, che mantenne, su richiesta dei fan,[60] il nome italiano di Dart Fener, ricevette diverse critiche, sia per quanto riguarda i dialoghi, ritenuti troppo grossolani, sia per il doppiaggio di Palpatine, tacciato di avere una tonalità da cattivo simile a quella del Dottor Male.[61]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Incassi[modifica | modifica sorgente]

La vendetta dei Sith debuttò il 19 maggio 2005 nei cinema statunitense, guadagnando 16 milioni e mezzo dalle 2 900 proiezioni di mezzanotte. In totale l'incasso del primo giorno di programmazione ammontò a 50 milioni di dollari, record assoluto all'epoca.[62] Con i soli guadagni del 19 maggio il film infranse quattro record: maggior incasso per una proiezione notturna (precedentemente appartenuto a Il ritorno del Re, con 8 milioni), miglior incasso per il giorno d'apertura (Spider-Man 2, con 40,4 milioni di dollari), incasso per il singolo giorno (Shrek 2 con 44,8 milioni di dollari) e miglior incasso del Mercoledì (Matrix Reloaded con 37,5 milioni di dollari). In soli cinque giorni il film divenne il maggior incasso negli Stati Uniti dell'anno.[62] Il film smise di essere proiettato nei cinema americani il 20 ottobre 2005, arrivando a guadagnare 380 270 577 sul suolo statunitense.[62]

Uscito nel maggio del 2005 in gran parte del mondo, il film incassò globalmente circa 850 000 000 $, classificandosi secondo, dietro solo a Harry Potter e il calice di fuoco, nella classifica del film più remunerativi dell'anno.[62]

In Italia il film ha incassato circa 16 480 000 €, rimanendo in testa al box office per tutta l'estate e risultando uno dei maggiori incassi dell'anno (è sedicesimo nella lista dei film che hanno guadagnato di più nel 2005), nonostante non abbia incontrato i favori del pubblico e dei distributori, che si aspettavano un ricavato maggiore da un film di così ampia popolarità.[63]

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il film ricevette critiche contrastanti, seppur per la maggior parte positive, tanto che l'aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes registrò l'80% di freschezza.[64] I commentatori, pur mettendo in luce la superiorità della pellicola rispetto ai due precedenti episodi, si pronunciarono in maniera diametralmente opposta su molti aspetti: McGregor, Portman e McDiarmid ottennero molti plausi per aver reso vitali e incisivi i loro personaggi,[3][65] ma anche diverse critiche sulla loro monotonia interpretativa;[66] la prova d'attore di Christensen, bocciata dai più, venne definita «imbarazzante» da alcuni,[66] «in stato di grazia» da altri.[2] Non furono concordi nemmeno sull'intensità delle scene, definite «ai limiti dell'horror»[65][67] o liquidate come «cosa da poco rispetto ai canoni post-tarantiniani su cui il cinema dei nostri giorni è tarato».[68]

Smith definì il film: «Una meraviglia da vedere, supera tutte le aspettative che avevo fin da bambino».[65]

Marco Consoli, sul mensile Ciak descrisse il film come «Un viaggio negli abissi dell’animo umano, che Lucas conduce con perfetto controllo della sua miracolosa tavolozza digitale»[2], mentre i critici Funagalli e Cotta Ramosino lo sconsigliano definendolo soltanto un traino per il merchandising, come gli innumerevoli videogiochi e pupazzetti.[67] Marco Spagnoli, dal sito Fantascienza.com affermò che il film è reso respingente dal suo andamento nevrotico e dalle potenzialità inespresse: «Le situazioni sono affascinanti, le parole sono mediocri; il tema è fortissimo e seducente, il suo sviluppo è in certi momenti imbarazzante»;[61] su una delle sezioni del sito, Fantasy Magazine, Massimo Manganelli sottolineò le mancanze del regista: «Lucas mostra tutti i difetti del suo cinema, che erano forse un tempo scusabili con la sua giovane età: i dialoghi sono farciti di frasi fatte e luoghi comuni da bastare per dieci pellicole [...]; le sue sceneggiature sono piene di incongruenze e buchi che la grandeur scenografica non riesce più a mascherare».[69] Roberto Nepoti, invece, su La Repubblica scrisse che: «Il popolo degli appassionati sarà contento dell'ultimo atto. Come nelle degustazioni più ricercate, Lucas ha riservato il meglio per la fine».[5]

The Seattle Times recensì positivamente la pellicola, affermando che: «Non è perfetta, ma supera le basse aspettative ed è un addio emozionato e divertente alla saga, riallacciandosi con grazie al film originale»,[3] e il regista Kevin Smith si espresse in termini molto positivi, scrivendo: «Il film è, semplicemente, una figata pazzesca; è così tragico che vi sembrerà di guardare Otello o Amleto».[65]

Di tutt'altro avviso le opinioni del New Yoker, che bocciò il film: «L'opinione generale considera il film un miglioramento rispetto agli altri due episodi; è vero, ma nella stessa maniera per cui morire di cause naturali è preferibile alla crucifissione»,[4] e di Roger Ebert, che dichiarò lapidario: «I biglietti d'auguri sono più intensi e passionali dei dialoghi tra i due innamorati».[70] Ai diversi commenti che paragonarono La vendetta dei Sith a L'Impero colpisce ancora per essere entrambi i più seri, oscuri e introspettivi delle rispettive trilogie,[3] The Washington Post rispose, raffreddando gli animi, che: «Se i fan stanno aspettando la seconda venuta, è già successa nel 1980».[66]

La critica d'arte Camille Paglia definì il lavoro di Lucas il film grande lavoro d'arte degli ultimi trent'anni: «Ha un valore artistico, un potere emozionale e un impatto globale maggiori di qualsiasi artista contemporaneo».[71]

Molti si espressero a favore del film anche per la capacità di trattare temi vicini alla situazione politica statunitense dell'epoca: la scena della nascita dell'Impero, in cui Padmé pronuncia la frase «È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi»,[3] così come le manovrazioni di Palpatine, atte a rendere la galassia un posto più sicuro, vennero viste come una critica da parte di Lucas all'amministrazione Bush e al Patriot Act.[3]

Promozione[modifica | modifica sorgente]

Costata 33 milioni e ottocentomila dollari,[72] la campagna pubblicitaria del film fu incentrata sulle tradizionali tipologie promozionali come poster, trailer e clip dedicate ai nuovi personaggi e al ritorno dei protagonisti originali.

Locandina[modifica | modifica sorgente]

Il poster del film venne ideato da Drew Struzan, già ideatore dei poster dei prequel e delle edizioni speciali della trilogia originale, apprezzato da Lucas a tal punto da obbligare il marketing a utilizzare i dipinti di Struzan come unico poster per tutti i paesi in cui il film veniva venduto. L'artista lamentò le interferenze della Lucasfilm sul risultato finale,[73] frutto di due diverse opere: «Realizzai varie incarnazioni del disegno, ma a un certo punto lo studio inserì un mio disegno di Fener, una testa enorme che avevo disegnato, sullo sfondo, molto più grande di quella che avevo dipinto io; la cosa mi ha irritato molto perché la composizione ora è sbilenca».[74]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Edizioni home video[modifica | modifica sorgente]

VHS[modifica | modifica sorgente]

La VHS di La vendetta dei Sith venne distribuita, nel novembre 2005, soltanto in Australia, Regno Unito, Germania e Finlandia, a causa del progressivo restringimento del mercato delle videocassette sul territorio statunitense.[75][76]

I cofanetti DVD della trilogia dei prequel nella versione del 2008.

DVD[modifica | modifica sorgente]

Il DVD del film entrò in commercio negli Stati Uniti a partire dal 1º novembre 2005;[19] composto da due dischi, il DVD contiene il film nella versione cinematografica, il commento audio di George Lucas, Rick McCallum, Rob Coleman, John Knoll e Roger Guyett, e una serie di contenuti supplementari, tra cui scene tagliate, il documentario In un minuto sulla realizzazione del film, gallerie promozionali, trailer, spot televisivi, un video musicale e una serie di documentari web originariamente apparsi sul sito ufficiale della saga (Due mondi, un film..., ...Un mondo, due film, Creare il generale Grievous, Quest’arma è la tua vita, I giornalieri di oggi, Disegni epici di un universo in espansione, C-3PO: il suo momento di gloria, Scene rifatte e buone, Diventare Obi-Wan Kenobi, Gli Wookiee sono tornati, B-107: la vita di un nastro HD, Le creature dell’episodio III, Eternamente avvincente: la colonna sonora dell’Episodio III e Diventare Sidious).

Il film subì una singola modifica, nel finale: la versione cinematografica mostrava il passaggio tra l'inquadratura di Obi-Wan sulla nave che sta lasciando Mustafar e quella su Anakin in agonia con una tendina, mentre il DVD la sostituì con un taglio netto.[77]

Il DVD del film ottenne ottime recensioni,[78][79] arrivando perfino a superare, per alcuni, l'esperienza cinematografica: «Se non siete fortunati abbastanza da vivere vicino a un cinema con un proiettore digitale, non avete mai visto davvero questo film. L'immagine del DVD, proveniente direttamente dal master digitale del film, non è niente in confronto all'immagine su pellicola. I colori sono espressivi e audaci, gli incarnati accurati e le spade laser cristalline. Ci sono scene che vorrete rivedere più e più volte tanto sono belle».[78] Critiche più severe vennero fatte al compartimento di contenuti speciali, discreti ma non in quantità sufficiente, tanto da far ipotizzare una eventuale riedizione futura da parte della Lucasfilm.[78]

Il 4 novembre 2008 i tre DVD dei prequel vennero riediti in un unico cofanetto con una nuova grafica, senza contenuti aggiuntivi.

Blu-Ray Disc[modifica | modifica sorgente]

Il 16 settembre 2011 (il 13 in Italia) uscì l'intera esalogia in Blu-ray in tre cofanetti: uno contenente la trilogia originale, un altro la trilogia prequel e infine uno con la saga completa.[80] I nove dischi, oltre ai film, comprendevano Gli Archivi di Star Wars, con scene tagliate, modellini, costumi e interviste, e un intero disco dedicato ai documentari (Guerrieri Stellari, The Making of Star Wars, L'Impero colpisce ancora: Effetti Speciali, Mostri Classici: Il Ritorno dello Jedi, Una conversazione con i maestri: L'Impero colpisce ancora 30 anni dopo, Anatomia di un Dewback, La tecnologia di Star Wars e un'antologia di parodie della saga).[80]

Il film venne modificato solo minimamente: quando le truppe di cloni atterranno su Utapau per attaccare Grievous, invece di rimanere in silenzio, li si sente urlare dei comandi non ben precisati, mentre venne ripristinato il passaggio a tendina tra l'inquadratura di Obi-Wan sulla nave che sta lasciando Mustafar e quella su Anakin in agonia, della versione cinematografica, che era stato tolto nel DVD.[77]

Le recensione alla versione in blu-ray del film furono molto positive: la riduzione digitale del rumore, seppur utilizzata in minima parte, migliorò il quadro, contrariamente all'effetto negativo prodotto sui precedenti episodi, e fece emergere nuovi dettagli, come la pienezza degli incarnati e i peli di barbe e capelli,[81] mentre il bilanciamento del colore rese i colori più intensi e vibranti, con contrasti ben definiti, zone di nero ben compatte e tonalità vivide;[82] i commentatori elogiarono il lavoro di trasferimento, reso ottimale dal girato in partenza in alta definizione, definendo il terzo prequel il miglior dei tre dal punto di vista dell'immagine: «Anche se non è miglior film della saga, è di sicuro quello che si vede meglio»,[81] e il compartimento audio venne definito «materiale da demo».[81]

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica sorgente]

Citazioni della saga[modifica | modifica sorgente]

  • «I have a bad feeling about this», una frase presente in tutti i film della serie (in questo caso tradotta con «Ho un gran brutto presentimento»), viene pronunciata da Obi-Wan all'inizio del film poco prima di venire attaccato dai droidi sulla Invisible Hand.
  • Mentre cercano di entrare nell'ascensore dell'Invisible Hand, Anakin e Obi-Wan vengono attaccati da una coppia di droideka. La stessa situazione che avvenne quando Qui-Gon e Obi-Wan, ancora padawan, vennero fatti fuggire da due droideka mentre erano in missione diplomatica.[7]
  • La frase «Lastre a-s in posizione d'attacco» che viene pronunciata prima dell'assalto alla nave del Generale Grievous è la stessa che viene pronunciata nell'attacco alla Morte Nera.[7]
  • Quando Obi-Wan si lascia cadere nell'hangar dei droidi al decimo livello nella città-pozzo di Utapau esclama «Hello there!» (in italiano adattato come «Salve a tutti!»). Si tratta delle stesse parole di saluto che il vecchio Jedi rivolge a R2-D2 mentre incombe su Luke svenuto dopo l'attacco dei Tusken (in quel caso l'adattamento era «Salve tu!»).[7]
  • Mentre viene eseguito in tutta la galassia l'ordine 66, Yoda ha un mancamento: avverte la grande perturbazione nella Forza prodotta dalla morte di così tanti esseri viventi; è la stessa sensazione che farà mancare le forze al vecchio Obi-Wan Kenobi nel momento della distruzione di Alderaan.[7]
  • La scena finale ricalca quella in cui Luke scruta pensieroso il cielo solcato dai due soli di Tatooine.[7]
  • Quando il Generale Grievous rientra dentro l'Invisible Hand per raggiungere i gusci di salvataggio passa attraverso un boccaporto sullo scafo; la stessa inquadratura viene riservata all'analogo passaggio per un boccaporto (questa volta del Millennium Falcon) quando Lando trae in salvo Luke appeso alle antenne sotto Città delle Nuvole.
  • Il droide che cura Anakin è dello stesso tipo di quello che sostituisce la mano mozzata a Luke.
  • Durante il loro duello, Anakin e Dooku salgono la scalinata sul ponte dell'Invisible Hand: il set e l'inquadratura citano un momento del duello tra Luke e Fener nella sala del trono. In entrambi i casi Anakin sale la scalinata.

Citazioni di altre opere[modifica | modifica sorgente]

La morte di Ofelia, citata visivamente nel funerale di Padmé.
  • La battaglia iniziale tra le grandi navi, le manovre di fiancheggiamento, l'aspetto da pirata di Grievous e la sua fuga dall'Invisible Hand all'inizio del film rievocano le atmosfere dei film di genere piratesco.[7]
  • L'atterraggio di fortuna della Invisible Hand, con tanto di torre di controllo distrutta, è girato in modo molto simile ai film appartenenti al genere catastrofico e la ripresa è un omaggio alle inquadrature di Steven Spielberg.[7]
  • L'inquadratura ravvicinata degli occhi di Grievous e Obi-Wan è un omaggio al regista Sergio Leone.[7]
  • La mossa fatta con il blaster da Obi-Wan per uccidere Grievous è molto simile alle movenze di Indiana Jones.[7]
  • Anakin Skywalker che accetta di unirsi a Palpatine per sapere come salvare quelli che ama è una marcata metafora del Dottor Faustus.[7]
  • Il gesto di Yoda di toccarsi la testa, assorto nei suoi pensieri, mentre la cannoniera lo sta portando allo scalo tecnico da cui partirà per Kashyyyk, è lo stesso eseguito da Takashi Shimura in I sette samurai.[7]
  • Sul casco dei cloni soldati appare la scritta "THX 1138", omaggio al primo lungometraggio di Lucas, THX 1138.
  • Il politico utapau Tion Medon, con il colorito pallido e vampiresco, i denti aguzzi, la figura sottile e la foggia dell'abito rievoca il Nosferatu di Murnau.[7]
  • L'inquadratura su Polis Massa, così come l'aspetto degli astronauti che scrutano il paesaggio, è un omaggio al film 2001: Odissea nello spazio.[7]
  • Alla fine del film Dart Fener assomiglia, per molti versi, ad un moderno mostro di Frankenstein.[7]
  • Il funerale di Padmé rispecchia, con la fotografia, i costumi e l'ambientazione, la morte di Ofelia.

Citazioni e parodie[modifica | modifica sorgente]

  • Agli MTV Movie Awards 2006 la parodia d'apertura era costituita da un dialogo tra Padmé e il conduttore della cerimonia Jimmy Fallon sul pianeta Mustafar.
  • Nella puntata Ultimo sacrificio presente nella terza stagione della serie televisiva Dr. House - Medical Division, House fa riferimento al «Nuovo film di Guerre stellari».

Altri media[modifica | modifica sorgente]

Romanzo[modifica | modifica sorgente]

La vendetta dei Sith venne adattato in un romanzo scritto da Matthew Stover e pubblicato nel 2005. Il libro si discosta dalla pellicola per alcuni dettagli, come l'assenza del montaggio dell'ordine 66, descritto brevemente, l'accorciamento del duello tra Anakin e Obi-Wan e la presenza del dialogo, tagliato dalla pellicola, tra Yoda e Qui-Gon, in cui quest'ultimo lo istruisce circa il metodo per garantire all'anima di uno Jedi defunto di apparire liberamente nel mondo dei vivi.

Libro fotografico[modifica | modifica sorgente]

Nell'aprile del 2005 venne distribuito The Making of Star Wars Episode III: Revenge of the Sith, di Jonathan W. Rinzler, un libro di grande formato in cui viene raccontata la storia produttiva del film; a esso si legò The Art of Star Wars Episode III: Revenge of the Sith, un volume che riproduce una ingente quantità di disegni, schizzi e dipinti realizzati dagli artisti concettuali.

Videogioco[modifica | modifica sorgente]

Il film venne adattato per l'industria videoludica in due prodotti, un videogioco omonimo, che ricalca fedelmente la storia narrata nella pellicola, presentando due finali: quello canonico e quello alternativo, sbloccabile giocando con il personaggio di Anakin; quest'ultimo, dopo aver sconfitto Obi-Wan, si reca da Palpatine, lo uccide e assume il controllo dell'impero. Il secondo, LEGO Star Wars: Il videogioco, trasporta i tre prequel nel mondo Lego.

Note[modifica | modifica sorgente]

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  6. ^ a b c d e Consoli, op. cit., pp. 82-86.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Commento audio di George Lucas, Rick McCallum, Rob Coleman, John Knoll e Roger Guyett, Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith, DVD. 20th Century Fox, 2005.
  8. ^ AA. VV. (2012-13), op. cit., p. 87.
  9. ^ a b AA. VV. (2012-13), op. cit., p. 91.
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  12. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q In un minuto, Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith, DVD. 20th Century Fox, 2005.
  13. ^ a b c d e Rinzler, op. cit., p. 50-58
  14. ^ a b c d Il Prescelto, Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith, DVD. 20th Century Fox, 2005.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

In italiano
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  • Marco Consoli, Colpo di Fulmine in Ciak, nº 6, Arnoldo Mondadori Editore, 2005, p. 63.
  • Miles Lane, Doug Wheatley in Pier Giuseppe Fenzi, Giorgio Lavagna, Massimiliano Brighel (a cura di), Star Wars 3 - La vendetta dei Sith, Milano, Arnoldo Mondadori Editore (in collaborazione con Panini Comics), ottobre 2007.
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  • Leonard Maltin, Guida ai film 2009, Zelig, 14 ottobre 2008, ISBN 978-88-6018-163-3.
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In inglese
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  • Ryder Windham, Ian McDiarmid (prefazione), Star Wars: The Ultimate Visual Guide, New York, Dorling Kindersley, settembre 2005, ISBN 978-0-7566-1420-1.

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