Gekkonidae

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Gekkonidi
Tokay Gecko.jpg
Gekko gecko, una grossa specie tropicale asiatica
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Squamata
Sottordine Sauria
Famiglia Gekkonidae
Oppel, 1811
Generi

vedi testo

I Gekkonidi (Gekkonidae Oppel, 1811) sono una famiglia di piccoli rettili comunemente noti come gechi[1]. Vivono negli ambienti caldi di tutto il mondo, sono imparentati con le lucertole e sono innocui per gli umani. Numerosi scienziati hanno studiato la fisica correlata all'incredibile capacità dei gechi di aderire ad ogni tipo di superficie.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristiche somatiche[modifica | modifica wikitesto]

Un geco diurno (Phelsuma sp.)

La maggior parte dei gechi nei paesi temperati sono di colore grigio o beige, maculati così finemente da ricordare la gomma. Molte specie possono cambiare colore per mimetizzarsi o per altri scopi, adattandosi per esempio all'ambiente circostante. Altre specie, caratteristiche dei paesi caldi, possono avere colori brillanti, specialmente quelle con abitudini prevalentemente diurne. I gechi sono i soli rettili dei paesi temperati dotati di voce, emettono cioè un verso, che non è un sibilo.

Apparato visivo[modifica | modifica wikitesto]

Le specie notturne godono di un'eccellente vista al buio. I loro occhi sono 350 volte più sensibili alla luce di quelli umani.[2]

Si distinguono specie con palpebre fisse, saldate a formare una capsula trasparente, (Gekkoninae, Teratoscincinae, e Diplodactylinae), e specie che posseggono palpebre mobili (Aleuroscalabotinae e Eublepharinae).[3][4]

Zampe[modifica | modifica wikitesto]

Le zampe del geco hanno attirato molta attenzione per la capacità di aderire a una varietà di superfici, senza la necessità di usare secrezioni adesive. Recenti studi sulle setae poste nella parte inferiore delle zampe, hanno dimostrato che le forze attrattive che tengono i gechi attaccati alle superfici sono interazioni di van der Waals tra setae finemente divise e le stesse superfici. Il fatto che queste interazioni non coinvolgano liquidi né gas è fondamentale: in teoria uno stivale fatto di setae sintetiche potrebbe aderire alla superficie della Stazione Spaziale Internazionale come alla parete di una stanza qualsiasi.

I gechi possono resistere a una forza di trazione parallela di 20,1 newton (circa 2 kg) il che gli consente per esempio di aggrapparsi a una foglia dopo una caduta di 10 cm toccandola con una sola zampa. Sulle zampe dei gechi vi sono circa 14.100 setole per millimetro quadrato. Le setole si dividono in centinaia di diramazioni, le cui estremità sono larghe solo 0,2 micrometri, contro i 10 dei capelli umani. Per farle aderire alla superficie occorre una piccola forza di precarico. Per staccare la zampa il geco non deve fare fatica: basta cambiare l'inclinazione delle setole e la forza di adesione viene a mancare. Grazie a queste strutture straordinarie i gechi possono aderire al vetro smerigliato, su superfici di arseniuro di gallio lisce a livello molecolare, su sostanze idrofile e idrofobe, oltre che nel vuoto o sott'acqua. Se le zampe si sporcano bastano pochi passi sul vetro pulito affinché si puliscano. Le proprietà chimiche del teflon, caratterizzato da bassissime interazioni di van der Waals, lo rendono l'unica superficie conosciuta sulla quale le zampe del geco non sono in grado di aderire.

Sono in corso studi per produrre artificialmente un adesivo programmabile come quello dei gechi, che avrebbe ovvie applicazioni, ma finora nulla ha avuto le stesse prestazioni.[5]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Si nutrono di insetti (insettivori) e a volte anche di frutta e nettare. Spesso si aggirano intorno alle luci artificiali, sempre circondate da insetti, dove trovano abbondanti prede. Per cacciare, rimangono completamente fermi fissando la preda e scattano rapidissimi all'attacco dopo alcuni secondi o addirittura minuti di attesa. Quando interagiscono con altri gechi emettono caratteristici versi, simili a gridolini o squittii. La maggior parte dei gechi è dotata di speciali cuscinetti sulle zampe che consentono loro di arrampicarsi su superfici verticali lisce, o addirittura sui soffitti delle case, con facilità.

Un geco verrucoso (Hemidactylus turcicus)

I ricercatori del Politecnico di Torino stanno mettendo a punto una tuta speciale, con scarpe e guanti resi adesivi grazie a una particolare colla fatta di nanotubi di carbonio, in grado di aderire a qualunque superficie e di staccarsi con facilità. In pratica, i nanotubi, dotati di piccolissimi uncini, si comporterebbero come una specie di velcro. Esattamente come succede a ragni e gechi, la cui capacità di muoversi su ogni superficie è stata oggetto di studio da parte degli scienziati italiani, nell'intento di capire come ricostruire in laboratorio quest'attitudine naturale. A capo dell'equipe torinese che sta approntando la formula della «tuta di Spider Man», riportata anche sul «Journal of Physics», c'è l'ingegnere e fisico Nicola Pugno, che ne ha annunciato la creazione entro il 2017. Stando alla spiegazione che lo scienziato ha dato al Times, i nanotubi combinerebbero tre forze, ovvero la frizione, l'aderenza dovuta alle forze di van der Waals e l'aderenza capillare (fenomeno visibile quando liquido rimane leggermente rialzato rispetto al bordo del contenitore in cui si trova).

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Alcune specie si generano per partenogenesi, fenomeno che vede la femmina in grado di riprodurre senza l'ausilio del maschio. Questa particolarità è il motivo della grande abilità di diffusione dei gechi su nuove isole.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Gekkonidae comprende i seguenti generi:[1]

In Italia vivono due specie:[6]

Altre due specie presenti in Italia, in precedenza assegnate a questa famiglia, sono Tarentola mauritanica, attualmente inquadrata nella famiglia Phyllodactylidae[7], e Euleptes europaea, attualmente inquadrata in Sphaerodactylidae.[8]

Nomi comuni[modifica | modifica wikitesto]

Le varie specie di gechi sono spesso conosciute con un nome comune o volgare, che differisce dal nome scientifico. Lo stesso nome volgare può indicare più specie, che magari non sono distinguibili ad osservatori non esperti, oppure la stessa specie può essere nota con differenti nomi volgari.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Gekkonidae in The Reptile Database. URL consultato il 3 giugno 2014.
  2. ^ The pupils and optical systems of gecko eyes
  3. ^ Classificazione
  4. ^ I Geconidi, Gekkonidae
  5. ^ La Repubblica/scienza_e_tecnologia: La scienza copia l'uomo ragno scotch per camminare sui muri
  6. ^ Family Gekkonidae in Checklist of the Italian fauna online version 2.0. URL consultato il 28 novembre 2011.
  7. ^ Tarentola mauritanica in The Reptile Database. URL consultato il 3 giugno 2014.
  8. ^ Euleptes europaea (Gené, 1839) in The Reptile Database. URL consultato il 30 maggio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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