Gekkonidae

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Gechi
Tokay Gecko.jpg
Gekko gecko, una grossa specie tropicale asiatica
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Squamata
Sottordine Sauria
Famiglia Gekkonidae
Sottofamiglie

I Gekkonidae (Gray, 1825) sono una famiglia di piccoli rettili comunemente noti come gechi. Vivono negli ambienti caldi di tutto il mondo, sono imparentati con le lucertole e sono innocui per gli umani. Numerosi scienziati hanno studiato la fisica correlata all'incredibile capacità dei gechi di aderire ad ogni tipo di superficie.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Caratteristiche somatiche[modifica | modifica sorgente]

Un geco diurno (Phelsuma sp.)

La maggior parte dei gechi nei paesi temperati sono di colore grigio o beige, maculati così finemente da ricordare la gomma. Molte specie possono cambiare colore per mimetizzarsi o per altri scopi, adattandosi per esempio all'ambiente circostante. Altre specie, caratteristiche dei paesi caldi, possono avere colori brillanti, specialmente quelle con abitudini prevalentemente diurne. I gechi sono i soli rettili dei paesi temperati dotati di voce, emettono cioè un verso, che non è un sibilo.

Apparato visivo[modifica | modifica sorgente]

Le specie notturne godono di un'eccellente vista al buio. I loro occhi sono 350 volte più sensibili alla luce di quelli umani.[1]

Si distinguono specie con palpebre fisse, saldate a formare una capsula trasparente, (Gekkoninae, Teratoscincinae, e Diplodactylinae), e specie che posseggono palpebre mobili (Aleuroscalabotinae e Eublepharinae).[2][3]

Zampe[modifica | modifica sorgente]

Geco comune
(Tarentola mauritanica)

Le zampe del geco hanno attirato molta attenzione per la capacità di aderire a una varietà di superfici, senza la necessità di usare secrezioni adesive. Recenti studi sulle setae poste nella parte inferiore delle zampe, hanno dimostrato che le forze attrattive che tengono i gechi attaccati alle superfici sono interazioni di van der Waals tra setae finemente divise e le stesse superfici. Il fatto che queste interazioni non coinvolgano liquidi né gas è fondamentale: in teoria uno stivale fatto di setae sintetiche potrebbe aderire alla superficie della Stazione Spaziale Internazionale come alla parete di una stanza qualsiasi.

I gechi possono resistere a una forza di trazione parallela di 20,1 newton (circa 2 kg) il che gli consente per esempio di aggrapparsi a una foglia dopo una caduta di 10 cm toccandola con una sola zampa. Sulle zampe dei gechi vi sono circa 14.100 setole per millimetro quadrato. Le setole si dividono in centinaia di diramazioni, le cui estremità sono larghe solo 0,2 micrometri, contro i 10 dei capelli umani. Per farle aderire alla superficie occorre una piccola forza di precarico. Per staccare la zampa il geco non deve fare fatica: basta cambiare l'inclinazione delle setole e la forza di adesione viene a mancare. Grazie a queste strutture straordinarie i gechi possono aderire al vetro smerigliato, su superfici di arseniuro di gallio lisce a livello molecolare, su sostanze idrofile e idrofobe, oltre che nel vuoto o sott'acqua. Se le zampe si sporcano bastano pochi passi sul vetro pulito affinché si puliscano. Le proprietà chimiche del teflon, caratterizzato da bassissime interazioni di van der Waals, lo rendono l'unica superficie conosciuta sulla quale le zampe del geco non sono in grado di aderire.

Sono in corso studi per produrre artificialmente un adesivo programmabile come quello dei gechi, che avrebbe ovvie applicazioni, ma finora nulla ha avuto le stesse prestazioni.[4]

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Si nutrono di insetti (insettivori) e a volte anche di frutta e nettare. Spesso si aggirano intorno alle luci artificiali, sempre circondate da insetti, dove trovano abbondanti prede. Per cacciare, rimangono completamente fermi fissando la preda e scattano rapidissimi all'attacco dopo alcuni secondi o addirittura minuti di attesa. Quando interagiscono con altri gechi emettono caratteristici versi, simili a gridolini o squittii. La maggior parte dei gechi è dotata di speciali cuscinetti sulle zampe che consentono loro di arrampicarsi su superfici verticali lisce, o addirittura sui soffitti delle case, con facilità.

Un geco verrucoso (Hemidactylus turcicus)

I ricercatori del Politecnico di Torino stanno mettendo a punto una tuta speciale, con scarpe e guanti resi adesivi grazie a una particolare colla fatta di nanotubi di carbonio, in grado di aderire a qualunque superficie e di staccarsi con facilità. In pratica, i nanotubi, dotati di piccolissimi uncini, si comporterebbero come una specie di velcro. Esattamente come succede a ragni e gechi, la cui capacità di muoversi su ogni superficie è stata oggetto di studio da parte degli scienziati italiani, nell'intento di capire come ricostruire in laboratorio quest'attitudine naturale. A capo dell'equipe torinese che sta approntando la formula della «tuta di Spider Man», riportata anche sul «Journal of Physics», c'è l'ingegnere e fisico Nicola Pugno, che ne ha annunciato la creazione entro il 2017. Stando alla spiegazione che lo scienziato ha dato al Times, i nanotubi combinerebbero tre forze, ovvero la frizione, l'aderenza dovuta alle forze di van der Waals e l'aderenza capillare (fenomeno visibile quando liquido rimane leggermente rialzato rispetto al bordo del contenitore in cui si trova).

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Alcune specie si generano per partenogenesi, fenomeno che vede la femmina in grado di riprodurre senza l'ausilio del maschio. Questa particolarità è il motivo della grande abilità di diffusione dei gechi su nuove isole.

Nel geco leopardino (Eublepharis macularius) il sesso del nascituro viene determinato dalla temperatura, infatti a basse temperature d'incubazione nasceranno femmine, mentre a temperature alte nasceranno maschi[5].

Un geco a Bayahibe, Rep.Dominicana

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

La famiglia dei gechi (Gekkonidae) è suddivisa in cinque sottofamiglie:

In Italia vivono quattro specie:[6]

Nomi comuni[modifica | modifica sorgente]

Le varie specie di gechi sono spesso conosciute con un nome comune o volgare, che differisce dal nome scientifico. Lo stesso nome volgare può indicare più specie, che magari non sono distinguibili ad osservatori non esperti, oppure la stessa specie può essere nota con differenti nomi volgari. Ad esempio la Tarentola mauritanica, specie diffusa nei paesi del bacino del Mediterraneo, è nota in Italia con diversi nomi come ad esempio Geco comune, Geco dei muri, Tarantola o Tarantola muraiola. Allo stesso modo il nome Geco comune può essere usato per indicare altre specie simili, o alle isole Canarie il nome Geco dei muri si riferisce alla specie endemica Tarentola delalandii. Non c'è quindi sempre un rapporto 1:1 tra il nome scientifico ed il nome volgare.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The pupils and optical systems of gecko eyes
  2. ^ Classificazione
  3. ^ I Geconidi, Gekkonidae
  4. ^ La Repubblica/scienza_e_tecnologia: La scienza copia l'uomo ragno scotch per camminare sui muri
  5. ^ Carl Gans, David Crews,Biology of the Reptilia, Volume 18, Physiology E: Hormones, Brain, and Behavior, Chicag, University of Chicago Press, 1992, p. 15. ISBN 0-226-28122-1
  6. ^ Family Gekkonidae in Checklist of the Italian fauna online version 2.0. URL consultato il 28 novembre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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