Ahmed Best

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Ahmed Best

Ahmed Best (New York, 19 agosto 1973) è un attore, doppiatore e regista statunitense, noto principalmente per aver interpretato il personaggio di Jar Jar Binks nella saga cinematografica di Guerre stellari. Nella sua carriera ha anche lavorato come sceneggiatore, produttore, montatore e compositore.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Entrò nel mondo dello spettacolo come ballerino per la compagnia teatrale Stomp, in cui si predilige la comunicazione fisica, fatta di danze e balletti. Nel 1997, Best, dinoccolato e agile, fu notato dal direttore di casting Robin Gurland, che stava cercando una persona in grado di indossare i panni del maldestro Jar Jar Binks, nuovo personaggio della saga fantascientifica di Guerre stellari

Critica e pubblico detestarono il personaggio,[1] considerato un pretesto per gag infantili, mentre Lucas, regista del film, venne tacciato di razzismo, a causa della rappresentazione del personaggio, simile ad un afroamericano.[2] A queste accuse, Best reagì negando ogni intento razzista del regista: «Non solo credo che queste critiche non abbiano validità, ma penso che sia davvero stupido inserire pregiudizi e omofobie in un film fantascientifico»[2]

Per il ruolo di Jar Jar Binks, Best ricevette un Razzie Award al peggior attore non protagonista nel 1999, e una nomination allo stesso premio nel 2002.

Best riprenderà il personaggio di Jar Jar Binks nei due film successivi, in alcuni videogiochi, nella serie televisiva Star Wars: The Clone Wars e nei due episodi dedicata a Guerre stellari dello show Robot Chicken.

Nel 2006 doppia il videogioco Scarface: The World is Yours, mentre nel 2008, crea la serie televisiva This Can't Be My Life, in cui, oltre a dirigere, scrivere e produttore lo show, riveste il ruolo di montatore, compositore e attore.

Filmografia parziale[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Hear the Critics Speak in MindSpring.com. URL consultato il 03-01-2009.
  2. ^ a b (EN) Michael Okwu, Jar Jar jarring in Cnn.com, 14 giugno 1999. URL consultato il 03-01-2009.

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