L'Aquila Calcio 1927

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L'Aquila Calcio 1927
Calcio Football pictogram.svg
Aquilacalcio.png
I Rossoblù, la Valorosa
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali rosso-blu
Simboli aquila
Inno Inno rossoblù
E. Canelli, G. Cavalli, U. Taccola
Dati societari
Città L'Aquila
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Lega Pro
Fondazione 1927
Rifondazione 1994
Rifondazione 2004
Presidente Italia Corrado Chiodi
Allenatore Italia Nunzio Zavettieri
Stadio Tommaso Fattori
(10 000 posti)
Sito web www.laquilacalcio.com
Palmarès
Titoli nazionali 1 Campionato di Serie C
1 Campionato di Serie D
Soccerball current event.svg Stagione in corso
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L'Aquila Calcio 1927 Srl, nota semplicemente come L'Aquila Calcio, è una società calcistica italiana della città dell'Aquila. La sua fondazione risale al 1927[1]; la società è stata federata nel 1931 e nel 1931-1932 fu iscritta iscritta al suo primo campionato, disputato con il nome di Associazione Sportiva Aquila.

I suoi colori sociali sono il rosso e il blu, mentre il suo simbolo è l'aquila. Dal 1933 gioca le sue partite interne allo stadio Tommaso Fattori, impianto capace di ospitare circa 10 000 spettatori.

Nel 1934-1935 è stata la prima formazione abruzzese a partecipare alla Serie B, torneo in cui annovera 3 campionati consecutivi disputati negli anni trenta. Dopo un incidente ferroviario che ha decimato la rosa e la successiva retrocessione, l'undici aquilano non è più riuscito a tornare in serie cadetta, trascorrendo numerosi campionati in Serie C e molti altri tra i dilettanti. Ha subito due fallimenti, nel 1994 e nel 2004. Milita in Lega Pro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi del calcio aquilano[modifica | modifica wikitesto]

L'A.S. Aquila al suo primo campionato di Prima Divisione, nel 1932-1933.

Le primissime origini del calcio all'Aquila si fanno risalire intorno al 1910. Il primo sodalizio sportivo è ritenuto essere la Folgore, una polisportiva i cui atleti, oltre al calcio amatoriale, praticato a partire dagli anni venti, erano dediti anche a discipline come sci, pugilato e tiro a segno[1][2]. Il primo documento storico certificato è, tuttavia, una stampa del 25 aprile 1915, in cui viene citata per la prima volta l'Aquila Foot-Ball Club[1][3], con ogni probabilità la prima società calcistica della città. Nella metà degli anni venti, in seguito all'arrivo del portiere di origine bolognese, il professor Rusconi, la squadra adottò i colori sociali rosso e blu.

A partire dal 1926 è documentata l'esistenza di un Football Club L'Aquila[4]: la squadra inizialmente vestiva una maglia a scacchi rossi e blu anche se successivamente venne utilizzata anche una maglia bianco-nera e una azzurro Savoia. Sul finire del decennio (alcune fonti parlano del 1929[5] ma ne è documentata l'esistenza sin dal 1927[6]), invece, venne costituita una nuova società con il nome di Società Sportiva Città dell'Aquila, dai colori sociali bianco-blu, di cui si hanno poche notizie e che ebbe vita assai breve; da essa tuttavia scaturì la compagine del Gruppo Universitario Fascista (GUF) che fu la prima squadra aquilana iscritta, nel 1930-1931, ad un campionato ufficiale, seppur a carattere regionale, che concluse al sesto posto[1]. Le partite venivano disputate sul campo di gioco di piazza d'Armi che era privo di qualsiasi struttura accessoria. La stagione successiva il direttorio abruzzese non organizzò il torneo e, pertanto, la squadra rimase inattiva per un anno. Negli anni seguenti il gruppo abbandonò completamente il calcio.

L'eredità del GUF venne raccolta dall'Associazione Sportiva Aquila, il cui organico era composto proprio dai calciatori del gruppo universitario nonostante le due società non avessero nulla in comune a livello dirigenziale[1]. Anche l'A.S. Aquila fu con ogni probabilità una polisportiva, dal momento che la società viene citata anche per incontri di pugilato[7]. Presidente della nuova società era Adelchi Serena, all'epoca podestà (sindaco) della città e in seguito ministro dei Lavori Pubblici e segretario del Partito Nazionale Fascista, mentre furono confermati i colori sociali rosso e il blu già utilizzati dall'Aquila F.C.[1], nonostante alcuni dirigenti preferissero il nero-verde cittadino[8].

I rossoblù festeggiano la promozione in Serie B dopo lo spareggio con l'Andrea Doria, nel 1933-1934.

L'Aquila esordì in campionato nel 1931-1932. Al termine della stagione chiese ed ottenne l'ammissione in Prima Divisione[1]. Il campo da gioco era sito a piazza d'Armi, anche se precedentemente le compagini aquilane giocarono anche in piazza San Basilio, di fronte l'omonimo convento, o sul prato antistante la basilica di Santa Maria di Collemaggio[4][9]; dal 1933 la squadra iniziò a disputare le gare casalinghe nel nuovo stadio XXVIII Ottobre[10], un impianto all'avanguardia per l'epoca[11], successivamente condiviso con L'Aquila Rugby e, a partire dagli anni sessanta, intitolato alla memoria dell'ex rugbista e allenatore Tommaso Fattori. Nel 1933-1934 la compagine guidata dal tecnico Ottavio Barbieri (già campione d'Italia da giocatore con la maglia del Genoa) vinse il girone e, superando gli spareggi finali contro Andrea Doria, Falck e Pro Gorizia, centrò la promozione in Serie B[1][12], prima abruzzese a riuscirci.

La Serie B[modifica | modifica wikitesto]

All'esordio in cadetteria, la società aquilana si presentò con un nuovo presidente, l'avvocato Giovanni Centi Colella. Nonostante l'inesperienza, al suo primo campionato nel 1934-1935, i rossoblù allenati dall'italo-ungherese Joseph Ging si piazzarono al quarto posto del loro girone con 32 punti, a 5 lunghezze dal Bari, vincitore del raggruppamento[13]. Meno brillante fu il campionato successivo, nella stagione 1935-1936, il primo che prevedeva la Serie B a girone unico: gli aquilani conclusero la stagione al nono posto, centrando peraltro una tranquilla salvezza e mantenendo quindi la categoria[14].

La tragedia di Contigliano, la sfida con l'Ambrosiana-Inter e la retrocessione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Incidente ferroviario di Contigliano.

La terza stagione di fila dell'Aquila in Serie B (1936-1937) fu segnata irreparabilmente dalla tragedia di Contigliano, un incidente ferroviario in cui morirono 8 persone tra cui il tecnico aquilano Attilio Buratti mentre tutti gli altri componenti della rosa (tredici giocatori, due dirigenti e una massaggiatore) rimasero gravemente feriti[15]. La littorina sulla quale il 3 ottobre 1936 la comitiva aquilana viaggiava verso Verona, per disputare il giorno seguente la quarta giornata di andata contro la compagine locale, centrò nei pressi della cittadina reatina un vagone postale partito da Terni. Il motivo dello scontro è probabilmente dovuto ad un errore del capostazione di Rieti[16]. Le dimensioni della tragedia potevano aumentare ulteriormente qualora il convoglio, rimasto in bilico sulla tratta ferroviaria, fosse precipitato nello strapiombo sottostante, cosa che fortunatamente non si verificò[16].

Dei calciatori sopravvissuti, pochissimi tornarono a calcare i campi di gioco[17]. Marino Bon, addirittura, perse i sensi per le gravi ferite riportate e fu dichiarato morto all'arrivo dei primi soccorritori; solo in seguito alla richiesta del presidente Centi Colella venne medicato e riuscì a salvarsi[18]. La tragedia risparmiò solo tre giocatori aquilani: gli squalificati Brindisi e Michetti, e il giovanissimo portiere Stornelli che non riuscì a svegliarsi in tempo per prendere il treno[15][18].

In virtù della tragedia, il direttorio federale della FIGC propose alla società la salvezza d'ufficio senza dover disputare il campionato, ma il club rifiutò[15]. Vennero invece accolti gli aiuti delle altre società calcistiche italiane che offrirono gratuitamente dei giocatori per ricomporre la rosa, tra cui Otello Trombetta e Giacomo Valentini arrivati dalla A.S. Roma[18][19]; nonostante il calciomercato fosse chiuso, la società fu autorizzata a tesserare calciatori senza contratto o che ancora non avessero disputato gare di campionato. La squadra venne affidata al tecnico ungherese András Kuttik, che ebbe a disposizione solo una dozzina di uomini[15], e tornò a giocare il 1º novembre contro la Pro Vercelli. Alla fine del torneo non riuscì tuttavia a salvarsi e retrocedette in Serie C; pesò sul rendimento soprattutto la disputa dei recuperi di partite durante la settimana e la sterilità dell'attacco[15]. Da allora i rossoblù non sono più riusciti a tornare tra i cadetti.

Inoltre l'Aquila era impegnata anche in Coppa Italia dove fece un discreto cammino arrivando, dopo aver battuto il Parma nel turno eliminatorio, sino ai sedicesimi di finale[19]. Il 6 gennaio 1937 i rossoblù sfidarono a Milano l'Ambrosiana-Inter di Giuseppe Meazza venendo battuti 4-3 al termine di una partita epica che le cronache raccontano essere stata giocata dagli aquilani «con le unghie e con i denti»[20][21].

Dalla sfida con la Juventus all'arrivo della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la retrocessione, il primo torneo di Serie C (1937-1938), ancora con Kutik in panchina, fu concluso dall'Aquila al secondo posto alle spalle della Salernitana, con i rossoblù che mancarono solo all'ultima giornata il ritorno in Serie B.

Juventus-Aquila, giocatasi nel 1937 a Torino.

L'Aquila, in compenso, fece molta strada in Coppa Italia, competizione nella quale, dopo aver eliminato SIME Popoli, Ilva Bagnolese, Mater Roma e Prato, si ritrovò ad affrontare nei sedicesimi di finale la titolata Juventus[22]. La partita in gara secca si giocò in posticipo l'8 dicembre 1937 sul terreno dell'odierno Stadio Olimpico di Torino, e terminò 4-1 per i bianconeri; secondo le cronache dell'epoca, la formazione abruzzese (in vantaggio dopo 5 minuti con Battioni) giocò un'ottima partita e poté recriminare per le numerose palle gol sfumate nel corso del primo tempo, oltre che per un rigore non concesso dall'arbitro[23][24]. La Juventus vinse poi il trofeo.

Successivamente, l'Aquila giocò altre cinque stagioni in terza serie, alternando annate positive ad altre più anonime. Nel 1938-1939, in particolare, la squadra aquilana fu caratterizzata dalla più alta presenza di calciatori locali, sette[25]. Per qualche stagione ancora si riuscì a giocare senza il timore della seconda guerra mondiale, anche se alcuni calciatori furono chiamati alle armi, mentre spesso erano i militari a rimpolpare le rose. A partire dal 1940-1941, i rossoblù vennero inclusi nel girone a prevalenza umbro-laziale, al di sopra delle loro possibilità[26], e, nel 1942-1943 (ultimo campionato che si disputò a guerra in corso), si classificarono penultimi con una squadra di giovani locali, tra cui il giovane talento Italo Acconcia. Dopodiché, gli eventi bellici posero fine a tutte le attività sportive.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre del 1943 fu fondata la Sportiva L'Aquila 1944, così chiamata dall'anno in cui avrebbe ripreso le attività. Il presidente Giuseppe Scipioni, proprietario di un noto ristorante del centro storico, confermò alla guida tecnica Pietro Piselli, già allenatore dell'A.S. L'Aquila: il sodalizio partecipò alla campionato misto non ufficiale di Serie C, arrivando in quarta posizione[27]. L'anno successivo, il 1945-1946, L'Aquila riprese le attività disputando il girone centro-meridionale della Serie C, classificandosi sesta. In quella stagione si misero in luce definitivamente tre giovani talenti rossoblù, il già citato Acconcia, Leonzio e Masci, poi ceduti per far cassa e ripianare il deficit in bilancio tra le vibranti proteste dei tifosi aquilani.

L'attività continuò tra alti e bassi a causa delle ristrettezze economiche. Nel 1947-1948 L'Aquila, guidata dall'ex calciatore Marino Bon, non riuscì a centrare l'ammissione nella nuova Serie C e si ritrovò retrocessa nel quarto livello nazionale[28], la Promozione (poi IV Serie) in cui rimase per un intero decennio. Nel 1948-1949 L'Aquila arrivò a pari punti con la Jesina in testa alla classifica, ma fu sconfitta per 2-0 nello spareggio giocato a Foligno il 3 luglio 1949[29].

Per quasi tutti gli anni in quarta serie la dirigenza, presieduta da Ubaldo Lopardi (il più longevo presidente dell'Aquila Calcio essendo stato a capo della società per nove anni, seppur non consecutivi) prima e da Antonio Cicchetti e dal suo vice Lorenzo Natali poi, rivoluzionò di anno in anno la squadra, ma questa strategia non produsse risultati. Tra i trascinatori di quegli anni, il centrocampista triestino Aldo Di Bitonto che, arrivato nel 1952, disputò ben sette stagioni con la maglia rossoblù diventandone capitano[30]. Nel campionato 1954-1955 ci fu l'esordio dell'aquilano Angelo Caroli, che l'anno seguente arriverà a giocare addirittura in Serie A con la maglia della Juventus[31]. Nel 1956-1957 L'Aquila riuscì a segnare ben 68 reti in 34 incontri (con una perfetta media di 2 gol a partita, un record per la formazione rossoblù) ma riuscì a stento ad evitare la retrocessione nei campionati regionali[32].

La ristrutturazione dei campionati e il decennio in Serie C[modifica | modifica wikitesto]

Dopo due settimi posti consecutivi, le continue ingerenze tecniche del presidente Cicchetti (in una gara pretese di stilare la formazione) portarono alla sua cacciata e all'inizio dell'era di Euro Barattelli che guidò L'Aquila in maniera pressoché continuativa (solo in un anno la guida della società passò nelle mani dell'avvocato Nello Mariani) per cinque stagioni, venendo ricordato come uno dei dirigenti più attenti alla gestione economica del sodalizio[33].

Il primo campionato della sua presidenza, nel 1957-1958 vide i rossoblù piazzarsi al secondo posto con Cirio e Marsala, a due soli punti dalla capolista Cosenza, ma la promozione arrivò lo stesso; in seguito alla riorganizzazione dei campionati, infatti, L'Aquila fu ammessa alla nuova Serie C[34]. Il rientro in terza serie sancì anche il ritorno della compagine abruzzese nella Coppa Italia, competizione in cui i rossoblù arrivarono sino al terzo turno prima di essere sconfitti dall'Atalanta con un perentorio 4-0.

Per un intero decennio L'Aquila disputò la terza serie nazionale senza mai centrare piazzamenti di vertice, ma senza anche mettere mai in pericolo la permanenza nella categoria. Tra i tecnici alla guida dei rossoblù in quegli anni vanno ricordati Arnaldo Leonzio e Aroldo Collesi, mentre in campo si mise in luce Guido Attardi, figura storica del calcio aquilano. Attardi successivamente diventò allenatore di buon successo, anche se non riuscì mai ad imporsi alla guida della squadra della sua città; in uno dei suoi nove anni trascorsi alla Lodigiani, rigenerò da una crisi profonda il futuro Campione del Mondo Luca Toni, che ancora oggi lo considera «l'allenatore decisivo della sua carriera»[35].

Non mancarono i periodi di crisi: per trovare i fondi destinati all'iscrizione nel campionato 1960-1961 la società dovette far cassa con la cessione della stella Agostino Di Bartolomeo al Lanerossi Vicenza[36]. Decisamente curioso fu anche il caso di Paolo Braca; in un amichevole disputatasi nel 1966 l'attaccante di origine giuliese impressionò a tal punto il Napoli di Bruno Pesaola (che in quegli anni veniva in ritiro all'Aquila) da essere immediatamente tesserato per gli azzurri[37].

Nel frattempo era definitivamente terminata l'era di Euro Barattelli e ritornò presidente Ubaldo Lopardi, futuro sindaco dell'Aquila e già a capo del sodalizio nell'immediato dopoguerra, che esordì con un nono posto nel 1964-1965. Dopo altri campionati interlocutori, nel 1968-1969 L'Aquila si classificò all'ultimo posto con appena 25 punti e retrocesse amaramente in Serie D concludendo così una stagione cominciata male, a causa di problemi societari e rivoluzioni tecniche, e finita anche peggio[38]. Dovranno passare dieci anni prima di rivedere i rossoblù in terza serie[36].

Gli anni settanta e ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni settanta furono contrassegnati dalla disperata rincorsa ad una promozione che sembrava non dover arrivare mai. Nel 1969-1970 L'Aquila, del neo-presidente Ioannucci, terminò il campionato al terzo posto, dietro Viterbese e Frosinone[39]; l'anno successivo, dopo un avvio promettente, i rossoblù si piazzarono a metà classifica[40].

I protagonisti della promozione in Serie C2 al termine della stagione 1978-1979.
Il capitano Valdo Cherubini riceve il premio per la 300ª partita in maglia rossoblù.

Nel 1971 ebbe inizio la presidenza di Ermenegildo De Felice, per quasi sette anni alla guida del club. Furono stagioni difficili a causa della crisi economica che impose un ridimensionamento delle ambizioni dei rossoblù e, di conseguenza, portò a campionati di minor profilo; per questi motivi, De Felice (fondatore nel 1948 della polisportiva Libertas, tra le più gloriose dell'ambiente sportivo aquilano) fu spesso contestato aspramente dalla tifoseria[41]. Sotto la nuova società, L'Aquila centrò comunque un sesto posto nel 1971-1972 e, addirittura, un terzo posto nel 1972-1973 prima di rischiare la retrocessione nel 1973-1974 e scivolare inevitabilmente a metà classifica negli anni seguenti[40]. La crisi dirigenziale si acuì nel 1977 e, a campionato in corso, De Felice fu costretto a lasciare la presidenza, sostituito da Salvatore Petrilli che chiamò in panchina l'ex bandiera rossoblù Guido Attardi; i risultati non furono ancora una volta soddisfacenti, Petrilli si dimise e lasciò il posto, dall'anno seguente, a Tonino Angelini[42].

La sospirata promozione arrivò proprio al termine della stagione 1978-1979, giudicata come una delle più belle annate rossoblù del dopoguerra. Giunta seconda a pari punti con l'Avigliano, L'Aquila affrontò la squadra lucana nello spareggio giocatosi a Cassino il 3 giugno 1979 e terminato 2-0 per i rossoblù, con una doppietta del bomber Militello[40] davanti ad oltre 7.000 supporters giunti dall'Abruzzo[43], in quello che può essere considerato uno dei primi esodi della tifoseria aquilana. La giornata di festa venne tuttavia rovinata dalla notizia della morte, in un incidente stradale a Sulmona, di quattro tifosi che andavano ad assistere allo spareggio: Paolo Centi, Maurizio Climastone, Carlo Dionisi e Carlo Risdonne[44]. Durante il passaggio sotto l'acquedotto romano di piazza Garibaldi, i ragazzi si sporsero dal finestrino di uno dei sedici autobus che formavano la carovana rossoblù e rimasero incastrati tra le lamiere del mezzo e le arcate dell'acquedotto[45]. A ricordo della tragedia, vennero realizzate la statua e la targa poste all'interno del settore Distinti dello stadio Tommaso Fattori; inoltre, grazie ad una petizione popolare avviata dalla tifoseria, dal 2011, nel quartiere Sant'Elia del capoluogo abruzzese, è presente una via denominata appunto «3 giugno 1979»[46].

L'avventura tra i professionisti fu comunque brevissima durando appena tre anni. Nel 1979-1980, al primo campionato di Serie C2, L'Aquila si piazzò all'ottavo posto, dopo un ottimo girone di andata ed un pessimo girone di ritorno[47]. La società passò quindi nelle mani di Luigi Galeota, la squadra venne indebolita e, dopo numerosi avvicendamenti in panchina (ben cinque solo nel 1980-1981), al termine della stagione 1981-1982 i rossoblù guidati in panchina da un giovanissimo Carlo Florimbi si piazzarono penultimi, nonostante il bel gioco espresso[48], e retrocessero nuovamente in Interregionale[49].

Cominciò così un periodo tormentato, in cui la formazione aquilana, nonostante i continui ribaltoni tecnici e societari, tentò nuovamente di tornare in terza serie, senza riuscirci. In questi anni l'elemento di continuità può essere identificato in Valdo Cherubini[43]: lo storico capitano disputò ben 13 stagioni all'Aquila (dal 1972 al 1977, dal 1978 al 1982 e dal 1983 al 1987) arrivando a tagliare il traguardo delle 440 presenze in magia rossoblù[49], record assoluto nella storia del club.

Pur tra le difficoltà, nel 1982-1983, L'Aquila, ancora affidata a Carlo Florimbi, si classificò al secondo posto, alle spalle della Lodigiani allenata dall'ex giocatore e allenatore rossoblù Guido Attardi, perdendo per una manciata di punti la possibilità di ritornare immediatamente in Serie C2[50]. Un gradino più in basso, al terzo posto, arrivò nella stagione successiva, disputata con Nazzareno Cerusico in panchina[51]. Nel 1986-1987 la formazione aquilana, guidata dal tecnico Aldo Anzuini e trascinata dalla stella Branislav Anikic (che durante l'estate, dopo aver segnato una spettacolare rete in amichevole contro la Roma, si era guadagnato i complimenti dell'allora tecnico giallorosso Sven Goran Eriksson[52]), tornò a lottare per il vertice chiudendo il campionato in terza posizione, a pari merito con il Castel di Sangro[53]. Nel 1988-1989 i rossoblù che raggiundero la notevole quota di 50 punti (frutto di 19 vittorie, 12 pareggi e sole 3 sconfitte) sfiorarono nuovamente la promozione giungendo secondi, a soli due punti dalla capolista Ostia Mare[54].

In questi anni la guida del sodalizio cambiò più volte passando da Dante Prosperini a Piemonte Veglione a Paolo Valentini e, quindi, a Franco Di Fabio.

L'era Circi e il fallimento[modifica | modifica wikitesto]

Con l'inizio degli anni novanta l'organico societario viene nuovamente rivoluzionato con l'entrata nel club dell'imprenditore romano Antonio Circi che sembrò dare nuova linfa all'ambiente calcistico aquilano[55]. Tuttavia, nel campionato 1990-1991, il primo con il neo-presidente Circi al timone della società, i rossoblù, allenati prima da Giuliano Fiorini e poi da Federico Caputi, chiusero il torneo solo in terza posizione[55]. Ancora più cocente fu la delusioni nei due campionati successivi con L'Aquila chiuse in entrambi i casi al primo posto il proprio girone d'Interregionale senza riuscire a centrare, perlomeno sul campo, l'agognata promozione in Serie C2[56].

Nel 1991-1992 gli aquilani, allenati da Leonardo Acori, chiusero la stagione a pari merito con l'Acilia e furono costretti ad affrontare la squadra pontina nello spareggio disputatosi il 16 maggio 1992 allo stadio Flaminio di Roma e vinto 2-0 ai tempi supplementari; a quel punto L'Aquila, vincitrice del girone F, dovette disputare un ulteriore spareggio con la vincente del girone E, il Gualdo, venendo sconfitta con un risultato totale di 3-1[57] (2-0 nella gara d'andata a Gualdo Tadino e 1-1 nel ritorno allo stadio Tommaso Fattori, una partita che fece registrare la capienza record di 12.838 spettatori[56]).

La formazione dello spareggio promozione perso con la Torres nel 1993. Sullo sfondo gli oltre 6.000 aquilani giunti allo stadio Flaminio per l'occasione[58].

L'anno successivo, nel campionato 1992-1993, l'undici aquilano guidato da Massimiliano Cherri, dopo aver dominato per lungo tempo il torneo, terminò la stagione con tre pareggi consecutivi finendo a pari punti con un'altra compagine, la Torres, con cui disputò e perse per 2-1 lo spareggio decisivo giocatosi nuovamente al Flaminio[56][58].

Ciò nonostante, nell'estate del 1993, la promozione arrivò lo stesso, grazie ad un ripescaggio per meriti sportivi e, nel 1993-1994, L'Aquila fece il suo ritorno in C2 dopo undici anni dall'ultima volta[59]. Al termine di una stagione particolare, segnata dalla morte del tifoso Nicola Mezzacappa (morto in un incidente stradale mentre si recava in trasferta a Pontedera mentre l'amico, Lorenzo Castri, rimase in coma per 15 giorni[60]) e caratterizzata da un andamento altalenante e da un sesto posto finale, arrivò l'ennesima doccia fredda: la società, affossata dai debiti, venne radiata dalla FIGC e ai rossoblù non restò che ripartire dalle serie minori con un nuovo sodalizio[56].

La risalita dai dilettanti[modifica | modifica wikitesto]

L'Associazione Sportiva L'Aquila venne rifondata nell'estate del 1994 e nel 1994-1995 fece il suo esordio in Eccellenza con un organico interamente aquilano guidato dall'ex calciatore rossoblù Pietro Ferzoco terminando il campionato in terza posizione[61]. La fusione con il Paganica Calcio, club di una frazione cittadina che sotto la guida di Eliseo Iannini era giunto alle soglie della Serie C, permise all'Aquila un pronto ritorno nei Dilettanti con il nuovo nome di Vis L'Aquila[56].

La stagione 1995-1996 si chiuse con l'ottavo posto, nonostante i ripetuti cambiamenti di panchina effettuati dal neo-presidente Gabriele Valentini, tra Bruno Nobili, Fabrizio Scarsella e Silvio Paolucci, quest'ultimo allenatore-giocatore[62]. Poco meglio andò l'anno successivo, il 1996-1997, quando i rossoblù, assunta la denominazione di Gruppo Sportivo L'Aquila Calcio, arrivarono al quinto posto trascinati in campo da Francesco Fonte e guidati in panchina da Angelo Crialesi (anch'egli ex calciatore aquilano, subentrato a Eugenio Natale dopo una massiccia rivoluzione tecnica invernale operata dalla dirigenza)[56].

La promozione dei record[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi L'Aquila Calcio 1997-1998.

Degno di nota fu invece il campionato 1997-1998 che entrò di diritto nella storia del calcio aquilano dal momento che la formazione abruzzese (che aveva nuovamente cambiato nome in L'Aquila Calcio) vinse per la prima volta il campionato in senso assoluto, conquistando cioè la promozione sul campo e non grazie a spareggi o ripescaggi[56][63].

Partita a fari spenti, la formazione allenata da un esordiente Stefano Sanderra (affiancato dal fratello Luca) cominciò ben presto un serrato duello in vetta con le due corazzate del girone, la Sambenedettese che poi restò indietro e, soprattutto, il Rieti che solo all'ultima giornata cedette il passo ai rossoblù, giungendo secondo a un solo punto dagli aquilani. La quota di 74 punti raggiunta quell'anno, frutto di 21 vittorie, 11 pareggi e 2 sole sconfitte, è la più alta mai realizzata dall'Aquila Calcio in tutta la sua storia[56].

Con la vittoria del campionato, L'Aquila fu ammessa al torneo finale per la conquista dello Scudetto Dilettanti venendo però eliminata in semifinale dalla Sanremese.

L'era Passarelli e il sogno della Serie B[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno tra i professionisti, nel 1998-1999, vide la formazione aquilana classificarsi al sesto posto, a due sole lunghezze dalla qualificazione agli spareggi promozione, persi nell'ultima giornata a vantaggio della Turris. L'annata fu caratterizzata da ottime prestazioni all'inizio e alla fine del campionato, rese vane da un rendimento mediocre nella parte centrale del torneo, in cui i rossoblù collezionarono una lunga serie di pareggi, perdendo terreno dalle posizioni di testa[56].

Nel finale di stagione, inoltre, si formalizzò il passaggio di consegne dal presidente uscente Gabriele Valentini all'imprenditore calabrese Michele Passarelli[64]; la nuova società si mise in luce da subito per numerose iniziative che richiamarono l'attenzione della città sul sodalizio calcistico tra cui l'inaugurazione del primo negozio ufficiale, in piazza del Duomo, e la carta di credito personalizzata per i tifosi.

L'Aquila si presentò, dunque, ai ranghi di partenza del campionato 1999-2000 con un organico finalmente competitivo e in un clima di rinnovato entusiasmo, dando vita ad un appassionante rincorsa alle zone alte della classifica con Fasano prima e Foggia poi, e chiudendo la stagione al 2º posto dietro il Messina. Nei play-off, dopo aver battuto in semifinale il Fasano, un sofferto pari a reti bianche contro l'Acireale sul neutro di Avellino premiò L'Aquila in virtù del miglior piazzamento in classifica[65]. I rossoblù conquistarono così la seconda promozione in tre anni, la prima della loro storia in Serie C1[56].

La rosa rossoblù nel 2001-2002, al secondo campionato consecutivo in Serie C1.

Durante l'estate la squadra, affidata al nuovo tecnico Paolo Stringara, fu nuovamente rivoluzionata grazie all'acquisto di innesti di spessore come il trequartista Lorenzo Battaglia e il bomber Davide Di Nicola. All'avvio del campionato L'Aquila si confermò come la squadra rivelazione del girone e, dopo un inizio straripante (15 punti in 6 partite, con 14 gol fatti) chiuse il girone d'andata al primo posto togliendosi lo sfizio di battere, in un Tommaso Fattori pressoché esaurito, la capolista Palermo[66]. Nel girone di ritorno, tuttavia, la formazione abruzzese accusò un notevole calo di rendimento e concluse la stagione con un modesto 9º posto, piazzamento ben lontano da quegli spareggi a lungo sognati[67]. Inoltre la società, gravata da impegni economici che non avevano portato al risultato sperato, dovette ridimensionare le proprie ambizioni negli anni a venire.

Già nel 2001-2002 i rossoblù, inizialmente guidati da Gabriele Morganti, sembrarono destinati alla retrocessione, poi il cambio in panchina tra Morganti e il suo vice Augusto Gentilini contribuì a far centrare la salvezza con una giornata d'anticipo[66]. Durante la stagione la squadra disputò anche la prima amichevole internazionale della storia del club andando a sconfiggere a Tripoli l'Al-Ittihad del presidente libico Mu'ammar Gheddafi e guidato in campo dal terzogenito di Gheddafi, Saadi[68]. L'incontro, organizzato nell'ottica di un tentativo (poi fallito) di collaborazione tecnica tra il presidente aquilano Passarelli e il figlio del leader libico, terminò 4-1 per i rossoblù[69].

Ancor più difficoltoso fu il campionato 2002-2003; nonostante il peggioramento della situazione societaria e i numerosi capovolgimenti in panchina (Augusto Gentilini fu sostituito da Bruno Giordano, quindi la squadra venne affidata al preparatore atletico William Marcuzzi con la collaborazione del difensore Maurizio Vincioni per tornare, infine nelle mani di Gentilini) i rossoblù furono protagonisti di un'incredibile rimonta finale con ben 15 punti conquistati nelle ultime 8 giornate e riuscirono, all'ultima giornata, ad evitare la retrocessione diretta, qualificandosi per i play-out[70]; l'impresa si concluse con la vittoria negli spareggi finali con il Paternò e la conquista della salvezza.

Il secondo fallimento[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 2003, tuttavia, la FIGC sembrò rendere vani gli sforzi fatti cancellando nuovamente L'Aquila dal campionato per la situazione debitoria della società. Con il defilarsi del presidente Passarelli cominciò quindi un'aspra battaglia legale, al termine della quale il sodalizio rossoblù (passato nelle mani dall'imprenditore aquilano Eliseo Iannini) ottenne la riammissione in Serie C1 dall'arbitrato del CONI[66]. La rosa fu allestita in fretta e furia e sostenuta dai tifosi con oltre mille abbonamenti[71] ma i risultati sul campo furono disastrosi e L'Aquila terminò il campionato all'ultimo posto con soli 13 punti in una stagione che passerà alla storia come la peggiore mai disputata dai rossoblù[72].

Dopo la retrocessione non si trova chi iscriva la società alla Serie C2 così il sodalizio, da tempo in liquidazione, viene definitivamente radiato e qualche mese più tardi dichiarato fallito. È la seconda cancellazione in un solo decennio.

Il quinquennio in Eccellenza[modifica | modifica wikitesto]

Il capitano rossoblù Aldo Di Corcia alza la Coppa Italia Dilettanti Abruzzo.

All'inizio della stagione 2004-2005, per la prima volta nel dopoguerra, nessuna società con i colori e con il nome del capoluogo abruzzese è iscritta ai campionati federali[73]. Alla lacuna si pone parzialmente rimedio tramite un accordo tra l'amministrazione comunale e Pasquale Specchioli, presidente del Montereale Calcio, club dell'omonimo comune della provincia aquilana disputante l'Eccellenza abruzzese; durante la stagione, chiusa in 14ª posizione, il sodalizio abbandona i colori arancio-verde, cominciando ad utilizzare maglie rosso-blu, ed infine muta denominazione sociale diventando Associazione Sportiva Dilettantistica L'Aquila Calcio Real, suffisso quest'ultimo omaggiante alla società d'origine ma mai digerito dalla piazza aquilana.

Acquisito il titolo sportivo della ex L'Aquila Calcio, la nuova società si presta a disputare la stagione 2005-2006, sostanzialmente divisa in due parti: al termine di un girone d'andata fallimentare, la società passa dalle mani di Specchioli a quelle dall'imprenditore romano Massimo Severoni e la squadra, affidata a Francesco Montarani, sfiora per un solo punto la qualificazione agli spareggi promozione[66]. Il copione si ripete nella stagione successiva che, nonostante le ambizioni iniziali, viene chiusa ancora una volta fuori dalla zona play-off e con la società che viene ceduta da Severoni ad Alfredo D'Urbano[66]. Unica soddisfazione è la conquista della Coppa Italia Dilettanti Abruzzo, il primo trofeo (escluse le promozioni) in ottant'anni di storia di calcio aquilano[74]; i rossoblù vengono poi eliminati nei quarti di finale della fase nazionale dal Castelsardo precludendosi la possibilità di raggiungere, tramite la conquista del trofeo, l'agognata Serie D.

Nel 2007-2008 ha inizio l'era di Elio Gizzi, il costruttore aquilano che guiderà il club ininterrottamente per cinque anni; la rosa e lo staff tecnico vengono nuovamente rivoluzionati ma i rossoblù mancano ancora una volta la promozione chiudendo il campionato in terza posizione (e fuori dai play-off in virtù dei 12 punti di distacco dalla seconda classificata) e venendo battuti in finale di Coppa Italia Dilettanti dall'Atessa[66]. L'anno seguente la squadra, modellata dal nuovo responsabile dell'area tecnica Ercole Di Nicola (ancora oggi in società), sembra finalmente essere proiettata verso la conquista del campionato e, dopo aver conquistato la seconda Coppa Italia Dilettanti Abruzzo, a due giornate dal termine L'Aquila si trova in testa al campionato insieme al Miglianico; impossibilitata a giocare le ultime due gare dopo il terremoto del 6 aprile 2009, i rossoblù vengono promossi d'ufficio in Serie D[66].

Dalla Serie D alla conquista della Prima Divisione[modifica | modifica wikitesto]

Nel Serie D 2009-2010 L'Aquila torna quindi nei dilettanti. La società di Gizzi, nonostante le difficoltà logistiche del dopo-sisma (la squadra è costretta ad allenarsi a Tortoreto[66] e disputa le gare casalinghe nella spettrale cornice di un Fattori semideserto nel mezzo di una città devastata), disputa un discreto campionato, stabilendosi nelle prime posizioni per buona parte del torneo e conquistando in più d'una occasione la vetta[75]; nel finale, in vistoso calo atletico, cede il primato al Chieti e nell'ultima giornata precipita addirittura al quarto posto.

I festeggiamenti per la promozione in Prima Divisione al termine della stagione 2012-2013.

La promozione giunge ugualmente grazie a un ripescaggio per meriti sportivi che riporta L'Aquila tra i professionisti dopo sei anni. Già al primo campionato di Seconda Divisione, nel 2010-2011, i rossoblù guidati dapprima da Leonardo Bitetto e, nel finale di stagione, da Maurizio Ianni centrano l'ingresso ai play-off ma vengono clamorosamente sconfitti in finale dal Prato con un gol realizzato al settimo minuto di recupero[75][76]. Nel campionato seguente, dopo un ottimo girone di andata[75], L'Aquila viene a mancare nell'ultima parte del torneo e non riesce a qualificarsi per gli spareggi promozione[77]. A fine stagione Elio Gizzi cede la presidenza all'amico costruttore Corrado Chiodi, decidendo comunque di rimanere all'interno della società.

Con il nuovo assetto societario, la panchina affidata all'emergente Archimede Graziani ed una rosa altamente competitiva, i rossoblù si presentano ai ranghi di partenza del campionato 2012-2013 con ambizioni di promozione ma scivola, già sul finire del girone d'andata, a metà classifica. Dopo due cambi in panchina, la squadra affidata infine alla guida di Giovanni Pagliari chiude il torneo al quinto posto qualificandosi per i play-off; proprio negli spareggi promozione, L'Aquila si riscatta superando, in due avvincenti derbies, dapprima il Chieti in semifinale quindi il Teramo in finale e conquistando, davanti ai 5.000 spettatori dello stadio Fattori (tra cui molte vecchie glorie[78]), la prima promozione in Lega Pro Prima Divisione ed il ritorno nel terzo livello del campionato italiano dopo 9 anni di assenza[79].

Nel campionato 2013-2014, sotto la guida del confermato Giovanni Pagliari, i rossoblù disputano un buon torneo qualificandosi, a distanza di 80 anni dall'ultima volta, agli spareggi per la promozione in Serie B[80] venendo però eliminati già ai quarti di finale dal Pisa.

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria dell'Aquila Calcio 1927
  • 1927 · Fondazione della Società Sportiva Città dell'Aquila, poi G.U.F. Aquila.

  • 1930-1931 · 6ª in Terza Divisione Abruzzo.
  • 1931 · Fondazione dell'Associazione Sportiva Aquila poi Associazione Sportiva L'Aquila, che raccoglie l'eredità del G.U.F. Aquila.
  • 1931-1932 · 3ª in Seconda Divisione, direttorio abruzzese. Green Arrow Up.svg Ammessa d'ufficio in Prima Divisione.
  • 1932-1933 · 5ª in Prima Divisione, girone G.
  • 1933-1934 · 1ª in Prima Divisione, girone G. 1ª nel torneo finale, girone A. Green Arrow Up.svg Promossa in Serie B.
  • 1934-1935 · 4ª in Serie B, girone B.
  • 1935-1936 · 9ª in Serie B.
Terzo turno eliminatorio di Coppa Italia.
  • 1936-1937 · 14ª in Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocessa in Serie C.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Secondo turno eliminatorio della Coppa dell'Italia Centrale.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Finale della Coppa dell'Italia Centrale.
Turno di qualificazione di Coppa Italia.

Turno di qualificazione di Coppa Italia.
  • 1941-1942 · 9ª in Serie C, girone G.
  • 1942-1943 · 12ª in Serie C, girone I.
  • 1943-1944 · Sospensione delle attività sportive per cause belliche.
  • 1944-1945 · 4ª nel torneo abruzzese non ufficiale di Serie C.[81]
  • 1945-1946 · 6ª in Serie C di Lega Centro-Sud, girone C.
  • 1946-1947 · 6ª in Serie C di Lega Centro, girone E.
  • 1947-1948 · 10ª in Serie C di Lega Centro, girone E. Red Arrow Down.svg Retrocessa in Promozione.
  • 1948-1949 · 2ª in Promozione di Lega Centro, girone L, dopo aver perso lo spareggio con la Jesina.
  • 1949-1950 · 5ª in Promozione di Lega Centro, girone L.

  • 1950-1951 · 7ª in Promozione di Lega Centro, girone L.
  • 1951-1952 · 16ª in Promozione di Lega Centro, girone L.
  • 1952-1953 · 7ª in IV Serie, girone E.
  • 1953-1954 · 7ª in IV Serie, girone F.
  • 1954-1955 · 3ª in IV Serie, girone F.
  • 1955-1956 · 7ª in IV Serie, girone G.
  • 1956-1957 · 7ª in IV Serie, girone G.
  • 1957-1958 · 2ª nella Prima Categoria del Campionato Interregionale, girone C. Green Arrow Up.svg Promossa in Serie C.
  • 1958-1959 · 13ª in Serie C, girone C.
Terzo turno eliminatorio di Coppa Italia.


Fase a gironi di Coppa Italia Semiprofessionisti.

Fase a gironi di Coppa Italia Semiprofessionisti.
  • 1981-1982 · 17ª in Serie C2, girone B. Red Arrow Down.svg Retrocessa in Interregionale.
Fase a gironi di Coppa Italia Serie C.
  • 1982-1983 · 2ª in Interregionale, girone G.
  • 1983-1984 · 3ª in Interregionale, girone G.
  • 1984-1985 · 10ª in Interregionale, girone H.
  • 1985-1986 · 6ª in Interregionale, girone G.
  • 1986-1987 · 4ª in Interregionale, girone G.
  • 1987-1988 · 4ª in Interregionale, girone G.
  • 1988-1989 · 2ª in Interregionale, girone H.
  • 1989-1990 · 8ª in Interregionale, girone G.

  • 1990-1991 · 3ª in Interregionale, girone G.
  • 1991-1992 · 1ª in Interregionale, girone F, dopo aver vinto lo spareggio con l'Acilia. Perde lo spareggio promozione con il Gualdo.
  • 1992-1993 · 2ª nel CND, girone F, dopo aver perso lo spareggio contro la Torres. Green Arrow Up.svg Ripescata in Serie C2.
  • 1993-1994 · 6º in Serie C2, girone B. Viene radiata dalla F.I.G.C..
Fase a gironi di Coppa Italia Serie C.
  • 1994 · Viene rifondata l'Associazione Sportiva L'Aquila.
  • 1994-1995 · 3ª in Eccellenza Abruzzo.
  • 1995 · Acquisisce il titolo sportivo del Paganica nel CND e cambia nome in Vis L'Aquila.
  • 1995-1996 · 8ª nel CND, girone C.
  • 1996 · Cambia nome in Gruppo Sportivo L'Aquila Calcio, poi L'Aquila Calcio.
  • 1996-1997 · 5ª nel CND, girone F.
  • 1997-1998 · 1ª nel CND, girone F. Green Arrow Up.svg Promossa in Serie C2.
  • 1998-1999 · 6ª in Serie C2, girone C.
Fase a gironi di Coppa Italia Serie C.
  • 1999-2000 · 2ª in Serie C2, girone C. Green Arrow Up.svg Promossa in Serie C1 dopo aver vinto i play-off con il Fasano (semifinale) e l'Acireale (finale).
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.

Fase a gironi di Coppa Italia Serie C.
Fase a gironi di Coppa Italia Serie C.
Quarti di finale di Coppa Italia Serie C.
  • 2003-2004 · 18ª in Serie C1, girone B. Red Arrow Down.svg Retrocessa in Serie C2. Viene radiata dalla F.I.G.C..
  • 2004-2005 · 14ª in Eccellenza Abruzzo.[82]
  • 2005 · Acquisisce il titolo sportivo del Montereale in Eccellenza Abruzzo e cambia nome in Associazione Sportiva Dilettantistica L'Aquila Calcio Real, poi Associazione Sportiva Dilettantistica L'Aquila Calcio.
  • 2005-2006 · 6ª in Eccellenza Abruzzo.
  • 2006-2007 · 7ª in Eccellenza Abruzzo.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia Dilettanti Abruzzo (1º titolo).
  • 2007-2008 · 3ª in Eccellenza Abruzzo.
  • 2008-2009 · 2ª in Eccellenza Abruzzo.[83] Green Arrow Up.svg Ammessa d'ufficio in Serie D.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia Dilettanti Abruzzo (2º titolo).
  • 2009-2010 · 4ª in Serie D, girone F. Green Arrow Up.svg Ripescata in Lega Pro Seconda Divisione.
Ottavi di finale di Coppa Italia Serie D.

  • 2010 · Cambia nome in L'Aquila Calcio 1927.
  • 2010-2011 · 4ª in Lega Pro Seconda Divisione, girone B. Eliminata nella semifinale play-off dal Prato.
Fase a gironi di Coppa Italia Lega Pro.
  • 2011-2012 · 8ª in Lega Pro Seconda Divisione, girone B.
Secondo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Lega Pro.
  • 2012-2013 · 5ª in Lega Pro Seconda Divisione, girone B. Green Arrow Up.svg Promossa in Lega Pro Prima Divisione dopo aver vinto i play-off con il Chieti (semifinale) e il Teramo (finale).
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Lega Pro.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia Lega Pro.
Terzo turno di Coppa Italia.
Partecipa alla Coppa Italia Lega Pro.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Colori[modifica | modifica wikitesto]

I colori sociali sono il rosso ed il blu. Caso raro all'interno del panorama calcistico nazionale ed internazionale, detti colori non sono mai stati cambiati a partire dalla fondazione della società[8], avvenuta nel 1927, e sono ritenuti essere un omaggio al professor Rusconi, radiologo di origine bolognese e tifoso del Bologna, prima portiere dell'Aquila F.C. e in seguito direttore tecnico dell'A.S. Aquila[9]. Alcuni dirigenti avrebbero voluto adottare i colori civici nero e verde, poi adottati dalla squadra di rugby, ma la loro proposta non fu accolta. La prima maglia era interamente rossa bordata di blu mentre le strisce fecero la loro comparsa solo a partire dal 1936[84]. La larghezza e il numero delle strisce sono variate più volte nel corso del tempo: la casacca tradizionale è quella con 9 strisce (generalmente 5 di colore blu e 4 rosse) molto strette, ma non sono mancate vistose modifiche a questa consuetudine come nel caso della maglia utilizzata nel 2000-2001 e caratterizzata da sole tre strisce (di cui, quella centrale, di un blu molto più tenue rispetto allo standard)[85]. Calzoncini e calzettoni sono stati quasi sempre di colore blu o in alternativa bianchi, solo raramente di colore rosso.

Il rosso-blu, come detto, aveva già fatto la sua comparsa all'Aquila prima della costituzione dell'A.S. Aquila: nella metà degli anni venti il F.C. L'Aquila scese in campo con una maglia rosso-blu a scacchi, una stoffa acquistata a Pescara che si dice fosse l'ultimo colore rimasto al venditore[8]. Le risate degli spettatori presenti sul campo di Collemaggio portarono alla sua sostituzione con una maglia bianca con risvolti e calzoncini neri e, successivamente, una maglia azzurro Savoia. La S.S. Città dell'Aquila adottò, invece, i colori sociali bianco e blu.

La divisa da trasferta invece è stata nelle gran parte delle stagioni di colore bianco con il rosso-blu limitato alle rifiniture laterali o alle bande, disposte verticalmente, orizzontalmente o diagonalmente; sul finire degli anni novanta la squadra utilizzò una maglia da trasferta bianca con lo stemma societario al centro del busto e alcuni piccoli scacchi di colore rosso e blu ai lati. Calzoncini e calzettoni sono bianchi o talvolta blu. La terza maglia, nei pochi anni in cui è comparsa, è stata sempre di colore giallo, sempre con rifiniture rosso-blu; in un caso, nel 2000-2001 si ricorda una curiosa maglia celeste chiaro. Nel 2012-2013 è stata realizzata una terza maglia nero-verde, onorando così i colori della città e i cugini della squadra di rugby, che a loro volta, in quella stagione, utilizzarono una seconda maglia rosso-blu.

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione dello stemma
Lo stemma utilizzato fino alla metà degli anni ottanta.
Lo stemma utilizzato tra il 1999 e il 2003.
L'attuale stemma, utilizzato dal 2007.

Lo stemma societario è tradizionalmente identificato con un'aquila, coerentemente allo stemma civico e in evidente richiamo al nome della città. È tuttavia doveroso ricordare che, fino alla metà degli ottanta, lo stemma prevedeva semplicemente un pallone rosso-blu con, sullo sfondo, due bande diagonali anch'esse recanti i colori societari[86].

Con il succedersi delle stagioni e delle gestioni societarie di volta in volta lo stilema dell'aquila è stato rielaborato in modo diverso e addirittura in alcuni periodi (soprattutto negli anni seguenti alle due rifondazioni del 1994 e del 2004) lo scudo societario è cambiato quasi ogni anno, rendendo impossibile l'identificazione del sodalizio con uno stemma univoco. I simboli che vantano un'anzianità maggiore appartengono proprio alle società radiate. Il primo in ordine cronologico, utilizzato dal 1991 al 1994, presentava il rapace stilizzato, di profilo e ad ali spiegate. Il secondo, utilizzato dal 1999 al 2003, era costituito da uno scudo svizzero, inquartato di rosso e blu, recante la vista frontale di un'aquila in picchiata, un pallone posto di lato e il profilo del Gran Sasso d'Italia stilizzato sullo sfondo[86]; l'animale disegnato non era l'aquila reale, effettivamente presente nei territori intorno alla città, bensì l'aquila di mare testabianca già simbolo degli Stati Uniti d'America. Quest'ultimo è comunque l'unico simbolo dell'Aquila Calcio depositato presso l'Ufficio italiano marchi e brevetti (Uibm)[87] e, nonostante la sua particolarità, è sicuramente tra i più diffusi ed amati dalla tifoseria, anche in virtù dei risultati sportivi raggiunti in quegli anni.

Negli anni seguenti vanno ricordati i simboli del 2003-2004, quando L'Aquila ha giocato con lo stemma comunale sulle maglie, e quello in uso dal 2005 al 2007, adottato su indicazione della tifoseria, anche se modificato con l'aggiunta della scritta Real, poco gradita ai sostenitori rossoblù.

Nel 2007 l'allora presidente Elio Gizzi rinnovò nuovamente il simbolo che da quel momento non è stato più cambiato. Si tratta di un circolo di colore blu, inquartato di rosso e di bianco, sul quale è rappresentata un'aquila blu con la testa bianca; lo stemma presenta alcuni riferimenti alla storia della città come l'evidenziamento della bicromia bianco-rossa e la suddivisione in quattro parti, rispettivamente in omaggio agli antichi colori civici e ai quattro rioni cittadini[85].

Inno[modifica | modifica wikitesto]

L'inno ufficiale della squadra è stato scritto da Umberto Taccola e messo in musica da Enrico Canelli e Giorgio Cavalli[88]. Il testo è il seguente:

« Hurrà, per L'Aquila hip hurrà!
Facciam del nostro grido una bandiera
Rossoblù
Con questi due colori
infiliremo centomila gol
Vola il cuore oltre la rete
Avanti tutta, chi ci ferma più?
Passione rossoblù facci sognare
E portaci in classifica lassù »
(E. Canelli, G. Cavalli, U. Taccola, Inno rossoblù)

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio Tommaso Fattori e Stadio di Acquasanta.
Lo stadio Tommaso Fattori negli anni cinquanta.

Le prime partite di calcio all'Aquila furono giocate in piazza San Basilio, nel centro storico della città; successivamente fu utilizzato il prato antistante la basilica di Santa Maria di Collemaggio[4][9]. Il GUF, prima squadra aquilana iscritta ad un campionato ufficiale nel 1930-1931, disputava invece le sue partite sul campo di piazza d'Armi dove, l'anno successivo, esordì anche l'A.S. Aquila[4].

Nel 1933 i rossoblù nel nuovo Stadio XVIII Ottobre, fortemente voluto da Adelchi Serena, presidente della società e podestà cittadino, e costato circa 6 milioni di lire. L'impianto – dotato di un campo di gioco, una pista per l'atletica (poi eliminata, e un velodromo - fu progettato dall'architetto milanese Paolo Vietti-Violi, mentre i lavori di costruzione furono diretti dall'architetto Mario Gioia e dall'ingegner Gaetano Lisio. La capienza originale era di 12.000 posti a sedere.

In occasione della XVII Olimpiade, lo stadio ospitò alcune partite del torneo preliminare di calcio e in quell'occasione la capienza fu attestata a 20.000 persone[89]. Il record di spettatori (12.838) è stato registrato in occasione dello spareggio tra L'Aquila e il Gualdo valevole per il Campionato Interregionale 1991-1992.

Dal dopoguerra, lo stadio è condiviso con L'Aquila Rugby 1936 ed è intitolato alla memoria di Tommaso Fattori, ex-tecnico dei neroverdi. Per risolvere le difficoltà legate a questa convivenza, dal 2012 è in costruzione un nuovo stadio nel quartiere di Acquasanta destinato ad accogliere la compagine rossoblù; l'impianto avrà una capienza di circa 7.000 posti a sedere suddivisi su due tribune coperte, una curva scoperta e un settore ospiti.

Società[modifica | modifica wikitesto]

La prima sede della società era collocata in via Marrelli 63; qui erano depositati i pali delle porte che, ogni domenica, venivano prelevati per essere piantati nel terreno di gioco[4]. Dal 2012 la sede è situata all'interno del complesso Gran Panorama, sulla S.S. 17.

Organigramma societario[modifica | modifica wikitesto]

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Staff dell'area amministrativa
  • Italia Corrado Chiodi - Presidente
  • Italia Massimo Mancini - Vice presidente
  • Italia Elio Gizzi - Amministratore delegato
  • Italia Fabio Guido Aureli - Direttore generale
  • Italia Giancarlo Di Crescenzo - Responsabile area organizzativa
  • Italia Ercole Di Nicola - Responsabile area tecnica
  • Italia Angelo Piccoli - Team manager
  • Italia Daniele Mastrantonio - Segreteria
  • Italia Elianna Vaira - Segreteria

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Aquilacalcio.png
Cronologia degli sponsor tecnici
  • 1995-1999 Pienne
  • 1999-2001 Galex
  • 2001-2003 Sport Point
  • 2003-2004 Legea
  • 2004-2005 Diadora
  • 2005-2006 Mass
  • 2006-2007 Abm
  • 2008-2009 Mass
  • 2009- Macron
Aquilacalcio.png
Cronologia degli sponsor ufficiali
  • 1983-1984 Interpan
  • 1986-1988 Aquilana Combustibili
  • 1988-1989 Ognivia
  • 1989-1990 Edilfrair
  • 1990-1991 Ognivia
  • 1991-1992 SAC Costruzioni
  • 1992-1994 EdilAbruzzo
  • 1995-1996 Carea
  • 1997-1998 Iannini Costruzioni
  • 1998-1999 L'Aquila città del Giubileo
  • 1999-2000 Iannini Costruzioni
  • 2000-2002 Banca di Credito Cooperativo di Roma
  • 2002-2003 Advanced Devices e Irti Lavori
  • 2003-2004 Lohr Industrie
  • 2004-2005 Città dell'Aquila
  • 2005-2006 Air1 Brenntag
  • 2006-2007 Studio Professionisti Associati
  • 2007-2008 Germany Car
  • 2008-2009 Cimini Costruzioni
  • 2009-2010 SISAL
  • 2010-2011 Consorzio Stabile 99
  • 2012-2013 Giemme
  • 2014 Rete Impresa L'Aquila[90]
  • 2014- R.B.M.

Allenatori e presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito l'elenco di allenatori e presidenti dell'Aquila Calcio 1927 dall'anno di fondazione a oggi.

Nunzio Zavettieri, in carica dal 30 settembre 2014, è il 66º tecnico dei rossoblù. L'allenatore che ha collezionato più panchine è Arnaldo Di Leonzio, già centro-mediano degli abruzzesi[91], alla guida della squadra in quattro periodi differenti per un totale di nove stagioni tra il 1960 e il 1977.

Il presidente della società è, invece, Corrado Chiodi subentrato nel 2012 ad Elio Gizzi; è il 30º presidente nella storia del club. Il primo fu l'allora podestà cittadino Adelchi Serena mentre il più longevo è stato Ubaldo Lopardi (in seguito sindaco dell'Aquila) che ha ricoperto la carica per nove anni, seppur non consecutivi, tra il 1948 e il 1969[92].

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Allenatori
Aquilacalcio.png
Presidenti
  • 1931-1934 Italia Adelchi Serena
  • 1934-1937 Italia Giovanni Centi Colella
  • 1937-1938 Italia Italo Recine
  • 1938-1939 Italia Vittorio Troiani
  • 1939-1942 Italia Ferdinando Caroselli
  • 1942-1943 Italia Vittorio Troiani
  • 1944-1946 Italia Giuseppe Scipioni
  • 1946-1948 Italia Gesualdo Del Sole
  • 1948-1952 Italia Ubaldo Lopardi
  • 1952-1957 Italia Antonio Cicchetti
  • 1957-1960 Italia Euro Barattelli
  • 1960-1961 Italia Nello Mariani
  • 1961-1963 Italia Euro Barattelli
  • 1963-1964 Italia Luigi Faraone
  • 1964-1969 Italia Ubaldo Lopardi
  • 1969-1971 Italia Angelo Ioannucci
  • 1971-1978 Italia Ermeneglido De Felice
  • 1978-1980 Italia Tonino Angelini
  • 1980-1983 Italia Luigi Galeota
  • 1983-1985 Italia Dante Prosperini
  • 1985-1986 Italia Piemonte Veglione
  • 1986-1988 Italia Paolo Valentini
  • 1988-1990 Italia Franco Di Fabio
  • 1990-1994 Italia Antonio Circi
  • 1994-1995 Italia Antonello Bernardi
  • 1995-1999 Italia Gabriele Valentini
  • 1999-2003 Italia Michele Passarelli
  • 2003-2004 Italia Eliseo Iannini
  • 2004-2005 Italia Pasquale Specchioli
  • 2005-2007 Italia Massimo Severoni
  • 2007 Italia Alfredo D'Urbano
  • 2007-2012 Italia Elio Gizzi
  • 2012- Italia Corrado Chiodi
Adelchi Serena, primo presidente dell'Aquila Calcio e podestà cittadino.
Guido Attardi, calciatore dell'Aquila negli anni sessanta e allenatore dei rossoblù nel 1977-1978 e nel 1987-1988.

Giocatori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori dell'Aquila Calcio 1927.
Italo Acconcia con la maglia della Fiorentina.

Tra i giocatori più celebri a vestito la maglia rossoblù si cita Italo Acconcia; centrocampista di talento, l'aquilano si mise in luce giovanissimo già negli anni quaranta prima di lasciare l'Abruzzo per andare a giocare con Fiorentina, Udinese e Genoa in Serie A. Una volta terminata la carriera da giocatore, Acconcia divenne selezionatore della Nazionale B e commissario tecnico della Nazionale Juniores lanciando talenti come Paolo Rossi, Antonio Cabrini, Marco Tardelli e Franco Baresi[114]. A lui verrà probabilmente dedicato il nuovo stadio in costruzione nel capoluogo abruzzese[114].

Molti altri giocatori dell'Aquila hanno disputato la massima serie con un'altra formazione. Tra questi, coloro che vantano titoli nazionali o internazionali sono Annibale Frossi (2 campionati italiani con l'Ambrosiana-Inter nel 1937-1938 e nel 1939-1940 oltre a una Coppa Italia, sempre con i nerazzurri, nel 1938-1939), Angelo Caroli (1 scudetto con la Juventus nel 1960-1961, unico aquilano di nascita a vincere il campionato italiano), Sergio Petrelli (1 scudetto con la Lazio nel 1973-1974) e Sergio Spuri (1 scudetto con l'Hellas Verona nel 1984-1985).

Tra i record-man è doveroso citare Valdo Cherubini, bomber con oltre 440 presenze in maglia rossoblù collezionate tra gli anni settanta e ottanta[49].

L'Aquila e le Nazionali di calcio[modifica | modifica wikitesto]

L'unico giocatore dell'Aquila ad aver vestito la casacca azzurra della Nazionale è stato il già citato Annibale Frossi; l'esterno si mise in luce con la maglia rossoblù nel 1935-1936, in Serie B, segnando anche 9 reti, e ricevette la sua prima convocazione appena prima di trasferirsi all'Ambrosiana-Inter. Con l'Italia, Frossi, disputò 5 partite e segnò 8 reti vincendo sia le Olimpiadi 1936 che la classifica marcatori della stessa competizione. Tra i calciatori che vantano almeno una convocazione nelle rappresentative giovanili ci sono Domenico Maietta, all'Aquila nel 2001-2002, con 1 convocazione nell'Under-20, Francesco Scardina, all'Aquila nel 2003-2004, con 10 convocazioni nell'Under-18 e Marco Frediani, all'Aquila nel 2013-2014, con 13 convocazioni tra Under-18, Under-19 e Under-20.

Per quanto riguarda le altre Nazionali si citano Jehad Muntasser (in rossoblù nel 2001-2002), che ha disputato 34 partite e segnato 8 reti con la Libia, e Kenneth Zeigbo (anch'esso in rossoblù nel 2001-2002), con all'attivo 3 presenze e 1 rete con la Nigeria, mentre Daniel Ola (in rossoblù nel 2002-2003) pur essendo stato convocato dalla stessa Nazionale nigeriana non è mai sceso in campo. Infine Marco Villa, attaccante dell'Aquila dal 2008 al 2010, vanta 9 presenze e 1 rete con la Nazionale tedesca Under-21.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

1933-1934 (girone G)
1997-1998 (girone F)

Competizioni regionali[modifica | modifica wikitesto]

  • Coppa Italia Eccellenza Abruzzo: 2
2006-2007, 2008-2009

Altri piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

In corsivo i campionati conclusi con la promozione.

secondo posto: 1937-1938
terzo posto: 1939-1940
secondo posto: 1999-2000
primo posto: 1991-1992[115]
secondo posto: 1948-1949, 1954-1955, 1957-1958, 1978-1979, 1982-1983, 1988-1989, 1992-1993
terzo posto: 1969-1970, 1972-1973, 1983-1984, 1986-1987, 1990-1991
finale: 1938-1939

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica wikitesto]

L'Aquila ha disputato 82 stagioni sportive a partire dall'esordio in Seconda Divisione nel 1931-1932, prendendo parte a 75 campionati nazionali. La società ha sospeso le sue attività solo nella stagione 1943-1944, per cause belliche, mentre nella stagione 1944-1945 ha disputato un campionato non ufficiale di livello regionale.

Campionati nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Serie B 3 1934-1935 1936-1937 3
Prima Divisione 2 1932-1933 1933-1934 28
Serie C 20 1937-1938 1968-1969
Serie C1 4 2000-2001 2003-2004
Lega Pro Prima Divisione 1 2013-2014 2013-2014
Lega Pro 1 2014-2015 2014-2015
Promozione 4 1948-1949 1951-1952 28
IV Serie 6 1952-1953 1957-1958
Serie D 9 1969-1970 1977-1978
Serie C2 6 1979-1980 1999-2000
Lega Pro Seconda Divisione 3 2010-2011 2012-2013
Serie D 2 1978-1979 2009-2010 16
Interregionale 10 1982-1983 1991-1992
CND 4 1992-1993 1997-1998

Campionati regionali[modifica | modifica wikitesto]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Seconda Divisione 1 1931-1932 7
Eccellenza Abruzzo 6 1994-1995 2008-2009

Partecipazione alle coppe[modifica | modifica wikitesto]

L'Aquila ha preso parte a 24 competizioni nazionali a partire dall'esordio in Coppa Italia nel 1935-1936; il massimo risultato raggiunto sono i quarti di finale (Coppa Italia Serie C 2002-2003). Negli anni trenta L'Aquila ha disputato due edizioni della Coppa dell'Italia Centrale, torneo interregionale organizzato dalla FIGC ad imitazione della Coppa dell'Europa Centrale, arrivando in finale nel 1938-1939. In due occasioni (2006-2007 e 2008-2009) i rossoblù hanno inoltre vinto la Coppa Italia Dilettanti Abruzzo, la massima competizione regionale.

Coppa Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Coppa Italia 10 1935-1936 2014-2015 10
Coppa Italia Semiprofessionisti 2 1979-1980 1980-1981 14
Coppa Italia Serie C 7 1981-1982 2003-2004
Coppa Italia Lega Pro 5 2010-2011 2014-2015
Coppa Italia Serie D 1 2009-2010 1

Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La curva aquilana colorata a festa nello spareggio contro il Gualdo nel 1991-1992.

I primi gruppi di tifo organizzato nel capoluogo abruzzese cominciarono ad apparire negli anni sessanta; oltre allo storico Commandos Rossoblù, originariamente posto nel settore Distinti dello stadio Tommaso Fattori, Commandos Tigre, Fedelisimi, Potere Rossoblù, Boys e altri ancora si avvicendarono fino al 1978, anno di nascita dei Red Blue Eagles L'Aquila, il gruppo più antico e numeroso tra quelli che ancora oggi sostengono L'Aquila Calcio. Inizialmente posti anch'essi nel settore Distinti, si spostarono sul finire degli anni ottanta nella parte occidentale della Curva, insieme ai ragazzi dell'Ultima Fila (questi ultimi posizionati a ridosso dell'entrata del settore).

Al 1990 risale invece la formazione di un altro gruppo storico, quello del N.a.M., sigla che sta per "Nucleo anti-Marsica", dal nome della zona della provincia dell'Aquila che ospita la città di Avezzano, con la cui tifoseria c'è stata spesso una rivalità asperrima; il gruppo si è sciolto il 21 marzo 2009, dopo 19 anni di storia[116].

A partire dal 1998, anno del ritorno dell'Aquila tra i professionisti, si assistette alla nascita di molti nuovi gruppi organizzati, la maggior parte dei quali però scomparve nel giro di poche stagioni: Torcida rossoblù, I peggiori, La banda dello Sciamano e 721 s.l.m.. L'unico gruppo recente rimasto in vita per un periodo significativo è quello dei Viking che, formatosi nel 2000 si è sciolto nel 2007. Negli anni duemiladieci, dalle ceneri dei N.a.M., è sorto invece il gruppo Novantanove.

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Tra i gemellaggi, storico è quello della tifoseria rossoblù con i corregionali del Chieti sorto negli anni ottanta anche in virtù della comune rivalità con il Pescara[117]. Una seconda amicizia a livello regionale legava i rossoblù alla tifoseria del Giulianova, poi conclusasi per motivi ignoti. Degno di nota anche il gemellaggio con il Pontedera, sorto il 30 gennaio 1994 quando gli aquilani ricevettero il cordoglio dei toscani per la scomparsa di Nicola Mezzacappa, tifoso rossoblù morto in un incidente d'auto proprio mentre stava raggiungendo Pontedera per la partita[118].

Le rivalità principali sono quelle con il già citato Pescara e l'Avezzano, che rappresentano anche due dei principali derby d'Abruzzo; a testimonianza della seconda è anche la presenza, in curva aquilana negli anni novanta, del gruppo N.a.M., acronimo di Nucleo anti-Marsica. Sorte per motivi campanilistici (la disputa con Pescara può essere ricondotta addirittura agli anni sessanta, precedentemente alla querelle per la scelta del capoluogo regionale[119]) sono entrambe sfide molto sentite anche se sono state disputate con molta discontinuità nel corso degli anni. Altre rivalità provinciali sono quelle, minori, con Celano e Sulmona, mentre a livello regionale si possono citare quelle con Virtus Lanciano, Teramo e Vastese.

Al di fuori dell'Abruzzo, le rivalità principali sono con Foggia, Messina (la cui tifoseria è gemellata con quella pescarese) e Sambenedettese, tutte acuitesi tra gli anni novanta e duemila. Ben più storica è, invece, la rivalità con il Sora sorta negli anni settanta e che sfociò, nel 1978-1979 in un'aggressione dei tifosi laziali agli atleti aquilani punita con la vittoria a tavolino per i rossoblù[120].

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi L'Aquila Calcio 1927 2014-2015.

Rosa[modifica | modifica wikitesto]

Aggiornata al 2 settembre 2014[121].

N. Ruolo Giocatore
Italia P Ivan Cacchioli
Italia P Pierpaolo Ursini
Italia P Giovanni Zandrini
Italia D Matteo D'Amico
Italia D Dennis Di Mercurio
Italia D Edoardo Ferrante
Italia D Andrea Giacomini
Italia D Francesco Karkalis
Italia D Giordano Maccarrone
Italia D Ivan Pedrelli
Italia D Marco Pomante (capitano)
Italia D Andrea Scrugli
Italia D Andrea Zaffagnini
Italia C Adelio Cerbone
Italia C Francesco Corapi
N. Ruolo Giocatore
Italia C Alberto De Francesco
Italia C Lorenzo Del Pinto
Italia C Lucio Di Lollo
Italia C Manuel Mancini
Italia C Mario Pacilli
Italia C Riccardo Perpetuini
Italia C Samuele Spano
Italia C Giacomo Zappacosta
Uruguay A Sebastián Balsas
Italia A Daniele Bernasconi
Italia A Tommaso Ceccarelli
Italia A Lorenzo Di Stefano
Italia A Raffaele Perna
Italia A Salvatore Sandomenico
Italia A Vittorio Tateo Triarico

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Aquilacalcio.png
Staff tecnico
  • Italia Nunzio Zavettieri - Allenatore
  • Italia Giovanni Migliorelli - Allenatore in seconda
  • Italia Vincenzo Milazzo - Preparatore atletico
  • Italia Marco Onesti - Preparatore portieri
  • Italia Flavio Scandella - Fisioterapista
  • Italia Moreno Ippoliti - Fisioterapista
  • Italia Gaetano Biondi - Magazziniere
  • Italia Antonio Barrucci - Staff medico
  • Italia Rodolfo Fanini - Staff medico

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h L'Aquila Calcio 1927, Le Origini. URL consultato il 23 maggio 2012.
  2. ^ Capaldi, pag.23
  3. ^ Capaldi, pag.22
  4. ^ a b c d e Capaldi, pag.24
  5. ^ Capaldi, pag.25
  6. ^ Il sodalizio è citato nella rivista "L'Abruzzo Sportivo" del 27 giugno 1927.
  7. ^ Foglia pareggia con Lauri ad Aquila in Il Littoriale, 30 novembre 1936, p. 7. URL consultato il 23 maggio 2012.
  8. ^ a b c Capaldi, pag.26
  9. ^ a b c Fabio Iuliano, L’Aquila Calcio ha festeggiato gli 80 anni di vita in Il Centro, 20 dicembre 2007, p. 25. URL consultato il 23 maggio 2012.
  10. ^ Capaldi, pag.31
  11. ^ Visita alla palestra dell'A.S. Aquila fucina di campioni del domani in Il Littoriale, 3 maggio 1935, p. 6. URL consultato il 23 maggio 2012.
  12. ^ Capaldi, pag.33
  13. ^ Capaldi, pag.34
  14. ^ Capaldi, pag.38
  15. ^ a b c d e L'Aquila Calcio 1927, Anni 1930. URL consultato il 23 maggio 2012.
  16. ^ a b L’Aquila ricorda il disastro di Contigliano in Il Centro, 3 ottobre 2006, p. 16. URL consultato il 23 maggio 2012.
  17. ^ Tra i calciatori sopravvissuti, poterono continuare a giocare solo il portiere Orlando Sain, che poi ebbe una discreta carriera imponendosi in Serie A con le maglie di Ambrosiana-Inter, Novara e Genova 1893, e il centrocampista Giovanni Battioni.
  18. ^ a b c Un ricordo lungo 70 anni in L'Aquila News, 8 ottobre 2006, p. 3. URL consultato il 23 maggio 2012.
  19. ^ a b Capaldi, pag.41
  20. ^ Ambrosiana b. Aquila 4-3 in Il Littoriale, 7 gennaio 1937, p. 6. URL consultato il 23 maggio 2012.
  21. ^ Ambrosiana-Aquila 4-3 in La Stampa, 7 gennaio 1937, p. 4.
  22. ^ Capaldi, pag.45
  23. ^ Juventus batte Aquila 4-1 in Il Littoriale, 9 dicembre 1937, p. 5. URL consultato il 23 maggio 2012.
  24. ^ Juventus-Aquila 4-1 in La Stampa, 9 dicembre 1937, p. 4.
  25. ^ Capaldi, pag.48
  26. ^ L'Aquila Calcio 1927, Anni 1940. URL consultato il 23 maggio 2012.
  27. ^ Capaldi, pag.60
  28. ^ Capaldi, pag.67
  29. ^ Capaldi, pag.68
  30. ^ Capaldi, pag.75
  31. ^ Capaldi, pag.81
  32. ^ Capaldi, pag.83
  33. ^ Capaldi, pag.85
  34. ^ L'Aquila Calcio 1927, Anni 1950. URL consultato il 23 maggio 2012.
  35. ^ Roberto Perrone, Super Toni in Il Corriere della Sera, 1° novembre 2005, p. 43. URL consultato il 23 maggio 2012.
  36. ^ a b L'Aquila Calcio 1927, Anni 1960. URL consultato il 23 maggio 2012.
  37. ^ Capaldi, pag.99
  38. ^ Capaldi, pag.112
  39. ^ Capaldi, pag.114
  40. ^ a b c L'Aquila Calcio 1927, Anni 1970. URL consultato il 23 maggio 2012.
  41. ^ Capaldi, pag.122
  42. ^ Capaldi, pag.131
  43. ^ a b Capaldi, pag.133
  44. ^ Capaldi, pag.134
  45. ^ Si sporgono dal finestrino del pullman e muoiono contro un pilastro di cemento in La Stampa, 4 giugno 1979, p. 8.
  46. ^ Alessandro Fallocco, Via 3 giugno in memoria dei 4 ragazzi in Il Centro, 6 giugno 2011. URL consultato il 23 maggio 2012.
  47. ^ Capaldi, pag.135
  48. ^ Capaldi, pag.138
  49. ^ a b c L'Aquila Calcio 1927, Anni 1980. URL consultato il 23 maggio 2012.
  50. ^ Capaldi, pag.140
  51. ^ Capaldi, pag.141
  52. ^ Roberto Santilli, L'Aquila, il ritorno di Anikic, "quel gran gol alla Roma..." in Abruzzo Web, 30 luglio 2011. URL consultato il 23 maggio 2012.
  53. ^ Capaldi, pag.145
  54. ^ Capaldi, pag.148
  55. ^ a b Capaldi, pag.150
  56. ^ a b c d e f g h i j L'Aquila Calcio 1927, Anni 1990. URL consultato il 7 settembre 2012.
  57. ^ Capaldi, pag.153
  58. ^ a b Capaldi, pag.155
  59. ^ Capaldi, pag.157
  60. ^ Capaldi, pag.159
  61. ^ Capaldi, pag.160
  62. ^ Capaldi, pag.163
  63. ^ Capaldi, pag.168
  64. ^ Capaldi, pag.169
  65. ^ Capaldi, pag.170
  66. ^ a b c d e f g h L'Aquila Calcio 1927, Anni 2000. URL consultato il 7 settembre 2012.
  67. ^ Capaldi, pag.171
  68. ^ Alberto Orsini, La Libia ai tempi dell'Aquila Calcio. Quella partita a Tripoli... in Abruzzo Web (L'Aquila).
  69. ^ Capaldi, pag.172
  70. ^ Capaldi, pag.174
  71. ^ Capaldi, pag.175
  72. ^ Capaldi, pag.177
  73. ^ Capaldi, pag.178
  74. ^ Capaldi, pag.185
  75. ^ a b c Fabio Iuliano, La rinascita: L'Aquila capolista. Dignità e vittorie dopo il terremoto in Il Centro, 11 novembre 2011. URL consultato il 19 marzo 2014.
  76. ^ Danilo Rosone, L'Aquila fa harakiri, il Prato vince (2-1) e va in finale in Abruzzo24Ore (L'Aquila), 30 maggio 2011.
  77. ^ Capaldi, pag.191
  78. ^ Roberto Santilli, Il grande derby: gli ex, il cuore e la festa, cronaca di un giorno perfetto in AbruzzoWeb (L'Aquila), 16 giugno 2013.
  79. ^ Claudia Giannone, L'Aquila Calcio: C1 siamo! in Il Capoluogo (L'Aquila), 16 giugno 2013.
  80. ^ Alessandro Tettamanti, L’Aquila, dopo 80anni vicina al sogno della B. Pagliari: "E' solo l'inizio" in News Town (L'Aquila), 4 maggio 2014.
  81. ^ Campionato disputato come Sportiva L'Aquila 1944.
  82. ^ Campionato disputato come Montereale, con casacca a strisce arancio-verde. Sul finire della stagione, trovato l'accordo con la società aquilana, il sodalizio si sposta nel capoluogo abruzzese, utilizza la maglia a strisce rosso-blu e assume la denominazione di Associazione Sportiva Dilettantistica L'Aquila Calcio Real.
  83. ^ È impossibilitata a disputare le ultime due partite a causa del terremoto dell'Aquila del 2009.
  84. ^ Capaldi, pag.27
  85. ^ a b Matteo Massacesi, L’Aquila Calcio: strisce strette e rivisitazioni anni ’60 per le nuove maglie 2013-2014 scelte dai tifosi in passionemaglie.it, 29 novembre 2013.
  86. ^ a b Calciatori. La raccolta completa degli album Panini, 1a edizione, Franco Cosimo Panini Editore, 2004.
  87. ^ Depositato il 2 agosto 2000, registrato il 14 luglio 2004 con codice 0000933813.
  88. ^ Capaldi, pag.251
  89. ^ Comitato Organizzare dei Giochi della XVII Olimpiade, Gli stadi per il torneo di calcio in Giochi della XVII Olimpiade, Roma, settembre 1962, p.85. URL consultato il 3 giugno 2012.
  90. ^ Utilizzato esclusivamente in occasione dei play-off.
  91. ^ Capaldi, pag.92
  92. ^ Capaldi, pag.103
  93. ^ Deceduto nel 1936, a stagione in corso, in seguito all'incidente ferroviario di Contigliano e sostituito da András Kuttik.
  94. ^ Subentrato ad Attilio Buratti nel campionato 1936-1937.
  95. ^ Subentrato ad Alfredo Ballarò nel campionato 1993-1994.
  96. ^ Subentrato a Bruno Nobili nel campionato 1993-1994.
  97. ^ Subentrato a Bruno Nobili nel campionato 1995-1996.
  98. ^ Allenatore-giocatore, subentrato a Fabrizio Scarsella nel campionato 1995-1996.
  99. ^ Allenatore-giocatore, subentrato a Eugenio Natale nel campionato 1996-1997.
  100. ^ Subentrato a Gabriele Morganti nel campionato 2001-2002.
  101. ^ Subentrato a Bruno Giordano nel campionato 2002-2003.
  102. ^ Subentrato a Paolo Mazza nel campionato 2005-2006.
  103. ^ Subentrato a Lanfranco Barbanti nel campionato 2005-2006.
  104. ^ Subentrato a Piero Di Iorio nel campionato 2006-2007.
  105. ^ Subentrato a Francesco Montarani nel campionato 2006-2007.
  106. ^ Subentrato a Tonino Torti nel campionato 2007-2008.
  107. ^ Subentrato a Carmine Troise nel campionato 2007-2008.
  108. ^ Subentrato a Domenico Di Pietro nel campionato 2008-2009.
  109. ^ Subentrato a Leonardo Bitetto nel campionato 2010-2011.
  110. ^ Subentrato a Maurizio Ianni nel campionato 2011-2012.
  111. ^ Subentrato ad Archimede Graziani nel campionato 2012-2013.
  112. ^ Subentrato a Maurizio Ianni nel campionato 2012-2013.
  113. ^ Subentrato a Giovanni Pagliari nel campionato 2014-2015.
  114. ^ a b Dante Capaldi, L'Aquila: ok stadio Acconcia, il maestro che scoprì Paolo Rossi in Abruzzo Web, 26 luglio 2012. URL consultato il 23 maggio 2012.
  115. ^ Non si tratta di un titolo perché successivamente L'Aquila perse lo spareggio con il Gualdo mancando di fatto la promozione in Serie C2.
  116. ^ Scioglimento del gruppo organizzato dei NAM in Il Capoluogo (L'Aquila), 24 marzo 2009.
  117. ^ Derby d'Abruzzo, qui L'Aquila: a Chieti per il riscatto in Abruzzo24Ore (L'Aquila), 21 febbraio 2012.
  118. ^ Lorenzo Lazzerini, All’Aquila i tifosi rinsaldano il gemellaggio in Il Tirreno (Livorno), 8 settembre 2012.
  119. ^ Berardi Maria Rita, Dante U., Mantini S. e Redi F., Breve storia dell'Aquila, Pisa, Pacini, 2008.
  120. ^ Capaldi, pag.26
  121. ^ L'Aquila Calcio 1927, Rosa. URL consultato il 18 agosto 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Braccili, Piccola storia del calcio abruzzese, Adelmo Polla Editore, Roma, 1993.
  • Dante Capaldi, Si, si, si, torniamo in Serie «C», L'Aquila, 1979.
  • Dante Capaldi, L'Aquila Calcio, 70 anni di storia rossoblù, CCE, L'Aquila, 1999.
  • Dante Capaldi, La storia dell'Aquila calcio, Editpress, L'Aquila, 2012.
  • Enrico Cavalli, Diario rossoblù-aquilano 2003-2008, Biemme, L'Aquila, 2009.
  • Enrico Cavalli, Le origini sociali dello sport e del calcio aquilano, Biemme, L'Aquila, 2011.
  • Gianni Lussoso, Calcio di casa nostra, Gira, Pescara, 1974.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]