Hellas Verona Football Club

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Hellas Verona Football Club
Calcio Football pictogram.svg
HellasVeronaFCstemma.png
Mastini, Scaligeri
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
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Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
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Maglietta
Maglietta
Manica destra
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Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali 600px Blu e Giallo (Strisce)2.png giallo-blu
Simboli Mastino della Scala
Inno Stanno arrivando i gialloblu
Sumbu Brothers
Dati societari
Città Verona
Paese bandiera Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie B
Fondazione 1903
Rifondazione 1991
Presidente Bandiera dell'Italia Giovanni Martinelli
Allenatore Bandiera dell'Italia Andrea Mandorlini
Stadio Marcantonio Bentegodi
(42.160[1] posti)
Sito web www.hellasverona.it
Palmarès
Scudetto.svg
Scudetti 1
Titoli nazionali 3 Campionati di Serie B
Trofei nazionali
Trofei internazionali
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire lo schema del Progetto Calcio

L'Hellas Verona Football Club , più comunemente chiamato Verona, è la principale squadra cittadina come storia e seguito di tifosi ed è una delle società calcistiche italiane più antiche, essendo stata fondata nel 1903 come Hellas, la prima squadra di calcio nata a Verona. Attualmente milita in Serie B.

Il Verona, da quando esiste il girone unico (1929), è stata l'unica squadra di città non capoluogo di regione ed una delle poche squadre fuori dal calcio di vertice (insieme al Cagliari e alla Sampdoria) a vincere un campionato di Serie A, nella stagione 1984-1985. Gli anni ottanta furono il periodo di maggiori soddisfazioni sportive per il club, che, a parte il citato scudetto, arrivò tre volte alla finale di Coppa Italia (1975-1976, 1982-1983 e 1983-1984). Inoltre dal 1983 al 1988 il Verona disputò diverse partite nelle coppe europee, con una partecipazione alla Coppa dei Campioni e due alla Coppa UEFA.

I gialloblu hanno partecipato a 24 campionati di Serie A, a 50 di Serie B e a 6 di Lega Pro. Il club scaligero è inoltre la seconda squadra (alle spalle del Brescia) con più presenze nel campionato cadetto, torneo che si è aggiudicato per tre volte (1957, 1982 e 1999), risultando così una delle poche società ad aver vinto sia il titolo di Serie B che quello di Serie A.

Tutti questi notevoli risultati, per una squadra di provincia, hanno dato vita ad un legame fortissimo fra la tifoseria veronese e la squadra scaligera.[2][3]

I colori della squadra, giallo e blu, riprendono quelli dello stemma di Verona (croce oro su sfondo azzurro). Soprannomi della squadra sono i mastini e gli scaligeri, entrambi con riferimento a Mastino della Scala della Signoria Della Scala, che governò la città durante il tredicesimo e il quattordicesimo secolo. Lo stemma araldico degli Scaligeri è rappresentato sulla tenuta di gioco e sul marchio societario come un'immagine stilizzata di due possenti mastini rivolti in direzioni opposte.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Gli albori

Gli studenti del Maffei che fondarono l'Hellas

Nel 1903 un gruppo di studenti del liceo classico Scipione Maffei fondò un club e lo battezzò Hellas (che è il nome con cui i Greci chiamano la loro nazione) su proposta del professor Decio Corubolo, per l'appunto insegnante di greco.

In questo periodo il calcio si giocava a livello professionale solo in Piemonte, Lombardia e Liguria (non a caso le prime società a vincere il titolo di campione d'Italia furono Genoa, Milan e Juventus), dove era più nutrita la presenza di cittadini britannici. Tuttavia, quando nel 1906 due squadre di Verona scelsero come stadio l'anfiteatro romano della città, l'entusiasmo e l'interesse del pubblico cominciarono ad aumentare.

Targa celebrativa della fondazione dell'Hellas Verona davanti al Liceo Scipione Maffei

In quegli anni "pionieristici" l'Hellas era una delle 3 o 4 squadre che giocavano prevalentemente a livello cittadino, contendendo soprattutto ai rivali della Bentegodi la supremazia sotto il campanile. Nella stagione sportiva 1908 l'Hellas iniziò tuttavia a confrontarsi con squadre della regione, dando origine a una rivalità col Vicenza Calcio tuttora molto sentita.

Nel 1911 la squadra iniziò a partecipare al campionato regionale, che fino al 1921 era la fase di qualificazione per le finali nazionali. Ottenne diversi secondi posti nel girone Veneto-Emiliano, ma non giunse mai alla finalissima contro i vincitori del girone nazionale.

Hellas Verona in una fotografia d'epoca

Nel 1919, dopo la Prima guerra mondiale, la squadra si fuse con i rivali del Verona, cambiando il nome in Hellas Verona.

Dal 1921 al 1929 il Campionato di Prima Divisione si componeva delle migliori squadre dei vari gruppi regionali, fra cui anche la formazione veronese che riuscì più volte ad arrivare al girone finale, senza però ottenere grandi risultati.

[modifica] Dalla prima stagione in B alla prima in massima serie

[modifica] Gli anni trenta e quaranta

All'avvio della Serie A a girone unico, nel 1929, l'Hellas si fuse con due rivali veronesi, Bentegodi e Scaligera, divenendo A.C. Verona e partendo dal campionato di Serie B in seguito al piazzamento ottenuto quell'anno nella Divisione Nazionale.

Al suo debutto nel campionato cadetto (1929-1930) chiuse con un incoraggiante sesto posto, con 7 punti di distacco dal Legnano promosso nella massima serie. Sarebbero occorsi quasi tre decenni (28 anni) per conquistare la promozione, con una serie di alti e bassi annuali che portarono il Verona ad alternare annate molto positive ad altre scoraggianti.

Mentre il mondo era impegnato nel secondo conflitto mondiale il Verona affrontò uno dei suoi peggiori momenti storici, retrocedendo in Serie C nel 1941 dopo aver subito una dura sconfitta a Modena (6-1). Fu un evento inaspettato, dato che solo due anni prima (1939) la squadra scaligera aveva sfiorato la promozione arrivando quinta a soli 3 punti di distacco dal Venezia promosso in A. Tuttavia alcuni segnali negativi si erano intravisti nell'annata di transizione fra la sfiorata promozione e la retrocessione, con i gialloblu che si erano salvati a fatica.

In ogni caso il Verona riuscì a risalire abbastanza in fretta, nel giro di sole due stagioni (1943). L'impresa non fu facile: in quell'epoca la Serie C si componeva di un'unica categoria e non esisteva la C-2, al di sotto vi era già la serie D. Vi era dunque un enorme agglomerato di squadre, divise in ben 12 gironi di diverse dimensioni, molte delle quali fallivano o si ritiravano dal campionato prima della sua conclusione. Le 12 squadre vincitrici dei rispettivi gironi (tra cui anche il Verona, quell'anno) si affrontavano in due gironi finali di 6 squadre ciascuno. Le prime due classificate di ciascun girone finale venivano infine promosse in serie B. L'Hellas quell'anno arrivò secondo dietro la Pro Gorizia, a pari punti con il Parma: sarebbe dunque stato necessario uno spareggio, ma la condanna per illecito sportivo degli emiliani (puniti con la condanna al sesto ed ultimo posto del girone finale) rese vana tale ipotesi ed i gialloblu poterono quindi festeggiare il ritorno in cadetteria.

[modifica] La prima promozione in serie A: 1958

Dopo essere tornato nel calcio che conta, il Verona iniziò una lunghissima cavalcata che lo portò 14 anni dopo a vincere il suo primo campionato di Serie B. In mezzo ci furono una serie di prestazioni annuali rassicuranti che tennero gli scaligeri quasi sempre nella metà superiore della classifica. La promozione venne sfiorata già nel 1948, quando la squadra arrivò al secondo posto del girone B alle spalle di uno scatenato Padova: in quella specifica occasione però, solo la prima classificata dei due gironi veniva promossa in massima serie e così il Verona fu costretto a pazientare ancora, fino al 1957.

Quell'anno i gialloblu guidati da Angelo Piccioli furono i protagonisti del torneo e pareggiando in casa con il Como per 1-1 nell'ultima giornata di campionato ottennero il punto che mancava loro per poter festeggiare la tanto agognata promozione. L'entusiasmo fu tale che i tifosi corsero in campo per incoronare d'alloro il capo dei giocatori scaligeri[4].

Tuttavia, l'A.C. Verona restò in Serie A una sola stagione (1957/58), dopodiché fu costretto a tornare nella serie cadetta: ad un buon girone di andata seguì una seconda parte di stagione deludente che costrinse i gialloblu a disputare un doppio spareggio contro il Bari secondo classificato in B, soffiando il posto in massima serie agli scaligeri (0-1, 0-2).

L'anno successivo la società veneta si fuse con un club minore veronese (chiamato anch'esso Hellas) per poter prendere la denominazione di Hellas Verona A.C., in omaggio alle sue antiche origini.

[modifica] Gli anni settanta e ottanta

[modifica] Il decennio in serie A

Allenata da Nils Liedholm, la squadra ritornò in Serie A esattamente un decennio più tardi: nel 1968.

In mezzo ci furono una serie di annate anonime, con l'Hellas Verona capace di ottenere la salvezza con relativa facilità, ma senza mai entrare seriamente in lotta per la promozione.

In quella stessa stagione la promozione fu raggiunta all'ultima giornata, grazie ad una vittoria sul Padova per 1-0. Contemporaneamente, infatti, il Bari pareggiò a Perugia e consegnò la propria seconda posizione agli scaligeri, che poterono gioire assieme al Palermo primo classificato e al Pisa.

Stavolta i gialloblu non retrocessero subito ed anzi avviarono un lungo ciclo di salvezze ottenute con merito, che permisero loro di restare per un lunghissimo periodo nella massima serie. Di quegli anni si ricorda la storica vittoria per 5-3 ottenuta contro il Milan nell'ultima giornata della stagione 1972-1973 che costò al Milan lo scudetto; il risultato inaspettato e il modo rocambolesco con cui i rossoneri fallirono la conquista del titolo in favore della Juventus resero questa partita memorabile rendendo celebri anche coloro che ne furono i maggiori protagonisti, ovvero l'attaccante Livio Luppi che fece una storica tripletta, e l'ala Gianfranco Zigoni. Il Milan perse il campionato a Verona anche nel 1989-1990, quando, alla penultima giornata, fu sconfitto 2-1 e finì la partita in otto contro una squadra che poi retrocesse in Serie B. Da qui la celebre espressione della "fatal Verona".

Zigoni in pelliccia durante una gara del Verona passata in panchina

Nel 1973-1974 l'Hellas Verona finì la stagione al quart'ultimo posto evitando così la retrocessione, ma fu condannato alla Serie B durante i mesi estivi a causa dello "Scandalo della telefonata" in cui furono coinvolti il presidente della squadra Saverio Garonzi e un ex, Sergio Clerici. Il Verona ritornò comunque subito in Serie A in virtù dello spareggio disputato e vinto a Terni contro il Catanzaro (1-0).

[modifica] Le tre finali di Coppa Italia

Nella stagione 1975-1976 la squadra arrivò in finale di Coppa Italia per la prima volta nella sua storia, eliminando grandi squadre come Torino, Cagliari, e Inter dal torneo. Tuttavia, in finale l'Hellas Verona fu sconfitto 4-0 dal Napoli al termine di una partita che prima dell'autorete del portiere Alberto Ginulfi (avvenuta al 74º minuto) era rimasta in sostanziale equilibrio.

Il 15 aprile 1978 la squadra fu coinvolta nell'incidente ferroviario di Murazze di Vado (Bologna): si trovava a bordo del treno che deragliò e che fu investito dalla "Freccia della Laguna". Al momento dell'incidente la squadra si trovava a pranzo sulla carrozza ristorante, e fortunatamente non tra quelle scagliate dall'urto nel dirupo sottostante, ma la paura fu molta.

Dopo aver disputato dieci campionati su undici in Serie A dal 1968 in poi (che sarebbero stati undici senza lo "scandalo della telefonata"), il Verona tornò in Serie B nel 1979 e vi rimase per tre anni. Nel 1981 l'Hellas attraversò un periodo molto difficile e rischiò addirittura di non salvarsi, ma alla fine riuscì a centrare l'obiettivo minimo.

Solo l'anno dopo iniziò quello che sarebbe stato il ciclo di vittorie più importante della storia del club scaligero, che portò l'Hellas Verona nell'Olimpo delle grandi società italiane.

Sotto la guida dell'allenatore Osvaldo Bagnoli la squadra vinse il campionato di serie B nel 1982 stravolgendo ogni pronostico, dato che solo l'anno prima aveva lottato per non retrocedere. Il campionato di cadetteria fu vinto dopo aver ottenuto 17 vittorie, 14 pareggi e 7 sconfitte, risultati che ricatapultarono l'Hellas nella massima serie. Il periodo magico continuò anche l'anno successivo nel girone di andata della Serie A, tanto che divise a lungo il primo posto della classifica con la Roma che poi vinse il titolo. Nel girone di ritorno ci fu un inevitabile calo fisico, ma la squadra riuscì comunque a terminare il campionato al quarto posto. L'Hellas andò oltre ogni più rosea previsione, dato che l'obiettivo iniziale di quell'anno era una salvezza tranquilla. Nello stesso anno giunse nuovamente in finale nella coppa Italia. Dopo una vittoria casalinga per 2-0 il Verona arrivò a Torino per giocare contro la Juventus che però vinse la coppa ai supplementari (il Verona fu sconfitto 3-0).

Nella stagione 1983-1984 la squadra disputò un altro eccellente campionato e giunse sesta alla fine del campionato. Inoltre disputò di nuovo la finale di Coppa Italia, ma ancora una volta non fu fortunata: dopo un pareggio nella partita di andata (1-1) l'Hellas infatti cadde nel ritorno all'Olimpico per 1-0 contro la Roma di Falcao.

[modifica] Lo scudetto del 1984-1985

Il Verona campione d'Italia nel 1984-85
« Perché quando hai modo di conoscere ed apprezzare chi soffre con te alla domenica e partecipa alle tue gioie e ai tuoi dolori pur non essendo in campo, ti ci affezioni. Almeno io sono fatto così. E per questo motivo, per rispetto nei confronti chi mi ha amato e osannato fino ad invocarmi come sindaco di Verona, non ho accettato di vestire altre maglie di società italiane. Il loro rispetto meritava il mio rispetto... »

La struttura della squadra, dopo aver disputato due ottimi campionati di Serie A conclusi con l'Hellas Verona nella parte alta della classifica (ed entrambi corredati da una finale di Coppa Italia), era solida ed affidabile.

Inoltre, nell'estate del 1984 ci fu l'arrivo di due robusti giocatori stranieri di sicuro affidamento: il nazionale tedesco Hans Peter Briegel e il nazionale danese Preben Larsen-Elkjær (che scelse di farsi chiamare semplicemente Elkjær). Furono acquisti che permisero di colmare le piccole lacune di esperienza e di potenza che aveva precluso alla squadra l'ottenimento dei risultati che, sotto il profilo del gioco, meritava.

La formazione-tipo che vinse il campionato fu: Garella; Ferroni I, Marangon I; Briegel, Tricella, Fontolan I; Fanna, Volpati, Galderisi, Di Gennaro, Elkjær; allenatore era Osvaldo Bagnoli. Tra le riserve, furono Luciano Bruni, Luigi Sacchetti e Franco Turchetta a dare il contributo più importante.[6]

I momenti chiave di quel campionato furono:

  • La vittoria interna per 3-1 sul quotato Napoli di Maradona, appena arrivato in Italia, alla prima giornata, che era un club che aveva in programma di vincere lo scudetto nel giro di qualche anno;
  • Un'altra vittoria interna, contro i campioni d'Italia (e futuri campioni d'Europa) della Juventus battuta 2-0 (14 ottobre 1984, quinta giornata), con Elkjær che segnò un goal a Tacconi senza la scarpa che aveva perso nell'azione;
  • Il trionfo allo stadio Friuli di Udine (10 febbraio 1985, diciottesima giornata), quando i veronesi sconfissero in una rocambolesca gara l'Udinese per 5-3, risultato che fece cessare le speculazioni secondo le quali i giocatori stavano ormai perdendo energie;
  • Tre vittorie consecutive contro Roma (1-0), Fiorentina (1-3) e Cremonese (3-0) che fecero capire qual era la squadra più costante di quell'anno;
  • Infine un pareggio per 1-1 ottenuto a Bergamo contro l'Atalanta garantì la conquista del titolo con un turno di anticipo.
Hellas Verona campione d'Italia
Hellas Verona campione d'Italia
12 maggio 1985 - Atleti Azzurri d'Italia, Bergamo

600px Azzurro e Nero (Strisce).png Atalanta - Verona 600px Giallo e Blu (Strisce).png

1 - 1

'Atalanta': Piotti, Osti, Gentile, Perico, Rossi, Magnocavallo, Donadoni, Vella, Magrin, Agostinelli, Pacione, Soldà, Codogno. (Malizia, Fattori e Larsson)

'Allenatore': Nedo Sonetti

'Verona': Garella, Volpati, Marangon, Tricella, Fontolan, Briegel, Fanna, Sacchetti, Galderisi, Di Gennaro, Elkjaer, Spuri, Ferroni (Donà, Bruni, Turchetta)

'Allenatore': Osvaldo Bagnoli

'Arbitro': Testa di Prato.

'Marcatori': 16' Perico, 51' Elkjaer.

'Spettatori': 21.308

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L'Hellas Verona di Osvaldo Bagnoli vinse meritatamente il campionato ed entrò nella storia. Ottenne 15 vittorie, 13 pareggi, 2 sconfitte ed in totale 43 punti (si assegnavano ancora 2 punti per vittoria), staccando di 4 lunghezze il Torino secondo classificato, con Inter e Sampdoria a completare le prime quattro posizioni.

Lo scudetto assunse uno straordinario valore non solo perché conseguito in un'epoca in cui le squadre italiane stavano iniziando a riaffermarsi a livello internazionale (l'Italia stessa era campione del mondo) ma anche perché nel campionato italiano giocavano molti tra i migliori calciatori del mondo come Platini, Zico, Maradona, Sócrates, Rummenigge, Falcão) e molti altri.

La città scaligera restò molto legata alla canzone Verona Beat, ripresa per l'occasione da Umberto Smaila, e alle radiocronache del cronista ed attore teatrale Roberto Puliero[7].

[modifica] In Europa

L'Hellas Verona ha debuttato nelle competizioni internazionali partecipando al torneo Anglo-Italiano negli anni settanta, risultando prima delle squadre italiane in un torneo dominato dalle squadre britanniche.

Nel 1982/83, in virtù della vittoria nel campionato cadetto dell'anno precedente, l'Hellas Verona partecipò alla Coppa Mitropa, nella quale non giunse, tuttavia, a risultati di rilievo.

La stagione successiva avvenne finalmente il debutto in una competizione internazionale di grande livello ma la squadra in Coppa UEFA nel 1983-1984, dopo aver superato il primo turno con una prestigiosa vittoria sul campo della Stella Rossa di Belgrado (1-0 a Verona, 2-3 a Belgrado), fu eliminata al secondo turno dagli austriaci dello Sturm Graz (2-2 a Verona, 0-0 a Graz).

Preben Elkjær Larsen in azione.

La stagione 1985/86 vide la squadra in Coppa Campioni grazie allo scudetto conquistato nella stagione precedente. Nei sedicesimi l'Hellas incontrò ed eliminò il PAOK Salonicco (3-1 a Verona, 1-2 a Salonico, con doppietta di Elkjear). Negli ottavi, purtroppo, il destino volle che incrociasse in uno scontro fratricida la Juventus campione uscente e ammessa di diritto alla manifestazione. La partita di andata si giocò al Bentegodi e finì 0-0. Quella di ritorno si giocò a Torino a porte chiuse (per via della sanzione irrogata dall'UEFA alla Juventus dopo la tristemente nota finale di Bruxelles contro il Liverpool) e finì 2-0 per i bianconeri, con lamentele anche pesanti di giocatori e tecnico nei confronti dell'arbitro francese Wurtz, famosa è infatti la frase dell'allenatore Bagnoli rivolta ai carabinieri del servizio sicurezza, che entravano nello spogliatoio del Verona, in cui qualcuno aveva rotto un vetro: "Se cercate i ladri sono nell'altro spogliatoio".

Nella stagione 1987/88 la squadra ottenne il suo miglior risultato internazionale raggiungendo i quarti di finale della coppa UEFA grazie a quattro vittorie e due pareggi. Dopo aver eliminato Pogon Stettino (Polonia), Sportul (Romania) e Utrecht (Paesi Bassi), venne eliminata nei quarti dal Werder Brema (Germania) che vinse 1-0 a Verona, mentre il ritorno a Brema finì 1-1.

Nelle sue tre partecipazioni nelle principali Coppe Europee il Verona ha disputato 7 partite all'estero rimanendo sempre imbattuto.

Capocannoniere dell'Hellas Verona nelle Coppe Europee il danese Preben Elkjær Larsen con 11 gol in 11 partite.

[modifica] Tra vecchio e nuovo millennio

[modifica] I difficili anni 90

I risultati ottenuti negli anni 80 furono storici per una città di media dimensione come Verona con pochi tifosi fuori dalla provincia.

Con l'inizio del nuovo decennio, l'Hellas fu però costretto a voltare pagina. Dopo otto stagioni consecutive passate nella massima serie, contornate da uno scudetto e da due finali di coppa Italia, l'Hellas tornò in cadetteria nel 1990 dopo essere uscito sconfitto nel decisivo scontro salvezza di Cesena (1-0), inaugurando un decennio che non avrebbe riservato grandi soddisfazioni alla società scaligera.

Gli anni novanta furono infatti molto difficili per il club. La dirigenza in difficoltà finanziarie, gli allenatori ed i giocatori dovettero combattere anno dopo anno fra promozioni e retrocessioni continue, dando vita ad un'altalena fra A e B che durò fino al 1999.

Nel 1995 il club acquistò il nome Hellas Verona FC che mantiene ancora oggi (dopo aver usato per quattro anni il nome Verona Football Club in seguito al fallimento e alla rapida rinascita del 1991) e nel 1997 entrò in carica come presidente Giambattista Pastorello.

Dopo due promozioni (1991 con Eugenio Fascetti e 1996 con Attilio Perotti) seguite da immediate retrocessioni, la vittoria nel campionato di Serie B nel 1999 sotto la guida del futuro commissario tecnico della nazionale maggiore Cesare Prandelli e con una striscia di 8 vittorie consecutive tra la 6ª e la 13ª giornata (attuale record per i tornei di B a 22 squadre), aprì una nuova fase nella storia del club.

[modifica] Dal 2000 al 2007: salvezze e retrocessioni

Il nuovo millennio iniziò bene, con gli scaligeri ancora allenati da Prandelli che dopo un inizio difficile avviarono una impressionante serie di risultati utili consecutivi nel girone di ritorno, chiudendo il campionato di serie A al nono posto. L'anno successivo (2001), invece, la squadra allenata da Attilio Perotti faticò molto ed affrontò una stagione difficile che si chiuse però in maniera positiva, con un doppio spareggio salvezza vinto contro la Reggina (1-0 all'andata in casa, 1-2 al ritorno con gol decisivo di Cossato a pochi minuti dal termine).

Il campionato 2001-2002, invece, si concluse nel peggiore dei modi: una squadra composta anche da futuri campioni del mondo come Gilardino, Oddo e Camoranesi e da talenti come Adrian Mutu non riuscì a mantenere lo slancio iniziale che aveva portato gli scaligeri nelle primissime posizioni della classifica. Nel girone di ritorno la squadra mostrò segni di stanchezza e dopo un ultimo sussulto rappresentato da una vittoria sul Parma a sette giornate dalla fine iniziò a perdere colpi su colpi, scivolando sempre più in basso nella classifica, fino ad entrare in zona retrocessione proprio all'ultima giornata dopo una sconfitta esterna subita contro il Piacenza.

Seguirono alcune annate anonime disputate in serie B, alcune delle quali videro l'Hellas Verona faticare molto per salvarsi. La squadrà sfiorò comunque il ritorno in massima serie nel 2005, quando dopo un'annata passata ai vertici soffrì sul finale e concluse la stagione al 7º posto, con un solo punto in meno dell'Ascoli (promosso in Serie A dopo la squalifica del Genoa ed i problemi economici di Perugia e Torino).

Nei due anni successivi la società, complice anche l'ex presidente Pastorello[8], avviò un lento ma inesorabile declino che raggiunse il suo apice nel 2007. Quell'anno la squadra iniziò molto male il campionato ed alcune sconfitte di troppo impedirono la salvezza diretta degli scaligeri. Il Verona concluse infatti al quintultimo posto e dovette disputare un doppio spareggio salvezza con lo Spezia nel quale ebbe la peggio (2-1 a La Spezia e 0-0 al Bentegodi). Gli scaligeri vennero quindi retrocessi in serie C.

[modifica] La rivalità con il Chievo

Fino al 2001 fra il Chievo e l'Hellas Verona non esisteva un rapporto competitivo: l'Hellas era il baluardo attorno al quale era ruotato per quasi cento anni tutto il calcio veronese, mentre il Chievo era una squadra locale che aveva trascorso diversi decenni a giocare nelle categorie inferiori. La prima promozione in serie B dei clivensi avvenne infatti solo nel 1994 e nell'occasione anche gruppi di tifosi delle Brigate Gialloblu si recarono a Massa a sostenere il Chievo.

La promozione in Serie A del Chievo nel 2001 cambiò però radicalmente le cose: inanzitutto permise a Verona di diventare la quinta città italiana a poter vantare un derby di Serie A (chiamato il derby della Scala o, più raramente, il derby dell'Arena), dopo Milano, Roma, Torino e Genova. Inoltre mise fine ad un monopolio cittadino che la società scaligera esercitava indisturbata fin dal 1929 (anno della fusione con Bentegodi e Scaligera su ordine fascista).

Negli otto precedenti in Serie B, Chievo ed Hellas si erano divisi tre vittorie a testa e due pareggi (la più larga vittoria nel derby di Verona fu realizzata dall'Hellas nel 1998, quando i mussi volanti vennero travolti con un secco 4-0 nel girone di ritorno) senza quindi che nessuna delle due società stabilisse un'autentica superiorità sull'altra.

Il primo derby in serie A si disputò all'undicesima giornata del campionato 2001-2002, con le due squadre veronesi tra le prime quattro squadre in classifica. Fu vinto dall'Hellas Verona, capace di rimontare il doppio vantaggio del Chievo e di imporsi per 3-2. I marcatori dei gol furono in ordine Luciano e Corini per il Chievo e Oddo, Lanna (autorete) e Camoranesi per l'Hellas; il Chievo riuscì a vincere il derby di ritorno (2-1 con Cossato che andò a rimontare l'iniziale vantaggio di Mutu).

Hellas e Chievo, anche se divise all'epoca da ben due livelli calcistici, ricominciarono a punzecchiarsi a distanza nell'estate del 2010, quando scoppiò la famosa "guerra dei simboli".

A scatenare la vicenda fu un contenuto apparso durante la campagna abbonamenti del Chievo di quell'anno, quando fra i vari simboli apparve l'immagine di Cangrande Della Scala che guardava la città pensieroso dall'alto di una rupe con in mano un drappo sul quale c'era disegnata la scala, simbolo stesso della dinastia.[9]

Fu però quando la scala apparve anche sulla nuova seconda e terza maglia dei clivensi che la situazione degenerò pericolosamente: alcuni tifosi dell'Hellas Verona reagirono in malo modo con scritte e minacce ingiuriose rivolte al presidente del Chievo Campedelli. Secondo questi tifosi infuriati, la scala era da sempre stato un simbolo legato all'Hellas Verona e non era giusto che la società clivense si impossessasse di quel simbolo storico[10], così come aveva già fatto con le divise giallo-blù caratteristiche dell'Hellas, adottate dal Chievo solo a partire dal 1956.

La vicenda tuttavia non è chiusa, in quanto nessuna delle due parti è disposta a dar ragione all'altra, e rimarrà ancora a lungo motivo di polemica nei luoghi di ritrovo e nei siti web dei tifosi[11].

[modifica] Anni recenti

[modifica] Le quattro stagioni in Lega Pro

Era dagli anni 40 che la società scaligera non si trovava in così grave difficoltà. In quell'epoca però il Verona era tornato rapidamente nella serie cadetta, dopo sole due stagioni, mentre questa volta ce ne vollero ben quattro. Quattro campionati nei quali si alternarono risultati mediocri ad altri più soddisfacenti ma comunque discordanti, che non resero soddisfatti né i tifosi né la dirigenza. L'imprenditore Giovanni Martinelli nel 2009 divenne fra l'altro il nuovo presidente della società dopo la tragica morte del conte Arvedi, scomparso nel gennaio di quello stesso anno in seguito alle ferite riportate dopo un incidente stradale, e subentrò a Nardino Previdi rilevando l'intero club.

Venne cambiata spesso e volentieri la panchina: diversi allenatori si alternarono senza che nessuno di essi riuscisse a centrare l'obiettivo promozione. L'unico ad ottenere dei risultati concreti fu l'ex tecnico delle giovanili, Davide Pellegrini, che riuscì nell'impresa di salvare la squadra al termine della travagliata stagione 2007-2008: mai prima di allora l'Hellas Verona si era trovato a dover lottare per la permanenza in serie C, neppure nei tormentati anni 40. Per fortuna, la stagione peggiore di tutta la storia scaligera si chiuse nel modo migliore: la Pro Patria venne infatti superata nel doppio scontro salvezza (1-0, 1-1) e i tifosi poterono festeggiare[12].

La rosa della squadra fu rivoluzionata diverse volte negli anni successivi, alla ricerca di una formula vincente ancora sconosciuta, tanto che due anni dopo la squadra regalò un'ennesima delusione ai tifosi: dopo aver dominato per mesi il campionato nella stagione 2009-2010, il Verona infatti crollò sul finale, conquistando comunque i play-off ma finendo eliminato nella doppio finale degli spareggi promozione contro il Pescara (2-2, 1-0).

Tuttavia è da segnalare che nonostante le numerose delusioni i tifosi non abbandonarono mai la squadra al suo destino. Infatti la media spettatori in quattro anni di Lega Pro non fu mai al di sotto delle 10.000 unità[13][14], con picchi di quasi 15.000 spettatori nella stagione 2009/2010[15]. Il record assoluto di pubblico lo si è avuto il 9 maggio 2010, quando si giocò la sfortunata partita Verona - Portogruaro dinanzi ad oltre 25.000 tifosi dell'Hellas[16]. La festa dei gialloblù in ogni caso era solo rimandata.

[modifica] Il ritorno in B

Neppure la stagione della promozione (2010-2011) era iniziata sotto una buona stella, tanto che il tecnico scelto durante l'estate dalla dirigenza (Giuseppe Giannini) era stato esonerato a novembre dopo aver raccolto solo 13 punti in 12 partite. Al suo posto venne ingaggiato un tecnico che in Romania aveva vinto tutto: Andrea Mandorlini. L'Hellas Verona aveva concluso il girone d'andata in piena lotta per non retrocedere, ma sotto la guida del nuovo tecnico iniziò una lunga rincorsa che portò i gialloblu ad agganciare il 5º posto (l'ultimo utile per disputare i play off) nelle ultime giornate di campionato.

Gli scaligeri ottennero infine la loro seconda finale play-off consecutiva, stavolta contro la Salernitana, dopo aver eliminato il Sorrento. Le due squadre disputarono la sfida decisiva a Salerno dopo aver richiamato quasi 50.000 tifosi fra l'andata e il ritorno, un record per la categoria.[17][18] Gli scaligeri risultarono infine vincitori del play-off nonostante la sconfitta patita in trasferta (1-0), in virtù della netta vittoria ottenuta all'andata (2-0). L'Hellas Verona tornò quindi in Serie B, chiudendo il ciclo più negativo di tutta la sua storia e regalando un'immensa gioia ai tifosi.[19][20].

[modifica] Presente

La stagione 2011-2012 partì con molti volti noti: Mandorlini e quasi tutti i giocatori dell'anno prima vennero riconfermati, in quanto la rosa era già di buon livello.

Nel girone di andata dopo un periodo negativo di cinque partite in cui la squadra raccolse solo tre punti, i gialloblù si scatenarono e misero insieme ben nove vittorie consecutive tra campionato e Coppa Italia, issandosi al secondo posto della classifica con pochi punti di distacco dal capolista Torino. Si tratta della striscia di vittorie più lunga di tutta la storia del club scaligero: il precedente record era di otto vittorie, ottenuto dal Verona allenato da Prandelli nel 1998-1999[21].

Anche in Coppa Italia la squadra scaligera andò oltre ogni previsione, eliminando Vicenza (1-2), Sassuolo (5-7 d.c.r.) e Parma (0-2) dal torneo, ed ottennendo l'accesso agli ottavi di finale (unica squadra di Serie B tra le 16 rimaste), un piazzamento che non si raggiungeva da 15 anni (1996-1997)[22]. La corsa del Verona si fermò proprio all'Olimpico di Roma, dove i padroni di casa della Lazio si imposero per 3-2 segnando il gol decisivo proprio al 90° su punizione di Hernanes.

[modifica] Denominazioni

  • 1903-1915 Hellas
  • 1919-1928 Hellas Verona
  • 1928-1959 Associazione Calcio Verona
  • 1959-1991 Associazione Calcio Hellas Verona
  • 1991-1995 Verona Football Club
  • 1995- oggi Hellas Verona Football Club

[modifica] Cronistoria

Cronistoria dell'Hellas Verona Football Club
  • 1903: In primavera, fondazione del '"Football Club Hellas"'.
  • 1904: Si affilia alla F.I.F. (Federazione Italiana Football) ma non partecipa ai campionati.
  • 1905: Disputa solo gare amichevoli.
  • 1906: Si affilia alla F.G.I. (Federazione Ginnastica Italiana) e disputa il Concorso Ginnastico di Vicenza dove perde 2-1 la finale contro il Vicenza.
  • 1907: Si iscrive ai campionati di Seconda e Terza Categoria dai quali si ritira prima dell'inizio.
  • 1908: Disputa il campionato di Seconda Categoria ma rinuncia alle finali.
  • 1909: Disputa solo tornei con società affiliate alla F.I.F., perdendo la finale della Coppa Verona contro il Milan.
  • 1909-10: Disputa solo la Coppa Verona perdendo la semifinale contro il Milan.

  • 1910-11: 2º nella Prima Categoria Veneta.
  • 1911-12: 2º nella Prima Categoria Veneta.
  • 1912-13: 2º nella Prima Categoria Veneta, 6º nel girone finale del Nord Italia.
  • 1913-14: 2º nella Prima Categoria Veneta, 6º nel girone finale del Nord Italia.
  • 1914-15: 2º nella Prima Categoria Veneta, 3º nel gruppo C delle semifinali del Nord Italia.
  • 1915-16: 2° nella Coppa Regionale Veneta.
  • 1916/19: Attività sospesa per cause belliche. Al termine del conflitto si fonde con il F.C. Verona (nato nel 1911) e diventa Football Club Hellas Verona.
  • 1919-20: 6º nella Prima Categoria Veneta.

  • 1920-21: 3º nella Prima Categoria Veneta.
  • 1921-22: 7º nel girone A della Prima Divisione C.C.I.
  • 1922-23: 5º nel girone A della Prima Divisione.
  • 1923-24: 4º nel girone B della Prima Divisione.
  • 1924-25: 9º nel girone A della Prima Divisione.
  • 1925-26: 4º nel girone A della Prima Divisione.
  • 1926-27: 8º nel girone A della Divisione Nazionale.
  • 1927-28: 11º nel girone B della Divisione Nazionale. Ripescato dalla Federazione. Il 1º agosto diventa Associazione Calcio Verona a seguito della fusione con l'I. C. G.& S. Marcantonio Bentegodi e l'A.C. Scaligera.
  • 1928-29: 13º nel girone B della Divisione Nazionale. Retrocesso in Serie B.
  • 1929-30: 6º in Serie B.

  • 1940-41: 15º in Serie B. Retrocesso in Serie C.
  • 1941-42: 5º nel girone B della Serie C.
  • 1942-43: 1º nel girone B della Serie C. Promosso in Serie B.
  • 1943-44: 2º nel girone B Veneto del Campionato di Guerra dell'Alta Italia.
  • 1944-45: Attività sospesa per cause belliche.
  • 1945-46: 4º nel girone C del campionato Misto Serie B e C dell'Alta Italia.
  • 1946–47: 8º nel girone B della Serie B.
  • 1947–48: 2º nel girone B della Serie B.
  • 1948-49: 11º in Serie B.
  • 1949-50: 9º in Serie B.

  • 1950-51: 9º in Serie B.
  • 1951-52: 10º in Serie B.
  • 1952-53: 13º in Serie B.
  • 1953-54: 7º in Serie B.
  • 1954-55: 15º in Serie B.
  • 1955-56: 9º in Serie B.
  • 1956-57: 1º in Serie B. Promosso in Serie A.
  • 1957-58: 18º in Serie A. Retrocesso in Serie B.
  • 1958-59: 6º in Serie B.
  • 1959-60: 8º in Serie B. Assorbe l'A.S. Hellas (nata nel 1949) ed assume la denominazione di Hellas Verona Associazione Calcio.


  • 1970-71: 11º in Serie A.
  • 1971-72: 13º in Serie A.
  • 1972-73: 10º in Serie A.
  • 1973-74: 13º in Serie A e declassato all'ultimo posto per delibera della C.A.F. Retrocesso in Serie B.
  • 1974-75: 3º in Serie B. Promosso in Serie A.
  • 1975-76: 11º in Serie A. Finalista in Coppa Italia.
  • 1976-77: 9º in Serie A.
  • 1977-78: 10º in Serie A.
  • 1978-79: 16º in Serie A. Retrocesso in Serie B.
  • 1979-80: 13º in Serie B.
  • 1980-81: 16º in Serie B.
  • 1981-82: 1º in Serie B. Promosso in Serie A.
  • 1982-83: 4º in Serie A. Finalista in Coppa Italia.
  • 1983-84: 6º in Serie A. Finalista in Coppa Italia.
  • 1984-85: Scudetto.svg Campione d'Italia
  • 1985-86: 10º in Serie A. Esce agli ottavi di Coppa dei Campioni.
  • 1986-87: 4º in Serie A.
  • 1987-88: 10º in Serie A.
  • 1988-89: 11º in Serie A.
  • 1989-90: 16º in Serie A. Retrocesso in Serie B.

  • 1990-91: 2º in Serie B. Promosso in Serie A.
  • 24 febbraio 1991: La società Associazione Calcio Hellas Verona fallisce e rinasce sotto il nome di Verona Football Club.
  • 1991-92: 16º in Serie A. Retrocesso in Serie B.
  • 1992-93: 12º in Serie B.
  • 1993-94: 12º in Serie B.
  • 1994-95: 10º in Serie B. Il club assume denominazione Hellas Verona Football Club.
  • 1995-96: 2º in Serie B. Promosso in Serie A.
  • 1996-97: 17º in Serie A. Retrocesso in Serie B.
  • 1997-98: 6º in Serie B.
  • 1998-99: 1º in Serie B. Promosso in Serie A.
  • 1999-00: 9º in Serie A.

  • 2000-01: 14º in Serie A dopo la vittoria nello spareggio con la Reggina.
  • 2001-02: 15º in Serie A. Retrocesso in Serie B.
  • 2002-03: 13º in Serie B.
  • 2003-04: 19º in Serie B.
  • 2004-05: 7º in Serie B.
  • 2005-06: 15º in Serie B.
  • 2006-07: 18º in Serie B. Retrocesso in Serie C1 dopo spareggio play-out persi contro lo Spezia.
  • 2007-08: 17º nel girone A della Serie C1. Vince i play-out con la Pro Patria.
  • 2008-09: 7º nel girone A della Lega Pro Prima Divisione.
  • 2009-10: 3º nel girone B della Lega Pro Prima Divisione. Perde la finale play-off con il Pescara.

[modifica] Stadio

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stadio Marcantonio Bentegodi.

Fino al 1963 il Verona ha disputato le partite interne nel "Vecchio Bentegodi", un impianto di 5000 posti nel cuore del centro storico di Verona, successivamente demolito. Attualmente l'Hellas Verona gioca nello Stadio Marcantonio Bentegodi. Lo stadio venne inaugurato nel 1963 con una capienza di 40.000 spettatori, non aveva copertura in nessun settore e possedeva l'allora modaiola pista di atletica. Venne soprannominato dai veronesi "Lo stadio dei quarantamila", alludendo alla capacità considerata esagerata dell'impianto che si rivelerà invece troppo piccolo per contenere le decine di migliaia di tifosi che lo riempirono per tutti gli anni '80. La capienza fu aumentata a 44.799 posti quando il Bentegodi venne scelto come uno degli stadi della Coppa del Mondo 1990. Tutte le sezioni vennero dotate di copertura e la viabilità circostante fu rinnovata per facilitarvi l'accesso. L'11 dicembre 2009 è stata inaugurata la nuova copertura dello stadio Bentegodi, interamente realizzata con pannelli solari fotovoltaici. Si tratta del più grande impianto fotovoltaico in Italia e tra i primi in Europa realizzato su una struttura sportiva.

[modifica] Società

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Cronologia degli sponsor tecnici
Cronologia degli sponsor tecnici
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Cronologia degli sponsor ufficiali
Cronologia degli sponsor ufficiali
  • 1996-1997 Ferroli
  • 1998-1999 Atreyu
  • 1999-2000 Salumi Marsilli
  • 2000-2001 NET Business
  • 2001-2002 Amica Chips
  • 2002-2006 Clerman
  • 2006-2007 UNIKA
  • 2008-2010 Giallo
  • 2010-2011 Banca di Verona (Credito Cooperativo Cadidavid) e Protec (in casa) - Sicurint Group e Consorzio Asimov[23] (in trasferta)
  • 2011-2012 AGSM e Protec[24] (in casa) - Sicurint Group e Leaderform (in trasferta)
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[modifica] Allenatori e presidenti

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Allenatori
Allenatori
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Presidenti
Presidenti
  • 1903-1908 Bandiera dell'Italia Carlo Fratta Pasini
  • 1908-1910 Bandiera dell'Italia Alberto Masprone
  • 1910-1912 Bandiera dell'Italia Valerio Valeri
  • 1912-1915 Bandiera dell'Italia Bellini Carnesali
  • 1915-1918 campionato sospeso
  • 1918-1923 Bandiera dell'Italia Carlo Fratta Pasini
  • 1923-1924 Bandiera dell'Italia Lonardi Cesare
  • 1924-1926 Bandiera dell'Italia Bonomi Da Monte
  • 1926-1928 Bandiera dell'Italia Narciso Vanzo
  • 1928-1930 Bandiera dell'Italia Emilio Tiberghien
  • 1930-1934 Bandiera dell'Italia Giulio Dall'Ora
  • 1934-1935 Bandiera dell'Italia Tiziano Fraccaroli
  • 1935-1938 Bandiera dell'Italia Giovanni Turco
  • 1938-1942 Bandiera dell'Italia Luciano Carteri
  • 1942-1944 Bandiera dell'Italia Luigi Polettini
  • 1944-1946 campionato sospeso
  • 1946-1953 Bandiera dell'Italia Giovanni Chiampan
  • 1953-1958 Bandiera dell'Italia Giorgio Mondadori
  • 1958-1959 Bandiera dell'Italia Francesco Fagiuoli
  • 1959-1961 Bandiera dell'Italia Gerardo Girardi
  • 1961-1962 Bandiera dell'Italia Giuseppe Arcaroli
  • 1962-1964 Bandiera dell'Italia Bruno Albarelli
  • 1964-1965 Bandiera dell'Italia Saverio Garonzi
  • 1965-1967 Bandiera dell'Italia Carlo Bonazzi
  • 1967-1980 Bandiera dell'Italia Saverio Garonzi
  • 1980-1986 Bandiera dell'Italia Celestino Guidotti
  • 1986-1990 Bandiera dell'Italia Ferdinando Chiampan
  • 1990-1991 Bandiera dell'Italia Ferdinando Chiampan e Angelo Di Palermo
  • 1991-1992 Bandiera dell'Italia Stefano Mazzi
  • 1992-1995 Bandiera dell'Italia Mario Ferretto
  • 1995-1998 Bandiera dell'Italia Alberto Mazzi
  • 1998-2003 Bandiera dell'Italia Giambattista Pastorello
  • 2003-2004 Bandiera dell'Italia Giambattista Pastorello e Pietro Arvedi
  • 2004-2006 Bandiera dell'Italia Giambattista Pastorello
  • 2006-2007 Bandiera dell'Italia Sergio Puglisi Maraja e Pietro Arvedi
  • 2007-2008 Bandiera dell'Italia Pietro Arvedi
  • 2008-2009 Bandiera dell'Italia Nardino Previdi e Giovanni Martinelli
  • 2009-oggi Bandiera dell'Italia Giovanni Martinelli
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[modifica] Giocatori

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Categoria:Calciatori dell'Hellas Verona F.C..

[modifica] Palmarès

[modifica] Competizioni nazionali

1984-1985
1956-1957, 1981-1982, 1998-1999

[modifica] Altri piazzamenti

1975-1976, 1982-1983 e 1983-1984

[modifica] Statistiche e record

[modifica] Partecipazione ai campionati

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione



Prima Categoria 3 1912-1913 1914-1915
Prima Divisione 5 1921-1922 1925-1926
Divisione Nazionale 3 1926-1927 1928-1929
Serie A 24 1957-1958 2001-2002



Serie B-C Alta Italia 1 1945-1946
Serie B 50 1929-1930 2011-2012



Serie C 2 1941-1942 1942-1943
Serie C1 1 2007-2008
Lega Pro Prima Divisione 3 2008-2009 2010-2011

[modifica] Statistiche individuali

Statistiche aggiornate al 9 gennaio 2011, in grassetto i giocatori ancora in attività

[modifica] Tifoseria

I tifosi dell'Hellas durante la festa per lo scudetto.

[25] La curva del Verona appare prettamente di stampo inglese nella mentalità, nei cori, nel modo di vestire e nel modo di vivere la partita[26]. Questo è uno dei fattori principali che la distingue dal resto delle tifoserie italiane (anche per merito della forte amicizia maturata negli anni 70 con il Chelsea).

La maggioranza dei sostenitori del Verona separavano l'impegno sportivo da quello politico, e gruppi con connotazione di destra (Gioventù Scaligera,Verona Front, Hellas Army) o di sinistra (Rude Boys) coesistevano nelle Brigate Gialloblu[26].

Il ripetersi di incidenti per tutti gli anni 70 e la violenza degli scontri fra tifosi negli anni 80 suscitarono una forte attenzione da parte dei media e nel 1991 fu presa infine unanimemente la difficile decisione di sciogliere il gruppo, dopo diverse minacce di chiudere lo stadio e dopo che il gruppo delle Brigate Gialloblu venne messo fuori legge.

I tifosi dell'Hellas durante la festa per lo scudetto.

[modifica] La Nascita delle Brigate (da "I Guerrieri di Verona")

La svolta del tifo veronese avvenne nel 1968 quando più di 2.000 tifosi seguirono la squadra in trasferta a Ferrara per la seconda promozione in serie A, nacque così l'idea di formare un gruppo che raccogliesse i tifosi e nella notte del 30 novembre 1971 nacquero le Brigate Gialloblu. In quel periodo gli stadi non erano affollati, e così era anche a Verona, ma la svolta avvenne a cavallo tra la fine degli anni 70' e l'inizio degli anni 80' quando il mondo del calcio subì un radicale cambiamento assumendo una posizione preminente negli interessi della gente, grazie anche al maggior spazio concesso dai giornali e dalla televisione.

Erano circa 5.000 le persone che poteva contenere il settore dello stadio denominato "Curva Sud", la fazione più dura delle Brigate era costituita da un gruppo di circa 150 persone per le quali la squadra era si importante, ma più importante era il gruppo stesso, erano quelli che trascinavano le restanti migliaia nelle azioni di massa, erano quelli che ogni domenica rischiavano di finire in galera, erano quelli che seguivano la squadra durante le trasferte più pericolose. C'e da pensare che non fosse facile guidare un gruppo così numeroso, ma ad essi ciò riusciva naturale (un esempio significativo che fa capire il grado di organizzazione raggiunto può essere dato dagli avvenimenti accaduti la sera del 3 gennaio '90 a Milano quando nella nebbia le Brigate riuscirono ad arrivare in assoluto silenzio al piazzale della Curva Nord dove si trovavano i tifosi milanisti, solo un cellulare tradì la loro presenza ma era troppo tardi per impedire alle Brigate di attaccare i Commandos Rossoneri.

[modifica] Lo scioglimento delle Brigate (da "I Guerrieri di Verona")

La partita che segnò l’inizio del periodo più difficile della storia delle Brigate fu quella giocata a Brescia il 21 dicembre 1986. Nella settimana che precedette l’incontro, gli Ultras bresciani dispensarono nella loro città e nelle località lacustri, volantini che invitavano tutti a “spaccare le ossa ai veronesi”. Il clima per questo strano derby si prospettava infuocato. Nella città lombarda arrivarono circa 5000 tifosi gialloblu. Tutti sapevano che l’appuntamento per la partenza in treno era fissata per le 10.30 in stazione. In realtà circa 2000 ragazzi a quell’ora erano già a Brescia. Il tentativo di giungere in città indisturbati riuscì pienamente. Ad attendere le Brigate al loro arrivo a Brescia non c’era nessuno. La stazione venne messa a soqquadro. Persino le cabine telefoniche vennero sradicate e portate a spasso per alcune decine di metri dal corteo devastatore. Lungo la strada che portava allo stadio (circa 8 km) la furia dei “tifosi” armati di martelli e mazze, si abbatté su centinaia di auto e vetrine dei negozi.

Per intere settimane a Verona non si parlò d'altro, anche a causa di ulteriori disordini avvenuti a Torino contro gli juventini. Nel frattempo la Polizia iniziò un'operazione di infiltraggio e schedatura dei tifosi. Accadde così che il 1º febbraio 1987, durante la notte precedente l'incontro Milan - Verona, che comunque sarà oggetto di gravissimi incidenti, qualche decina di abitazioni vennero perquisite ed altrettanti tifosi vennero portati in questura. Dopo un lungo periodo di indagini, pedinamenti, intercettazioni telefoniche per 12 di essi fu emesso un mandato d'arresto, con l'accusa gravissima di associazione per delinquere. Per la prima volta in Italia un gruppo di tifosi venne considerato fuorilegge.

Tutta la tifoseria organizzata e l'intera Curva sud si strinse attorno a quei tifosi, considerando questo fatto come una vera ingiustizia. La settimana successiva agli arresti, il Verona giocò una partita importante per la classifica contro la Roma. In segno di protesta verso la società presieduta da Chiampan, considerata assieme al Sindaco Sboarina, l'istigatrice di questa levata di scudi contro le Brigate, la Curva Sud si presentò compatta e strapiena, ma con un vuoto nella parte centrale ed uno striscione che recava scritto: "NON 12 MA 5000 COLPEVOLI".

Il campionato 1991-'92 che stava per iniziare, passò alla storia del tifo, perché segnò lo scioglimento delle Brigate gialloblu. Accadde che in concomitanza della partita casalinga con il Genoa il 17 novembre 1991 gli striscioni di tutti i gruppi non furono esposti. Le Brigate gialloblu non esistevano più! Decisero di autosciogliersi per non dover continuamente rendere conto alla polizia del comportamento di ogni tifoso veronese.

Il loro gesto venne riconosciuto dai tifosi amici della Fiorentina, che accolsero nella loro città i ragazzi delle Brigate con una scenografia strabiliante. Un gesto che dimostrò la stima e l'ammirazione che i tifosi gialloblu si erano saputi conquistare in quegli anni.

[modifica] Gemellaggi e rivalità

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Gemellaggi
Gemellaggi
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Amicizie
Amicizie
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Rivalità
Rivalità


I tifosi dell'Hellas Verona sono gemellati con i sostenitori della Fiorentina. Un gemellaggio molto sentito, uno tra i primi nella storia del calcio italiano[27].

Altro gemellaggio della Curva Sud veronese è quello con i tifosi della Sampdoria che dura da più di vent'anni. Poi vi è un gemellaggio con la Triestina, questo risale agli anni settanta circa ed è molto sentito da entrambe le tifoserie, a causa delle forti convergenze politiche delle due curve. Ci sono poi ottimi rapporti, ma non un vero e proprio gemellaggio, con la tifoseria della Lazio.

A livello internazionale l'amicizia più importante è quella con gli "Headhunters" del Chelsea risalente alla seconda metà degli anni 70', quando ad alcuni membri delle Brigate fu concesso di esporre il loro striscione nella temutissima "Shed" dei tifosi inglesi. Un gran numero dei cori veronesi sono tratti dal repertorio dei tifosi del Chelsea, con testi tradotti e adattati, spesso in dialetto. Quando il Chelsea nel 1997 giocò la semifinale di Coppa delle Coppe contro il Vicenza (arcirivali del Verona), un gran numero di sostenitori dell'Hellas Verona era presente allo Stadio Romeo Menti di Vicenza insieme ai tifosi del Chelsea. Altre amicizie internazionali sono quelle con gli "Ultras Sur" del Real Madrid, con i tifosi dell'Aberdeen, con quelli del Kaiserslautern, con le "Blanquiazules Brigadas" dell'Espanyol, e con gli ora sciolti "Boulogne Boys" del PSG.

Numerosissime le rivalità dei gialloblu createsi nel corso degli anni: la Curva Sud veronese è la più odiata di tutta l'Italia, da qui il famoso striscione SOLI CONTRO TUTTI[28]. Le rivalità più accese si hanno con il Vicenza, il Napoli, la Juventus, il Milan, l'Inter (ex gemellaggio), il Brescia, l' Udinese, il Livorno, l'Atalanta, il Genoa, il Torino (ex gemellaggio).[29].

Rivalità minori ma comunque degne di nota si hanno invece con Il Modena, il Bari, il Cesena, il Pisa, il Perugia, la Reggina, l'Ascoli, il Pescara il Mantova, il Taranto, il Foggia, il Cagliari (anche se in passato esisteva un'amicizia con un gruppo di sostenitori della squadra sarda denominato I Furiosi), la Reggiana e la Salernitana. Infine, recentemente sono nati cattivi rapporti anche con le tifoserie di Nocerina e Juve Stabia per ragioni territoriali.

[modifica] La Curva Sud dopo lo scioglimento delle Brigate

Il giocatore preferito di tutti i tempi dai tifosi gialloblu rimane senza dubbio Preben Elkjær Larsen, che con le sue giocate e con la grinta di un gruppo eccezionale ha dato alla città di Verona uno storico e memorabile scudetto[30]. Anche Gianfranco Zigoni è rimasto nel cuore dei tifosi veronesi: ancora oggi il suo nome viene scandito a gran voce in diversi cori della Curva scaligera[31].

Rimangono emblematici della mentalità della tifoseria dell'Hellas i 25 minuti successivi al fischio finale dello spareggio play-out con lo Spezia che nel 2007 vide la retrocessione in serie C1. In quell'occasione per tutta la durata dei festeggiamenti di tifosi e giocatori spezzini la curva dell'Hellas rimase piena, ad intonare cori di sostegno e di appartenenza. Questo orgoglio e questo entusiasmo nonostante il deludente risultato sportivo si rifletterono anche nella campagna abbonamenti 2007/2008 in cui le tessere aumentarono dalle 6073 della serie B a 9635.[32]

Negli anni della militanza in serie C (poi Lega Pro) le statistiche hanno riportato numeri di abbonamenti mai visti in serie minori (anche superiori ai 10.000)e presenze da record allo stadio che si aggirano tra le 9.000 e le 17.000 unità, fino ad una punta di 25.000 nella sfortunata finale play-off con il Pescara.

[modifica] Organico 2011-2012

[modifica] Staff

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Staff dell'area amministrativa
Staff dell'area amministrativa
  • Bandiera dell'Italia Giovanni Martinelli - Presidente
  • Bandiera dell'Italia Mirko Martinelli - Consigliere delegato
  • Bandiera dell'Italia Benito Siciliano - Consigliere
  • Bandiera dell'Italia Pierluigi Marzola - Responsabile amministrativo
  • Bandiera dell'Italia Eugenio Spiazzi di Corte Regia - Segretario amministrativo
  • Bandiera dell'Italia Simone Puliafito - Resp. comunicazione e ufficio stampa
  • Bandiera dell'Italia Alessandro Pigozzi - Portavoce istituzionale
  • Bandiera dell'Italia Federico Bosi - Responsabile marketing
  • Bandiera dell'Italia Moris Rigodanze - Resp. informatico e biglietteria
  • Bandiera dell'Italia Elena Fraccaroli - Segreteria
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Staff dell'area tecnica
Staff dell'area tecnica
  • Bandiera dell'Italia Mauro Gibellini - Direttore sportivo
  • Bandiera dell'Italia Nicoletta Manfrin - Segretario generale
  • Bandiera dell'Italia Sandro Mazzola - Team manager
  • Bandiera dell'Italia Mattia Rossetti - Dirigente accompagnatore
  • Bandiera dell'Italia Franco Fioroni - Addetto all'arbitro
  • Bandiera dell'Italia Andrea Mandorlini - Allenatore
  • Bandiera dell'Italia Roberto Bordin - Allenatore in seconda
  • Bandiera dell'Italia Mauro Marini - Preparatore atletico
  • Bandiera dell'Italia Ermes Morini - Preparatore dei portieri
  • Bandiera dell'Italia Carlo Pasini - Responsabile sanitario
  • Bandiera dell'Italia Alberto Fontana - Medico sociale
  • Bandiera dell'Italia Luca Sebastiano - Medico sociale
  • Bandiera dell'Italia Alberto Previdi - Fisioterapista
  • Bandiera dell'Italia Gianluca Antolini - Massaggiatore
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[modifica] Rosa 2011-2012

N. Ruolo Giocatore
1 Bandiera del Brasile P Rafael
4 Bandiera dell'Italia C Gennaro Esposito
5 Bandiera dell'Italia D Luca Ceccarelli (capitano)
6 Bandiera della Francia A Matthias Lepiller
7 Bandiera dell'Italia C Manuel Mancini
8 Bandiera dell'Italia C Giuseppe Russo (vice capitano)
9 Bandiera dell'Italia A Nicola Ferrari
10 Bandiera dell'Islanda C Emil Hallfreðsson
11 Bandiera dell'Austria A Thomas Pichlmann
12 Bandiera del Brasile P Nícolas
13 Bandiera dell'Italia D Matteo Abbate
14 Bandiera dell'Italia A Marco D'Alessandro
16 Bandiera dell'Italia C Niccolò Galli
N. Ruolo Giocatore
17 Bandiera del Paraguay D Víctor Mareco
19 Bandiera del Brasile C Jorginho
20 Bandiera dell'Italia C Andrea Doninelli
21 Bandiera dell'Argentina A Juan Ignacio Gomez Taleb
22 Bandiera dell'Italia D Domenico Maietta
23 Bandiera dell'Italia D Francesco Cangi
25 Bandiera dell'Italia D Massimiliano Scaglia
26 Bandiera dell'Italia P Pierluigi Frattali
27 Bandiera dell'Italia A Emanuele Berrettoni
32 Bandiera della Croazia A Saša Bjelanović
33 Bandiera dell'Italia D Giuseppe Pugliese
70 Bandiera dell'Italia P Federico Da Vià
77 Bandiera della Grecia C Panagiotis Tachtsidis

[modifica] Note

  1. ^ La capienza dello stadio
  2. ^ L'amore fra l'Hellas Verona e i suoi tifosi
  3. ^ Hellas: storia di calcio e di passione
  4. ^ Storia dell'Hellas Verona
  5. ^ Preben Elkjær Larsen. Primoluglio2004.it
  6. ^ Veronacampione.it - Sito dello scudetto 1984-1985
  7. ^ Puliero in Tim Parks, A season with Verona, Arcade Publishing, 2002
  8. ^ partire dal passato per capire il presente
  9. ^ Corriere del Veneto - Hellas contro Chievo La guerra dei simboli
  10. ^ La scala non si tocca
  11. ^ Hellas e Chievo: il derby che verrà
  12. ^ Il Verona resta in C1
  13. ^ Media spettatori Serie C-1 girone A 2007-2008[1]
  14. ^ Media spettatori Lega Pro Prima Divisione 2008-2009[2]
  15. ^ Media spettatori Lega Pro Prima Divisione 2009-2010[3]
  16. ^ Verona-Portogruaro: oltre 25.000 tifosi alla stadio[4]
  17. ^ biglietti andata
  18. ^ biglietti ritorno
  19. ^ Verona in B dopo quattro anni!
  20. ^ Torna il derby Verona-Padova
  21. ^ Il Verona di Mandorlini sempre più nella storia[5]
  22. ^ Lazio-Verona ottavi di finale della Coppa Italia[6]
  23. ^ Sicurint Group sponsor ufficiale dell'Hellas Verona[7]
  24. ^ AGSM sponsor ufficiale dell'Hellas Verona[8]
  25. ^ Buona parte delle informazioni presenti in questa sezione sono state estratte dal libro "I Guerrieri di Verona - Brigate Gialloblu dal '71 ad oggi" scritto da Silvio Cametti, un reportage di testimonianze, articoli di giornale e foto riguardanti le gesta delle Brigate Gialloblu dalla loro fondazione fino allo scioglimento. I guerrieri di Verona
  26. ^ a b La storia delle brigate Storia del tifo veronese
  27. ^ Gemellaggi fra squadre italiane e straniere
  28. ^ Striscioni della Curva Sud: SOLI CONTRO TUTTI[9]
  29. ^ Amicizie e rivalità dell'Hellas Verona[10]
  30. ^ Il mito di Elkjaer
  31. ^ La leggenda di Zigoni
  32. ^ http://www.hellastory.net/verona/pages/abbonati.cfm

[modifica] Bibliografia

  • Tim Parks, Questa pazza fede - L'Italia raccontata attraverso il calcio, collana Einaudi Stile Libero, traduzione di Massimo Bocchiola, Einaudi, 2002, pp. 424. ISBN 9788806161484

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