Hard Rock Cafe

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Hard Rock Cafe
Logo
Stato Regno Unito Regno Unito
   Inghilterra Inghilterra
Fondazione 14 giugno 1971 a Londra
Fondata da Isaac Tigrett, Peter Morton
Sede principale Orlando, Stati Uniti
Gruppo Tribù Seminole della Florida
Filiali più di 140 in tutto il mondo
Settore Ristorazione
Prodotti
  • Servizio ristorazione completo;
  • Abbigliamento e gadget del marchio Hard Rock.
Slogan «Love All, Serve All»
Sito web www.hardrock.com

Hard Rock Cafe (pronuncia britannica [hɑːd rɒk ˈkæfeɪ][1], pronuncia americana [hɑrd rɑk kəˈfeɪ][2]) è una catena di ristoranti tematici fondata nel 1971 a Londra. Il marchio è poi diventato celebre in tutto il mondo grazie all'ampia diffusione dei Cafes, che sono circa 164 in 53 paesi del mondo. Ma il vero motivo del successo di Hard Rock è l'immensa collezione (circa 85 000 pezzi) di oggetti appartenuti a grandi personalità del mondo musicale che ogni singolo Cafe ospita in parte.

Tra i più illustri oggetti esposti vi sono le chitarre di Paul Stanley, John Lennon, George Harrison, Noel Gallagher, Elvis Presley, Jimi Hendrix, Eric Clapton, Jimmy Page, Lou Reed, Johnny Cash, Angus Young, Pete Townshend, B.B. King, i pantaloni di Jim Morrison, Freddie Mercury e Michael Jackson, abiti di scena di Elton John, Madonna, Britney Spears e Prince, più innumerevoli batterie, dischi d'oro e di platino, spartiti scritti a mano, poster, manifesti e perfino due porte, quella degli studi di Abbey Road e quella del numero 3 di Savile Road a Londra, entrambe legate ai Beatles.

Nel corso degli anni il nome Hard Rock è diventato sempre più conosciuto e i locali sempre più frequentati, quindi la società ha deciso di mettersi al passo, creando una serie di gadget e souvenir personalizzati che spaziano dalle spillette ai giubbotti in pelle. Si dice che la famosa maglietta bianca con il marchio e la città dell'Hard Rock Cafe dove è stata comprata sia il souvenir più venduto al mondo, con dieci milioni di magliette vendute ogni anno. Stelle del calibro di Elton John, Aerosmith, Chuck Berry e Sting hanno cantato nei ristoranti.

La storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Peter Morton, laureato a Denver in economia amministrativa, dirigeva il Great American Disaster, un bar-ristorante di 52 posti che però era anche il primo ristorante di Londra ad essere allestito con souvenir americani. Nel 1970 Isaac Tigrett, un altro americano trasferitosi a Londra, conobbe Morton e insieme decisero di fondare un nuovo ristorante - un posto dove gli inglesi avrebbero imparato la cultura e il modo di vivere e di mangiare degli statunitensi.

Con l'aiuto finanziario da parte del padre di Tigrett, attivarono un prestito bancario di 40 000 sterline e fondarono il Don't Let Your Meatloaf Restaurant Co., cominciando a darsi da fare per renderlo caratteristico. Morton si procurava i veri hamburger americani, mentre Tigrett pensava a recuperare vecchie pubblicità di sigarette, targhe automobilistiche, oggetti del college da appendere alle pareti del nuovo ristorante. Nell'insegna scrissero, a mano, una sola parola: EATS (inglese per "mangia"). Il famoso ketchup Heinz era nel menu, così come la salsa Campbell's, ritratta nei dipinti di Andy Warhol. Elvis risuonava dal juke box in tutto il locale.

Il nome può essere derivato dal nome del ristorante sulla copertina di Morrison Hotel dei Doors o da una variazione di "Bedrock", la città in cui vivono i Flintstone, uno dei cartoni animati preferiti da Tigrett. Aprirono il 14 giugno 1971, con dodici primi clienti. Nel giro di poche settimane però il locale si riempì e arrivò ad un profitto iniziale di 7 000 dollari.

L'inizio della fama[modifica | modifica sorgente]

Hard Rock Cafe di Stoccolma

I continui litigi fra Morton e Tigrett riguardo agli allestimenti interni (Morton voleva rendere il locale più commerciale, mentre Tigrett insisteva per musica alta e illuminazione bassa) non impedirono al ristorante con 99 posti situato in Park Lane di diventare ben presto uno dei locali più frequentati dalle celebrità che passavano da Londra. Paul McCartney amava il menu vegetariano, gli Eagles suonarono là, Carole King vi mangiò e scrisse una canzone sull'Hard Rock Cafe. Lo stesso McCartney e gli Wings fecero il loro debutto qui.

Morton e Tigrett pagarono circa 2 500 dollari ad Alan Aldridge per disegnare il logo del ristorante, che era del tutto simile a quello odierno. Tenevano una serie di magliette con il logo sotto il bancone, e l'unico modo di averne una era fare in modo che Tigrett e Morton la regalassero.

Il primo motto del ristorante fu Save the Planet, un graffito che all'epoca si trovava frequentemente sui muri della città. L'altro, Love All, Serve All fu ispirato dal guru di Tigrett, Sathya Sai Baba. È stato detto che il nuovo motto era in netta contrapposizione con il classico "ci riserviamo il diritto di rifiutare il servizio a chiunque". Tigrett amava passeggiare nel locale e chiacchierare con i clienti, e fu così che conobbe l'ex-moglie di Ringo Starr, Maureen Starkey, che poi sarebbe diventata sua moglie.

Nel 1979 Eric Clapton regalò la sua chitarra, una Fender Lead II, a Tigrett. Lui non suonava, perciò chiese a Clapton il permesso di appenderla nel suo locale. Clapton acconsentì, e così la sua chitarra divenne il primo pezzo della più grande collezione di oggetti del rock and roll esistente. Due settimane dopo Pete Townshend mandò la sua, e Debbie Harry si tolse la maglietta, la firmò e la regalò ai fondatori. Anche questi furono appesi al muro.

La rottura e l'espansione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1982 Morton, finanziato da personaggi come Steven Spielberg, Barry Diller e Peter Gruber, aprì un Hard Rock Cafe a Los Angeles per 1,25 milioni di dollari. Una Cadillac verde acqua del 1959 sbucava dal tetto del ristorante.

Hard Rock Cafe di Orlando, a forma di Colosseo

Nel 1983, in seguito all'ennesimo litigio, Tigrett comprò i diritti di Morton sull'Hard Rock Cafe di Londra per circa 900mila dollari. Quello stesso anno Morton fece causa a Tigrett dicendo che era lui a possedere i diritti per espandere l'Hard Rock negli Stati Uniti. L'accordo finale stabiliva che a Tigrett spettavano gli stati ad est del fiume Mississippi, mentre a Morton sarebbero toccati quelli ad ovest. I due ex-partner si scambiarono Chicago e Dallas, di modo che Tigrett potesse aprire un Cafe nella più grande città del Texas, mentre Morton potesse avere un Cafe nella sua città natale.

Ben presto Tigrett raggiunse i 5 milioni di dollari che gli servivano per aprire un Hard Rock Cafe a New York. Trovò una banca in rovina vicino alla Carnegie Hall e cominciò a rinnovare. Anche lui "piantò" una Cadillac (nera e del 1960), però esattamente sopra l'entrata; allestì il locale come un vecchio night-club, con sedili di pelle verde, neon dietro al bancone e piccoli giocattoli sparsi qua e là. Al piano di sotto installò un grosso bar a forma di Fender Stratocaster e riempì il locale con tutte le reliquie rock che possedeva: un'altra chitarra di Eric Clapton, un'altra di Pete Townshend, una di Joe Walsh, una di Jeff Beck, una di Carl Perkins, un pezzo della batteria di Ringo Starr, una giacca di Elvis Presley. Poi appese una gigantografia del guru Sai Baba al muro e la circondò con una ghirlanda di rose morte.

Il locale ebbe un successo straordinario, anche se principalmente era uno degli innumerevoli burger-shop di Broadway. Tigrett cominciò a rendersi conto che la formula della collezione funzionava a meraviglia, e si diede da fare con le magliette: se a Londra ce n'era sempre stato un paio sotto al bancone, a New York venivano vendute a prezzi ridottissimi e totalizzavano 70–80 dollari ogni volta che c'era uno spettacolo importante. Poi arrivò Jane Hogan, una neo-laureata, che pensò bene di sfruttare al massimo la popolarità dell'Hard Rock per centuplicare i guadagni: sotto la sua guida, 1 000 dollari di t-shirt partivano in navi che le vendevano già in tutto il mondo.

Hard Rock Cafe di Dublino

Nel frattempo Morton aveva cominciato a preparare le fondamenta del nuovo Hard Rock Cafe di San Francisco e aveva detto al suo manager di comprare quanti più souvenir musicali poteva. Nel settembre 1984 il nuovo Cafe aprì e ottenne anch'esso un successo considerevole, anche se il biglietto d'entrata per la serata d'apertura costava ben 75 dollari.

Morton e Tigrett erano in piena lotta, anche se era una lotta assai strana: senza mai parlarsi, i due facevano di tutto per rubarsi le idee a vicenda e cercare di far sembrare i loro ristoranti più simili possibile. Inoltre, anche se le compagnie erano divise, il logo era rimasto lo stesso per entrambe e quindi la gente era portata a pensare che fosse la stessa società. Entrambi, dal 1984 in poi, si concentrarono in modo ossessivo sulla collezione, spesso lottando alle aste per lo stesso oggetto e facendo così salire enormemente il prezzo delle reliquie.

Nel giro di pochi anni i due fondatori crearono altri Cafe a Dallas, a Chicago, a Boston, a Stoccolma, a Tokyo e a Cancún. Era il 1988, e la leggenda era ormai completamente compiuta.

La collezione[modifica | modifica sorgente]

Sebbene il valore commerciale della catena Hard Rock sia estremamente più elevato, per i suoi fan il più grande tesoro dei ristoranti è la collezione di reliquie appartenute alle più grandi personalità della musica e del cinema. Si spazia da Bo Diddley e dalla sua prima chitarra fatta a mano al completo delle Spice Girls.

Diciamo però che Hard Rock preferisce alcuni musicisti ad altri, se non altro tenendo conto del numero di oggetti preziosi che conservano. Qui di seguito sono elencati alcuni di questi artisti e alcuni dei loro maggiori oggetti.

The Beatles[modifica | modifica sorgente]

L'enorme chitarra insegna dell'Hard Rock di Chicago

Collezionare oggetti dei Beatles non è quel che si dice difficile: all'inizio degli anni sessanta la Beatlemania era così diffusa che cominciò a sorgere un vero e proprio mercato di gadget raffiguranti il quartetto di Liverpool. Quello che può spaventare è il prezzo di queste collezioni. Hard Rock possiede uno dei primi bassi di Paul McCartney, il testo di Help! scritto a mano da John Lennon, la slitta usata durante le riprese dello stesso film Aiuto!, i testi di George Harrison per la canzone Piggies, lettere di Stuart Sutcliffe, Lennon e Harrison, la batteria di Ringo Starr, due Rickenbacker possedute sia da Lennon che da Harrison, le giacche originali indossate nel 1963, il clavicembalo usato per le registrazioni di All You Need Is Love, un'uniforme militare indossata da Lennon, i famosi occhiali circolari dello stesso Lennon, più moltissimi album firmati, lettere dedicatorie, abiti, dischi d'oro, disegni, caffettiere, stivali, puzzle.

Elvis Presley[modifica | modifica sorgente]

Elvis Presley rappresenta un po' la quintessenza dell'Hard Rock, quindi era logico che Morton e Tigrett si concentrassero particolarmente su di lui. Di lui possiedono due uniformi militari, usate dal Re quando militò nell'esercito, due chitarre, una pistola e un fucile, otto costumi imperlati, numerosissime foto e due dipinti, senza considerare che nei Cafe di Las Vegas e Parigi c'è un'intera nicchia dedicata a lui, con tanto di vetrate colorate in stile Notre-Dame.

Jimi Hendrix[modifica | modifica sorgente]

Amplissima è anche la raccolta di oggetti di Jimi Hendrix, che include svariate chitarre, innumerevoli poster, giacche indossate, testi scritti a mano (con parecchie cancellature), disegni, lettere, dischi d'oro, e, inspiegabilmente, una vecchia borraccia intagliata.

Importanti elementi della collezione sono anche Bon Jovi, Eric Clapton, Pete Townshend, Buddy Holly, Elton John e Madonna.

Gli Hard Rock Cafe nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Hard Rock Cafe di Hong Kong
Hard Rock Hotel & Casino di Las Vegas
Tipica veduta di una parete di un Hard Rock Cafe
Uno dei costumi di Sir Elton John, all'Hard Rock Cafe di Londra
Una giacca appartenuta a Johnny Rotten all' Hard Rock cafe di Venezia

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Daniel Jones, A. C. Gimson, Everyman's English Pronouncing Dictionary, 14a edizione, London, J. M. Dent & Sons, 1977.
  2. ^ John S. Kenyon, Thomas A. Knott, A Pronouncing Dictionary of American English, Springfield, MA, Merriam-Webster Inc., 1953.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Treasures of the Hard Rock Cafe, di Paul Grushkin e Joel Selvin, Rare Air Media, ISBN 1-892866-31-5
  • "La ristorazione esperienziale. Il caso Hard Rock", di Tony Pirozzi, Case Studie, Sessione Laurea febbraio 2009 "Scienze della Comunicazione" La Sapienza Roma

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