Elezioni politiche italiane del 1992

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Elezioni politiche italiane 1992
Stato Italia Italia
Data 5-6 aprile 1992
Legislatura XI Legislatura
Forlani.jpg Achille Occhetto Cropped.jpg Bettino Craxi-1.jpg
Leader Arnaldo Forlani
(Segretario[1])
Achille Occhetto
(Segretario[1])
Bettino Craxi
(Segretario[1])
Partito Democrazia
Cristiana
Partito Democratico
della Sinistra
Partito Socialista Italiano
Coalizione Quadripartito Nessuna Quadripartito
Voti 11.640.265[2][3]
29,66 %
6.321.084[2][3]
16,11 %
5.343.930[2][3]
13,62 %
Seggi
206 / 630
(Camera)
107 / 315
(Senato)
107 / 630
(Camera)
64 / 315
(Senato)
92 / 630
(Camera)
49 / 315
(Senato)
Differenza % Red Arrow Down.svg4,6 Red Arrow Down.svg10,47[4] Red Arrow Down.svg0,65
Differenza seggi Red Arrow Down.svg66[5] Red Arrow Down.svg105[5][6] Green Arrow Up.svg11[5]
Elezioni Camera 1992 Comuni.png
Presidente del Consiglio uscente
Giulio Andreotti (DC)
Left arrow.svg 1987 1994 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 1992 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 5 e lunedì 6 aprile 1992.

Sistema di voto[modifica | modifica sorgente]

Le elezioni politiche del 1992 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.

Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un unico candidato, anziché per un massimo di quattro come nelle precedenti elezioni (effetto del referendum sulla preferenza unica).

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art.57). Ogni Regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hont delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

Circoscrizioni[modifica | modifica sorgente]

Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 20 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Camera dei deputati[modifica | modifica sorgente]

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti:

  1. Torino (Torino, Novara, Vercelli);
  2. Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti);
  3. Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona);
  4. Milano (Milano, Pavia);
  5. Como (Como, Sondrio, Varese);
  6. Brescia (Brescia, Bergamo);
  7. Mantova (Mantova, Cremona);
  8. Trento (Trento, Bolzano);
  9. Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo);
  10. Venezia (Venezia, Treviso);
  11. Udine (Udine, Belluno, Gorizia);
  12. Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì);
  13. Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia);
  14. Firenze (Firenze, Pistoia);
  15. Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara);
  16. Siena (Siena, Arezzo, Grosseto);
  17. Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno);
  18. Perugia (Perugia, Terni, Rieti);
  19. Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone);
  20. L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo);
  21. Campobasso (Campobasso, Isernia;
  22. Napoli (Napoli, Caserta);
  23. Benevento (Benevento, Avellino, Salerno);
  24. Bari (Bari, Foggia);
  25. Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto);
  26. Potenza (Potenza, Matera);
  27. Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria);
  28. Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna);
  29. Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta);
  30. Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano);
  31. Valle d'Aosta (Aosta);
  32. Trieste (Trieste).

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica furono invece le seguenti:

  1. Piemonte;
  2. Valle D'Aosta;
  3. Lombardia;
  4. Trentino-Alto Adige;
  5. Veneto;
  6. Friuli-Venezia Giulia;
  7. Liguria;
  8. Emilia-Romagna;
  9. Toscana;
  10. Umbria;
  11. Marche;
  12. Lazio;
  13. Abruzzo;
  14. Molise;
  15. Campania;
  16. Puglia;
  17. Basilicata;
  18. Calabria;
  19. Sicilia;
  20. Sardegna.

Quadro politico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Svolta della Bolognina, Mani pulite e Pentapartito.

Le elezioni politiche del 1992 furono le ultime svoltesi con sistema elettorale proporzionale con preferenze[7].

Come effetto della Svolta della Bolognina, sono le prime elezioni politiche senza il Partito Comunista Italiano e Democrazia Proletaria e le prime col Partito Democratico della Sinistra e il Partito della Rifondazione Comunista[8]. Partecipa per la prima volta anche la Lega Nord.

Il 1991 fu l'anno che segnò la fine del Pentapartito, quando il PRI uscì dalla coalizione senza più rientrarvi, facendo nascere il governo Andreotti VII.

Principali forze politiche[modifica | modifica sorgente]

Lista Collocazione Ideologia Segretario[1]
Democrazia Cristiana Centro Cristianesimo democratico, Centrismo, Popolarismo, Antifascismo, Anticomunismo Arnaldo Forlani
Partito Democratico della Sinistra Sinistra Socialismo democratico, Socialdemocrazia, Postcomunismo, Antifascismo Achille Occhetto
Partito Socialista Italiano Centro-sinistra Socialdemocrazia, Socialismo liberale, Liberalismo sociale Bettino Craxi
Lega Nord Centro-destra Federalismo, Regionalismo, Autonomismo Umberto Bossi
Partito della Rifondazione Comunista Sinistra Comunismo, Eurocomunismo, Neomarxismo, Antifascismo Sergio Garavini
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale Destra Neofascismo, Nazionalismo, Anticomunismo Gianfranco Fini
Partito Repubblicano Italiano Centro Repubblicanesimo, Mazzinianesimo, Centrismo Giorgio La Malfa
Partito Liberale Italiano Centro-destra Liberalismo, Liberismo, Anticomunismo Renato Altissimo
Federazione dei Verdi Sinistra Ecologia, Pacifismo, Ambientalismo Gianni Mattioli
Partito Socialista Democratico Italiano Centro-sinistra Socialdemocrazia, Socialismo, Atlantismo Antonio Cariglia
Movimento per la Democrazia - La Rete Sinistra Cristianesimo sociale, Progressismo, Antimafia, Anticorruzione Leoluca Orlando

Campagna elettorale[modifica | modifica sorgente]

La campagna elettorale del 1992 si aprì in un contesto assai ostile ai partiti che per anni si erano trovati al governo del paese: oltre all'uscita dei repubblicani dalla coalizione di governo, era agli albori l'inchiesta di mani pulite, che stava per fare scandalo verso il CAF. Dopo la scissione del Partito Comunista Italiano si presentarono le liste dei due partiti che ne erano nati quella del Partito Democratico della Sinistra e quella di Rifondazione Comunista. Le destre erano invece in fortissima ascesa, e, accanto alla sostanziale tenuta del Movimento Sociale Italiano, il successo della Lega Nord, nata dall'unione di varie leghe regionaliste attive da qualche anno, con ideale secessionistico, sembrava inevitabile. Dal forte rischio di ingovernabilità scaturì un dibattito generale sull'eventuale modifica della legge elettorale.

Il Pentapartito, diventato intanto quadripartito, riuscì comunque ad ottenere una lieve maggioranza in entrambi i rami del parlamento, ma dalle divisioni interne alla maggioranza, miste ai pochi seggi di vantaggio sulle opposizioni, scaturiva l'incertezza sulla stabilità politica, e si tornò al voto appena due anni dopo con un nuovo sistema elettorale perlopiù maggioritario.

Risultati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grafico delle elezioni politiche italiane.

Camera dei Deputati[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 29,66 11.640.265 206 Red Arrow Down.svg4,66 Red Arrow Down.svg28
Partito Democratico della Sinistra (PDS) 16,11 6.321.084 107 - -
Partito Socialista Italiano (PSI) 13,62 5.343.930 92 Red Arrow Down.svg0,65 Red Arrow Down.svg2
Lega Nord (LN) 8,65 3.396.012 55 Green Arrow Up.svg8,65 Green Arrow Up.svg55
Partito della Rifondazione Comunista (PRC) 5,62 2.204.641 35 - -
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) 5,37 2.107.037 34 Red Arrow Down.svg0,54 Red Arrow Down.svg1
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 4,39 1.722.465 27 Green Arrow Up.svg0,69 Green Arrow Up.svg6
Partito Liberale Italiano (PLI) 2,86 1.121.264 17 Green Arrow Up.svg0,76 Green Arrow Up.svg6
Federazione dei Verdi (FdV) 2,79 1.093.995 16 Green Arrow Up.svg0,28 Green Arrow Up.svg3
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 2,71 1.064.647 16 Red Arrow Down.svg0,24 Red Arrow Down.svg1
Movimento per la Democrazia - La Rete (LR) 1,86 730.171 12 - -
Lista Marco Pannella (LMP) 1,24 485.694 7 Red Arrow Down.svg1,32 Red Arrow Down.svg6
Sì Referendum (SR) 0,81 319.812 0 - -
Partito Pensionati (PP) 0,63 246.379 0 - -
Lega delle Leghe 0,56 220.559 0 - -
Südtiroler Volkspartei (SVP) 0,51 198.447 3 - -
Caccia Pesca Ambiente (CPA) 0,49 192.799 0 - -
Federalismo - Pensionati Uomini Vivi (FPUV) 0,39 154.621 1 - -
Lega Autonomia Veneta (LAV) 0,39 152.301 1 - -
Lega Casalinghe Pensionati (LCP) 0,34 133.717 0 - -
Liste Autonomiste (LA) 0,24 94.583 0 - -
Lega d'Azione Meridionale (LAM) 0,14 53.759 0 - -
Veneto Autonomo (VA) 0,12 49.035 0 - -
Verdi Federalisti (VF) 0,11 42.647 0 - -
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme (VA-APF) 0,11 41.404 1 - -
Altre Liste 0,30 116.007 0 - -
Totale[9] 100,00 39.247.275 630

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 27,27 9.088.494 107 Red Arrow Down.svg5,35 Red Arrow Down.svg18
Partito Democratico della Sinistra (PDS) 17,05 5.682.888 64 - -
Partito Socialista Italiano (PSI) 13,57 4.523.873 49 Green Arrow Up.svg2,16 Green Arrow Up.svg6
Lega Nord (LN) 8,20 2.732.461 25 Green Arrow Up.svg8,20 Green Arrow Up.svg25
Partito della Rifondazione Comunista (PRC) 6,52 2.171.950 20 - -
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) 6,51 2.171.215 16 Red Arrow Down.svg0,03 Straight Line Steady.svg
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 4,70 1.565.142 10 Green Arrow Up.svg0,85 Green Arrow Up.svg2
Federazione dei Verdi (FdV) 3,08 1.027.303 4 Green Arrow Up.svg1,12 Green Arrow Up.svg2
Partito Liberale Italiano (PLI) 2,82 939.159 4 Green Arrow Up.svg0,66 Green Arrow Up.svg1
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 2,56 853.895 3 Green Arrow Up.svg0,20 Red Arrow Down.svg3
Sì Referendum (SR) 1,00 332.318 0 - -
Movimento per la Democrazia - La Rete (LR) 0,72 239.868 3 - -
Partito Pensionati (PP) 0,65 215.889 0 - -
Federalismo - Pensionati Uomini Vivi (FPUV) 0,52 174.713 1 - -
Südtiroler Volkspartei (SVP) 0,50 168.113 3 - -
Lista Marco Pannella (LMP) 0,50 166.708 0 Red Arrow Down.svg1,27 Red Arrow Down.svg3
Per la Calabria 0,43 143.976 2 - -
Lega Autonomia Veneta (LAV) 0,43 142.446 1 - -
Lega Casalinghe-Pensionati (LCP) 0,40 134.327 0 - -
Lega Alpina Lumbarda (LAL) 0,36 119.153 1 - -
Caccia Pesca Ambiente (CPA) 0,35 116.395 0 - -
Liste Autonomiste (LA) 0,29 95.687 0 - -
Veneto Autonomo (VA) 0,15 50.938 0 - -
Lega d'Azione Meridionale (LAM) 0,15 49.769 0 - -
Per il Molise 0,15 48.352 1 - -
Verdi Federalisti (VF) 0,14 47.051 0 - -
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme (VA-APF) 0,10 34.150 1 - -
Altre Liste 0,45 151.170 0 - -
Totale[10] 100,00 33.328.581 315

Eletti[modifica | modifica sorgente]

Camera dei deputati[modifica | modifica sorgente]

La composizione della Camera dei Deputati dell'XI legislatura.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Deputati dell'XI Legislatura della Repubblica Italiana e Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 1992.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[11], per partito, alla Camera:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 206
Partito Democratico della Sinistra 107
Partito Socialista Italiano 92
Lega Nord 55
Partito della Rifondazione Comunista 35
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale 34
Partito Repubblicano Italiano 27
Partito Liberale Italiano 17
Partito Socialista Democratico Italiano 16
Federazione dei Verdi 16
Movimento per la Democrazia - La Rete 12
Lista Marco Pannella 7
Südtiroler Volkspartei 3
Federalismo - Pensionati Uomini Vivi 1
Lega Autonomia Veneta 1
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme 1
Totale 630[12]

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

La composizione del Senato della Repubblica dell'XI legislatura.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Senatori dell'XI Legislatura della Repubblica Italiana e Eletti al Senato della Repubblica nelle elezioni politiche italiane del 1992.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[13], per partito, al Senato:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 107
Partito Democratico della Sinistra 64
Partito Socialista Italiano 49
Lega Nord 25
Partito della Rifondazione Comunista 20
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale 16
Partito Repubblicano Italiano 10
Federazione dei Verdi 4
Partito Liberale Italiano 4
Partito Socialista Democratico Italiano 3
Movimento per la Democrazia - La Rete 3
Südtiroler Volkspartei 3
Per la Calabria 2
Federalismo - Pensionati Uomini Vivi 1
Lega Autonomia Veneta 1
Lega Alpina Lumbarda 1
Per il Molise 1
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme 1
Totale 315[14]

Analisi territoriale del voto[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggioritari nelle singole province per la Camera.

Rispetto alle precedenti elezioni, si hanno le seguenti variazioni:

  • La Democrazia Cristiana perde le province di Como, Milano e Varese (Lombardia) e di Belluno (Veneto) in favore della Lega Nord[3].

Conseguenze del voto[modifica | modifica sorgente]

Le elezioni furono segnate dal crescere dell'astensione e dell'indifferenza della popolazione nei confronti di una politica chiusa e ingabbiata negli stessi schemi dai tempi del dopoguerra, incapace di rinnovarsi malgrado gli epocali cambiamenti storici di quegli anni.

Dal punto di vista storico-politico queste elezioni segnarono alcune importanti novità:

  • La prima netta affermazione della Lega Nord e de La Rete, due formazioni di recente fondazione, sviluppatesi una nell'Italia settentrionale, l'altra nel Meridione, che registrarono un vero e proprio boom, facendo della moralizzazione e del rinnovamento politico dei veri e propri cavalli di battaglia[15].
  • Il calo di consensi investì quasi tutti i maggiori partiti: la DC calò dal 34,3 % al 29,6 ottenendo il suo minimo storico, non superando il 30% dei consensi per la prima volta in un'elezione di rilevanza nazionale[16]; il PSI, che nelle precedenti consultazioni aveva toccato i suoi massimi storici, scese di un punto percentuale, subendo per la prima volta dal 1979 una flessione[17]; PRI, PLI e PSDI conservarono le loro posizioni. Il PDS e PRC, eredi del disciolto PCI, persero complessivamente un quarto dei voti.
  • Il Quadripartito al governo (DC, PSI, PSDI e PLI[18]), conserva comunque la maggioranza assoluta dei seggi, ma si ferma al 48,85% pari a 331 seggi alla Camera e 163 al Senato, risultato che rese difficile la formazione di una forte maggioranza parlamentare[19].

Quando, a maggio, le Camere appena riunite furono chiamate a votare il nuovo Presidente della Repubblica, le votazioni si tennero in un clima di caos totale (in quegli stessi giorni veniva ucciso il giudice Giovanni Falcone) e fu affossata dapprima la candidatura di Arnaldo Forlani, poi quella di Giulio Andreotti. Alla fine, fu eletto il democristiano Oscar Luigi Scalfaro, candidato dei "moralizzatori". Scalfaro si rifiutò di concedere incarichi ai politici vicini agli inquisiti: Bettino Craxi, che aspirava a tornare alla presidenza del Consiglio, dovette rinunciare in favore di Giuliano Amato. Il quasi contestuale scoppio del caso Tangentopoli, con l'ondata di arresti e di avvisi di garanzia, portò dopo solo due anni alla fine della legislatura e più in generale della cosiddetta Prima Repubblica.

Vi furono poi le dimissioni del I governo Amato, falcidiato dalle comunicazioni giudiziarie, appena dopo il referendum abrogativo del 18 e 19 aprile 1993, che aveva ad oggetto la legge elettorale in senso proporzionale del Senato. Successivamente il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro incaricò della formazione del Governo il Governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi, col mandato di contrastare la grave crisi economica e riscrivere la legge elettorale. Venne approvata una legge elettorale in senso prevalentemente maggioritario sia per la Camera sia per il Senato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Segretario del partito alla data delle elezioni
  2. ^ a b c Voti del partito alla Camera dei Deputati
  3. ^ a b c d e f Elezioni 1992 risultati Camera dei Deputati, Ministero dell'Interno. URL consultato il 16 aprile 2013.
  4. ^ Considerando a parte Rifondazione Comunista
  5. ^ a b c Differenza rispetto alle precedenti elezioni, della somma totale dei seggi di camera e senato del partito
  6. ^ Considerando a parte Rifondazione Comunista
  7. ^ La rivoluzione del 4 agosto
  8. ^ Il popolo rosso tradisce la "svolta"
  9. ^ Ministero dell'Interno - Archivio Storico Elezioni
  10. ^ Ministero dell'Interno - Archivio Storico Elezioni
  11. ^ Ministro dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  12. ^ Ministero dell'Interno - Archivio Storico Elezioni
  13. ^ Ministro dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  14. ^ Ministero dell'Interno - Archivio Storico Elezioni
  15. ^ "Il dato dovrebbe far riflettere chi sta a Roma"
  16. ^ Finita l'epoca della "diga anticomunista", la formula s'inceppa
  17. ^ Il Gran Decisionista cade in piedi
  18. ^ Barbacetto, Gomez, Travaglio: Mani Pulite, la vera storia, pp. 17, 674, 704-5 (2002, Rizzoli, ISBN 8835952417).
  19. ^ Comincia l'era dell'ingovernabilità

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Costituzione della Repubblica Italiana

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]