Castello Sforzesco
| Castello Sforzesco
Castello di Porta Giovia
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Il Castello Sforzesco, con la Torre del Filarete
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| Ubicazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Città | Milano |
| Coordinate | 45°28′12″N 9°10′43″E / 45.47°N 9.17861°ECoordinate: 45°28′12″N 9°10′43″E / 45.47°N 9.17861°E |
| Informazioni generali | |
| Inizio costruzione | 1360 |
| Termine costruzione | 1370 |
| Condizione attuale | Rifatto in stile storicista da Luca Beltrami (1891-1905) |
| Proprietario attuale | Comune di Milano |
| Visitabile | Sì |
| Presidio | Musei del Castello Sforzesco |
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Maria Teresa Fiorio, Il Castello Sforzesco di Milano, Skira editore, Milano, 2005 |
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| voci di architetture militari presenti su Wikipedia | |
Il Castello Sforzesco è uno dei principali simboli di Milano e della sua storia.[1] Fu costruito nel XV secolo da Francesco Sforza, divenuto da poco Duca di Milano, sui resti di una precedente fortificazione risalente al XIV secolo nota come Castrum Portae Jovis (Castello di porta Giovia o Zobia), e nei secoli ha subito notevoli trasformazioni. Fra il Cinquecento e il Seicento era una delle principali cittadelle militari d'Europa; quasi interamente rifatto in stile storicista da Luca Beltrami tra il 1891 e il 1905, ora è sede di importanti istituzioni culturali e meta turistica.
I Visconti e gli Sforza[modifica]
| Per approfondire, vedi Visconti e Sforza. |
Giovanni Visconti alla sua morte lasciò in eredità il ducato ai tre nipoti Matteo II, Galeazzo II e Bernabò.
Alla morte di Matteo i suoi fratelli si spartirono la città e tra il 1360 e il 1370 Galeazzo Visconti fece costruire, a cavallo delle mura della città, in corrispondenza della Porta Giovia (o Zobia) una fortificazione detta, appunto, Castello di Porta Giovia.[1]
L'edificio venne ampliato dai suoi successori: Gian Galeazzo, Giovanni Maria e Filippo Maria. Il risultato è un castello a pianta quadrata, con i lati lunghi 200 m, e quattro torri agli angoli, di cui le due rivolte verso la città particolarmente imponenti, con muri perimetrali spessi 7 m.[2]
La costruzione divenne così dimora permanente della dinastia viscontea, per essere poi distrutta nel 1447 dalla neo Aurea Repubblica Ambrosiana.
Fu Francesco I Sforza ad avviarne la ricostruzione nel 1450 per farne la sua residenza, dopo aver abbattuto la Repubblica. All'epoca gli era pari solo il castello Het Steen di Anversa.[3] Nel 1452 Filarete venne ingaggiato dal principe per la costruzione e la decorazione della torre mediana, che difatti tuttora viene chiamata Torre del Filarete.
Alla morte di Francesco Sforza, gli successe il figlio Galeazzo Maria che fece continuare i lavori dall'architetto Benedetto Ferrini. La parte decorativa fu invece affidata ai pittori del ducato. Nel 1476, sotto la reggenza di Bona di Savoia, fu costruita la torre omonima.
Nel 1494 salì al potere Ludovico il Moro e il castello divenne una fastosa opera, alla realizzazione della quale furono chiamati a lavorare artisti come Leonardo da Vinci (che affrescò diverse sale dell'appartamento ducale, insieme a Bernardino Zenale e Bernardino Butinone) e il Bramante (forse per una ponticella per collegare il castello alla cosiddetta strada coperta), mentre molti pittori affrescarono la sala della balla illustrando le gesta di Francesco Sforza[4]. Verso il 1498 nella Sala delle Asse lavorò Leonardo da Vinci, con la pittura di Intrecci vegetali con frutti e monocromi di radici e rocce.
Negli anni a seguire il castello fu però danneggiato dai continui attacchi che francesi, milanesi e truppe germaniche si scambiarono; fu aggiunto un baluardo allungato chiamato "tenaglia" che dà il nome alla porta vicina e progettato forse da Cesare Cesariano, ma nel 1521 la Torre del Filarete esplose,perché un soldato francese fece per sbaglio esplodere una bomba dopo che la torre fu adibita ad armeria.
Ritornato al potere e al castello, Francesco II Sforza ristrutturò e ampliò la fortezza, adibendone una parte a sontuosa dimora della moglie Cristina di Danimarca.
Sotto gli spagnoli e gli Asburgo[modifica]
Passato sotto il dominio spagnolo, il castello nel 1535 (governatore Antonio de Leyva) perse il ruolo di dimora signorile, che passò al Palazzo Ducale, e divenne il fulcro della nuova cittadella, sede delle truppe militari iberiche: la guarnigione era una delle più grandi d'Europa, variabile da 1000 a 3000 uomini, con a capo un castellano spagnolo.[4] Nel 1550 cominciarono i lavori per il potenziamento delle fortificazioni, con l'aiuto di Vincenzo Seregni: fu costruito un nuovo sistema difensivo di pianta prima pentagonale e poi esagonale (tipica della fortificazione alla moderna): una stella a sei punte portate poi a 12 con l'aggiunta di apposite mezzelune. Le difese esterne raggiunsero così la lunghezza complessiva di 3 km,[5] e coprivano un'area di circa 25,9 ettari.[6] Le antiche sale affrescate furono adibite a falegnameria e a dispense, mentre nei cortili furono costruiti pollai in muratura. All'inizio del Seicento l'opera fu completata con fossati, che separarono completamente il castello dalla città, e la "strada coperta".
Quando la Lombardia passò dalla Spagna agli Asburgo d'Austria, per mano del grande generale Eugenio di Savoia, il castello conservò la propria destinazione militare. L'unica nota artistica del dominio austriaco è la statua di San Giovanni Nepomuceno, protettore dell'esercito austriaco, posta nel cortile della Piazza d'armi.
Le modifiche napoleoniche[modifica]
Con l'arrivo in Italia di Napoleone, l'Arciduca Ferdinando d'Austria abbandonò il 9 maggio 1796 la città, lasciando al Castello una guarnigione di 2.000 soldati, sotto il comando del tenente colonnello Lamy, con 152 cannoni e buone scorte di polvere, fucili e foraggiamenti. Respinto un primo, velleitario, attacco di un gruppo di Milanesi filogiacobini, subì l'assedio francese, protratto dal 15 maggio alla fine di giugno. In un primo tempo Napoleone ordinò di ripristinarne le difese, per alloggiarvi una guarnigione di 4000 uomini. Nell'aprile 1799 questa dovette subire l'assedio delle rientranti truppe austro-russe ma, già un anno dopo, all'indomani di Marengo, il dominio francese venne ristabilito.
Già nel 1796 era stata presentata una prima petizione popolare, che richiedeva l'abbattimento del castello, interpretato quale simbolo della 'antica tirannide'. Con decreto del 23 giugno 1800 Napoleone ne ordinò, in effetti, la totale demolizione. Essa venne realizzata a partire dal 1801, solo in parte per le torri laterali e in toto per i bastioni spagnoli, esterni al palazzo sforzesco, di fronte alla popolazione esultante.
Nel 1801 venne presentato dall'architetto Antolini un progetto per il rimaneggiamento del castello in forme vistosamente neo-classiche, con un atrio a dodici colonne e circondato dal primo progetto di Foro Buonaparte: una piazza circolare di circa 570 metri di diametro, circondata da una sterminata serie di edifici pubblici di forme monumentali (le Terme, il Pantheon, il Museo Nazionale, la Borsa, il Teatro, la Dogana), collegati da portici sui quali si sarebbero aperti magazzini, negozi ed edifici privati. Esso venne respinto da Napoleone, il 13 luglio dello stesso anno, perché troppo costoso e, in effetti, sproporzionato ad una città di circa 150 000 abitanti.
Venne quindi ripreso in considerazione un secondo progetto, presentato dal Canonica, che limitava l'intervento alla sola parte rivolta verso via Dante (che porta comunque il nome dell'ambizioso progetto: Foro Bonaparte) mentre la vasta area retrostante venne adibita a piazza d'armi, coronata, anni più tardi, dall'Arco della Pace, opera del Cagnola, a quel tempo dedicato a Napoleone.
Dopo Napoleone[modifica]
Pochi anni a seguire, nel 1815, Milano e il Regno Lombardo-Veneto, furono annessi nell'Impero d'Austria, sotto il dominio dagli austriaci del Bellegarde e il castello arricchito di cortine, passaggi, prigioni e fossati, divenne tristemente famoso perché durante la rivolta dei milanesi nel 1848 (le cosiddette Cinque giornate di Milano), il maresciallo Radetzky darà ordine di bombardare la città proprio con suoi cannoni. Durante i tragici avvenimenti delle guerre d'indipendenza italiane, gli austriaci si ritirarono per qualche tempo e i milanesi ne approfittarono per smantellare parte delle difese rivolte verso la città. Quando nel 1859 Milano è definitivamente in mano sabauda e dal 1861 parte del Regno d'Italia la popolazione invade il castello, derubando e saccheggiando in segno di rivalsa.
Circa 20 anni dopo il castello è oggetto di dibattito e molti milanesi propongono di abbatterlo per dimenticare i secoli di gioco militare e soprattutto per costruire un quartiere residenziale estremamente lucroso: tuttavia prevale la cultura storica e l'architetto Luca Beltrami lo sottopose a un restauro massiccio, quasi una ricostruzione, che aveva come scopo far tornare il castello alle forme della signoria degli Sforza. Restauro che terminò nel 1905, quando venne inaugurata la Torre del Filarete, ricostruita in base a disegni del XVI secolo e dedicata a re Umberto I di Savoia, assassinato pochi anni prima. La torre costituisce anche il fondale prospettico della nuova via Dante.
Nella vecchia piazza d'armi vengono inoltre messe a dimora centinaia di piante nel nuovo polmone verde cittadino, il Parco del Sempione, giardino paesaggistico in stile inglese. Il Foro Bonaparte è ricostruito a scopo residenziale anteriormente al castello.
XX secolo[modifica]
Nel corso del XX secolo il castello viene danneggiato e ristrutturato dopo la seconda guerra mondiale; negli anni novanta fu costruita in piazza castello una grande fontana ispirata ad una precedentemente installata sul posto che venne smantellata negli anni sessanta durante i lavori per la costruzione della prima linea della metropolitana e non più rimessa dopo il termine dei lavori.
Nel 2005 si è concluso l'ultimo restauro di cortili e sale.
Il quadrilatero attuale del castello racchiude l'ampia piazza d'armi, il corpo dell'edificio che fronteggia l'ingresso principale e la torre mediana è interrotto dalla torre di Bona di Savoia. Antistante vi è il fossato morto, parte dell'antico fossato medievale in corrispondenza del quale sono le fondazioni del castello di porta Giovia. Una porta introduce al cortile della Corte Ducale, di forma rettangolare e con un porticato sui tre lati. Dal lato opposto vi è invece la Rocchetta, la parte del castello più inespugnabile nella quale gli Sforza si rifugiavano in caso di attacco.
Il complesso del castello è al centro di un fossato, racchiuso dentro delle mura rinascimentali e allargato posteriormente (il cosiddetto barco). Questa espansione verso la campagna era chiamata Ghirlanda (fu abbattuta da Beltrami) e collegata al castello interno da altri rivellini e da un barbacane, ancora oggi visibili ma in rovina, così come parte della Ghirlanda (protetta negli angoli da massicce torri).
"Forziere" d'arte e cultura[modifica]
| Per approfondire, vedi Musei del Castello Sforzesco. |
Attualmente il complesso ospita:
- Pinacoteca del Castello Sforzesco: conserva una ricchissima collezione di dipinti, tra cui opere di Filippo Lippi, Antonello da Messina, Andrea Mantegna, Canaletto, Correggio, Tiepolo e l'ultima statua di Michelangelo, la Pietà Rondanini.
- Museo della Preistoria
- Museo egizio
- Museo d'arte antica
- Museo degli strumenti musicali
- Museo del Mobile
- Civiche Raccolte d'Arte Applicata
- Raccolte Extraeuropee
- Rivellino del Santo Spirito (escursione tra i tetti e i passaggi coperti sulla mura esterne del castello)
- Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana
- Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco
- Civica raccolta delle stampe Achille Bertarelli
- Libreria del Castello
nonché numerose mostre itineranti.
Curiosa è la rilevante collezione archeologica di arte paleocristiana e precolombiana raccolta da Carlo Dossi durante i suoi anni di attività di scavo sul territorio milanese, greco e sudamericano.
La collezione venne in parte trattenuta dallo stesso Dossi (si veda il Museo archeologico Villa Pisani Dossi a Corbetta) e, in gran parte, venne donata al Museo del Castello Sforzesco con l'obbligo di istituirvi un museo, la cui causa venne perorata anche dai discendenti dello scapigliato milanese.
È lo stesso Carlo Dossi a parlare più volte di questa donazione all'interno della sua opera Note Azzurre.
Attualmente questi reperti non sono esposti al pubblico e continuano a soggiacere negli scantinati del Castello.
Altri eventi ospitati[modifica]
- Tre puntate della 26ª edizione di Giochi senza frontiere, nel 1995.
- La prima edizione dei Giochi sforzeschi, poi spostati al Palazzo delle Stelline.
- Inaugurazione del Festival Latinoamericando Expo con la partecipazione del sindaco di Milano, Paolo Pillitteri, e degli ambasciatori dei Paesi coinvolti nel 1º giugno 1991
Il Castello nel 1885-1890, prima dei restauri di Luca Beltrami[modifica]
Note[modifica]
- ^ a b Guida Milano, Touring Club Italiano, 1985, p. 436.
- ^ Guida Milano, Touring Club Italiano, 1985, pp. 438, 440.
- ^ "Il ducato di Milano in età spagnola", I.S.A.L.
- ^ a b Guida Milano, Touring Club Italiano, 1985, p. 438.
- ^ Guida Milano, Touring Club Italiano, 1985, p. 439.
- ^ Elaborazione nostra sulla mappa, op. cit.
Bibliografia[modifica]
- G. Lopez, A. Scotti Tosini, L. Mattioli Rossi, Il Castello Sforzesco di Milano, Electa, Milano, 1986
- Marco Albertario, Documenti per la decorazione del Castello di Milano nell'età di Galeazzo Maria Sforza (1466-1476), in «Solchi», VII, 1-2, 2003, 19-61.
- Maria Teresa Fiorio, Il Castello Sforzesco di Milano, Skira editore, Milano, 2005
Voci correlate[modifica]
- Leonardo da Vinci, Testa di Leda (1510 circa)
Altri progetti[modifica]
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Collegamenti esterni[modifica]
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