Giovanni Antonio Antolini

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Giovanni Antonio Antolini (Castel Bolognese, 11 settembre 1753Bologna, 11 marzo 1841) è stato un architetto, ingegnere, urbanista, insegnante all'Accademia di Brera e membro dell'Académie des beaux-arts di Parigi, saggista e trattatista italiano.

Tra i maggiori esponenti italiani del Neoclassicismo, Antolini occupa un posto di primaria importanza per la Storia dell'architettura che, nel suo passaggio tra Illuminismo e Risorgimento, ebbe come fulcro nodale l'Età napoleonica.

Aperto alle idee libertarie dapprima e poi alla complessa avventura repubblicana ed imperiale, fu uno dei più avvertiti interpreti delle trasformazioni culturali che le nuove idee d'Oltralpe richiesero anche all'arte edificatoria e all'urbanistica italiane.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Castel Bolognese l’11 settembre 1753, figlio del notaio Gioacchino Antolini e di Francesca Tagliferri, e rimase orfano in giovane età. Si laureò in architettura all’Università di Bologna e cominciò la sua attività nell’area di Roma, dove fu impegnato prima nella bonifica delle Paludi Pontine (1776) e poi con un progetto per la Sacrestia di San Pietro in Vaticano, che gli permise di ottenere una borsa di studio e delle committenze dal Cardinale Jorck.

Da Roma Antolini si spostò in Umbria e nelle Marche, realizzando a Fabriano l’ospedale e l’orfanotrofio e a Perugia e Todi opere analoghe. In Umbria si dedicò anche ad opere di idraulica e alla realizzazione di alcuni ponti a Città di Castello.

Nel 1797, grazie all’amicizia con la potente famiglia faentina dei conti Laderchi, ha l’occasione di sottoporre a Napoleone il suo progetto per l’arco di trionfo da realizzarsi a Faenza. L’opera, di carattere neoclassico, prevedeva, oltre alla realizzazione dell’arco, il riassetto dell’area urbana adiacente, con l’edificazione di palazzi per ospitare negozi ed abitazioni e di giardini pubblici. Nell’anno successivo vinse un concorso per la costruzione di un monumento ai caduti di guerra, costituito da otto piramidi, da erigersi a Milano. Questo progetto gli consentì di farsi conoscere nel capoluogo lombardo, dove venne chiamato nel 1801 in qualità di Architetto e Direttore dei lavori per realizzare il Foro Bonaparte. L’impianto architettonico prevedeva la realizzazione di una grande piazza circolare di 520 metri di diametro, al centro della quale si sarebbe dovuto trovare il Castello Sforzesco e ai bordi edifici di pubblica utilità, quali il Municipio, le Terme, il Museo, la Dogana, la Borsa ed il Pantheon, una sala per le assemblee del popolo. A causa degli ingenti costi e del carattere rivoluzionario della proposta per il Foro, il progetto non fu mai realizzato.

L’Università di Bologna nel 1804 gli propose la cattedra della Facoltà di Architettura e nel 1805 fu occupato dal restauro di Palazzo Te a Mantova. Fra il 1806 e il 1807 realizzò nell’area del veneziano il restauro di Villa Pisani a Stra e il collegamento fra le Procuratie Nuove e le Procuratie Vecchie di Piazza San Marco, chiamato Procuratie Novissime.

L’ultima opera che progetta è l’ospedale di Castel Bolognese, iniziato nel 1813, che è costituito da un edificio di forma rettangolare al quale si accede attraverso un timpano a doppio colonnato in stile neoclassico. Si dedicò anche alla progettazione all’estero, dove lasciò sua traccia in Egitto, Belgio e Danimarca, tuttavia con la caduta di Napoleone la fama di Antolini subì un duro colpo e gli venne revocata anche la cattedra a Bologna.

La data della sua morte è incerta, potrebbe risalire all’11 marzo 1841 a Bologna o al 1842 a Milano.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante l'indiscutibile statura di uomo di scienza e di cultura, Antolini fu singolarmente relegato dalla critica posteriore ad un oblio storiografico dal quale, in sostanza, sarebbe emerso quasi solo per il suo celebrato progetto del Foro Bonaparte (Milano 1801), nonché per gli importanti scritti teorici di letteratura architettonica, di seguito elencata:

  • L'Ordine dorico, ossia il Tempio d'Ercole nella città di Cori, Stamp. Pagliarini, Roma 1785
  • Piano economico-politico del Foro Bonaparte..., Agnelli, Milano 9 Brumale-Anno X Rep.
  • Il progetto del Nuovo Borgo fuori porta Imolese, Faenza 1797
  • Il progetto della villa Il Prato dei Laderchi, Faenza 1797-1799
  • Due archi fuori porta Imolese, Faenza 1797 e 1800
  • La sistemazione nella quattrocentesca chiesa di S.Stefano del Circolo Costituzionale, Faenza 1798
  • La costruzione della villa La Rotonda dei Laderchi, Faenza 1798-1805
  • Il Tempio di Minerva in Assisi...", Destefanis, Milano 1803
  • Descrizione del Foro Bonaparte, co' Tipi Bodoniani, Parma 1806
  • Idee Elementari di Architettura civile..., Marsigli, Bologna 1813
  • Osservazioni ed aggiunte ai Principi di Architettura civile di F. Milizia..., Stella, Milano 1817
  • Le rovine di Veleia misurate e disegnate..., Soc. Tip. de' Classici Italiani, Milano 1819 (parte prima); Milano 1822 (parte seconda)
  • "Il Tempio di Ercole in Cori...", 2. ed. accresciuta, Soc. Tip. de' Classici Italiani, Milano 1828
  • Il Tempio di Minerva in Assisi (sic)..., 2. ed. accresciuta, Soc. Tip. de' Classici Italiani, Milano 1828
  • Idee Elementari di Architettura civile..., 2. ed. accresciuta, Soc. Tip. de' Classici Italiani, Milano 1829
  • Le rovine di Veleia, 2. ed., Soc. Tip. de' Classici Italiani, Milano 1831
  • Principj di Architettura civile di F. Milizia..., 1. ed. milanese, Ferrario, Milano 1832
  • Biografia dell'architetto G. A. A., scritta da sé medesimo, postuma in: Giornale Arcadico di Scienze, Lettere ed Arti, XCI, Roma 1843(11 agosto).
Il progetto dell'Antolini per il Foro Buonaparte, a Milano (lato città).
Il progetto dell'Antolini per il Foro Buonaparte, a Milano (lato Porta Sempione).

Il Foro Buonaparte[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto per il nuovo Foro Buonaparte prevedeva che, intorno al nucleo superstite del Castello Sforzesco, sede del governo repubblicano, venisse eretto un imponente colonnato dorico. Tale nucleo si sarebbe trovato al centro di un'immensa piazza circolare delimitata da porticati, attorno alla quale sarebbero stati distribuiti edifici pubblici come sale per comizi, un museo, una sorta di Pantheon e le terme. Tutto il complesso sarebbe poi stato circondato da un canale circolare navigabile collegato al Naviglio e valicato da ponti. Il nuovo centro politico della città, quindi, avrebbe dovuto essere consono con i nuovi ideali repubblicani ostili ai regimi assolutisti che avevano patrocinato la fioritura dell'architettura barocca e rococò. Il radicalismo innovativo di questo progetto, tuttavia, ne causò il rifiuto da parte della stessa amministrazione francese, che lo giudicò eccessivamente costoso e affidò a Luigi Canonica (1762-1844) l'incarico per la sistemazione dell'area. L'Arena, il cui rigore neoclassico spicca nel pronao dorico che inquadra la porta trionfale, fu l'unico edificio del nuovo Foro realizzato da Canonica, mentre Luigi Cagnola (1762-1833) ne disegnò e realizzò l'Arco del Sempione o delle Vittorie, memore del parigino Arc du Carrousel di Charles Percier e Pierre-François-Léonard Fontaine (1806).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianni Mezzanotte, Architettura Neoclassica in Lombardia, ESI, Napoli 1966
  • M. Giulia Marziliano, Giovanni Antonio Antolini architetto e ingegnere (1753-1841), Gruppo Editoriale Faenza Editrice, Faenza-Bologna 2000, ISBN 88-8138-057-9
  • M. Giulia Marziliano, a cura di, Architettura e Urbanistica in Età Neoclassica: Giovanni Antonio Antolini (1753-1841), Atti del Primo Convegno di Studi antoliniani nel secondo centenario del progetto per il Foro Bonaparte, Bologna-Faenza 25-26 settembre 2000, Gruppo Editoriale Faenza Editrice, Faenza-Bologna 2003. Gli Atti restituiscono i contributi di: M.Giulia Marziliano, Andrea Emiliani, Graziano Trippa, Gabriele Albonetti, Erminio M. Ferrucci, Gianni Mezzanotte, Fabiola Bernardini, Giovanna D'Amia, Eugenio Gentili-Tedeschi, Ezio Godoli, Gianluca Kannes, Franco Laner, Gabriele Morolli, Guido Nardi, Alessandra Pfister, Nullo Pirazzoli, Giuliana Ricci, Aurora Scotti-Tosini.

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