Montaldo Bormida

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Montaldo Bormida
comune
Montaldo Bormida – Stemma
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
ProvinciaProvincia di Alessandria-Stemma.png Alessandria
Amministrazione
SindacoBarbara Ravera (lista civica Progetto per Montaldo) dal 26/05/2013
Territorio
Coordinate44°41′01″N 8°35′20″E / 44.683611°N 8.588889°E44.683611; 8.588889 (Montaldo Bormida)Coordinate: 44°41′01″N 8°35′20″E / 44.683611°N 8.588889°E44.683611; 8.588889 (Montaldo Bormida)
Altitudine334 m s.l.m.
Superficie5,72 km²
Abitanti628[1] (30-11-2017)
Densità109,79 ab./km²
FrazioniGaggina
Comuni confinantiCarpeneto, Orsara Bormida, Rivalta Bormida, Sezzadio, Trisobbio
Altre informazioni
Cod. postale15010
Prefisso0143
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT006104
Cod. catastaleF404
TargaAL
Cl. sismicazona 3A (sismicità bassa)
Cl. climaticazona E, 2 666 GG[2]
Nome abitantimontaldesi
Patronosan Michele Arcangelo
Giorno festivoprima domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Montaldo Bormida
Montaldo Bormida
Sito istituzionale

Montaldo Bormida (Montad Bormia in piemontese) è un comune italiano di 628 abitanti della provincia di Alessandria, in Piemonte, situato nell'Alto Monferrato, sui contrafforti collinari tra le valli della Bormida e dell'Orba.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Montaldo Bormida si trova nell'area collinare dell'Alto Monferrato, fra la pianura del tratto medio-basso del fiume Bormida e gli Appennini liguri, a 11,6 km circa da Ovada e a 13,5 km da Acqui Terme.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Con l'espressione "Ambo Carpineta", nel 1164, in un diploma della cancelleria imperiale, venivano indicati sia il sito dell'attuale Carpeneto, sia quello di Montaldo, al momento borgo poco conosciuto, tanto da non possedere ancora un nome autonomo.

Tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo, il marchese Bonifacio di Monferrato chiedeva ad Alessandria la restituzione di Sezzadio, di San Salvatore e di "Utriusque Carpineti".

Il 21 agosto del 1203 Bonifacio firmava un patto con gli alessandrini, ai quali accordava varie concessioni, tra le quali la metà della località "Utriusque Carpineti". La cerimonia avvenne il 17 settembre sia a Carpeneto che a Montaldo (detto Carpeneto inferiore). Il paese viene citato espressamente soltanto a partire dal XIV secolo, sotto l'occupazione del marchese Tommaso Malaspina. Successivamente Montaldo torna sotto la giurisdizione di Alessandria; nel 1488 il feudo passa alla famiglia Della Valle, rimanendo suo possedimento fino al 1605, quando viene ceduto a Sebastiano Ferrari, conte di Orsara.

Nella seconda metà del '600 il borgo viene venduto alla famiglia Spinola di Genova per passare nelle mani dei Pallavicini nel 1759. In seguito il paese di Montaldo ritornò sotto la giurisdizione di Alessandria. Con il decreto del Re d'Italia Vittorio Emanuele II, il primo febbraio del 1863, il Comune di Montaldo fu autorizzato ad assumere la denominazione di Montaldo Bormida.

Verso fine '800 ed i primi del '900 il paese si espande e sorge così la Piazza Europa (oggi Piazza Nuova Europa). Nell'ultimo dopoguerra sorgono poi Vie De Gasperi e Via Boscogrosso. Sempre all'inizio del '900 sulla strada per Carpeneto vi è la presenza di un mulino e di una distilleria per la produzione della grappa. Nel 1956 nasce la Cantina Sociale, meglio nota come Cantina "Tre Castelli", che raccoglie le uve dei Comuni di Montaldo, Carpeneto e Trisobbio.

Montaldo un tempo era difeso da un castello, circondato da mura e fossato; l'accesso era ad est, tramite un ponte levatoio; verso ovest, invece, era difeso da un pendio scosceso. L'edificio fu probabilmente distrutto nel XVI secolo e parte dei suoi ruderi fu utilizzata per costruire l'attuale chiesa parrocchiale.

Unico resto delle antiche mura è un mastio rivolto verso la zona di terreno dove esisteva un fossato, trasformato ora in campo da gioco per il tamburello.

Oggi solo alcuni toponimi ricordano l'antica fortezza: il "Ponte", dove esisteva il ponte levatoio (oggi Piazza Gollo), la via Sottocastello (oggi Via Aldo Moro già Via Sottocastello) ed il "Fossato", nome attribuito ad un pozzo, ora chiuso, presso il campo da gioco di tamburello.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma è di colore azzurro caricato da una corona marchionale d'oro, accantonata da quattro grappoli d'uva fogliati di verde. Sono presenti inoltre ornamenti esteriori del Comune.

Lo Stemma, studiato dalla Amministrazione Civica, ricorda nella corona marchionale il possesso che sulla terra ebbero i Marchesi di Gavi; nei quattro grappoli d'uva la fiorente agricoltura, particolarmente ricca di vini pregiati.

Gonfalone[modifica | modifica wikitesto]

Il gonfalone è un drappo partito di giallo e d'azzurro, riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma sopra descritto, che riporta l'iscrizione centrata in argento: "Comune di Montaldo Bormida".

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La prima chiesa costruita a Montaldo fu eretta all'interno delle mura di cinta del castello e corrispondeva all'attuale casa canonica (peraltro oggi caduta in disuso).

Chiesa San Michele Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa Parrocchiale di Montaldo Bormida, dedicata a San Michele Arcangelo, venne edificata a partire dal 1686, utilizzando materiale proveniente dalla demolizione del castello ivi presente. I lavori continuarono per diversi anni, in quanto si cominciò ad officiare soltanto nel 1700.

Esternamente la chiesa presenta una facciata neoclassica, con lesene verticali; ai lati ed in alto sono presenti cornici modanate, con sovrastante timpano triangolare che ospita l'affresco della Madonna con Bambino, opera dell'ovadese Frixione , datato 1875.

San Michele e San Rocco vennero affrescati dallo stesso pittore nelle due nicchie ai lati delle tre finestre a serliana.

Il portale di pietra liscia, preceduto da un piccolo portico, incornicia la porta lignea originale e reca incisa la data del 1686. All'angolo destro della facciata si erge il campanile, edificato nel 1870.

L'interno, barocco, si presenta ampio e a navata unica, sormontata da una volta a botte. L'altare maggiore e la balaustra sono in marmi policromi di stile rococò, opera degli scultori lombardi Angelo Maria e Carlo Ganna; il coro ligneo, scolpito ed intagliato, è settecentesco.

Il pavimento è stato rifatto nel 1924 in piastrelle di cemento colorato.

Gli affreschi furono realizzati interamente dai fratelli Pietro e Tommaso Ivaldi negli anni 1856-1857; la Parrocchiale di San Michele Arcangelo è l'unica chiesa in cui Pietro Ivaldi, detto "il Muto" firmò e datò due affreschi, quelli sulle pareti a fianco dell'altar maggiore, che rappresentano l'Ultima Cena e la Natività. Il 9 giugno 1844 fu deciso dal Consiglio Parrocchiale di dotare la Chiesa di un organo. Esso fu commissionato agli Agati, celebre famiglia organaria di Pistoia. Il pregevole strumento attende di essere riportato all'originario splendore sonoro.

Chiesa San Rocco

Chiesa San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

L’Oratorio della S.S. Annunziata e di San Rocco si trova al centro dell’abitato.

Le notizie documentarie di questo edificio sono frammentarie; tuttavia, la data 1600 incisa sull’architrave in pietra della facciata, riporta a questi anni la sua fondazione.

La facciata reca, ben visibile, una lapide posta a ricordo dell’epidemia di peste che imperversò nel 1854 e che la popolazione, grazie alle invocazioni di aiuto rivolte a San Rocco, poté superare senza subire numerose perdite. L’esterno è stato ristrutturato intorno al 1930 con cornici in malta cementizia riportata sulle lesene, portale, timpano e parte superiore a forma semiellittica.

Anche l’Oratorio, come la chiesa parrocchiale, presenta sopra il portale tre finestre a serliana, ovvero due rettangolari e la centrale a forma arcuata, contornate anch’esse da cornici recenti in malta cementizia. Sull’angolo sinistro si erge il campanile a vela triangolare.

L’interno ha subìto vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli: dapprima era ad unico vano rettangolare senza coro, così come la maggior parte degli oratori della zona, con altare centrale e due altari laterali. In seguito, probabilmente nel corso del XIX secolo, a fianco dell’altare centrale venne costruita sulla sinistra una cappella in stile neoclassico e un’edicola in stucco all’interno della quale venne collocata la statua lignea di S. Rocco.

Di interesse artistico sono l’altare in stucco settecentesco, il pulpito ed alcune statue lignee. Non sono, invece, di elevata fattura le decorazioni murarie, effettuate probabilmente durante i lavori di ampliamento dell’edificio nel corso del XX secolo.

Chiesa Madonna del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa dedicata alla Madonna del Carmine è situata al centro della Frazione Gaggina. Il suo sagrato è stato restaurato nel luglio 2017.

Chiesetta di San Michele[modifica | modifica wikitesto]

Questa piccola chiesetta, oggi in rovina e dedicata a San Michele, è situata in aperta campagna. Durante la Seconda guerra mondiale venne incendiata dai nazifascisti, perché ritenevano l'edificio un covo di partigiani.

Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno di Montaldo Bormida risale al 1925 ed è stato ufficialmente il primo luogo di culto avventista riconosciuto in Italia.

L'Avventismo fu portato in Montaldo Bormida dalla signora Maria Cambiaso, che si era convertita a Genova nel 1910 e che era animata da una forte spinta evangelistica. Fu grazie alla sua testimonianza e al lavoro incessante di venditori ambulanti di libri sacri (colportori) e di pastori che, a poco a poco, si convertirono altre persone dando origine a una comunità numerosa e fiorente. Un membro della chiesa, Pietro Parodi, desideroso di avere un luogo adeguato dove adorare Dio, donò un terreno dove fu costruito nel 1925 l'edificio adibito a uso sacro. La proprietà di questo luogo di culto permise poi il riconoscimento della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno sulla base della legislazione sui culti ammessi del 1929-1930.[senza fonte]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1600 ed il 1700 a Montaldo sorsero varie Case Patrizie fra cui ricordiamo Casa Bianchi, Casa Schiavina, Casa Ghiara e Casa Dotto. La presenza di ampie cantine all'interno di queste case patrizie testimonia come in quegli anni la coltivazione della vite si avviasse progressivamente verso un florido sviluppo.

Inizialmente le case di Montaldo presentavano i muri costruiti in pietra. Dal sottosuolo si estraeva la Pietra Arenaria di Montaldo, durissima nella parte a contatto con l'aria, più tenera e facilmente lavorabile in profondità. Solo nell'800 sorse tra Montaldo e Carpeneto una fornace per la cottura dei mattoni. Tra il 1600 ed il 1700 usava far colare gesso fra i travetti, "armandolo" facendo ricorso a ramoscelli o canne. I solai erano tutti in legno. I solai in putrelle con voltini di mattoni comparvero soltanto a partire dal '900.

Palazzo Schiavina[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Schiavina

La storia di Palazzo Schiavina è documentata dal 1673, quando la Marchesa Paola Lomellina, vedova di Barnaba V Centurione Scotto e feudataria del contado di Montaldo, acquista dal Nobile Bernardino Schiavina il palazzotto posto ai margini del paese medievale.

La costruzione, ampliata ed abbellita, è completata nel 1678 con grande soddisfazione della Marchesa, la quale, lodando la bella vista e l'aria buona, trova il modo di risiedervi a lungo, amministrando il feudo con intelligente partecipazione.

Il Palazzo diventa dunque la residenza locale, cioè il "Castello" dei feudatari di Montaldo, che via via ne prendono possesso per successione ereditaria e che appartengono alle più nobili e potenti famiglie del Patriziato genovese: i Centurione Scotto, gli Spinola Pallavicino, i Pallavicino.

All'inizio dell'800 l'ultimo feudatario aliena i beni feudali ed allodiali ed il Palazzo passa nelle mani della famiglia Bianchi, eminenti avvocati e notai in Montaldo ed Acqui Terme.

Infine, dopo due secoli, il Palazzo ritorna alla famiglia Schiavina, quando nel 1878 il Cav. Michele Schiavina, proprietario terriero e Sindaco del paese, lo acquista e vi risiede, arricchendolo di porticato, terrazzo e giardini.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
18 giugno 1985 21 maggio 1990 Giuseppe Alberto Rinaldi Democrazia Cristiana Sindaco [3]
21 maggio 1990 24 aprile 1995 Giuseppe Alberto Rinaldi Democrazia Cristiana Sindaco [3]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Giuseppe Alberto Rinaldi centro Sindaco [3]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Giuseppe Rinaldi lista civica Sindaco [3]
14 giugno 2004 27 maggio 2007 Viviano Iazzetti lista civica Sindaco [3]
14 aprile 2008 7 ottobre 2012 Giuseppe Alberto Rinaldi lista civica Sindaco [3]
27 giugno 2013 in carica Barbara Ravera lista civica: progetto per Montaldo Sindaco [3]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Il paese di Montaldo Bormida è gemellato con:

Francia Sigoulès

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cucina e prodotti tipici[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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