Fubine Monferrato

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Fubine Monferrato
comune
Fubine Monferrato – Stemma Fubine Monferrato – Bandiera
Fubine Monferrato – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Alessandria-Stemma.png Alessandria
Amministrazione
Sindaco Dina Fiori (lista civica) dal 26/05/2013
Territorio
Coordinate 44°57′49″N 8°25′52″E / 44.963611°N 8.431111°E44.963611; 8.431111 (Fubine Monferrato)Coordinate: 44°57′49″N 8°25′52″E / 44.963611°N 8.431111°E44.963611; 8.431111 (Fubine Monferrato)
Altitudine 192 m s.l.m.
Superficie 25,53 km²
Abitanti 1 681[2] (10/12/2013)
Densità 65,84 ab./km²
Frazioni Fugassa, Nani, Vergani
Comuni confinanti Altavilla Monferrato, Cuccaro Monferrato, Felizzano, Quargnento, Vignale Monferrato
Altre informazioni
Cod. postale 15043
Prefisso 0131
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 006076
Cod. catastale D814
Targa AL
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti fubinesi
Patrono san Cristoforo
Giorno festivo 26 luglio[1]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Fubine Monferrato
Fubine Monferrato
Sito istituzionale
(LA)

« Magno Fubinae gaudent honore San Cristoforo protectore. »

(IT)

« Gode Fubine di un grande onore, perché San Cristoforo ne è protettore. »

(Motto latino di devozione a San Cristoforo.)

Fubine Monferrato (Fubin-e in piemontese, Fibin-ni nella variante locale) è un comune italiano di 1 681 abitanti della provincia di Alessandria, in Piemonte.

Fino al secondo dopoguerra era articolato solo attorno al centro storico arroccato sulle prime colline del Monferrato casalese; solo in seguito si è allargato a valle. L'abitato principale è tuttavia disposto tuttora intorno ad un'altura al culmine della quale è collocata la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta.

Inizialmente chiamato semplicemente Fubine, ha assunto la denominazione attuale il 14 febbraio 2017, come da deliberazione dal Consiglio regionale del Piemonte, a seguito della richiesta avanzata dal Consiglio comunale del paese stesso.[3]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Nella piazza della chiesa dietro al monumento ai caduti sia della prima che della seconda guerra mondiale, sorge il palazzo comunale e a lato la Casa Pane, dimora settecentesca.

Proseguendo lungo la via collinare intitolata a Michele Pavaranza, si giunge al Palazzo Bricherasio, un castello con annesso parco appartenuto, a partire dal XIX secolo, al casato dei conti Cacherano di Bricherasio, famiglia dell'antica nobiltà piemontese distintasi per onori militari, che vantò il titolo di viceré dei Savoia per alcuni dei suoi membri ma che si distinse anche per attività di filantropìa e mecenatismo. Dal 1950 il maniero, che è stato in tempi successivi ristrutturato, è adibito a casa di riposo per anziani dall'opera "Don Orione".

A Fubine Monferrato così come a Moncalvo sono attestate famiglie ebree prima della cacciata degli ebrei dalla Spagna per opera di Tomás de Torquemada nel 1492. A Fubine Monferrato la Cascina Valmezzana era abitata da ebrei.

Palazzo Bricherasio

LE ORIGINI MEDIEVALI. La prima attestazione scritta del Castello di Fubine è contenuta in un documento del 26 gennaio 1041 con il quale l'imperatore Enrico III confermava al vescovo d'Asti la metà di "Fibine" con il castello, le cappelle e tutte le pertinenze. Questo edificio, nei secoli a venire, fu saccheggiato più volte finché, verso la metà del XV secolo, non rientrò nella grande opera di restauro delle fortificazioni fubinesi. I lavori iniziarono nel 1446 sotto la direzione di Teodorino di Cuccaro e di Anton Giovanni di Settimo, su disegno di Bellingerio di Busca il "commissario sopra le fortificazioni". Il castello venne così restaurato e cinto di nuove difese murarie. Nel 1527 un nuovo assedio, avvenuto da parte degli Spagnoli, portò all'occupazione del borgo e al saccheggio e all'incendio del castello. Nel 1590 la popolazione si appellò al Duca Vincenzo I di Gonzaga che promise di non infeudare più Fubine; all'inizio del nuovo secolo un'altra sanguinosa vicenda funestò Fubine: il saccheggio del giugno 1628. Nel 1658, nonostante la promessa fatta dal Duca di Gonzaga, Fubine venne infeudato al Conte Vincenzo Natta di Baldesco. IL PALAZZO. Il Conte Natta iniziò una completa opera di restauro del precedente castello medievale che, in stato di abbandono, veniva usato come cava di materiale da costruzione. Nel 1664 egli fece "costruere et da fondamenta erigere un gran palazzo ch'ha forma di castello, con molte stanze nobili et civili distinte dal rustico et capaci di alloggiare persone d'eminente qualità". L'iscrizione, ancora esistente nel cortile interno del castello, ricorda l'imponente opera compiuta dal conte Vincenzo Natta. IL GRANDE RESTAURO. Negli anni a seguire l'edificio passò a Cristina figlia del Marchese Luigi Natta d'Alfiano ed in seguito al marito di lei conte Corrado Magnocavallo di Varengo. Quest'ultimo nel 1822 vendette la proprietà al Conte Felice Cacherano di Bricherasio che avviò una grande opera di restauro, poi sviluppata, in particolare, dal figlio Luigi, all'interno della quale il bosco divenne un grande giardino all'inglese con annessa ampia serra e gli interni dell'edificio vennero impreziositi di pregevoli arredi. L'edificio passò in eredità all'ultima discendente dei Cacherano di Bricherasio, la contessa Sofia, che, alla sua morte avvenuta nel 1950, lasciò il palazzo, e tutti i suoi beni, all'Ente Figli di Don Orione i quali lo trasformarono dapprima in un collegio-convitto per ragazzi e successivamente in una casa di riposo, destinazione alla quale è adibito ancora oggi.

La Cappella Funebre dei Bricherasio

Di particolare rilievo storico-artistico è il monumento sepolcrale di Emanuele Cacherano di Bricherasio, realizzato dallo scultore Leonardo Bistolfi e situato nella Cappella Bricherasio, in località Cappuccini. In questo luogo, infatti, nel 1611 venne eretto il convento dei Frati Cappuccini poi abbandonato e distrutto nel 1814 a seguito dell'editto napoleonico che soppresse gli ordini religiosi. L'attuale Cappella, in stile neogotico, fu commissionata nel 1864 dal Conte Cavaliere Luigi di Bicherasio, padre del conte Emanuele e della contessa Sofia. L'esterno, interamente in mattoni, presenta pareti molto sottili, caratterizzate da alcuni piccoli contrafforti, cinque su quelle laterali e due in facciata. Ulteriore caratteristica tipica dell'epoca è l'utilizzo dell'arco a sesto acuto, sia nell'impostazione delle volte interne sia nelle finestre. In facciata, una nicchia leggermente strombata, anch'essa a sesto acuto, incastona la porta d'ingresso sopraelevandola dal terreno per mezzo di due gradini di pietra. Al di sopra dell'arco di entrata trovano posto un bassorilievo in pietra con lo stemma nobiliare dei Cacherano di Bricherasio e un piccolo rosone che lascia filtrare la luce all'interno della cappella. Alla sua sommità, subito sotto la linea di gronda, è presente una serie di archetti pensili con funzione decorativa che segue tutto il perimetro dell'edificio. Dal culmine del tetto, sovrastante la facciata, si erge un piccolo campanile; sul retro, l'edificio si protende con un locale più basso e semplice in cui trovano posto la sacrestia ed il vano scala che conduce alla cripta sottostante. L'interno è a navata unica: al centro del pavimento trova posto lo stemma della casata realizzato a mosaico. Dalla zona absidale, leggermente sopraelevata, si aprono due porte che conducono rispettivamente alla sacrestia ed alla cripta. Il pavimento antistante l'altare è decorato con un mosaico che riproduce un verso tratto dall'"Eterno Riposo"; sul retro dell'altare una scritta commemorativa ricorda la Messa inaugurale officiata da San Giovanni Bosco, l'11 ottobre 1876. La piccola navata è illuminata da vetrate policrome dell'epoca. Sulla sommità, la volta a crociera, suddivisa da costoloni poggianti su delle semi-colonne addossate alle pareti, è decorata con uno splendido cielo stellato. La cripta è un locale rettangolare con piccole finestre sul lato sinistro. Sulle pareti sono presenti numerose lapidi di membri della famiglia comitale. Sulla sinistra campeggia il grande bassorilievo scolpito in onore della marchesa Teresa Massel di Caresana sposa di Luigi di Bricherasio e madre di Emanuele e Sofia, ultima discendente della famiglia e valente pittrice nonché promotrice di numerose opere filantropiche. In fondo, trova posto il monumento funebre del Conte Emanuele realizzato dallo scultore casalese Leonardo Bistolfi amico personale del Conte Emanuele e uno dei maggiori esponenti della corrente Liberty. Un autentico capolavoro nel quale il Conte Emanuele, disteso nella quiete della morte, è effigiato con l'uniforme di Ufficiale del Piemonte Reale Cavalleria e vegliato pietosamente da un angelo col capo velato. Accanto alla tomba del Conte riposa il suo grande amico Federico Caprilli, capitano di cavalleria e Magister Equitum, morto in circostanze oscure, poco dopo l'altrettanto misteriosa morte del Conte Emanuele firmatario nel 1889, con altri aristocratici e imprenditori, dell'atto di fondazione della F.I.A.T. poi trasformatasi in Fiat nel 1906.

Lo Spalto e Il Ponte[modifica | modifica wikitesto]

Gli alti muraglioni su cui insiste lo Spalto sono ciò che resta delle antiche mura difensive raggiungibile dai numerosi vicoli che si dipartono dall'asse viario centrale del paese costituente il cuore del centro storico fubinese. Si sviluppa partendo dalla chiesa dei Battuti o Disciplinati sino alla galleria ad arcate alla base della Casa Pane. È collegato al Ponte che consentiva, e consente, l'accesso al nucleo del paese che sino agli inizi del XVI secolo era potentemente fortificato. Nel Medioevo era probabilmente un ponte di legno che veniva distrutto in occasione di ostilità e ricostruito, sempre in struttura lignea, al cessato il pericolo. Nel 1622, come testimoniato da documenti i d'epoca posteriore[4], si procedette alla costruzione di un ponte in muratura in mattoni a vista che "scavalcava" l'ampio fossato (al Fos, nella memoria locale)[5] posto a difesa del nucleo fortificato. Oggi lo spazio rimasto (piazza Garbaldi) è sede del mercato e luogo di caratteristiche manifestazioni (Foodbine).

Casa Pane[modifica | modifica wikitesto]

Edificio del '700, il cui prospetto principale si affaccia sulla piazza Cristoforo Colombo sede del Comune e della Chiesa Parrocchiale, è una delle più belle dimore private fubinesi. Un ampio cortile interno a giardino prospetta sulla dorsale boscata della Serra e della Valle della Brina. I vasti interni, le cui pareti e soffitti sono affrescate e decorate, documentano la natura signorile dell'abitazione.

Gli Infernot

Il riconoscimento a Patrimonio dell’Umanità del sito Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato ottenuto nel 2014, di cui la Componente 6 “Il Monferrato degli Infernot” è parte e nella quale è ricompreso anche Fubine Monferrato, ha portato alla ribalta gli Infernot. Si tratta di cavità sotterranee utilizzate principalmente per la conservazione del vino: una sorta di "appendice" della cantina, tipica delle abitazioni del Monferrato, scavata nel sottosuolo. Grazie alle particolari caratteristiche geologiche di questo terreno volgarmente detto "tufo", ma nella fattispecie del contesto fubinese identificabile in livelli sabbioso-siltosi (Terre di Asti), queste cavità ipogee mantengono temperatura e umidità costanti durante tutto il corso dell'anno. Luoghi di "ribote" (bevute e mangiate condite dal piacere dello stare insieme) erano spesso gli unici posti di ritrovo di giovani che non potevano muoversi dal paese perché sprovvisti di mezzi per farlo (bicicletta). Era usanza tra le famiglie contadine imbottigliare una bottiglia di vino il giorno della nascita di un nuovo membro della famiglia: sulla bottiglia veniva scritto col gesso nome, cognome e data di nascita; veniva usato il gesso, l'unico materiale in grado di resistere alle condizioni ambientali di questi siti senza deteriorarsi. Da semplici strutture monocamerali si passa a costruzioni più complesse con camere multiple e diversi livelli di profondità. Sul territorio di Fubine Monferrato ne sono stati censiti oltre 50 con diverse caratteristiche (monocamera, multicamera, con o senza pilastro centrale, ecc) e, a seconda dell'epoca costruttiva, se ne individuano due tipologie:

- Quelli risalenti a fine '800/inizio '900 sono i più diffusi: sono stati scavati a mano dai contadini durante i freddi mesi invernali quando la campagna non poteva essere coltivata e le attività all'aperto erano limitate. Ad opera completata, solitamente, veniva inciso il nome dell'esecutore/i e la data di realizzazione. Questi manufatti sono caratterizzati da lunghi corridoi quasi sempre rettilinei terminanti in una grossa stanza.

- Quelli risalenti alla metà del '700 sono situati nel centro storico e sorgono in prossimità di edifici anticamente occupati da confraternite religiose. Queste strutture, molto più complesse degli Infernot sopracitati, avevano la funzione principale di "via di fuga" in caso di pericolo e, secondariamente, quella di conservare il vino. Lo si nota dai particolari corridoi molto spaziosi, che pur con andamento irregolare, consentivano un più agevole passaggio; sono stati censiti oltre 50 Infernot, con diverse tipologie costruttive (monocamera, multi- camera, con o senza pilastro centrale, ecc.), in uno di questi, probabilmente risalente al 1746, è presente anche una grande ghiacciaia in muratura anticamente utilizzata per la conservazione del cibo.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile di Santa Maria Assunta
  • Chiesa di Santa Maria Assunta: è la chiesa parrocchiale e il principale edificio religioso di Fubine Monferrato situata, un tempo, sul colle di San Pietro, da cui prendeva il nome, in località Campus o Collis Serrae e poi trasferita all’interno delle mura per motivi di sicurezza in quello che oggi è il centro storico del paese. Costruita secondo la tradizione sui resti dell’antico tempio romano, dedicato probabilmente alla Dea Diana o alla Dea Venere, il corpo principale venne eretto nel XIII secolo come testimoniato da pilastri cilindrici originari e capitelli in pietra probabilmente murati nelle successive trasformazioni. L'ESTERNO. La facciata, di impronta romanica, si presenta come tripartita da lesene, terminanti sulla sommità con cuspidi di pietra. Alle estremità laterali dell'edificio si può notare l'ampliamento delle navate eseguito a fine '800 durante l'opera di "generale ristorazione"; sul lato sinistro un piccolo protiro consentiva, un tempo, l'accesso al corridoio laterale interno della chiesa. Nel 2012 è ricorso il V centenario dell'ultimazione della primitiva fabbrica romanica, di cui resta solo la parte centrale della facciata. Il rosone sormontante il portale di accesso, è costituito da 8 fasce di formelle in cotto di pregevole lavorazione: rappresenta l'esempio più figurativo tra tutti i rosoni delle Cattedrali del Piemonte. Il resto dell'edificio presenta i tipici caratteri del neogotico dovuti alla restaurazione ottocentesca. Sui lati sono presenti finestre ogivali tipiche del periodo. L'INTERNO. Tra il 1490 e il 1512 furono costruiti il coro e le volte con l'impianto degli altari. Oggi l'interno ha tre navate: le due laterali vennero ampliate durante il restauro dell'800 per far spazio alle cappelle ed agli altari laterali. Elementi di pregio all'interno della chiesa sono sicuramente il coro ligneo datato 1711 e il grande organo Mentasti costituito da 2000 canne. In una cappella laterale è conservato l'antico fonte battesimale di pietra recuperato dai resti dell'antica chiesa di San Pietro. Degna di nota è sicuramente la Via Crucis dipinta da Paolo Gaidano, commissionata in origine per una chiesa di Buenos Ayres e fortunosamente acquistata dall'arciprete dell'epoca Don G.B. Accornero. Il CAMPANILE originario in stile romanico venne eretto sopra la balaustra di sinistra nel 1402 e rimase intatto sino al 1858 quando, ormai pericolante, venne abbattuto e sostituito dall'odierno in stile neogotico progettato dall'architetto Marchini di Torino. Alto ben 56 metri è diventato il simbolo del paese per eccellenza data la sua collocazione che lo rende un punto inconfondibile di riferimento visibile da parecchi chilometri di distanza. Agli angoli il campanile presenta quattro contrafforti a pianta ottagonale che, partendo dalla base, arrivano sino al cornicione e si innalzano oltre di esso con quattro gugliotti che racchiudono l'alta guglia centrale, da cui si erge la croce terminale che fa superare alla struttura i 60 metri di altezza. Le pareti presentano due ordini di bifore, il più alto dei quali racchiude al suo interno le campane, intervallati dai quattro rosoni che ospitano l'orologio; delle persiane in legno chiudono le bifore più basse.
  • Chiesa della Trinità: l'oratorio della S.S. Trinità è situato in posizione centrale rispetto al nucleo urbano di Fubine ed è prospiciente il Palazzo Bricherasio. Si presenta esternamente come una tipica costruzione del XVII secolo: risalente agli anni 1680-1686, probabilmnete il risultato di un rifacimento o ampliamento dell'oratorio ove si era tradferita, nall prima metà del secolo, la Confraternita dei Disciplinanti della Santissima Trinità. Il manufatto si pone in evidenza per la sobrietà della facciata e la semplice eleganza dello schema planimetrico; come citato dal bollettino parrocchiale del 1946 dall'allora arciprete Don Buzio "...si può dire che tre secoli la guardano: il Seicento diede la chiesa, il Settecento la sacrestia, l'Ottocento il campanile". Da tempo sconsacrato e danneggiato dalle intemperie nonché dal sisma del 2000 che ha compromesso la già precaria stabilità della copertura definitivamente implosa dopo pochi mesi, l'edificio è stato acquisito al patrimonio comunale anni or sono con l'originario intento di destinarlo a sede dell'archivio comunale; oggi, venuta meno tale esigenza stante l'ampliamento della sede municipale in altro immobile adiacente, resta tuttavia sentita la volontà di mettere mano al recupero del fabbricato che dovrà necessariamente essere ripensato alla luce delle mutate necessità e degli ingentissimi costi previsti dall'originale progetto. Oltre la facciata, ai muri perimetrali e alla sacrestia, resta l'ottocentesco campanile impreziosito da una guglia a "nido d'ape" di pregevole fattura inconsueta nel panorama architettonico del Monferrato.
  • Chiesa dei Battuti o dei Disciplinanti meglio conosciuta e amata dai Fubinesi come Chiesa del Ponte: costruita nel 1620 come casa o Oratorio adattata a Chiesetta con il nome di una Confraternita, ebbe il titolo originario della Concezione. Posta a guardia del borgo perché situata a ridosso del ponte levatoio di legno che dava accesso alla porta principale del nucleo fortificato, fu in seguito denominata "dell'Immacolata". Si ipotizza che i mattoni utilizzati per la parte anteriore dell'edificio, provengano dalle rovine del castello Medievale sulle cui rovine venne successivamente edificato l'attuale Palazzo Bricherasio. Dal lato sud ( ‘l "Fos” il fossato che in epoca medievale era posto a difesa dell’abitato), si può notare che è costituita da due edifici tra loro contigui: quello anteriore è realizzato, in parte, con mattoni a vista, mentre la parte superiore è rimaneggiata con l'utilizzo di materiali poveri come pietra e blocchi di tufo o marna, come pure la facciata. Di quel periodo è la terribile epidemia di peste, di manzoniana memoria, che dal 1624 terminò nel 1631 con il decesso di circa 900 abitanti soprattutto di puerpere e bambini. Ha rappresentato un importantissimo punto di riferimento civile e religioso in quanto luogo di asilo e accoglienza per ammalati e moribondi oltreché di sepoltura nel sepolcreto sotterraneo. La sua struttura è sempre stata integrata con il sottostante muro storico e con il ponte in muratura. Acquisita dal Comune, dopo essere stata negli anni ’60-’70 sede del cinema parrocchiale in quanto sconsacrata, è stata oggetto di un attento e meticoloso restauro archeologico, terminato nel 2015, che l’ha trasformata in sala polifunzionale adibita a scopi culturali quali spettacoli teatrali, convegni, concerti, mostre assumendo il nome di Teatro dei Batù in ricordo della Confraternita dei Battuti che vi aveva sede. Nella lunetta sovrastante l'ingresso l'iscrizione, quasi illeggibile, recuperata durante i recenti lavori: D.O.M. IN HONOREM BEATAE MARIAE VIRGINIS IMMACULATAE.
  • Nostra Signora del Carmine: Insieme a quella della Trinità e dell'Immacolata è una delle tre chiese sorte a Fubine nel '600 durante il periodo della peste manzoniana. Il prospetto delle facciate è molto simile fra loro sia per la fattezza del timpano che per la presenza delle 3 finestre centrali mentre risulta che, anticamente, sulla facciata vi fosse un dipinto centrale. L'impianto esterno del Convento è chiaramente visibile nella struttura degli edifici adiacenti e situati nel cortile posteriore dove si trova ancora una parte del porticato che presumibilmente circondava tutto il chiostro interno. La Chiesa - Monastero del Carmine fu costruita per adempiere ad un voto di un benestante abitante di Fubine, Messer Eusebio Tabano, il quale aveva recuperato la vista dopo essere guarito dalla cecità. Egli lasciò in eredità, ai Padri Carmelitani della Congregazione di Mantova, tutti i suoi beni che comprendevano la casa, da trasformare in Convento, e l'annesso terreno per la costruzione della Chiesa, oltre a diversi terreni agricoli. Con tutta probabilità la scelta di una congregazione di Mantova è motivata dal fatto che questa era la città sede della nobile famiglia Gonzaga che dal XVI sec. reggeva il governo dello Stato del Monferrato per successione alla dinastia dei Paleologo, interrotta per mancanza di eredi maschi, la cui ultima erede, la Marchesa Margherita Paleologo, nel 1531 era giunta in nozze al Duca Federico I Gonzaga. Nell'Atto Ufficiale di Donazione del 23 gennaio 1620 era contemplato che in caso di non realizzazione della Chiesa-Monastero o di una eventuale successiva non utilizzazione, tutti i beni donati dovessero passare in proprietà alla Compagnia del Santo Rosario, la cui sede era l'omonima Cappella nella Chiesa Parrocchiale; circostanza che si realizzò, parzialmente, nel 1654 per una soppressione temporanea della sede vescovile di Acqui e l'obbligo della presenza di due Cappellani "per celebrare le Messe e l'accudimento dei fabbricati, insieme alla prosecuzione delle attività di ammaestramento dei fanciulli nelle lettere, nello studio e nella grammatica" (di fatto la nascita della prima scuola di Fubine). L'usura del tempo e i danni prodotti da scosse telluriche che hanno colpito la zona a fine XX secolo ne hanno reso necessario un restauro[5].
  • Chiesetta di Conserra: in regione Conserra (Campus o Colli Serrae) sorgeva l'antica parrocchiale intitolata a san Pietro trasferita, a seguito di scorribande e vicende belliche, nel 1519 nel concentrico dell'abitato. Le macerie dell'edificio in rovina furono utilizzate per la costruzione della chiesetta di Nostra Signora delle Grazie. La chiesetta – che conserva un'abside romana – fu restaurata nel 1833 con l'alternanza di tufo e cotto. Ha conservato a lungo una collezione di ex voto ed è stata oggetto di una lirica di Ernesto Rossi.
  • Cappelletta di San Rocco: è un'antica cappella edificata fuori paese quasi a protezione di esso. Ricostruita più volte e restaurata, è tuttora oggetto di devozione da parte della popolazione[5].

I Sunador dal Ravi[modifica | modifica wikitesto]

Fubine vanta un gruppo musicale particolare, I Sunador dal Ravi la cui particolarità è quella di suonare zucche svuotate al loro interno (ravi, nella lingua locale) per accompagnare canzoni in dialetto.

Persone legate a Fubine[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo comunale e casa pane

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Fubine negli ultimi anni è diventato un paese terra di immigrati. Hanno cominciato ad arrivare , dopo il 1990, albanesi, kosovari, serbi, croati, bosniaci. Hanno messo radici a Fubine fino a costituire una vera e propria comunità pienamente inserita nel tessuto sociale del paese stesso. Oggi , nel 2013, l'anagrafe comunale ne conta ben 114, cioè il 7%. In Monferrato, il dato di Fubine, è percentualmente una presenza record in tema di immigrati. Il fenomeno dell'immigrazione a Fubine si è allargato in maniera naturale, i "pionieri" hanna via via chiamato i propri connazionali. A ciò ha contribuito non tanto l'agricoltura ma soprattutto la vivacità del settore edilizio che oggi dà lavoro a gran parte di loro.Così oggi anche Fubine si trova a fare i conti con il grande nodo sociale della convivenza interetnica. Una sfida aperta per una comunità divisa tra sentimenti solidali e desiderio di incolumità, fisica ma anche culturale. Il rischio esiste, come peraltro esiste dovunque; qui le cronache parlano di qualche "baruffa" in piazza per i più svariati motivi. A volte poi il contrasto, fra gli stessi extracomunitari, è originato dalla provenienza etnica e la religione professata. Nonostante tutto, Fubine sta tentando di vincere la sfida dell'integrazione. A scuola, prima di tutto, con il supporto chiesto ad una società di Torino che si occupa di interculture, per favorire l'integrazione nella scuola. Ed anche pensando agli adulti, presso la scuola Pietro Robotti di Fubine, si tengono corsi di alfabetizzazione, che stanno riscuotendo un'ottima partecipazione, volti all'integrazione del nutrito gruppo di extracomunitari presenti a Fubine, anche in collaborazione con il "Consorzio Servizi Integrati" di Alessandria. Si è pensato così di venire incontro alle istanze della popolazione fubinese, particolarmente attenta e anche preoccupata rispetto ai nuovi insediamenti, ad esempio dei profughi kosovari, ma anche ai gruppi familiari per favorire l'insediamento della conoscenza della lingua italiana, ed anche del dialetto fubinese per promuovere una corretta comunicazione. Il percorso è stato suggerito dopo una lunga serie di interventi sul territorio fubinese, con incontri periodici, dei rappresentanti di due Comitati: "Rete d'urgenza contro il razzismo" e "Coordinamento provinciale rifugiati e profughi" con sede a Torino, ed anche dalla signora kosovara Covacevic che tuttora segue i corsisti come intermediatrice culturale. Poi c'è l'Oratorio parrocchiale gestito da un parroco proveniente dal continente africano. E i bambini immigrati che lo frequentano sono sempre ben accolti da tutti gli altri bambini fubinesi. Un piccolo miracolo dell'immigrazione a Fubine di nome fa Nebahate, bimba albanese di 12 anni. Uno dei suoi divertimenti è ballare sempre, ballare non da sola ma insieme al gruppo "Le Monferrine" della maestra Silvia Save, ballare tutte le danze tradizionali piemontesi, dal rigaudon alla courento, alla giga. Fra qualche anno avrà qualcosa da insegnare sulle nostre tradizioni, magari parlando in dialetto fubinese. Questo paese del Basso Monferrato alessandrino nei primi anni del secolo fu terra di grandi emigrazioni. Se ne andavano a decine su carri e carrozze di fortuna, fuggivano dalla fame e dai vigneti divorati dalla fillossera. Andavano a cercar fortuna in Europa o in America. Due fratelli, di cognome Peracchio, appena ventenni, furono tra le vittime del Titanic dove lavoravano come camerieri. La vicenda del Commendator Pietro Robotti , alla quale è legata anche la scuola di Fubine, per molti versi ed aspetti è stata esemplare per il paese stesso che rifiuta fermamente il razzismo ed ogni sorta discriminazione, di qualsiasi specie essa sia. Pietro Robotti è stato uno dei tanti fubinesi che emigrati a New York, e fatta colà fortuna, non dimenticarono mai il proprio luogo d'origine. Del resto, a New York esiste ancora oggi una importante colonia di fubinesi, raggruppati in una Società autodenominatasi semplicemente " Società La Fubinese", meritevole per l'attaccamento alla terra natale e per i numerosi aiuti offerti ai propri compaesani fubinesi d'Italia in varie situazioni di difficoltà economiche. E cent'anni dopo, i fubinesi scoprono una realtà opposta diventando appunto un paese di immigrati, un vero laboratorio per la sfida dell'integrazione in quella che fino a non molto tempo fa era terra di emigranti. Fubine a fatica sta dentro la piccola storia in cui gli accademici vorrebbero relegare tutte le vicende dei centri minori e delle classi sociali inferiori. Perché dentro la storia di Fubine, dentro l'ultimo secolo, c'è la storia sociale contemporanea dell'Italia, e proprio qui ritroviamo tutti i nodi e i temi più importanti della storia stessa. C'è la cultura e la coscienza contadina con la sua forte etica del lavoro e il suo senso della famiglia, c'è la coscienza comunitaria che si concretizza nell'orgoglio campanilistico, c'è il trauma vissuto dell'emigrazione, la dolorosa esperienza collettiva che ha profondamente segnato gli affetti, il carattere e l'agire dei fubinesi. Da contadini vignaioli a camerieri, cuochi, muratori, imbianchini, operai a Londra, Parigi, New York, in Argentina, in Australia. Dal proprio campicello, dal proprio orto, e dalla vigna battuta dalla fillossera a operai della Fiat o gestori di mescite e trattorie, a Torino, nelle barriere proletarie degli infuocati anni Venti. Il poco più che quarantenne musicista fubinese di origine Chistopher Emanuel Manny Balestrero (nella versione italiana tradotto come Ballister, per una sorta di censura dell'epoca, che trovava sconveniente che una persona con cognome italiano potesse essere accusato - seppur ingiustamente - di rapina) campa e mantiene la sua famigliola (moglie e due figli) suonando la notte il contrabbasso nell'orchestrina dello Stork Club di New York, un club molto esclusivo.

Nell'esperienza storica dei fubinesi c'è si la fatica e lo sfruttamento del lavoratore della terra e dell'emigrante, ma non c'è mai la rassegnazione. Emerge sempre la determinazione testarda a lottare contro ogni forma di miseria e di sfruttamento, la volontà precisa di cambiare il proprio destino. Da qui deriva quel forte senso di dignità e di fierezza che contraddistingue da sempre i fubinesi, i quali a differenza di tante altre comunità contadine non sono mai stati e non si sono mai considerati dei "vinti".

Censimenti[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1883 e il 1935 Fubine fu servita dalla tranvia Alessandria-Altavilla.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
26 giugno 1985 21 maggio 1990 Sebastiano Traffano Partito Comunista Italiano Sindaco [9]
21 maggio 1990 24 aprile 1995 Francesco Orecchia Sindaco [9]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Vittoria Angela Longo sinistra Sindaco [9]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Vittoria Longo lista civica Sindaco [9]
14 giugno 2004 26 aprile 2007 Giovanni Battista Baucia lista civica Sindaco [9]
15 aprile 2008 27 maggio 2013 Lino Pettazzi lista civica Sindaco [9]
27 maggio 2013 in carica Dina Fiori lista civica Sindaco [9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Se non cade in giornata festiva si festeggia la domenica successiva.
  2. ^ Dato Istat. Popolazione residente al 10 dicembre 2013.
  3. ^ //www.comune.fubine.al.it/NewsDettaglio.php?id=276 comune.fubine.it.
  4. ^ Stefano Ticineto, Fubine e il Monferrato durante gli anni del predominio spagnolo (1537-1659) nell'ambito delle vicende dell'Alessandrino e dell'Astigiano e nel contesto degli eventi nazionali ed europei, G.Ri.F.I., Cairo Montenotte, 2000, vol. I, citato in "Fubine 2008", Comune di Fubine.
  5. ^ a b c Fonte: "Fubine2008", Comune di Fubine, a cura del professore Gian Luigi Ferraris.
  6. ^ Vedi: Goffredo Casalis, Dizionario geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M.- il Re di Sardegna - Books.google.it
  7. ^ Gian Luigi Ferraris, "Fubine 2008", Comune di Fubine, 2008.
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Testa "Storia del Monferrato" terza edizione prefazione di Geo Pistarino, Lorenzo Fornaca Editore Asti, 1996
  • Ernesto Rossi, Aria nostra - Rime in dialetto fubinese, prefazione di Umberto Ferraris, Grandi, Torino, 1956
  • Ernesto Rossi, Aria nostra - Rime in dialetto fubinese, Grandi, Torino, 1965
  • Ernesto Rossi, Aria nostra - Rime in dialetto fubinese, Donna e Giachetti, Villanova Monferrato, 1972
  • Franco Castelli - Maria Luisa Ghezzi, Fubine, 1880-1945 - Una comunità contadina fra tradizione e innovazione, Edizioni dell'Orso, Alessandria, 1986
  • L. Ferraris, Il dialetto di Fubine Monferrato tra innovazione e tradizione (tesi di laurea a.a. 1988-89 Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino, monografia, Torino, 1989
  • G L Ferraris, Guida di Fubine Monferrato, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2010
  • S. Ticineto, Storia di Fubine nel Medioevo / dalle origini del Monferrato all'anno 1536, G.Ri.F.L., 1997
  • Ernesto Rossi, Aria nostra - Rime in dialetto fubinese, a cura di Gian Luigi Ferraris, Edizioni dell'Orso, Alessandria, 2003
  • Massimo Brusasco, In principio fu una suocera - Piccola storia del teatro a Fubine e della Compagnia Teatrale Fubinese, Edizioni Il Piccolo, Alessandria, 2006
  • G.A. di Ricaldone Monferrato tra Po e Tanaro Lorenzo Fornaca editore-Gribaudo 1998 Asti

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