Morano sul Po

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Morano sul Po
comune
Morano sul Po – Stemma Morano sul Po – Bandiera
Morano sul Po – Veduta
Chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
ProvinciaProvincia di Alessandria-Stemma.png Alessandria
Amministrazione
SindacoLuca Ferrari (lista civica) dal 12-6-2017
Territorio
Coordinate45°10′06″N 8°22′02″E / 45.168333°N 8.367222°E45.168333; 8.367222 (Morano sul Po)
Altitudine123 m s.l.m.
Superficie17,71 km²
Abitanti1 336[1] (28-2-2021)
Densità75,44 ab./km²
FrazioniDue Sture, Pobietto
Comuni confinantiBalzola, Camino, Casale Monferrato, Coniolo, Costanzana (VC), Pontestura, Trino (VC)
Altre informazioni
Cod. postale15025
Prefisso0142
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT006109
Cod. catastaleF707
TargaAL
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 820 GG[3]
Nome abitantimoranesi
Patronosan Giovanni Battista
Giorno festivo29 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Morano sul Po
Morano sul Po
Morano sul Po – Mappa
Mappa del comune di Morano sul Po all'interno della provincia di Alessandria
Sito istituzionale

Morano sul Po (Moran [mʊ'raɲ] in piemontese) è un comune italiano di 1 336 abitanti della provincia di Alessandria in Piemonte, situato a 10 km ad ovest rispetto alla città di Casale Monferrato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita dell'attuale centro urbano è fatta risalire a prima dell'anno 1000: infatti uno dei primi documenti in cui compare il nome di Morano risale al 961. Antecedentemente a questo agglomerato si sapeva dell'esistenza di un villaggio romano, probabilmente preceduto da insediamenti galli e prima ancora da popolazioni liguri. La scoperta di una necropoli, avvenuta negli anni novanta del XX secolo, in località Pobietto, ha fatto sì che le origini si spostassero ulteriormente nel tempo, fino all'età del bronzo finale, ovvero intorno all'XI secolo a.C.

Incerta anche l'origine del nome: infatti parrebbe che il primo toponimo fosse "Aurianus" in riferimento ad alcuni giacimenti auriferi che si sarebbero trovati nelle aree alluvionali del Po; successivamente, visto l'impiego di schiavi negri (mori) per estrarre il prezioso metallo, il nome si trasformò in "Maurianus". Altra ipotesi vorrebbe derivare il nome dalla presenza di grandi quantità di piante di gelso (in piemontese moron [mu'rʊɲ]) utilizzate per l'allevamento dei bachi da seta, attività che nella zona era molto diffusa. Infine, l'ultima ipotesi è quella che fa risalire il nome a bande di cavalieri mori che, dopo essere stati sconfitti, dovettero lasciare le terre di Frassinello Monferrato ed Ottiglio e si rifugiarono su una grande isola in mezzo al Po nelle vicinanze del paese.

Intorno all'anno Mille Morano era possedimento della Diocesi di Vercelli; nell'agosto 1182, con atto notorio, passa al Marchese del Monferrato. Nel 1431 Morano viene occupata da truppe sabaude del Duca di Savoia, ma nel 1435 viene restituita al Marchese del Monferrato. Nel 1538 il borgo viene infeudato ad Alberto Bobba di Lu. Seguono anni di continue dominazioni, di presenza costante di eserciti anche stranieri, sovente mercenari.

Alla fine dell'ottobre del 1656 transita sul Po l'imbarcazione della regina Cristina di Svezia per esaudire un voto di recarsi da Torino a Roma. A Morano viene salutata con grande giubilo dalla folla accorsa sull'argine.[4]

Nel 1685, estintosi il casato dei Cattaneo, il feudo passa ai Marchesi Paleotti-Lanzoni su concessione di Ferdinando Carlo di Gonzaga Nevers Duca di Mantova e del Monferrato. Nel 1706 Annibale Paleotti Lanzoni cede il feudo moranese a Francesco Giovanni Tomaso Mossi, III Marchese del Torrione, che viene investito ufficialmente dal Duca di Mantova in data 18 ottobre 1706.[5] Francesco diviene pertanto il primo Marchese di Morano della famiglia Mossi. Nel 1720 il Re Vittorio Amedeo II di Savoia conferma il feudo ai Marchesi Mossi.[6] Trascorsero quindi alcuni decenni di relativa tranquillità.

Ghigliottinato Luigi XVI, in Francia viene proclamata la Repubblica e conseguentemente tutta l'Europa si arma contro il nuovo Stato. Anche Re Vittorio Amedeo III si allea con Austria, Prussia e Spagna. Napoleone Bonaparte vince a Marengo il 16 giugno 1800 e sconfigge l'esercito austriaco. Il Piemonte diventa così nel 1801 la XXVII divisione militare di Francia. Con il tramonto di Napoleone i Savoia ritornano sul trono e Morano segue le sorti del Piemonte e dell'Italia.

Il 29 luglio 1829 muore a Torino l'Arcivescovo Vincenzo Maria Mossi di Morano (1742-1829), ultimo rappresentante della omonima famiglia marchionale di Morano, del Torrione e di Penango. Lascia in eredità la sua pinacoteca all'Accademia Albertina di Torino[7] e le immense sostanze della famiglia, ereditate nel 1803 alla morte del fratello Tommaso,[8] al marchese Lodovico Pallavicino di Parma suo cugino dal lato materno.[9][10]

Il 6 maggio 1859, durante la Seconda Guerra d'Indipendenza, Giuseppe Garibaldi si ferma a Morano prima di incontrarsi con Napoleone III imperatore dei Francesi.[4]

Il 9 agosto 1862 Morano riceve la definizione "sul Po" con decreto regio di Vittorio Emanuele II, al fine di distinguerlo da altri omonimi quali Morano Calabro in provincia di Cosenza e Morano frazione di Gualdo Tadino in provincia di Perugia.[4]

Il ripristino della navigazione sul fiume Po (1884) e la realizzazione della ferrovia CasaleChivasso (1885 - 1887) hanno posto le basi per la nascita e lo sviluppo di insediamenti produttivi cementieri, sorti nel 1887 nei pressi della stazione ferroviaria. La materia prima proveniva dalle cave di Coniolo a mezzo di carri, l’attraversamento del fiume avveniva su idonee imbarcazioni. Anche lungo la fascia fluviale lato Morano viene iniziata una attività estrattiva per la presenza di banchi affioranti, che si esaurirono dopo pochi anni. Fra la fine del XIX Sec. e l'inizio del XX Sec. i trasporti primitivi sono stati sostituiti da un sistema integrato di teleferiche e binari industriali.[11]

Il rapporto fabbrica ferrovia è di fondamentale importanza per lo sviluppo urbano ed economico del paese. L’avvento del nuovo lavoro nelle cave e nelle fornaci ha rappresentato una pietra miliare per le risorse dell’intera comunità.[12]

Dalla fine del XIX Sec. e fino alla Seconda Guerra Mondiale il paese ha subito una significativa emigrazione degli abitanti soprattutto in Argentina,[13] Brasile e Australia.[14][15][16]

Il territorio comunale viene colpito duramente dalle alluvioni del 1994 e del 2000.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture Religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giovanni Battista (Morano sul Po).

Chiesa di San Pietro Martire[modifica | modifica wikitesto]

Situata nell’omonima via, presenta pareti esterne in mattoni a vista e abside semicircolare. L'interno è a tre navate, divise da robuste colonne intonacate con scanalature dipinte sorreggenti archi a sesto acuto. Non è nota la data di fondazione, probabilmente venne edificata dai frati domenicani in epoca anteriore al 1400 con annesso convento ora scomparso. Fu sede della confraternita di S. Pietro martire, detta della Cappa Bianca, la cui epoca di costituzione non si conosce.[17]

Tra gli affreschi dell'interno si distingue il trittico della navata laterale destra datato 1478 ad opera di un'antica scuola che ha operato anche nella cappella della Madonna al Santuario di Crea. Raffigura la Vergine attorniata da San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista, S. Rocco e San Pietro Martire in atto di adorazione.[18]

Chiesa della Santa Trinità[modifica | modifica wikitesto]

Situata nella Via Giovanni Pietro Gallo, la chiesa presenta pianta a croce e facciata in mattoni a vista, segnata da paraste, in due ordini con timpano; nel secondo ripiano si apre una finestra dal profilo superiore sinuoso. Sulla parte posteriore del lato sinistro dell'edificio si innalza il campanile, che ha terminazione a bulbo. Non si conosce l'anno di fondazione, ma sicuramente risale ad un'epoca anteriore al 1608. Fu sede della confraternita della Cappa Rossa, aggregata nel 1608 all’Arciconfraternita della SS. Trinità di Roma,[19] cui veniva autorizzato l'abito rosso durante le cerimonie religiose. Scopo dell'Associazione era di fornire ospitalità ai pellegrini ed ai convalescenti, nonché di provvedere la dote per le ragazze più povere del paese. Nell'interno si trovano affreschi di scuola di second'ordine, restaurati nel corso del XIX sec.[20] La chiesa, sconsacrata, venne donata nel 1989 dalla Parrocchia al Comune. È utilizzata saltuariamente per scopi associativi e culturali.[19]

Chiesa Campestre della Consolata o della Madonna del Ceppo[modifica | modifica wikitesto]

È situata sulla strada per la frazione Due Sture a 2 Km dal centro abitato di Morano. Da una lapide murata sopra la porta di ingresso, la chiesa risulterebbe costruita nel 1377 da Guillelminus de Careto, rettore della Casa Religiosa di Morano dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme.[21] Probabilmente fu un nobile della famiglia gentilizia dei Del Carretto a volerne la costruzione a seguito della nascita di un figlio ottenuta per grazia divina.[22]

La parte inferiore della facciata è costituita da un atrio con tre arcate a tutto sesto disuguali. La parte superiore è conclusa da un timpano. Al fondo della fiancata destra della chiesa s'innalza il campanile. Al resto della parete esterna aderisce una costruzione più bassa, che in passato fungeva da abitazione del cappellano, mentre la sacrestia si trova alla base del campanile. L'interno è ad aula rettangolare, voltata a botte, che si prolunga nel presbiterio-coro a sua volta lievemente ristretto e con volta a crociera. Nell'arco che separa i due ambienti si legge la data 1732. Fino al sec. XIX era indicata come chiesa della Consolata. Non si sa da quando ha preso l’appellativo attuale “del Ceppo".[21] Secondo la tradizione popolare il simulacro della Madonna è stato rinvenuto da un contadino proprio sotto un ceppo. Custodiva una statua lignea della Vergine seduta in trono datata intorno all'anno 1200.[22]

Chiesetta di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

È una cappella in stile barocco situata sull’argine, nell'omonima via dopo l'incrocio con via Po. Non è nota la data di costruzione. Fino al sec. XIX nella giornata dedicata a San Rocco vi si effettuava una processione che si concludeva nella chiesa parrocchiale. Nel corso del XX secolo venne adibita a ripostiglio di strumenti agricoli e deturpata dall’innesto edilizio di una cabina elettrica. Attualmente è in stato di abbandono.[23]

Ricreatorio parrocchiale[modifica | modifica wikitesto]

Il Ricreatorio parrocchiale, conosciuto anche come “Il Ricre”, è un edificio destinato alla pastorale giovanile della parrocchia. Sito nella Via Giovanni Emanuel nel sedime dell'antico cimitero, è stato costruito su progetto del 1909 degli Ingegneri Pietro Fenoglio e Giovanni Antonio Porcheddu, operativi a Morano fra il 1906 e il 1912 nel settore cementiero.[24][25]

Le linee architettoniche erano molto simili a quelle dell’ex manifattura militare di Corso Regina Margherita a Torino, realizzata da Fenoglio nel 1907.[26] In seguito all'evento alluvionale del 1994 è stata inserita una copertura a due falde che ha modificato l'aspetto liberty della facciata. Viene utilizzato per spettacoli teatrali e per manifestazioni. L'area esterna è dotata di un campo da pallavolo e di un campo da calcetto in erba sintetica.

Architetture Industriali[modifica | modifica wikitesto]

Arco della teleferica.[modifica | modifica wikitesto]

L’Arco di Morano sul Po è un'infrastruttura ad arco parabolico che permetteva alla teleferica di superare in sicurezza la statale durante il trasporto della marna da cemento dalla miniera Palazzina Borino di Coniolo alla cementeria di Morano. È stato edificato nel 1951 dalla ditta Unione Cementi Marchino/Unicem di Casale Monferrato su progetto dell’Ingegnere Guido Sarti ed è rimasto in funzione fino al 1958 circa. Si tratta di un sistema costruito sul tracciato di una precedente teleferica realizzata da Riccardo Gualino nel 1908.[27] La struttura è in calcestruzzo armato e si compone di due archi parabolici, collegati attraverso due serie di travi per lato. L’impalcato utilizzato per proteggere la strada dalle cadute accidentali di materiale è stato rimosso in seguito alla dismissione dell'impianto. L'Arco è stato oggetto di recupero da parte del Comune di Morano sul Po in quanto testimonianza dell’identità industriale del territorio.[28][29] Nei pressi è stato realizzato un centro di interpretazione della memoria industriale composto da un container denominato “Heritage in a box” e da una web app interattiva.[30][31][32]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Morano appare omogeneo rispetto alla coltura predominante del riso, attuale principale risorsa economica del paese. L'attività di lavorazione avviene principalmente nella locale riseria e in quelle dei comuni limitrofi.

La coltivazione si era affermata nel corso del XIX, introdotta nelle vaste tenute di derivazione feudale in possesso dei signori locali, incontrando l'avversità della popolazione a causa dei problemi ambientali ad essa connessi. Dapprima destinato ai terreni di difficile utilizzazione, il riso diventava poco alla volta un prodotto non più marginale, ma oggetto di particolare attenzione per i vantaggi economici che prometteva. All'inizio del XX secolo il territorio risultava coltivato per un terzo a riso e per il resto a frumento, meliga, prato e ortaggi.[33]

Nel corso del XX sec. la maggior parte degli abitanti di Morano ha lasciato i campi per l'industria trovando occupazione nella locale cementeria[34] e nelle aziende dei vicini centri di Casale Monferrato e di Trino. Significativa è stata l'emigrazione verso i centri urbani di Torino e di Milano.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Morano è stato per più di un secolo un importante centro di produzione del cemento. L'attività ebbe inizio con l'apertura della stazione ferroviaria presso la quale si insediarono nel 1887 la ditta Bertone e nel 1899 la ditta Zaccone, Fornero e Cinzano, entrambe dotate di forni da calce e forni verticali da cemento. La materia prima giungeva dalle cave di Coniolo a mezzo di carri che attraversavano il fiume su imbarcazioni.[11]

I miglioramenti tecnici dei sistemi di produzione, la maggiore richiesta dei leganti dovuta all'espansione edilizia ed industriale e le crisi economico finanziarie di inizio secolo (1905/06)[35] favorirono gli investimenti di grandi capitali nella nascente industria. A Morano (1906) la Società Anonima Cementi del Monferrato degli Ingegneri Pietro Fenoglio e Giovanni Antonio Porcheddu succedette alla ditta Bertone e la Società Anonima Cementi Casalesi dell’Avvocato Riccardo Gualino succedette alla ditta Zaccone e Fornero. Dopo l'unificazione dei due opifici avvenuta fra il 1912 e il 1919 ad opera dell'Unione Italiana Cementi, lo stabilimento seguì le sorti del gruppo Gualino.[36][37]

Il 1 Gennaio 1933 furono incorporate nella ditta Marchino le attività industriali della Unione Italiana Cementi, società controllata dalla I.F.I. della famiglia Agnelli in seguito al dissesto finanziario di Riccardo Gualino. La nuova Unione Cementi Marchino, con sede a Casale Monferrato, aveva capitale paritetico fra la famiglia Marchino e la famiglia Agnelli.[38][39] L’Ingegnere Vittorio Bonadè Bottino, amministratore delegato succeduto al dott. Ottavio Marchino nel 1943,[40] diresse la ditta fino al 1969-70 occupandosi fra il 1950 e il 1960 dell'ammodernamento della cementeria di Morano con gli Ingegneri Aldo Sarti e Guido Sarti. In seguito ai potenziamenti del dopoguerra il numero degli operai ebbe un forte aumento arrivando a più di 500 unità.[41] Nel 1969 la denominazione sociale viene modificata in Unicem (Unione Cementerie Marchino ed Emiliane e di Augusta SpA).[42]

Alla fine degli anni '80 la cementeria venne alienata al Gruppo Merone che continuò la produzione fino agli inizi del XXI sec. Fra il 2007 e il 2010 gli impianti vennero dismessi e smantellati.[43]

Durante il XX sec il paese vantava la presenza di piccole e medie imprese edili e metalmeccaniche che operavano nell'indotto della cementeria. Negli anni '70 e '80 si erano insediate alcune attività di produzione di borse e accessori in pelle.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi cento anni, a partire dal 1911, la popolazione residente si è dimezzata.

Abitanti censiti[44]

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
4 giugno 1985 20 maggio 1990 Giancarlo Tiozzo Partito Comunista Italiano Sindaco [45]
20 maggio 1990 31 gennaio 1994 Giancarlo Tiozzo Partito Comunista Italiano Sindaco [45]
13 giugno 1994 25 maggio 1998 Paolo Migliavacca Partito Popolare Italiano Sindaco [45]
25 maggio 1998 28 maggio 2002 Paolo Migliavacca lista civica Sindaco [45]
6 giugno 2002 29 maggio 2007 Enzo Piccaluga lista civica Sindaco [45]
29 maggio 2007 7 maggio 2012 Enzo Piccaluga lista civica Sindaco [45]
8 maggio 2012 10 giugno 2017 Mauro Rossino lista civica: Tutti insieme per Morano Sindaco [45]
11 giugno 2017 in carica Luca Ferrari lista civica: Viviamo Morano Sindaco [45]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

In campo calcistico, Morano era rappresentata dalla U.S. Moranese fondata nel 1908. Negli anni '20 e '30 del XX secolo la squadra riuscì ad affermarsi in più occasioni in ambito regionale aggiudicandosi i titoli di campione monferrino e di campione regionale.[46]

Molti giocatori militanti nella U.S. Moranese proseguirono l'attività nel Casale Foot Ball Club giocando nella massima serie del campionato italiano: Enrico Migliavacca con 11 presenze nella nazionale italiana, Ernesto Lino, Ernesto Molghea e Angelo Morzone.

La squadra ha sempre disputato campionati dilettantistici. Il campo sportivo comunale, intitolato a “Pietro Bazzano”, era sito nell'area golenale del fiume Po nel territorio del Comune di Coniolo. In seguito agli eventi alluvionali del 1994 e del 2000 la società cessava ogni attività a causa dell'inagibilità e della successiva dismissione dell'impianto sportivo.

Automobilismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Autodromo di Morano sul Po.

Bocce[modifica | modifica wikitesto]

Morano è rappresentata dalla U.S. Bocciofila Moranese con sede nel bocciodromo comunale “Walter Pane” sito sull'argine del fiume Po nel territorio del Comune di Coniolo. L'impianto è dotato di campi da bocce all'aperto e al coperto e di un campo da tennis.[47]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2021 (dato provvisorio).
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ a b c Storia di Morano sul Po, su comune.moranosulpo.al.it. URL consultato il 29 marzo 2022.
  5. ^ Sac. Felice Mellana, Appunti per una storia di Morano sul Po, Morano sul Po, Editrice La Buona Parola, 1944, p. 27.
  6. ^ Aldo Timossi, TRAPOeLINO Tre millenni di storia e leggende a Morano sul Po, Roma, 2009, p. 63.
  7. ^ Storia e allestimento della Pinacoteca dell'Accademia Albertina, su pinacotecalbertina.it. URL consultato il 1º aprile 2022.
  8. ^ Roberto Coaloa, Tommaso Mossi di Morano: utopia e ricerca del bello, su rivistasavej.it. URL consultato il 1º aprile 2022.
  9. ^ Sac. Felice Mellana, Appunti per una storia di Morano sul Po, Morano sul Po, Editrice La Buona Parola, 1944, pp. 25,26.
  10. ^ Mossi, Giovanni Pio Lodovico, su vivant.it. URL consultato il 29 marzo 2022.
  11. ^ a b Gian Mario Rossino, Oltre l’archeologia industriale: incubatore per l’innovazione a Casale Monferrato, Torino, Politecnico di Torino, Tesi di Laurea, 2005, pp. 123-143.
  12. ^ Clara Bertolini Cestari, Manuel Fernando Ramello e Gian Mario Rossino, Metodi e strumenti per la conoscenza di un patrimonio industriale: il caso di Morano Sul Po (PDF), Terni, Roma, TICCIH International Congress, 2006. URL consultato il 29 marzo 2022.
  13. ^ Aldo Timossi, Centenario del prof. Morzone, in Il Monferrato, n. 3, 19 gennaio 1974.
  14. ^ Franca Nebbia, Figlio di emigrati in Australia alla ricerca degli avi moranesi, su lastampa.it, La Stampa, 11 maggio 2017.
  15. ^ Morano è internazionale tra Argentina e Australia, in Il Monferrato, n. 6, 23 gennaio 2018.
  16. ^ La Giornata dell’Armonia dei moranesi in Australia, in Il Monferrato, n. 24, 23 marzo 2021.
  17. ^ MORANO SUL PO. S. Pietro martire, su Monferratoarte. URL consultato il 29 marzo 2022.
  18. ^ Chiesa di San Pietro Martire, su comune.moranosulpo.al.it. URL consultato il 29 marzo 2022.
  19. ^ a b MORANO SUL PO. Santissima Trinità, su Monferratoarte. URL consultato il 29 marzo 2022.
  20. ^ Chiesa della Santa Trinità, su comune.moranosulpo.al.it. URL consultato il 29 marzo 2022.
  21. ^ a b MORANO SUL PO. Madonna del Ceppo o della Consolata, su Monferratoarte. URL consultato il 30 marzo 2022.
  22. ^ a b Chiesa Campestre della Madonna del Ceppo, su comune.moranosulpo.al.it. URL consultato il 30 marzo 2022.
  23. ^ MORANO SUL PO. S. Rocco, su Monferratoarte. URL consultato il 30 marzo 2022.
  24. ^ Riccardo Nelva e Bruno Signorelli, Le opere di Pietro Fenoglio nel clima dell'art nouveau internazionale, Bari, Dedalo Libri, 1979, p. 60.
  25. ^ Gian Mario Rossino, La Società Anonima Cementi del Monferrato: gli Ingegneri Pietro Fenoglio, Giovanni Antonio Porcheddu e il sistema Hennebique, in Oltre l’archeologia industriale: incubatore per l’innovazione a Casale Monferrato, Torino, Politecnico di Torino, Tesi di Laurea, 2005, pp. 192-215.
  26. ^ AldoTimossi, Morano: un gioiello liberty. Il “ricreatorio cattolico” è opera del torinese ingegner Pietro Fenoglio, in Il Monferrato, n. 95, 16 dicembre 2005, p. 27.
  27. ^ Gian Mario Rossino, Oltre l’archeologia industriale: incubatore per l’innovazione a Casale Monferrato, Torino, Politecnico di Torino, Tesi di Laurea, 2005, pp. 408,409.
  28. ^ RECUPERO CONSERVATIVO DELL’ARCO EX CEMENTI MARCHINO DI MORANO SUL PO, su ilcemento.it. URL consultato il 30 marzo 2022.
  29. ^ L'Arco patrimonio di Morano sul Po, in Il Monferrato, n. 80, 27 ottobre 2020, p. 1.
  30. ^ Mattia Rossi, La “capitale del cemento” rivive ai piedi del suo arco, in Il Monferrato, n. 80, 27 ottobre 2020, p. 7.
  31. ^ Heritage in un container, in La Vita Casalese, 23 ottobre 2020.
  32. ^ Marina Maffei, La tradizione fluviale e l'archeologia industriale simboli di Morano sul Po, in La Stampa, Cronaca di Alessandria, 4 marzo 2022.
  33. ^ Maura Guaschino, Risaie del Casalese, in Piemonte Agricoltura, Quaderno n. 1 supplemento al n. 7, Regione Piemonte, settembre 1982.
  34. ^ Bruno Rossi e Gian Mario Rossino, Appunti di storia dell’industria dei leganti nel Monferrato (PDF), Casale Monferrato, Associazione Il Cemento nell'identità del Monferrato casalese, 2010, p. 4. URL consultato il 3 aprile 2022.
  35. ^ Mario Pronzato, La grave crisi economica finanziaria all'inizio del secolo, in Le origini dell’industria delle calci e cementi a Casale Monferrato. Immagini, testimonianze, documenti, Casale Monferrato, Edizioni Studio R.S.Pubblicità, 1973, pp. 273-277.
  36. ^ Gian Mario Rossino, Capitolo 3: L'avvento del grande capitale nell'industria cementiera. La situazione nel Monferrato e in Morano sul Po fra il 1906 e il 1933, in Oltre l’archeologia industriale: incubatore per l’innovazione a Casale Monferrato, Politecnico di Torino, Tesi di Laurea, 2005, pp. 147-326.
  37. ^ Aldo Timossi, TRAPOeLINO Tre millenni di storia e leggende a Morano sul Po, Roma, 2009, pp. 99-101.
  38. ^ UNICEM, Milano, Fratelli Fabbri Editore, 1979.
  39. ^ Comune di Coniolo, Storia mineraria di Coniolo, Casale Monferrato, Tipografia La nuova Operaia, 2004, p. 43.
  40. ^ La scomparsa del Cavaliere del Lavoro dott. Ottavio Marchino, in Il Monferrato, n. 47, 11 dicembre 1943, p. 1.
  41. ^ Gian Mario Rossino, Capitolo 4: La Unione Cementi Marchino dalla fondazione alla costituzione della UNICEM, in Oltre l’archeologia industriale: incubatore per l’innovazione a Casale Monferrato, Politecnico di Torino, Tesi di Laurea, 2005, pp. 331-424.
  42. ^ Chi siamo , Unicem (1872-1998), su buzziunicem.com. URL consultato il 3 aprile 2022.
  43. ^ Pier Luigi Buscaiolo, Giù le Torri di Morano, in Il Monferrato, n. 15, 23 febbraio 2007, p. 13.
  44. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  45. ^ a b c d e f g h http://amministratori.interno.it/
  46. ^ Calcio. U.S. Moranese campione regionale Ulic, in Il Monferrato, n. 33, 24 agosto 1929, p. 2.
  47. ^ U.S. Bocciofila Moranese, su comune.moranosulpo.al.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Comelli e Gianfranco Rossino, Giovanni Emanuel: notizie su uno dei più grandi attori dell'Ottocento, Morano sul Po, Edizioni Pro Loco Morano Po, 1988.
  • Alfredo Ferrari, Morano: la storia sull’uscio di casa, Torino, Graf Art.
  • Alfredo Ferrari e Gianfranco Rossino, Un paese da raccontare, Morano sul Po, Edizioni Pro Loco Morano Po, 1976.
  • Sac. Felice Mellana, Appunti per una storia di Morano sul Po, Morano sul Po, Editrice La Buona Parola, 1944.
  • Giuseppe Migliavacca, Tera Mia, Pinerolo, Editrice Alzani, 1984.
  • Famija Muraneisa, Morano in tasca. Piccola agenda storico turistica per una visita guidata sul territorio moranese, Morano sul Po, 1982.
  • Clara Bertolini Cestari, Manuel Fernando Ramello e Gian Mario Rossino, Metodi e strumenti per la conoscenza di un patrimonio industriale: il caso di Morano sul Po (PDF), Terni, Roma, TICCIH International Congress, 2006.
  • Bruno Rossi e Gian Mario Rossino, Appunti di storia dell’industria dei leganti nel Monferrato (PDF), Casale Monferrato, Associazione Il Cemento nell'identità del Monferrato casalese, 2010.
  • Gian Mario Rossino, Oltre l’archeologia industriale: incubatore per l’innovazione a Casale Monferrato, Tesi di Laurea, Politecnico di Torino, 2005.
  • Aldo Timossi, TRAPOeLINO Tre millenni di storia e leggende a Morano sul Po, Roma, 2009.
  • Aldo Timossi, Né imbecilli né spiantati. Storia della Famiglia dei marchesi Mossi e Pallavicino-Mossi, Roma, 2012.
  • Giancarlo Tiozzo, Morano in cartolina, Casale Monferrato, Tipografia La Nuova operaia, 2000.

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