Pietro Ivaldi

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Pietro Ivaldi, detto "il Muto di Toleto" (Ponzone, 12 luglio 1810Acqui Terme, 19 settembre 1885), è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Ivaldi nasce a Toleto, frazione di Ponzone, in provincia di Alessandria, da Giovanni e Annamaria Ivaldi, persone di umili condizioni sociali. Pietro viene soprannominato "il Muto", in quanto sordomuto, dalla nascita, come alcuni sostengono, o comunque fin da bambino in seguito ad uno spavento.

Il primo ottobre 1818 nasce il fratello Tommaso, che avrà un ruolo importante per Pietro e con lui collaborerà con dedizione per tutta la vita.

Residenti per un certo periodo ad Asti, i due fratelli si trasferiscono ad Acqui Terme in Piazza del Pallone 14, ora Vicolo della Pace.

La vasta produzione del Muto, soprattutto affreschi, inizia a partire dagli anni Trenta, e si protrae sino al 1885, anno della sua morte, interessando molte chiese di varie località della zona: Acqui, Montaldo Bormida, Ovada, Molare, Trisobbio, Ponzone, Rossiglione, Ciglione e tante altre, senza dimenticare la sua attività nell'astigiano, nel vercellese, nel casalese ed anche in Liguria e in Lombardia.

L'Ottocento è un secolo straordinariamente ricco di esperienze artistiche, la dialettica tra classico e romantico permane nella prima metà del secolo che gradualmente vedrà ovunque l'affermazione del romanticismo.

Pietro, che fin da giovane aveva mostrato una grande inclinazione alla pittura, frequenta negli anni Venti l'Accademia Albertina di Torino e riceve un'educazione artistica decisamente neoclassica. La conferma viene dai programmi della scuola di disegno e della scuola della statua che dichiaratamente hanno come punto di riferimento le opere classiche. La conoscenza dei vari pittori piemontesi di buon livello e i soggiorni a Roma, Firenze e Venezia hanno poi contribuito al completamento della sua cultura scolastica. Singolare è la testimonianza di Silvio Pellico che, nell'ultimo capitolo del suo libro, “Le mie prigioni”, ricorda i fratelli toletesi compagni di un viaggio Roma-Torino e amici della famiglia di Maroncelli. A Roma ha la possibilità di studiare da vicino le testimonianze dell'antichità e, soprattutto, le opere dei grandi maestri del Rinascimento, certamente ad affascinarlo sono i capolavori di Michelangelo e Raffaello, in modo particolare di quest'ultimo, che, modello di equilibrio, misura e chiarezza, rimarrà per l'Ivaldi un costante punto di riferimento. Forte dunque il fascino che lo lega all'arte del mondo antico e a quella che veniva considerata la sua rinascita nella cultura umanistica del XV e XVI secolo.

È ipotizzabile che a Roma egli abbia studiato la pittura del Mengs, tra cui il celebre Parnaso, nuovo testo sacro del classicismo, e conosciuto l'esperienza dei Nazareni, senz'altro ammirati per i prediletti temi sacri svolti sia in dipinti con soggetti intimi ed affettuosi, sia nei cicli ad affresco con maggiori ambizioni monumentali. Tracce che si ritrovano nella Pittura di Pietro, con i suoi personaggi che sono un po' attori teatrali con una parte da recitare, o ricordano nelle loro posture modelli statuari ma nei quali l'artista riesce ad infondere sentimenti veri e genuini, con una semplicità e chiarezza che arrivano allo spettatore con effetto immediato. Egli è straordinario nel manifestare con varietà le diverse espressioni e i momenti legati a vicende e atmosfere particolari, consapevole della destinazione e del messaggio contenuto nelle opere. Eventi che riaccadono davanti agli occhi di tutti, dai fedeli più vicini a quelli più distanti. Colori luminosi accendono le sue scene, ambientate talvolta in paesaggi riconoscibili, come in un affresco della Parrocchiale di Visone, o nella Resurrezione del figlio della vedova di Naim della Parrocchiale di Molare, dove è individuabile il locale castello, o nella Madonna degli Angeli, della Chiesa di santa Caterina di Rossiglione Superiore con il fiume e il vecchio ponte. Pietro bambino non ha certo avuto la possibilità di frequentare scuole per sordomuti, del tutto inesistenti nel territorio alessandrino e astigiano, dove ha trascorso l'infanzia, ma è probabile che già uomo maturo abbia incontrato persone che conoscevano il linguaggio dei segni, come l'acquese don Bracco, un vero pioniere degli istituti per l'educazione di ragazzi sordi. Pietro, i cui committenti erano soprattutto uomini di chiesa, può avere conosciuto il sacerdote e da lui imparato la lingua dei segni che ha saputo poi trasferire ai suoi personaggi e grazie alla spiccata gestualità e ai loro atteggiamenti, sono arricchiti da una carica psicologica non comune. Certo l'handicap di Pietro è stato superato in virtù della costante vicinanza del fratello Tommaso, importante non solamente per quanto riguarda i rapporti con la committenza, i contratti, ma anche per il lavoro di decoratore e stuccatore, svolto abilmente e con totale dedizione, affiancato, solo in alcuni cicli di affreschi da altri ornatisti quali il comasco Giuseppe Ferraris o i liguri Giacomo Varese e Domenico Buscaglia. Un sodalizio interrotto solo dalla morte di Pietro, avvenuta il 19 settembre 1885 nella sua casa di Acqui Terme, dopo essere stato colto da malore a Cavatore, di ritorno da Ciglione, dove i fratelli avevano terminato l'ultima fatica nella chiesa di San Bernardo.

Stile delle sue opere[modifica | modifica wikitesto]

La pittura del "Muto", che affronta quasi sempre soggetti sacri, si connota con stesure piatte di colore, contorni netti, ed una certa rigidezza compositiva, lontana dal brio delle pennellate vivaci e sottili di gusto barocco e rococò dell'epoca. Se i temi trattati sono semplici ed immediati, non si deve pensare a lui come ad un pittore semplicistico; la scelta di sfondi particolarmente chiari, le figure ben dosate di luci, ombre, colori, alla ricerca di una equilibrata armonia, anticipano infatti tecniche proprie della moderna fotografia. Il Muto sapeva essere regista e sceneggiatore al tempo stesso, trasmettendo la magia delle emozioni da lui vissute in prima persona. Pietro Ivaldi era straordinario nel manifestare con varietà di soluzioni le diverse espressioni, e i momenti legati a vicende e atmosfere particolari, consapevole della funzione e del messaggio da trasmettere. Colori luminosi accendono le sue scene, ambientate talvolta all'interno di un paesaggio in cui si riconoscono le campagne del Basso Piemonte. L'amore di Pietro per il suo territorio infatti traspare nelle sue opere, ed i paesaggi presenti negli affreschi sembrano indicare un invito alla riscoperta delle origini, inserendo all'interno della rappresentazione delle Sacre Scritture brani poetici, lasciando testimonianze della propria terra, nella ricerca di una ambientazione dei fatti narrati attraverso un paesaggio reso più familiare dalle lacune architettoniche e dalla personale evocazione di orizzonti lontani. Ecco infatti palme, deserti, improbabili cammelli dipinti con quel tanto di fantasia mista a verità, in grado di rendere esplicita la dottrina cristiana anche alla povera gente delle campagne che non conosceva il latino della Messa o era addirittura analfabeta. La sua pittura si sposa infatti alla perfezione con l'ambiente socioculturale per cui è stata prodotta, in obbedienza alle esigenze di una committenza religiosa la cui prima missione era quella educativa. La sua arte diventa, per le popolazioni delle campagne, sussidio visivo necessario per la catechesi, attraverso la suggestione di un colore puro, e la semplificazione delle forme costruite nel rigore di un segno grafico di chiara ascendenza accademica. Tuttavia l'accademismo del Muto si mescola ad una esigenza comunicativa diretta, che si esprime attraverso una gestualità insistita, impossibile da eludere in un rapporto anche superficiale con la sua pittura. Questa gestualità che è la caratteristica stilistica dominante della sua arte, è da connettere direttamente alla sua infermità e alla pratica del linguaggio dei gesti, che proprio in quegli anni veniva codificato da Padre Assarotti, e ad Acqui Terme avrebbe avuto un apprezzato esponente in Don Francesco Bracco, attivo in città a partire dalla fine del terzo decennio del secolo.

Memoria[modifica | modifica wikitesto]

A Ponzone, il 20 novembre 2004, è stato costituito il "Centro Studi Pietro Ivaldi", che si occupa di raccogliere le iniziative intorno all'artista. È nato con l'intento di promuovere ricerche e studi sulla sua opera.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]