Isola di Ortigia

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Ortigia
Ortigia dall'alto.jpg
Geografia fisica
LocalizzazioneMar Ionio
Coordinate37°03′42″N 15°17′40″E / 37.061667°N 15.294444°E37.061667; 15.294444
Superficie0,604 km²
Sviluppo costiero5,200 km
Geografia politica
StatoItalia Italia
Regione  Sicilia
Provincia  Siracusa
ComuneSiracusa-Stemma.png Siracusa
Demografia
Abitanti4 269 (2011)
Densità7 068 ab./km²
EtnicoOrtigiani
Cartografia
Mappa di localizzazione: Sicilia isola
Ortigia
Ortigia
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Ortigia (l'Ottiggia o u scogghiu in dialetto siracusano, Urtiggia in siciliano standard, Ortygia, Ὀρτυγία in greco antico) è il toponimo dell'isola che costituisce la parte più antica della città di Siracusa.

Il suo nome deriverebbe dal greco antico ortyx (ὄρτυξ) che significa "quaglia". La sua estensione non supera 1 km²[1][2] e la sua popolazione ammonta a 4 269 abitanti (2011). È affiancata ad est da alcuni scogli, tra cui uno più largo ma quasi interamente sommerso storicamente conosciuto come l'isola dei cani[3].

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Ortigia[modifica | modifica wikitesto]

L'isola fu nota nell'antichità con tre denominazioni che si succedettero a seconda del periodo storico.

L'isola di Ortigia
  • Il poeta Nicandro di Colofone[4] fu il primo ad affermare che anticamente l'isola di Ortigia venne appellata con il nome di Homothermon[N 1][5], termine italianizzato in Omotermon e tradotto letteralmente da Omo-termon come "Eguale bagno" o "Eguali bagni" per opera di Tommaso Fazello[6] e di Vincenzo Mirabella[7]. L'origine etolica del nome accomuna, in parte, la teoria di Nicandro a quella di Pausania, il quale riconosce che tra i Siracusani e la regione greca ci siano state delle relazioni[8][9].
  • Il nome Ortigia (in greco antico: Ὀρτυγία), col quale è nota fino dall'epoca greca, deriverebbe o da coturnice, uccello diffuso nel Mediterraneo e nell'Asia Minore, o da quaglia (in greco antico: ὄρτυξ[10]), diffusa in quello che per i Greci era il mondo conosciuto, più comune e più antica. Nicandro invece afferma che questo nome sia connesso al fatto che gli Etoli - da lui, come da altri - indicati quali fondatori, avendo abbandonato la propria patria per giungere nell'isola mediterranea, decisero di dare alla nuova terra lo stesso nome del luogo etolico[11]. Il termine Ὀρτυγία, presente nella lingua greca e tradotto dagli studiosi Henry Liddell e Robert Scott come isola delle quaglie[12], possedeva originariamente secondo il lessicografo Esichio di Alessandria un ϝ iniziale, che si sarebbe pronunciato come una sorta di v (*ϝόρτυξ)[13].
  • Nonostante l'isola avesse una serie di nomi antichi, posteriormente gli abitanti non persero l'uso di identificarla come Nasos, parola che nel dialetto dorico significa Isola[12][14].

Dal greco[modifica | modifica wikitesto]

La quaglia comune, in gergo la Coturnix coturnix; l'esemplare di volatile dal quale deriverebbe il nome di Ortigia

Per la variante greca sopra descritta si sono evidenziate due possibili etimologie: l'una indicante una derivazione dall'indeuropeo e un'altra dall'egizio.

  • Il termine *ϝόρτυξ, pronunciabile come vòrtux, richiama il termine tedesco per quaglia Wachtel e presenta un'affinità colla parola Vártikā, appartenente al sanscrito vedico[15], la lingua che viene usata nei Veda, tra i più antichi testi sacri dell'India: la radice indoeuropea Vart, Vartukas[16], da cui visibilmente deriva Vártikā, allude alla forma rotonda propria del muoversi a terra della quaglia ed è connesso col verbo latino per girare, vertere[17]. Tuttavia, non è detto che il nesso logico tra quest'animale, identificato anticamente come "emblema del sole"[16], e il vertere latino debba necessariamente stare nel movimento dell'uccello, poiché esso potrebbe risiedere nel fatto che la quaglia fosse implicata nell'annuncio di una particolare fase di un fenomeno ciclico, quale il sorgere del Sole o l'arrivo della primavera; in questo secondo caso risultando uno dei primi uccelli che annunciano la primavera mediante il ritorno sulle coste del mare e l'emissione del loro verso[18]. In questa identificazione si troverebbe come rievocazione dei riti sacri praticati a Delo, isola del mar Egeo che ha parecchie analogie con Siracusa quanto alla storia mitologica[16]. Sempre in visione sacrale, il termine Ortigia sarebbe riconducibile a un soprannome con il quale veniva definita la dea Diana[19][20].
  • Si è anche ipotizzato che il termine greco possa essere una derivazione dall'egiziano πι.ορτ(υξ)[13][15][21].

Dal latino[modifica | modifica wikitesto]

Se il nome greco della quaglia allude forse al suo movimento, quello latino, coturnix, sembrerebbe poter trarre origine dal verso proprio di questo uccello, anche se non è noto se come allusione onomatopeica imitante il suono *kwok o se si possa tracciare una connessione col sanscrito katu, che significa penetrante, e rana, grido, alludenti, una volta uniti in un unico termine, alle caratteristiche di questo suono[15][22].

Delos e Ortigia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Leggenda sulla fondazione di Siracusa § Gli Etoli come primi fondatori.

Ortigia ha un legame con l'isola greca del mare Egeo, Delos (in greco antico: Δῆλος, Dêlos). Entrambe le isole nell'antichità si chiamavano Ortigia.

Delos, antica Ortigia, sito archeologico

L'Ortigia greca mutò il suo nome in "Delos", parola che deriva dal termine greco "deloo" cioè "colei che mostra" "isola luminosa", poiché su quell'isola la leggenda racconta che nacque il dio del sole, Apollo e la dea della caccia, Artemide (identificabile con la dea Diana). Secondo la mitologia greca, Latona, per sfuggire all'ira di Era, la moglie tradita di Zeus, cercò un rifugio dove partorire i figli avuti dal sovrano degli dei e lo individuò su un'isoletta che vagava tra le onde del mare Egeo, Ortigia appunto.

Qui diede alla luce i gemelli Apollo e Artemide e per ringraziare l'isola brulla di averla accolta, le diede il dono della prosperità, trasformando il terreno arido di quell'isola in una terra piena di luce, fissandola con dei pilastri nel fondo marino e fermando così il suo vagabondare per il Mediterraneo. In cambio volle da essa il permesso di edificare lì il santuario del dio Apollo; per questo motivo nel corso dei secoli, quell'isola rimase sacra ai Greci e a chi predicava il culto del dio del sole. Pindaro e altri poeti hanno successivamente narrato di questo legame tra le due Ortigia, mettendo in risalto i punti che esse avevano in comune; Pindaro la definisce "degna sorella di Delos" e dedica all'Ortigia siciliana dei versi; Antonio Mezzanotte, professore di lettere greche, li traduce nel libro "Le odi di Pindaro", scrivendo al riguardo nel terzo tomo:

«... è sorella di Delo, perché Delo una delle Cicladi, dove nacque Diana, chiamavasi ancora Ortigia, essendo come l'Ortigia di Sicilia abbondante di quaglie dette Ortighes dai Greci; per questa denominazione le due Isole sono sorelle.»

(Le odi di Pindaro, Volume 3 pag. 23)

L'Ortigia siciliana aveva come sua dea protettrice Artemide, detta anche Diana. Questo perché fu ella a trasformare la ninfa Aretusa (simbolo dell'intera città e amata dal dio Alfeo, figlio del dio Oceano, al quale voleva sfuggire) nella rinomata fonte che ancor oggi scorre dentro le rocce di Ortigia fino in prossimità del mare. E inoltre a Ortigia, sorge il Tempio di Apollo dorico più antico della Sicilia, a testimonianza che qui il culto del dio sole era presente e importante. Queste similitudini dunque spinsero i poeti a comporre versi sulle due isole che inizialmente portavano lo stesso nome. Ma non si sa però quale delle due abbia per prima preso il nome di "Ortigia" dato che il culto di Apollo a Delos è presente nel VI secolo a.C. e la fondazione di Siracusa si fa risalire già un secolo prima, nel VII secolo a.C., e non è stato precisato quando e come l'isola di Ortigia prese il nome che ancor oggi porta. Vi è dunque un certo mistero che rende ancor più affascinante le origini dell'isolotto siciliano che dimostra di avere radici che si perdono nel tempo e si fondono con quelle della mitologia greca.[23]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Papiri e papere alla fonte Aretusa
Grandi alberi di Ficus presso il foro Italico, a piazza della Marina
Un tratto della costa di Ortigia

Ortigia è un'isola, posta nella costa orientale della Sicilia.
La sua conformazione geologica è composta da una roccia con fratture naturali, questo tipo di roccia si presta a far filtrare l'acqua naturalmente, questo spiega perché l'isola sia collegata "idrologicamente" alla terraferma siracusana. L'alimentazione di tale rapporto con l'acqua può essere attribuito a una falda profonda collocata in corrispondenza di una faglia, attualmente inattiva, ricca d'acqua, la quale è compressa dallo strato impermeabile delle argille quaternarie che si stendono nella bassa valle dell'Anapo e circondano l'isola di Ortigia e il Plemmirio.
Dalla Porta Marina fino al Castello Maniace (che rappresenta la punta estrema dell'isola), vi è un susseguirsi di sorgenti e fonti naturali che fuoriescono al di sotto o in corrispondenza del livello medio del mare; ne è un esempio la rinomata Fonte Aretusa, uno specchio d'acqua dolce situato in Ortigia e che arriva al contatto con l'acqua salata del mare. La presenza di queste sorgenti è dovuta alla pendenza naturale delle fluenze e dal già citato sistema di fratturazione esistente nelle rocce ortigiane; entrambi sono fattori favorevoli all'insorgere delle acque.
Altri esempi di sorgenti naturali in Ortigia sono dati dalla Fontana degli Schiavi; da uno dei miqwè (bagno ebraico) più suggestivi d'Europa; dalla Vasca della Regina (sorgente naturale posta al di sotto del livello del mare, nel Castello Maniace) e le manifestazioni sorgive, quasi del tutto scomparse di Occhi di Zivillica (o Occhi di Zilica).

Altro aspetto morfologico molto interessante dell'isola di Ortigia, sono i suoi ipogei; i siracusani li hanno scavati nei secoli, già dai tempi greci fino ai tempi bellici della seconda guerra mondiale, quando questi ipogei vennero utilizzati come rifugi antiaerei per la popolazione. Il più importante è quello di Piazza Duomo, recentemente aperto al pubblico, sulle cui pareti si notano anche degli affreschi bizantini. Ortigia ha molti ipogei sotterranei, in alcuni, come in quello del quartiere ebraico, la Giudecca, vi è anche la presenza dell'acqua dolce, con le stesse caratteristiche delle altre polluzioni d'acqua naturale descritte sopra.

La sua costa forma l'entrata naturale di un grande golfo, la cui altra estremità è rappresentata dalla costa del Plemmirio. Si pensa che l'isola, dopo la colonizzazione greca, venne collegata quasi subito alla terraferma utilizzando un terrapieno, ovvero un accumulo di terreno realizzato artificialmente. In seguito il terrapieno venne sostituito da un ponte. La sua costa, in tempi antichi, doveva essere più prolungata, infatti dai vari studi archeologici fatti presso il Porto Piccolo di Siracusa, risulta visibile sott'acqua parte della banchina marmorea che contraddistingueva l'approdo siracusano. La tipologia di costa è rocciosa e frastagliata, nella sua maggior parte, eccetto qualche golfetto di sabbia.

Infine la sua vegetazione (non estesa poiché l'isola è stata densamente popolata ed edificata in passato) è composta dalle piante tipiche del clima mediterraneo; quindi palme e ficus tra tutti, inoltre attira curiosità, e spesso stupore, la presenza della pianta di papiro che cresce spontanea all'interno della Fonte Aretusa. La sua fauna invece conta caratteristiche papere che fanno parte della cultura paesaggistica, basti pensare che la Fonte Aretusa, è stata ribattezzata dai siracusani "fontana delle papere", proprio per le numerose papere che vi si trovano al suo interno. Così come i pesci d'acqua dolce e le tante altre specie che vivono in mare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

«Di Alfeo ultima dimora,
Ortigia, gloriose radici della potenza di Siracusa,
Culla allora di Artemide,
Da te, o sorella di Delos, si innalzi il canto
Addolcendo a prezzo alto [...].»

(Pindaro, Odi, 518-438 a.C.)

I Siculi e i Greci[modifica | modifica wikitesto]

Colonne del tempio di Atena incorporate nell'attuale duomo di Siracusa
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia preellenica e Storia della Sicilia greca.

L'isola è stata da sempre il cuore della città, lo testimonia il fatto che sin dall'età del bronzo antico fosse abitata, e lo testimoniano anche resti di capanne circolari del XIV secolo a.C. riferibili alla cultura di Thapsos. Furono infatti gli scavi dell'archeologo Paolo Orsi a scoprire, anche nei pressi della Fonte Aretusa, i resti di un abitato siculo vicino alla sorgente naturale, ritrovamento che indica come già in passato l'area, generosa d'acqua, fosse considerata molto importante per prosperare e costruire nei suoi dintorni l'abitato.

Schema dei rinvenimenti archeologici di piazza Duomo

Il successivo arrivo dei Greci spinse la popolazione sicula a ritirarsi nell'entroterra, come ci narra Tucidide. Ma senza alcun dubbio molti dei Siculi rimasero in Ortigia dopo l'avvenuta colonizzazione greca, dato che sono le stesse vicende storiche a narrarci dei contrasti per il comando della città tra gamoroi, discendenti dei primi coloni corinzi, e killichirioi, discendenti appunto dei Siculi che in precedenza abitavano Siracusa e Ortigia. La storia prosegue e i Siculi Killichirioi vengono sconfitti da Gelone di Gela, chiamato in aiuto dai Gamoroi, diventerà il primo tiranno di Siracusa.

Ortigia in epoca greca fu, soprattutto inizialmente, il centro politico e religioso della città; lo dimostra il fatto che nell'isola venne edificata la via sacra (la quale attualmente ricade nell'asse urbano della via Dione e del secondo tratto della via Roma), ovvero quella via che conteneva importanti templi degli dei, come l'Artemision e l'Athenaion (attuale Duomo di Siracusa). Dagli studi fatti si è potuto constatare che i templi greci erano sempre rivolti a oriente, osservando infatti l'antica linea urbana di Ortigia, si nota come gli edifici sacri fossero stati posti in luce, ne è un esempio il Tempio di Atena, il quale secondo gli studiosi svolgeva una funzione di "faro" per tutti i naviganti che si avvicinavano verso Siracusa dal lato del mare di Ortigia; sopra il tetto del tempio era posta una grande statua di Atena con uno scudo dorato, visibile da molto lontano, ed era esso che fungeva da faro e punto di riferimento per chi navigava in mare in prossimità della città.

In Ortigia venne edificato il palazzo del tiranno, ovvero la sede del potere politico dei tiranni siracusani. Dalle testimonianze pervenuteci dagli storici dell'epoca, si pensa fosse un palazzo imponente, soprattutto a partire dalla tirannia di Dionisio I di Siracusa (detto anche "Dionigi il Vecchio" e "Dionigi il Grande") che evacuò interamente la popolazione di Ortigia per sostituirla con la sua corte, i suoi amici e i suoi mercenari. Dotò l'isola di mura autonome e le lettere di Platone consentono di farsi un'idea della ricchezza di questa dimora; il filosofo ateniese racconta che il palazzo era dotato di ampi giardini e suddiviso in parti che diventavano sempre meno accessibili, difese da alte mura. La parte più intima della dimora di Dionigi, era costituita da una piccola isola, separata dal resto del palazzo da un canale con ponte levatoio, alzato o abbassato dal tiranno stesso, il quale poteva così ritrovarsi completamente al sicuro (Cicerone, Tusculanae, 5, 59).

Questo palazzo fu successivamente distrutto da Timoleonte, comandante corinzio e uno dei pochi sovrani democratici che la Siracusa greca ebbe (Plutarco, Vita di Timoleonte, 21). La dimora dei tiranni fu poi ricostruita in forme più sontuose da Agatocle e si pensa che a esso apparteneva l'edifìcio detto «dei 60 letti», che sarebbe stato il più sontuoso della Sicilia (Diodoro, XVI 85).

Il porto (Porto Grande e Porto Piccolo) ebbe per Ortigia grande importanza; al centro delle grandi battaglie siracusane. L'isola prese parte a molte delle difese cittadine, era anch'essa circondata dalle imponenti mura dionigiane che si estendevano fino al monte Epipoli, nei pressi del Castello Eurialo.

In epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sicilia (provincia romana).

Durante l'assedio dei Romani nel 212. a.C., Ortigia divenne l'ultimo quartiere di Siracusa a cadere in mano di Roma. Durante l'assedio il suo porto fu di fondamentale importanza per le sorti delle battaglie, perché era da lì che Cartagine, alleatasi con Siracusa, le mandava i rifornimenti di cibo, dunque i viveri e le forze necessarie per resistere all'assedio. Infatti con l'aiuto delle navi cartaginesi e con le geniali macchine da guerra di Archimede, i siracusani resistettero a oltranza all'esercito romano che non poté fare altro che stare al di fuori delle mura aretusee. Dopo la festa di Artemide, approfittando della distrazione delle difese siracusane, assopite dopo i festeggiamenti, e con il tradimento di un cittadino che aprì loro i cancelli, i Romani riuscirono a entrare nella città e a conquistarla quartiere dopo quartiere. La storia ci ha narrato di come Archimede venne ucciso per errore da un soldato romano, il generale dei Romani, Marco Claudio Marcello, si dice che rimase egli stesso sconvolto dall'uccisione del celebre matematico e si dice anche che pianse per la sorte della città che i suoi uomini avevano appena conquistato in nome di Roma. Passato il tempo della conquista, il generale nei primi anni del II secolo a.C. diede l'ordine che nessuno andasse ad abitare a Ortigia, probabilmente perché, data la sua strategica posizione difensiva, temeva si potesse organizzare una qualche rivolta al suo interno che potesse mettere in pericolo l'ordine nella città da poco tempo sotto il governo romano.

Cicerone, il noto filosofo romano, chiamato a difendere i cittadini siciliani dalle ruberie fatte dal famigerato pretore romano Verre, testimoniò che molti tesori dei templi e delle case siracusane vennero rubati. Noti sono i suoi versi nelle Verrine, nelle quali scrisse con la sua solita veemenza e incisività tutto ciò che aveva visto in Sicilia; addirittura dello spoglio del Tempio di Atena in Ortigia, egli scrisse:

«"... [il tempio era stato spogliato] fino a farlo sembrare devastato non da nemico in guerra ma da una banda di selvaggi pirati "...»

(Cicerone, Verrine)

Siracusa divenne sede dei governatori romani di Sicilia, essi risiedevano in quello che un tempo era il palazzo del tiranno, divenuto praetorium (sede dei pretori romani); la sua ubdicazione non è chiara, ma da una scritta ritrovata durante l'apertura della via del Littorio, si è scoperto che un governatore di Sicilia in epoca tardoantica romana, tale Flavio Gelasio Busiride, aveva restaurato il praetorium già palazzo dei tiranni sito in Ortigia.

Ortigia in epoca bizantina e araba[modifica | modifica wikitesto]

Disegno del Castello Maniace come doveva apparire nel 1630
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia bizantina e Storia della Sicilia islamica.

Ortigia in epoca medievale divenne sempre più centrale, dato che la popolazione siracusana a seguito delle grandi guerre (la fine dell'Impero romano d'Occidente; la conquista dei Franchi e dei Vandali) diminuì fino a ridursi per la quasi totalità nell'abitato dell'isola di Ortigia, spopolando i restanti quartieri.

L'isola venne fortificata ulteriormente, affrontò le vicende bizantine di Siracusa, quando la città fu nominata "Capitale dell'Impero dei Romani" (detta anche "Capitale dell'Impero romano d'Oriente), diventando dunque sede dell'imperatore bizantino, Costante II, e rifiorendo per un breve periodo, non troppo felice perché la città mal sopportò le tasse, eccessive, che l'imperatore aveva imposto ai cittadini. Subì dunque l'attacco di Costantinopoli che ridiventò capitale dell'Impero, dopo che il figlio di Costante II venne a riprendersi la corona imperiale.

Successivamente l'isola dovrà affrontare uno degli assedi più sofferti della storia di Siracusa, ovvero l'assedio arabo dell'878 d.C., il quale ridurrà la popolazione alla fame e la costringerà alla resa dopo mesi e mesi di patimenti. La città sarà spogliata dal titolo di "Capitale della Sicilia" e Ortigia, in quest'epoca ormai quasi del tutto identificata come "unico centro abitato di Siracusa", passerà in mano araba, diventando parte del Regno di Sicilia musulmano.

La testimonianza più evidente e grandiosa dell'epoca medievale in Ortigia è sicuramente il Castello Maniace; inizialmente era un forte costruito dal generale bizantino Giorgio Maniace, futuro imperatore, poi divenne un castello per volere dell'imperatore svevo-normanno, detto anche "lo stupor mundi", Federico II di Svevia, che diede all'edificio il nome di "Maniace", in memoria dello storico generale conquistatore di Siracusa.

L'epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

La Porta Ligny, rappresentante l'unico ingresso di Ortigia in epoca spagnola
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia spagnola.

La dominazione spagnola rappresentò per Ortigia un momento decisivo e in un certo senso epocale, perché il suo aspetto urbanistico, e quindi anche la sua immagine culturale, cambiò radicalmente volvendo nella maniera che ancor oggi, in epoca contemporanea, essa mostra. Furono infatti gli architetti voluti dai governatori di Castiglia e Aragona a imprimere all'isola la facciata in stile barocco, con palazzi alla catalana e fantasie mescolate tra l'arte siciliana e l'arte spagnola, che in tempi moderni sono stati la lode e il vanto dell'isola, dandole il titolo di "centro del barocco siciliano", paragonabile al barocco della più rinomata, in argomento, Noto.

Scrive al riguardo Giuseppe Agnello:

«tra la nobiltà indigena e quella isolana si determinò una vera gara di supremazia che ebbe evidenti ripercussioni nell'architettura. Non era possibile, infatti, che funzionari e governatori spagnoli, come i Nava, i Cabastida, i Cardenas, i Centelles, i Monpalan, i Cabrera, gli Ospidal, i Moncada, non portassero seco, assieme alla passione per la consuetudine patria, anche il nostalgico ricordo delle belle case signorili di Castiglia e di Catalogna.»

(Giuseppe Agnello, sull'archiettura siracusana)

Un cambio architettonico con tocco spagnolo che in Ortigia, più che altrove, restò quasi intatto, rendendo bene l'idea della situazione socio-politica di quegli anni. Ortigia infatti, rappresentando in quel periodo l'unico centro abitato di Siracusa, era il fulcro degli scambi commerciali con gli Spagnoli; nelle sue vie, e quindi nei suoi palazzi, si scrisse la storia di quell'epoca complessa.

Ortigia fu anche la sede della Camera Reginale; un organo governativo proveniente dalla Spagna ma instaurato sul territorio, che dava alla sua sede una sorta di titolo giuridico di "Stato dentro lo Stato", fu istituita da Federico III d'Aragona come dono alla sua consorte, Eleonora d'Angiò. Da allora la Camera passò di regina in regina tra le regnanti castigliane e aragonesi, venne infine abolita da Carlo V nel 1536.

La situazione però divenne critica quando la Spagna divenne un impero, e la Sicilia ne fece parte a pieno, divenendo, nei progetti degli imperatori spagnoli, l'avamposto da difendere nelle guerre contro i turchi, gli austriaci e gli altri nemici della corona. In particolare l'imperatore Carlo V, trasformò l'isola di Ortigia in una delle roccaforti più fortificate d'Europa; muri e ponti levatoi vennero costruiti. Nell'isola si vi poteva accedere da una sola grande porta, la Porta Ligny, di ricca lavorazione architettonica, tale porta venne buttata giù, come tutte le altre storiche fortificazioni di epoca spagnola, all'indomani dell'Unità d'Italia. Va inoltre ricordato che con l'editto del 1492, per ordine della corona spagnola, tutti gli ebrei vennero cacciati dall'Europa, e anche la numerosa comunità ebraica siracusana subì questo decreto; essa infatti che nella sua maggior parte risiedeva nel quartiere ortigiano della Giudecca, dovette lasciarlo e quel quartiere, che era un punto vivace di commercio per Ortigia, ne risentì pesantemente.

Divenuta piazza d'armi, il nuovo ruolo militare datole dalla Spagna, danneggiò gravemente i rapporti sociali e culturali di Ortigia, poiché venne distaccata dal resto d'Italia, così come la stessa sorte toccò alla Sicilia, dato che il peso militare mal si adattava al prosperare sereno e illuministico di un popolo.

1552: Carlo V separa Ortigia dalla terraferma[modifica | modifica wikitesto]

Carlo V nel 1550, ritratto da Tiziano
L'isola di Ortigia così come risultava nel XVIII secolo, nel suo stadio finale, dopo le innumerevoli fortificazioni che la resero quella fortezza inespugnabile che alla fine si rivelò un'arma a doppio taglio anche per la Spagna;[N 2] fu Carlo V a separarla una prima volta nel 1552

Carlo V, che in seguito all'attacco di Augusta e di Malta (e la presa di Gozo e Tripoli), nel 1551, aveva dato l'ordine di far risiedere altri Spagnoli in arme all'interno di Siracusa (le compagnie erano alle dipendenze dei capitani Herrera e Tappia),[24] e vide nel maggio del 1552 il corsaro Dragut - stavolta spalleggiato dall'esercito della Francia e dalla flotta di Sinan Pascià - saccheggiare nuovamente Augusta e farne schiavi gli abitanti, si convinse che per mettere maggiormente al sicuro la fortezza rappresentata da Siracusa, occorreva separarla dal resto della Sicilia: già egli, qualche anno prima, aveva tentato con l'ingegnere Ferramolino il taglio dell'istmo, ma esso era fallito,[25][N 3] adesso vi provò con più vigore, riuscendovi.

Era dai tempi dell'Antica Grecia che Ortigia aveva smesso di essere un'isola: la parte più antica di Siracusa (la prima a essere popolata dai Greci) nacque come isola, ma poi i nuovi coloni, giunti dalla Corinzia, per espandersi più facilmente la collegarono alla Sicilia, tramite un istmo artificiale. Fu successivamente il tiranno Dionisio I a fortificare grandemente Ortigia, cacciandone gli abitanti e dichiarandola esplicitamente fortezza militare (in essa poteva risiedere solo il suo esercito ed egli stesso). Poi i Romani fecero altrettanto, vietando ai Siracusani di andare ad abitare a Ortigia, poiché la ritenevano una minaccia contro la tranquillità dell'impero: chi vi si trincerava difficilmente avrebbe potuto essere spodestato da lì, e i Siracusani erano visti dai Romani come un popolo ancora sedizioso; bramoso della propria libertà.

Ma nell'epoca di Carlo V si verificò qualcosa di inedito: militari e civili dovevano forzatamente convivere insieme, così come le rispettive priorità (ragione bellica contro ragione civile). Tuttavia pare che al principio i siracusani fossero grati a Carlo V per averli tutelati così tanto contro le incursioni del sultano: essi si sentivano protetti e desideravano ancora più fortificazioni (fu solamente quando il pericolo della Sublime Porta si affievolì, decenni dopo, che si sarebbero resi conto del loro avvenuto isolamento e dell'alto grado di militarizzazione raggiunto, dal quale indietro non si poteva più tornare).[26]

Durante gli sforzi per cercare di rompere in profondità la larga striscia di terra che univa Ortigia alla Sicilia, gli operai di Carlo rinvennero i canali in piombo di un acquedotto di epoca romana, fatto costruire dall'imperatore Claudio (41-54 d.C.) con lo scopo di portare l'acqua dolce dentro la fortezza militare della suddetta area aretusea (l'identificazione fu possibile grazie al ritrovamento di un'iscrizione in loco di Claudio).[27][28] Insieme ai canali, si riversò in superficie una quantità considerevole di acqua dolce: tanta da formare un fiume.

«Riferisce il Fazello, che in tempo di Carlo Quinto l'anno 1552. cavandosi il terreno nello stretto per far Isola Siracusa, uscì fuori tanta copia d'acque dolci in guisa di fiume, che l'opera si lasciò imperfetta: sicché ragionevolmente si può sospettare, che queste acque siano le medesime, che quelle di Arethusa.»

(Giacomo Bonanni, duca di Montalbano Elicona, Delle Antiche Siracuse, 1717, p. 28.)
Nel 1552 venne ritrovato l'acquedotto romano della città: le acque giungevano a Ortigia dai monti Iblei (in foto uno dei principali fiumi iblei prima che s'incanali verso la costa; il Cassibile)
Gruppo di monete appartenenti agli antichi Siracusani. Quando Carlo V fece rompere l'istmo e fece scavare a fondo, gli Spagnoli ritrovarono numerosissime monete come queste; così tante che pensarono di aver trovato li sito dell'originale zecca di Syrakoussai[N 4]

Si è molto discusso sull'origine di quell'abbondante corso d'acqua che creò problemi all'opera di Carlo: alcuni hanno sostenuto si trattasse dell'Anapo (che dal monte Lauro sfocia nella costa di Siracusa, le cui acque vengono intercettate e catturate da millenni dall'acquedotto Galermi di Gelone I, facendole sgorgare nella grotta del Ninfeo, nei pressi del teatro greco; procedimento analogo sarebbe avvenuto sotto Claudio, ma in diversa direzione), altri hanno invece indicato le acque della fonte Aretusa, la quale, mentre gli Spagnoli rompevano il collegamento, rimase asciutta per un po' di tempo[29] (il che è comunque possibile, dato che essa forma uno degli innumerevoli sbocchi naturali della falda freatica iblea[30]).

Oltre l'acqua, gli Spagnoli rinvennero anche «molti tesori[31]», quantificabili in esemplari di monete risalenti ai «tempi gloriosi di Siracusa[32]». I ritrovamenti furono talmente numerosi da fare ipotizzare che sul luogo in cui Carlo V stava facendo nascere i nuovi bastioni un tempo vi sorgesse la zecca della pentapolis.[33]

In virtù della quantità di metallo prezioso lì rinvenuto, la zona venne chiamata Montedoro (in quel sito gli Spagnoli edificarono in seguito il campo trincerato, o la gran piazza d'arme[32], a forma di corona).[34]

L'epoca austriaca, borbonica e l'unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Giuseppe Garibaldi, posto al Foro Italico presso la Marina di Ortigia. Scolpito da Luciano Campisi nel 1893.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia austriaca, Storia della Sicilia borbonica e Storia della Sicilia nel Regno d'Italia.

Il Seicento, Settecento e Ottocento furono epoche molto difficili per l'isola di Ortigia, la quale sosteneva il titolo dell'intera "Città di Siracusa" all'interno delle sue mura. Divenuta una fortezza militare subì gli attacchi degli austriaci, la difesa delle coste dai turchi, i vari passaggi di potere fino a giungere al trattato di Utrecht con il quale la Spagna dichiarava davanti all'Europa di rinunciare alla Sicilia, che passava così nelle mani dell'Austria con la casa regnante degli Asburgo. In seguito arrivarono i Savoia dal Piemonte ma la loro monarchia in Sicilia durò pochissimo dato che né la Spagna, né l'Austria avevano intenzione di rinunciare all'isola più grande del Mediterraneo.

Dopo varie contese Siracusa, dunque Ortigia, insieme alla Sicilia tornò ai Borbone e venne unificata al Regno di Napoli. Altre rivolte contro le monarchie si accesero in più parti d'Europa; Ortigia vi partecipò. Altri anni passarono e con l'avvento della missione di Garibaldi e dei garibaldini (tra i quali anche molti siracusani) si diede l'avvio all'Unità d'Italia che sarà ottenuta nel 1861. I Savoia stavolta scenderanno in Sicilia da monarchi dell'isola divenuta italiana.

Da sottolineare nella storia d'Ortigia anche il terremoto del Val di Noto del 1693, il quale fece gravissimi danni e provocò migliaia di morti in gran parte della Sicilia. Ortigia pur avendone subito la potenza distruttiva non venne totalmente rasa al suolo, come invece accadde per altri centri come Avola o Noto, interamente ricostruiti. A Ortigia molti palazzi resistettero e la ricostruzione avvenne nell'attuale stile Barocco che oggi si vede.

In epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il progressivo abbandono e spopolamento del centro storico avvenuto tra gli anni settanta e ottanta del Novecento con il conseguente aumento di criminalità e degrado, l'isola è stata oggetto di una serie di progetti di riqualificazione urbana tra cui quello Urban che ha previsto l'apertura di numerose strutture ricettive nonché l'apertura del Museo del mare gestito dal consorzio Syrakosia ricavato all'interno dell'ex Chiesa dell'Aracoeli, in via Gaetano Zummo[35], insieme ad altri musei importanti siti nell'isola.

Nei primi anni duemila è stato inoltre costruito il terzo ponte di accesso all'isola, opera fondamentale soprattutto per ragioni di viabilità e sicurezza, e inaugurato nel marzo 2004. Successivamente è stato demolito il vecchio ponte dei calafatari e pertanto i ponti sono rimasti due.

È da menzionare anche l'organizzazione di una parte del G8 dell'Italia, ovvero quello riguardante l'ambiente e intitolato G8 Ambiente, che nel 2009 si è svolto all'interno del Castello Maniace. Per l'importante occasione, poiché l'isola avrebbe ospitato un grande numero di figure rilevanti, tra le quali anche i ministri ambientali e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali per l'ambiente, Ortigia ottenne dalla città dei fondi per la ristrutturazione, lavoro che le fece bene perché le diede un aspetto moderno restaurato e al tempo stesso rispettoso del suo originale disegno architettonico. Inoltre l'isola fu al centro di programmi ristorativi e ricreativi oltre che culturali, ponendo in luce il suo carattere attrattivo.

Monumenti principali[modifica | modifica wikitesto]

UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
Siracusa e la Necropoli Rupestre di Pantalica
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
View of Ortygia, Syracuse.jpg
TipoArchitettonico
CriterioC (ii) (iii) (iv) (vi)
PericoloNessuna indicazione
Riconosciuto dal2005
Scheda UNESCO(EN) Syracuse and the Rocky Necropolis of Pantalica
(FR) Scheda

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Lucia alla Badia
Particolare architettonico del duomo di Siracusa
La chiesa dello Spirito Santo

Numerose sono le architetture religiose di Ortigia, per la maggior parte chiese cristiano-cattoliche

Elenco delle chiese esistenti a Ortigia
Elenco delle chiese demolite a Ortigia

Per visualizzare l'elenco delle chiese demolite di Ortigia, vedere la seguente pagina: Chiese non più esistenti di Ortigia

Elenco delle chiese sconsacrate a Ortigia

Per visualizzare l'elenco delle chiese sconsacrate di Ortigia, vedere la seguente pagina: Chiese sconsacrate di Ortigia

Elenco dei conventi a Ortigia

Per visualizzare l'elenco dei conventi a Ortigia, vedere la seguente pagina: Conventi di Ortigia

Elenco dei monasteri a Ortigia

Per visualizzare l'elenco dei monasteri a Ortigia, vedere la seguente pagina: Monasteri di Ortigia

Templi[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo della Camera di Commercio, in stile Eclettico, primi anni del Novecento
Palazzo Beneventano Del Bosco
La "sala Caravaggio" all'interno del Castello Maniace
Piazza Archimede, Fontana di Diana

Essendo l'isola di Ortigia, in epoca medievale, la sola parte abitata di Siracusa, in essa si sono concentrate tutte le architetture di pregio in stile Barocco; Liberty; rococò e classico della città. Diventando difatti un notevole sito di arte monumentale.

Di seguito un elenco dei palazzi di pregio siti in Ortigia

Castelli[modifica | modifica wikitesto]

Fortificazioni spagnole[modifica | modifica wikitesto]

Ortigia in epoca spagnola divenne una tra le fortezza più inespugnabili d'Europa. Venne dotata di alte mura che la circondavano e una numerosa serie di ponti levatoi, forti, bastioni e porte. Grande parte di queste fortificazione dopo l'Unità d'Italia vennero distrutte, oggi ne rimangono visibili in alcuni casi le fondamenta.

  • Forte Casanuova o Casanova
  • Forte Vigliena
  • Porta Ligny
  • Porta Reale e Porta Mare
  • Opera a Corona (un bastione centrale e due laterali, collegata da due ponti levatoi).
  • Forte San Giovannello
  • Bastione di San Giacomo
  • Fore di Cannamela o San Domenico
  • Forte del Collegio
  • Forte della Campana
  • Porta di Villafranca
  • Forte di Santa Lucia
  • Forte di San Filippo

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Quartieri di Ortigia[modifica | modifica wikitesto]

Ortigia è divisa in piccoli quartieri:

  • Bottai (in siracusano 'Uttari)[36]
  • Cannamela (in siracusano Cantunera ra Cannamela)[37]
  • Castello (in siracusano Casteddu)[38]
  • Duomo (in siracusano Domu)[39]
  • Gancia (in siracusano Jancia)[40]
  • Giudecca (in siracusano Jureca)[41][42]
  • Graziella (in siracusano Razziedda)[43][44]
  • Maestranza (in siracusano Masthranza)[45][46]
  • Marina (in siracusano A Marina)[47]
  • Mastrarua (in siracusano Masthrarrò)[48]
  • Sperduta (in siracusano Spedduta)[49]
  • Turba (in siracusano Tubba)[50]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il promontorio di Ortigia: dall'alto il Castello Maniace e l'ex caserma Abela, attuale sede universitaria siracusana

Università[modifica | modifica wikitesto]

L'Università a Siracusa si trova nell'area del Castello Maniace, presso la ex-caserma Abela, ceduta dal Ministero della Difesa all'Università di Catania, la quale, non avendo Siracusa un proprio ateneo universitario, ha aperto nel sito un ramo di architettura e beni culturali che si è poi rivelato strategico per i tanti giovani siracusani che così avevano la possibilità di studiare nella propria città senza doverla lasciare quotidianamente per raggiungere la sede universitaria.

Oltre la sede principale universitaria, Ortigia ospita molte altre realtà di studi culturali, per citarne alcune si prendano ad esempio: il "Mediterranean Center for Arts and Sciences (MCAS)", il quale fa parte dell'Arcadia University statunitense; l'Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali (ISISC), una fondazione che si occupa dello studio, della ricerca e della formazione nel campo della giustizia penale internazionale e dei diritti umani; il Centro Internazionale di Studi sul Barocco (CISB) e diversi altri.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

I musei di Ortigia sono:

Inoltre Ortigia ospita una nuova iniziativa culturale chiamata "Archeo Tour Siracusa 3D Reborn"; si tratta di un tour con tecnologia 3D che mostra la storia, aretusea (qui un trailer dell'archeo tour: Siracusa 3D Reborn Trailer).

Film girati in Ortigia[modifica | modifica wikitesto]

Una scena del film Kaos con interpreti Franco e Ciccio
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cinema in Sicilia.

Ortigia è stata presente in molti film con cast di grande livello, come ad esempio Vittorio De Sica; Franco e Ciccio; Walter Chiari; Giuseppe Tornatore; Monica Bellucci e molti altri.

Nelle vie dell'isola di Ortigia sono state girate scene di note serie televisive nazionali, come il Commissario Montalbano, scritto da Andrea Camilleri e interpretato da Luca Zingaretti. Ma anche fiction come l'onore e il rispetto, interpretato da Gabriel Garko.

Sono da menzionare anche le riprese del film sulla vita di Caravaggio, girato nel 2007 e diretto da Angelo Longoni; riprese significative poiché Caravaggio è stato realmente a Siracusa nella sua vita, e in città è conservato un suo noto dipinto: il Seppellimento di Santa Lucia.

Ma Ortigia non è meta di cinema solo per gli attori e registi italiani, essa è infatti nota anche all'estero per i suoi panorami, i suoi monumenti, il suo sapore e clima mediterraneo. Ad esempio vi hanno girato delle scene del loro film Sicilia!, i due cineasti francesi Straub e Danièle Huillet, o ancora qui vi è stata anche Margarethe von Trotta, vincitrice del premio Federico Fellini e del Leone d'oro al miglior film proprio con Anni di piombo, girato a Siracusa. E la fiction "Ballate d'amore", diretta dal regista argentino Roberto Luis Garay, che più volte ha scelto Siracusa e provincia per le sue riprese.

Ortigia si può dunque definire "meta d'ispirazione" per i tanti registi che la scelgono. Dopo aver fatto visita a Ortigia nel 2010, Roberto Benigni vi ha in seguito acquistato un'abitazione barocca che ha restaurato rispettandone le forme iniziali e il contesto del luogo.[51]

Ortigia è inoltre la sede delle manifestazioni cinematografiche che avvengono a Siracusa, come l'Ortigia Festival e l'Ares Film Festival.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

L'isola di Ortigia vista dal Lungo Mare

Ortigia, rappresentando la parte storica della città, è sede degli eventi mondani della stessa. Nell'isola avvengono infatti sia concerti canori sia manifestazioni caratteristiche o religiose come possono essere le festività dei santi (esempio tra tutti è la festa di Santa Lucia che tocca anche piazza Duomo) o gli eventi organizzati per il Natale.

Inoltre ospita una serie di eventi culturali che si ripetono di anno in anno, essi si possono distinguere in eventi di tipo: cinematografico, coreografico, musicale. Per citare i principali si ha:

Festival di teatro, danza, musica e arti visive che ha visto la partecipazione di grandi personaggi sia nazionali sia esteri, come Dario Fo e numerosi altri.

Rassegna visiva, ogni anno vi partecipano registi provenienti da diversi paesi del mondo; quest'anno hanno preso parte al festival registi di: Spagna, Germania, Rep. Dem. del Congo, Ungheria, Irlanda, Svezia, Honduras, Italia e Usa.

  • Ortigia Jazz Festival, su ortigiajazz.com. URL consultato il 24 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).

Festival di jazz internazionale, ospita per una settimana i suonatori di musica jazz, anch'essa è una manifestazione internazionale che richiama nell'isola la cultura musicale proveniente da più paesi.

Festival internazionale di tango; ospita tangheri Italiani e stranieri che si sfidano in questa disciplina argentina (Video del festival del tango a Siracusa).

  • Ortigia Sound System Festival (Festival internazionale di musiche elettroniche e mediterranee). L'Ortigia Sound System Festival è divenuto uno degli eventi più importanti dell'isola, che vede la partecipazione di grandissimi artisti internazionali e una notevole partecipazione di pubblico.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Tipico paesaggio di Ortigia
Una "viuzza" di Ortigia dal tratto caratteristico siciliano e turistico

L'economia ortigiana si basa quasi esclusivamente sul settore turistico, ed è molto importante anche per l'intera città aretusea. Un tempo centro di commerci, adesso con il porto chiuso ai traffici commerciali e con il progressivo abbandono degli abitanti, i quali si sono per la maggior parte trasferiti nel lato nuovo della città, Ortigia ha assunto un ruolo sempre più turistico, mondano e quindi culturale. Hotel, pizzerie, ristoranti, vaporetti e visite guidate compongono la sua economia.

Fortemente attrattiva, con una storia importante e dei monumenti che anche l'UNESCO ha definito "unici", Ortigia conta molto su questi fattori per diventare meta turistica affermata dentro e fuori dai confini nazionali. Ovviamente si deve e si vuole puntare su un turismo sostenibile. Non di rado infatti si sono dovuti bloccare degli insani progetti che miravano alla distruzione del lato storico e profondo dell'isola. La speculazione edilizia ha provato a togliere a Ortigia la sua identità, ma per fortuna le tante associazioni ambientaliste, sociali e culturali nate sul territorio, hanno impedito che ciò avvenisse. In seguito, diventando nel 2002 Patrimonio dell'umanità UNESCO, Ortigia ha trovato un suo ruolo ben preciso nell'economia e vita della città.[52]

Rispettando quella che è la sua natura, ovvero il lato socio-culturale che la compone e che è fatto di tante piccole realtà abitative, della sua posizione verso il mare, delle tante vie strette e lunghe che la circondano, della sua storia.

Ortigia si può definire la "chiave" e il "cuore" del turismo siracusano, per la sua vastità di monumenti e paesaggi. Manca però ancora un vero piano organizzativo turistico che le permetta di competere con le più note località turistiche nazionali ed estere.

Dei passi in avanti sono stati fatti in questo senso, ma è complicato poiché si rischia sempre di cadere nell'errore di "calpestare" i valori etico-morali per sacrificarli al lato economico del turismo. In queste difficoltà il comune di Siracusa, chiedendo supporto agli organi regionali, cerca di valorizzare il suo vasto patrimonio storico-culturale e paesaggistico.

Vi si stanno sviluppando una serie di eventi mirati alla ricreatività del territorio; manifestazioni e festival. E si cerca di attirare turismo con dei programmi confezionati dalle agenzie di tour operator. Negli ultimi anni sembrerebbe che la concentrazione su questo settore stia dando dei risultati; infatti sia nel 2012 sia nel 2013, Siracusa è risultata essere tra le prime dieci mete più ricercate per le vacanze estive italiane da alcuni motori di ricerca, occupando rispettivamente la 6ª e la 10ª posizione.[53] Il Sole 24 ore, noto quotidiano nazionale di finanza, nel mese di agosto 2013 ha criticato le scelte governative siciliane in materia di turismo, mettendo in risalto come la Sicilia, pur essendo una delle regioni italiane che dovrebbe eccellere nel settore turistico, sia invece declassata dai viaggiatori stranieri, nel caso specifico tedeschi, che continuano a scegliere in maggior misura mete estere e mete già affermate italiane come Venezia, Roma, Napoli e Milano. Il Sole 24 ore ha inoltre fatto uno specifico riferimento ai progetti messi in atto al riguardo del distretto turistico del Sud-Est - Val di Noto; quindi un riferimento fatto anche ai piani di Siracusa, dato che questo distretto ha sede principale proprio in Ortigia. Il quotidiano riferisce come questi progetti non siano mirati a un serio cambiamento, poiché, afferma l'autore dell'articolo "poco o nulla è cambiato", ma questo è vero solo in parte, perché si deve tener conto di un contesto sociale che per decenni, e forse secoli interi, ha visto l'affiorire e il confermarsi di località tutte ubdicate nel settentrione d'Italia, mentre non si può ignorare il fatto, grave, che il meridione d'Italia abbia subito un degrado dovuto alla criminalità organizzata e a interesse governativo pressoché nullo o quasi. Quindi è in questo contesto che si devono fare i paragoni ed è in questo contesto che si devono vedere i progressi che località del Sud, come la Sicilia, stanno facendo nel settore turistico nazionale ed estero, non con poca fatica burocratica ed economica. Per questo motivo l'affermarsi, o almeno l'avvicinarsi, di Ortigia tra le mete più note turistiche è già una grande passo in avanti che lascia intravedere una prospettiva migliore per il futuro del settore terziario.[54]

Il mercato di Ortigia[modifica | modifica wikitesto]

Il pesce al mercato d'Ortigia

Altra fonte economica e culturale nonché attrattiva turistica di Ortigia, è senza dubbio il suo mercato con le sue bancarelle; pieno di odori con frutta, verdura, formaggi, pesce fresco. Le botteghe appartengono per lo più alle famiglie di pescatori e la cosa che lo contraddistingue e lo rende "tipico del Sud" e paragonabile ai più grandi mercati della Pescheria di Catania, di Ballarò e della Vucciria di Palermo sono le "vanniate", ovvero le grida dei commercianti che per vendere la loro merce, sia alimentare sia vestiaria, gridano ad alta voce i prezzi e la qualità di ciò che vendono con lo scopo di attirare più persone nella loro bancarella.

Esso è giornaliero e viene chiamato dai siracusani più giovani "u fossu" e dai più anziani “u ntrallazzu” (perché nel periodo di guerra era un mercato nero[55]), nonché per differenziarlo dall'altro mercato giornaliero che si trova nella zona alta e nuova della città e che è popolarmente detto "u miccatinu ri Santa Banacia" (il mercatino di Santa Panagia).

Nei mercati di Siracusa, tra cui quello di Ortigia, l'elemento che attrae di più il compratore, soprattutto se è come dicono i siracusani "furastero" (forestiero, ovvero "straniero" non residente) è senz'altro il pesce, ed è un ingrediente usato frequentemente nella cucina siracusana. Poi vi sono tutti gli altri prodotti provenienti dal settore primario, quindi dall'agricoltura, dall'artigianato e dalla pastorizia. Formaggi tipici, ricotta, olive siciliane, pomodori secchi, capperi, sono alcuni degli alimenti tipicamente locali e siciliani in vendita.

Le sue bancarelle hanno attratto anche le telecamere di noti programmi nazionali che si occupano di alimentazione e natura, come Linea blu, Linea verde e Sereno variabile. Da menzionare è anche l'antico Mercato di Ortigia, una struttura con forma quadrangolare che un tempo ospitava lo stesso mercato. Con il suo successivo trasferimento nella retrostante e più larga via Emanuele De Benedictis, la struttura è stata adibita a centro culturale per manifestazioni come l'AMO Fest. Inoltre al suo interno vi si svolgono spesso anche mostre artigianali e mercati alternativi del contadino e delle pulci.

Criticità[modifica | modifica wikitesto]

Ortigia è uno dei centri storici che, insieme a parte dell'attigua zona umbertina, sono andati incontro alla gentrificazione iniziata subito dopo il terremoto del 13 dicembre 1990 con la necessità di ristrutturare l'isola e con la conseguente emigrazione di molti ortigiani nei quartieri periferici e fuori città, consolidatosi da circa un decennio con l'esplosione del turismo. Se è vero che da un lato grazie alla riqualificazione iniziata a partire dagli anni duemila Ortigia non si trova più nella condizione di abbandono e di degrado in cui versava negli anni ottanta e novanta, dall'altro ha però portato il centro storico a un cambiamento e a uno snaturamento radicale criticato e non accettato da molti siracusani, soprattutto ortigiani[56][57], i quali criticano innanzitutto il fatto che non si è voluto incentivare il ripopolamento nell'isola di persone e famiglie proletarie, anzi è accaduto e accade ancora oggi il contrario. Viene altresì richiesta una gestione ottimale del turismo e una efficace regolamentazione che possa conciliare la convivenza tra i sempre meno residenti e tra le sempre più numerose attività commerciali, in particolare di ristorazione e di movida[58][59].

Un altro elemento di discordia tra i cittadini e l'amministrazione comunale è il parcheggio Talete, anch'esso criticato e mai accettato da più parti della cittadinanza in quanto costruito sul lungomare omonimo storicamente conosciuto come la marinella[60]. Recentemente si è formato un comitato che chiede l'abbattimento del parcheggio e il ripristino del lungomare[61][62]. Proprio una demolizione, quella dello storico ponte dei "calafatari" avvenuta tra il 2014 e il 2015, ha anch'essa suscitato malcontento e polemiche[63][64]. Inoltre, ha fatto e continua a fare discutere lo sventramento di Ortigia (precisamente dei quartieri medievali dei Bottai e della Sperduta, di cui si è perso molto[65][66]) durante il periodo fascista per realizzarvi la via del Littorio (oggi corso Giacomo Matteotti) con degli edifici moderni che stonano abbastanza con il contesto storico circostante[67]. Lo stesso dicasi per la costruzione, nei decenni del boom economico ed edilizio, di altri tre palazzi moderni: uno, il più alto dell'isola con i suoi sette piani, sempre alla Sperduta e in via dei Mergulensi (strada di interesse archeologico[68]) in cui prima del "grattacielo" e dell'adiacente cineteatro Verga (chiuso da anni e annoverabile come una delle incompiute siracusane[69]) c'era pure un cortile anch'esso medievale con un ampio e rigoglioso giardino, chiudendo inoltre il palazzo Gargallo di epoca quattrocentesca in stile catalano[70]; un altro in piazza Cesare Battisti; e un altro ancora tra piazza San Giuseppe e via del Teatro proprio accanto al teatro comunale[71][72].

Infine, sebbene Ortigia è zona a traffico limitato da circa un ventennio, essa soffre innanzitutto di carenza di isole pedonali, e la ztl è piuttosto debole in quanto non la tutela abbastanza da traffico e inquinamento. Per ovviare a questi problemi, oltre al rafforzamento della ztl e all'incremento delle isole pedonali, si è pensato di realizzare un parcheggio scambiatore sulla terraferma e precisamente tra via Columba e via Elorina, all'ingresso sud della città[73], idea e progetto che però sono rimasti in sospeso da tempo.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

In passato era servita dalla stazione terminale di Siracusa Marittima. Oggi il trasporto da e per l'isolotto è solo su gomma e con il servizio comunale di bus navetta. Fino alla metà degli anni duemila vi era allocato il capolinea degli autobus urbani ed extra urbani, specificatamente in riva della Posta, poi trasferito nella terraferma nel lato opposto della ex stazione centrale.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Una partita di canoa polo nelle rive di Ortigia

La prima squadra di calcio ortigiana e siracusana è stata l'Ortigia Sport Club, fondata nel 1907 e con una partecipazione alla Coppa Lipton. Si è sciolta intorno al 1915. A cavallo tra gli anni novanta e gli anni duemila, è esistita un'altra società di nome Ortigia con i medesimi colori verdi e bianchi dello Sport Club, e ha disputato campionati dilettantistici.

Altri tre sodalizi sportivi hanno rappresentato e rappresentano l'isola: l'A.S.D. Canottieri Ortigia settore canottaggio, da cui è poi nato il Circolo Canottieri Ortigia di pallanuoto, e il C.C. Ortigia Siracusa di pallamano, attivo dal 1978 al 2002, con tre scudetti e due Coppe Italia in bacheca, e con tre partecipazioni in Coppa Campioni, due in Coppa delle Coppe e in diverse occasioni anche in Coppa EHF. Fiore all'occhiello del club biancoverde è stato da sempre il settore giovanile, con il quale ha vinto vari trofei a carattere regionale e nazionale.

Inoltre le sue acque, nel porto piccolo e nei pressi del ponte Umbertino, fungono da campo da gioco in occasione di gare sportive tra i canottieri. Ne sono stati un esempio le fasi finali dei campionati italiani di canoa polo, precisamente i play off della serie A maschile e femminile di questo sport, oltre che i confronti della serie B tra le cinque squadre che si sono aggiudicate i gironi del centro sud e che promuovono in A1 le prime due classificate. Ortigia è stata dunque "capitale della canoa polo italiana" per due giorni nel marzo 2013[74].

Fanno parte dello sport acquatico anche le tante regate organizzate dalla Lega Navale Italia - Sezione di Siracusa svolte sempre nel porto piccolo e davanti a Ortigia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Note al testo
  1. ^ Nel testo di Buonanni, Colonna, 1717 p. 4. :

    «Fazello nella prima Deca con tali parole: Prima ejus pars, quae hodie colitur (intende Ortigia) prisco tempore teste Nicandro Homothermon dicebatur

  2. ^ Dopo che la Spagna abbandonò la Sicilia senza combattere (a causa del trattato diplomatico di Utrecht), nel 1713, a Siracusa si insediarono i Piemontesi, ma quando gli Spagnoli decisero di dichiarare guerra alla Quadruplice Alleanza e riprendersi la Sicilia con le armi, non vi fu modo per loro di rientrare nel capoluogo aretuseo: tutte le fortificazioni, da essi stessi progettate, avevano fatto di Ortigia un'imprendibile fortezza che rimase saldamente nelle mani dei Savoia e degli Inglesi (che si curarono di sorvegliarne accanitamente anche le acque).
  3. ^ Carpinteri, 1983, pp. 30-31:

    «Riporta il Fazello che, trovandosi egli in quei giorni in Siracusa a predicare, potè vedere con i suoi occhi che Carlo V imperatore tentò di rompere l'istmo e di riportare Ortigia all'antica forma di isola»

  4. ^ Nelle monete siracusane vi sono raffigurati (da sinistra a destra): Atena con elmo, dea della guerra, Anapo, dio fluviale, Aretusa con delfini, ninfa di Artemide, Alessandro Magno, re dei Macedoni, un'altra versione di Aretusa (argentea), Kore, figlia di Demetra, quadriga al goloppo incoronata da Nike alata.
Fonti
  1. ^ Dato verificabile sotto la voce "F) Trekking Siracusa" sul seguente sito: "https://elleciturismo.wordpress.com/escursioni-sul-monte-etna/[collegamento interrotto]
  2. ^ Dato riscontrabile su: Copia archiviata, su www2.esperia.it. URL consultato l'11 agosto 2008 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2006).
  3. ^ antoniorandazzo.it, https://www.antoniorandazzo.it/mitileggende/isola-dei-cani.html. URL consultato il 26 febbraio 2022 (archiviato il 26 febbraio 2022).
  4. ^ Nicandro di Colofone, I, v. 419.
  5. ^ Raleigh, Birch, Oldys, 1829, p. 32.
  6. ^ Fazello (Nannini), 1573, p. 116 in Libro Quarto - cap. I - Della città di Siracusa.
  7. ^ Mirabella, 1717, p. 4.
  8. ^ Pausania, I, 28.
  9. ^ Domenico LoFaso Pietrasanta di Serradifalco, Le Antichità della Sicilia: Antichità di Siracusa e delle sue colonie, p. 169.
  10. ^ Ortigia - Enciclopedia Treccani, su treccani.it. URL consultato il 10 novembre 2014 (archiviato il 10 novembre 2014).
  11. ^ Ciaceri, 1914, p. 1.
  12. ^ a b (EN) Henry Liddell e Robert Scott, Ὀρτυγία, in A Greek-English Lexicon, 1940.
  13. ^ a b Ὀρτυγία (Ortygia), su demgol.units.it. URL consultato l'11 novembre 2014 (archiviato l'11 novembre 2014).
  14. ^ Di Bella, 2008, p. 5.
  15. ^ a b c Dizionario Etimologico Della Mitologia Greca - Ortigia [collegamento interrotto], su it.scribd.com. URL consultato il 26 agosto 2014.
  16. ^ a b c Giuseppina Paola Viscardi, L'astuzia mimetica della «ragione rituale»: il suono della nascita di Febo nelle urla penetranti di Ortigia, in Academia.edu, Casale della Regina, Velletri (Roma), giugno 2013. URL consultato il 27 agosto 2014 (archiviato il 13 aprile 2022).
  17. ^ Ottorino Pianigiani, 1911, p. 207.
  18. ^ Foresti, 1889, p. 345.
  19. ^ Diodoro Siculo, V, 3.
  20. ^ Wladimir Brunet, Ricerche sullo stabilimento dei Greci in Sicilia, p. 51.
  21. ^ (EN) D'Arcy Wentworth Thompson, A Glossary of Greek Birds, Oxford at the Clarendon Press, 1895.
  22. ^ Filippo Capponi, Ornithologia Latina, Genova, 1979.
  23. ^ Delos, l’isola luminosa di Apollo, su archeomolise.it. URL consultato l'8 giugno 2011 (archiviato il 6 marzo 2016).
  24. ^ Giuffrida, 2007, p. 229.
  25. ^ Caterina Napoleone, Franco Maria Ricci, Enciclopedia della Sicilia, 2006, p. 911.
  26. ^ Russo, 2004, p. XII.
  27. ^ Carpinteri, 1983, p. 31; Vincenzo Mirabella, Delle Antiche Siracuse, vol. 2 (seguito del libro di Giacomo Bonanni, ovvero Le dichiarazioni della pianta dell'antiche Siracuse... descritte da D. Vincenzo Mirabella), 1717, p. 89.
  28. ^ Privitera, 1879, p. 535.
  29. ^ Jeanne Villepreux-Power, Guida per la Sicilia, 1842, p. 106.
  30. ^ Francesca Bottari (Libreria dello Stato, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato), Pantalica e Siracusa, 2008, p. 106.
  31. ^ Cit. Fazello in Carpinteri, 1983, p. 31.
  32. ^ a b Privitera, 1879, p. 155.
  33. ^ Carpinteri, 1983, p. 31; Privitera, 1879, p. 155.
  34. ^ Russo, 2004, p. 34.
  35. ^ 29 maggio 2010: Consegna locali ex Chiesa Ara Coeli Archiviato il 22 luglio 2011 in Internet Archive.
  36. ^ antoniorandazzo.it, https://www.antoniorandazzo.it/ortigia/quartiere-bottai.html.
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