Sbarco nella Baia dei porci
| Invasione della Baia dei porci Parte della Guerra fredda
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Mappa della Baia dei porci
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| Data | 17 - 19 aprile 1961 | ||
| Luogo | Baia dei porci, Cuba | ||
| Esito | Vittoria cubana | ||
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Per sbarco nella Baia dei porci, chiamato anche invasione della Baia dei porci, si intende il fallito tentativo da parte di esuli cubani addestrati dalla CIA di conquistare la parte sud-ovest di Cuba e rovesciare il governo cubano di Fidel Castro[2]. L'operazione, appoggiata dal governo statunitense, venne lanciata nell'aprile 1961, neanche tre mesi dopo l'insediamento di John Fitzgerald Kennedy alla presidenza. Le forze armate cubane, equipaggiate ed addestrate dalle nazioni filo-sovietiche del blocco orientale, sconfissero la forza d'invasione in tre giorni di combattimenti.
La forza da sbarco principale prese terra in una spiaggia chiamata Playa Girón, motivo per cui nei paesi sudamericani il fatto è noto anche come battaglia di Girón o semplicemente Playa Girón. Il piano preparato dalla CIA fu denominato Programma per un'azione segreta contro il regime di Castro (A Program of Covert Action against the Castro Regime) ed in seguito chiamato operazione Zapata, dal nome geografico della zona da conquistare (Ciénaga de Zapata).
L'operazione screditò la propaganda elettorale di John F. Kennedy, detta della Nuova Frontiera, improntata su auspici di pace e libertà[3].
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Le motivazioni
L'ipotesi di uno sbarco alla Baia dei porci aveva cause politiche ed economiche. Le prime erano dovute al fatto che Fidel Castro era favorevole ad una aggregazione di stati centro e sud-americani, facendo temere all'amministrazione americana una sovietizzazione dell'America Latina. Gli statunitensi erano poi in piena politica del contenimento, ed erano decisi a riportare l'isola sotto la sfera d'influenza statunitense. A questo fine ben si prestavano alcuni membri del Concilio Rivoluzionario Cubano, attivo nella Florida e finanziato dagli Stati Uniti, che, a suo tempo, avevano combattuto a fianco di Fidel Castro per avere una democrazia cubana, ed ora volevano attuare la loro versione di ideale democratico a Cuba.
Più estesi i motivi economici. Nel giugno 1960 Fidel Castro, succeduto il 1º gennaio 1959 al filo-americano Fulgencio Batista a seguito della Rivoluzione cubana, aveva nazionalizzato le raffinerie della Esso di John D. Rockefeller e della Shell di Marcus Samuel, ad Havana Harbor e della Texaco di Joseph S. Cullinan, Thomas J. Donoghue, Walter Benona Sharp e Arnold Schlaet a Santiago de Cuba[4], perché si erano rifiutate di raffinare il petrolio sovietico[5]. Il 17 settembre espropriò tutte le banche statunitensi compresa la First National City Bank of New York di James Stillman Rockefeller, la First National Bank of Boston, e Chase Manhattan Bank, di David Rockefeller, e altre società[6] e in ottobre chiuse casinò e catene di alberghi Riviera e Capri[7], di Meyer Lansky, di Lucky Luciano[8], di Santo Trafficante Sr., di Frank Costello.
Circa 250.000 cubani scapparono per emigrare negli Stati Uniti, perdendo i loro beni. In campo agricolo, con la riforma agraria, il governo aveva distribuito ai contadini cubani, raccolti in società cooperative, 270.000 ettari di latifondo e porzioni di territorio già coltivato, circa 35.000 ettari della United Fruit Company di proprietà di Nelson Rockefeller (Rockefeller-owned United Fruit Company, UFCO) della quale Allen Dulles, direttore della CIA, aveva capitali azionari e come socio di maggioranza ne era presidente ed era rappresentante legale insieme a suo fratello John Foster Dulles, Segretario di Stato[9]. Aveva perso proprietà la ITT Corporation e altre aziende americane, la maggior parte produttrici di zucchero, per un totale di 70.000 ettari[10], colpendo direttamente gli interessi dei proprietari delle società statunitensi e avvicinandosi, con lo scambio di zucchero per petrolio, all'Unione Sovietica[11]. Questi terreni furono risarciti al prezzo dichiarato dalle società al catasto cubano ma i proprietari si lamentavano che era troppo poco. I diritti di tutte queste società venivano sostenuti per interessamento del direttore della CIA.
[modifica] Preliminari
Il piano originale prevedeva una sollevazione popolare dall'interno, che provasse la disaffezione delle popolazioni rispetto al regime assolutista che governava gli isolani attraverso la creazione di un'opposizione cubana responsabile e unificata contro il regime di Castro, situata al di fuori di Cuba (fu creato il Concilio Rivoluzionario Cubano, a Miami, il 22 marzo 1961)[12]; lo sviluppo di una comunicazione di massa per il popolo cubano come base di una potente offensiva di propaganda (allo scopo c'erano Radio Swan, nelle Honduras, dal maggio 1960 e la radio degli esuli cubani); la creazione e lo sviluppo di una rete segreta di spionaggio e l'organizzazione di azioni di sabotaggio all'interno di Cuba, che rispondesse alle direttive e agli ordini dell'opposizione in esilio (nacque il Gruppo Alpha 66, nel 1961, e l'Operation 40, nel 1960).
Il piano chiamato "Programma per un'azione segreta contro il regime di Castro" (A Program of Covert Action against the Castro Regime)[13], nome in codice Jmarc[14], fu elaborato dal Gruppo 5412[15], sostenuto da Richard Nixon, allora vicepresidente, durante l'amministrazione di Dwight Eisenhower, che approvò il piano il 17 marzo 1960. Il 30 ottobre, a Città del Guatemala, il giornale La Hora aveva dato notizia della base segreta nella quale si stava preparando l'invasione di Cuba[16]. Il 19 novembre 1960, il professore Ronald Hilton, direttore dell'Istituto di studi Ispano Americani (Institute of Hispanic American Studies) dell'Università di Stanford, appena tornato da un viaggio di ricerca in Guatemala, pubblicò sull'Hispanic-American Report e sul settimanale The Nation la notizia degli esuli, addestrati dalla CIA, che volevano rovesciare Castro[17]. Nei mesi successivi, a dicembre, numerosi giornali americani pubblicarono notizie sulla misteriosa base militare in una piantagione di caffè del Guatemala e il 10 gennaio se ne interessò anche il New York Times. Una tale pubblicità, venendo a mancare il segreto, non sollevò un problema di incompatibilità, perché queste notizie vennero date proprio nel momento in cui l'amministrazione Eisenhower se ne andava e l'amministrazione Kennedy non si era ancora insediata.
In seguito, quando il 17 gennaio 1961, Eisenhower andò in pensione, l'operazione prese il nome in codice di Operazione Pluto, poi Operazione Trinidad, da ultimo Operazione Zapata, fu firmata da Allen Dulles, direttore della CIA, che nominò Richard M. Bissell, Jr., vicedirettore del Piano (Deputy Director for Plans, DDP) e autorizzata in febbraio dal nuovo Presidente John Fitzgerald Kennedy. Il 7 aprile, Tad Szulc scrisse sul New York Times un articolo in prima pagina intitolato "Unità anticastriste addestrate al combattimento in una base in Florida" ("Anti Castro Units Trained to Fight at Florida Bases") e predisse una probabile invasione di Cuba per la data 18 aprile[18]. Quando Kennedy lesse l'articolo, rispose contrariato al responsabile editoriale del Times: "Castro non ha bisogno di spie negli Stati Uniti; tutto quello che deve fare è di leggere il giornale" ("Castro doesn't need spies in the United States; all he has to do is read the newspaper")[19].
Il 9 aprile 1961, Che Guevara espose in un discorso il punto di vista cubano: "Cuba: eccezione storica o avanguardia nella lotta anti-coloniale?" ("Cuba: Historical exception or vanguard in the anticolonial struggle?")[20]. L'11 aprile 1961, fu invitato a Washington l'alleato inglese, il ministro della guerra Mountbatten, e così fu ufficialmente informato dell'operazione Zapata l'MI-6, il servizio di spionaggio inglese, che al tempo pullulava di spie doppiogiochiste che passavano documenti al KGB, il servizio di spionaggio russo. Gli inglesi non vedevano di buon occhio l'espansionismo statunitense su Cuba.
Il 12 aprile Georgi Kornienko, consulente legale dell'ambasciata sovietica a Washington D.C., chiese a Schlesinger se da parte degli Stati Uniti si escludeva la possibilità di avviare ulteriori negoziati con Fidel Castro e quali erano i passi che Kennedy poteva considerare prove di una sincera volontà di pace. Schlesinger riferì a Rusk e a Kennedy ma non ebbe seguito.
Il 13 aprile 1961, Radio Mosca, in una trasmissione in lingua inglese, informava il mondo che entro una settimana sarebbe avvenuta l'invasione di Cuba da parte di un gruppo organizzato dalla CIA[21]. Il 13 aprile 1961, all'Avana, Cuba, avvenne il sabotaggio del grande magazzino "El Encanto" che fu ridotto in cenere da ordigni altamente incendiari con i timbri dell'esercito americano[22].
Il 14 aprile 1961 Konrad Adenauer, il cancelliere tedesco, fu invitato a Washington e messo al corrente da Kennedy delle intenzioni statunitensi di rovesciare con le armi il governo cubano. Gli strateghi statunitensi si aspettavano una reazione russa all'invasione di Cuba, pensavano che i russi avrebbero risposto invadendo la Germania dell'Ovest e gli offrirono una copertura strategica[23]. Adenauer gli rispose malamente e i due litigarono talmente tanto che alla fine decisero di distruggere la registrazione scritta dell'incontro[24]. Nei giorni successivi Adenauer con sua figlia, su richiesta di Kennedy, furono ospiti alla fattoria di Johnson per un picnic con barbecue[25][26].
I servizi segreti cubani furono ufficialmente avvisati dello sbarco anche da Osvaldo Sánchez Cabrera, agente del KGB. Il programma per un'azione segreta contro il regime di Castro era diventato il segreto di Pulcinella[27] e il governo cubano ebbe tutto il tempo di studiare un piano di difesa, che fu ben congegnato, nascondere gli aerei da combattimento, attivare la contraerea e vigilare le coste. Il governo cubano fu in grado di dare tempestivamente un'adeguata risposta ad ogni iniziativa statunitense.
[modifica] Pianificazione
In un primo tempo era prevista l'occupazione del porto di Trinidad, una città sulla costa meridionale di Cuba, con 18.000 abitanti, nota per il suo passato anticastrista, da parte di circa 300-400 guerriglieri anticastristi già presenti sulla Montagne Escambray[28][29] in modo da avere un facile punto di sbarco e una via di fuga, verso le Montagne Escambray, dove attuare la guerriglia. Invece Kennedy scelse lo sbarco nella zona paludosa semi-desertica di Zapata, nella quale si insinuava la Baia dei porci, che si rivelò uno sbarco difficile per la barriera corallina e che non aveva vie di fuga. Il nuovo piano venne progettato da Jack Hawkins[30], colonnello dei Marine sotto la direzione di Jacob Esterline, entrambi militari della CIA.
I paracadutisti avrebbero chiuso le vie di accesso alla zona.
I combattenti dovevano creare una striscia di terra, da tenere almeno per una settimana, sulla quale far atterrare il governo provvisorio degli esuli cubani, che sarebbe stato riconosciuto dagli Stati Uniti. Questo nuovo governo avrebbe formalmente richiesto il sostegno militare americano, che avrebbe così potuto dichiarare guerra a Cuba, adempiendo a tutti i vincoli e intervenire ufficialmente con le forze armate statunitensi[31]. I membri del Concilio Rivoluzionario Cubano non parteciparono alla stesura dei piani di invasione, furono tenuti al corrente del cambiamento da Trinidad a Zapata ma non poterono esprimere un proprio parere operativo e di ciò si lamenteranno. Kennedy pose molte limitazioni riguardo alle regole di ingaggio[32]:
- il 3 marzo, ordinò che non ci fosse alcun diretto coinvolgimento della Forza Militare statunitense nell'invasione di Cuba.
- il 7 aprile, ordinò che i cacciatorpediniere non potessero avvicinarsi oltre 32 chilometri (20 miglia) dalla costa cubana. Che le unità navali statunitensi non sparassero a meno di non essere direttamente attaccate e che se la forza statunitense fosse intervenuta per proteggere il naviglio degli attaccanti, l'operazione sarebbe stata cancellata automaticamente.
[modifica] Contrari all'intervento
A Kennedy non mancarono avvisi, da personale competente, che quest'operazione poteva andare male:
- Il 28 gennaio, nel corso di una riunione, il generale Lyman Lemnitzer, coordinatore dei capi di stato maggiore congiunto (Chairman of the Joint Chiefs of Staff) parlò energicamente contro l'invasione con la motivazione che le forze di Castro erano già troppo forti.
- Nella stessa riunione, Robert McNamara, segretario della Difesa degli Stati Uniti, aveva stimato che tutte le operazioni segrete previste nei confronti di Castro, tra cui la propaganda, il sabotaggio, l'azione politica e il progetto di invasione, non avrebbero prodotto l'auspicato obiettivo di rovesciare Castro.
Fra i collaboratori di Kennedy furono contrari:
- Il 29 marzo, William Fulbright, senatore alla Commissione del Senato per le Relazioni Estere degli Stati Uniti, disse a Kennedy: "Dare supporto a questa attività perfino segreta è quel che di ipocrita e cinico gli Stati Uniti denunciano in modo costante che fa l'Unione Sovietica alle Nazione Unite e dovunque. Questo non può essere nascosto al resto del mondo e nemmeno alle nostre coscienze[33].
Il 30 marzo Kennedy invitò Fulbright sull'aereo presidenziale per fare il volo verso il luogo di vacanza assieme, in modo da avere tutto il tempo di parlare tranquillamente dei motivi che spingevano Fulbright a contrastare il rovesciamento del governo cubano.
Il 31 marzo Fulbright diede al Segretario di Stato Dean Rusk una nota negativa di tre pagine, ispirata a motivi etici e legali che diceva: "Noi dovremmo violare deliberatamente gli obblighi fondamentali che abbiamo assunto nell'atto di Bogotà[34], che stabilisce l'Organizzazione degli Stati Americani.
Il 4 aprile Fulbright, invitato da Kennedy alla riunione di guerra che si teneva nella sala ovale, di fronte allo Stato Maggiore e a tutti i responsabili, si scagliò contro l'intera operazione in modo enfatico e incredulo, disse che "l'operazione era completamente sproporzionata rispetto alla minaccia e che avrebbe compromesso la nostra posizione morale nel mondo e reso impossibile le nostre proteste per le violazioni dei trattati da parte dei comunisti". Il discorso di Fulbright lasciò tutti indifferenti ad eccezione di Schlesinger e del presidente[35].
| Per approfondire, vedi la voce Memorandum di Schlesinger. |
- Il 5 aprile, Arthur Schlesinger, storico, assistente speciale di Kennedy, esperto di politica estera, specialmente per l'America Latina, lasciò una nota di 10 pagine a Kennedy, elencando i motivi della propria contrarietà allo sbarco[36].
Il memorandum esponeva alle riflessioni di Kennedy due basilari argomenti contrari:
- per quanto equipaggiamento ed effettivi potessero sembrare cubani, gli Stati Uniti sarebbero stati comunque ritenuti responsabili dell'operazione.
- il regime di Castro era troppo forte per poter essere abbattuto con un solo sbarco, per cui l'operazione poteva finire male.
- McGeorge Bundy, assistente al presidente per gli affari di sicurezza nazionale, detta NSA (Assistant to the President for National Security Affairs) diede parere negativo.
- Adlai Ewing Stevenson II, ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, quando seppe da Schlesinger[37], dichiarò esplicitamente che disapprovava l'intero progetto e si lamentò di non aver avuto modo di esprimere il suo parere.
- Dean Acheson, avvocato e uomo di stato con una lunga esperienza di politica estera statunitense, collaboratore non ufficiale vicino a Kennedy, gli disse che l'idea gli sembrava disastrosa perché 1.500 uomini erano troppo pochi[38][39].
- Chester Bowles, sottosegretario di stato ossia supplente di Dean Rusk, che fu sconvolto dal programma di invasione e il 31 marzo consegnò a Rusk un promemoria in cui si diceva fermamente contrario all'invasione.
[modifica] Schieramento
[modifica] Forza Armata Rivoluzionaria
Fin dai primi di aprile, i dirigenti militari cubani avevano schierato sull'isola di Cuba 20.000 uomini, batterie di artiglieria pesante e cento carrarmati.
[modifica] Brigada Asalto 2506
A partire da ottobre 1960, circa 1.400 uomini cubani furono addestrati dalla CIA in una azienda di caffè (finca), di proprietà di Robert Allejos, fratello di Carlos, ambasciatore del Guatemala negli Stati Uniti. La base, chiamata Campo Trax, vicino a Retalhulehu sulle montagne meridionali del Guatemala, era al comando di Jack Hawkins. Il 50 % delle persone erano mercenari cubani, altri erano figli di uomini politici di appartenenza al Concilio Rivoluzionario Cubano, fondato a Miami, con a capo Josè Mirò Cardona. Circa 240 uomini erano studenti universitari, 200 uomini erano ex militari cubani della truppa di Batista, dei quali 14 ricercati a Cuba per comune omicidio[40].
Questo corpo di spedizione venne chiamato Brigata 2506, aggiungendo 1.000 al numero degli effettivi, che era 1506, per non farli sembrare pochi. Ogni soldato era pagato 400 dollari al mese, durante l'addestramento, con una cifra addizionale di 175 dollari per la moglie e qualcosa in più per ogni figlio. I comandanti militari, assunti dal responsabile esecutivo della CIA, Richard Bissel, furono gli stessi usati per il colpo di stato in Guatemala contro Arbenz del 18 giugno 1954: Tracy Barnes, David Atlee Phillips, David Morales, Jake Esterline, William Rip Robertson, Howard Hunt, Gerry Droller detto Frank Bender più tre nuovi, Desmond Fitzgerald (CIA officer), William Harvey e Ted Shackley; tutti uomini della CIA.
Come comandante della Brigata 2506 Cardona fu costretto da Allen Dulles ad ingaggiare Manolo Artime[41], un giovane medico, inviato dall'ala conservatrice dei Gesuiti, appoggiato da padre Posada, un sacerdote gesuita, che lo fece incontrare col cardinale Avery Dulles pure membro gesuita, che lo pose sotto la protezione di suo zio Allen Dulles[42].
Il 14 aprile 1961, la forza paramilitare cubana partì da Puerto Cabezas, in Nicaragua, salutata dal generale Luis Somoza, Presidente del Nicaragua. Somoza dichiarò: "Portatemi i peli della barba di Castro!". Poi salutò col pugno chiuso e voltò le spalle ai futuri invasori[43]. Quando Castro lesse l'articolo sul Washington Post disse: «Adesso sappiamo quando ma non sappiamo ancora dove». Partirono sei navi mercantili, la Bragart, la Caribe, nome in codice Sardina, l'Atlantico, nome in codice Tiburon, la Barbara, la Houston, nome in codice Barracuda e la Rio Escondido, nome in codice Ballena, più una vecchia nave da sbarco (Landing Craft Infantry, LCI) la USS San Marcos[44], prese in affitto dalla Garcia Lines, società marittima di Alfred Garcia, al prezzo di 600 dollari al giorno per ogni nave, più carburante, cambusa e personale.
L'Atlantico (Tiburon) aveva otto gommoni da sbarco lunghi circa sei metri, con motori fuoribordo, cinque con un motore Evinrude da 75 hp e tre con motori Evinrude da 45 hp. La Houston (Barracuda) trasportava uomini, carburante, 5 carri armati M4 Sherman, 10 carri armati con mitragliatrici di calibro 50, 75 bazooka, 60 mortai, 21 cannoni da 57 mm., cannoni da 76.2 mm., 54 mitragliatrici pesanti calibro 50, 39 mitragliatrici leggere calibro 30, 8 lanciafiamme, 22.000 bombe a mano, 108 fucili BAR, 470 mitragliette M3, 635 carabine M1 Garand, 465 pistole, mine anticarro, munizioni e rifornimenti[45].
[modifica] Scorta USA
La flotta americana[46], composta dalla portaerei USS Essex, da 5 cacciatorpediniere (Conway, Cony, Eaton, Murray e Wailer) e 1 sommergibile Cobbler (SS-344)[47], nome in codice forza Alfa, più 2 cacciatorpediniere Bache e Beale, di riserva e 7 vascelli da sbarco, fu schierata in acque internazionali, con l'ordine di scortare soltanto il corpo di spedizione[48]. Erano presenti anche la portaerei USS Wasp, nome in codice Task Force Bravo,[49] con il proprio gruppo di cacciatorpediniere antisommergibile e 1 sommergibile, situati a fianco alla Essex e la portaerei USS Independence e i suoi 6 cacciatorpediniere antisommergibile e 1 sommergibile, situati a Sud nella Baia di Guantanamo[50].
Un tale spiegamento di forza navale antisommergibile statunitense, regolarizzata dall'Ufficio di Spionaggio Navale (Office of Naval Intelligence, ONI), al tempo comandato dall'Ammiraglio Vernon L. Lowrance, fa pensare alla rilevazione di unità sommergibili russe lungo la costa dell'isola di Cuba. In effetti è stata accertata la presenza di almeno uno, il sommergibile russo U 359[51][52].
[modifica] Forza aerea CIA
La forza aerea era formata da 16 bombardieri B-26 d'epoca (ma ne furono usati solo 8 per decisione di Kennedy), 6 C-46 da trasporto, 8 C-54s e 2 idrovolanti Catalina con 5 cannoni da 76 mm. La CIA comprò per mezzo della compagnia Intermountain Aviation 26 bombardieri B-26Cs. di cui 20 in buono stato e resi operativi. Altre compagnie che sorressero l'Operazione Zapata furono la Civil Air Transport (CAT), una compagnia fondata dal vicegenerale Chennault fin dal 1946 e che fu regolarmente acquistata dalla CIA e ridenominata Pacific Corporation Holding, la quale includeva nuove compagnie come la Southern Air Transport (SAT), e le due piccole Air America, e Air Asia.
Il generale Doster, comandante dell'Alabama National Guard, l'unica forza aerea americana ad avere ancora in dotazione i B-26, pensò a trovare i piloti. Per mezzo della compagnia Double-Check Corporation, Doster reclutò circa 80 americani esperti in B-26, alcuni provenienti dal 117º TRW, USAF, per riparare gli aerei e addestrare i cubani, e circa 60 cubani, tra i quali scegliere gli equipaggi. Per non dare nell'occhio, bombardieri e piloti furono relegati in una vecchia base aerea dei marine in disuso, a Opa-Locka, vicino a Miami. Ufficialmente gli equipaggi erano controllati e pagati ufficialmente dalla Carribean Marine Aero Corporation, mentre l'addestramento avveniva ufficialmente per mezzo della Zenith Technical Enterprises Inc.
L'armamento dei bombardieri fu acquistato per mezzo della Carribic, meglio nota come Interarms Company[53], del trafficante d'armi Sam Cummings[54]. Sabato 15 aprile 1961, circa alle 02,30, i bombardieri B-26 Invader, dell'Alabama National Air Guard, ritinteggiati con le insegne cubane, decollarono: 6 dalla base aerea di Retalhuleu in Guatemala (nome in codice Rayo Base) e 2 da Puerto Cabezas in Nicaragua (nome in codice Happy Valley), verso i bersagli loro assegnati, gli aeroporti dove stazionavano i caccia DAFAR Sea Fury 541 e altri aerei [1] cubani.
[modifica] Forza Aerea cubana FAR
La Forza Aerea Rivoluzionaria cubana era composta da 15 bombardieri B-26, 10 Hawker Sea Furies e 4 T-33 jet d'addestramento, più un OS2U-3 Kingfisher, un C-46, 3 C-47 da trasporto e un Beech C-45. Il generale dell'aeronautica cubana, aspettandosi un bombardamento, aveva predisposto l'occultamento degli aerei da combattimento, lontano, con reti mimetiche, facendo dormire i piloti al pomeriggio, sotto le ali degli aerei, in modo che fossero ben protetti ma pronti all'intervento, in qualsiasi momento. Inoltre, furono lasciati sulle piste degli aeroporti, vecchi aerei civetta non funzionanti, per attirare su di loro le bombe e ingannare l'opponente.
[modifica] Bombardamento
Il piano fu chiamato Operazione Puma e aveva lo scopo di distruggere la forza aerea cubana. Furono effettuati dei piccoli bombardamenti in alcune zone dell'Avana, a Santiago de Cuba, furono colpiti aerei parcheggiati negli aeroporti militari, per un totale di tre o quattro B-26Cs, un C-47, un FB 541 Fury del FAR e un DC-3 della Airlines cubana e un serbatoio di carburante. A Camp/Ciudad Libertad, i bombardieri non trovarono FAR FB-541 Sea Fury parcheggiati all'aeroporto, dissero che c'era solo un T-33A d'addestramento, che diedero per colpito, nell'attacco morirono 7 persone.
Il bombardiere B-26B, nome in codice Puma 3, fu colpito e cadde sulla costa Nord dell'Avana, morirono 4 avieri. Il secondo bombardiere B-26B, nome in codice Puma 1, che volava in coppia con Puma 3 fu danneggiato da una salva di proiettili e avendo poco carburante, invece di ritornare in Nicaragua, dirottò negli Stati Uniti, atterrando a Boca Chica, vicino a Key West. I due bombardieri B-26B, nome in codice Linda, andarono a San Antonio de los Banos, e distrussero un T-33, un C-47, un AT-6 e un altro DC-3. I bombardieri furono danneggiati dal fuoco degli oppositori e fecero un atterraggio di fortuna a Grand Cayman. Negli attacchi morirono 57 persone.
Gli aerei di spionaggio dell'aviazione americana U-2, in volo ad alta quota, sopra l'Isola di Cuba, prendevano fotografie e diedero l'immagine reale dell'attacco aereo, mostrando che si poteva confermare la distruzione a terra di solo cinque aerei FAR, mentre altri, pur essendo stati colpiti, si dovevano considerare solo danneggiati.
[modifica] Giustificazioni
Il piano statunitense prevedeva che un aereo militare ripitturato con le insegne cubane, pilotato da Mario Zuniga, sarebbe atterrato a Miami, per dare al mondo la falsa notizia che l'aeronautica militare cubana aveva disertato e si era schierata con gli insorti. Ma quando questo aereo arrivò, trovò già all'aeroporto un altro aereo cubano, di un altro disertore; inoltre all'aeroporto si trovava anche il bombardiere americano con le insegne cubane che era stato colpito e aveva dovuto fare un atterraggio di fortuna. Tre aerei, tre piloti, tre verità: Zuniga, il falso disertore, diceva che c'era un sollevamento popolare, l'altro disertore, molto opportunamente, aveva detto che sollevamenti anticastristi non ce n'era; davanti all'incalzare dei giornalisti il primo non riuscì a mentire e snocciolò la verità. Fidel Castro portò la questione all'ONU, accusando gli Stati Uniti di aver bombardato Cuba.
Il 15 aprile Adlai Stevenson, l'ambasciatore statunitense all'ONU, si levò a difendere il suo paese dalle accuse che gli aerei cubani che avevano attaccato l'isola avessero ricevuto aiuto dagli Stati Uniti. Derise le accuse dicendo che erano senza fondamento e sostenne che gli aerei da bombardamento erano partiti dagli aeroporti cubani stessi. Per sostenere la difesa in più mostrò la foto di uno degli aerei con gli scudetti cubani. Un giornalista fece notare che il muso dei bombardieri nelle foto era di solido metallo pitturato in colore oliva scuro, mentre l'aereo del FAR del disertore cubano aveva il muso chiaro di plastica[55][56]. L'ambasciatore Stevenson fu pubblicamente smentito, e allora rispose a Kennedy, chiedendo pubblicamente in una successiva riunione dell'ONU, di far cessare l'attacco.
Dopo questo bombardamento, apparve chiaro al governo cubano che si stava preparando un'invasione e furono arrestati dalla polizia e preventivamente rinchiusi nei cinema e nei teatri circa 200.000 persone, notoriamente dissidenti, che avrebbero potuto partecipare all'insurrezione prevista nel piano operativo statunitense. Il 16 aprile 1961 Castro dichiarò Cuba stato socialista.
Una seconda tornata di bombardamenti, programmata per il 16 aprile, fu annullata da Kennedy, su consiglio di Rusk e pressione di Bundy, perché ormai era apparso chiaro all'ONU, ai Russi e al mondo intero che i bombardieri B-26 Invaders non partivano da Cuba ma erano aerei americani camuffati, con equipaggi americani[57].
[modifica] Lo sbarco
Il 17 aprile, all'una di notte, un gruppo di uomini rana arrivò sulla spiaggia, per segnalare alle navi la posizione dello sbarco. Una camionetta cubana in perlustrazione li scambiò per pescatori, ma un uomo rana aprì il fuoco contro la camionetta, gettando l'allarme fra le forze cubane, che in questo modo seppero che lo sbarco era iniziato. Le 1453 persone del corpo di spedizione anticastrista iniziarono lo sbarco nella Baia dei porci, dove furono scaricati anche carri armati e camion. Ad attenderli trovarono i soldati dell'esercito cubano, al comando dei quali c'erano gli ex guerriglieri del Movimento 26 luglio, più esperti nel combattimento in quelle zone, che avevano attraversato durante i mesi della rivoluzione fino ad arrivare alla presa dell'Avana[58].
Allen Dulles si trovava a Puerto Rico per imbarcarsi col gruppo dell'Operazione 40[59], ideata dalla CIA e tenuta segreta anche allo stesso Kennedy[60], che comprendeva un gruppo di tiratori scelti della CIA, inizialmente 40 e poi portati a 70 militari e poi 80, che avevano il compito di falcidiare i quadri politici comunisti cubani. A capo del gruppo di fuoco c'era Joaquin Sanjenis Perdomo, ex capo della polizia a Cuba, al tempo del presidente Carlos Prío Socarrás.
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Gli aerei da caccia cubana FAR Fury, più i T-33 (aerei d'addestramento e armati nella necessità di sola mitragliatrice), salvatisi dai bombardamenti del 15 aprile perché nascosti lontano dagli aeroporti, si levarono in volo e, sparando dei razzi, affondarono la nave di comando Rio Escondido e la nave Houston che trasportavano le munizioni, le radio ricetrasmittenti e i rifornimenti, lasciando gli attaccanti completamente inermi, senza collegamenti, senza benzina e senza alimenti.
Il capitano Enrique Carreras Rojas, noto come "il nonno", lanciò quattro razzi verso la Houston, in navigazione otto chilometri a sud della Plaia Lunga, colpendola. Altri due aerei la colpirono con i loro razzi. Per salvarla dall'affondamento, il capitano della Houston diresse la nave verso la costa, facendola arenare. Gli aerei rientrarono e ricaricati fecero una nuova incursione colpendo la Rio Escondido, ferma proprio di fronte alla Plaia del Giron, che, essendo carica di combustibile, prese fuoco e affondò in breve. In successivi attacchi fu danneggiata un'altra nave che si allontanò, furono danneggiati molti mezzi da sbarco e tre barche.
[modifica] Secondo giorno
Il 18 aprile alle ore 14:00 Krusciov minacciò subito un intervento delle forze armate russe. Scrisse da Mosca una lettera intitolata "Sia posta fine all'aggressione statunitense contro la Repubblica di Cuba (End U.S. Aggression Against the Republic of Cuba)[61]. Il contingente della CIA, Operazione 40, con Allen Dulles, trasportati su un battello, in rotta verso l'Avana, fu richiamato quando si seppe che non poteva essere impiegato perché lo sbarco era fallito.
[modifica] Ritiro
Il 19 aprile, il corpo di sbarco, avendo finito le munizioni ed essendo senza cibo e acqua, fisicamente allo stremo, iniziò la ritirata verso la spiaggia del Giron, dove fu stretto in un cul de sac. Furono mandati 8 bombardieri B-26 per aiutare il corpo di spedizione in ritirata. Affinché non fossero falciati dal micidiale fuoco cubano, sulla portaerei Essex fu preparato un gruppo di Skyhawk A-4s, ripitturati in grigio chiaro, cancellando tutti gli scudetti e i numeri d'ordine, ed armati con cannoni da 20 mm. Questi aerei furono mandati come scorta ai bombardieri B-26 ma arrivarono un'ora in ritardo a causa di un malinteso dovuto alla differenza di fuso orario fra l'ora locale del Nicaragua e di dove si trovava la portaerei vicino a Cuba.
Di conseguenza, i bombardieri avanzarono ugualmente ma ne furono abbattuti quattro e allora i restanti quattro tornarono indietro. Leo Francis Berliss e Thomas Williard Ray, piloti americani dei B-26, avevano combattuto valorosamente, con sprezzo del pericolo, cercando, con bombe, razzi e mitragliatrici, di rallentare la stretta del cul de sac e dare modo ai soldati di ritirarsi sui sommergibili. I due piloti americani, abbattuti dai più veloci Sea Fury e T-33, erano sopravvissuti ma cercando di scappare furono colpiti e i loro corpi furono congelati e tenuti a Cuba ad estrema memoria, come prova del coinvolgimento della CIA.
Quando i dirigenti del Concilio Rivoluzionario Cubano, che erano riuniti all'aeroporto militare di Opa-Loka, vicino a Miami, pronti a partire per prendere le redini del paese, si resero conto che la partenza veniva rimandata, intuivano che qualcosa stava andando male ed erano molto preoccupati. Nessuno sapeva cosa fare così avvisarono Kennedy che mandò Berle e Schlesinger. Questi entrarono in una baracca al centro dell'aeroporto, verso le 8:15, e vi trovarono il consiglio rivoluzionario: Manuel Ray, Justo Carrillo, Carlos Hevia, Mirò Cardona, che aveva un figlio alla Baia dei porci, Antonio Maceo, che pure aveva un figlio fra i combattenti, e Tony Varona, che vi aveva un figlio, due fratelli e due nipoti. Cardona chiese l'intervento dell'aeronautica militare statunitense per rovesciare le sorti della battaglia.
Varona fece un veemente discorso elencando gli errori della CIA e concluse chiedendo l'intervento dell'aeronautica militare statunitense. Justo Carrillo fece un discorso politico sottolineando il fatto che una sconfitta alla Baia dei porci sarebbe stata una sconfitta mondiale della democrazia. Manuel Ray criticò la CIA, dicendo che aveva puntato tutto sull'invasione invece che sulla guerriglia interna. Carlos Hevia, amico di Kenneth Galbraith, e Varona dissero che volevano essere trasportati sulla spiaggia e morire con i loro connazionali oppure con un bombardamento massiccio trasformare la sconfitta in vittoria. Varona minacciò di fuggire e andare a Miami a tenere una conferenza stampa.
Berle e Schlesinger non sapevano cosa fare e decisero di portare il gruppo a Washington per parlare con il presidente. Kennedy disse che la lotta contro il comunismo si combatteva su molti fronti e che in questa lotta gli Stati Uniti non potevano perdere di vista l'intero quadro della situazione mondiale. Poi Kennedy diede disposizioni per il piano di salvataggio dei superstiti[62].
[modifica] Conclusione
Fra il 17 e il 20 aprile dieci piloti del FAR cubano effettuarono settanta missioni, abbattendo nove bombardieri B-26 su sedici impiegati, affondando due navi da 5.000 tonnellate su sei impiegate ed inoltre una nave comunicazioni, tre lance da sbarco d'equipaggiamento e cinque lance da sbarco truppa.
L'operazione Zapata, nonostante i combattenti sbarcati avessero ricevuto un approfondito addestramento militare americano, un rilevante supporto logistico, fu un clamoroso insuccesso. I combattenti anticastristi ebbero circa 104 morti, mentre l'esercito cubano ebbe 157 morti - ma sotto i bombardamenti morirono molti civili. 26 combattenti riuscirono a ritirarsi e furono tratti in salvo sul sommergibile americano in condizioni pietose, essendo rimasti 5 giorni senza cibo e senza acqua.
Circa 1.189 mercenari controrivoluzionari si arresero, furono arrestati, imprigionati e processati; furono trattati umanamente e venti mesi dopo (il 23 dicembre 1962) rilasciati, in cambio di 53 milioni di dollari in alimenti per bambini e farmaci[58]. Ne furono trattenuti due che erano stati condannati in precedenza a Cuba per omicidio e condannati a trent'anni di prigione.
[modifica] Conseguenze
Il discredito ricadde sulle spalle di John F. Kennedy, che commentò: "Un vecchio detto dice che la vittoria ha cento padri ma la sconfitta è orfana", citando senza saperlo Galeazzo Ciano che il 9 settembre 1942, un anno prima di essere fucilato, annotava sul suo diario: "La vittoria trova cento padri e nessuno vuol riconoscere l'insuccesso"[63][64]. Khrushchev da Mosca, il 22 aprile, rinfacciò a Kennedy in una lettera intitolata "Di quale libertà state parlando?" (Of What Freedom Are You Speaking?)[65]. Kennedy, coerentemente con i discorsi della campagna elettorale improntata su auspici di pace e libertà della Nuova Frontiera,[66] rispose che gli Stati Uniti non intendevano invadere Cuba e ad un sondaggio popolare, risultò che nell'85% del popolo americano, Kennedy era aumentato d'immagine[67].
Kennedy era adirato con i massimi dirigenti della CIA[68]. Nel novembre 1961, Kennedy silurò Allen Dulles, direttore della CIA, e il vicedirettore della CIA Charles Cabell. Kennedy per Richard Bissel trovò il posto di direttore del nuovo e prestigioso dipartimento di scienze e tecnologie ma Bissell rifiutò, per diventare invece direttore dell'Istituto di analisi per la Difesa, nel febbraio 1962. Kennedy non mancò di rinfacciare a Schlesinger e Bundy, che si erano opposti all'invasione di Cuba, di non essere stati abbastanza energici nell'opporsi[69]. L'apertura di un'inchiesta giunse alla conclusione che la CIA non era competente a progettare e condurre un'azione paramilitare e che doveva limitarsi alla raccolta di notizie di spionaggio e operazioni di tipo non militare, come confermato anche da un'inchiesta interna aperta dalla CIA. Dulles incaricò di questo il generale Lyman Kirkpatrick, ispettore generale di sorveglianza delle operazioni cubane (Inspector General Survey of the Cuban Operation), che stilò nell'ottobre 1961 un rapporto (Kirkpatrick Report)[70]. L'analisi della situazione fatta da Kirkpatrick fu corretta da un punto di vista di realtà ma fu espressa in modo inadeguato, usando una terminologia iperbolica che drammatizzava il responso, diminuendogli di valore e fu pubblicata 37 anni dopo, nel 1998, sia dall'archivio di stato americano[71], che in un libro di Peter Kornbluh[72]. Secondo questo rapporto, il personale della CIA ha deviato dai suoi compiti istituzionali[73], non è stato efficiente, ha operato gravi errori ed omissioni, che hanno comportato degli errori di valutazione e il fallimento dell'operazione. Richard Bissel Jr., vicedirettore dell'Operazione Zapata, è stato ritenuto il responsabile operativo del disastro. Però leggendo i documenti, appare chiaro che Bissel seguì pedissequamente i comandi e le regole d'ingaggio volute dal presidente Kennedy, cambiando la città di Trinidad con l'acquitrino di Zapata, accettando che non venissero fatti ulteriori bombardamenti e che non intervenisse né la forza aerea, né la forza terrestre statunitense[74].
La figura di Castro si rinsaldò, avvicinandosi ulteriormente a Mosca. Un anno dopo, la crisi dei missili sovietici installati a Cuba, come quelli che gli Stati Uniti l'anno precedente avevano installato in Turchia, avrebbe portato il mondo ad un passo da una guerra nucleare[75]. In cambio del ritiro dei missili, Kruscev ottenne da Kennedy l'impegno formale a non attaccare militarmente l'isola di Cuba.
Alcuni ipotizzano che l'assassinio di Kennedy a Dallas, il 22 novembre 1963, sia una conseguenza delle sue responsabilità nel fallimento militare alla Baia dei porci, considerata un tradimento[76][77].
Ugualmente Fidel Castro ha subito circa 260 attentati da parte di terroristi, bombardamenti del territorio e attentati dinamitardi[78].
[modifica] Costo dell'operazione
Eisenhower approvò una spesa iniziale di 4.400.000 dollari (nel 1959) che comprendeva 950.000 dollari per l'azione politica, 1.700.000 dollari per la propaganda, 1.500.000 dollari per le forze paramilitari e 250.000 dollari per lo spionaggio[79]. Un anno dopo, alla realtà dei fatti il costo della guerra per i contribuenti statunitensi fu di più di 46 milioni di dollari, più 53 milioni di dollari di risarcimento a guerra finita[80][81].
[modifica] Note
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- ^ Timetable History of Cuba
- ^ Alberghi del Turismo sessuale
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[modifica] Voci correlate
[modifica] Fonti bibliografiche
- The Bay of Pigs Invasion
- History of Cuba
- Bay of Pigs Invasion
- Jack Pfeiffer CIA historian
- Reports about Cuban Operations
- NSA Cronology
- Global Security Report
- JFK, the CIA, and Conspiracies by Jacob G. Hornberger, September 1992
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