Nuova Cosenza Calcio

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Nuova Cosenza Calcio
Calcio Football pictogram.svg
Logo Cosenza Calcio.png
Lupi della Sila, Rossoblù, Bruzi, Silani
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali 600px Blu e Rosso (Strisce).png rosso-blu
Dati societari
Città Cosenza
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie D
Fondazione 1914
Rifondazione 2003
Rifondazione 2007
Rifondazione 2011
Presidente Italia Eugenio Guarascio
Allenatore Italia Gianluca Gagliardi
Stadio San Vito
(24.479 posti)
Sito web www.nuovacosenzacalcio.it/
Palmarès
Titoli nazionali 1 titolo di IV Serie (1958)
Trofei internazionali 1 Coppa Anglo-Italiana (1983)
Si invita a seguire il modello di voce

La Nuova Cosenza Calcio, nota più semplicemente come Cosenza, è una società calcistica italiana con sede nella città di Cosenza.

Nata sulle ceneri dello storico Cosenza Calcio 1914, società fondata nel 1914 che militò per 19 stagioni nel campionato di Serie B, categoria nella quale ha colto il suo massimo risultato nel 1988-1989 piazzandosi al 4º posto in classifica. Vinse la Coppa Anglo-Italiana nel 1983. Non iscritta nel luglio del 2003, e sostituita dal Cosenza Football Club, la società venne poi rifondata nel 2007 e venerdì 30 maggio 2008 venne formalizzato il cambio del nome da Fortitudo Cosenza a quello storico, Cosenza Calcio, abbinandovi l'originale matricola del Cosenza Calcio 1914. La società è stata esclusa dai campionati professionistici nel luglio 2011[1] ed una nuova società, appunto la Nuova Cosenza Calcio è stata iscritta al campionato di Serie D 2011-2012[2]. Il Cosenza dal 1964 disputa le sue gare allo Stadio San Vito, impianto capace di ospitare circa 25.000 spettatori.

Indice

Storia [modifica]

Le origini [modifica]

Vecchio logo della Cosenza Calcio 1914

Le origini del Cosenza Calcio risalgono agli inizi del XX secolo, ma le prime notizie più o meno ufficiali relative all'attività calcistica della squadra cosentina risalgono al lontano 1914, anno in cui attestano dei documenti che risulta con certezza che la squadra silana cominciò a calcare i campi di calcio sotto il nome di Società Sportiva Fortitudo. La divisa all'epoca era verde-blu, per richiamare i colori dei boschi della Sila e dello stemma municipale. Ancora nel 2004 il Cosenza F.C. indosserà, come terza divisa, una maglia inquartata verde-blu.

Da lì a qualche anno, il nome del sodalizio calabrese cominciò a subire una serie di trasformazioni diventando Dopolavoro FF.SS. Cosenza e, durante gli Anni Venti, i colori sociali mutarono in rossoblu, esattamente nel 1927 in onore del Genoa, ovvero la prima squadra calcistica italiana e vincitrice del titolo italiano di quell'anno.

L'attività della formazione cosentina era allora limitata alle sole partite amichevoli ed a qualche torneo regionale: infatti, il primo incontro documentato del Cosenza è proprio un Cosenza-Catanzaro 1-1, disputatosi sul polveroso terreno di Piazza delle Armi, sito nel cuore della città bruzia.

Gli anni '30 [modifica]

Nel 1929, la ragione sociale cambiò ancora in Cosenza Sport Club. Fu sotto quel nome che la squadra cominciò a disputare i primi veri campionati. Si succedettero ben presto alla presidenza l'Avvocato Corigliano ed il Barone Campagna (due tra i maggiori artefici della costituzione del nuovo Cosenza) e fu in quel periodo che la squadra partecipò al campionato di IIª divisione e quindi a quello di Iª (pari alla C attuale), nell'anteguerra.

Nella stagione 1930-31, il Cosenza fu ammesso al Campionato di Prima Divisione. Vi partecipavano 12 squadre, tra cui il Savoia di Torre Annunziata, il Catania, il Messina e la Salernitana.

L'anno successivo (1931-32), il Presidente avv. Tommaso Corigliano allestì una formazione di primo piano, ingaggiando giocatori provenienti dal nord ed affidando la guida tecnica al romano Angelo Benincasa. La squadra esordì con un clamoroso 7-2 ai danni del Molfetta ed i cosentini gioirono delle prodezze dei vari Forotti, Staccione, Masi, Gallina, Perazzi, Briano e Vaj.

Il 28 ottobre 1931 fu inaugurato il Campo Sportivo "Città di Cosenza" che, dopo vari anni, assunse il nome di "Emilio Morrone", un giovane cosentino caduto, per un incidente di gioco, durante una gara.

Nel 1932-33, sotto la guida di Balacics, la squadra rafforzata con Vittorio Staccione arrivato dalla Fiorentina calcio, Mortarotti, Fiammengo e gli ex giocatori del Napoli Fenili, Pampaloni, De Martino e Biagio Zoccola, disputò un brillante campionato conquistando il terzo posto.

Dopo una stagione interlocutoria, nel 1935-36 il Cosenza fu ammesso alla disputa del torneo di Divisione Nazionale C, girone D, di nuova istituzione, insieme a Cagliari, Piombino, Pescara, Perugia, Salernitana, Catanzaro, ed altre.

Negli anni successivi la squadra fu ulteriormente potenziata, schierando un attacco mitraglia: Bertozzi, Frione I, Lodi, Corsanini e Bergonzino. In quegli anni, appena sedicenne, debuttò in prima squadra il mediano Francesco Del Morgine, un'autentica bandiera rossoblu.

A partire dalla stagione 1937-38 vi fu l'avvento del presidente, barone Carlo Campagna e dei tecnici stranieri Chrappan, Vanicksek e Hansel.

Gli anni della guerra [modifica]

Nel 1942-43 la guerra era in corso e la squadra, rafforzata da molti militari (si ricordano il terzino Beolchi, la mezzala Collimedaglia, il portiere Galliani), raggiunse il terzo posto e, nel girone di ritorno, non conobbe alcuna sconfitta.

Il dopo-guerra e la prima promozione in Serie B [modifica]

L'ex campione del mondo Attilio Demaria giocò ed allenò il Cosenza in B dal 1946 al 1948

Nel dopoguerra, la ripresa dell'attività sportiva avvenne sul Campo Militare di Via Roma e solo dopo alcuni anni il "Città di Cosenza" tornò alla sua originaria destinazione. La società assunse la denominazione di Associazione Sportiva Cosenza e nel 1945-46, con allenatore Renato Vignolini e presidente il compianto Mario Morelli, fu promosso in Serie B. Giunse così a Cosenza Attilio Demaria, ex nazionale, che rinnovò i fasti di Otto Chrappan promuovendo un'intesa attività sui giovani. Nacquero i Boys Demaria, ammessi alle finali nazionali di categoria. La composizione troppo eterogenea della formazione non giovò al buon andamento della compagine, che ebbe scarsa fortuna e dopo due anni ripiombò in Serie C. Tuttavia un altro giovane, Alberto Delfrati, prelevato dai rincalzi del Legnano, fu avviato alla massima divisione.

Nel 1949-50, auspice Vittorio Mosele, il Cosenza disputa un'annata improvvisata: i "lupi" riuscirono a finire in testa alla classifica, alla pari con il Messina. La squadra era così composta: Gisberti, Martini, Campana, Ferrara, Manfredini, Bacillieri; Begnini, Leonetti, Musci, Zaro, Pollak.

Nello spareggio disputato a Salerno il risultato, pur dopo i tempi supplementari, fu di 1-1. Ma, nell'altro incontro, giocato a Como, i biancoscudati si affermarono per 6-1, guadagnando la cadetteria. Scoppiò la bomba del tentativo di corruzione, consumato sul campo, ai danni del portiere rossoblu Gisberti. Vi fu la denunzia e la Lega Nazionale accolse il reclamo del Cosenza ufficializzando la promozione dei silani. Il Messina adì la CAF e, a pochi giorni dall'inizio del campionato, a calendario già pubblicato, i giudici riformarono la prima decisione ed assegnarono la Serie B al Messina.

Gli anni '50 [modifica]

Cominciò, così, una lunga via crucis alla ricerca della cadetteria. La presidenza fu assunta da Biagio Lecce e, successivamente dal comm. Carlo Leonetti. L'ingaggio del centravanti alessandrino Carlo Stradella assicurò una messa di reti, ma il campionato non si vinse e l'anno successivo, per la riforma dei campionati, il Cosenza fu retrocesso in IVª Serie.

Seguirono anni bui durante i quali si avvicendarono molti allenatori: Piccaluga, Kutik, Lamberti, Andreis, Piacentini, ma i successi stentarono ad arrivare. Frattanto alla presidenza silana tornò alla ribalta il compianto Salvatore Perugini, già segretario del sodalizio rossoblu negli anni trenta. Il suo entusiasmo ed il suo attaccamento alla squadra compirono il miracolo.

Nel 1957-58 il Cosenza, guidata dal bomber Mario Uxa (capocannoniere del campionato per ben 5 stagioni consecutive), ottenne la vittoria del girone d'Eccellenza di IVª Serie e conquistò il titolo di Campione d'Italia, ex aequo col Mantova e lo Spezia. Nella stagione successiva (1958-59) il Cosenza fu bruciato, sul filo di lana, dal Catanzaro terminando al secondo posto e stessa sorte fu riservata nel campionato 1959-60 quando dopo un lungo dominio in vetta alla classifica, i rossoblu si arresero nelle ultime partite al Foggia e persero nuovamente la serie B.

La Serie B degli anni '60 e lo Stadio "San Vito" [modifica]

Renato Campanini ha militato nel Cosenza dal 1963 al 1968 realizzando 55 gol in 138 partite

Dopo la tragica scomparsa del Presidente Perugini, ritroviamo il comm. Biagio Lecce al vertice della Società. La squadra, affidata alle cure di Julius Zsengeller, fu potenziata con alcuni giovanissimi, come il cosentino Francesco Rizzo, il romano vissuto a Cosenza Ugo Rugiero e lo stabiese Giuseppe Gallo, che presto mobilitarano gli osservatori di tutta Italia (finendo, poi, entrambi al Milan per merito di Gipo Viani). Il campionato del Cosenza fu un'autentica cavalcata e solo il Trapani seppe tenere il passo dei lupi, cedendo in dirittura d'arrivo. Al termine della stagione 1960-61 il Cosenza è promosso in Serie B.

La formazione artefice dello storico successo era la seguente: Sartori, Follador, Orlando (Trocini), Dalla Pietra (Lugli), Delfino, Federici; Gallo, Rizzo, Lenzi, Ardit, Costa (Joan).

La permanenza in cadetteria si rivelò subito difficile: un arbitraggio infelice determinò incidenti nella gara contro il Modena, con conseguente pesante squalifica del campo, che era il vecchio "Emilio Morrone". A Zsengeller subentrò Todeschini e giunse una sofferta salvezza.

Nella stagione successiva (1962-63), la squadra fu completata con l'ingaggio di Ravera, Baston, Fontana, Marmiroli e Thermes, ma riuscì ad evitare la retrocessione solo perché il Novara venne penalizzato di 10 punti e retrocesso all'ultimo posto della classifica per illecito sportivo. La retrocessione della stagione 1963-64 segnò la fine di un ciclo e la squadra venne, quasi totalmente rifondata. Dal 1964-65 il Cosenza, che intanto è divenuto Associazione Sportiva Cosenza, gioca nel nuovo stadio "San Vito", inaugurato il 4 ottobre 1964 in occasione di Cosenza-Pescara, terminata sul punteggio di 2-1 con reti di Ciabattari e Campanini. Fallito l'immediato ritorno in Serie B nel 1965, ad opera di una Reggina corsara, che espugnò quell'anno Cosenza in una partita decisiva davanti a 20.000 spettatori rossoblù[3]. ed ancora nel 1966, beffata sul traguardo dalla Salernitana, la squadra rossoblu per alcuni decenni non riuscì più a riemergere.

Gli anni '70 [modifica]

Sergio Codognato ha militato nel Cosenza dal 1970 al 1977 da giocatore ed allenatore

Fallito l'immediato ritorno in Serie B nel 1965, ad opera di una Reggina corsara, che espugnò quell'anno Cosenza in una partita decisiva ed ancora nel 1966, beffata sul traguardo dalla Salernitana, la squadra rossoblu per alcuni decenni non riuscì più a riemergere.

Seguirono alcune stagioni nelle quali il Cosenza stazionò nelle posizioni intermedie della graduatoria e nel campionato 1969-1970 si verificò un episodio di intolleranza da parte dei tifosi che vide protagonista il signor Calì di Roma, arbitro di Cosenza-Internapoli. Lo stadio "San Vito" venne quindi squalificato.[senza fonte]

Il Cosenza riparte da Giusto Lodi, capitano di lungo corso, autentico pilastro della formazione rossoblu, mentre presidente è Mario Guido. La crisi societaria diventa sempre più grave, il fallimento è alle porte e l'amara retrocessione in serie D della stagione 1973-74 sembra segnare l'epilogo della gloriosa storia rossoblu.

Il campionato 1974-75 inizia nel caos più assoluto. La panchina di Emilio Zanotti è precaria e instabile, ma la grande passione di un manipolo di sostenitori sapranno trasformare quel campionato in una stagione trionfale. Con l'incredibile record di 17 successi interni su altrettanti incontri disputati, il Cosenza sbaraglia la concorrenza stravincendo il campionato con 7 punti di vantaggio sull'accoppiata composta da Vittoria e Nuova Igea.

Protagonisti di quel campionato sono: Evangelista, Sdrigotti, Bompani (Pavoni), Pasquino, Iazzolino, Codognato; Rigoni, Canetti, Villa (Losio), Pantani, Vivarelli (Lualdi).

Il ritorno in Serie C non sarà fortunato. Gli umori della folla non sono più gli stessi e le continue disillusioni generano l'ennesimo episodio deprecabile. Il 27 marzo 1977 in occasione dell'incontro Cosenza-Paganese, il Signor Sancini di Bologna ed i suoi collaboratori sono letteralmente linciati ed i tifosi rossoblu saranno costretti a peregrinare lontani dal "San Vito" per un anno e mezzo.

Per la riforma dei campionati, la stagione 1978-79 vede il Cosenza in serie C2. La presidenza è assunta da Osvaldo Siciliano che ha propositi di rilancio, ma il campionato sarà vinto dai "cugini" del Rende.

Dopo 24 anni il ritorno in serie B [modifica]

Nedo Sonetti vince il campionato di C2 nel 1980 riportando i lupi in C1

Nel 1979-80 Nedo Sonetti riporta il Cosenza in serie C1 lanciando Perrotta ed inventando l'impenetrabile coppia centrale Rocco-Reggiani. La formazione titolare era la seguente: Lattuada, Capiluongo (Tortelli), D'Astoli, Ranieri, Rocco, Reggiani; Rappa (Berardi), Missiroli (Liguori), Perrotta, Tucci, De Chiara (Labellarte). Seguono la balorda retrocessione targata Pietro Fontana e la successiva promozione firmata da Renzo Aldi e, nel 1982, la società assunse la denominazione di Cosenza Calcio 1914 S.p.A.. La formazione tipo che riconquisto la serie C/1 della stagione 1981-82 era la seguente: Ciaramitaro, Bagnato, Della Volpe (Tosi), Aita, Rizzo Armando, D'Astoli; Rizzo Roberto, Donetti, Crispino, Luperto, Renzetti (Palazzotto).

Il sodalizio rossoblu è al suo momento di svolta. Per iniziativa di Vincenzo Morelli e dell'assessore allo sport Mario Romano, il Cosenza viene organizzato in forma di Società per Azioni. Sulla panchina del Cosenza si susseguono i vari Mujesan, De Petrillo, Ghio e Montefusco. In questi anni si affaccia all'orizzonte Gigi Marulla, il più rappresentativo calciatore della storia del Cosenza, primatista di presenza e marcatore principe di tutti i tempi.

La bandiera Luigi Marulla con la maglia del Cosenza in una partita commemorativa disputata nel 2008

Vestono la maglia rossoblu calciatori dal passato glorioso e giovani promesse, ricordiamo: Silipo, Longobucco, Petrella, Morra, Tivelli, Tripepi, Truddaiu, Frigerio, Fucina, Aita, Lombardi, Marino e Nicolucci. L'esonero di Francesco Liguori, durante la stagione 1986-87, segna l'arrivo a Cosenza del "seminatore d'oro" Gianni Di Marzio, che legherà il suo nome in modo indelebile alla storia del Cosenza Calcio.

Dopo aver conseguito il piazzamento utile per la disputa della Coppa Italia Professionisti (1986-87), il vulcanico Gianni sarà il condottiero della promozione in Serie B, attesa per ben 24 anni. La formazione titolare era la seguente: Simoni, Marino, Lombardo, Castagnini, Giovannelli, Galeazzi, Bergamini, De Rosa, Lucchetti, Urban, Padovano. Altri calciatori che vennero utilizzati in quell'annata furuno Fantini, Schio, Montrone, Giansanti, Maniero, Del Nero, mentre il timone della presidenza era nelle mani dell'Avvocato Giuseppe Carratelli. Le partite decisive di quel campionato furono Cosenza-Nocerina (2-0, reti di Urban e Lucchetti) davanti a 24.000 tifosi festanti e con una megafumogenata della curva sud[4], e Monopoli-Cosenza 0-0 del 5 giugno 1988 che decretò la promozione aritmetica dei lupi seguiti da 10.000 tifosi[4].

1989: Il Cosenza di Giorgi ad un passo dalla Serie A [modifica]

Michele Padovano con la maglia del Cosenza in una partita commemorativa disputata nel 2008

Appena promossi in Serie B, Gianni Di Marzio abbandona la panchina rossoblu e viene ingaggiato Bruno Giorgi. Sull'intelaiatura della squadra appena promossa in Serie B vengono inseriti alcuni innesti: l'attaccante Alessio Brogi dal Montevarchi, Cozzella, i difensori Alberto Rivolta dell'Inter, Andrea Poggi del Torino e Ugo Napolitano dal Prato, e i centrocampisti Giorgio Venturin dal Torino e Bruno Caneo dal Pisa. Furono ceduti invece Montrone, Maniero, Del Nero, Schio, Ruvolo, Giovannelli e Giansanti. Sarà la Juventus (che torna a Cosenza dopo 35 anni) di Dino Zoff, in cui militavano Rui Barros, Cabrini e Massimo Mauro, a tenere a battesimo il Cosenza nella gara d'esordio in Coppa Italia al San Vito. La partita terminerà 0-0 davanti a 25.000 spettatori che portarono alle casse sociali un incasso di 608 milioni e 290.000 lire[5]. In Coppa Italia, seguì la sconfitta casalinga contro l'Atalanta di Strömberg ed Evair (2-1), la sconfitta con il Verona di Caniggia e Galderisi (4-2), e le due vittorie contro Vicenza(3-2) e Taranto in trasferta (2-0), che però non bastarono per la qualificazione al turno successivo. Nel campionato, oltre alle numerose vittorie in trasferta, resterà indimenticabile la vittoria di Bari (3-0), contro i pugliesi che spinti da Maiellaro erano pronti a festeggiare la promozione in serie A in caso di vittoria. Due episodi negativi costarono carissimo: il derby col Catanzaro al San Vito (0-0) in cui l'arbitro Pierluigi Pairetto annullò un gol regolare all'ex di turno Vittorio Cozzella a due minuti dal termine[5] a cui seguirono incidenti nel dopo-partita con le forze dell'ordine di una parte dei 20.000 tifosi presenti al San Vito[5], e il palo colpito da Lombardo nello scontro diretto con l'Udinese di Marco Branca e Odoacre Chierico che costò la Serie A[5]. Tra i protagonisti si ricordano Michele Padovano, Maurizio Lucchetti, Luigi De Rosa e Alberto Urban. Alla fine di quel campionato il Cosenza risultò la squadra con il maggior numero di vittorie, ben diciassette. Concluse al 4º posto in classifica con 44 punti, ad un solo punto dal terzo, alla pari con Reggina e Cremonese, che però per la classifica avulsa diventerà 6º posto, impedendogli di disputare gli spareggi per la serie A. Da sottolineare, però, che se in quel campionato ci fosse stata la regola dei 3 punti a vittoria, il Cosenza sarebbe stato promosso piazzandosi al 3º posto; anche la classifica avulsa fu la novità di quell'anno.[4]. Il 1989 è l'anno anche della misteriosa morte del calciatore Donato Bergamini a cui oggi è intitolata la curva sud dello stadio San Vito.

1990-1991: Lo spareggio-salvezza di Pescara [modifica]

Dopo una salvezza tribolata nel campionato 1989-90 (nato con altre ambizioni come confermano acquisti come quello di Ciro Muro prelevato dalla Lazio), ad opera di mister Gianni Di Marzio subentrato in corsa a mister Luigi Simoni, il campionato 1990-91, è l'anno del vibrante spareggio salvezza del 26 giugno a Pescara firmato Edy Reja approdato sulla panchina silana a campionato in corso dopo l'esonero di Gianni Di Marzio avvenuto dopo lo 0-0 nel derby casalingo con la Reggina. La quarta retrocessa in C1 fu decisa dopo una grande bagarre in coda: si registrarono ben 9 squadre in due punti e addirittura 5 a 36. Il Cosenza e la rivale storica Salernitana furono costrette allo spareggio, mentre le altre tre squadre si salvarono in virtù della classifica avulsa. La partita venne disputata in un clima infernale in campo e sugli spalti allo stadio Adriatico di Pescara, e fu decisa dal gol di Gigi Marulla che spezzò l'equilibrio con un tiro di sinistro al sesto minuto del primo tempo supplementare scatenando la gioia incontenibile di circa 7.000 sostenitori al seguito e capanelli di auto in città e in provincia fino a tarda notte[4]. Il Cosenza dello spareggio scese in campo con questa formazione: Vettore; Catena, Napolitano; Aimo, Di Cintio, De Rosa L; Compagno, Mileti, Marulla, Biagioni (102' Tramezzani), Coppola (79' Bianchi Andrea)- Allenatore: Reja[6].

1991-1992: La serie A sfuma all'ultima giornata [modifica]

Dopo lo spareggio di Pescara nel campionato 1991-92 viene confermata l'ossatura della squadra ed arrivano solo tre titolari: il centrocampista Coppola dal Cagliari, Signorelli dal Barletta e il portiere Graziani dalla Juventus e in un secondo momento su richiesta del confermato Edy Reja, il portiere Giacomo Zunico reduce dalla serie A a Lecce, l'ex milanista Walter Bianchi e il libero del Bari Deruggiero[4]. Dopo un grande campionato, il Cosenza arrivò all'ultima giornata (14 giugno 1992) a Lecce appaiato a 42 punti all'Udinese al quarto posto in classifica per giocarsi la serie A. I tifosi del Cosenza diedero vita ad un grande esodo, infatti erano oltre 15.000[4] i tifosi rossoblù che con ogni mezzo raggiunsero e colorarono lo stadio Via del Mare di Lecce per spingere i Lupi verso una storica promozione ma a dieci minuti dal termine un gol di Maini decise la partita. In caso di vittoria in terra pugliese, i rossoblu avrebbero agguantato lo spareggio con l'Udinese che vinse sul campo della già promossa Ancona scavalcando di due punti i lupi che terminarono al quinto posto tra le lacrime di calciatori e tifosi, e di un'intera provincia addobbata da alcune settimane a festa. Di quell'annata i tifosi conservano soprattutto il ricordo dell'accoppiata spettacolo Biagioni-Compagno che insieme a Marulla e all'intera compagine bruzia disputarono un grande campionato. Resterà memorabile la partita disputata al Friuli di Udine; i lupi vanno sotto dopo pochi minuti 1-0 e viene espulso anche De Rosa. Prima dell'intervallo i bianconeri raddoppiano e dopo 7 minuti del secondo tempo viene espulso anche Catena; la partita sembra ormai finita ma il Cosenza riuscirà sotto di due gol e in nove uomini a pareggiare la partita con i gol di Marulla al 67' e di Aimo all'85'raccogliendo gli applausi anche del pubblico di casa.[4].

1993-95: Gli anni di Silipo e Zaccheroni [modifica]

Mister Alberto Zaccheroni allenò il Cosenza in B nella stagione 1994-95

Il primo ottobre 1992 Cosenza sportiva ripiomba nel lutto per la morte del centrocampista Massimiliano Catena che perde la vita a 23 anni in un incidente stradale[4]; oggi la Curva Nord dello Stadio San Vito porta il suo nome. Dopo la partenza di mister Reja con destinazione Verona e di Biagioni e Compagno che approdano in serie A, giunge in riva al Crati l'allenatore Fausto Silipo. Il campionato 1992-93 verrà chiuso al settimo posto a soli 5 punti dalla zona promozione. La serie A sfumò al San Vito nelle decisive partite Cosenza-Cremonese 0-1 davanti a 20.000 spettatori e Cosenza-Ascoli 1-1 (reti di Bierhoff e Bia); nella prima i lupi andarono sotto dopo 4' ed ebbero almeno quattro occasioni da rete limpide non sfruttate da Marco Negri e ad altre opportunità bloccate dall'estremo difensore friulano Turci[7]. La formazione tipo di quel Cosenza in cui una delle più belle vittorie venne conquistata al Bentegodi di Verona 2-0 con reti di Statuto e Fabris era la seguente: Zunico; Balleri, Napoli, Napolitano, Bia; Signorelli, Monza, Statuto, De Rosa; Marulla, Negri. Importante anche l'apporto di Fabris, arrivato a novembre, e di Tarcisio Catanese[4]. Il secondo campionato (1993-94) della gestione Silipo venne chiuso a metà classifica al decimo posto con 37 punti e vide protagonisti importanti Buonocore e Maiellaro. Indimenticabile il gol realizzato da Maiellaro il 12 settembre 1993 in Cosenza-Fiorentina 1-1: l'attaccante pugliese partì da centrocampo prima di depositare la palla in rete alle spalle di Toldo facendo esplodere i 15.000 del San Vito[4]. Quel campionato segnò l'esordio con 11 presenze ed il primo gol in rossoblù (in Cosenza- Brescia 2-0) del centrocampista cosentino Stefano Fiore prodotto del vivaio rossoblù, che spiccò il volo verso i vertici del calcio italiano e della Nazionale[4]. Menzione particolare merita l'annata (1994-95): il Cosenza del mister Alberto Zaccheroni nonostante la penalizzazione di nove punti in classifica riuscì comunque a salvarsi con largo anticipo, arrivando a toccare le soglie della promozione in A a fine marzo[8][9] con protagonisti il portiere Zunico e Vanigli a dirigere la difesa, De Rosa e De Paola protagonisti del centrocampo ed il bomber Marco Negri, che esplose in quel torneo realizzando ben 19 reti.[4].

Campionati altalenanti in Serie B (dal 1996 al 2003) [modifica]

Aniello Parisi con la maglia del Cosenza ha vinto 3 campionati: serie C1 1997-1998, serie D 2007-2008 e Lega Pro Seconda Divisione 2008-2009

Nel campionato di Serie B 1995-1996 approda sulla panchina silana l'allenatore bergamasco Bortolo Mutti che disputa un buon campionato senza patemi piazzandosi all'undicesimo posto finale. È l'anno dell'esplosione del bomber livornese Cristiano Lucarelli prelevato dal Perugia che realizza 15 gol piazzandosi al quinto posto nella classifica cannonieri dietro a Dario Hubner, Vincenzo Montella, Pasquale Luiso ed Alfredo Aglietti. La partita più importante dell'anno fu la vittoria al San Vito del 24 gennaio 1996 per 2-0 nel derby contro la Reggina con reti di Lucarelli e Tatti. Nella stagione 1996-97, il Cosenza retrocede in Serie C1 negli ultimi minuti di gioco dell'ultima giornata di campionato, a Padova; a fine stagione lasciano il Cosenza due storiche "bandiere" rossoblu: Luigi Marulla e Luigi De Rosa. La retrocessione è stata prontamente riscattata dall'immediata promozione nella stagione successiva 1997-98 sotto la guida del tecnico bergamasco Giuliano Sonzogni grazie ad una lunga cavalcata che ha visto il Cosenza sempre in testa al campionato dalla prima giornata nonostante l'agguerrita concorrenza della Ternana del tecnico Luigi Delneri che ha conteso il campionato ai rossoblù fino all'ultima giornata e poi è stato promosso insieme ai Lupi dopo i play-off. Nelle ultime due partite di campionato, il Cosenza supererà la Turris in casa con gol di Margiotta davanti a circa 23.000 spettatori[senza fonte], per poi conseguire la promozione aritmetica a Casarano (1-2) con reti di Toscano e Margiotta in un tripudio di folla rossoblù.[4]. Fra i protagonisti della stagione il bomber Massimo Margiotta, che con 19 reti fu il capocannoniere del girone.

Di seguito una salvezza stentata nella stagione 1998-99 pervenuta nell'ultima giornata in Cosenza-Cesena=2-1 con doppietta di Tomaso Tatti davanti a 15.000 spettatori[4]. Eppure l'inizio di campionato aveva fatto sperare in qualcosa di grande soprattutto dopo la vittoria del 6 settembre 1998 al San Paolo contro il Napoli candidato alla promozione (1-2 reti di Riccio e Tatti) e le ottime prestazioni in Coppa Italia con i futuri vice-campioni d'Italia della Lazio di Eriksson (2-1 allo stadio Olimpico di Roma e 0-2 al San Vito davanti a 30.000 spettatori[senza fonte] ). Poi durante il torneo viene ceduto Morrone alla Lazio per 6 miliardi di lire[senza fonte] e giunge l'esonero dello stesso Sonzogni per uno statico[senza fonte] De Vecchi. Colpo di coda nel finale con il ritorno di Sonzogni a salvare la squadra rossoblù.

Il Cosenza disputa altri quattro campionati di serie B con alterne fortune in cui si sono avvicendati con la casacca rossoblu numerosi allenatori e calciatori importanti per la categoria. Bortolo Mutti ritorna a guidare i Lupi nelle stagioni 1999-2000 (salvezza) e nel 2000-2001 anno del Cosenza primo in classifica per nove settimane e mezzo, lanciato verso la Serie A, sfumata nella parte finale del girone di ritorno nello scontro diretto di Verona contro il Chievo di Delneri, con i lupi che a 12 minuti dal termine vincevano 1-0 (gol di Adriano Fiore) ma poi subirono la rimonta e il sorpasso dei veneti che conquistarono la Serie A.

Luca Altomare ha indossato la maglia del Cosenza in Serie B e in Serie D

A seguire un pirotecnico 4-4 al San Vito contro la Sampdoria. In questi due anni comunque positivi arrivarono a Cosenza giocatori come Lentini, Strada, Zampagna, Altomare, Giandebiaggi, Savoldi, Silvestri, Maldonado e altri ancora. Gli ultimi due anni di cadetteria dei Lupi vedono alternarsi sulla panchina Gigi De Rosa, ex calciatore rossoblu anni ottanta e novanta, Emiliano Mondonico, Sala e Salvioni. La stagione 2001-2002, caratterizzata anche dai derby con la Reggina e il Crotone, si conclude con una salvezza conquistata ad Empoli nell'ultima giornata di campionato; segue l'anno nero del calcio cosentino (2003) con la cancellazione a fine torneo da tutti i campionati professionistici dopo quasi 90 anni di storia.

Nell'ultimo anno di B il pubblico cosentino ammirò al San Vito molti calciatori che in seguito hanno avuto alterne fortune nei campionati di Serie A e Serie B: (Agliardi, Srníček, Brioschi, Stankevicius, Lanzaro, Tedesco, Edusei, Morrone, Antonelli, Casale, Guidoni). Tra le poche gioie di quell'annata la vittoria del San Paolo contro il Napoli (1-2) con una doppietta di Casale alla seconda giornata di campionato.

La Serie D ed il nuovo Cosenza [modifica]

Mister Giuseppe Sannino ha allenato il Cosenza F.C. nella stagione 2004/2005

A seguito della radiazione del club dal panorama calcistico italiano, l'allora sindaco di Cosenza Eva Catizone, diede vita a un progetto di rinascita del calcio. Tutta la città si strinse attorno all'iniziativa e, così, il 5 agosto 2003 venne fondato il Cosenza Football Club S.r.l., successivamente ammesso in Serie D a seguito dell'acquisizione del titolo del Castrovillari. Nonostante fosse stato assemblato un buon gruppo di giocatori, tra i quali spiccava la figura di Gigi Lentini, fu un anno difficile con Gregorio Mauro in panchina sostituito da Mario Russo, dai fratelli Sanderra e infine con la bandiera rossoblu Luigi Marulla. La squadra terminò in settima posizione. Nell'estate del 2004, il Cosenza Calcio 1914 S.p.A. fu riammesso in Serie D a seguito di una sentenza giudiziaria, questo permise che la città di Cosenza avesse due differenti squadre nella stessa divisione. Tuttavia tale simile situazione durò appena un anno. Il Cosenza F.C. e il Cosenza Calcio 1914 disputarono un campionato anonimo chiudendo rispettivamente in ottava e nona posizione. Passarono per il San Vito numerosi giocatori e molti allenatori, Giuseppe Sannino, Giacomo Modica e infine Antonio Aloi per il Cosenza F.C. e le bandiere Luigi De Rosa e Luigi Marulla per il Cosenza Calcio 1914. Il punto più basso della storia del calcio cosentino si ebbe durante il derby in cui la tifoseria torna compatta allo stadio per contestare lo svolgimento di un'umiliante stracittadina, interrompendo la partita con un'invasione. Il Cosenza Calcio 1914 definitivamente fallì nel 2005 e il Cosenza F.C. cambiò denominazione in Associazione Sportiva Cosenza Calcio. Tuttavia il club mancò la promozione ai play-off per mano della Vibonese nel 2005-2006, con in panchina Giacomo Zunico che aveva sostituito precedentemente Luigi Marulla, e del Siracusa nel 2006-2007, con in panchina Pino Rigoli subentrato allo stesso Giacomo Zunico. Quest'ultima stagione fu una vera e propria agonia, segnata da problemi economici che asfissiarono la società, la quale nel luglio 2007 annunciò di rinunciare all'iscrizione. Fallì, pertanto, l'A.S. Cosenza Calcio.

La rinascita della Fortitudo Cosenza ed il terzo fallimento [modifica]

Formazione 2007-2008
Giocatori in festa per la vittoria del campionato di serie D 2007-2008
Formazione 2008-2009

Al campionato di Serie D 2007-2008, al posto dell'A.S. Cosenza Calcio, fu iscritta la Fortitudo Cosenza S.r.l.: tale società nacque dal Rende che, mantenendo lo stesso organico, cambiò denominazione e colori sociali, trasferendosi al di là del torrente Campagnano. La Fortitudo Cosenza, guidato da un emergente tecnico come Mimmo Toscano, condusse gran parte del campionato in testa alla classifica, grazie ad un organico che vantò, oltre ad alcune vecchie glorie come Parisi e Altomare, anche alcuni nuovi "pilastri" come Roberto Occhiuzzi, Ivan Moschella e il bomber Vincenzo Cosa (tornato in rossoblu dopo due stagioni e capocannoniere del girone con 19 reti). A questi si aggiunsero l'esperto attaccante Alessandro Ambrosi (con un lungo passato in B e in C1), il portiere Stefano Ambrosi (fratello dell'attaccante) e soprattutto una componente di giocatori giovani e di grandi prospettive come Alessandro Bernardi, Domenico Danti e Francesco De Rose. A due giornate dalla fine del campionato la Fortitudo Cosenza ebbe 6 punti di vantaggio sul Bacoli Sibilla. Con lo scontro diretto al San Vito, proprio alla penultima giornata (33ª di campionato, il 27 aprile 2008 di fronte a 18.000 spettatori) dal quale uscì vittorioso con il punteggio di 2-0 (ottenuto grazie alla doppietta di Bernardi), Cosenza tornò nel calcio professionistico dopo cinque anni caratterizzati dal fallimento di due società. La stagione fu trionfante sotto tutti i punti di vista, con la società silana che durante l'anno ottenne ampio spazio attraverso i media nazionali mettendo in risalto le gesta della squadra di Toscano per i risultati maturati sul campo, per il numero impressionate di vittorie e per i vari record raggiunti nell'arco di questa annata: infatti su 34 incontri disputati sono 80 i punti totalizzati in campionato, punteggio che supera tutte le altre squadre degli 8 gironi di Serie D e tutte quelle professionistiche, ad esclusione dell'Inter che tuttavia chiuse a 85 punti avendo disputato 4 partite in più rispetto al Cosenza. Infine, il 30 maggio 2008 la Fortitudo Cosenza acquistò il marchio del vecchio Cosenza Calcio 1914 e assunse, conseguentemente, la medesima denominazione. Il campionato 2008-2009 si rivelò un'altra cavalcata vincente, la squadra fu potenziata con elementi di categoria come Enrico Polani, Raffaele Battisti e Francesco Mortelliti e vinse il girone C sbaragliando la concorrenza del Gela e del Catanzaro. Seconda promozione consecutiva in due anni, un record per la città di Cosenza. Il campionato 2009-2010 si apre con grosse aspettative, con gli acquisti di Stefano Fiore e Raffaele Biancolino si puntava alla Serie B ma fu un'annata altalenante, l'allenatore Mimmo Toscano venne esonerato a sei giornate dal termine, al suo posto Ezio Glerean che non riuscì però a portare la squadra nella griglia play-off e la squadra si posizionò in dodicesima posizione finale. Il campionato 2010-2011 come il precedente inizia con il sogno della serie cadetta ma è una vera e propria agonia con grossi problemi societari che portarono la squadra a subire 6 punti di penalizzazione per inadempienze economiche. Anche dal punto di vista tecnico si ebbero delle difficoltà con il cambio di ben quattro tecnici (Domenico Toscano, Paolo Stringara, Mario Somma e Luigi De Rosa). La squadra non riuscì a evitare i play-out che perse contro il Viareggio e subì la retrocessione in Seconda Divisione. Successivamente, la società non riuscì ad iscriversi al campionato di competenza e, ancora un'altra volta, la tifoseria cosentina si rassegnò all'ennesimo fallimento societario.

Nuova Cosenza Calcio [modifica]

Nell'estate 2011 si costituì una nuova società, la Nuova Cosenza Calcio S.r.l., presieduta da Eugenio Guarascio e guidata dall'allenatore Vincenzo Patania, poi sostituito da Tommaso Napoli, si iscrisse alla Serie D 2011-2012, vincendo i play-off nazionali il 10 giugno 2012 per 3-2 contro il SanDonàJesolo ad Arezzo.

Cronistoria [modifica]

Cronistoria del Cosenza Calcio 1914
  • 1914 - Fondazione della Società Sportiva Fortitudo.
  • 1915–1919 - Sospensione delle attività per cause belliche.
  • 1919-1926 - Attività in ambito locale. Nel novembre 1926 venne fondato il Cosenza Foot-Ball Club, che nel 1928 assunse la denominazione di Dopolavoro FF.SS. Cosenza e negli anni successivi disputò attività in ambito locale. Nel 1929, la società fu denominata Cosenza Sport Club e venne ammessa al campionato di Seconda Divisione.
  • 1929-30 - 7° nel girone A del Direttorio Meridionale di Seconda Divisione. Green Arrow Up.svg Promosso d'ufficio in Prima Divisione.

  • 1930-31 - 10° nel girone E Sud della Prima Divisione.
  • 1931-32 - 9° nel girone F della Prima Divisione.
  • 1932-33 - 3° nel girone I della Prima Divisione.
  • 1933-34 - 5° nel girone H della Prima Divisione.
  • 1934-35 - 8° nel girone H della Prima Divisione. Green Arrow Up.svg Ammesso alla nuova Serie C.
  • 1935-36 - 10° nel girone D della Serie C.
  • 1936-37 - 5° nel girone E della Serie C.
  • 1937-38 - 12° nel girone E della Serie C.
  • 1938-39 - 9° nel girone H della Serie C.
  • 1939-40 - 12° nel girone H della Serie C.

  • 1940-41 - 7° nel girone H della Serie C.
  • 1941-42 - 7° nel girone H della Serie C.
  • 1942-43 - 3° nel girone M della Serie C.
  • 1943–1945 - Sospensione attività sportive per cause belliche.
  • 1945 - Riprese le attività, la società assume la denominazione di Associazione Sportiva Cosenza.
  • 1945-46 - 2° nel girone F Calabria-Sicilia della Lega Centro-Sud di Serie C. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
  • 1946-47 - 12° nel girone C di Serie B.
  • 1947-48 - 10° nel girone C di Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C.
  • 1948-49 - 5° nel girone D di Serie C.
  • 1949-50 - 2° nel girone D di Serie C perdendo lo spareggio col Messina.

  • 1950-51 - 5° nel girone D di Serie C.
  • 1951-52 - 5° nel girone D di Serie C. Red Arrow Down.svg Retrocesso in IV Serie.
  • 1952-53 - 13° nel girone H di IV Serie. Ripescato per il fallimento dello Stabia.
  • 1953-54 - 9° nel girone H di IV Serie.
  • 1954-55 - 2° nel girone H di IV Serie.
  • 1955-56 - 3° nel girone H di IV Serie.
  • 1956-57 - 3° nel girone H di IV Serie.
  • 1957-58 - 1° nel girone C dell'Eccellenza di IV Serie. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C.
  • 1958-59 - 2° nel girone B di Serie C.
  • 1959-60 - 3° nel girone C di Serie C.

  • 1960-61 - 1° nel girone C di Serie C. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
  • 1961-62 - 18° in Serie B.
  • 1962-63 - 14° in Serie B. Ripescato.
  • 1963-64 - 20° in Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C.
  • 1964-65 - 4° nel girone C della Serie C.
  • 1965-66 - 2° nel girone C della Serie C.
  • 1966-67 - 6° nel girone C della Serie C.
  • 1967-68 - 8° nel girone C della Serie C.
  • 1968-69 - 12° nel girone C della Serie C.
  • 1969-70 - 15° nel girone C della Serie C.

  • 1970-71 - 9° nel girone C della Serie C.
  • 1971-72 - 13° nel girone C della Serie C.
  • 1972-73 - 14° nel girone C della Serie C.
  • 1973-74 - 18° nel girone C della Serie C. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie D per peggior differenza reti nei confronti del Marsala.
  • 1974-75 - 1° nel girone I della Serie D. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C.
  • 1975-76 - 17° nel girone C della Serie C.
  • 1976-77 - 20° nel girone C della Serie C. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie D.
  • 1977-78 - 5° nel girone I della Serie D. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C2 dopo ripescaggio.
  • 1978-79 - 11° nel girone D della Serie C2.
  • 1979-80 - 1° nel girone D della Serie C2. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C1.

  • 1980-81 - 15° nel girone B della Serie C1. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C2 per classifica avulsa.
  • 1981-82 - 2° nel girone D della Serie C2. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C1. Assume la denominazione di Cosenza Calcio 1914 S.p.A..
  • 1982-83 - 6° nel girone B della Serie C1.
  • 1983-84 - 7° nel girone B della Serie C1.
  • 1984-85 - 7° nel girone B della Serie C1.
  • 1985-86 - 12° nel girone B della Serie C1.
  • 1986-87 - 4° nel girone B della Serie C1.
  • 1987-88 - 2° nel girone B della Serie C1. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
  • 1988-99 - 6° in Serie B per classifica avulsa sfavorevole.
  • 1989-90 - 14° in Serie B. Salvo per classifica avulsa favorevole.

  • 1995-96 - 11° in Serie B.
  • 1996-97 - 17° in Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C1.
  • 1997-98 - 1° nel girone B della Serie C1. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
  • 1998-99 - 16° in Serie B.
  • 1999-00 - 11° in Serie B.

  • 2000-01 - 8° in Serie B.
  • 2001-02 - 12° in Serie B.
  • 2002-03 - 19° in Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C1.
  • 2003 - Il Cosenza Calcio S.p.A. è radiato dai campionati professionistici per fideiussione mancante. Viene fondato il Cosenza Football Club, che viene ammesso al campionato di Serie D.
  • 2003-04 - 7° nel girone I della Serie D.
  • 2004 - Il Cosenza Calcio 1914 S.p.A. riottiene l'affiliazione alla FIGC e viene iscritto in Serie D.
  • 2004-05 - Cosenza Football Club: 8° nel girone I della Serie D - Cosenza Calcio 1914: 9° nel girone I della Serie D.
  • 2005 - Fallisce il Cosenza Calcio 1914. Il Cosenza F.C. cambia denominazione sociale in Associazione Sportiva Cosenza Calcio.
  • 2005-06 - 3° nel girone I della Serie D. Perde i play-off contro la Vibonese.
  • 2006-07 - 4° nel girone I della Serie D. Perde i play-off contro il Siracusa.
  • 2007 - A causa del sopraggiunto fallimento societario, l'A.S. Cosenza Calcio non viene iscritta al campionato di Serie D. Il Rende Calcio assume la denominazione di Fortitudo Cosenza S.r.l..
  • 2007-08 - 1° nel girone I della Serie D. Green Arrow Up.svg Promosso in Lega Pro Seconda Divisione. Assume la denominazione di Cosenza Calcio 1914 S.r.l..
  • 2008-09 - 1° nel girone C della Lega Pro Seconda Divisione. Green Arrow Up.svg Promosso in Lega Pro Prima Divisione.
  • 2009-10 - 12° nel girone B della Lega Pro Prima Divisione.

  • 2010-11 - 14° nel girone B della Lega Pro Prima Divisione. Perde ai Play-out con il Viareggio. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Lega Pro Seconda Divisione.
  • 2011 - A seguito dell'esclusione dai campionati professionistici, viene fondata la Nuova Cosenza Calcio S.r.l. che è iscritta al campionato di Serie D.
  • 2011-12 - 2° nel girone I della Serie D. Vince la finale dei play-off nazionali contro il SanDonà Jesolo, ma non viene ammesso in Lega Pro Seconda Divisione per blocco dei ripescaggi.
  • 2012-13 - 2° nel girone I della Serie D.

Campionati nazionali [modifica]

Il Cosenza ha partecipato a 81 edizioni dei campionati organizzati dalla FIGC. Soltanto tra il 1915 e il 1919 e tra il 1943 e il 1945 furono sospese le attività per cause belliche.

Livello Partecipazioni Debutto Ultima stagione



19 1946-1947 2002-2003



42 1930-1931 2010-2011



13 1929-1930 2008-2009



7 2003-2004 2012-2013

Palmares [modifica]

Allenatori e Presidenti [modifica]

Allenatori del Cosenza [modifica]

Allenatori

COSENZA SPORT CLUB

ASSOCIAZIONE SPORTIVA COSENZA

COSENZA CALCIO 1914

COSENZA FOOTBALL CLUB

ASSOCIAZIONE SPORTIVA COSENZA CALCIO

FORTITUDO COSENZA

COSENZA CALCIO 1914

NUOVA COSENZA CALCIO

Presidenti del Cosenza [modifica]

Presidenti

COSENZA SPORT CLUB

  • 1932-1933 - Tommaso Corigliano e Carlo Campagna
  • 1933-1935 - Carlo Campagna
  • 1935-1937 - Battista Santoro
  • 1937-1943 - Carlo Campagna
  • 1943-1945 - Sospensione delle attività a causa della Seconda Guerra Mondiale.

ASSOCIAZIONE SPORTIVA COSENZA

  • 1945-1947 - Mario Morelli
  • 1947-1948 - Ferdinando Ugenti
  • 1948-1950 - Mario Morelli
  • 1949-1950 - Mario Morelli, Giuseppe Carci
  • 1950-1951 - Ferdinando Ugenti e Giuseppe Carci
  • 1951-1953 - Biagio Lecce
  • 1953-1955 - Arnaldo Clausi Schettini
  • 1955-1960 - Salvatore Perugini
  • 1960-1964 - Biagio Lecce
  • 1965-1968 - Francesco Guido
  • 1968-1969 - Francesco Guido, Francesco Coscarella, Giuseppe Carci
  • 1969-1971 - Giuseppe Carci
  • 1971-1973 - Mario Guido
  • 1973-1974 - Alberto Trotta, Francesco Vetere
  • 1974-1975 - Alberto Trotta
  • 1975-1976 - Mario Guido, Carmine Lepore
  • 1976-1977 - Mario Guido, Osvaldo Siciliano
  • 1977-1979 - Osvaldo Siciliano
  • 1979-1981 - Elio Spadafora
  • 1981-1982 - Attilio Spadafora, Biagio Aragona

COSENZA CALCIO 1914

  • 1982-1985 - Alessandro Lupinacci
  • 1985-1987 - Antonio Parise
  • 1987-1988 - Giuseppe Carratelli
  • 1988-1989 - Giuseppe Carratelli, Antonio Serra
  • 1989-1993 - Antonio Serra
  • 1993-1994 - Antonio Serra, Bonaventura Lamacchia
  • 1994-1995 - Bonaventura Lamacchia, Paolo Fabiano Pagliuso
  • 1995-2003 - Paolo Fabiano Pagliuso
  • 2003-2004 - Giuseppe Mazzotta
  • 2004-2005 - Padre Fedele Bisceglia

COSENZA FOOTBALL CLUB

  • 2003-2004 - Eva Catizone, Bruno, Stella, Gaetano Intrieri
  • 2004-2005 - Algieri, Falbo e Cannella, Gaetano Intrieri

ASSOCIAZIONE SPORTIVA COSENZA CALCIO

  • 2005-2006 - Gaetano Intrieri
  • 2006-2007 - Gaetano Intrieri, Mauro Nucaro

FORTITUDO COSENZA

  • 2007-2008 - Damiano Paletta

COSENZA CALCIO 1914

  • 2008-2009 - Damiano Paletta
  • 2009-2010 - Giuseppe Carnevale
  • 2010-2011 - Giuseppe Citrigno, Paolo Fabiano Pagliuso, Eugenio Funari

NUOVA COSENZA CALCIO

  • 2011-oggi - Eugenio Guarascio

Record individuali [modifica]

In grassetto i giocatori in attività nella rosa del Cosenza. Dati relativi esclusivamente alle gare di campionato (compresa la sfida spareggio con la Salernitana).

Presenze
Reti

Colori sociali [modifica]

Prima e seconda maglia 2007-2008
Divisa 2008-2009

Agli albori del calcio cosentino, nel 1908, la Fortitudo indossava una maglia bianca con scritta nera sul petto con il nome della squadra, pantaloncini e calzettoni neri, intervallata negli anni con una maglia verde (o verdeblu inquartata secondo altra tradizione). L'odierno rossoblu viene varato con il passaggio dalla Fortitudo al Cosenza Foot-Ball Club, nel 1923: i colori sociali, mantenutisi fino ai giorni nostri, vengono scelti in onore del Genoa, la più antica squadra italiana e la prima a vincere uno "scudetto".

La maglia da gioco è storicamente a strisce larghe verticali rosse e blu, con pantaloncini solitamente blu bordati di rosso. Solo molto raramente nel corso della sua storia il Cosenza ha mutato il disegno dei colori indossando maglie a strisce orizzontali, inquartate o a tinta unita (blu bordato di rosso o viceversa). Sotto il regime fascista, per un breve tempo la squadra giocò in divisa granata, ed in completo azzurro nell'immediato dopoguerra.

Dopo numerose polemiche sorte sul finire degli anni novanta per le divise prodotte dal fornitore tecnico Kappa (in cui i colori sociali della squadra erano, a detta dei tifosi, completamente sbiaditi e stravolti) si è sentito nella tifoseria il bisogno di puntualizzare anche l'esatta tonalità del rosso e del blu della maglia da gioco, e per la precisione sono il rosso scarlatto ed il blu tenebra o oltremare. Nel 2005 un'intera fornitura di divise fu rispedita al mittente dall società, su richiesta dei tifosi, perché il blu reinterpretato dal fornitore Erreà era troppo chiaro e più simile al viola.

Storicamente, la seconda maglia può essere bianca a bordi o richiami rossoblu oppure interamente gialla.

Per la stagione 2008-09 il fornitore ufficiale ONZE ha innovato la divisa sociale dei Lupi, restringendo le strisce verticali sulla maglia (ora ne compaiono quattro anziché tre, più due bande sui fianchi di colore invertito), alternando il colore delle maniche (blu la destra, rossa la sinistra), e soprattutto "proponendo" degli inediti pantaloncini rossi, che, uniti ai calzettoni anch'essi rossi (con due bande orizzontali blu) dovrebbero dare, nelle intenzioni del fornitore, un'immagine più aggressiva della squadra cosentina.

Ancora più innovativa la divisa ufficiale per la stagione 2009-2010: sempre prodotta dalla ONZE, è stata però ideata e disegnata da un'azienda che si occupa di curare l'immagine della società cosentina. La nuova divisa, che dopo diverso tempo presenta una rinuncia alle strisce verticali, è infatti completamente ammezzata, ovvero la metà di destra della maglia da gioco è completamente rossa, sia sul davanti che sul retro della maglia, e la metà sinistra, simmetricamente, è blu. Blu anche i pantaloncini, e rossi i calzettoni, con banda blu.

Su un fianco, in basso, appare ricamato in oro il loro, anch'esso ideato dall'azienda che cura i diritti d'immagine del Cosenza, pensato per festeggiare i 95 anni del calcio cosentino: un "95" sormontato dalla scritta 1914, circondato dall'alloro e con sotto la scritta 2009. Il ricamo dell'alloro dorato circonda per la stagione 2009-2010 anche lo stemma ufficiale, sia sulla divisa da gioco che sui vari prodotti di merchandising ufficiale del Cosenza: c'è ancora sotto la scritta 2009, mentre, comparendo già nello stemma la dicitura 1914, la scritta sovrastante, sempre in oro è NOVANTACINQUE ANNI, in caratteri maiuscoli. Ancora più originale ed innovativa è la divisa pensata per la stagione 2010-2011 dall'agenzia che si occupa dell'immagine del Cosenza: è nuovamente una divisa molto aderente, completamente rossa (maglia, pantaloncini, calzettoni) sul davanti, con colletto blu, e completamente blu (maglia, pantaloncini, calzettoni) sul retro, come se una linea dividesse lateralmente a metà la divisa.

Innovazioni anche nelle decorazioni che, poste intorno al solito simbolo col Lupo, celebreranno il 96º anniversario dalla fondazione.

Nei canoni la divisa da trasferta, anche per il 2010-2011 bianca con fregi rossoblu (sulle maniche e sulle spalle); novità assoluta, invece, l'adozione di una divisa "big match" (prodotta dal fornitore tecnico in tiratura limitata), che richiamerà il disegno storico delle maglie del Cosenza (banda trasversale rossoblu, sul celebre modello del River Plate, su maglia argento, pantaloncini argento con bande rossoblu, calzettoni zebrati rossoblu) e che sar indossata nelle occasioni che saranno ritenute speciali ("big match") per questioni di classifica, di blasone dell'avversario o di presenza di telecamere per la diretta nazionale di RAISAT.

Il simbolo [modifica]

Il simbolo della squadra è composto da un cerchio blu contorniato da sette strisce rosse raffiguranti i sette colli di Cosenza stilizzati. Al centro invece troviamo la testa del lupo, simbolo della squadra, che durante tutta la storia del Cosenza Calcio ha subito modifiche e cambi. Dapprima un lupo visto di lato, poi a partire dagli anni ottanta un lupo con le fauci ben aperte. Dal 1994 al 2003 il lupo raffiguranto all'interno viene sovrapposto ad un pallone e subisce una sostanziale modifica, venendo raffigurato con la bocca chiusa.

Dal 2003 al 2007 ritorna il vecchio lupo con la bocca aperta, finché nel 2007 la nuova società adotta un brand simile a quello in uso durante gli anni novanta. Attualmente il lupo al centro del marchio è ritornato, sebbene con piccole modifiche, simile a quello utilizzato a fine anni ottanta. Come detto, per la stagione 2009-2010, in occasione del novantacinquesimo anno della storia del calcio cosentino, attorno allo stemma sociale compare anche una serie di ricami in oro, ovvero l'alloro, la scritta NOVANTACINQUE ANNI e la scritta 2009. A partire dalla produzione 2011-2012, così come già appare sul sito ufficiale, il loro sarà abbracciato da una pergamena recante la scritta latina BRUTIA ME GENUIT ("Bruzia mi fece nascere"), frase storica che richiama sia la leggendaria figura di "Donna Brettia" o "Brutia", condottiera dei primi Bruzi, sia la stirpe Bruzia in sé.

I giocatori del Cosenza sono unanimemente noti col soprannome di Lupi della Sila, anche se talvolta ricevono altri appellativi (Bruzi, o, più raramente, Telesiani).

Rosa 2012/2013 [modifica]

Tratta dal sito ufficiale della Nuova Cosenza Calcio, la rosa è aggiornata al 11 febbraio 2013.

N. Ruolo Giocatore
Italia P Alessandro Cutrupi
Italia P Vincenzo Perri
Italia P Alessandro Straface
Italia D Aniello Parisi
Italia D Pietro Sicignano
Italia D Tiberio Parenti
Italia D Davide Cavallaro
Italia D Francesco Filidoro
Italia D Daniele Liotti
Italia D Vincenzo Lamattina
Italia D Paride Marchio
Italia D Giuseppe Benincasa
Italia C Adriano Fiore
Italia C Fabiano Salvino
N. Ruolo Giocatore
Italia C Giuseppe Piromallo
Italia C Mirko Guadalupi
Italia C Francesco Paonessa
Italia C Nicholas Pesce
Italia C Salvo Arcidiacono
Italia C Domenico De Cicco
Italia A Pietro Arcidiacono
Italia A Manolo Mosciaro
Italia A Andrea Marano
Italia A Giovanni Foderaro
Italia A Lorenzo Franzese
Italia A Luigi Le Piane
Italia A Francesco Reda
Senegal A Keba Gassama

Tifoseria [modifica]

La curva del Cosenza Calcio 1914 in una gara della stagione 2008-2009
« Le pecore hanno un capo. E le mandrie un cane che sorveglia. Nua sim’i Cusenza e capi un’ni’ vulimu. (Le pecore hanno un capo. E le mandrie un cane che sorveglia. Noi siamo di Cosenza e capi non ne vogliamo) »
(Piero Romeo (deceduto), fondatore e capo degli Ultra' Cosenza, Tam Tam e segnali di fumo)

Il tifo organizzato a Cosenza nasce con il gruppo Commando Ultrà Prima Linea, nato nel 1978; attivo fino al 1999 fu il gruppo dei Nuclei Sconvolti nato nel 1983 che ha fatto storia nel panorama ultrà nazionale, famoso non solo per il suo stile innovativo ed originale e per essere impegnato nel sociale ma anche per essere stato il primo in Italia ad organizzare due raduni ultras nazionali nel 1985 in città al Cinema Italia dal 12 al 14 luglio (presenti i Cucs Roma, Fedayns e Blue Lions Napoli, la Fossa dei Grifoni ect ect) e nel 1986 a Tortora in provincia di Cosenza raccogliendo per la prima volta le tifoserie più importanti dello Stivale[10]. La torcida rossoblu è stata una delle prime tifoserie a dotarsi di una voce ufficiale, un periodico che viene distribuito in tutte le partite casalinghe, lo storico "Tam Tam e segnali di fumo"[11] che fece il suo esordio nel lontano 13 maggio 1988 alla vigilia della trasferta di Salerno nel campionato che decretò la promozione in serie B,[12]. Tra le giornate storiche dei Nuclei Sconvolti va menzionato il derby di campionato del 6 aprile 1985 Cosenza-Catanzaro= 1-0 con 20.000 spettatori presenti, in cui gli ultrà rossoblu srotolarono un maxi striscione rossoblu di 100 metri (allora record di dimensioni in Italia)[13] che copriva tutta la tribuna B allora covo del tifo silano, e la mega fumogenata di Cosenza-Nocerina di maggio 1988 anno della promozione in Serie B. Oggi la curva dopo la tessera e le varie diffide si presenta con 2 gruppi maggiori in curva il 1914 che riunisce molti vecchi gruppi e i bed wolves entrambi attivissimi nella vita di curva e nelle trasferte resistono ancora gruppi e striscioni storici come le Brigate Cosenza Amantea ns Diamante e altri più recenti come Allupati primo lotto oltre che lo striscione dedicato all'associazione e al capo ultras scomparso pochi anni fa La Terra di Piero

Gemellaggi [modifica]

Amicizie [modifica]

le prime amicizie gli ultrà Cosenza le instaurarono nel raduno nazionale del 1985 primo raduno ultrà in Italia si gemellarono con i tifosi di Casertana, Casarano, Nocerina e Ternana. Il gemellaggio ad oggi resta solo con la Casertana, mentre con i Ternani resta solo rispetto e con i Nocerini si sono interrotti violentemente i rapporti. Menzione particolare merita il grande legame di rispetto e stima instaurato con i Genoani sempre più forte e vivo. L'altro vero e proprio gemellaggio è quello con i tifosi del Venezia molto sentito da entrambe le parti. In passato invece sono esistiti rapporti di gemellaggio e amicizia anche con Pisa, con cui resta stima e rispetto reciproco, mentre con Messina c'è un vero e proprio attrito.

Forte rivalità [modifica]

Rivalità moderata [modifica]

Stagioni precedenti [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Newz.it quotidiano on line
  2. ^ Comunicato Stampa Comune di Cosenza
  3. ^ [VITA DA LUPI- Federico Bria, 1986]
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n Profondo Rossoblù di Gabriele Carchidi- Editoriale Progetto 2000- settembre 2003 ISBN 88-8276-186-X
  5. ^ a b c d [COSENZA STORIA IN ROSSO BLU' 2° Volume - Vincenzo D'Atri, LUIGI PELLEGRINI EDITORE 1991]
  6. ^ ALMANACCO ILLUSTRATO DEL CALCIO 1992 - 51° VOLUME, Panini Srl
  7. ^ Profondo Rossoblù di Gabriele Carchidi- Editoriale Progetto 2000- settembre 2003ISBN 88-8276-186-X
  8. ^ Alberto Zaccheroni, allenatore della Juventus Puntosport.net
  9. ^ JUVENTUS: Zaccheroni come Calaf: "Vincerò!"
  10. ^ TIFO-Net: Genoa
  11. ^ a b La Curva « Portapiana Group
  12. ^ Profondo Rossoblù di Gabriele Carchidi- Editoriale Progetto 2000
  13. ^ [VITA DA LUPI - Federico Bria]
  14. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s Tifonet.it
  15. ^ Gli ultras del Sorrento: dall’amicizia molossa all’odio per le vespe. sanniocalcio.it. URL consultato in data 15-12-2012.
  16. ^ Cronologia Genoa - Squadra di calcio Genoa
  17. ^ orgogliocosentino - Articoli e post su orgogliocosentino trovati nei migliori blog
  18. ^ UltrasLiberi.com: Ultras Taranto
  19. ^ Siena Cosenza-21 Daspo per i fatti di Norcia | CALCIOMERCATO.IT
  20. ^ [1]
  21. ^ Cavese -Cosenza, sassaiola tra ultras Arrestati tre tifosi del club salernitano - Corriere del Mezzogiorno
  22. ^ Unione Sportiva Foggia
  23. ^ [2]
  24. ^ [3]
  25. ^ Siracusa Calcio#Gemellaggi e rivalit.C3.A0

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Collegamenti esterni [modifica]