Cosenza Calcio

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Cosenza Calcio
Calcio Football pictogram.svg
Stemma del Nuova Cosenza Calcio.png
Lupi della Sila, Rossoblù, Bruzi, Silani
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali 600px Blu e Rosso (Strisce).png rosso-blu
Dati societari
Città Cosenza
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Lega Pro
Fondazione 1912
Rifondazione 1982
Rifondazione 2003
Rifondazione 2007
Rifondazione 2011
Presidente Italia Eugenio Guarascio
Allenatore Italia Roberto Cappellacci
Stadio San Vito
(24.479 posti)
Sito web www.ilcosenza.it/
Palmarès
Titoli nazionali 1 titolo di Lega Interregionale (1958)
Trofei internazionali 1 Coppa Anglo-Italiana (1983)
Soccerball current event.svg Stagione in corso
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Il Cosenza Calcio S.r.l.[1] è la principale società calcistica di Cosenza.

Originariamente fondato il 18 novembre 1912 (sebbene la sua origine sia tradizionalmente fatta risalire con l'avvio vero e proprio dell'attività agonistica il 23 febbraio 1914, in cui vi fu il primo incontro documentato del Cosenza contro il Catanzaro sul terreno di Piazza delle Armi e finito con il risultato di 1-1),[2] disputa dal 1929 i primi veri campionati.

Dal 1964 il Cosenza disputa le sue gare allo Stadio San Vito, impianto capace di ospitare 27.879 spettatori.

Il Cosenza vanta 19 partecipazioni al campionato di Serie B, categoria nella quale ha colto il suo massimo risultato nel 1988-1989 piazzandosi al 4º posto in classifica (divenuto sesto posto per classifica avulsa sfavorevole) e la vittoria di una Coppa Anglo-Italiana nel 1983.

L'odierna società, precedentemente nota come Nuova Cosenza Calcio fu fondata nell'estate del 2011 e presieduta da Eugenio Guarascio in seguito alla radiazione dal professionismo del Fortitudo Cosenza (dal 2008 Cosenza Calcio), sodalizio fondato nel 2007 in seguito all'esclusione dai campionati avvenuta nel 2003 del precedente Cosenza Calcio 1914, club che rappresenta la prima rifondazione del Cosenza storico, che terminò le sue attività nel 1982.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini e i primi anni[modifica | modifica sorgente]

Il calcio si affacciò a Cosenza già nel 1908, quando il giovanissimo Arnaldo De Filippis portò il primo pallone dell'era moderna. Nei quartieri cominciarono a formarsi le prime formazioni: la Virides Sport Club, la Brutium, la Liberta, il Milan Sport Club, la Meridionale, la Fratelli Bandiera, la Savoia e la Speranza.

Amedeo De Maria, il "patron" della Virides, riuscì a fondere le squadre rionali ed a costituire la S.S. Cosentina. L'atto di nascita è datato 1º marzo 1912. Nella prima riunione sono eletti dirigenti De Maria, De Filippis, Attilio Laudonio, Vincenzo Musmano, Luigi Giardini, Elio Trifone, Erminio Mosciaro e Mimmo Campana.

I contrasti nel club divamparono subito e diventarono presto insanabili, al punto che la S.S. Cosentina non riuscì a compiere neanche un anno di vita. Ai primi di novembre del 1912, infatti, sia Amedeo De Maria sia Arnaldo De Filippis rassegnarono le proprie dimissioni, causando la fine del sodalizio. Seguì una riunione tumultuosa, la sera dell’11 novembre 1912, con all'ordine del giorno il futuro del calcio e dello sport di Cosenza. Luigi Giardini propose: "Non possiamo scioglierci e rinunciare a tutta la passione che abbiamo verso lo sport. Fondiamo una nuova società e diamogli un nome di buon auspicio, chiamiamola Fortitudo!".

Una settimana dopo, il 18 novembre 1912, gli ex-dirigenti della S.S. Cosentina si riunirono ancora, approvando lo statuto della nuova compagine, una polisportiva (praticante scherma, danza, corse a piedi, ciclismo, ginnastica e calcio) con il bianco ed il nero come colori sociali. La scelta del presidente viene fatta per acclamazione: fu scelto De Filippis. L'attività nel football della formazione cosentina era allora limitata alle sole partite amichevoli ed a qualche torneo regionale: infatti, il primo incontro documentato del Cosenza è proprio un Cosenza-Catanzaro 1-1, disputatosi il 23 febbraio 1914 sul polveroso terreno di Piazza delle Armi, sito nel cuore della città bruzia.[2]

Sul finire del 1918 alcuni giovanissimi, con a capo Riccardo Maspoli, danno vita allo Sport Club Italia, in cui si formano elementi come De Cicco, Solbaro, Sconza, Vietri, Brunelli. Lo Sport Club, comunque, avrà vita breve. Si profila infatti la ricomparsa della Fortitudo. L'11 novembre 1920 si disputa il primo torneo di calcio denominato "campionato calabrese". Partecipano la Fortitudo, la Ercole Scalfaro di Catanzaro e l'Audax di Portapiana. Le gare si svolgono sul campo di Piazza d'armi in lungo Busento. La Fortitudo si aggiudica il torneo sconfiggendo i catanzaresi 3-0 e l'Audax 2-0 in seguito a rinuncia dell'avversario, venendo nominata campione regionale di calcio per il 1920.

Gli anni venti[modifica | modifica sorgente]

Le prime partite contro i cugini catanzaresi sono appannaggio della compagine cosentina. Il 4 maggio 1924 la Fortitudo batte sul proprio campo la S.S. Braccini di Catanzaro, col punteggio di 3-1. Le reti sono segnate da Vietri, Guadagnoli e Sconza. Il 16 maggio 1926, nella prima sfida tra la neonata Cosenza Football Club e la S.S. Giulio Braccini di Catanzaro, i cosentini si impongono per 5-0. I catanzaresi, che abbandonano il campo dopo il terzo gol rossoblu, ritenuto irregolare, sono convinti a rientrare e subiscono altre due reti. I marcatori sono Antonio Sconza, il tecnico e veloce "motorino", che sigla una tripletta; Toscano e Politano. All'epoca la tradizione voleva vincitori i colori di Cosenza in ogni incontro con la consorella Catanzaro.[3]

Nei primi mesi del 1926, Riccardo Maspoli, per dissidi insanabili abbandona la direzione tecnica della Fortitudo e fonda Il Cosenza Football Club con colori rossoblù in onore a Genoa e Bologna che l'anno precedente hanno dato luogo ad una sfida infinita per lo scudetto. Il Cosenza FBC, protagonista nella regione, comincia a mettersi in evidenza anche contro squadre delle regioni limitrofe, ma Il 06/02/1928 è costretto a trasformarsi, su direttiva politica del regime, non accettata da tutti, in Dopolavoro Sportivo Cosenza con maglia azzurra. Il DS Cosenza è primo nel Campionato di 3ª Divisione 1927/28, ma la mancata organizzazione al sud, da parte della FIGC, del campionato di 2ª divisione del 1928/29, ne impedisce la promozione.Intanto, nei primi mesi del 1929, le forze sportive cosentine, che non sopportano la sottomissione dello sport alla politica, fondano il Cosenza Sport Club, con maglia rossoblù.

Si hanno così due squadre a Cosenza ed entrambe partecipano al campionato di 3ª divisione 1928/29 che si disputa nell'estate del 1929: prevale, a parità di punti, la squadra che rappresenta il regime che, nel frattempo, Il 06/06/1929, viene trasformata in Associazione Sportiva Fascista Cosenza con Presidente l'Avv.Franco Bambini. La ASF Cosenza ottiene il diritto alla promozione in 2ª divisione, ma resta in vita solo 3 mesi; infatti l'ambiente sportivo cittadino, consapevole dei suoi limiti, in vista del nuovo impegnativo campionato, riesce a trovare un punto d'accordo e la ASF confluisce nel Cosenza Sport Club, con colori rossoblù.

Gli anni trenta[modifica | modifica sorgente]

Dalla stagione 1929/30, con la novità della serie A e Serie B a girone unico e della 1ª e 2ª divisione a carattere interregionale, il Cosenza Sport Club comincia la sua avventura nei Campionati Nazionali. I Lupi, guidati in difesa da Ireos Cava, allenatore-giocatore savonese, ed in avanti dallo sgusciante indigeno Giuseppe Pellicori, che nel dribblare l'avversario chiede educatamente "permesso", da cui il nomignolo, raggiungono il settimo posto che consente loro la promozione nella Prima Divisione meridionale allargata a due gironi.

Prima dell'esordio in campionato la politica, in cambio della promessa costruzione del nuovo campo sportivo, impone l'utilizzo del colore Azzurro Savoia che spicca nel gonfalone della città. La nuova maglia, tuttavia, non porta fortuna visto che dopo dieci giornate la squadra è fanalino di coda con soli quattro punti, frutto di una vittoria con il Catania e di due pareggi con Messina e Savoia, per il resto solo sconfitte, e per di più è attesa da una difficile sfida con gli azzurri salernitani, dominatori assoluti del campionato. Alla notizia che il Cosenza, per dovere di ospitalità, deve cambiare maglia nessuno ha dubbi, vengono riesumati i colori rossoblù; il Cosenza domina la capolista e la manda a casa battuta con un gol del centravanti Pietro Ferraris. Sulla scia dell'entusiasmo le rimanenti partite, giocate  in rossoblù, decretano poi una salvezza insperata a inizio torneo.  

L'anno successivo (1931-1932), il Presidente avv. Tommaso Corigliano allestì una formazione di primo piano, ingaggiando giocatori provenienti dal nord ed affidando la guida tecnica al romano Angelo Benincasa. La squadra esordì con un clamoroso 7-2 ai danni del Molfetta ed i cosentini gioirono delle prodezze dei vari Forotti, Staccione, Masi, Gallina, Perazzi, Briano e Vaj.

Il 28 ottobre 1931 fu inaugurato il Campo Sportivo "Città di Cosenza" che, dopo vari anni, assunse il nome di "Emilio Morrone", un giovane cosentino caduto, per un incidente di gioco, durante una gara.

Nel 1932-33, sotto la guida di Balacics, la squadra rafforzata con Vittorio Staccione arrivato dalla Fiorentina calcio, Mortarotti, Fiammengo e gli ex giocatori del Napoli Fenili, Pampaloni, De Martino e Biagio Zoccola, disputò un brillante campionato conquistando il terzo posto.

Dopo una stagione interlocutoria, nel 1935-1936 il Cosenza fu ammesso alla disputa del torneo di Divisione Nazionale C, girone D, di nuova istituzione, insieme a Cagliari, Piombino, Pescara, Perugia, Salernitana, Catanzaro, ed altre.

Negli anni successivi la squadra fu ulteriormente potenziata, schierando un attacco mitraglia: Bertozzi, Frione I, Lodi, Corsanini e Bergonzino. In quegli anni, appena sedicenne, debuttò in prima squadra il mediano Francesco Del Morgine, un'autentica bandiera rossoblu.

A partire dalla stagione 1937-1938 vi fu l'avvento del presidente, barone Carlo Campagna e dei tecnici ungheresi Chrappan, Vanicsek e Hansel.

Gli anni quaranta[modifica | modifica sorgente]

Nel 1942-1943 la guerra era in corso e la squadra, rafforzata da molti militari (si ricordano il terzino Beolchi, la mezzala Collimedaglia, il portiere Galliani), raggiunse il terzo posto e, nel girone di ritorno, non conobbe alcuna sconfitta.

L'ex campione del mondo Attilio Demaria giocò ed allenò il Cosenza in B dal 1946 al 1948

Nel dopoguerra, la ripresa dell'attività sportiva avvenne sul Campo Militare di Via Roma e solo dopo alcuni anni il "Città di Cosenza" tornò alla sua originaria destinazione. La società assunse la denominazione di Associazione Sportiva Cosenza e nel 1945-1946, con allenatore Renato Vignolini e presidente il compianto Mario Morelli, fu promosso in Serie B. Nella prima storica promozione in serie B il Cosenza conquista il secondo posto dietro il Leone Palermo avendo come formazione base il seguente undici: Lombardi, Vignolini, Dedone, Gagliardi, Pompei, Busoni, Lischi, Trombino, Capone, Creziato, R. Bruno. Giunse così a Cosenza Attilio Demaria, ex nazionale, che rinnovò i fasti di Otto Chrappan promuovendo un'intesa attività sui giovani. Nacquero i Boys Demaria, ammessi alle finali nazionali di categoria. La composizione troppo eterogenea della formazione non giovò al buon andamento della compagine, che ebbe scarsa fortuna e dopo due anni ripiombò in Serie C. Tuttavia un altro giovane, Alberto Delfrati, prelevato dai rincalzi del Legnano, fu avviato alla massima divisione.

Nel 1949-50, auspice Vittorio Mosele, il Cosenza disputa un'annata improvvisata: i "lupi" riuscirono a finire in testa alla classifica, alla pari con il Messina. La squadra era così composta: Gisberti, Martini, Campana, Ferrara, Manfredini, Bacillieri; Begnini, Leonetti, Musci, Zaro, Pollak.

Nello spareggio disputato a Salerno il risultato, pur dopo i tempi supplementari, fu di 1-1. Ma, nell'altro incontro, giocato a Como, i biancoscudati si affermarono per 6-1, guadagnando la cadetteria. Scoppiò la bomba del tentativo di corruzione, consumato sul campo, ai danni del portiere rossoblu Gisberti. Vi fu la denuncia e la Lega Nazionale accolse il reclamo del Cosenza ufficializzando la promozione dei silani. Il Messina adì alla CAF e, a pochi giorni dall'inizio del campionato, a calendario già pubblicato, i giudici riformarono la prima decisione ed assegnarono la Serie B al Messina.

Gli anni cinquanta[modifica | modifica sorgente]

Cominciò, così, una lunga via crucis alla ricerca della cadetteria. La presidenza fu assunta da Biagio Lecce e, successivamente dal comm. Carlo Leonetti. L'ingaggio del centravanti alessandrino Carlo Stradella assicurò una messa di reti, ma il campionato non si vinse e l'anno successivo, per la riforma dei campionati, il Cosenza fu retrocesso in IVª Serie.

Seguirono anni bui durante i quali si avvicendarono molti allenatori: Piccaluga, Kutik, Lamberti, Andreis, Piacentini, ma i successi stentarono ad arrivare. Frattanto alla presidenza silana tornò alla ribalta il compianto Salvatore Perugini, già segretario del sodalizio rossoblu negli anni trenta. Il suo entusiasmo ed il suo attaccamento alla squadra compirono il miracolo.

Nella stagione 1957-1958 il Cosenza, guidata dal bomber Mario Uxa (capocannoniere del campionato per ben 5 stagioni consecutive), ottenne la vittoria del girone dell'Interregionale Prima Categoria e conquistò il titolo di Campione d'Italia, ex aequo col Mantova e lo Spezia. Nella stagione successiva (1958-1959) il Cosenza fu bruciato, sul filo di lana, dal Catanzaro terminando al secondo posto e stessa sorte fu riservata nel campionato 1959-60 quando dopo un lungo dominio in vetta alla classifica, i rossoblu si arresero nelle ultime partite al Foggia e persero nuovamente la serie B.

Gli anni sessanta[modifica | modifica sorgente]

Renato Campanini ha militato nel Cosenza dal 1963 al 1968 realizzando 55 gol in 138 partite

Dopo la tragica scomparsa del Presidente Perugini, ritroviamo il comm. Biagio Lecce al vertice della Società. La squadra, affidata alle cure di Julius Zsengeller, fu potenziata con alcuni giovanissimi, come il cosentino Francesco Rizzo, il romano vissuto a Cosenza Ugo Rugiero e lo stabiese Giuseppe Gallo, che presto mobilitarano gli osservatori di tutta Italia (finendo, poi, entrambi al Milan per merito di Gipo Viani). Il campionato del Cosenza fu un'autentica cavalcata e solo il Trapani seppe tenere il passo dei lupi, cedendo in dirittura d'arrivo. Al termine della stagione 1960-61 il Cosenza è promosso in Serie B.

La formazione artefice dello storico successo era la seguente: Sartori, Follador, Orlando (Trocini), Dalla Pietra (Lugli), Delfino, Federici; Gallo, Rizzo, Lenzi, Ardit, Costa (Joan).

La permanenza in cadetteria si rivelò subito difficile: un arbitraggio infelice determinò incidenti nella gara contro il Modena, con conseguente pesante squalifica del campo, che era il vecchio "Emilio Morrone". A Zsengeller subentrò Todeschini e giunse una sofferta salvezza.

Nella stagione successiva (1962-1963), la squadra fu completata con l'ingaggio di Ravera, Baston, Fontana, Marmiroli e Thermes, ma riuscì ad evitare la retrocessione solo perché il Novara venne penalizzato di 10 punti e retrocesso all'ultimo posto della classifica per illecito sportivo. La retrocessione della stagione 1963-1964 segnò la fine di un ciclo e la squadra venne, quasi totalmente rifondata. Dal 1964-1965 il Cosenza, che intanto è divenuto Associazione Sportiva Cosenza, gioca nel nuovo stadio "San Vito", inaugurato il 4 ottobre 1964 in occasione di Cosenza-Pescara, terminata sul punteggio di 2-1 con reti di Ciabattari e Campanini. Fallito l'immediato ritorno in Serie B nel 1965, ad opera di una Reggina corsara, che espugnò quell'anno Cosenza in una partita decisiva davanti a 20.000 spettatori rossoblù[4]. ed ancora nel 1966, beffata sul traguardo dalla Salernitana, la squadra rossoblu per alcuni decenni non riuscì più a riemergere.

Gli anni settanta[modifica | modifica sorgente]

Sergio Codognato ha militato nel Cosenza dal 1970 al 1977 da giocatore ed allenatore

Fallito l'immediato ritorno in Serie B nel 1965, ad opera di una Reggina corsara, che espugnò quell'anno Cosenza in una partita decisiva ed ancora nel 1966, beffata sul traguardo dalla Salernitana, la squadra rossoblu per alcuni decenni non riuscì più a riemergere.

Seguirono alcune stagioni nelle quali il Cosenza stazionò nelle posizioni intermedie della graduatoria e nel campionato 1969-1970 si verificò un episodio di intolleranza da parte dei tifosi che vide protagonista il signor Calì di Roma, arbitro di Cosenza-Internapoli. Lo stadio "San Vito" venne quindi squalificato.[senza fonte]

Il Cosenza riparte da Giusto Lodi, capitano di lungo corso, autentico pilastro della formazione rossoblu, mentre presidente è Mario Guido. La crisi societaria diventa sempre più grave, il fallimento è alle porte e l'amara retrocessione in serie D della stagione 1973-74 sembra segnare l'epilogo della gloriosa storia rossoblu.

Il campionato 1974-75 inizia nel caos più assoluto. La panchina di Emilio Zanotti è precaria e instabile, ma la grande passione di un manipolo di sostenitori sapranno trasformare quel campionato in una stagione trionfale. Con l'incredibile record di 17 successi interni su altrettanti incontri disputati, il Cosenza sbaraglia la concorrenza stravincendo il campionato con 7 punti di vantaggio sull'accoppiata composta da Vittoria e Nuova Igea.

Protagonisti di quel campionato sono: Evangelista, Sdrigotti, Bompani (Pavoni), Pasquino, Iazzolino, Codognato; Rigoni, Canetti, Villa (Losio), Pantani, Vivarelli (Lualdi).

Il ritorno in Serie C non sarà fortunato. Gli umori della folla non sono più gli stessi e le continue disillusioni generano l'ennesimo episodio deprecabile. Il 27 marzo 1977 in occasione dell'incontro Cosenza-Paganese, il Signor Sancini di Bologna ed i suoi collaboratori sono letteralmente linciati ed i tifosi rossoblu saranno costretti a peregrinare lontani dal "San Vito" per un anno e mezzo.

Per la riforma dei campionati, la stagione 1978-1979 vede il Cosenza in Serie C2. La presidenza è assunta da Osvaldo Siciliano che ha propositi di rilancio, ma il campionato sarà vinto dai "cugini" del Rende.

Gli anni ottanta[modifica | modifica sorgente]

Nedo Sonetti vince il campionato di C2 nel 1980 riportando i lupi in C1

Nel 1979-80 Nedo Sonetti riporta il Cosenza in serie C1 lanciando Perrotta ed inventando l'impenetrabile coppia centrale Rocco-Reggiani. La formazione titolare era la seguente: Lattuada, Capiluongo (Tortelli), D'Astoli, Ranieri, Rocco, Reggiani; Rappa (Berardi), Missiroli (Liguori), Perrotta, Tucci, De Chiara (Labellarte). Seguono la balorda retrocessione targata Pietro Fontana e la successiva promozione firmata da Renzo Aldi. Ma la stagione 1981-82 sarà anno di grandi cambiamenti: dopo 37 anni di attività, con tanti successi e qualche delusione, l´A.S. Cosenza viene messa in liquidazione ed al suo posto prenderà vita il Cosenza Calcio 1914 S.p.A. con Presidente Vincenzo Morelli. Fu il risultato di un forte connubio tra imprenditori della città e l'Amministrazione Comunale tramite l´Assessore Mario Romano ed il Sindaco Ruggiero[5]. La formazione tipo che riconquisto la serie C/1 della stagione 1981-82 era la seguente: Ciaramitaro, Bagnato, Della Volpe (Tosi), Aita, Rizzo Armando, D'Astoli; Rizzo Roberto, Donetti, Crispino, Luperto, Renzetti (Palazzotto).

Sulla panchina del Cosenza si susseguono i vari Mujesan, De Petrillo, Ghio e Montefusco. In questi anni si affaccia all'orizzonte Gigi Marulla, il più rappresentativo calciatore della storia del Cosenza, primatista di presenza e marcatore principe di tutti i tempi.

La bandiera Luigi Marulla con la maglia del Cosenza in una partita commemorativa disputata nel 2008

Vestono la maglia rossoblu calciatori dal passato glorioso e giovani promesse, ricordiamo: Silipo, Longobucco, Petrella, Morra, Tivelli, Tripepi, Truddaiu, Frigerio, Fucina, Aita, Lombardi, Marino e Nicolucci. L'esonero di Francesco Liguori, durante la stagione 1986-1987, segna l'arrivo a Cosenza del "seminatore d'oro" Gianni Di Marzio, che legherà il suo nome in modo indelebile alla storia del Cosenza Calcio.

Dopo aver conseguito il piazzamento utile per la disputa della Coppa Italia Professionisti (1986-1987), il vulcanico Gianni sarà il condottiero della promozione in Serie B, attesa per ben 24 anni. La formazione titolare era la seguente: Simoni, Marino, Lombardo, Castagnini, Giovannelli, Galeazzi, Bergamini, De Rosa, Lucchetti, Urban, Padovano. Altri calciatori che vennero utilizzati in quell'annata furuno Fantini, Schio, Montrone, Giansanti, Maniero, Del Nero, mentre il timone della presidenza era nelle mani dell'Avvocato Giuseppe Carratelli.

Le partite decisive di quel campionato furono Cosenza-Nocerina (2-0, reti di Urban e Lucchetti) davanti a 24.000 tifosi festanti e con una megafumogenata della curva sud[6], e Monopoli-Cosenza 0-0 del 5 giugno 1988 che decretò la promozione aritmetica dei lupi seguiti da 10.000 tifosi[6].

Michele Padovano con la maglia del Cosenza in una partita commemorativa disputata nel 2008
Donato Bergamini con la maglia del Cosenza nella partita Cosenza-Nocerina 2-0 del 29 maggio 1988

Appena promossi in Serie B, Gianni Di Marzio abbandona la panchina rossoblu e viene ingaggiato Bruno Giorgi. Sull'intelaiatura della squadra appena promossa in Serie B vengono inseriti alcuni innesti: l'attaccante Alessio Brogi dal Montevarchi, Cozzella, i difensori Alberto Rivolta dell'Inter, Andrea Poggi del Torino e Ugo Napolitano dal Prato, e i centrocampisti Giorgio Venturin dal Torino e Bruno Caneo dal Pisa. Furono ceduti invece Montrone, Maniero, Del Nero, Schio, Ruvolo, Giovannelli e Giansanti.

Sarà la Juventus (che torna a Cosenza dopo 35 anni) di Dino Zoff, in cui militavano Rui Barros, Cabrini e Massimo Mauro, a tenere a battesimo il Cosenza nella gara d'esordio in Coppa Italia al San Vito. La partita terminerà 0-0 davanti a 25.000 spettatori che portarono alle casse sociali un incasso di 608 milioni e 290.000 lire[7].

In Coppa Italia, seguì la sconfitta casalinga contro l'Atalanta di Strömberg ed Evair (2-1), la sconfitta con il Verona di Caniggia e Galderisi (4-2), e le due vittorie contro Vicenza(3-2) e Taranto in trasferta (2-0), che però non bastarono per la qualificazione al turno successivo.

Nel campionato, oltre alle numerose vittorie in trasferta, resterà indimenticabile la vittoria di Bari (3-0), contro i pugliesi che spinti da Maiellaro erano pronti a festeggiare la promozione in serie A in caso di vittoria. Due episodi negativi costarono carissimo: il derby col Catanzaro al San Vito (0-0) in cui l'arbitro Pierluigi Pairetto annullò un gol regolare all'ex di turno Vittorio Cozzella a due minuti dal termine[7] a cui seguirono incidenti nel dopo-partita con le forze dell'ordine di una parte dei 20.000 tifosi presenti al San Vito[7], e il palo colpito da Lombardo nello scontro diretto con l'Udinese di Marco Branca e Odoacre Chierico che costò la Serie A[7]. Tra i protagonisti si ricordano Michele Padovano, Maurizio Lucchetti, Luigi De Rosa e Alberto Urban.

Alla fine di quel campionato il Cosenza risultò la squadra con il maggior numero di vittorie, ben diciassette. Concluse al 4º posto in classifica con 44 punti, ad un solo punto dal terzo, alla pari con Reggina e Cremonese, che però per la classifica avulsa diventerà 6º posto, impedendogli di disputare gli spareggi per la serie A. Da sottolineare, però, che se in quel campionato ci fosse stata la regola dei 3 punti a vittoria, il Cosenza sarebbe stato promosso piazzandosi al 3º posto; anche la classifica avulsa fu la novità di quell'anno.[6]. Il 1989 è l'anno anche della misteriosa morte del calciatore Donato Bergamini a cui oggi è intitolata la curva sud dello stadio San Vito.

Gli anni novanta[modifica | modifica sorgente]

Dopo una salvezza tribolata nel campionato 1989-1990 (nato con altre ambizioni come confermano acquisti come quello di Ciro Muro prelevato dalla Lazio), ad opera di mister Gianni Di Marzio subentrato in corsa a mister Luigi Simoni, il campionato 1990-1991, è l'anno del vibrante spareggio salvezza del 26 giugno a Pescara firmato Edy Reja approdato sulla panchina silana a campionato in corso dopo l'esonero di Gianni Di Marzio avvenuto dopo lo 0-0 nel derby casalingo con la Reggina. La quarta retrocessa in C1 fu decisa dopo una grande bagarre in coda: si registrarono ben 9 squadre in due punti e addirittura 5 a 36. Il Cosenza e la rivale storica Salernitana furono costrette allo spareggio, mentre le altre tre squadre si salvarono in virtù della classifica avulsa. La partita venne disputata in un clima infernale in campo e sugli spalti allo stadio Adriatico di Pescara, e fu decisa dal gol di Gigi Marulla che spezzò l'equilibrio con un tiro di sinistro al sesto minuto del primo tempo supplementare scatenando la gioia incontenibile di circa 7.000 sostenitori al seguito e capanelli di auto in città e in provincia fino a tarda notte[6]. Il Cosenza dello spareggio scese in campo con questa formazione: Vettore; Catena, Napolitano; Aimo, Di Cintio, De Rosa L; Compagno, Mileti, Marulla, Biagioni (102' Tramezzani), Coppola (79' Bianchi Andrea)- Allenatore: Reja[8].

Dopo lo spareggio di Pescara nel campionato 1991-92 viene confermata l'ossatura della squadra ed arrivano solo tre titolari: il centrocampista Coppola dal Cagliari, Signorelli dal Barletta e il portiere Graziani dalla Juventus e in un secondo momento su richiesta del confermato Edy Reja, il portiere Giacomo Zunico reduce dalla serie A a Lecce, l'ex milanista Walter Bianchi e il libero del Bari Deruggiero[6]. Dopo un grande campionato, il Cosenza arrivò all'ultima giornata (14 giugno 1992) a Lecce appaiato a 42 punti all'Udinese al quarto posto in classifica per giocarsi la serie A. I tifosi del Cosenza diedero vita ad un grande esodo, infatti erano oltre 15.000[6] i tifosi rossoblù che con ogni mezzo raggiunsero e colorarono lo stadio Via del Mare di Lecce per spingere i Lupi verso una storica promozione ma a dieci minuti dal termine un gol di Maini decise la partita. In caso di vittoria in terra pugliese, i rossoblu avrebbero agguantato lo spareggio con l'Udinese che vinse sul campo della già promossa Ancona scavalcando di due punti i lupi che terminarono al quinto posto tra le lacrime di calciatori e tifosi, e di un'intera provincia addobbata da alcune settimane a festa. Di quell'annata i tifosi conservano soprattutto il ricordo dell'accoppiata spettacolo Biagioni-Compagno che insieme a Marulla e all'intera compagine bruzia disputarono un grande campionato. Resterà memorabile la partita disputata al Friuli di Udine; i lupi vanno sotto dopo pochi minuti 1-0 e viene espulso anche De Rosa. Prima dell'intervallo i bianconeri raddoppiano e dopo 7 minuti del secondo tempo viene espulso anche Catena; la partita sembra ormai finita ma il Cosenza riuscirà sotto di due gol e in nove uomini a pareggiare la partita con i gol di Marulla al 67' e di Aimo a cinque minuti dal termine del match, raccogliendo gli applausi anche del pubblico di casa.[6].

Mister Alberto Zaccheroni allenò il Cosenza in B nella stagione 1994-1995

Il primo ottobre 1992 Cosenza sportiva ripiomba nel lutto per la morte del centrocampista Massimiliano Catena che perde la vita a 23 anni in un incidente stradale[6]; oggi la Curva Nord dello Stadio San Vito porta il suo nome. Dopo la partenza di mister Reja con destinazione Verona e di Biagioni e Compagno che approdano in serie A, giunge in riva al Crati l'allenatore Fausto Silipo. Il campionato 1992-93 verrà chiuso al settimo posto a soli 5 punti dalla zona promozione. La serie A sfumò al San Vito nelle decisive partite Cosenza-Cremonese 0-1 davanti a 20.000 spettatori e Cosenza-Ascoli 1-1 (reti di Bierhoff e Bia); nella prima i lupi andarono sotto dopo 4' ed ebbero almeno quattro occasioni da rete limpide non sfruttate da Marco Negri e ad altre opportunità bloccate dall'estremo difensore friulano Turci[9]. La formazione tipo di quel Cosenza in cui una delle più belle vittorie venne conquistata al Bentegodi di Verona 2-0 con reti di Statuto e Fabris era la seguente: Zunico; Balleri, Napoli, Napolitano, Bia; Signorelli, Monza, Statuto, De Rosa; Marulla, Negri. Importante anche l'apporto di Fabris, arrivato a novembre, e di Tarcisio Catanese[6].

Il secondo campionato (1993-94) della gestione Silipo venne chiuso a metà classifica al decimo posto con 37 punti e vide protagonisti importanti Buonocore e Maiellaro. Indimenticabile il gol realizzato da Maiellaro il 12 settembre 1993 in Cosenza-Fiorentina 1-1: l'attaccante pugliese partì da centrocampo prima di depositare la palla in rete alle spalle di Toldo facendo esplodere i 15.000 del San Vito[6]. Quel campionato segnò l'esordio con 11 presenze ed il primo gol in rossoblù (in Cosenza- Brescia 2-0) del centrocampista cosentino Stefano Fiore prodotto del vivaio rossoblù, che spiccò il volo verso i vertici del calcio italiano e della Nazionale[6].

Menzione particolare merita l'annata (1994-1995): il Cosenza del mister Alberto Zaccheroni nonostante la penalizzazione di nove punti in classifica riuscì comunque a salvarsi con largo anticipo, arrivando a toccare le soglie della promozione in A a fine marzo[10][11] con protagonisti il portiere Zunico e Vanigli a dirigere la difesa, De Rosa e De Paola protagonisti del centrocampo ed il bomber Marco Negri, che esplose in quel torneo realizzando ben 19 reti.[6].

Aniello Parisi con la maglia del Cosenza ha vinto 3 campionati: serie C1 1997-1998, serie D 2007-2008 e Lega Pro Seconda Divisione 2008-2009

Nel campionato di Serie B 1995-1996 approda sulla panchina silana l'allenatore bergamasco Bortolo Mutti che disputa un buon campionato senza patemi piazzandosi all'undicesimo posto finale. È l'anno dell'esplosione del bomber livornese Cristiano Lucarelli prelevato dal Perugia che realizza 15 gol piazzandosi al quinto posto nella classifica cannonieri dietro a Dario Hubner, Vincenzo Montella, Pasquale Luiso ed Alfredo Aglietti. La partita più importante dell'anno fu la vittoria al San Vito del 24 gennaio 1996 per 2-0 nel derby contro la Reggina con reti di Lucarelli e Tatti. Nella stagione 1996-97, il Cosenza retrocede in Serie C1 negli ultimi minuti di gioco dell'ultima giornata di campionato, a Padova; a fine stagione lasciano il Cosenza due storiche "bandiere" rossoblu: Luigi Marulla e Luigi De Rosa.

La retrocessione è stata prontamente riscattata dall'immediata promozione nella stagione successiva 1997-98 sotto la guida del tecnico bergamasco Giuliano Sonzogni grazie ad una lunga cavalcata che ha visto il Cosenza sempre in testa al campionato dalla prima giornata nonostante l'agguerrita concorrenza della Ternana del tecnico Luigi Delneri che ha conteso il campionato ai rossoblù fino all'ultima giornata e poi è stato promosso insieme ai Lupi dopo i play-off. Nelle ultime due partite di campionato, il Cosenza supererà la Turris in casa con gol di Margiotta davanti a circa 23.000 spettatori, per poi conseguire la promozione aritmetica a Casarano (1-2) con reti di Toscano e Margiotta in un tripudio di folla rossoblù.[6]. Fra i protagonisti della stagione il bomber Massimo Margiotta, che con 19 reti fu il capocannoniere del girone.

Di seguito una salvezza stentata nella stagione 1998-1999 pervenuta nell'ultima giornata in Cosenza-Cesena=2-1 con doppietta di Tomaso Tatti davanti a 15.000 spettatori[6]. Eppure l'inizio di campionato aveva fatto sperare in qualcosa di grande soprattutto dopo la vittoria del 6 settembre 1998 al San Paolo contro il Napoli candidato alla promozione (1-2 reti di Riccio e Tatti) e le ottime prestazioni in Coppa Italia con i futuri vice-campioni d'Italia della Lazio di Eriksson (2-1 allo stadio Olimpico di Roma e 0-2 al San Vito davanti a 30.000 spettatori). Poi durante il torneo viene ceduto Morrone alla Lazio per 6 miliardi di lire e giunge l'esonero dello stesso Sonzogni sostituito da De Vecchi. Colpo di coda nel finale con il ritorno di Sonzogni a salvare la squadra rossoblù che chiude con una tribolata salvezza gli anni novanta.

Gli anni duemila[modifica | modifica sorgente]

Mister Giuseppe Sannino ha allenato il Cosenza F.C. nella stagione 2004/2005

Il Cosenza disputa altri quattro campionati di serie B con alterne fortune in cui si sono avvicendati con la casacca rossoblu numerosi allenatori e calciatori importanti per la categoria. Bortolo Mutti ritorna a guidare i Lupi nelle stagioni 1999-2000 (salvezza) e nel 2000-2001 anno del Cosenza primo in classifica per nove settimane e mezzo, lanciato verso la Serie A, sfumata nella parte finale del girone di ritorno nello scontro diretto di Verona contro il Chievo di Delneri, con i lupi che a 12 minuti dal termine vincevano 1-0 (gol di Adriano Fiore) ma poi subirono la rimonta e il sorpasso dei veneti che conquistarono la Serie A.

Luca Altomare ha indossato la maglia del Cosenza in Serie B e in Serie D

A seguire un pirotecnico 4-4 al San Vito contro la Sampdoria. In questi due anni comunque positivi arrivarono a Cosenza giocatori come Lentini, Strada, Zampagna, Altomare, Giandebiaggi, Savoldi, Silvestri, Maldonado e altri ancora. Gli ultimi due anni di cadetteria dei Lupi vedono alternarsi sulla panchina Gigi De Rosa, ex calciatore rossoblu anni ottanta e novanta, Emiliano Mondonico, Sala e Salvioni. La stagione 2001-2002, caratterizzata anche dai derby con la Reggina e il Crotone, si conclude con una salvezza conquistata ad Empoli nell'ultima giornata di campionato; segue l'anno nero del calcio cosentino (2003) con la cancellazione a fine torneo da tutti i campionati professionistici dopo quasi 90 anni di storia. Nell'ultimo anno di B il pubblico cosentino ammirò al San Vito molti calciatori che in seguito hanno avuto alterne fortune nei campionati di Serie A e Serie B: (Agliardi, Srníček, Brioschi, Stankevicius, Lanzaro, Tedesco, Edusei, Morrone, Antonelli, Casale, Guidoni). Tra le poche gioie di quell'annata la vittoria del San Paolo contro il Napoli (1-2) con una doppietta di Casale alla seconda giornata di campionato.

A seguito della radiazione del club dal panorama calcistico italiano, l'allora Sindaco di Cosenza Eva Catizone, diede vita a un progetto di rinascita del calcio rossoblu, assieme all'Assessore allo sport Vincenzo Gallo. Tutta la città si strinse attorno all'iniziativa e, così, il 5 agosto 2003 venne fondato il Cosenza Football Club S.r.l., successivamente ammesso in Serie D a seguito dell'acquisizione del titolo del Castrovillari.

Pochi giorni dopo la S.r.l. si trasforma e nasce l’Associazione Sportiva Cosenza Football Club, che l'8 agosto riesce ad iscriversi al campionato di Eccellenza. L'11 agosto, rilevando in extremis il titolo sportivo del Castrovillari, società con problemi economici che non sarebbe riuscita a completare il campionato, inizia la nuova storia della Cosenza calcistica, dal campionato di Serie D girone I.

La nuova società si presenta come erede dello storico Cosenza Calcio 1914, resistono le maglie rossoblu, sul nuovo logo societario trovano posto il glorioso Lupo della Sila ed i sette colli di Cosenza (stilizzati), disegnato dall'ultrà Dino Grazioso. Presidente, nel ruolo di traghettatore, è lo stesso Sindaco Eva Catizone affiancata dai vicepresidenti Francesco Sesso e Maria Carusi, consiglieri Dino Grazioso e Massimo Valentini. Il primo Sindaco donna nella storia della città si lancia in un'avventura insidiosa nell'attesa che imprenditori della città rilevino la società. Benché già dalla prima partita di campionato (Cosenza-Rossanese), giocata nello storico stadio San Vito, furono ben dodicimila gli spettatori che affollarono le gradinate, e nonostante fosse stato assemblato un buon gruppo di giocatori, tra i quali spiccava la figura di Gigi Lentini, fu un anno difficile con Gregorio Mauro in panchina sostituito da Mario Russo, dai fratelli Sanderra e infine con la bandiera rossoblu Luigi Marulla. La squadra terminò il campionato in settima posizione.

Intanto, Nell'estate del 2004, il Cosenza Calcio 1914 S.p.A. fu riammesso in Serie D dopo una lunga sequela di ricorsi alla giustizia ordinaria. Per la prima volta, quindi, la città di Cosenza avrebbe avuto due squadre cittadine e nello stesso campionato, situazione che divise la tifoseria creando malumori e dissidi tra le due società. Inoltre il Cosenza F.C. e il Cosenza Calcio 1914 disputarono entrambe un campionato anonimo, chiudendo rispettivamente in ottava e nona posizione. Passarono per il San Vito numerosi giocatori e molti allenatori, Giuseppe Sannino, Giacomo Modica e infine Antonio Aloi per il Cosenza F.C. e le bandiere Luigi De Rosa e Luigi Marulla per il Cosenza Calcio 1914. Il punto più basso della storia del calcio cosentino si ebbe durante l'inedito derby, in cui la tifoseria tornò compatta allo Stadio per contestare lo svolgimento di un'umiliante stracittadina, interrompendo la partita con un'invasione. Tuttavia, tale imbarazzante situazione di "convivenza" durò appena un anno, ma non per propositi di fusione.

Il Cosenza Calcio 1914, infatti, fallì definitivamente nel 2005 e il Cosenza F.C., assurto al ruolo di prima e unica squadra cittadina, cambiò denominazione in Associazione Sportiva Cosenza Calcio. Tuttavia il club mancò la promozione ai playoff per mano della Vibonese nel 2005-2006, con in panchina Giacomo Zunico che aveva sostituito precedentemente Luigi Marulla, e del Siracusa nel 2006-2007, con in panchina Pino Rigoli subentrato allo stesso Giacomo Zunico. Quest'ultima stagione fu una vera e propria agonia, segnata da problemi economici che asfissiarono la società, la quale nel luglio 2007 annunciò di rinunciare all'iscrizione. Pertanto, anche l'A.S. Cosenza Calcio si avviò al fallimento e sparì dal panorama calcistico nazionale.

Formazione 2007-2008
Giocatori in festa per la vittoria del campionato di serie D 2007-2008

Nella stagione 2007-2008 la società Rende F.C. cambiò la propria denominazione sociale in Fortitudo Cosenza s.r.l. e si iscrisse al campionato di serie D.

Con un organico composto da alcune vecchie glorie del Cosenza Calcio 1914, Aniello Parisi e Luca Altomare, dal bomber Vincenzo Cosa, dall'esperto attaccante Alessandro Ambrosi, dal portiere Stefano Ambrosi e soprattutto da un bel gruppo di cosiddetti “under” come Alessandro Bernardi, Domenico Danti e Francesco De Rose, la stagione fu trionfante. In testa alla classifica per gran parte del campionato, la Fortitudo Cosenza ottenne ampio spazio sui media nazionali che misero in risalto le gesta della squadra guidata da Mimmo Toscano, tecnico esordiente, ed i risultati maturati sul campo. La Fortitudo Cosenza, infatti, in 34 incontri realizzò 80 punti, superando non solo tutte le altre squadre della Serie D ma anche tutte le società dei campionati professionistici con unica eccezione dell’Inter di Mourinho che, nella stessa stagione, realizzò 85 punti seppur con 4 partite in più rispetto alla compagine silana. Ottenne la matematica promozione nello scontro diretto, alla penultima giornata, contro il Bacoli Sibilla, di fronte a 18.000 spettatori. Al termine della partita, conclusasi sul punteggio di 2-0 (doppietta di Alessandro Bernardi), la Fortitudo Cosenza conquistò il ritorno tra i professionisti.

Il 30 maggio 2008 la Fortitudo Cosenza acquistò il marchio del vecchio Cosenza Calcio 1914 e assunse, conseguentemente, la medesima denominazione.-

Formazione 2008-2009

La stagione 2008-2009 vide un'altra cavalcata vincente. Potenziata la squadra con elementi del calibro di Enrico Polani, Raffaele Battisti e Francesco Mortelliti, il Cosenza Calcio 1914 vinse il girone C della Lega Pro Seconda Divisione, sbaragliando la concorrenza di Gela e Catanzaro. La aritmetica promozione fu conquistata nella partita contro il Melfi terminata sul punteggio di 1-1, con rete di Enrico Polani, davanti a circa 16.000 spettatori. Questa fu la seconda promozione consecutiva, un record per la città di Cosenza.

Nel campionato di Lega Pro Prima Divisione, stagione 2009-2010, la rosa Cosenza Calcio 1914 fu ulteriormente rafforzata con gli acquisti dell'azzurro Stefano Fiore e dell'esperto attaccante Raffaele Biancolino. La stagione si rivelò, però, altalenante: l'allenatore Domenico Toscano venne esonerato a sei giornate dal termine del campionato. Al suo posto fu chiamato Ezio Glerean che non riuscì nell'obiettivo di portare la squadra nella zona playoff posizionandosi solo al dodicesimo posto in classifica.

La stagione 2010-2011 (Lega Pro Prima Divisione) a causa di grossi problemi societari, che portarono una penalizzazione di 6 punti in classifica per inadempienze economiche, fu una vera e propria agonia. Vennero cambiati ben quattro tecnici (Domenico Toscano, Paolo Stringara, Mario Somma e Luigi De Rosa) ma la squadra non riuscì a evitare i playout che perse contro il Viareggio, retrocedendo in Lega Pro Seconda Divisione.

La società, a causa dei gravi problemi economici, non venne iscritta al campionato di Lega Pro Seconda Divisione e si avviò verso il fallimento dichiarato in data 11 settembre 2013 con la radiazione dalla FIGC per fallimento[12].

Gli anni duemiladieci[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate del 2011 fu costituita una nuova società: la Nuova Cosenza Calcio S.r.l., presieduta dall'attuale presidente Eugenio Guarascio. La società si presentò al suo pubblico con un nuovo ed innovativo logo, un vero e proprio segno di rottura rispetto alla storia del Cosenza Calcio[13].

Iscritta al campionato di Serie D per la stagione 2011-2012 la Nuova Cosenza Calcio affidata all'allenatore Vincenzo Patania, sostituito nel corso del campionato da Tommaso Napoli, arrivò seconda nel girone I qualificandosi per la fase playoff. Il 10 giugno 2012 vinse la finale nazionale dei play off di Serie D contro il SanDonà Jesolo disputata sul campo neutro di Arezzo (risultato finale 3-2). Tuttavia non venne ripescato in Lega Pro Seconda Divisione a causa del blocco dei ripescaggi.

Nella stagione 2012-2013 la Nuova Cosenza Calcio con alla guida Gianluca Gagliardi, tecnico esordiente, ottenne nuovamente il 2º posto nel girone I della Serie D qualificandosi per la fase playoff. Vinse i playoff del girone battendo allo stadio San Vito prima la Vibonese (1-0) e poi la Gelbison (3-0).- Negli ottavi di finale della fase nazionale dei playoff, la Nuova Cosenza Calcio si arrese alla Casertana ai calci di rigore (2-5 – tempi regolamentari 1-1).

Il 5 agosto 2013, grazie al buon piazzamento nella graduatoria dei ripescaggi in quanto vincitrice dei playoff del Girone I, la nuova Cosenza Calcio ritornò nel campionato professionistico di Lega Pro, dopo due anni di assenza.-

La stagione 2013-2014 è iniziata con la presentazione del nuovo logo societario per festeggiare l'anno del centenario nel girone B della Lega Pro Seconda Divisione. Dopo un'ottima stagione il Cosenza raggiunge la matematica ammissione in terza serie con quattro giornate d'anticipo.

Cronistoria[modifica | modifica sorgente]

Cronistoria del Cosenza Calcio
  • 1912 - Fondazione della Società Sportiva Fortitudo.
  • 23 febbraio 1914 - Il Cosenza iniziò la sua attività agonistica nella partita contro il Catanzaro disputata sul terreno di Piazza delle Armi e finita con il risultato di 1-1.
  • 1915–1919 - Sospensione delle attività per cause belliche.
  • 1919-1927 - Attività in ambito locale. Nel novembre 1926 venne fondato il Cosenza Foot-Ball Club, che nel 1928 assunse la denominazione di Dopolavoro FF.SS. Cosenza e negli anni successivi disputò attività in ambito locale. Nel 1929, la società fu denominata Cosenza Sport Club e venne ammessa al campionato di Seconda Divisione.
  • 1927-1928 - 1° nel girone calabro-lucano di Terza Divisione Sud. La mancata organizzazione, da parte della FIGC, del Campionato di Seconda Divisione al Sud, rende vana la vittoria del Campionato e la relativa Promozione.
  • 1928-1929 - 1° nel girone calabrese di Terza Divisione Sud. Green Arrow Up.svg Promosso in Seconda Divisione.
  • 1929-1930 - 7° nel girone A di Seconda Divisione Sud. Green Arrow Up.svg Promosso d'ufficio in Prima Divisione.

  • 1930-1931 - 10° nel girone E Sud di Prima Divisione.
  • 1931-1932 - 9° nel girone F di Prima Divisione.
  • 1932-1933 - 3° nel girone I di Prima Divisione. Nell'agosto del 1933 la società assume la denominazione di Associazione Sportiva Cosenza.
  • 1933-1934 - 5° nel girone H di Prima Divisione.
  • 1934-1935 - 8° nel girone H di Prima Divisione. Green Arrow Up.svg Ammesso alla nuova Serie C.
  • 1935-1936 - 10° nel girone D di Serie C.
  • 1936-1937 - 5° nel girone E di Serie C.
  • 1937-1938 - 12° nel girone E di Serie C.
  • 1938-1939 - 9° nel girone H di Serie C.
  • 1939-1940 - 12° nel girone H di Serie C.

  • 1940-1941 - 7° nel girone H di Serie C.
  • 1941-1942 - 7° nel girone H di Serie C.
  • 1942-1943 - 3° nel girone M di Serie C.
  • 1943–1945 - Sospensione attività sportive per cause belliche.
  • 1945 - Riprese le attività.
  • 1945-1946 - 2° nel girone F Calabria-Sicilia di Lega Centro-Sud di Serie C. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
  • 1946-1947 - 12° nel girone C di Serie B.
  • 1947-1948 - 10° nel girone C di Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C.
  • 1948-1949 - 5° nel girone D di Serie C.
  • 1949-1950 - 2° nel girone D di Serie C perdendo lo spareggio col Messina.




  • 1980-1981 - 15° nel girone B di Serie C1. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C2 per classifica avulsa.
  • 1981-1982 - 2° nel girone D di Serie C2. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C1. Assume la denominazione di Cosenza Calcio 1914 S.p.A..
  • 1982-1983 - 6° nel girone B di Serie C1.
  • 1983-1984 - 7° nel girone B di Serie C1.
  • 1984-1985 - 7° nel girone B di Serie C1.
  • 1985-1986 - 12° nel girone B di Serie C1.
  • 1986-1987 - 4° nel girone B di Serie C1.
  • 1987-1988 - 2° nel girone B di Serie C1. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
  • 1988-1989 - 6° in Serie B per classifica avulsa sfavorevole.
  • 1989-1990 - 14° in Serie B. Salvo per classifica avulsa favorevole.


  • 2000-2001 - 8° in Serie B.
  • 2001-2002 - 12° in Serie B.
  • 2002-2003 - 19° in Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C1.
  • 2003 - Il Cosenza Calcio S.p.A. è radiato dai campionati professionistici per fideiussione mancante. Viene fondato il Cosenza Football Club, che viene ammesso al campionato di Serie D.
  • 2003-2004 - 7° nel girone I di Serie D.
  • 2004 - Il Cosenza Calcio 1914 S.p.A. riottiene l'affiliazione alla FIGC e viene iscritto in Serie D.
  • 2004-2005 - Cosenza Football Club: 8° nel girone I di Serie D.
    Cosenza Calcio 1914: 9° nel girone I di Serie D.
  • 2005 - Fallisce il Cosenza Calcio 1914. Il Cosenza F.C. cambia denominazione sociale in Associazione Sportiva Cosenza Calcio.
  • 2005-2006 - 3° nel girone I di Serie D. Perde i play-off contro la Vibonese.
  • 2006-2007 - 4° nel girone I di Serie D. Perde i play-off contro il Siracusa.
  • 2007 - A causa del sopraggiunto fallimento societario, l'A.S. Cosenza Calcio non viene iscritta al campionato di Serie D. Il Rende Calcio assume la denominazione di Fortitudo Cosenza S.r.l..
  • 2007-2008 - 1° nel girone I di Serie D. Green Arrow Up.svg Promosso in Lega Pro Seconda Divisione. Assume la denominazione di Cosenza Calcio 1914 S.r.l..
  • 2008-2009 - 1° nel girone C di Lega Pro Seconda Divisione. Green Arrow Up.svg Promosso in Lega Pro Prima Divisione.
Perde il triangolare di Supercoppa di Lega di Seconda Divisione.
  • 2009-2010 - 12° nel girone B di Lega Pro Prima Divisione.

Terzo turno di Coppa Italia Lega Pro.
  • 2011 - A seguito dell'esclusione dai campionati professionistici, viene fondata la Nuova Cosenza Calcio S.r.l. che è iscritta al campionato di Serie D.
  • 2011-2012 - 2° nel girone I di Serie D. Vince la finale dei play-off nazionali contro il SanDonà Jesolo, ma non viene ammesso in Lega Pro Seconda Divisione per blocco dei ripescaggi.
Primo turno di Coppa Italia Serie D.
Primo turno di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa Italia Serie D.
  • 2013-2014 - 4° nel girone B di Lega Pro Seconda Divisione. Ammesso in Lega Pro.
Fase a gironi di Coppa Italia Lega Pro.
  • 2014: Assume la denominazione di Cosenza Calcio S.r.l..
  • 2014-2015 - nel girone C della Lega Pro.
Primo turno di Coppa Italia.
Partecipa alla Coppa Italia Lega Pro.

Colori e simboli[modifica | modifica sorgente]

Colori[modifica | modifica sorgente]

Prima e seconda maglia 2007-2008

Agli albori del calcio cosentino, nel 1908, la Fortitudo indossava una maglia bianca con scritta nera sul petto con il nome della squadra, pantaloncini e calzettoni neri, intervallata negli anni con una maglia verde (o verdeblu inquartata secondo altra tradizione). Successivamente, le casacche passarono dal bianconero al verdeblu, fino all'azzurro. L'odierno rossoblu in onore di Genoa e Bologna protagoniste di un avvincente campionato di Serie A viene varato con il passaggio dalla Fortitudo al Cosenza Foot-Ball Club, nel 1923: i colori sociali, mantenutisi fino ai giorni nostri, vengono scelti in onore del Genoa, la più antica squadra italiana e la prima a vincere uno "scudetto".

La maglia da gioco è storicamente a strisce larghe verticali rosse e blu, con pantaloncini solitamente blu bordati di rosso. Solo molto raramente nel corso della sua storia il Cosenza ha mutato il disegno dei colori indossando maglie a strisce orizzontali, inquartate o a tinta unita (blu bordato di rosso o viceversa). Sotto il regime fascista, per un breve tempo la squadra giocò in divisa granata, ed in completo azzurro nell'immediato dopoguerra.

Dopo numerose polemiche sorte sul finire degli anni novanta per le divise prodotte dal fornitore tecnico Kappa (in cui i colori sociali della squadra erano, a detta dei tifosi, completamente sbiaditi e stravolti) si è sentito nella tifoseria il bisogno di puntualizzare anche l'esatta tonalità del rosso e del blu della maglia da gioco, e per la precisione sono il rosso scarlatto ed il blu tenebra o oltremare. Nel 2005 un'intera fornitura di divise fu rispedita al mittente dalla società, su richiesta dei tifosi, perché il blu reinterpretato dal fornitore Erreà era troppo chiaro e più simile al viola.

Nella stagione 2010-2011 la maglia del Cosenza fu oggetto di curiosità per la sua ripartizione di colori mai vista nella storia delle maglie da calcio: la divisa era rossa sul davanti e blu sul retro. Una scelta fortemente innovativa che suscitò qualche polemica: secondo molti spettatori l'effetto visivo sul campo generava confusione, poiché dava l'idea che in campo "giocassero 3 squadre".

Storicamente, la seconda maglia può essere bianca a bordi o richiami rossoblu oppure interamente gialla.

Simboli ufficiali[modifica | modifica sorgente]

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Vecchio logo del Cosenza Calcio 1914

Da sempre simbolo della società è il lupo della Sila ma nel corso dei decenni la sua rappresentazione grafica è mutata svariate volte. A partire dagli anni ottanta il lupo, inizialmente raffigurato di profilo, viene rappresentato con le fauci ben aperte. Dal 1994 al 2003 l'animale viene raffigurato con la bocca chiusa e sovrapposto ad un pallone all'interno di un cerchio blu contornato da strisce rosse.

Logo del Cosenza Football Club

Dal 2003 al 2013 il logo muta più volte ma in tutte le versioni è sempre presente la testa di lupo con le fauci aperte già in uso negli anni ottanta.

Nel brand adottato nel 2008 si cerca di richiamare sia il logo degli anni ottanta che quello degli anni novanta perché il lupo con le fauci aperte viene sovrapposto ad un pallone di calcio inserito all'interno di un cerchio blu contornato da sette strisce rosse raffiguranti i sette colli di Cosenza stilizzati. Nella stagione 2009-2010, in occasione del novantacinquesimo anno della storia del calcio cosentino, attorno allo stemma sociale compare anche una serie di ricami in oro, ovvero l'alloro, la scritta NOVANTACINQUE ANNI e la data 2009.

Per il campionato 2011-2012, il logo è abbracciato da una pergamena recante la scritta latina BRUTIA ME GENUIT ("Bruzia mi fece nascere"), frase storica che richiama sia la leggendaria figura di "Donna Brettia" o "Brutia", condottiera dei primi Bruzi, sia la stirpe Bruzia in sé.

Nella stagione 2012-2013 il logo cambia totalmente, adottando una forma a scudo, classica, metà rosso e metà blu, sormontato da una pergamena con la dicitura Cosenza Calcio; più audace la modifica del lupo, che per la prima volta nella storia appare a figura intera; il disegno, stilizzato e moderno, lo ritrae semiaccovacciato, mentre regge un pallone sotto una zampa.

Per il 2013-14, anno del centenario, si è scelto uno stemma molto vintage con il ritorno ad uno scudo classico a strisce strette verticali ed alla testa di lupo stilizzata simile a quella utilizzata nel corso degli anni Trenta; la pergamena sormontante riporta la scritta CENTURY ed ha di lato una banda verdeblu a richiamare i colori della originaria Fortitudo.

Strutture[modifica | modifica sorgente]

Stadio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio San Vito.

Il Cosenza disputa le proprie partite casalinghe allo Stadio San Vito. Sorge nell'omonima contrada, sulla riva destra del torrente Campagnano.

Il progetto principale fu redatto dall'ufficio tecnico comunale, su relazione dell'ing. Terenzio Tavolaro a partire dal 7 ottobre 1958, ma l'inizio dei lavori è datato 19 gennaio 1961. Il primo lotto delle opere, per un importo di 214 milioni, fu terminato dall'Impresa Vincenzo Gallo di Cosenza il 18 marzo 1963; mentre il secondo lotto, per un importo leggermente inferiore al primo, appaltato il 23 ottobre 1963, viene ultimato nel mese di luglio dell'anno successivo.

Società[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Dirigenti del Cosenza Calcio.

Organigramma societario[modifica | modifica sorgente]

Staff dell'area amministrativa
  • Italia Eugenio Guarascio - Presidente
  • Italia Domenico Quaglio - Amministratore delegato
  • Italia Mauro Meluso - Direttore sportivo

Allenatori e presidenti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Allenatori del Cosenza Calcio e Categoria:Presidenti del Cosenza Calcio.
Allenatori
Presidenti
  • 1932-1933 Tommaso Corigliano e Carlo Campagna
  • 1933-1935 Carlo Campagna
  • 1935-1937 Battista Santoro
  • 1937-1943 Carlo Campagna
  • 1943-1945 Sospensione delle attività a causa della Seconda Guerra Mondiale.
  • 1945-1947 Mario Morelli
  • 1947-1948 Ferdinando Ugenti
  • 1948-1950 Mario Morelli
  • 1949-1950 Mario Morelli, Giuseppe Carci
  • 1950-1951 Ferdinando Ugenti e Giuseppe Carci
  • 1951-1953 Biagio Lecce
  • 1953-1955 Arnaldo Clausi Schettini
  • 1955-1960 Salvatore Perugini
  • 1960-1964 Biagio Lecce
  • 1965-1968 Francesco Guido
  • 1968-1969 Francesco Guido, Francesco Coscarella, Giuseppe Carci
  • 1969-1971 Giuseppe Carci
  • 1971-1973 Mario Guido
  • 1973-1974 Alberto Trotta, Francesco Vetere
  • 1974-1975 Alberto Trotta
  • 1975-1976 Mario Guido, Carmine Lepore
  • 1976-1977 Mario Guido, Osvaldo Siciliano
  • 1977-1979 Osvaldo Siciliano
  • 1979-1981 Elio Spadafora
  • 1981-1982 Attilio Spadafora, Biagio Aragona
  • 1982-1985 Vincenzo Morelli, Alessandro Lupinacci
  • 1985-1987 Antonio Parise
  • 1987-1988 Giuseppe Carratelli
  • 1988-1989 Giuseppe Carratelli, Antonio Serra
  • 1989-1993 Antonio Serra
  • 1993-1994 Antonio Serra, Bonaventura Lamacchia
  • 1994-1995 Bonaventura Lamacchia, Paolo Fabiano Pagliuso
  • 1995-2003 Paolo Fabiano Pagliuso
  • 2003-2004 Giuseppe Mazzotta
  • 2004-2005 Padre Fedele Bisceglia
  • 2003-2004 Eva Catizone, Bruno, Stella, Gaetano Intrieri
  • 2004-2005 Algieri, Falbo e Cannella, Gaetano Intrieri
  • 2005-2006 Gaetano Intrieri
  • 2006-2007 Gaetano Intrieri, Mauro Nucaro
  • 2007-2009 Damiano Paletta
  • 2009-2010 Giuseppe Carnevale
  • 2010-2011 Giuseppe Citrigno, Paolo Fabiano Pagliuso, Eugenio Funari
  • 2011-oggi Eugenio Guarascio


Giocatori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori del Cosenza Calcio.

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

1974-1975, 2007-2008
1987-1988, 1997-1998
1979-1980
2008-2009,
1960-1961
1957-1958

Competizioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

1983

Altri piazzamenti[modifica | modifica sorgente]

1945-1946, 1960-1961, 1987-1988, 1997-1998
1979-1980, 1981-82
1957-1958, 1974-1975, 1977-1978
2008-2009
2007-2008

Statistiche e record[modifica | modifica sorgente]

Partecipazioni ai campionati[modifica | modifica sorgente]

Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
B Serie B 19 1946-1947 2002-2003 19
C Prima Divisione 5 1930-1931 1934-1935 49
Serie C 28 1935-1936 1976-1977
Serie C1 10 1980-1981 2010-2011
Lega Pro 1 2014-2015
Serie C2 5 1978-1979 2013-2014
D Seconda Divisione 1 1929-1930 1929-1930 16
IV Serie 5 1952-1953 1956-1957
Prima Categoria 1 1957-1958 1957-1958
Serie D 9 1974-1975 2012-2013

In 83 stagioni all'interno delle leghe calcistiche nazionali della FIGC sia attuali che passate: la Lega Calcio, la Lega Pro, la Lega di IV Serie, la Lega Sud, il DDS. Il Cosenza vanta l'appartenenza al gruppo di società calcistiche italiane che non sono mai state costrette a scendere nei campionati regionali. Sono considerate professionistiche, ai sensi delle NOIF della FIGC in tema di tradizione sportiva cittadina, le 62 annate trascorse in Serie B e in Serie C/C1/C2.[14]

Statistiche individuali[modifica | modifica sorgente]

In grassetto i giocatori in attività nella rosa del Cosenza. Dati relativi esclusivamente alle gare di campionato (compresa la sfida spareggio con la Salernitana).

Record di presenze
Record di reti


Tifoseria[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La curva del Cosenza Calcio nella gara del centenario del 23 febbraio 2014
La curva del Cosenza Calcio 1914 in una gara della stagione 2008-2009

Il tifo organizzato a Cosenza nasce con il gruppo Commando Ultrà Prima Linea, nato nel 1978. Attivo fino al 1999 fu il gruppo dei Nuclei Sconvolti nato nel 1983, il gruppo più rappresentativo di sempre del tifo silano che ha lasciato tracce nella storia degli ultras in Italia. I Nuclei Sconvolti hanno incarnato lo spirito goliardico, gioioso, ironico e combattivo tipico dei movimenti del 1977, e furono tra i primi a mescolare il modello italiano e il modello inglese, soprattutto in quella che divenne la moda inglese degli stendardi. Il gruppo attivo e solidale nel sociale organizzò i primi due raduni ultras in Italia nel 1985 a Cosenza città, a cui parteciparono tifosi provenienti da Roma, Napoli e Genova e nel 1986 a Tortora in provincia di Cosenza raccogliendo per la prima volta le tifoserie più importanti dello Stivale[15]. I raduni furono organizzati con lo scopo di ricercare il dialogo tra le curve, anticipando di un po' di anni gli incontri tra le diverse realtà italiane nati per la necessità di confrontarsi su molti argomenti di interesse comune[16].

La torcida rossoblu è stata una delle prime tifoserie italiane a dotarsi di una voce ufficiale, un periodico che viene distribuito in tutte le partite casalinghe, lo storico "Tam Tam e segnali di fumo" che fece il suo esordio il 13 maggio 1988 alla vigilia della trasferta di Salerno nel campionato che decretò la promozione in Serie B,[17]. La tifoseria cosentina è rappresentata anche da tutta la vasta provincia e testimonianza sono i vari gruppi ultras (oltre a diversi Club di semplici tifosi) che seguono con calore il Cosenza Calcio dall'hinterland e dalla vasta provincia come lo storico gruppo NS Amantea 1986.

Date storiche per il tifo organizzato silano sono quelle del 6 aprile 1985, in occasione del derby Cosenza-Catanzaro, in cui gli ultrà rossoblu srotolarono un maxi striscione rossoblu di 100 metri (allora record di dimensioni in Italia)[18] che copriva tutta la tribuna B allora covo del tifo bruzio e la mega fumogenata della Curva Sud in Cosenza - Nocerina del 29 maggio 1988 a cui parteciparono 24.000 spettatori. Nella partita Cosenza - Aversa Normanna del 23 febbraio 2014 nella quale ricorreva il centenario del Cosenza Calcio seguita da 18.000 spettatori[19], è stata significativa la partecipazione di tutti i settori dello stadio ed in particolare della curva sud "Donato Bergamini" nell'allestimento della maestosa ed imponente coreografia[20].

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica sorgente]

I tifosi cosentini sono gemellati con quelli della Casertana[21][22], dell'Ancona[21][22] e del Venezia[21][22]. Hanno inoltre rapporti d'amicizia con quelli dell'Atalanta[21], del Campobasso[21], del Casarano[21][22], della Ternana[22], dell'Andria[22] e del Crotone[21][22]. È finito invece nel 2011 il gemellaggio con la Nocerina[23].

Le rivalità maggiori sono verso le corregionali del Catanzaro[21][22] con il quale si disputa il Derby di Calabria e della Reggina[21][22]. Vi sono forti attriti anche con i tifosi del Taranto, del Lecce[21][22], della Sampdoria, della Salernitana[21][22],del Brescia[21][22], del Verona[21][22], del Pescara[21][22], del Bari, del Barletta[22], della Nocerina[23] della Cavese[24], del Cagliari, del Siena[25], del Foggia e della Lucchese.

Organico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cosenza Calcio 2014-2015.

Rosa 2014-2015[modifica | modifica sorgente]

Tratta dal sito ufficiale del Cosenza Calcio.

N. Ruolo Giocatore
Italia P Nicola Ravaglia
Italia P Manuel Puterio
Italia P Umberto Saracco
Italia D Davide Bertolucci
Italia D Edoardo Blondett
Italia D Gaetano Carrieri
Italia D Simone Ciancio
Italia D Antonio Magli
Italia D Luca Tedeschi
Italia D Matteo Zanini
Italia D Nicolò Sperotto
N. Ruolo Giocatore
Italia C Andrea Arrigoni
Italia C Angelo Corsi
Italia C Marco Criaco
Italia C Giuseppe Fornito
Italia C Pierantonio Sassano
Argentina A Jonathan Alessandro
Italia A Elio Calderini
Italia A Sacha Cori
Italia A Gianluca De Angelis
Italia A Manolo Mosciaro
Italia A Giordano Napolano
Italia A Emiliano Tortolano

Staff tecnico[modifica | modifica sorgente]

Staff dell'area tecnica
  • Italia Roberto Cappellacci - Allenatore
  • Italia Marco Ianni - Allenatore in seconda
  • Italia Oscar Piergallini - Preparatore atletico
  • Italia Roberto Bruni - Preparatore atletico
  • Italia Federico Orlandi - Preparatore dei portieri

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Info società Nuova Cosenza Calcio
  2. ^ a b Figli di un eroe - Cent’anni di storia, l'obbligo della memoria
  3. ^ Vita da lupi-cronistoria del "Cosenza Calcio" dalle origini ad oggi. Federico Bria (Editrice Radio Libera Bisignano-1986)
  4. ^ [VITA DA LUPI- Federico Bria, 1986]
  5. ^ Davide Franceschiello - Calcio: "Cosenza, una storia dai mille volti" Ilgazzettinodellacalabria.it, 28-10-2011.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n Profondo Rossoblù di Gabriele Carchidi- Editoriale Progetto 2000- settembre 2003 ISBN 88-8276-186-X
  7. ^ a b c d [COSENZA STORIA IN ROSSO BLU' 2° Volume - Vincenzo D'Atri, LUIGI PELLEGRINI EDITORE 1991]
  8. ^ ALMANACCO ILLUSTRATO DEL CALCIO 1992 - 51° VOLUME, Panini Srl
  9. ^ Profondo Rossoblù di Gabriele Carchidi- Editoriale Progetto 2000- settembre 2003ISBN 88-8276-186-X
  10. ^ Alberto Zaccheroni, allenatore della Juventus Puntosport.net
  11. ^ JUVENTUS: Zaccheroni come Calaf: "Vincerò!"
  12. ^ FIGC
  13. ^ La rinascita del Cosenza: il nuovo logo : CosenzaCalcio.eu
  14. ^ [www.figc.it Figc ]
  15. ^ TIFO-Net: Genoa
  16. ^ Ultras, i ribelli del calcio: quarant'anni di antagonismo e passione - Andrea Ferreri 2008
  17. ^ Profondo Rossoblù di Gabriele Carchidi- Editoriale Progetto 2000
  18. ^ [VITA DA LUPI - Federico Bria]
  19. ^ MaiDireCalcio.com
  20. ^ Sito ufficiale Cosenza Calcio
  21. ^ a b c d e f g h i j k l m n Tifonet
  22. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Tifoserie Calabresi
  23. ^ a b Cosenza-Nocerina, dal gemellaggio ai tafferugli. Tifoso ferito
  24. ^ Cavese - Cosenza, sassaiola tra ultras Arrestati tre tifosi del club salernitano Corrieredelmezzogiorno.corriere.it
  25. ^ Sport Repubblica.it

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]