Bestemmia

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La bestemmia o blasfemia è una locuzione con contenuti dissacranti e svalutanti verso una divinità (o anche verso persone e cose sacre), di cui si scherniscono e/o si rovesciano le qualità oggetto del culto dei fedeli o dei praticanti.

Nel linguaggio comune la bestemmia è per lo più intesa come ingiuria triviale verso il sacro, tuttavia, nel significato proprio del termine, la bestemmia può essere scompagnata da espressioni oltraggiose e volgari, e consistere in discorsi e ragionamenti che neghino le verità di fede di una religione[1].

Indice

Campi semantici

La lingua italiana conosce, nell'uso pratico odierno, una sola accezione di bestemmia, cioè quella consistente nell'ingiuria esplicita verso la divinità o verso soggetti ad essa correlati.

Nei testi italiani meno recenti, così come nelle traduzioni di stesti antichi, il significato della parola può essere diverso: la parola "bestemmia" può indica un'affermazione che distorce[senza fonte] in maniera palese una verità religiosa riconosciuta[senza fonte].

Nell'antichità

Presso i popoli primitivi esisteva la convinzione che la parola possedesse una forza magica, cioè che fosse in grado di rendere magico l'oggetto interessato, di modificarlo. La funzione antica della bestemmia, così come dell'invettiva e della calunnia vanno compresi alla luce di tale mentalità.

Negli scritti greci profani possono essere indicate come bestemmie le false presentazioni della divinità, per esempio le forme antropomorfiche[2], come pure il dubbio circa la potenza della divinità.

Nella Bibbia

Antico Testamento

Nell'Antico Testamento greco il termine βλασφημέω (blasphemeo) dice sempre riferimento, diretto o indiretto, contro la maestà divina, e, con poche eccezioni, indica sempre l'ingiura a Dio dei popoli nemici di Israele[3]. Alcuni esempi:

Dato che per i pagani il Dio d'Israele non è fonte di speranza, essi sono in genere indicati come bestemmiatori di Dio (cf. Dn 3,96 LXX).

L'espressione di Levitico 24,16:

« Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare»

si interpreta nel senso che anche solo menzionare il nome di JHWH è una bestemmia, perché tale nome non deve essere assolutamente pronunciato (Es 20,7). Viene comminata la morte non soltanto agli israeliti che bestemmino, ma anche ai pagani (2 Re 19,7; 2 Mac 9,28; ecc.)

  • L'affermazionei di Giobbe 36,18: La collera non ti trasporti alla bestemmia, l'abbondanza dell'espiazione non ti faccia fuorviare, è interpretata da mons. Gianfranco Ravasi nel senso che "anche la bestemmia, come conferma il libro di Giobbe, è una forma di preghiera. Esprime un'istanza metafisica, tipica della preghiera degli atei, nel limite e nella solitudine: è una forma di superamento del limite imposta dall'impotenza che l'uomo avverte per sé"[4].

Il giudaismo conserva in genere la valenza dei testi esaminati della LXX.

Nuovo Testamento

I termini legati alla radice di βλασφημέω compaiono nel Nuovo Testamento 56 volte, di cui 34 nella forma di verbo, senza che ci sia alcun libro nel quale tali voci siano più attestate che in altri. Si tratta sempre di un uso religioso, cioè in riferimento diretto o indiretto a Dio (eccetto Gd 9): bestemmie contro Dio sono parole o atteggiamenti che offendono la gloria e la santità di Dio[5].

I significati riscontrati sono i seguenti:

  • Bestemmia come mancanza contro la maestà di Dio. Può essere contro Dio stesso (At 6,11; Ap 13,6;16,11.21) o contro il suo nome (Rm 2,24; 1Tim 6,1; Ap 16,9, dove il nome è parafrasi di Dio stesso), come contro la parola di Dio (Tt 2,5) o contro gli angeli di Dio (2Pt 2,10-12). Lo stesso Gesù, quando rivendica alla sua parola e alle sue azioni un'autorità messianica e si attribuisce diritti e poteri (per esempio, quello di rimettere i peccati, Lc 5,21; Mt 9,2-3), appare agli occhi dei giudei come un bestemmiatore di Dio (Mc 2,7; Gv 10,36). La sua condanna a morte è basata tra l'altro sulla bestemmia di Dio (Mc 14,64 e par.; Mt 26,65). Anche nel tardo giudaismo tale delitto comporta la morte.
  • Bestemmia come negazione della messianicità di Gesù, a cui consegue l'ingiuria e la derisione (Mc 15,29 e par.; Lc 22,65); chi lede la dignità dell'inviato, Gesù, con la bestemmia, pecca contro Dio stesso.
  • Bestemmia come ingiuria rivolta verso i discepoli di Gesù: la chiesa di Cristo e i suoi membri che testimoniano il Cristo con la loro vita sono oggeto delle ingiurie che avevano colpito il loro Signore (1 Pt 4,4; Ap 2,9). Allo stesso modo Paolo deve a sua volta patire le persecuzioni che aveva prima consumato contro i cristiani (At 13,45;18,6; 1 Tim 1,13). Bestemmiare la chiesa che porta il nome di Cristo costituisce derisione del Cristo e inderittamente bestemmaia contro Dio.

La condotta cattiva dei discepoli può essere occasione di bestemmia contro Dio o contro la sua parola (1 Tim 6,1; Tt 2,5). La vocazione dei discepoli è quella di contribuire alla glorificazione del Padre (Mt 5,16). In questa linea vanno compresi anche i cataloghi dei vizi in cui si trova sempre la condanna della bestemmia (Ef 4,31; Col 3,8; 1 Tim 6,4; 2 Tim 3,2). La bestemmia è presentata quale caratteristica specifica dei pagani e dei cristiani apostati.

Giuda 9 parla di una bestemmia contro esseri gloriosi. L'espressione, non chiara, si riferirebbe a propagatori di false dottrine dalla vita libertina, che con la loro immoralità contravvenivano a determinate esigenze rituali e ascetiche delle potenze angeliche (δὸξας), bestemmiando così questi esseri gloriosi[6].

La bestemmia contro lo Spirito Santo

Il peccato della bestemmia può essere perdonato (Mc 3,28; Mt 12,31), ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non può essere perdonata (Mc 3,29). Tale loghion, di carattere per noi enigmatico, viene interpretato comunemente nel senso che, tra coloro che recano ingiuria allo Spirito Santo vi sono alcuni che, pur riconoscendo l'azione dello Spirito di Dio nell'attività di Gesù, possono (e in questo consiste la bestemmia) scambiare la fede in Dio con la fede nel diavolo; il loghion mette in guardia, con profonda serietà, dal quest'estrema e quasi inimmaginabile possibilità demoniaca dell'uomo di dichiarare guerra a Dio, non in debolezza e in dubbio, ma dopo essere stato sopraffatto dallo Spirito Santo, sapendo quindi con precisione a chi dichiara guerra[7]. Questo bestemmiatore diventa pienamente consapevole nell'incontro con Dio. "Perciò colui che bestemmia lo Spirito impreca non più un Dio Lontano del quale si è fatta un'idea ridicola, ma un Dio che gli ha manifestato la sua opera di grazia convalidata dal segno della rivelazione. Per cui dovrebbe rivolgersi a lui con un atteggiamento di riconoscenza, non di bestemmia"[8].

Nel Corano

Al contrario di alcune religioni - fra cui l'Ebraismo - il Corano esorta i suoi fedeli a nominare spesso il nome di Dio (che, in base a una semplice lettura del testo sacro dell'Islam, è Allāh, ma anche al-Rahmān, ossia "Il misericordioso").

Dunque, nella normale parlata araba e di altre lingue di Paesi di cultura islamica, si usano numerose espressioni e interiezioni che impiegano il termine Allāh o i sinonimi relativi all'Essere Supremo: "Se Dio vuole" ( in shāʾ Allah ), "Dio mi perdoni" ( istaghfiru llāh ), "Mi rifugio in Dio" ( Awdhu bi-llāh ), "Dio ne sa di più" ( Allāhu aʿlam ) o il noto takbir (Allāhu Akbar ) o il semplice Yā Allāh! (Oh Dio!).

Accostare il nome di Dio o del profeta Maometto a sostantivi o aggettivi insultanti oppure osceni costituisce nondimeno uno dei principali peccati, sanzionati con la massima durezza dalla giurisprudenza islamica, come avvenne ad esempio, per bestemmie rivolte al profeta dell'Islam, con un folto gruppo di oltranzisti cristiani mozarabi a Cordova (i cosiddetti "Martiri di Cordova") che, all'epoca dell'Emirato dell'omayyade ʿAbd al-Raḥmān II (822-852), si recavano nella moschea principale per rivolgere insulti a Maometto.
Anche più di recente tale grave fattispecie giuridico-religiosa è stata ipotizzata per quanto riguarda la nota opera letteraria di Salman Rushdie "I versetti satanici", anche se il reato contestato dai mullah sciiti iranici e dall'Ayatollah Khomeini fu piuttosto quello di apostasia, in punta di principio sciaraitico sanzionabile parimenti con la pena di morte.

Aspetti legali

La bestemmia ingiurosa e triviale, in quanto offensiva del sentimento religioso dei rispettivi fedeli, è punita nelle legislazioni penali vigenti in molti paesi sia teocratici che laici; in questi ultimi, i termini della legge sono stati estesi per tener conto delle sensibilità religiose delle popolazioni immigrate da altri paesi. Altri termini per la bestemmia sono diffamazione blasfema, diffamazione della religione e vilipendio della religione.


Iniziative Europee

Il Parlamento Europeo promulgò il 29 Giugno 2007 la Raccomandazione 1805 (2007) su bestemmie, insulti religiosi e frasi contro persone sul campo della propria religione. Questra Raccomandazione stabilisce delle linee guida per i membri del Parlamento Europeo sulla base dell'Articolo 10 (libertà di espressione) e dell'Articolo 9 (libertà di pensiero, coscienza e religione) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Italia

In Italia era prevista dal codice penale come reato, inserita fra le contravvenzioni «concernenti la polizia dei costumi».

La formulazione originaria (del 1930) dell'articolo 724 del codice penale puniva solo l'offesa alla religione Cattolica, ma nel tempo maturò la convinzione che tale limitazione fosse lesiva del principio di uguaglianza: si sostenne che per effetto del Concordato del 1984 sarebbe dovuta cadere la denominazione di «religione dello Stato» e con essa la differenziazione fra i diversi credi religiosi. Si iniziò perciò a discutere se prevedere anche l'offesa ad altri credi. Con la sentenza 18 ottobre 1995, n. 40 della Corte Costituzionale[9] si estese la condotta sanzionabile all'offesa alla divinità venerata in ogni credo religioso, non più solo a quella venerata nella religione cattolica. La corte sostenne: «si impone ormai la pari protezione della coscienza di ciascuna persona che si riconosce in una fede, quale che sia la confessione religiosa di appartenenza» e dichiarò così l'illegittimità costituzionale dell'art. 724, primo comma, del c. penale, cioè quello che definiva il Cattolicesimo religione di Stato («o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato»).

Attualmente la bestemmia è considerata un illecito amministrativo, essendo stata depenalizzata con la legge 25 giugno 1999, n. 205. La versione attuale (vigente) dell'articolo 724 ("Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti") è la seguente:

« Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità, è punito con la sanzione amministrativa da euro 51 a euro 309 [...] La stessa sanzione si applica a chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti. »

L'oltraggio rivolto alla Madonna o ai santi è stato ritenuto non sanzionabile in quanto questi non sono divinità: con questa motivazione infatti il 6 novembre 1996 la procura di Avezzano ha assolto un imputato al quale era stato contestato il fatto di aver “bestemmiato in pubblico il nome di Dio e della Madonna”[10]: limitatamente alla bestemmia nei confronti di Dio il reato è stato considerato estinto per prescrizione (essendo avvenuto il 12 agosto 1993), mentre per la bestemmia nei confronti della Madonna l'imputato ha ottenuto l'assoluzione in quanto "il fatto non è previsto dalla legge come reato".

Ancora, il 29 luglio 2007, il procuratore capo di Bologna ha presentato richiesta di archiviazione in ordine ad una denuncia per vilipendio a carico di un'associazione gay che aveva allestito, nella stessa città, uno spettacolo considerato offensivo verso la Madonna[11]. Il 13 novembre la richiesta di archiviazione è stata accolta dal GIP del tribunale di Bologna, tuttavia dal mondo cattolico[12][13] (ma anche da quello liberale[14][15]) sono arrivate critiche sia all'attuale quadro legislativo, che viene considerato inadeguato, sia al procuratore stesso, che sarebbe stato troppo fiscale nell'applicare la legge [16]. Sostanzialmente la contestata inadeguatezza starebbe nel fatto che il legislatore vorrebbe tutelare la sensibilità religiosa dei credenti, tuttavia le leggi vigenti non permettono di sanzionare la bestemmia rivolta alla Madonna, che è una figura fondamentale del culto cattolico e alla quale il sentimento religioso di molti fedeli è fortemente legato. Ai critici appare inoltre quantomeno strano che, come spiegato anche dal GIP di Bologna, l'articolo 404 del Codice Penale sanzioni l'oltraggio alla religione mediante vilipendio (anche solo verbale) di cose legate al culto, ma non delle figure (Madonna, santi, profeti ecc.) oggetto del culto stesso. In pratica è sanzionabile un'ingiuria rivolta ad una statua della Madonna, ovvero rivolta ad un simulacro, e non si sanziona invece l'oltraggio alla Madonna in sé, che è il vero oggetto della venerazione dei fedeli.

Esiste tuttavia anche un altro fronte di critica all'attuale quadro legislativo sulla bestemmia, completamente diverso dal precedente. Secondo alcuni (ad esempio la UAAR), il reato di bestemmia comprometterebbe la libertà di pensiero e di critica [17] garantita dalla Costituzione italiana, tuttavia, a questo proposito, in una sentenza della Corte di Cassazione del 27 marzo 1992, sull'articolo 724 si stabilisce che

« ... assurdo e fuori di luogo è il voler ricondurre la bestemmia alla manifestazione del pensiero e alla libertà costituzionalmente garantita di tale manifestazione (sia sotto il profilo dell’art. 21 che dell’art. 19 che, del primo, costituisce specifica enunciazione). Ciò che, invero, vien sanzionato, con la norma in questione, è il fatto di bestemmiare con invettive e parole oltraggiose: non la manifestazione di un pensiero, ma, una manifestazione pubblica di volgarità. Ed è pur superfluo il rilievo che, comunque, il diritto di libera manifestazione del pensiero trova il suo limite proprio nel divieto delle manifestazioni contrarie al buon costume (art.21 ultimo comma, Cost.): le manifestazioni, cioè, perseguite, appunto, in concreto, dalle norme sulla polizia dei costumi.[18] »

Australia

Commonwealth australiano

Il Commonwealth non riconosce la bestemmia come reato. Nel 1991, la Australian Law Reform Commission (Commissione Australiana sulla Riforma delle Leggi) propose la rimozione di tutti i riferimenti alla bestemmia nelle leggi federali[19]. Rimane solo una legge contro la blasfemia che consiste nel divieto di registrare una nave con un nome blasfemo.

Tasmania

Il Criminal Code della Tasmania stabilisce che il linguaggio blasfemo costituisce delitto, ma lascia la sua definizione alla common law (ossia alla giurisprudenza).

Nuovo Galles del Sud

La legge penale nel Nuovo Galles del Sud è attualmente stabilita dal Crimes Act del 1900. La bestemmia è considerata reato, ma la sua definizione è lasciata alla common law. Il Defamation Act del 1974 fa riferimento al reato.[20]

L'ultimo processo conclusosi con una condanna nel Nuovo Galles del Sud avvenne nel 1871. Il caso era R. v. William Lorando Jones (unreported, Parramatta Quarter Sessions, Simpson J., February 18, 1871). In quel caso il sig. Jones fu condannato per aver detto che il vecchio testamento era immorale e non addetto alla lettura da parte delle donne. La corte comminò il pagamento di 100£ e due anni di reclusione. A seguito di una protesta pubblica a proposito della sentenza il sig. Jones fu rilasciato quattro settimane dopo.[21]

Queensland

Il Criminal Code Act del 1899 abolì la blasfemia abrogando il Blaspemy Act del 1697. Il Objectionable Literature Act del 1954 permette allo stato di impedire la distribuzione di letteratura blasfema,

Australia Occidentale

Il Criminal Code Compilation Act del 1913 abolì la blasfemia abrogando il Blaspemy Act del 1697.

Austria

In Austria gli articoli 188 e 189 del codice penale sono relativi alla blasfemia.

Bestemmie più comuni in Italia

Come tutte le imprecazioni, anche non di natura sacrilega (es. porca miseria, porca puttana), le bestemmie italiane più diffuse accostano l'epiteto porco[22] al nome da profanare: i più tipici esempi sono infatti i nominativi della divinità e della Madonna associati prima o dopo l'elemento lessicale offensivo (spesso tale elemento coincide con il termine riferito al suino, porco o maiale). Essi sono testimoniati anche dalla letteratura contemporanea, in questa forma (Ammaniti, 2004, p. 46) o in alcune varianti (Iddio invece di Dio, Manganelli, 1975, p. 125; mapporco, Scozzari, 1996, p. 29). Anche Pasolini, nelle opere ispirate alla vita di borgata,[23] riproduce queste bestemmie, ma censurandole in porco d... e porca m...[24]

L'epiteto porco non è però l'unico. Fra le altre bestemmie si ricordano l'uso di termini come bestia[25], boia, e cane, quest'ultima specialmente in Italia settentrionale; nella forma dialettale can è il tipico intercalare veneto. Contro la Madonna sono frequenti anche le imprecazioni a sfondo sessuale, utilizzando tipicamente l'oltraggioso puttana, con le rispettive varianti regionali. Più rara è la bestemmia contro Gesù[senza fonte].

Eufemismi

Frequente è il mascheramento del nome venerato in vocaboli assonanti, a volte dotati di significato (Maremma per Madonna; zio, oppure diesel, due, duo, Diaz, disco, Dionisio, Diogene per Dio; Christian, Cristoforo, cristallo, Cristopher, cribbio per Cristo), a volte privi di senso (diu, dao, dino, dinci, dindio ("tacchino" in veneto), dindo, disse, madosca, cristianamento), e "ostrega" al posto di "ostia". Da segnalare anche l'uso del doppio eufemismo nell'espressione "Christian Dior", che riprende il nome dello stilista francese ma nasconde in realtà l'espressione "Cristo Dio"; tale frase è diffusa nel nord Italia.

Fenomeno inverso è la sostituzione dell'epiteto offensivo: essa può tradire l'intento blasfemo (es. porlo per porco; bo per boia) o tradursi in un'espressione ancora forte ma non più ingiuriosa. È il caso dell'eufemismo perdio,[26] registrato come lemma autonomo dai dizionari, e dei suoi derivati ancora più blandi (perdinci,[27][28] perdiana).[29]

Su questa scia si pongono espressioni che sostituiscono l'epiteto offensivo con sostantivi e aggettivi privi del tradizionale senso di impurità (es. povero, cantante, Carlo; nell'area modenese e reggiana, però, si nomina un cantero che può riferirsi al pitale[30]), quando non, apparentemente, benevoli (caro, bono, bello).

A volte la bestemmia viene mascherata interrompendo l'imprecazione, per poi preseguire con una sorta di preghiera (es. Dio por...taci la pace!, Dio can...taci la messa!, Madonna tro...va l'amore nei nostri cuor!).

In alternativa, nel caso in cui ci si salvi da un misfatto imminente, è frequente l'uso dell'espressione "Dio quasi".

Nel Cattolicesimo

L'insegnamento morale della Chiesa Cattolica applica il secondo comandamento Non pronunciare il nome di Dio invano alle bestemmie, anzi, vede nella bestemmia un gesto ancora più grave di quello stigmatizzato dal secondo comandamento.

L'imperatore Giustiniano giudicava i bestemmiatori meritevoli di morte più di qualsiasi altro delinquente e Filippo II li faceva affogare con una grossa pietra al collo. Luigi IX faceva forare la lingua dei bestemmiatori con un ferro rovente e diceva che egli stesso si sarebbe sottoposto a tale supplizio pur di eliminare la bestemmia dal suo regno.[senza fonte]

Alcuni uomini e padri della Chiesa, autorevoli per la santità della vita nonché per l’alto insegnamento lasciato in eredità alla Chiesa come sant'Agostino di Ippona, san Girolamo, san Tommaso d'Aquino, san Bernardo da Chiaravalle, san Bernardino da Siena fin dall'antichità hanno ritenuto la bestemmia come il peccato più grave tra tutti i peccati mortali.

Padre Pio ha scritto nell'Epistolario: «La bestemmia attira la maledizione di Dio sulla tua casa ed è la via più sicura per andare all'inferno».

San Giovanni Crisostomo ha scritto negli Annali: «Per la bestemmia vengono sulla Terra le guerre, le carestie, i terremoti, le pestilenze. Il bestemmiatore attira il castigo di Dio su se stesso, sulla sua famiglia e sulla società: Dio, per la bestemmia, spesso punisce gli uomini in generale, ma a volte punisce anche il singolo in particolare. Pur se nel corso della vita ci sono dei bestemmiatori che non vengono puniti dalla giustizia di Dio, alla fine della vita nessuno sfuggirà alla sua sentenza».

Papa Giovanni Paolo II, parlando del disprezzo rivolto contro il "nome di Dio", elenca (21 marzo 1993), oltre la bestemmia, gli "spettacoli dissacranti" e le "pubblicazioni altamente offensive del sentimento religioso".

Riferimenti culturali

Nelle religioni patriarcali, come quelle abramitiche (Ebraismo, Cristianesimo, Islam), il corpo e l'istinto naturale animale a livello popolare sono spesso percepiti fortemente negativi e triviali[31]; perciò una tipica bestemmia per queste religioni è l'identificazione con animali quali i suini, oppure ancora come escrementi.

Letteratura

Poiché la bestemmia, nella storia, è stata spesso contrastata da legislazioni mirate a sopprimerne la diffusione, non ne è particolarmente frequente l'uso in letteratura dove, nei rari casi in cui se ne trovano accenni, è spesso censurata o variamente mascherata. L'esempio più eminente è quello dell'opera in francese di Rabelais, scritta a cavallo tra Medioevo e Rinascimento. Come analizzato dal critico russo Mikhail Bakhtin, l'uso sistematico della bestemmia e del corpo grottesco, nel contesto carnevalesco, ha il significato di una gioiosa celebrazione della vittoria della vita.

Nella poesia di Giuseppe Gioachino Belli, la bestemmia si esprime attraverso un accostamento, apparentemente casuale, tra espressioni che indicano il sacro e termini triviali.

Alla bestemmia, il poeta romanesco ha dedicato un suo sonetto, il n. 232, Primo, nun pijjà er nome de Ddio in vano, in cui l'autore ammonisce il bestemmiatore invitandolo a non bestemmiare, per paura che Dio lo punisca. Ovviamente, l'intero sonetto è estremamente ironico e suscita nell'attento lettore sensazioni di acuta comicità.

(IT) (ROM)
« 232. Primo, nun pijjà er nome de Ddio in vano


Bbada, nun biastimà, Ppippo, ché Iddio
è Omo da risponne pe le rime.
Ma che ggusto sce trovi a ste biastime?
Hai l’anima de turco o dde ggiudío?

C’è bbisoggno de curre in zu le prime
a attaccà cor pettristo e cor pebbío?[32]
Chi a sto monno ha ggiudizzio, Pippo mio,
pijja li cacchi e lassa stà le scime.[33]

Poi, sce sò ttante bbelle parolacce!
Di’ ccazzo, ffreggna, bbuggera, cojjoni;
ma cco Ddio vacce cor bemollo[34] vacce.

Ché ssi lleva a la madre li carzoni,[35]
e jje se sciojje er nodo a le legacce,[36]

te sbaratta li moccoli[37] in carboni. »
(IT)
« Sonetto 232. Primo: non nominare il nome di Dio invano


Bada, non bestemmiare, Pippo, perché Iddio
è tipo da rispondere per le rime.
Ma che gusto ci trovi in queste bestemmie?
Hai l’anima di turco o di giudeo?

C’è bisogno di ricorrervi subito
ed iniziare col "pettristo!" e col "pebbío!"?
Chi a questo mondo ha giudizio, Pippo mio,
se la prende con i deboli e lascia stare i forti.

Poi, ci sono tante belle parolacce!
Di’ cazzo, fregna, in culo, coglioni;
ma con Dio vacci piano, vacci.

Perché se toglie alla madre i calzoni,
e gli si scioglie il nodo ai lacci,

ti trasforma gli impropèri in carboni[38]. »
(Giuseppe Gioacchino Belli, sonetto n. 232, Primo, nun pijjà er nome de Ddio in vano, 12 novembre 1831)

Ne esce fuori l'immagine di un dio iracondo che reagisce violentemente contro l'incauto bestemmiatore. In un altro sonetto[39], invece, una madre redarguisce il figlio spiegandogli che bestemmiare non è così grave (perché a Dio non fa né caldo né freddo) quanto imprecare contro persone vive:

(IT) (ROM)
« 647. L'imprecazzione


Nu lo sai che ccos’è un’imprecazzione?
è ppiú ppeggio assai ppiú dd’una bbiastima.

Perché cquesta er Zignore nu la stima
nemmanco pe ’na coccia de melone:
eppoi, bbeato lui, sta ttant’in cima

che nnun j’ariva a un pelo de cojjone. »
(IT)
« Sonetto 647. L’imprecazione


Non lo sai che cos’è un’imprecazione?
è peggio assai d’una bestemmia.

Perché questa il Signore non la considera
neanche una fetta di melone:
eppoi, beato lui, sta tanto in alto

che non gli arriva a un pelo di coglione. »
(Giuseppe Gioacchino Belli, sonetto n. 647, L'imprecazzione, 22 dicembre 1832)

Opere letterarie che contengono bestemmie

Cinema

Alcune pellicole riportano bestemmie al fine di impregnarle di realismo, caratterizzando in tal modo situazioni di grande tensione e di profonda espressività.

Gruppi musicali

Diversi gruppi musicali hanno utilizzato la bestemmia o frasi blasfeme nei loro testi, in Italia un esempio è il gruppo dei San Culamo.

Il gruppo Elio e le Storie Tese è noto per aver utilizzato il modo di dire eufemistico "porco dighel" nella canzone Supergiovane. Tuttavia (successivamente, quando Abatantuono inizia a parlare) si sentono chiaramente in sottofondo due bestemmie più esplicite.

Fumetti

La bestemmia è stata frequentemente usata nei fumetti underground italiani degli anni settanta come Ranxerox o quelli di Andrea Pazienza.

Casi televisivi

Negli ultimi anni hanno destato parecchie discussioni e dure critiche le bestemmie in televisione[40].

Il primo caso in Italia si ebbe con l'atleta Enzo Maiorca che nel 1974 pronunciò una bestemmia e diversi improperi nel corso di una diretta televisiva in occasione di un suo tentativo, non riuscito per cause non dipendenti dall'atleta, di battere un record mondiale di immersione in apnea. Questo episodio causò al Maiorca una lunga interdizione dai programmi televisivi.

Un altro caso eclatante si ebbe con l'attore napoletano Leopoldo Mastelloni che il 22 gennaio 1984 pronunciò una bestemmia in diretta nel programma pomeridiano domenicale Blitz. Esso costò un ostracismo decennale al personaggio.

Un nuovo caso scoppiò quindici anni dopo quando un concorrente del programma di Maria De Filippi Coppie si fece scappare una frase ingiuriosa. Molto lungo sarebbe elencare i numerosi esempi di bestemmie proferite sui campi sportivi, dal calcio al basket: per portare un esempio recente si può citare l'incontro di calcio tra Italia e Ucraina del 7 ottobre 2006, quando, complice uno sciopero dei giornalisti, la partita venne trasmessa senza commenti dei telecronisti e con le voci di sottofondo dello stadio chiaramente udibili.

Con l'arrivo dei reality-show, dove i partecipanti sono 24 ore su 24 sotto le telecamere, si ebbe un'impennata delle bestemmie in diretta televisiva: per esempio Roberto Da Crema a La fattoria (2004), Christian Arrieta in Campioni, il sogno (2004), Guido Genovesi nel Grande Fratello (2004), Massimo Ceccherini nell'Isola dei famosi (2006) e Mirko Sozio nel Grande Fratello (2008). Tutti i personaggi sopra citati sono stati prontamente eliminati dal gioco.

Il 28 febbraio 2007 in occasione della seconda serata del 57° Festival della canzone italiana di Sanremo, un microfono ancora acceso captò una bestemmia proveniente da dietro le quinte. Conseguenti furono le polemiche e le scuse del direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce.

Note

  1. ^ Lemma "Bestemmia" nel Dizionario della Lingua Italiana di Niccolò Tommaseo
  2. ^ Platone, Resp. II, 381; Vettio Valente, I, 22; II, 2)
  3. ^ Le eccezioni: Isaia 66,3; Sapienza 1,6; Siracide 3,16.
  4. ^ "Avvenire" online, La preghiera, un farmaco.
  5. ^ Hans Währisch, in Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, EDB, Bologna, 1976, p. 181
  6. ^ Hans Währisch, βλασφημέω, in Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, cit., p. 182.
  7. ^ Eduard Schweitzer, Il vangelo di Marco, Paideia, 1971, ISBN 8839405798, p. 94.
  8. ^ Adolf Schlatter, Erläuterungen zum NT, ISBN 3766801899, Mt 12,32
  9. ^ Sentenza della Corte Costituzionale numero 440 anno 1995.
  10. ^ Pretura Circondariale di Avezzano. Ordinanza 6 novembre 1996: "Vilipendio alla religione e reato di turpiloquio"
  11. ^ Giulia Ziino. «La Madonna non è una divinità, offenderla non è reato». Corriere della Sera, 29 luglio 2007. URL consultato il 3-12-2008.
  12. ^ BOLOGNA: le offese a Maria archiviate per un cavillo, oltre il danno anche la beffa,. l'Avvenire, 14 novembre 2007. URL consultato il 15-12-2008.
  13. ^ Stefano Maria Chiari. La Madonna piange.... Associazione Culturale Identità Europea, 16 novembre 2007. URL consultato il 4-12-2008.
  14. ^ Alessandro Banfi. Caro giudice, lasci stare la Madonna. l'Indipendente, 15 novembre 2007. URL consultato il 15-12-2008.
  15. ^ Pietro De Marco. «Anche Maria è senza tutela quando i giuristi fanno i teologi». l'Occidentale, 5 agosto 2007. URL consultato il 14-12-2008.
  16. ^ Rino Cammilleri. Per il giudice la Madonna non è degna di bestemmia. Il Giornale, 30 luglio 2007. URL consultato il 4-12-2008.
  17. ^ Scheda informativa sulla bestemmia sul sito della UAAR
  18. ^ Corte di Cassazione, Sez. un. pen. Sentenza 27 marzo 1992: "Tutela delle persone e dei simboli della religione cattolica"
  19. ^ (EN) Law Reform Commission New South Wales, Discussion Paper 24(1992) – Blasphemy
  20. ^ (EN) Kate Gilchrist, 'God does not live in Victoria', first published in Art Monthly December 1997.
  21. ^ (EN) Brenton Priestley, 'Blasphemy and the Law: A Comparative Study' (2006).
  22. ^ Lemma "porco" sul dizionario De Mauro
  23. ^ Ragazzi di vita, Una vita violenta.
  24. ^ Ragazzi di vita.
  25. ^ Lemma "Dio" sul dizionario De Mauro
  26. ^ [1]
  27. ^ [2]
  28. ^ [3]
  29. ^ [4]
  30. ^ Definizione di "càntero" sul De Mauro.
  31. ^ Qualcuno, come Émile Durkheim, interpreta che ciò dipende dal fatto che tali religioni sono caratterizzate dalla separazione tra sacro e profano (The Elementary Forms of the Religious Life, Londra, George Allen & Unwin, 1915, p. 36)
  32. ^ Equivalenti per chi vuole e non vuole bestemmiare.
  33. ^ La pianta principale del cavolo-broccolo in Roma è detta una cima, e i suoi rigermogli cacchi. Quindi la morale dell’Offendi i minori e rispetta i grandi.
  34. ^ Vacci col bimolle, adagio, tenuamente.
  35. ^ Una donna che siasi usurpata l’autorità dell’uomo, dicesi in Roma essersene messa i calzoni: e perciò qui Cristo deve riprendersi i suoi calzoni, poiché presso il volgo di questa città la Madonna va sempre dinnanzi al figliuolo, ed anche al padre del figliuolo.
  36. ^ Legami delle calze attorno a’ ginocchi: qui «perder pazienza».
  37. ^ Sinonimo di «bestemmia».
  38. ^ Cioè ti fulmina e/o ti manda all'inferno
  39. ^ Sonetto n. 647. L’imprecazzione
  40. ^ Il caso su Ansa.it.

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