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Topolino

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Topolino
Fantasia 1940 bluray.png
Topolino nel film Fantasia (1940)
Universo Disney
Nome orig. Mickey Mouse
Lingua orig. Inglese
Alter ego Henry Ratkyll
Dylan Top
T.J.J. Tirk
Autori
Studio The Walt Disney Company
Editore The Walt Disney Company
1ª app. 18 novembre 1928
1ª app. in Steamboat Willie (1928)
Voci orig.
Voci italiane
Specie Topo antropomorfo
Parenti
(EN)

« I only hope that we never lose sight of one thing — that it was all started by a mouse. »

(IT)

« Spero solo che non ci dimenticheremo mai una cosa - tutto è cominciato con un topo. »

(Walt Disney, "What Is Disneyland", 27 ottobre 1954)

Topolino (Mickey Mouse) è un personaggio immaginario dei fumetti e dei cartoni animati creato nel 1928 da Walt Disney e Ub Iwerks[1] e successivamente sviluppato da Floyd Gottfredson[2][3], fra i più famosi al mondo[2][3] e icona stessa della Walt Disney Company, il più grande conglomerato mediatico al mondo in termini di fatturato annuo.[senza fonte]

Il debutto cinematografico del personaggio avvenne il 18 novembre 1928 al Colony Theatre di New York, nel cortometraggio Steamboat Willie[3], proiettato insieme al film Gang War[senza fonte]; il successo fu notevole grazie anche alla presenza di trovate visive e sonore perfettamente fuse tra loro[3]. Il primo cortometraggio prodotto in cui compare il personaggio è però L'aereo impazzito, sempre del 1928, ma non riuscì a trovare un distributore fino al 1929[senza fonte]. Nei fumetti il personaggio debuttò il 13 gennaio 1930 con la storia Topolino nell'isola misteriosa[3]. Per la sua creazione Walt Disney vinse un Premio Oscar onorario[2].

Secondo Forbes, i ricavi annuali di Topolino al 2004 erano di 5,8 miliardi di dollari, facendone il personaggio di fantasia più redditizio della storia.[4]

Genesi del personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Topolino è un topo antropomorfo che veste pantaloni rossi, grandi scarpe gialle e guanti bianchi[2]. Walt Disney dichiarò in un'intervista, rilasciata molto tempo dopo i fatti, di essere stato ispirato nella creazione di Topolino da un topo domestico che veniva nel suo ufficio presso il Laugh-O-Gram Studio:

(EN)

« They used to fight for crumbs in my waste-basket when I worked alone late at night. I lifted them out and kept them in wire cages on my desk. I grew particularly fond of one brown house mouse. He was a timid little guy. By tapping him on the nose with my pencil, I trained him to run inside a black circle I drew on my drawing board. When I left Kansas to try my luck at Hollywood, I hated to leave him behind. So I carefully carried him to a backyard, making sure it was a nice neighborhood, and the tame little fellow scampered to freedom. »

(IT)

« Erano soliti lottare per le briciole nel mio cestino dei rifiuti, quando lavoravo da solo fino a tarda notte. Li presi e li tenni in gabbiette sulla mia scrivania. Mi affezionai particolarmente a un topo domestico marrone. Era un piccoletto timido. Toccandolo sul naso con la matita, lo addestrai a correre all'interno di un cerchio nero che avevo tracciato sul mio tavolo. Quando me ne andai da Kansas City per tentare la fortuna a Hollywood, mi dispiacque lasciarlo. Così lo portai in un cortile, facendo attenzione che fosse un bel quartiere, e il piccoletto domato corse verso la libertà. »

(Walt Disney[5])

Nel 1928 Walt Disney aveva perso i diritti del duo primo personaggio di successo (Oswald il coniglio fortunato) e l'intero staff del proprio studio di Hollywood lo aveva abbandonato; Disney, allora ancora giovane regista alle prime armi, ebbe l'idea di creare un nuovo personaggio, che inizialmente chiamò Mortimer Mouse, ma siccome il nome sembrava assai macabro e non adatto a dei bambini decise poi di ribattezzarlo, su consiglio della moglie, con il nome ormai noto a tutti di [senza fonte]Mickey Mouse. Ub Iwerks era l'unico collaboratore rimastogli e con lui realizzo il nuovo personaggio al quale affidare la sopravvivenza dello Studio Disney. Per settimane tutti ignorarono che Walt e Ub stessero dando corpo alla realizzazione di un nuovo progetto. In gran segreto, lavorando di notte in un garage, Walt Disney e il suo braccio destro Ub Iwerks prepararono in tutta fretta il primo film di Mickey Mouse. Iwerks, disegnando fino a 700 animazioni al giorno, consentì al personaggio di debuttare in una proiezione privata il 15 maggio 1928. Il film era intitolato L'aereo impazzito (nel quale compare anche Minnie). Nasce così, impulsivo e sognatore, sbarazzino ma determinato, il nuovo personaggio su cui Disney avrebbe scommesso la stessa sopravvivenza del suo studio. Negli anni venti uno dei personaggi di maggior successo era il gatto Felix: una nera macchia d'inchiostro piena di intraprendenza e dotata di una vena surreale. Puntare su un topo fu forse per Disney una scelta giocata allo stesso tempo per affinità e contrasto, con lo scopo di dissimulare la somiglianza con il famoso gatto. Nonostante una discreta accoglienza, nessuno sembrava voler distribuire i film del nuovo personaggio. Disney decide di produrne un secondo: Topolino gaucho[6], nel quale al personaggio vengono aggiunte le scarpe ed esordisce il gatto Gambadilegno; Minnie è nuovamente presente come protagonista femminile.

Nel frattempo era stato introdotto il sonoro nei film e il terzo tentativo di lanciare il personaggio avvenne con un film concepito con il sonoro sincronizzato. Lo spunto del terzo film di Topolino viene attinto da una comica di Buster Keaton. Le musiche sono i motivetti Turkey in the Straw e Steamboat Bill. Il nuovo film, intitolato Steamboat Willie, viene prodotto a costo di incredibili difficoltà. A film pronto, nessun distributore sembra interessarsi al Topolino musicale di Disney. Privo di qualsiasi supporto economico, Disney accetta come estrema ratio la proposta del titolare di una sala di Broadway, e tenta la carta del pubblico: il film viene proiettato al Colony Theater di New York il 18 novembre 1928, abbinato al lungometraggio sonoro dal vero "Gang War". È il clamoroso successo in cui Disney iniziava a non sperare più. La critica e il pubblico sono unanimi: qualcosa di nuovo e unico si è affacciato sugli schermi americani. Tutti i riflettori sono puntati su Topolino. Disney aggiunge il sonoro anche ai due preesistenti cortometraggi muti di Mickey.

Amico di Walt fin dal tempo di Kansas City, dove entrambi sono cresciuti, Iwerks era un talento grafico naturale che comprendeva con la sua arte la creatività di Walt Disney. Fatto socio al 20% dello studio, Iwerks all'inizio del 1930 viene letteralmente comprato dalla concorrenza. Andandosene cederà la sua quota nella società: e quando, dopo fallimentari esperienze, ritornerà a chiedere lavoro allo studio Disney, verrà assunto nel settore effetti speciali.

Stella di Topolino (Mickey Mouse) sulla Hollywood Walk of Fame, Los Angeles (California).

Al sesto film (Via il gatto, Topolino balla, 1929) il personaggio acquista i guanti. In questa sua prima fase Mickey Mouse vive in una serie di storie che si caratterizzano specialmente per l'ambientazione rurale. Topolino nasce come un personaggio di provincia: presto si mette a fare più che il topo l'ometto. Al nono film, The Karnival Kid (1929), Topolino figura estensivamente impiegato in un ruolo parlato. Il 1929 è l'anno dell'esplosione del fenomeno Mickey Mouse negli USA.

Produrre un cartoon della serie costa ormai cinquemila dollari alla produzione. Nel 1930 una canzone di Harry Carlton è dedicata a Topolino. Dello stesso anno l'inevitabile omaggio in cera di Madame Tussaud. Nel 1931 la MGM, con una spedizione pioneristica a lungo amplificata dalla stampa, gira in Africa il lungometraggio Trader Horn. Topolino è lesto a richiamare l'impresa l'anno successivo in Trader Mickey. La moda imperante dei film in costume e dell'esotismo ispira ancora Jungle Rythm (1929), Topolino in Arabia (1932) e il medievaleggiante Topolino menestrello (1933). L'horror compare in film come Topolino e gli spettri (1929) e Topolino e lo scienziato pazzo (1933), la voglia del jazz in Topolino pianista (1929). Nel 1931 Charlie Chaplin insiste perché un cartoon di Topolino accompagni tutte le proiezioni del suo ultimo film Luci della città. Il favore viene restituito due anni dopo: il cortometraggio Mickey's Gala Premiere è ambientato nel Teatro Cinese di Hollywood, classica sede delle grandi prime. Fra i divi che per l'occasione omaggiano Topolino: Laurel & Hardy, i fratelli Marx, Mae West, la Garbo e Charlot.

Jimmy Durante nel 1934 invita Topolino a esibirsi al piano nel lungometraggio dal vero Hollywood Party, mentre Laurel & Hardy nello stesso anno lo ospitano in una fugace apparizione nel fantasioso Nel paese delle meraviglie. È stato ospitato anche nel film Chi ha incastrato Roger Rabbit.[7][8][9].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Filmografia di Topolino e Filmografia di Topolino in televisione.

Topolino è apparso in oltre 135 cortometraggi che vanno dalla fine degli anni venti ai giorni nostri. Walt Disney conquista con il primo cortometraggio L'aereo impazzito (il secondo Steamboat Willie, opera vagamente ispirata a Io... e il ciclone di Buster Keaton, attore del film muto allora assai in auge[senza fonte]) il sonoro. Negli anni quaranta Topolino prende sempre più popolarità e nei cortometraggi sembra aver abbandonato la vita campagnola per trasferirsi in città: da questo riusciamo a capire che Topolino va a pari passo con l'innovazione e il progresso della società americana, e quindi di ogni "americano medio". Dopo Topolino a pesca del 1953, Topolino si ritirò dal grande schermo. Vi farà ritorno solo nel 1983 con il mediometraggio Canto di Natale di Topolino e successivamente nel 1990 con Il principe e il povero, un mini classico Disney nonché un mediometraggio, grande classico per le feste di Natale, dai creatori de La sirenetta (dove apparve nel cameo insieme a Paperino e Pippo durante l'arrivo trionfale di Re Tritone, il padre di Ariel) e Bianca e Bernie nella terra dei canguri e dai creatori di In viaggio con Pippo il cortometraggio del 1995, Topolino e il cervello in fuga con la partecipazione di Minnie, Pluto e Pietro Gambadilegno nei panni del folle e crudele mostro Julius, creato dal terribile Dr. Frankennolie, un folle babbuino. Oggi Topolino è molto utilizzato in TV grazie anche alle nuove serie animate ideate: una su tutte come Mickey Mouse Works, House of Mouse - Il Topoclub, La casa di Topolino e Topolino e gli amici del rally in una versione tridimensionale e prescolare e poi nella serie televisiva a cartoni animati della Disney Television Animation, Topolino.

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Strisce quotidiane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Floyd Gottfredson e Strisce giornaliere di Topolino.

Dopo sedici cortometraggi, Topolino esordisce 13 gennaio 1930 anche nelle strisce a fumetti sui quotidiani con una serie di strisce che formano la storia "Topolino nell'isola misteriosa"[3]; a firmare le sue avventure sono Walt Disney (testi) e Ub Iwerks (disegni). Le prime storie sono avventure scanzonate, in linea con il personaggio che compare al cinema, sempre pronto al divertimento come un monello qualsiasi ambientate in una città rurale senza nome; ogni striscia culmina in una battuta o in uno spiritoso colpo di scena[3] e questa caratterizzazione rimarrà successivamente presente soprattutto nelle tavole domenicali mentre nelle strisce quotidiane il personaggio subisce un'evoluzione: il 5 maggio del 1930 fa infatti il suo esordio, con la storia "Topolino e la valle della morte", Floyd Gottfredson, destinato a cambiare il carattere del personaggio, traghettandolo da monello scansafatiche a cittadino modello e detective infallibile e perspicace[2]; la seconda storia è già un'autentica avventura a sfondo giallo e le seguenti sono prevalentemente avventurose ma senza rinunciare alla gag; Gottfredson, consapevole di come i personaggi avventurosi stiano ottenendo proprio in quegli anni grandi apprezzamenti da parte del pubblico, con i suoi collaboratori dà vita a una lunga serie di storie ritenute oggi dei classici con intrecci spesso complessi nei quali il personaggio, coraggioso e intraprendente, lotta contro gangster e scienziati pazzi che vogliono dominare il mondo, viaggia per il mondo e partecipa alla caccia alla balena o spingendosi in Africa o nel West selvaggio[3]come nelle storie dal 1932 in poi dove Topolino cominciò da affrontare contrabbandieri, gangster (Topolino giornalista, 1935), finti fantasmi (Topolino nella casa dei fantasmi, 1936) e pirati (Topolino e il terribile S, il terrore dei sette mari, 1935). A questo autore si devono in gran parte la storie più memorabili create per oltre quarantacinque anni fino al 1975[2]. In queste strisce di genere avventuroso il personaggio dimostra la sua intelligenza contrapponendola con successo all'arroganza e alla prepotenza degli avversari. Il personaggio risulta gentile, pieno di buon senso ma anche carismatico rimanendo semplice nonostante il successo e i traguardi raggiunti.[2]

Nelle strisce Floyd Gottfredson apporta sensibili modifiche al viso e all'abbigliamento del personaggio in particolare, nella storia Topolino e Robinson Crusoe ("Mickey Mouse Meets Robinson Crusoe"), con la striscia del 22 dicembre 1938, pubblicata sette mesi prima dell’uscita di "The Pointer" nelle sale.[10]

A queste storie avventurose si alternavano poi storie più quotidiane[2] [3]come quella in cui Topolino cavalca il cavallo Piedidolci e vince una gara ippica o in quella in cui iscrive Pluto a una corsa per cani; i principali antagonisti di questo periodo erano Pietro Gambadilegno e Eli Squick mentre la spalla principale era Pippo (ma in alcune occasioni subentrano altri personaggi come Minni, Paperino, Orazio o Musone; sempre in questo periodo fecero la loro prima apparizione personaggi come il Professor Enigm, Macchia Nera, Spennacchiotto, Giuseppe Tubi e il pirata Orango.

Dal 1942 al 1945, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, le storie pubblicate nelle strisce erano principalmente ad argomento bellico. In alcune delle storie pubblicate in quegli anni Topolino doveva affrontare spie naziste. Dal 1945 al 1947 le storie non erano più avventurose ma quotidiane e auto-conclusive. Poi con l'incontro tra Topolino e Eta Beta in una grotta ricominciò un altro periodo avventuroso per Topolino che durerà fino ai primi mesi del 1954 quando le storie tornarono a essere quotidiane. Nel 1955 il King Features Syndicate, che pubblicava le strisce sui quotidiani, chiese esplicitamente che le strisce quotidiane diventassero autoconclusive: la prima di questo genere è datata 5 ottobre 1955.

Comic Books[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni 40 Topolino cominciò ad apparire, oltre che nelle strisce di Gottfredson, anche nei comic books, riviste in formato pocket, come la testata Walt Disney's Comics and Stories. Inizialmente le storie pubblicate erano ristampe delle strisce di Gottfredson, spesso ridisegnate in alcuni punti per renderle meno violente, ma all'inizio degli anni 50 si iniziarono a pubblicare storie inedite, disegnate da autori come Paul Murry detto l'uomo dei topi in quanto era il principale autore delle storie a fumetti americane di Topolino.[senza fonte].

Edizione estere[modifica | modifica wikitesto]

Le strisce e le tavole domenicali realizzate negli Stati Uniti vennero distribuite e pubblicate tradotte in molti paesi del mondo e in alcuni di questi, come l'Italia[11], il Regno Unito[12], la Danimarca[13] o il Brasile[14], alcuni editori licenziatari incominciarono a creare fumetti in proprio basati su Topolino e altri personaggi Disney[15].

Edizione spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Il personaggio esordisce in Spagna sul quotidiano La Vanguardia che nel 1935 pubblica le "Aventuras del Ratón Miguelín", riproduzione integrale delle strisce realizzate da Gottfredson,[3] mentre nel 1976 esordì la testata Don Miki pubblicata fino al 1989[16][17].

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Topolino (giornale), Topolino (libretto) e Topolino (fumetto).

I fumetti di Topolino esordirono in Italia il 30 marzo 1930 sul n°13 del settimanale torinese Illustrazione del Popolo dove fu pubblicata la prima striscia disegnata da Ub Iwerks e intitolata Le avventure di Topolino nella giungla[18]. Due anni dopo venne pubblicato il primo libro illustrato: "Sua Altezza Reale il Principe Codarello"[19] (Cappelli Editore) e, poco più tardi, il 31 dicembre 1932, esce il primo numero del settimanale a fumetti Topolino, in formato giornale simile al Corriere dei Piccoli, edito dalla casa Editrice Nerbini[3][3][3][3][3][3][3][3][3][3][3]; il primo numero si apriva con una breve storia realizzata da Giove Toppi con didascalie in rima opera del direttore Paolo Lorenzini; successivamente vennero pubblicate le strisce e le tavole realizzate da Floyd Gottfredson.[3][20][21] Viene anche assegnato il nome definitivo a Pippo, spalla di Topolino, che sui libri della Salani veniva ancora chiamato Medoro.[senza fonte]

Copertina di fumetti italiani di Topolino da una collana speciale per la vendita come inserti nei giornali: La Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera.

Nel 1935 la testata viene acquisita dalla Mondadori[20][3]. Le restrizioni all'editoria imposte dal governo italiano dal 1938 vengono inizialmente derogate per la testata ma in piena seconda guerra mondiale, a partire dal n. 476 del 27 gennaio 1942, anche questa è costretta a cedere alle restrizioni e Topolino viene sostituito da Tuffolino. Nel dopoguerra le avventure di Topolino ritornano a essere pubblicate ma la crisi del settore impone scelte drastiche e la Mondadori nel 1949 decise un cambio di formato e periodicità: il settimanale viene sostituito da un mensile in formato libretto che successivamente diverrà quindicinale e poi settimanale; questo formato sarà destinato a una lunga vita editoriale arrivando a superare i 3000 numeri usciti in oltre sessanta anni[22][23].

Storie di autori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Entrambe le testate pubblicavano prevalentemente storie americane; nel 1948 iniziò a venir pubblicata sulle pagine del Topolino giornale Topolino e il cobra bianco, prima storia Disney italiana ad ampio respiro con il personaggio protagonista. In seguito alla conclusione della storia, della quale l'ultima puntata venne pubblicata nel primo numero di Topolino formato libretto, nel n° 7 venne pubblicata la prima parte della prima parodia Disney italiana: L'Inferno di Topolino. La storia è nota per essere stata la prima ad aver reso noto il nome di almeno uno degli autori in quanto all'inizio di ogni puntata si legge "Verseggiatura di G. Martina". Nel n°13 venne pubblicata una terza storia italiana, Topolino e i grilli atomici, in quattro puntate. Gli autori di queste prime tre storie italiane erano Guido Martina e Angelo Bioletto. Poi per due anni non vennero pubblicate altre storie italiane fino a quando, dal 1952 arrivarono nuove storie scritte di solito da Guido Martina, e disegnate da autori come Giuseppe Perego, Luciano Gatto, Giulio Chierchini, Romano Scarpa, Pier Lorenzo De Vita, Giovan Battista Carpi, Luciano Bottaro. Col tempo le storie di origine italiane divennero predominanti grazie ad autori come Romano Scarpa ritenuto uno dei più grandi autori Disney[24]. Modifiche nell'abbigliamento avviene anche per opera di autori italiani.[10]

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Apparizioni in altre serie e film[modifica | modifica wikitesto]

Badge con la scritta "Copying is not theft!" ("Copiare non è un furto!") con un personaggio simile a Topolino, usato come simbolo della proprietà intellettuale

La fama mondiale di Topolino lo ha reso un simbolo della Walt Disney Company e degli Stati Uniti; per questo motivo, il personaggio è stato spesso utilizzato in satira anti-americana, come Mickey Mouse in Vietnam, un cortometraggio della durata di un minuto diretto da Whitney Lee Savage, realizzato come opposizione alla guerra del Vietnam, in cui Topolino si arruola nell’esercito americano e poco dopo essere sbarcato in Vietnam viene ucciso da un proiettile alla testa.[25][26]

Tra le innumerevoli apparizioni in altri media, viene menzionato più volte in Mad Magazine[27], citato nel fumetto Squeak the Mouse[28] e in diversi cameo in film Disney come Oliver & Company e Chicken Little - Amici per le penne.[29][30]

Il personaggio è stato oggetto di parodie e apparizioni cameo, come nel primo episodio della tredicesima stagione della serie South Park, dove impersonifica un presidente della Walt Disney Company privo di scrupoli[31][32], e nell'ottavo episodio della seconda stagione della serie Drawn Together, in cui ricopre il ruolo di antagonista rappresentato come Dart Fener e dove il suo nome viene censurato ogni volta che qualcuno lo pronuncia.[33]

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Impatto culturale[modifica | modifica wikitesto]

Versioni estere del nome[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ John Kenworthy, The Hand Behind the Mouse, Disney, New York, 2001, pp. 53–54.
  2. ^ a b c d e f g h i Topolino / Mickey Mouse, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 31 marzo 2017.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m FFF - MICKEY MOUSE, su www.lfb.it. URL consultato il 29 marzo 2017.
  4. ^ The Top Ten: Highest Earning Fictional Characters, su www.infoplease.com. URL consultato il 31 marzo 2017.
  5. ^ (EN) Kathy Merlock Jackson (a cura di), Walt Disney: Conversations, Jackson, University Press of Mississippi, 2005, p. 120, ISBN 1578067138.
  6. ^ Il riferimento è al film Il gaucho, che Douglas Fairbanks aveva girato l'anno precedente.
  7. ^ Unseen Films: Hollywood Party (1934)
  8. ^ Mickey Mouse and Roger Rabbit to Star in THE STOOGE? — GeekTyrant
  9. ^ http://2.bp.blogspot.com/-szdkHN18EyQ/USUXEV115lI/AAAAAAAAKkU/1BrXEFX-PWQ/s1600/Who+Framed+Roger+Rabbit+-+Mickey+and+Bugs.jpg
  10. ^ a b Topolino / Mickey Mouse, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 31 marzo 2017.
  11. ^ (EN) Inducks: Italy, su coa.inducks.org. URL consultato il 29 marzo 2017.
  12. ^ (EN) Inducks: United Kingdom, su coa.inducks.org. URL consultato il 29 marzo 2017.
  13. ^ (EN) Inducks: Denmark, su coa.inducks.org. URL consultato il 29 marzo 2017.
  14. ^ (EN) Inducks: Brazil, su coa.inducks.org. URL consultato il 29 marzo 2017.
  15. ^ (EN) Inducks: countries, su coa.inducks.org. URL consultato il 29 marzo 2017.
  16. ^ (ES) Colección de comics Don Miki - Planeta DeAgostini, su www.planetadeagostini.es. URL consultato il 1º marzo 2017.
  17. ^ (EN) Spain: Don Miki, su coa.inducks.org. URL consultato il 1º marzo 2017.
  18. ^ ILLUSTRAZIONE DEL POPOLO 1930 n.13 - Le avventure di Topolino nella giungla (Collezionismo Fumetti - Collecting Comics), su www.collezionismofumetti.com. URL consultato il 29 marzo 2017.
  19. ^ L. Cappelli Editore - Sua Altezza Reale il Principe Codarello (Collezionismo Fumetti - Collecting Comics), su www.collezionismofumetti.com. URL consultato il 29 marzo 2017.
  20. ^ a b FFF - TOPOLINO giornale, su www.lfb.it. URL consultato il 23 marzo 2017.
  21. ^ TOPOLINO Giornale, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 9 marzo 2017.
  22. ^ FFF - TOPOLINO libretto Disney, su www.lfb.it. URL consultato il 09 marzo 2017.
  23. ^ Topolino - Home, su www.topolino.it. URL consultato il 09 marzo 2017.
  24. ^ Dall'unghia di Kalì all'ultimo Balabù, in WOW Spazio Fumetto, 23 dicembre 2015. URL consultato il 22 marzo 2017.
  25. ^ Mickey Mouse in Vietnam
  26. ^ Il Post - Topolino ucciso in Vietnam
  27. ^ Easily Mused: "Mickey Rodent!" (Mad #19)
  28. ^ https://mycotopia.net/topic/25593-mattiolis-squeak-the-mouse/
  29. ^ Oliver & Company - Hidden Mickey Watch - Walt Disney Studios Animated Features - FindingMickey.com
  30. ^ Chicken Little - Mickey Mouse Wristwatch - Walt Disney Studios Animated Features - FindingMickey.com
  31. ^ (EN) Mickey Mouse, in South Park Archives. URL consultato il 29 marzo 2017.
  32. ^ nella versione italiana i vari personaggi si rivolgono a lui chiamandolo Mickey Mouse mentre viene indicato come Topolino da un giornalista in una delle ultime scene
  33. ^ (EN) Terms of Endearment, in Drawn Together Wiki. URL consultato il 29 marzo 2017.
  34. ^ CD

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Fossati, Topolino. Storia del topo più famoso del mondo, Milano, Gammalibri editore, 1980.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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