Tripoli

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Tripoli
città
Ṭarābulus
طرابلس
Tripoli – Veduta
Localizzazione
Stato Libia Libia
Regione Tripolitania
Municipalità Tripoli
Amministrazione
Amministratore locale Abd al-Razzaq Abu Hajar
Territorio
Coordinate 32°54′07.99″N 13°11′09″E / 32.90222°N 13.185833°E32.90222; 13.185833 (Tripoli)Coordinate: 32°54′07.99″N 13°11′09″E / 32.90222°N 13.185833°E32.90222; 13.185833 (Tripoli)
Altitudine 81 m s.l.m.
Superficie 400 km²
Abitanti 1 063 571 (2004)
Densità 2 658,93 ab./km²
Altre informazioni
Prefisso 21
Fuso orario UTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Libia
Tripoli
Sito istituzionale

Tripoli (in arabo: طرابلس, Ṭarābulus, anche Tripoli d'Occidente - in arabo: طرابلس ﺍﻟﻐﺮﺏ, Ṭarābulus al-Gharb - o Tripoli di Libia) è la capitale e la città più popolosa della Libia con 1,69 milioni di abitanti. La città si trova nella parte nord-occidentale del paese al limitare del deserto, su una parte di terra rocciosa che si protende nel Mar Mediterraneo e forma una baia. La città venne fondata nel VII secolo a.C. dai Fenici, che la chiamarono Oea.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima è tipicamente mediterraneo, con estati calde e secche, inverni freddi e precipitazioni modeste. Il suo clima è talvolta influenzato dai venti provenienti dal Sahara.
Eccezionalmente si sono verificate delle nevicate nel 1792, nel 1826, nel febbraio 1915, il 6 febbraio 1956 e il 6 febbraio 2012[1].

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Centro di Tripoli dal satellite.

Tripoli si trova all'estremità occidentale della Libia vicino, al confine con la Tunisia, nel continente africano. Oltre un migliaio di chilometri separa Tripoli dalla seconda città più grande della Libia, Bengasi. Oasi costiere si alternano a zone sabbiose e lagune lungo le coste della Tripolitania, per più di 300 chilometri.

Fino al 2007, la "Sha'biyah" comprendeva la città, le sue periferie e le loro immediate vicinanze. Nei sistemi amministrativi più antichi, e nel corso della storia, esisteva una provincia ("Muhafazah"), uno stato ("Wilayah") o città-stato, con una superficie molto più grande (anche se i confini non erano costanti), che viene a volte erroneamente indicato come Tripoli, ma più appropriatamente dovrebbe essere chiamato Tripolitania.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fondazione ed era antica[modifica | modifica sorgente]

Tripoli: l'arco dell'imperatore Marco Aurelio.

La città venne fondata nel VII secolo a.C. dai fenici, che la chiamarono Oea. I Fenici probabilmente furono attratti dal suo porto naturale, affiancato sulla sponda occidentale da una piccola e facilmente difendibile penisola, sulla quale stabilirono la propria colonia.

Dai fenici, Tripoli passò nelle mani dei signori di Cirenaica, che se la videro strappare dai Cartaginesi. Nel II secolo a.C. la città appartenne ai Romani, che la inclusero nella provincia africana, e le diedero il nome di Regio Syrtica. Attorno all'inizio del III secolo d.C., questa divenne nota come Regio Tripolitana, ovvero tre città, per via delle sue tre città principali, Oea, Sabrata e Leptis, che facevano lega assieme). Venne probabilmente innalzata al rango di provincia separata da Settimio Severo, che era nativo di Leptis.

Malgrado secoli di dominazione romana, l'unico resto romano visibile, oltre a colonne e capitelli (di solito integrati negli edifici successivi), è l'Arco di Marco Aurelio dal II secolo d.C. Il fatto che Tripoli sia stata continuamente abitata, a differenza per esempio di Sabratha e Leptis Magna, ha fatto sì che gli abitanti abbiano utilizzato i resti antichi come materiale di costruzione, o più semplicemente siano stati seppelliti sotto strade e costruzioni successive.

Evidenze storiche[senza fonte] suggeriscono che la regione Tripolitania attraversasse un certo declino economico durante il V e VI secolo, in parte a causa dei disordini politici diffusi in tutto il mondo mediterraneo a seguito del crollo dell'Impero Romano d'Occidente, e in parte per la pressione da Vandali invasori.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Come il resto del Nord Africa, venne conquistata dai musulmani all'inizio dell'VIII secolo.

Nel 1146 una grossa flotta siciliana al comando di Giorgio d'Antiochia, ammiraglio di Ruggero II di Sicilia, partì da Trapani e conquistò Tripoli, che rimase sino a fine secolo sotto il Regno di Sicilia.

Dominio ottomano[modifica | modifica sorgente]

La provincia ottomana (vilayet) di Tripoli (comprendente la dipendenza del sangiaccato di Cirenaica) giaceva lungo la costa meridionale del Mar Mediterraneo, tra la Tunisia ad ovest e l'Egitto ad est. Oltre alla città, l'area comprendeva la Cirenaica (l'altopiano di Barca), la catena di oasi nella depressione di Augila, il Fezzan, e le oasi di Ghadames e Ghat, separate da distese di sabbia e pietre.

Nel 1510 Tripoli venne conquistata per il Regno di Spagna da Don Pietro Navarro e nel 1523 venne assegnata ai Cavalieri di San Giovanni, che erano stati espulsi dagli ottomani dalla loro roccaforte sull'isola di Rodi, con l'obiettivo di contrastare la pirateria nel Mediterraneo. Trovandosi in un territorio molto ostile, i Cavalieri rinforzarono le mura della città e altre strutture difensive. Anche se costruite sopra una serie di edifici più antichi (compreso un bagno pubblico romano), gran parte delle prime strutture difensive del castello di Tripoli (o "Assaraya al-Hamra", cioè, il "Castello Rosso") sono attribuite ai Cavalieri di San Giovanni.

I cavalieri tennero la città con difficoltà fino al 1551, quando furono costretti ad arrendersi agli ammiragli turco-barbareschi Sinan e Dragut.[2] Dal 1557 Dragut divenne bey di Tripoli, che sotto il suo governo, divenne una delle più importanti città del nord Africa. La città da quel momento entrò a far parte degli Stati Turco-Barbareschi, terrore delle marine cristiane. Dragut, morto nel 1565 durante l'assedio di Malta, fu sepolto nella moschea di Tripoli, fatta costruire dallo stesso Bey vicino alla porta di Bab Al-Bahr.

Navi olandesi nel porto di Tripoli nel 1650

Filippo II di Spagna si impegnò in un tentativo di riconquista di Tripoli, naufragato nella battaglia di Gerba nel 1560. Non riuscì neppure il tentativo del 1675 della marina inglese, guidata dall'ammiraglio John Narborough.[3]

Nel 1711, Ahmed Karamanli, un ufficiale giannizzeri di origine turca, uccise il governatore ottomano, il Pasha, e si stabilì come governatore della regione Tripolitania. Nel 1714 Ahmed Karamanli, assunse il titolo di bey, e stabilì un governo semi-indipendente dal Sultano. Questo ordine di cose continuò con i suoi successori, accompagnato da atti di pirateria sempre più audaci, fino al 1835, quando l'Impero Ottomano si avvantaggiò di una lotta intestina alla città per riaffermare la propria autorità sulla città. Venne nominato un nuovo pascià turco, con poteri da viceré, e lo stato divenne una vilayet dell'Impero Ottomano che comprendeva, oltre alla città stessa, l'area della Cirenaica, la catena di oasi nella depressione Aujila, Fezzan e le oasi di Ghadames e Ghat.

Nella prima parte del XIX secolo la reggenza di Tripoli, a causa delle sue pratiche piratesche, venne coinvolta in due occasioni in un conflitto con gli Stati Uniti. Nel maggio 1801 il pascià richiese un aumento del tributo (83.000 dollari) che il governo statunitense pagava sin dal 1796 per la protezione dei suoi commerci dalla pirateria. La richiesta venne rifiutata, ed una forza navale venne inviata dagli USA per imporre un blocco navale a Tripoli.

L'incendio della USS Philadelphia

La guerra si trascinò per quattro anni, durante i quali, gli americani nel 1803 persero una fregata, la Philadelphia, il cui comandante (Capitano William Bainbridge) e l'intero equipaggio vennero fatti prigionieri. Il 3 giugno 1805 a Tripoli venne firmato un trattato di pace; il pascià regnante accantonò le sue precedenti richieste, ma ottenne 60.000 dollari come riscatto per i prigionieri della Philadelphia.

Nel 1815, come conseguenza di ulteriori violazioni, ma anche per riscattare l'umiliazione subita, gli statunitensi attaccarono nuovamente Tripoli, costringendo il pascià ad aderire alle richieste degli Stati Uniti.

Nel 1825 Tripoli fu nuovamente bombardata per la violazione degli accordi sulla pirateria, stavolta dalla marina del Regno di Sardegna.


Nel 1835 i turchi sfruttarono una guerra civile locale per riaffermare la loro autorità diretta, e dopo quella data Tripoli fu sotto il controllo diretto della Sublime porta, anche per via del fallimento delle ribellioni del 1842 e del 1844. Dopo l'occupazione della Tunisia da parte dei francesi (1881), gli Ottomani aumentarono considerevolmente la loro guarnigione a Tripoli.

Dominazione italiana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Libia italiana.
Tripoli, corso Vittorio Emanuele III, durante la colonizzazione italiana

L'Italia già dalla fine del XIX secolo, sosteneva che Tripoli ricadeva nella propria zona di influenza, e che l'Italia aveva il diritto di mantenere l'ordine all'interno dello Stato. Con il pretesto di proteggere i cittadini italiani che vivevano a Tripoli dalle azioni del governo ottomano, il 29 settembre 1911 il governo italiano guerra alla Turchia.

La guerra italo-turca, scoppiata il 29 settembre 1911 condusse all'occupazione stabile della città il 5 ottobre da parte del Regno d'Italia. Tale occupazione venne riconosciuta in via definitiva a livello internazionale con il Trattato di Losanna del 1923.

Durante questo periodo, Tripoli vide nascere le ferrovie per Tagiura, Vertice 31 e Zuara registrando una notevole italianizzazione che portò i tripolini di origine italiana a rappresentare il 37% dell'intera popolazione cittadina. Nel 1938 Tripoli aveva 108.240 abitanti, di cui 39.096 italiani.[4]

Fiera Internazionale di Tripoli

Tripoli fu interessata da un enorme miglioramento architettonico e urbanistico durante il dominio italiano:[5] nei primi anni 1920 fu creato un sistema di depurazione, che fino ad allora mancava, e un moderno ospedale.

Lungo la costa, tra il 1937 e il 1938, fu costruita una sezione del Litoranea Balbia, una strada che andava dalla frontiera con la la Tunisia fino al confine con l'Egitto. Sempre sotto il dominio italiano fu costruito il primo aeroporto di Tripoli.

Inoltre, al fine di promuovere l'economia di Tripoli, nel 1927 fu fondata la Fiera internazionale di Tripoli, che è considerata la più antica Fiera in Africa.

Controllo inglese[modifica | modifica sorgente]

Tripoli fu amministrata dall'Italia fino al 1943, quando le province di Tripolitania e Cirenaica caddero sotto il l'avanzata degli alleati. Anche Tripoli fu occupata dalle truppe della Ottava Armata britannica, che vi entrarono il 23 gennaio] del 1943.

Tripoli fu poi governata dagli inglesi fino all'|indipendenza nel 1951. Secondo i termini del trattato di pace del 1947 con gli Alleati, l'Italia rinunciò a tutte le richieste alla Libia.

Indipendenza[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'occupazione britannica, la comunità italiana rimase a Tripoli - seppur declinante progressivamente nel tempo - fino al 1970, quando, in seguito alla presa del potere da parte di Mu'ammar Gheddafi, avvenuta nell'estate dell'anno precedente, subì l'espulsione dal paese e e la confisca di tutti i propri beni, che investì anche quelli della Chiesa cattolica (la cattedrale di Tripoli fu trasformata in moschea).

La città fu oggetto di un attacco aereo degli Stati Uniti nel 1986 quale rappresaglia per il sostegno libico al terrorismo. Le sanzioni delle Nazioni Unite contro la Libia furono tolte nel 2003. In seguito alla conflitto civile che ha insanguinato il paese nel 2011, la città viene completamente liberata il 29 agosto 2011 dalle ultime sacche di resistenza fedeli all'ex raìs libico.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Porto di Tripoli

Tripoli è la città più popolosa, il principale porto marittimo e il più grande centro commerciale e manifatturiero della Libia. Inoltre è sede del governo nazionale e dell'Università Al-Fateh.

Le principali industrie manifatturiere operano nei settori della trasformazione alimentare, dei prodotti tessili, dei materiali da costruzione, abbigliamento e prodotti del tabacco.

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

La città è servita dall'Aeroporto Internazionale di Tripoli, e dal più piccolo aeroporto di Mitiga, mentre le ferrovie realizzate durante la colonizzazione italiana sono state totalmente abbandonate e dismesse.

Monumenti e luoghi d'Interesse[modifica | modifica sorgente]

Medina

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Centro storico della città, la Medina, è ancora poco interessata dal turismo di massa, anche se inizia ad attirare sempre più visitatori provenienti dall'estero, in seguito alla revoca dell'embargo delle Nazioni Unite nel 2003.

Il Castello Rosso (Assaraya al-Hamra), un vasto complesso palazzo con numerosi cortili, domina l'orizzonte della città ed è situato nella periferia di Medina. Ci sono alcune statue classiche e fontane del periodo ottomano sparsi intorno al castello. Il Museo della Jamāhīriyya, ospitato all'interno del castello, è chiuso dal 2011, in seguito agli eventi della Guerra Civile in Libia.

Tre porte cittadine danno accesso al centro storico: Bab Zanata a ovest, Bab Hawara nel sud-est e Bab Al-Bahr a nord. Le mura della città sono ancora intatte e possono essere utilizzate per godere della vista della città. Il bazar è anche noto per la sua ceramica tradizionale; gioielli e gli abiti possono essere trovati nei mercati locali.

All'epoca italiana risale la Cattedrale di Tripoli, oggi una moschea, mentre ai primi anni dell'indipendenza libica risale il Palazzo del Governatore. Di interesse storico e culturale la Moschea di Gurgi e la Moschea dei Caramanli.

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Evento storico su Tripoli; torna la neve sui quartieri interni dopo 56 anni di assenza
  2. ^ Reynolds, Clark G. (1974). Command of the Sea – The History and Strategy of Maritime Empires. Morrow. pp. 120–121. ISBN 978-0-688-00267-1. "Gli Ottomani estesero la propria frontiera marittima occidentale in tutto il Nord Africa sotto il comando navale di un altro musulmano greco, Torghoud (o Dragut), che succedette al Barbarossa dopo la morte di quest'ultimo nel 1546."
  3. ^ The Diary of Henry Teonge Chaplain on Board HM's Ships Assistance, Bristol and Royal Oak 1675–1679. The Broadway Travellers. Edited by Sir E. Denison Ross and Eileen Power. London: Routledge, [1927] 2005. ISBN 978-0-415-34477-7.
  4. ^ The Statesman's Yearbook 1948. Palgrave Macmillan. p. 1040.
  5. ^ The incorporation of Tripoli into metropolitan Italy

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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