Zanata

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Curly Brackets.svg
Pietra dei Zanata. Museo de la Naturaleza y el Hombre, Tenerife, Isole Canarie, Spagna.

Gli Zanata erano un gruppo etnico del Nordafrica, appartenente alle popolazioni berbere delle sue zone centrali e orientali, dislocate in Tunisia, Algeria e Marocco. Fondarono numerose entità statali berbere nel Maghreb, in Europa e nel resto dell'Africa.

Secondo Ibn Khaldūn, noto storico nordafricano del XIV secolo, vi erano tribù Zanata in tutto il Nordafrica (attuale Marocco, Tunisia, Algeria).

A detta dello storico e sociologo, gli Zanata costituivano una delle principali divisioni dei berberi esistenti in età medievali, assieme ai Sanhaja e ai Masmuda. Egli specificava che erano tribù tanto nomadi quanto sedentarie, costruttori di città. Erano, sempre secondo Ibn Khaldūn, concentrati nel medio Maghreb, loro luogo natio.

Gli Zanata, secondo alcune teorie, sarebbero i discendenti dei Numidi e dei Getuli.[1]

Secondo altre ipotesi, le tribù berbere dei Garamanti potrebbero essere stati dei Zanata.[2]

In base a un'ulteriore ipotesi di Ibn Khaldun, Medracen (Imadghasin) fu il Patriarca dei Zanata.[3]

Il più antico mausoleo (ca. XII secolo a.C.-II secolo a.C.) nell'attuale Algeria è il mausoleo Imadghasin a Madghis, città nei pressi di Batna). Imadghasin era probabilmente un sovrano zanata di Numidia.[4][5]

Gli Zanata erano noti per la loro abilità di cavalieri. La parola spagnola per "cavallerizzo" è jinete,[6] che deriva proprio dall'etnonimo "Zanata".

Lingua[modifica | modifica sorgente]

Le varietà delle parlate berbere, collettivamente definite zanata, sono diffuse su un'ampia area; per questa ragione numerosi idiomi sono chiamati "Zanati" o, in alcuni casi, sono parlati da persone che si autodefiniscono Zanata.

Tra costoro figurano i Beni Snassen (o Ait Iznassen in tamazight), una tribù che vive nel Marocco settentrionale e in Algeria, per la maggior parte nelle montagne nei pressi di Berkane, chiamate Montagne dei Beni Snassen. Il sened (ora estinto) e la lingua riffiana, parlata nella regione del Rif (Marocco settentrionale), sono in ugual misura fortemente libicizzate. Il linguaggio zanata maggiormente diffuso è il chaoui: lingua parlata dagli Shawiya dell'Algeria nord-orientale.

Il termine "zanata" lascia tracce di sé in vari toponimi del Maghreb. In modo particolare si può ricordare il Oued Zenati in Algeria.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli Zanata potrebbero essere identificati nei Cinithii, citati da Tacito negli Annali, che abitavano le terre a sud dell'attuale Tunisia. Tacito affermava che costoro non erano una tribù ma un insieme di popolazioni.

Nell'VIII secolo molti Berberi e Zanata erano kharigiti e presero parte alla rivolta guidata da Maysara contro il dominio omayyade. L'ultima rivolta kharigita ebbe luogo nel X secolo sotto Abu Yazid, il cosiddetto "Uomo dell'asino", ma fu stroncata (sia pure a fatica) dai Fatimidi.

Durante il X secolo, alcuni Zanata dell'Ifriqiya furono però alleati col Califfato omayyade di al-Andalus, che combatteva per assicurarsi il dominio del Marocco attuale cointro i Fatimidi. In quelle occasioni gli Zanata furono espulsi dal Marocco dai Berberi Sanhaja, alleati dei Fatimidi.

Nel XIII secolo gli Zanata recuperarono la loro rilevanza politica con gli Abdalwadidi nelle regioni dell'Algeria occidentale e del Marocco orientale.

Dal XIII al XVI secolo, in Marocco, agli Zanata si riferirono le dinastie dei Merinidi e dei Wattasidi, che governarono quelle ampie aree maghrebine.[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Recueil des notices et mémoires de la Société archéologique de la province de Constantine, Volume 16.
  2. ^ Ali Sadki Azayku, L’interprétation généalogique de l'histoire nord-africaine pourrait-elle être dépassé ?, in: Hespéris-Tamuda, vol. XXV – fascicule unique, 1987
  3. ^ Ibn Khaldun, History of Berbers
  4. ^ Emile De Felix Gautier, The past of Africa's dark centuries Nordles
  5. ^ http://books.google.fr/books?id=q44cAAAAMAAJ&q=madghis&dq=madghis&pgis=1
  6. ^ jinete in the Diccionario de la Real Academia Española.
  7. ^ Harold D. Nelson, Morocco, a country study, Washington, D.C., The American University, 1985, pp. 23–25.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]