Prodotto tensoriale

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bussola Disambiguazione – Se stai cercando il prodotto fra due tensori definiti sullo stesso spazio vettoriale, vedi Prodotto fra tensori.

La comprensione dell'argomento trattato in questa voce presuppone la conoscenza dei seguenti concetti:

Il prodotto tensoriale VW di due spazi vettoriali V, W, è uno spazio vettoriale che contiene i prodotti di vettori di V e W in senso universale.

Si può pensare ad una applicazione bilineare V × WL come a un prodotto ⋅ tra vettori di V e W a valori in un terzo spazio vettoriale L (sebbene non necessario, è utile vederla in questo modo). Dato un altro spazio M e un omomorfismo φ : LM, si ha che φ ( v · w ) è un prodotto a valori in M. Si può dimostrare che esiste un "prodotto universale" ⊗ a valori in un certo spazio VW con la proprietà che tutti i possibili prodotti su V × W si possono ottenere, in modo unico, trasformando linearmente il codominio VW. Se v e w sono rispettivamente elementi di V e W si denota con vw il prodotto di v e w in VW.

Per dimostrarne l'esistenza lo si costruisce come spazio quoziente dello spazio vettoriale libero su V×W imponendo le relazioni ovvie per far si che la proiezione dopo l'immersione sia bilineare.

Prendendo spazi quozienti del prodotto tensoriale si possono aggiungere proprietà a ⊗ ottenendo, ad esempio, il prodotto universale simmetrico (basta imporre la relazione vw - wv = 0, cioè prendere il quoziente ( VW ) / K dove K è il sottospazio generato da tutti gli elementi del tipo vw - wv ) o antisimmetrico (imponendo vw + wv = 0). Queste costruzioni sono fondamentali in svariati campi (ad esempio permettono di definire metriche e forme differenziali sugli spazi tangenti di varietà differenziali).

Partendo con degli R - moduli M, N (strutture che generalizzano gli spazi vettoriali prendendo gli scalari in un anello invece che in un campo), e supponendo R commutativo per semplicità, si può dare la stessa definizione che per il caso degli spazi vettoriali di MR N (con i moduli di solito si specifica rispetto a quale anello li si considera mettendo un pedice a ⊗). Anche la dimostrazione dell'esistenza rimane la stessa. Nonostante le similitudini iniziali il prodotto tensoriale tra moduli può riservare delle sorprese (ad esempio Z / ( m ) ⊗ Z / ( n ) = 0 se m ed n sono coprimi).

Indice

[modifica] Definizione

Riprendendo quanto detto nell'introduzione, si definisce prodotto tensoriale di due spazi vettoriali V, W uno spazio VW assieme ad una applicazione bilineare ⊗: V × WVW per cui data una qualsiasi ⋅ : V × WH bilineare esiste un unico omomorfismo φ : VWH che fattorizza ⋅ tramite ⊗ (vedi il primo diagramma a destra), cioè tale che

vw = φ ( vw ).

Un altro modo di scrivere la stessa cosa (vedi il secondo diagramma a destra) è che la coppia ( VW, ⊗ ) è un elemento universale per il funtore \mathcal G dalla categoria degli spazi vettoriali a quella degli insiemi che manda X nella famiglia delle funzioni bilineari V × WX facendo corrispondere ad un omomorfismo φ: XY la funzione che associa ad un prodotto ⋅ : V × WX il prodotto ( v, w ) _\mapsto φ ( vw ) (nella figura ( \mathcal G ( φ ) ( ⊗ ) ) ( v, w ) = φ ( vw ) = vw ). Si dirà anche che ( VW, ⊗ ), o semplicemente VW, gode della proprietà universale per i prodotti tensoriali.

Se esistono due prodotti ( V1 W, ⊗1 ) e ( V2 W, ⊗2 ) che soddisfano la definizione allora esiste un unico isomorfismo φ tra V1 W e V2 W tale che φ ( v1 w ) = v2 w per ogni coppia ( v, w ). Per la dimostrazione di questo e dell'esistenza di un prodotto tensoriale si rimanda alle relative sottosezioni.

Il codominio VW contiene tutti gli elementi del tipo vw, che sono immagini tramite ⊗ delle coppie ( v, w ), ma l'elemento generico di VW non è di questa forma, è piuttosto una somma finita di tali termini (vedi Coordinate), cioè, se UV × W è finito, sarà del tipo

(v,w)∈ U vw .

Se V e W hanno dimensione n ed m con basi { v i } i=1...n e { w j } j=1...m rispettivamente, i vettori v iw j per i = 1,...,n e j = 1,...,m formano una base di VW (vedi Coordinate).

Sempre in dimensione finita, esiste un isomorfismo naturale tra lo spazio delle forme bilineari e V * ⊗ W * (vedi Proprietà), che in geometria differenziale è spesso sfruttato per definire V * ⊗ W * ( e VW usando l'isomorfismo canonico dei due spazi con V ** e W ** rispettivamente). Per una trattazione più completa rispetto a questo punto di vista si rimanda alla voce Tensore.

[modifica] Esistenza

Si è definito il prodotto tensoriale dicendo che è una coppia con una certa proprietà. In questa sezione si dimostrerà che una tale coppia effettivamente esiste.

L'idea di base è che tra gli elementi di uno spazio vettoriale candidato a "codominio universale" per un prodotto, non deve sussistere nessuna relazione ulteriore a quelle necessarie per rendere il prodotto bilineare. Quindi si parte da uno spazio libero, senza relazioni, e poi si pone uguale ciò che si vuole sia uguale (il che significa prendere quozienti, vedi il libro di Artin Algebra capitoli sugli anelli e sui moduli).

Sia F lo spazio vettoriale libero su V × W. Si ricorda che F è lo spazio vettoriale che come base ha tutte le coppie ( v, w ). Sia K il sottospazio generato da tutti i vettori del tipo

( α v1 + β v2, w ) - α ( v1, w ) - β ( v2, w )
( v, α w1 + β w1 ) - α ( v, w1 ) - β ( v, w2 )

Mandando a zero i vettori di K, i.e., prendendo il quoziente F / K, la proiezione dopo l'immersione diventa bilineare. La coppia ( F / K , π _\circ i ), dove π è la proiezione canonica ed i l'immersione di V × W in F, soddifa le richieste ed è un prodotto tensoriale di V e W. La situazione può essere riassunta dal diagramma commutativo

La dimostrazione è immediata, infatti V × W è una base di F quindi esiste un'unica estensione lineare s di ρ su F, e visto che il nucleo di s contiente K (perché ρ è bilineare) la proprietà caratteristica della proiezione nello spazio quoziente ci da l'unica applicazione lineare f per cui s = f _\circ π, cioè esiste un'unica f tale che (chiamando ⊗ la funzione π _\circ i )

ρ ( v, w ) = s _\circ i ( v , w ) = f _\circ π _\circ i ( v , w ) = f ( vw ).

[modifica] Unicità

L'unicità del prodotto tensoriale, nel senso indicato sopra, è una proprietà di tutti gli elementi universali.

L'unico punto non banale della dimostrazione è notare che se VW è un prodotto tensoriale, ed h : VWVW lineare lascia fissi tutti i vettori della forma vw allora h è l'identità. L'idea è fattorizzare ⊗ tramite ⊗. Infatti per ipotesi ⊗ è bilineare su V × W quindi esiste un'unica h tale che vw = h ( vw ), e dato che l'applicazione identica va bene, deve essere h = id.

Ora si supponga che ( V1 W, ⊗1 ) e ( V2 W, ⊗2 ) soddisfino entrambi la proprietà universale, allora esistono φ: V1 WV2 W e ψ: V2 WV1 W tali che per ogni coppia ( v, w )

φ ( v1 w ) = v2 w    e    ψ ( v2 w ) = v1 w.

Sostituendo l'una nell'altra si ha

( φ _\circ ψ ) ( v2 w ) = v2 w ,     ( ψ _\circ φ ) ( v1 w ) = v1 w

da cui, per quanto detto all'inzio, φ _\circ ψ è l'identità su V2 W mentre ψ _\circ φ è l'identità su V1 W. In altre parole φ è un isomorfismo, ed è l'unico per cui valga φ ( v1 w ) = v2 w.

[modifica] Proprietà

Di seguito U, V, W saranno spazi vettoriali su un campo k, ed u, v, w dei loro rispettivi elementi.

  • ( UV ) ⊗ WU ⊗ ( VW ) con ( uv ) ⊗ wu ⊗ ( vw ). L'applicazione è ben definita perché è assegnato il valore ad un insieme di generatori. Fissiamo u. Sia fu: V × W → ( UV ) ⊗ W la funzione bilineare fu ( v, w ) = ( uv ) ⊗ w. Se la fattorizziamo tramite il prodotto tensoriale (applichiamo la proprietà universale) abbiamo l'applicazione lineare φu : VW → ( UV ) ⊗ W che manda vw in ( uv ) ⊗ w . Anche la funzione U × ( VW ) → ( UV ) ⊗ W che manda ( u, vw ) in φu ( vw ) è bilineare e fattorizzandola abbiamo l'omomorfismo voluto. Possiamo costruire in modo analogo l'inversa ottenendo l'isomorfismo.
  • VWWV con vwwv. Basta fattorizzare tramite il prodotto tensoriale la funzione bilineare f : V × WWV con f ( v, w ) = wv. In modo analogo possiamo ottenere l'inversa. Attenzione: questo non vuole in alcun modo suggerire che in VV i due vettori vw e wv sono uguali, semmai è vero il contrario.
  • U ⊗ ( VW ) ≅ ( UV ) ⊕ ( UW ) con u ⊗ ( v, w ) ↔ ( uv, uw ). Questa volta non conviene usare il tipo di dimostrazione dei casi precedenti perché non riusciremmo a costruire l'inversa. Dimostriamo allora che ogni prodotto su U × ( VW ) si fattorizza in modo unico tramite ( UV ) ⊕ ( UW ). L'applicazione φ tra U × ( VW ) e ( UV ) ⊕ ( UW ) che manda ( u, ( v, w ) ) in ( uv, uw ) è bilineare. Se E è uno spazio vettoriale e ψ un'applicazione bilineare da U × ( VW ) in E, possiamo scrivere
    ψ ( u, ( v, w ) ) = ψ ( u, ( v, 0 ) ) + ψ ( u, ( 0, w ) )
    questo ci da la fattorizzazione tramite φ.
  • kVV con α ⊗ v ↔ α v. Intuitivamente è quasi ovvio, formalmente dimostriamo che V e la mappa bilineare φ : ( α, v ) → α v soddisfano la proprietà universale. Se ψ : k × VW è bilineare allora
    ψ ( α, v ) = ψ ( 1, α v ) = ψ ( 1, φ ( α, v ) )
    fattorizzando in modo unico ψ tramite φ.
  • k nVV n. Segue dalle precedenti.
  • k nk mk nm. Segue dalle precedenti.
  • Se V e W hanno dimensione finita esiste un isomorfismo canonico V * ⊗ W * ≅ Bil ( V, W; k ) che associa φ ⊗ ψ a φ ⋅ ψ (che calcolata nella coppia ( v, w ) vale φ ( v ) ψ ( w )). Infatti f ( φ, ψ ) = φ ⋅ ψ è bilineare, quindi possiamo fattorizzarla tramite il prodotto tensoriale per ottere un omorfismo che è surriettivo e quindi anche iniettivo perché i due spazi hanno la stessa dimensione. Attenzione: Ad uno sguardo superficiale può venire in mente che φ ⋅ ψ è uguale a ψ ⋅ φ, ma questo ovviamente è falso in generale perché i due calcolati su ( v, w ) danno rispettivamente φ ( v ) ψ ( w ) e ψ ( v ) φ ( w ).

[modifica] Esempi

Sia V uno spazio vettoriale su un campo K

Con questi si può definire il fibrato tensoriale \pi:T^r_s M \to M di tipo ( r, s ) come l'unione disgiunta dei vari T^r_s(M_p) per tutti i punti di M, cioè:
 T^r_s M := \coprod_{p\in M} T^r_s(M_p)
assieme alla proiezione canonica π : ( p, x ) _\mapsto p (si ricorda che se { Mp }p ∈ M è una famiglia di insiemi indicizzata da M la loro unione disgiunta è ∪p { ( p, x ) : x ∈ Mp } ).
  • Più in generale, sia in geometria differenziale che in topologia algebrica sono ricorrenti i fibrati tensoriali, cioè fibrati vettoriali che hanno per fibra un prodotto tensoriale. In particolare, se EM e HM sono due fibrati vettoriali, si indica con EHM il fibrato tensoriale che ha come fibra il prodotto tensoriale delle fibre dei fattori e struttura di fibrato indotta nel modo ovvio.
  • In topologia algebrica, e più precisamente nella K-teoria, per studiare la struttura geometrica di uno spazio topologico X si costruisce un certo anello K ( X ) partendo dall'insieme Vec ( X ) dei fibrati vettoriali su X. Le informazioni geometriche interessanti possono essere contenute solo in fibrati non banali (cioè in fibrati che non si spezzano globalmente nel prodotto cartesiano dello spazio di base con la fibra), quindi si considerano equivalenti due fibrati vettoriali EX e HX quando esistono due interi m, n tali che la somma di Whitney EB mX è isomorfa a HB nX dove B mM è il fibrato banale su X con fibra m-dimensionale. L'insieme Vec ( X ) modulo questa relazione di equivalenza forma un anello, indicato con K ( X ), rispetto alla somma [ E ] ⊕ [ H ] := [ EH ] e il prodotto [ E ] ⊗ [ H ] := [ EH ], dove [ E ] è la classe di equivalenza di EX. Si noti che Vec ( X ) è solo un semigruppo rispetto alla somma di Whitney.
  • In geometria differenziale, fra i vari modi di definire una connessione su un fibrato vettoriale EM c'è quello di considerarla come una mappa D che ad ogni sezione di E associa una sezione del fibrato tensoriale T* ( M ) ⊗ EM, che ha per fibra su un punto pM lo spazio vettoriale T* ( Mp ) ⊗ Ep, in modo che
    • se s e t sono sezioni di E allora
      D ( s + t ) = D ( s ) + D ( t ) ;
    • se s è una sezione di E ed f una funzione liscia su M allora
      D ( f s ) = df ⊗ s + D ( s ) .
  • Se L è un'estensione di K possiamo cambiare il campo dei coefficienti di V da K a L prendendo il prodotto tensoriale LK V ( il K a pedice di ⊗ significa che abbiamo considerato L come spazio vettoriale su K ), che infatti è un L - spazio vettoriale in modo canonico: w ( zv ) := ( w z ) ⊗ v per ogni w, zL. Nel caso particolare con K = R, L = C il processo si dice di complessificazione ed è utile per studiare la struttura degli endomorfismi di V con autovalori complessi.

[modifica] Coordinate

[modifica] Basi e coordinate

Siano V e W due spazi vettoriali con basi { v i } i=1...n e { w j } j=1...m rispettivamente.

Si consideri il prodotto tensoriale ( F / K, π _\circ i ) costruito sopra. È chiaro che { π ( i ( v, w ) ) : vV, wW } è un insieme di generatori per F / K. Un qualsiasi altro prodotto ( VW, ⊗ ) che goda della proprietà universale deve (vedi Definizione) essere isomorfo a ( F / K, π _\circ i ) con ( π _\circ i ) ( v, w ) che corrisponde a vw , quindi si può affermare che { vw : vV, wW } genera VW.

Per un generico vw sia v = ∑ x i v i e w = ∑ y j w j. Grazie alla bilinearità di ⊗ possiamo espandere vw come

v\otimes w=\left(\sum_{i=1}^n x^iv_i\right)\otimes \left(\sum_{j=1}^m y^iw_i\right) = \sum_{i=1}^n\sum_{j=1}^m x^iy^j(v_i\otimes w_j)

i.e., bastano i vettori v iw j con i = 1,...,n e j = 1,...,m per generare VW.

Nelle proprietà si è visto che VW ha dimensione nm, quindi i v iw j, che in totale sono nm, formano una base.

Fissata la base { v iw j }, come accade per tutti gli spazi vettoriali, ogni elemento di VW è unicamente derminato dalle sue coordinate. Più esplicitamente se aVW, esiste un unico insieme di nm numeri ai j tale che

 a = \sum_{i=1}^n\sum_{j=1}^m a^{ij} v_i\otimes w_j.

[modifica] Tensori covarianti, controvarianti e misti in coordinate

Per alleggerire la notazione, in questa e nelle prossime due sezione si userà la convenzione di Einstein. In poche parole, quando un indice appare sia a pedice che ad apice in una formula si sottointende la sommatoria su quell'indice. Ad esempio

e_j = L_j^i f_i

in realtà sta per

e_j = \sum_i L_j^i f_i.

Come accennato negli esempi, in geometria differenziale ricorrono spesso prodotti tensoriali del tipo

 V \otimes \cdots \otimes V \otimes\ V^* \otimes\cdots\otimes V^*

dove V è lo spazio tangente ad un punto di una varietà differenziale e V * è il suo duale. Se i fattori V sono m mentre i V * sono n, i vettori di questo prodotto tensoriale si dicono tensori (misti) di tipo ( m, n ).

Nel caso particolare in cui n = 0 cambiano nome in tensori controvarianti di ordine m, mentre se ci sono solo fattori V * diventano i tensori covarianti di ordine n.

Si fissi una base { e i } i=1...r per V e la duale { ε j } j=1...r su V *, i.e.,

\varepsilon^j(e_i) = \delta_i^j

dove il termine di destra è il delta di Kronecker. Un tensore a di tipo ( m, n ) in componenti si scrive (adottando la convenzione di Einstein)

 a = a^{i_1\dots i_n}_{j_1\dots j_m} e_{i_1}\otimes\cdots\otimes e_{i_n}\otimes \varepsilon^{j_1}\otimes\cdots\otimes \varepsilon^{j_m}

con ogni i ed ogni j sommato tra 1 e r ( la dimensione di V e V * ).

[modifica] Cambiamenti di base e trasformazione delle componenti

Nel contesto della sezione precedente, siano { ej }j = 1,...,r e { fi }i = 1,...,r due basi di V, e

 L = \begin{pmatrix}L_1^1 & \cdots & L_r^1\\ \vdots & \ddots & \vdots\\L_1^r & \cdots & L_r^r \end{pmatrix}

la matrice di cambiamento di base che porta le coordinate di un vettore rispetto a { ej } a quelle rispetto a { fi }. Si ricorda che la j-esima colonna di L è formata dalle componenti di ej rispetto alla base { fi }, i.e.

e_j = L_j^i f_i.

Si fissino su V * le basi { εl } e { φk } duali di quelle prese in V. Sia P la matrice di cambiamento di base da { εl } a { φk }. In questo caso, perché gli indici dei covettori sono scritti in alto, la l-esima riga di P è data dalle componenti di εl rispetto a { φk }. Per definizione il prodotto P L ha in posizione lj il prodotto tra la l-esima riga di P e la j-esima colona di L. Come ricordato queste sono l'espressione in componenti di εl e di ej rispetto a due basi una duale all'altra, quindi farne il prodotto riga per colonna equivale a calcolare

 \varepsilon^l(e_j) = \delta_j^l

i.e., P L è la matrice identica, e P è l'inversa di L.

Trovare le leggi secondo cui variano le componenti di un tensore di tipo ( m, n ) è solo questione di estendere per bilinearità un'espressione. Infatti, partendo dalle basi { ej } e { εl } su V e V * rispettivamente, un tensore a si scrive in componenti

 a = a^{j_1\dots j_n}_{l_1\dots l_m} e_{j_1}\otimes\cdots\otimes e_{j_n}\otimes \varepsilon^{l_1}\otimes\cdots\otimes \varepsilon^{l_m}

ma

e_j = L_j^i f_i,\quad \varepsilon^l = P^l_k \phi^k

quindi sostituendo ed espandendo si arriva a

 a = L_{j_1}^{i_1}\cdots L_{j_n}^{i_n} P_{k_1}^{l_1}\cdots P_{k_m}^{l_m} a^{j_1\dots j_n}_{l_1\dots l_m} f_{i_1}\otimes\cdots\otimes f_{i_n}\otimes \phi^{k_1}\otimes\cdots\otimes \phi^{k_m}

o più classicamente, scrivendo solo le componenti


 a^{i_1\dots i_n}_{k_1\dots k_m} = L_{j_1}^{i_1}\cdots L_{j_n}^{i_n} P_{k_1}^{l_1}\cdots P_{k_m}^{l_m} a^{j_1\dots j_n}_{l_1\dots l_m}.

[modifica] Esempi

[modifica] Fibrato tensoriale e sezioni in coordinate locali

La definzione di fibrato tensoriale di tipo ( m, n ) su una varietà si trova negli esempi.

Si vedrà ora come la scelta di un sistema di coordinate locali per una varietà M di dimensione r determini una base per gli spazi tangenti ai, e quindi per le fibre nei, punti nel dominio delle coordinate locali.

Si fissi una carta ( U, x : U → Rn ), i.e., si scelga un sistema di coordinate locali sull'aperto UM. Se p è un punto di U, di solito si indica con x i ( p ) la i-esima coordinata di p. Tra le quattro definizioni (equivalenti) di spazio tangente ad un punto che si trovano in letteratura prendiamo quella in cui i vettori tangenti sono derivazioni. Si dimostra (vedi, ad esempio, Warner paragrafi da 1.13 a 1.19) che i vettori

\left.\frac{\partial}{\partial x^1}\right|_p,\dots,\left.\frac{\partial}{\partial x^r}\right|_p

formano una base di Mp. Gli indici posti, come in questo caso, all'apice di una quantità a denominatore sono da considerarsi come a pedice. La base duale in Mp * si indica con

dx^1|_p,\ \dots,dx^r|_p.

Ricapitolando, la scelta di un sistema di coordinate locali ( U, x ) identifica delle basi per gli spazi tangenti Mp ai punti pU, e le corrispettive duali sugli Mp *. Una fibra π -1 ( p ), p ∈ U, è, come segue direttamente dalla definizione, un prodotto tensoriale

 M_p\otimes\cdots\otimes M_p\otimes M_p^*\otimes\cdots\otimes M_p^*

che quindi ha come base tutti i tensori di tipo ( m, n ) della forma

 \left.\frac{\partial}{\partial x^{i_1}}\right|_p\otimes\cdots\otimes\left.\frac{\partial}{\partial x^{i_m}}\right|_p\otimes dx^{j_1}|_p\otimes\dots\otimes dx^{j_n}|_p.

Un elemento a ( p ) di π -1 ( p ) si scrive in coordinate come

a(p) = a^{i_1\dots i_n}_{j_1\dots j_m}(p) \left.\frac{\partial}{\partial x^{i_1}}\right|_p\otimes\cdots\otimes\left.\frac{\partial}{\partial x^{i_m}}\right|_p\otimes dx^{j_1}|_p\otimes\dots\otimes dx^{j_n}|_p.

Sfruttando queste "trivializzazioni" si può indurre una struttura di varietà differenziale su Tnm M (vedi, ad esempio, Warner paragrafo 2.14).

Una funzione liscia a da M su Tnm M tale che π ( a ( p ) ) = p si dice sezione o campo tensoriale, ed equivale ad assegnare ad ogni punto p di M un elemento a ( p ) della fibra π -1 ( p ) in modo che le componenti di a ( p ) in un (e quindi per ogni) sistema di coordinate locali contenente p siano funzioni lisce di p. Spesso, nei libri di fisica, viene usata la parola "tensore" per indicare un campo tensoriale.

[modifica] Simboli di Christoffel, notazione matriciale e curvatura

La definizione di connessione come una funzione D : Γ ( E ) → Γ ( T* ( M ) ⊗ E ), con Γ ( E ) l'insieme delle sezioni del fibrato EM, che soddisfa le due proprietà elencate sopra ha il vantaggio di avere una espressione estremamente elegante in coordinate, usando la notazione matriciale.

Sia ( U, x = ( x 1, ... , x m ) ) una carta locale di M ed s1, ... , sn sezioni di E che formano una base ad ogni punto di U. I dx j sono una base di T* ( U ) quindi D ( si ) si scrive in coordinate come

 D(s_i)_p = \sum_{k=1}^n\sum_{j=1}^m \Gamma_{ij}^k (p) dx^j|_p\otimes s_k(p)

per ogni pU, che d'ora in poi si darà per sottointeso e quindi si smettarà di scriverlo, e dove le \Gamma_{ij}^k (p) sono funzioni liscie di p chiamate simboli di Christoffel. Per rendere elegante la notazione si definiscono la matrice \omega := ( \omega_i^k )_{ik}, con l'indice in alto che varia sulle colonne e l'indice in basso sulle righe (mentre di solito è il contrario), a coefficienti in T* ( U )

 \omega_i^k := \sum_{j=1}^m \Gamma_{ij}^k dx^j

ed il vettore colonna S := ( sk ) a coefficienti nelle sezioni sopra ad U. Allora

 D(s_i) = \sum_{k=1}^n\sum_{j=1}^m \Gamma_{ij}^k dx^j\otimes s_k = \sum_{k=1}^n\omega_i^k \otimes s_k

sono n equazioni che si sintetizzano per convenzione in

 D(S) = \omega\otimes S

dove ⊗ non è un prodotto tensoriale ma sta ad indicare che si deve usare la regola di moltiplicazione riga per colonna delle matrici, solo che al posto del classico prodotto tra scalari (che in questo contesto non ha palesemente senso perché i coefficienti delle matrici coinvolte non sono scalari, quindi non c'è pericolo di confusione) si usa il prodotto tensoriale; e l'operatore D va applicato ad ogni singola componente di S. La matrice ω è detta matrice di connessione.

Fissato p, le quantità \omega_i^k (p) non sono dei tensori perché dipendono dalla scelta delle s1, ... , sn. Questo significa che la geometria del fibrato vettoriale non è codificata nella matrice ω. Nonostante ciò, manipolando la formula del cambiamento di coordinate di ω, si vede facilmente che la matrice Ω := dω - ω ∧ ω, detta matrice di curvatura, si trasforma nel modo corretto, ed è proprio questa che contiene le informazioni geometriche. Nei prossimi due paragrafi saranno dati ulteriori dettagli.

[modifica] Cambio di coordinate per la matrice di connessione

Sia T = ( tl ) un vettore colonna con componenti n sezioni di E che formano una base ad ogni punto di U. Se pU allora esistono m ⋅ m scalari a_l^k(p) tali che

 t_l(p) = \sum_{k=1}^m a_l^k(p) s_k(p)

o, posto A(p):=(a_l^k(p))_{lk} (come prima, k varia sulle colonne mentre l sulle righe), in notazione matriciale T = A S. Le a_l^k(p) sono delle funzioni di transizione per E, e per definizione di fibrato sono liscie in p. Per legare la matrice di connessione rispetto a S, ω, a quella rispetto a T, ω', si noti che (usando la seconda proproprietà della connessione)

 D(T) = D(AS) = dA\otimes S + A D(S) = (dA + A \omega)\otimes S = 
(dA A^{-1} + A \omega A^{-1})\otimes T

dove A -1, in ogni p, è la matrice inversa di A ( p ) che ovviamente esiste perché A ( p ) manda una base in una base, e dA è la matrice che ha per componenti i differenziali delle componenti di A. Quindi il cambio di coordinate per ω è dato dalla formula

\ \omega' = dA A^{-1} + A \omega A^{-1}.

Il primo addendo di destra è proprio il motivo per cui le componenti di ω non sono tensori.

[modifica] La matrice di curvatura

Per vedere che la matrice di curvatura Ω := dω - ω ∧ ω è invariante bastano due passaggi ulteriori. Si moltiplica a destra l'ultima equazione per A, poi si fa la derivata esterna ottenendo

 d\omega' A - \omega'\wedge dA = dA\wedge \omega + A d\omega,

dove ω' ∧ dA  è, come nel caso di ⊗ tra due matrici, da considerasi come una moltiplicazione riga per colonna con le componenti moltiplicate tramite il prodotto esterno ∧. Ora si noti che

\omega' = dA A^{-1} + A \omega A^{-1}\quad\Rightarrow\quad dA = \omega'A - A\omega,

sostituendo nella precedente si conclude

(d\omega' - \omega'\wedge\omega') = A (d\omega - \omega\wedge\omega)A^{-1}.

i.e. Ω è invariante.

Usando Ω si può definire il più classico tensore di Riemann R ( ⋅, ⋅ ).

[modifica] Definizione classica di tensore

La definizione universale del prodotto tensoriale è abbastanza recente. I tensori sono nati nel contesto della geometria differenziale e della rappresentazione dei gruppi come insiemi di numeri che al cambio di base si trasformano secondo la legge


 a^{i_1\dots i_n}_{k_1\dots k_m} = L_{j_1}^{i_1}\cdots L_{j_n}^{i_n} P_{k_1}^{l_1}\cdots P_{k_m}^{l_m} a^{j_1\dots j_n}_{l_1\dots l_m},\quad P=L^{-1}.

Questa definizione è tutt'oggi la più usata nei corsi e nei testi di fisica introduttivi sulla relatività generale.

[modifica] Prodotto tensoriale di moduli

Possiamo estendere la definizione di prodotto tensoriale anche ai moduli. Se R è un anello commutativo la costruzione per due R-moduli M, N è praticamente identica a quella per gli spazi vettoriali. Se invece R non è commutativo ma M (risp. N) è un ( S, R )-bimodulo (risp. ( R, S )) allora si può aggiustare la costruzione ed il prodotto tensoriale risulta essere un S-modulo destro (risp. sinistro). In generale quando R non è commutativo ed M, N sono due R-moduli possiamo pretendere solamente la struttura di gruppo abeliano su MR N.

Può accadere che ci siano dei collassamenti nel prodotto tensoriale fra moduli. Prendiamo ad esempio Z / ( m ) e Z / ( n ) come Z-moduli con m, n coprimi. Visto che possiamo scrivere l'unità come combinazione lineare di n ed m

1 = λ m + μ n

abbiamo il solito trucchetto

xy = ( λ m + μ n ) xy = λ ( m x ) ⊗ y + μ x ⊗ ( n y ) = 0

e siccome Z / ( m ) ⊗ Z / ( n ) è generato dagli elementi xy concludiamo che Z / ( m ) ⊗ Z / ( n ) = 0

[modifica] Prodotto tensoriale di spazi di Hilbert

Il prodotto tensoriale di due spazi di Hilbert è un altro spazio di Hilbert, che è definito come descritto di seguito.

[modifica] Definizione

Siano H 1 e H 2 due spazi di Hilbert con prodotti interni ( · , · ) 1 e ( · , · ) 2 rispettivamente. Si costruisca il prodotto tensoriale H 1H 2 di spazi vettoriali come spiegato sopra. Si può dotare questo prodotto tensore di spazi vettoriali di un prodotto interno definendo

( φ 1 ⊗ φ 2 , ψ 1 ⊗ ψ 2 ) := ( φ 1 , ψ 1 ) 1 · ( φ 2 , ψ 2 ) 2 dove φ 1, ψ 1 ∈ H 1 mentre φ 2, ψ 2 ∈ H 2

ed estenderlo per linarità. Infine, si prenda il completamento rispetto a questo prodotto interno. Il risultato è il prodotto tensore di  H1H2 come spazi di Hilbert.

[modifica] Proprietà

Se H 1 e H 2 hanno come base ortonormale { φ k } e { ψ l }, rispettivamente, allora { φ k ⊗ ψ l } è una base ortonormale per H 1H 2.

[modifica] Esempi ed applicazioni

I seguenti esempi mostrano come i prodotti tensori emergano naturalmente.

Assegnati due spazi di misura X e Y, con misure μ e ν rispettivamente, si può studiare L 2 ( X × Y ), lo spazio delle funzioni su X × Y che sono a quadrato sommabili rispetto alla misura prodotto μ × ν. Se f e g sono funzioni a quadrato sommabili su X ed Y rispettivamente, si può definire una funzione h su X × Y ponendo h ( x , y ) = f ( x ) g ( y ). La definizione della misura prodotto assicura che tutte le funzioni con questa forma sono a quadrato sommabili, cosicché h definisce una mappa bilineare L 2 ( X ) × L 2( Y ) → L 2 ( X × Y ).

Anche le combinazioni lineari di funzioni della forma f ( x ) g ( y ) appartengono a L 2 ( X × Y ). Risulta infatti che l'insieme delle combinazioni lineari è denso in L 2 ( X × Y ), se L 2 ( X ) e L 2( Y ) sono separabili. Questo mostra che L 2 ( X ) ⊗ L 2 ( Y ) è isomorfo a L 2 ( X × Y ), e spiega perché si debba prendere il completamento nella costruzione del prodotto tensore fra spazi di Hilbert.

Analogamente, si può mostrare che L 2 ( X ; H ), lo spazio delle funzioni a quadrato sommabili XH, è isomorfo a L 2 ( X ) ⊗ H se lo spazio è separabile. L'isomorfismo manda f ( x ) ⊗ φ ∈ L 2 ( X ) ⊗ H in f ( x ) φ ∈ L 2 ( X ; H ). Possiamo combinare ciò con il precedente esempio e concludere che L 2 ( X ) ⊗ L 2 ( Y ) e L 2 ( X × Y ) sono entrambi isomorfi a L 2 ( X ; L2 (Y) ).

Il prodotto tensore di spazi di Hilbert ricorre nella meccanica quantistica. Se una particella è descritta dallo spazio di Hilbert H 1, ed un'altra particella da H 2, allora il sistema composto dalle due particelle è descritto dal prodotto di H 1 e H 2. Per esempio, lo spazio necessario a descrivere un oscillatore armonico quantistico è L 2 ( R ), e per descrivere due oscillattori armonici si userà L 2 ( R ) ⊗ L 2 ( R ), che è isomorfo a L 2 ( R2 ). Quindi il sistema a due particelle è associato ad una funzione d'onda della forma φ ( x1, x2 ). Un esempio più generale è fornito dagli spazi di Fock, che descrivono un sistema con un numero variabile di particelle.

[modifica] Linguaggi di programmazione vettoriali

I linguaggi di programmazione possono avere questa applicazione predefinita. Ad esempio, in APL il prodotto tensore è espresso come "o.x":

A o.x B oppure A o.x B o.x C.

In J il prodotto tensore è la forma diadica "*/"; per esempio

a */ b oppure a */ b */ c.

Si noti che il trattamento con J permette la rappresentazione di alcuni campi tensoriali (così a e b possono essere funzioni invece che costanti -- il risultato è allora una funzione derivata, e se a e b sono differenziabili allora anche a*/b è differenziabile).

Comunque questo tipo di notazione non è universalmente presente nei linguaggi per la manipolazione di vettori. Alcuni linguaggi richiedono l'esplicito trattamento degli indici (per esempio, Matlab) e possono supportare o meno funzioni di ordine più elevato come lo jacobiano (per esempio, Fortran/APL).

[modifica] Bibliografia

Per un punto di vista algebrico:

In relazione a geometria e topologia differenziali (alcuni di questi testi, più orientati alla geometria, presentano il prodotto tensoriale solo con le forme multilineari):

  • (EN) John Lee, Introduction to Smooth Manifolds, Springer, 2002. ISBN 0387954481
  • (EN) Frank Warner, Foundations of Differentiable Manifolds and Lie Groups, Springer, 1983. ISBN 0387908943
  • (EN) Michael Spivak, A Comprehensive Introduction to Differential Geometry, Volume 1, Publish or Perish, Inc., 2005. ISBN 0914098705
  • (EN) Klaus Jänich, Vector Analysis, Springer, 2001. ISBN 0387986499
  • (EN) C. T. J. Dodson; Tim Poston, Tensor Geometry. The Geometric Viewpoint and its Use, Springer, 1991. ISBN 354052018X
  • (EN) Shiing-shen Chern; W. H. Chern; K. S. Lam, Differential Geometry, World Scientific Publishing, 2000. ISBN 9810241828
  • (EN) Richard Bishop; Samuel Goldberg, Tensor Analysis on Manifolds, Dover, 1980. ISBN 0486640396
  • (EN) James Munkres, Analysis on Manifolds, Westview Press, 1990. ISBN 0201315963

Per vedere il prodotto tensoriale usato in altri ambiti matematici:

  • (EN) P. J. Hilton; U. Stammbach, A Course in Homological Algebra, Springer, 1997. ISBN 0387948236
  • (EN) David Eisenbud, Commutative Algebra: with a View Toward Algebraic Geometry, Springer, 1999. ISBN 0387942696
  • (EN) Michael Atiyah, K-theory, Westview Press, 1994. ISBN 0201407922
  • (EN) Dale Husemoller, Fibre Bundles, Springer, 1993. ISBN 0387940871

[modifica] Voci correlate


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