Opi (Italia)

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Opi
comune
Opi – Stemma Opi – Bandiera
Opi – Veduta
Foto aerea di Opi
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
Amministrazione
SindacoBerardino Antonio Paglia (Lista civica Partecipazione Democratica - 2º mandato) dal 30-3-2010
Territorio
Coordinate41°46′40″N 13°49′48″E / 41.777778°N 13.83°E41.777778; 13.83 (Opi)Coordinate: 41°46′40″N 13°49′48″E / 41.777778°N 13.83°E41.777778; 13.83 (Opi)
Altitudine1 250 m s.l.m.
Superficie49,91 km²
Abitanti398[1] (31-10-2019)
Densità7,97 ab./km²
FrazioniCasette
Comuni confinantiCivitella Alfedena, Pescasseroli, San Donato Val di Comino (FR), Scanno, Settefrati (FR)
Altre informazioni
Cod. postale67030
Prefisso0863
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT066061
Cod. catastaleG079
TargaAQ
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona F, 3 526 GG[2]
Nome abitantiopiani
Patronosan Giovanni Battista
san Vincenzo Ferreri
Giorno festivo23 e 24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Opi
Opi
Opi – Mappa
Posizione del comune di Opi all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale

Opi (Opjë IPA: [ˈopjə], in dialetto opiano[3]) è un comune italiano di 398 abitanti[1] della provincia dell'Aquila in Abruzzo. Il borgo medievale è incluso nell'area protetta del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia[4].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il monte Marsicano visto da Opi

Il paese sorge in mezzo al gruppo montuoso dei monti Marsicani, al centro di un anfiteatro montuoso costituito a nord-est dal monte Marsicano (2.245 m s.l.m.) e a sud-est dal monte Amaro (1.862 m s.l.m.) e dal monte Petroso (2.249 m s.l.m.). Il principale corso d'acqua che attraversa il territorio comunale è il fiume Sangro che nasce alle pendici del monte Morrone del Diavolo (1.602 m s.l.m.), nei pressi della località di Gioia Vecchio. Il fiume, dopo aver attraversato la zona pianeggiante di origine alluvionale, nota come Le Prata, entra in una gola tra il colle di Opi (1.250 m s.l.m.) e il monte Marrone (1.354 m s.l.m.) da dove prosegue il proprio percorso lungo l'alta val di Sangro.

Da una delle numerose sorgenti carsiche presenti nel territorio opiano nasce il torrente Fondillo, uno dei primi affluenti del fiume Sangro, che dà il nome all'omonima valle. Nel territorio opiano sono presenti altre sorgenti come quelle di Giove, Lecine, Ortunno, Pietrobove, Tornareccia e Visco[5].

Opi dista circa 160 chilometri da Roma e da Napoli, 135 da Pescara, 115 dall'Aquila, 70 da Frosinone e circa 60 chilometri da Avezzano[6].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Gode di un clima freddo in inverno e fresco d'estate. A causa dell'esposizione alle correnti umide occidentali, è uno dei centri abitati più piovosi d'Abruzzo con precipitazioni piovose e nevose che superano spesso i 1.500 mm annui. È inoltre uno dei luoghi a parità di quota con la temperatura media annuale più bassa d'Abruzzo[7][8].

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Opi, panorama invernale

L'origine del nome è incerta. Tuttavia le ipotesi più accreditate farebbero risalire il toponimo al termine latino di origine indigena ops (lavoro agricolo)[9] oppure dal nome latino oppidum, ovvero città fortificata. Suggestive ipotesi etimologiche accostano il nome di Opi a Ope, antica divinità sabina che i romani assimilavano alla dea dell'abbondanza, o a Opice, sacerdotessa del tempio romano di Vesta[10][11].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio dell'Alto Sangro fu abitato sin dal Paleolitico superiore come attestato dai ritrovamenti archeologici e zooarcheologici effettuati tra il 1870 e il 1955 nelle grotte del territorio da Achille Graziani e da Antonio Mario Radmilli[12][13].

È probabile che i primi abitanti di questo territorio fossero gruppi di cacciatori provenienti dalle quote più basse del lago Fucino, i quali raggiungevano periodicamente queste montagne alla ricerca di selce e di grosse prede. Alcune antiche necropoli testimoniano la presenza, almeno dal primo millennio a.C., di popolazioni stanziali che praticavano sia l'agricoltura che l'allevamento. Infatti, sono numerosi i luoghi di sepoltura rinvenuti nella val Fondillo, tutti riconducibili ad un periodo compreso tra il VII secolo a.C. e il V secolo a.C.[14]

Secondo alcuni storici le antiche città di Plestinia e Fresilia vennero edificate tra i contemporanei centri di Pescasseroli e Opi. Queste furono sbaragliate dai romani insieme alla città marsa di Milonia nel 301 a.C.[15][16]

L'alta val di Sangro rappresentò una terra di confine tra i popoli italici dei Marsi, Volsci e Sanniti-Pentri. L'ager Marsorum, la cui area centrale era costituita dal lago Fucino e dalle terre circostanti, comprese a sud-est l'alta valle del Giovenco e l'alta val di Sangro, fino al monte Marsicano e al versante occidentale della val Fondillo[17].

Con il processo di romanizzazione che seguì le guerre sannitiche nel territorio opiano, prossimo al municipium di Aufidena, si affermò la pastorizia transumante verso la Capitanata.

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Già dal periodo del basso impero le zone montane del Sannio sprofondarono in una fase di decadenza, che in seguito alla devastazione portata dalla guerra greco-gotica culminò con la fine della transumanza orizzontale su lunga distanza.

La diffusione del monachesimo benedettino contribuì a fermare il processo di spopolamento. Difatti, agli inizi dell'XI secolo i monaci del monastero di San Vincenzo al Volturno edificarono il monastero di Sant'Elia alle pendici del monte Marsicano. Quando nel 1017 il monastero venne affidato all'abbazia di Montecassino, il nucleo di Opi si trovava nel sito contemporaneo sulla sommità della collina; per indicarlo comparirono le prime attestazioni del nome oppidum. Lo sperone roccioso fu scelto come luogo di fondazione del nucleo primordiale di Opi durante l'incastellamento, poiché costituiva una sede meglio munita e più facilmente difendibile. Lo sviluppo di Opi e Serule seguì l'abbandono del vicino castel Mancino (a monte di Pescasseroli), mentre secondo Leone Marsicano a Rocca Intramonti, i cui resti di trovano alle pendici della Camosciara, si trasferirono gli abitanti di Civitella Alfedena. La rocca venne abbandonata nel corso del XIV secolo in favore di Civitella, che così venne ripopolata, e di Villetta Barrea[18].

In epoca feudale, il controllo di Opi fu prima dei Borrello, poi dei Di Sangro, ai quali seguirono i D'Aquino e i D'Avalos, questi ultimi governarono il territorio dalla metà del XV secolo ai primi anni del XVII[18][19]. A trainare l'economia di questa fase storica fu la ripresa dell'industria armentizia promossa da Alfonso I di Napoli, il quale, istituendo nel 1447 la Regia dogana della mena delle pecore, riaprì i tratturi.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del XVII secolo l'attività della pastorizia costituiva ancora l'asse portante del tessuto economico della zona. Opi, il 23 luglio 1654, venne colpito da uno dei terremoti più distruttivi della sua storia che provocò insieme ad un alto numero di morti anche il crollo della maggior parte delle abitazioni. Questo evento catastrofico arrestò bruscamente quella crescita demografica in atto da quasi un secolo e di conseguenza il paese impiegò alcuni decenni per ritornare ai livelli precedenti il sisma.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Opi visto dal monte Marrone
Notturno di Opi

Opi, avendo una popolazione inferiore ai 1.000 abitanti, fu accorpato al comune di Pescasseroli dal 1813 al 1854. Nel suo territorio, anche dopo l'unità d'Italia, continuò ad imperversare il brigantaggio. Inoltre, la generale crisi di fine secolo, aggravata sia dalla crisi della pastorizia transumante che dall'incremento demografico, contribuì ad accrescere il fenomeno dell'emigrazione, che ebbe il suo apice tra gli ultimi anni del XIX secolo e i primi anni del XX secolo. La principale meta degli abitanti di Opi furono gli Stati Uniti d'America. Il terremoto della Marsica del 1915 arrecò danni anche al patrimonio architettonico opiano e con il decreto legge del 25 gennaio 1917 venne stabilito che ad Opi dovesse sorgere un nuovo nucleo abitativo, edificato con criteri antisismici. Furono così costruite, in località Prato Francone, le "Casette antisismiche"[20].

Durante la seconda guerra mondiale, a circa sedici chilometri da Opi, si assestò il fronte della linea Gustav. Successivamente, il 19 novembre del 1943, il paese subì un bombardamento ad opera dell'aviazione alleata che causò la morte di 38 sfollati di paesi limitrofi e di 11 opiani, per un totale di 49 morti. Alla fine della guerra, gli abitanti si ritrovarono in una condizione di miseria assoluta e con il declino dell'economia tradizionale l'emigrazione riprese, non soltanto verso gli Stati Uniti, ma anche verso la Svizzera, la Germania, la Francia e l'Australia. Vi fu poi un'emigrazione interna al territorio italiano, in particolar modo verso le città di Roma, di Chieti e di Avezzano. Ai danni provocati dal terremoto del 1984 la popolazione di Opi reagì mediante la ristrutturazione degli antichi edifici e la creazione di nuove strutture che migliorarono ulteriormente le capacità recettive del settore turistico.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella piazza della fontana sorge l'acquedotto inaugurato il 4 ottobre 1903 e progettato dall'ingegnere Inverardi. È alimentato dalla distante Fonte di Mecca.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

I rinvenimenti archeologici effettuati nella grotta intitolata ad Achille Graziani fanno risalire al Paleolitico superiore la presenza continuativa dell'uomo in questi luoghi. Invece, per quanto riguarda gli scavi archeologici condotti all'imbocco della val Fondillo, questi hanno riportato alla luce una necropoli composta da più di 153 tombe a inumazione, per la maggior parte disposte a circolo e quindi riproducenti i clan familiari di appartenenza. L'intero sito è stato datato intorno al VII-V secolo a.C. e comprende sepolture di individui di sesso e di età differenti, morti in epoche diverse e portatori di ruoli sociali e status economici distinti. Alcuni reperti sono esposti nella sezione archelogica del museo naturalistico del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise a Pescasseroli. La necropoli presenta alcune analogie con le necropoli di Baia, Colle Ciglio (Barrea) e di Alfedena. La necropoli della Val Fondillo dovette essere connessa con un centro abitato sorto nelle sue vicinanze, ma non ancora collocato da parte degli esperti. Inoltre, alcune iscrizioni funerarie di età romana sono state scoperte nei pressi della località La Masseria[11].

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Panorama da piazza dei Caduti

Opi, uno dei principali centri del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, è noto come luogo di villeggiatura sia estiva che invernale. Sono numerosi i sentieri che attraversano la val Fondillo, l'altopiano di Macchiarvana e la zona di Forca d'Acero, posta al confine fra Abruzzo e Lazio. A circa sette chilometri dal borgo di Opi si trova la Camosciara, riserva naturale integrale e uno dei luoghi più frequentati dal turismo montano[21]. Ad Opi sono presenti due punti panoramici: il Belvedere La foce, posto in cima al paese e il Belvedere di piazza dei Caduti.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[22]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dialetti marsicani.

Il dialetto opiano è incluso nel sistema dei dialetti meridionali intermedi[23]. Come per quello dell'area fucense-marsicana presenta relativamente ad alcune caratteristiche fonetiche una somiglianza con il napoletano, ciò a causa degli scambi economici documentati tra le due aree durante il Regno di Napoli[24][25].

Vengono qui di seguito elencati i fenomeni linguistici che l'opiano possiede in comune con il resto del sistema centro-meridionale: vocalismo di tipo «napoletano», generale scadimento nell'indistinta "ə" delle vocali atone, betacismo, assimilazione consonantica dei nessi -ND- > [nn], -MB- > [mm] e -LD- > [ll], lenizione postnasale, palatalizzazione dei nessi consonantici con [l] come secondo elemento, uso del possessivo enclitico con i nomi di parentela e l'uso dei continuatori del verbo "tenēre" in luogo dei continuatori del verbo "habēre", quando non svolge la funzione di ausiliare ma quella di possedere[26].

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

I catozze di Natale

Il 23 e il 24 giugno di ogni anno si celebra la festa patronale in onore dei santi patroni del comune di Opi, san Giovanni Battista e san Vincenzo Ferreri[27]. Il 24 dicembre, nella notte di Natale, si ripete il rito de I catozze, con l'accensione di un grande falò davanti alla chiesa parrocchiale[28].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2017 i cinque nuclei di faggete vetuste ricadenti in una superficie di oltre 1000 ettari inclusa tra i comuni di Lecce nei Marsi (Selva Moricento), Opi (Cacciagrande e Valle Jancino in Val Fondillo), Pescasseroli (Coppo del Principe e Coppo del Morto) e Villavallelonga (Val Cervara), in parte databili intorno ai 560 anni, sono stati dichiarati patrimonio mondiale dell'umanità nel contesto delle foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa. Si tratta del primo riconoscimento UNESCO per l'intera regione abruzzese[29][30].

Piazza centrale di Opi

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella palazzina Bevilacqua, nel centro storico del paese, è ospitato il museo del camoscio con annesso centro visite del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise[31].
  • Il museo dello sci e della montagna è ospitato nella sede del municipio, al centro del paese[32].
  • Nel 2014 è stato riaperto il museo della foresta e dell'uomo, ospitato nei locali dell'ex segheria della val Fondillo[33].

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1929 l'incisore olandese Maurits Cornelis Escher visitò le aree interne dell'Abruzzo. Durante questo viaggio, mediante la tecnica litografica, ritrasse alcuni paesi fra i quali anche Opi. Questa litografia si intitola Opi in Abruzzo ed è conservata nei Paesi Bassi[34].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Opi è raggiungibile dalla Marsica fucense (uscita di Pescina dell'autostrada A25) e dalla val di Sangro attraverso la strada statale 83 Marsicana che attraversa il parco nazionale d'Abruzzo toccando anche altri centri turistici come Pescasseroli, Villetta Barrea, Civitella Alfedena, Barrea e Alfedena. Accessi secondari provengono da Cocullo (A25) attraverso la strada statale 479 Sannite passando per la valle del Sagittario e Scanno-Passo Godi, e dal territorio laziale attraverso il valico di Forca d'Acero e l'omonima strada statale 509.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sul sito del Ministero dell'interno sono disponibili i dati di tutte le elezioni amministrative di Opi dal 1985 ad oggi[35][36].

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
24 aprile 1995 13 giugno 1999 Pasquale Di Rocco coalizione di centro-sinistra Sindaco
14 giugno 1999 13 giugno 2004 Francesco Gizzi coalizione di centro sinistra Sindaco
14 giugno 2004 28 febbraio 2009 Francesco Gizzi lista civica Sindaco
30 marzo 2010 31 maggio 2015 Berardino Antonio Paglia lista civica Sindaco
1 giugno 2015 in carica Berardino Antonio Paglia lista civica Partecipazione Democratica Sindaco

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 2013 il comune ha fatto parte della Comunità montana Alto Sangro e altopiano delle Cinquemiglia.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Sci di fondo[modifica | modifica wikitesto]

Opi è situato a circa sette chilometri dalle piste dello sci di fondo di Macchiarvana e a circa tre da quelle della val Fondillo[37].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 ottobre 2019.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  3. ^ Davide Boccia, Pillole di toponomastica (Pescasseroli, Opi, Barrea), Pescasseroli è W, 24 febbraio 2018. URL consultato il 20 marzo 2018.
  4. ^ Opi, I borghi più belli d'Italia. URL consultato il 1º marzo 2019.
  5. ^ Boccia, p.3.
  6. ^ Distanze fornite da Google Maps: percorsi più veloci
  7. ^ Precipitazioni nevose (pp.26-28) (PDF), Regione Abruzzo (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
  8. ^ Analisi spazio temporali delle precipitazioni nella Regione Abruzzo (PDF), Regione Abruzzo (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2016).
  9. ^ Antonio Sciarretta, Poleonimi d'Abruzzo, su asciatopo.altervista.org. URL consultato il 7 marzo 2020.
  10. ^ Di Marino.
  11. ^ a b Andrea Di Marino, Archeologia della zona Parco, Terre Marsicane. URL consultato il 29 settembre 2019 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
  12. ^ Boccia, pp.5-7.
  13. ^ Davide Boccia, 18.000 anni fa: l'arrivo dell'uomo in Alta Val di Sangro, Pescasseroli è W, 24 novembre 2018. URL consultato l'11 dicembre 2018.
  14. ^ Boccia, p.13.
  15. ^ Boccia, pp.21-22.
  16. ^ Gianluca Tarquinio (a cura di), Storia di Pescasseroli. Plestinia: una controversia, Terre Marsicane. URL consultato il 28 settembre 2019.
  17. ^ Boccia, pp.13-20.
  18. ^ a b Boccia, pp.30-37.
  19. ^ Elenco delle famiglie nobili d'Abruzzo, Casadalena.it.
  20. ^ Informazioni sul terremoto del 13 gennaio 1915, INGV (archiviato dall'url originale il 15 ottobre 2017).
  21. ^ Itinerari ed escursioni, Terre Marsicane (archiviato dall'url originale il 17 giugno 2015).
  22. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  23. ^ Boccia, pp.3-13.
  24. ^ Francesco Avolio, Meridionali, dialetti, Treccani. URL consultato il 3 marzo 2020.
  25. ^ Di Marino.
  26. ^ Boccia, pp.20-107.
  27. ^ Opi, InAbruzzo. URL consultato il 14 gennaio 2018.
  28. ^ I catozze, MiBACT. URL consultato il 14 gennaio 2018.
  29. ^ Riconoscimento UNESCO delle faggete vetuste abruzzesi, Regione Abruzzo. URL consultato il 9 luglio 2017.
  30. ^ Giacomo Talignani, Un premio a quegli alberi di 600 anni: le faggete vetuste italiane sono Patrimonio dell'Umanità, La Repubblica, 8 luglio 2017. URL consultato il 9 luglio 2017.
  31. ^ Centro Visita del Camoscio di Opi, ParcoAbruzzo.it.
  32. ^ Museo dello Sci e della Montagna, OpiOnLine.it.
  33. ^ Il Museo della Foresta e dell'Uomo, ParcoAbruzzo.it.
  34. ^ Maurits Cornelis Escher, Opi in Abruzzo, Regione Abruzzo. URL consultato il 29 ottobre 2016.
  35. ^ Archivio storico delle elezioni, Ministero dell'interno.
  36. ^ Storico Elezioni Comunali di Opi, Tuttitalia. URL consultato il 3 marzo 2020.
  37. ^ La Scuola Sci "Macchiarvana", Macchiarvana.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Boccia Davide, Descrizione linguistica del dialetto di Opi (AQ), Torino, 2015.
  • Boccia Davide, Il territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo dalla Preistoria al Medioevo: Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena e Barrea, Tipografia Monti, Torino, 2019.
  • Boccia Davide, La toponomastica del Comune di Opi, Tipografia Monti, Torino, 2016.
  • Cimini Nicola Vincenzo, Genesi, Vita e Storia delle Terre dell'Orso. Con uno sguardo alla terra di Opi, Opi, 2010.
  • Cimini Nicola Vincenzo, Vocabolario fonetico-etimologico essenziale del dialetto di Opi - alta valle del Sangro, Opi, 2012.
  • D'Andrea Uberto, Memorie storiche di Villetta Barrea, Tipografia Abbazia di Casamari, 1987.
  • Di Marino Andrea, Storia di Opi (raccolta un po' qua un po' là), Cronache italiane, Salerno, 2002.
  • Di Marino Andrea, Notizie, epigrafi ed emergenze storiche della Terra di Opi e dintorni, Cronache italiane, Salerno, 2014.
  • Di Marino Andrea, Vocabolario della lingua opiana, Cronache italiane, Salerno, 2018.
  • Tarquinio Gianluca, Pescasseroli - Lineamenti di storia dalle origini all'Unità d'Italia - Gruppo ricerca delle Tradizioni Popolari, Arti Grafiche Aquilane, L'Aquila, 1988.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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