Opi (Italia)

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Opi
comune
Opi – Stemma Opi – Bandiera
Foto panoramica di Opi
Foto panoramica di Opi
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
Amministrazione
Sindaco Berardino Antonio Paglia (lista civica) dal 30/03/2010
Territorio
Coordinate 41°46′40″N 13°49′48″E / 41.777778°N 13.83°E41.777778; 13.83 (Opi)Coordinate: 41°46′40″N 13°49′48″E / 41.777778°N 13.83°E41.777778; 13.83 (Opi)
Altitudine 1.250 m s.l.m.
Superficie 49,91 km²
Abitanti 426[1] (28-02-2015)
Densità 8,54 ab./km²
Frazioni Casette
Comuni confinanti Civitella Alfedena, Pescasseroli, San Donato Val di Comino (FR), Scanno, Settefrati (FR)
Altre informazioni
Cod. postale 67030
Prefisso 0863
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 066061
Cod. catastale G079
Targa AQ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona F, 3 526 GG[2]
Nome abitanti opiani
Patrono san Giovanni Battista
Giorno festivo 24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Opi
Opi
Posizione del comune di Opi all'interno della provincia dell'Aquila
Posizione del comune di Opi all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale

Opi (IPA: [ˈopjə], in dialetto opiano) è un comune italiano di 426 abitanti[1] della provincia dell'Aquila in Abruzzo. Appartiene alla Comunità Montana Alto Sangro e Altopiano delle Cinque Miglia. Borgo medievale immerso nel cuore del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, è un attivo centro turistico, situato a 7 km dalle piste del centro dello sci di fondo di Macchiarvana e a 3 km dalla Val Fondillo. Fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia[3].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il paese sorge in mezzo ad un anfiteatro montuoso costituito a nord-est dal Monte Marsicano (2.245 m) e a sud-est dai monti Amaro (1.862 m) e Petroso (2.249 m). Il principale corso d'acqua che attraversa il territorio comunale è costituito dal fiume Sangro che nasce alle pendici del Monte Morrone del Diavolo (1.602 m), in località Gioia Vecchio di Gioia dei Marsi. Il Sangro, dopo aver attraversato una zona pianeggiante detta Le Prata, entra in una gola tra il colle di Opi (1.250 m) e il Monte Marrone (1.354 m) da dove prosegue il proprio percorso lungo l'alta valle del Sangro. Da una delle numerose sorgenti carsiche presenti nel territorio opiano nasce il torrente Fondillo, uno dei primi affluenti del fiume Sangro che dà il nome alla omonima valle. La natura ubertosa e selvatica dei monti e delle foreste ha consentito la sopravvivenza di una fauna ricca e variegata. Opi dista circa 160 km da Roma e da Napoli, 135 km da Pescara, 115 km da L'Aquila, 70 km da Frosinone e 60 da Avezzano[4].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Gode di un clima freddo in inverno e fresco d'estate. A causa dell'esposizione alle correnti umide occidentali, è uno dei centri abitati più piovosi d'Abruzzo con precipitazioni piovose e nevose che superano spesso i 1.500 mm annui. È inoltre uno dei luoghi a parità di quota con la temperatura media annuale più bassa d'Abruzzo[5][6].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Piazza centrale di Opi

Il territorio dell'alta valle del Sangro fu abitato sin dal Paleolitico superiore come attestato dai ritrovamenti archeologici effettuati nella grotta "Achille Graziani". È probabile che i primi abitatori di questo territorio fossero gruppi di cacciatori provenienti da quote più basse, i quali raggiungevano periodicamente queste montagne alla ricerca di selce e di grosse prede. Alcune antiche necropoli testimoniano la presenza, almeno dal primo millennio a.C., di popolazioni stanziali che praticavano sia l'agricoltura che l'allevamento. Infatti, sono numerosi i luoghi di sepoltura rinvenuti nella Val Fondillo, tutti riconducibili ad un periodo compreso tra il VI secolo a.C. e il V secolo a.C.. Con il processo di romanizzazione che seguì le guerre sannitiche ad Opi si affermò la pastorizia transumante verso l'odierna Puglia settentrionale. 

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Il monte Marsicano visto da Opi

Già dal periodo del basso impero le zone montane del Sannio sprofondarono in una fase di grande decadenza, che in seguito alla devastazione portata dalla guerra greco-gotica culminò con la fine della transumanza orizzontale su lunga distanza. La diffusione del monachesimo benedettino contribuì a fermare il processo di spopolamento. Difatti, agli inizi dell’XI secolo i monaci del monastero di San Vincenzo al Volturno edificarono il monastero di Sant'Elia sulle pendici di Monte Marsicano. Quando nel 1017 il monastero di Sant’Elia venne affidato all'abbazia di Montecassino, l'abitato di Opi si trovava nel sito attuale sulla collina e per indicarlo comparirono le prime attestazioni del nome oppidum. Lo sperone roccioso fu scelto come luogo di fondazione del borgo poiché costituiva una sede meglio munita e più facilmente difendibile. In epoca feudale, il controllo di Opi fu prima dei Borrello, poi dei Di Sangro, ai quali seguirono i D'Aquino, i D'Avalos e infine i D'Afflitto[7]. A trainare l'economia di questa fase storica fu la ripresa dell'industria armentizia promossa da Alfonso I di Napoli, il quale, istituendo nel 1447 la Regia Dogana della Mena delle pecore di Foggia, riaprì i tratturi.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del XVII secolo l'attività della pastorizia costituiva ancora l'asse portante del tessuto economico della zona. Opi, nel luglio del 1654, venne colpito da uno dei terremoti più distruttivi della sua storia che provocò insieme ad un alto numero di morti anche il crollo della maggior parte delle abitazioni. Questo evento catastrofico arrestò bruscamente quella crescita demografica in atto da quasi un secolo e di conseguenza il paese impiegò alcuni decenni per ritornare ai livelli precedenti il sisma. 

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Opi visto da Monte Marrone
Notturno di Opi

Opi, avendo una popolazione inferiore ai 1.000 abitanti, fu accorpato al comune di Pescasseroli dal 1813 al 1854. Nel suo territorio, anche dopo l'unità d'Italia, continuò ad essere presente l'endemico fenomeno del brigantaggio. Inoltre, la generale crisi di fine secolo, aggravata sia dalla crisi della pastorizia transumante che dall'incremento demografico, contribuì ad accrescere il fenomeno dell'emigrazione, che ebbe il suo apice tra gli ultimi anni del XIX secolo e i primi anni del XX secolo. La principale meta degli abitanti di Opi furono gli Stati Uniti d'America. Il terremoto della Marsica del 1915 causò danni al patrimonio architettonico. Il decreto legge del 25 gennaio 1917 stabilì che anche ad Opi doveva sorgere un nuovo centro abitato limitando l'uso degli edifici parzialmente crollati o danneggiati. Fu così costruito, in località Pratone Francone, il piccolo caseggiato di "Casette"[8].

Durante la seconda guerra mondiale, a soli 16 km da Opi, si assestò il fronte della linea Gustav. Successivamente, il 19 novembre del 1943, il paese subì un bombardamento ad opera dell'aviazione britannica che causò la morte di 38 sfollati di paesi limitrofi e di 11 opiani, per un totale di 49 morti. Alla fine della guerra, gli abitanti si ritrovarono in una condizione di miseria assoluta e con il declino dell'economia tradizionale l'emigrazione riprese, non soltanto verso gli Stati Uniti, ma anche verso la Svizzera, la Germania, la Francia e l'Australia. Vi fu poi un'emigrazione interna al territorio italiano, in particolar modo verso le città di Roma, di Chieti e di Avezzano. Ai danni provocati dal terremoto del 1984 la popolazione di Opi reagì mediante la ristrutturazione degli antichi edifici e la creazione di nuove strutture che migliorarono ulteriormente le capacità recettive del settore turistico.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Tre le ipotesi etimologiche: la più suggestiva accosta il nome di Opi ad Ope, antica divinità sabina che i romani assimilavano alla dea dell'abbondanza. L'ipotesi più attendibile fa derivare il nome del paese dal latino "oppidum", quindi dalla denominazione latina del "castello fortificato". Poco probabile l'ipotesi che lega il nome del paese a quello di "Opice", sacerdotessa del tempio romano di Vesta[9].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Opi, panorama invernale
Belvedere di Opi

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa madre di Santa Maria Assunta, risalente alla metà del XII secolo;
  • Chiesa di San Giovanni Battista, ex cappella privata della famiglia Rossi che la fece edificare poco dopo la metà del XVII secolo a fianco al proprio palazzo.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella piazza della fontana sorge l'acquedotto inaugurato il 4 ottobre 1903 e progettato dall'ingegnere Inverardi. È alimentato dalla distante Fonte di Mecca.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Rinvenimenti archeologici effettuati nella "grotta Graziani" fanno risalire la presenza in modo continuativo dell'uomo in questi luoghi a partire dal Paleolitico superiore. Invece alcune necropoli della zona e, in particolare, quella del Val Fondillo[10] sono connesse ai centri fortificati dei Marsi, gli "ocres", situati ad Opi e Pescasseroli e oltre Barrea dei Volsci. Iscrizioni funerarie sono state scoperte al mulino "La Masseria" di Opi[11].

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Opi è noto come luogo di villeggiatura sia estiva che invernale e come uno dei principali centri del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Innumerevoli i sentieri che attraversano la Val Fondillo, l'altopiano della Macchiarvana, i monti Amaro, Marsicano e Tranquillo e che giungono alla Forca d'Acero, al confine dell'Abruzzo con il Lazio. Uno dei luoghi più affascinanti e frequentati del Parco nazionale è la Camosciara[12]. Il paese offre due tra i più ideali punti panoramici dell'area parco: il belvedere "La foce", posto in cima al paese e il belvedere di piazza dei Caduti. Si tratta di punti panoramici ideali per l'avvistamento dell'area faunistica e per ammirare da posizione privilegiata i monti del parco nazionale.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[13]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorata di Opi
Catozzo di Natale in piazza
  • 17 gennaio, festa di Sant'Antonio Abate;
  • Venerdì Santo, celebrazione della Via Crucis per le strade del paese;
  • Seconda domenica di giugno, festa del Corpus Domini. L'infiorata abbellisce il paese con tappeti e immagini realizzati con petali di fiore;
  • 24-25 giugno, festa di San Giovanni Battista e di San Vincenzo Ferreri, patroni e protettori di Opi; 
  • 15 agosto, festa della Madonna dell'Assunta e di San Gabriele;
  • Terzo sabato di agosto, si svolge la sagra degli gnocchi;
  • Seconda domenica di settembre, festa della Madonna delle Grazie e di Sant'Emidio; 
  • Prima domenica di ottobre, festa di Santa Teresa e della Madonna del Rosario;
  • 24 dicembre, si realizzano i catozzə, falò davanti la chiesa parrocchiale[14].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Museo del Camoscio[modifica | modifica wikitesto]

Nella parte alta del paese si trova il museo del camoscio appenninico con annessa area faunistica dei camosci in semilibertà[15][16]. Il piccolo museo dello sci e della montagna è ospitato, invece, nella sede del municipio di Opi[17].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Opi è raggiungibile dalla Marsica fucense (uscita di Pescina dell'A25) e dal basso Sangro attraverso la Strada statale 83 Marsicana che attraversa il Parco nazionale d'Abruzzo da nord a sud-est toccando anche altri centri turistici quali Pescasseroli, Villetta Barrea, Civitella Alfedena, Barrea e Alfedena. Accessi secondari provengono da Cocullo (A25) attraverso la Strada statale 479 Sannite passando per la Valle del Sagittario e Scanno-Passo Godi, e dal territorio laziale attraverso il valico di Forca d'Acero e l'omonima Strada Statale 509.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sul sito del Ministero dell'Interno sono disponibili i dati di tutte le elezioni amministrative di Opi dal 1985 ad oggi[18].

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
31 maggio 2015 in carica Berardino Paglia lista civica "Partecipazione democratica" Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Sci di fondo[modifica | modifica wikitesto]

Opi è un centro noto per la pratica dello sci di fondo. Qualificati maestri della scuola di sci di fondo "Macchiarvana"[19] e dello "Sci club Opi"[20] mantengono viva la lunga tradizione sportiva ed agonistica.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2015
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Opi: due file di case sulla schiena di un monte, Borghitalia.it.
  4. ^ Distanze fornite da Google Maps: percorsi più veloci
  5. ^ Precipitazioni nevose (pp.26-28) (PDF), Regione Abruzzo.
  6. ^ Analisi spazio temporali delle precipitazioni nella Regione Abruzzo (PDF), Regione Abruzzo.
  7. ^ Elenco delle famiglie nobili d'Abruzzo, Casadalena.it.
  8. ^ Informazioni sul terremoto del 13 gennaio 1915, INGV.
  9. ^ Di Marino
  10. ^ La Necropoli di Val Fondillo, OpiOnLine.it.
  11. ^ Archeologia della zona Parco, TerreMarsicane (Andrea Di Marino).
  12. ^ Itinerari ed escursioni, TerreMarsicane.
  13. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  14. ^ Le tradizioni, le manifestazioni, OpiOnLine.it.
  15. ^ Centro Visita del Camoscio di Opi, ParcoAbruzzo.it.
  16. ^ Opi, la montagna del camoscio paradiso dello sci di fondo, La Stampa.
  17. ^ Museo dello Sci e della Montagna, OpiOnLine.it.
  18. ^ Archivio storico delle elezioni, Ministero dell'Interno.
  19. ^ La Scuola Sci "Macchiarvana", Macchiarvana.it.
  20. ^ Sci club Opi, SciClubOpi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Uberto D'Andrea, Memorie storiche di Villetta Barrea, Tipografia Abbazia di Casamari, 1987.
  • Federico Del Gusto, Marsica, viaggio nel tempo, Paolini Nobile editore, Avezzano, 1988.
  • Gianluca Tarquinio, Pescasseroli - Lineamenti di storia dalle origini all'Unità d'Italia - Gruppo ricerca delle Tradizioni Popolari, Arti Grafiche Aquilane, L'Aquila, 1988.
  • Cinzia Morelli, La Memoria Ritrovata, D'Abruzzo n.33, Ortona (CH), 1996.
  • Andrea Di Marino, Storia di Opi (raccolta un po' qua un po' là), Cronache italiane, Salerno, 2002.
  • Nicola Vincenzo Cimini, Genesi, Vita e Storia delle Terre dell'Orso. Con uno sguardo alla terra di Opi, Opi, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]