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Antonio Mario Radmilli

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Antonio Mario Radmilli (Gorizia, 31 luglio 1922 – Pisa, 6 agosto 1998) è stato un archeologo e funzionario italiano, accademico dei Lincei, presidente dell'Unione internazionale delle scienze preistoriche e direttore del dipartimento di antropologia e paleontologia umana dell'Università di Pisa[1].

Fece le sue prime esperienze archeologiche già da ragazzo a 12 anni su un isolotto della Dalmazia, dove ritrovò i resti di un villaggio. Profugo dall'Istria in Italia, si iscrisse all'Università di Padova, dove conseguì la laurea; fu studente-lavoratore facendo il portabagagli alla stazione per poi essere assunto come custode al museo nazionale preistorico etnografico Luigi Pigorini di Roma, con sede al Collegio Romano e successivamente trasferito nel quartiere periferico dell'EUR, di cui presto diventò funzionario. Divenne cattedratico dell'Università di Pisa in giovane età.

A lui si devono i primi scavi scientifici della grotta Polesini di Tivoli, nel Lazio, che hanno riportato alla luce – tra gli altri – resti fittili preistorici di rilevante valore artistico, esposti nel museo Pigorini[2].

Aveva scelto come terra d'adozione l'Abruzzo, regione nativa della moglie Aurora De Carolis. In particolare, il comune di Bolognano gli conferì la cittadinanza onoraria per i suoi scavi che hanno contribuito a far conoscere la grotta dei Piccioni. Sempre in Abruzzo, tra il 1960 e il 1970, furono sue le ricerche che portarono alla scoperta di testimonianze della cultura di Ripoli dentro la grotta Sant'Angelo lungo le gole del Salinello e della cultura di Ortucchio nelle omonime grotte marsicane e nei siti archeologici situati lungo i bordi del Fucino. Fu ispiratore, sostenitore e consulente del museo delle genti d'Abruzzo di Pescara. Tra le sue pubblicazioni figurano La storia d'Abruzzo dalle origini all'età del bronzo e L'Abruzzo nei millenni: dal Paleolitico agli Italici[1].

  1. 1 2 Enciclopedia Italiana.
  2. ↑ Un esempio di arte Paleolitica: la lepre di grotta Polesini (Tivoli, Roma), su museocivilta.beniculturali.it (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2020).

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