Elwing

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Elwing
Universo Arda
Lingua orig. Inglese
Autore John Ronald Reuel Tolkien
Specie Mezzelfo
Sesso Femmina
Etnia Edain, Sindar
Data di nascita Prima Era
Parenti
« Solitaria la scorgevano simile a un bianco uccello, rilucente e maculata di rosa al tramonto, mentre si levava gioiosa per salutare l'entrata di Vingilot nel porto. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, pp. 315)

Elwing è un personaggio di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. È una mezzelfa Sindarin, figlia di Dior e Nimloth, sposa di Eärendil e madre di Elrond ed Elros.

Le vicende di Elwing sono strettamente collegate a quelle del marito Eärendil e sono riportate, in forma di racconto compiuto, nel Silmarillion. Sono inoltre presenti nei Racconti perduti con il titolo di "Il racconto di Eärendel"[1] sotto forma di tracce schematiche, abbozzi, poesie oltre che versioni, con correzioni e varianti, del racconto del Silmarillion.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome "Elwing" ha due diverse etimologie. La prima lo indica come un nome composito sindarin derivante da êl (stella) e wing (spruzzo) col significato di "spruzzo di stelle". Il nome viene dato da Dior alla figlia:

« ...ché era nata in una notte stellata in cui la luce degli astri riscintillava negli spruzzi della cascata di Lanthir Lamath accanto alla casa di suo padre. »
(op. cit., pp. 295)

La seconda etimologia si rifà ad "Ailwing", grafia più antica di "Elwing", e derivante da ailion (lago) e gwing (schiuma) col significato di "schiuma di lago", usato come sinonimo per "ninfea dal fiore bianco".

Non è casuale, ma esprime una forte affinità con la nave volante, l'assonanza del nome "Elwing" con "Vingilot", la nave di Eärendil. Vingilot, nella grafia più antica "Wingilot", deriva da gwing e loth col significato di "fiore di schiuma". Nelle poesie attinenti al racconto viene più volte espressa la similitudine fra il gabbiano (l'uccello marino in cui si trasforma Elwing) e la forma (il legname di colore bianco dello scafo, le vele argentee) e la grazia con cui Vingilot naviga il firmamento. Bianco e argento, i colori di Vingilot, sono anche i colori delle ali di Elwing in Valinor.

Genesi e temi narrativi[modifica | modifica sorgente]

Come precedentemente detto, la storia di Elwing e i viaggi per mare di Eärendil, a bordo della nave Vingilot, costituiscono i temi portanti del "Racconto di Eärendel", uno dei Racconti perduti di Tolkien, che inizia con l'arrivo dei Lothlim ("popolo del fiore", così si erano autonominati i superstiti di Gondolin) alle bocche del Sirion e termina con i viaggi di Eärendel nel firmamento.

Il "Racconto di Eärendel" è presente, negli scritti autografi di Tolkien, in cinque varianti (distinte con le lettere A, B, C, D, E da Christopher Tolkien) che pur rimanendo a livello di schema narrativo suggeriscono che il racconto compiuto del Silmarillion fosse solo una sintesi di una narrazione più estesa e articolata che Tolkien progettava di realizzare.

Gli schemi del racconto offrono alcune varianti in merito alla sorte finale di Elwing, che in due versioni non viene ritrovata dal marito, che anche nel firmamento continuerà a cercarla. In una terza versione, Elwing viene rivista, ma rimane un uccello marino (un gabbiano) che, di tanto in tanto, ritorna con altri volatili presso quella che Tolkien chiama, senza chiarirne il contesto e l'ubicazione, "Isola degli Uccelli Marini" e nella quale vi è una torre bianca dove Eärendel dimora a lungo in attesa.

In aggiunta agli schemi, esistono anche alcune poesie sul tema e diversi abbozzi, con correzioni e varianti, del racconto del Silmarillion a cui Tolkien appose il titolo in antico inglese: Éalá Éarendel Engla Beorhtast ("Viaggio di Éarendel, la stella della sera"), da cui si deduce che la storia costituiva un tema significativo della mitologia inglese che Tolkien voleva ricreare[2].

È evidente, infatti, ed anche spiegata esplicitamente da Tolkien nella lettera n°297 del 1967, la similitudine fra Venere come Vespero e Elwing in volo al tramonto e la nave Vingilot guidata da Eärendil, traslati entrambi da esseri viventi a figure mitologiche per gli stessi elfi di Arda. Comprensibile, in questo modo, che il titolo della prima poesia sulla vicenda di Eärendil sia proprio: "Viaggio di Éarendel, la stella della sera".

Una delle prime stesure del racconto mostra, inoltre, una interessante commistione fra luoghi reali e luoghi immaginari della Terra di Mezzo:

« La barca di Eärendel attraversa il nord. Islanda [dietro il vento del Nord], Groenlandia, e le isole selvagge: raffiche possenti e la cresta di un'onda enorme lo spingono in regioni più calde, dietro il vento dell'Ovest. Terra di uomini strani, terra di magia. La casa della Notte. Il Ragno. »
(J.R.R. Tolkien, Racconti perduti, pp. 319)

Vicende narrative[modifica | modifica sorgente]

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Fëanor, sovrano dei Noldor[3] aveva creato i Silmaril, tre meravigliose gemme che racchiudevano la luce dei due Alberi di Valinor, Telperion e Laurelin.

I due alberi furono avvelenati da Ungoliant e abbattuti da Melkor, distruggendo l'equilibrio di Arda. Allora i Valar crearono il Sole e la Luna dall'ultimo fiore e dall'ultimo frutto delle due piante.

Ma un barlume della luce originaria si conservava ancora racchiusa nei tre Silmaril di Fëanor e il sovrano strinse con i suoi sette figli un sventurato giuramento che li obbligava a non permettere ad alcuno, tranne loro stessi, di possedere le gemme.

All'epoca della storia di Elwing, il rispetto di quel vincolo aveva già condotto a una prima sanguinosa guerra fratricida fra gli Eldar.

Dior e l'eredità del Silmaril[modifica | modifica sorgente]

Nata nell'Ossiriand, verso l'anno 500 della Prima Era, Elwing si trasferisce assieme alla famiglia in Menegroth[4] nei giorni seguenti la battaglia di Sarn Athrad.

La battaglia vede coinvolti un drappello di Laiquendi[5], guidati da Beren, contro le schiere dei Nani di Nogrod, che avevano appena saccheggiato il regno del Doriath. Nel corso della battaglia, Beren uccide il signore dei nani, strappandogli Nauglamír, una collana con incastonato un Silmaril che Beren stesso aveva recuperato anni prima.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Beren.

Pochi anni dopo, successivamente alla morte di Beren, i Nandor restituiscono all'erede di Thingol, Dior, la collana con il Silmaril, ma lui se la arroga, indossandola e rifiutando di cederla ai figli di Fëanor, scatenando in questo modo la loro ira.

Il Doriath viene invaso dai Noldor e Menegroth viene distrutta; i Sindar vengono massacrati. Celegorm, Curufin e Caranthir, tre dei sette figli di Fëanor, muoiono nello scontro, ma anche Dior e Nimloth rimangono uccisi e Eluréd e Elurín, due dei loro tre figli, vengono abbandonati dai Noldor nella foresta a morire di stenti.

Elwing, ancora bambina, riesce invece a fuggire, assieme ad alcuni sindar superstiti, portando con sé il Silmaril.

La vita in Sirion e l'amore per Eärendil[modifica | modifica sorgente]

Riparata alle bocche del fiume Sirion, Elwing, alcuni anni dopo, vi incontra Eärendil, in cerca di rifugio, con il suo popolo, dopo il sacco di Gondolin nell'anno 510 ad opera di Morgoth.

Tempo dopo, i due superstiti si innamorano, si sposano, e per un certo tempo, assieme ai rispettivi popoli, dimorano serenamente presso le bocche del Sirion. Elwing partorisce Elrond e Elros, soprannominati i Mezzelfi. Col tempo, tuttavia, Eärendil diventa sempre più inquieto e desideroso di raggiungere Valinor per chiedere l'aiuto e la compassione dei Valar per le disgrazie delle terre del Beleriand, e, altresì, andare alla ricerca di Tuor e Idril scomparsi nel mare Belegaer.

Eärendil intraprende un lunghissimo viaggio in mare, mentre Elwing si consuma nell'attesa e nella solitudine.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eärendil.

Il rifiuto di Elwing e l'ira dei Noldor[modifica | modifica sorgente]

Nel frattempo, Maedhros, uno dei figli di Fëanor, apprende della sorte di Elwing e dei superstiti sindar. Per qualche anno, pentito della devastazione del Doriath, evita di intervenire, ma, in seguito (verso l'anno 538-539), Maedhros raduna i fratelli e contattato il popolo del Sirion, ingiunge loro di consegnargli la gemma, ma Elwing rifiuta.

I motivi del gesto di Elwing sono molteplici e riportati nel Silmarillion[6]. Da una parte vi è la rivendicazione sulla gemma, in quanto recuperata, con grandi sofferenze, da Beren che l'aveva strappata, addirittura, dalla corona di Morgoth, oltre al risentimento per la morte di Dior e la disfatta del Doriath.

In secondo luogo, la gemma è considerata dai Lothlim e i Sindar, la fonte della loro nuova prosperità nella regione del Sirion e una benedizione per le navi in viaggio. Con il loro signore Eärendil lontano, in mare, non osano privarsi di questo talismano.

Il rifiuto di Elwing e della sua gente scatena un nuovo conflitto con i Noldor. I superstiti di Gondolin e del Doriath vengono decimati, anche se diversi noldor si ribellano ai loro signori durante la battaglia e abbracciano la causa degli sconfitti. Due figli di Fëanor, Amrod e Amras, rimangono uccisi.

Poco tempo dopo questi fatti, Eärendil, che aveva avuto un presentimento della disgrazia, ritorna in Sirion, seguito da Cirdan il carpentiere e Gil-galad, signore di tutti i Noldor, discendente di Fingolfin, un fratellastro di Fëanor.

Giunto troppo tardi, Eärendil apprende dai pochi sopravvissuti che i suoi figli sono stati fatti prigionieri, mentre Elwing si è uccisa gettandosi in mare con il silmaril per evitare di consegnarlo.

Verso Valinor[modifica | modifica sorgente]

Elwing, in realtà, non è morta, ma è stata salvata da Ulmo che l'ha mutata in un uccello marino dal bianco piumaggio (in alcune versioni del racconto è specificato gabbiano). Il Silmaril è incastonato sul suo petto, brillante come una stella.

Una notte, mentre Eärendil è lontano, in mare, a bordo della sua nave Vingilot, Elwing lo raggiunge, stremata e vicina alla morte, dopo un lungo volo. L'elfo si prende cura del volatile morente e ritrova con grande sorpresa, il mattino dopo, la moglie dormiente nel letto al suo fianco.

Elwing si unisce al marito (e ai tre marinai che lo accompagnano: Falathar, Erelont e Aerandir) nella ricerca di Valinor, avendo entrambi oramai abbandonato la speranza per la sorte dei due figli prigionieri che credono condannati a morte sicura[7].

Con Elwing alla prua di Vingilot e il silmaril che gli orna la fronte e risplende come una stella, sempre più brillante mano a mano che la nave prosegue verso ovest, la nave, guidata da Eärendil, compie il suo lungo viaggio attraverso il Belegaer.

La nave approda nella baia di Eldamar, presso la grande isola di Aman, il Reame Beato, la patria originaria degli Eldar, ove sorge Valinor.

I Teleri, meravigliati, riferiscono loro che da molto lontano avevano scorto lo splendore del Silmaril di Elwing.

Lasciata la nave alla fonda, Elwing e Eärendil, pur timorosi dell'ira dei Valar, sbarcano sulle spiagge dell'isola. Essendo in parte umani, sono anche i primi Uomini a entrare nel Reame Vigilato.

Stella della sera[modifica | modifica sorgente]

Eärendil, ricevuto nelle aule di Valimar, prega i Valar perché si interessino della sorte della Terra di Mezzo. Le sue richieste verranno successivamente accolte con l'invio nel Beleriand, contro le armate di Morgoth, di un grande esercito che riunisce le tre stirpi degli Eldar. Le due schiere si scontreranno nella regione dell'Anfauglith e lo scontro prenderà il nome di Guerra d'Ira.

Tuttavia, i Valar, terminata l'udienza concessa a Eärendil, si interrogano anche sulla sorte dei due mezz'elfi, non essendo permesso ad alcun umano (o semi-umano) di rimanere vivo dopo essere giunto in Valinor. Le Potenze di Arda decidono, quindi, di concedere a tutti i mezz'elfi della Terra di Mezzo di scegliere individualmente e liberamente la propria sorte nel corso dell'esistenza ovvero se condividire il destino degli elfi o quello degli uomini.

Elwing e Eärendil, richiamati al cospetto dei grandi fra gli Ainur, scelgono di essere giudicati come elfi e di trattenersi per sempre in Valinor, stanchi della sorte del mondo. I tre marinai vengono rimandati indietro nel Beleriand con un'altra barca e Vingilot, benedetta dai Valar, viene resa capace di volare nel cielo, fra le stelle.

Eärendil, con il silmaril brillante come stella sulla sua fronte, condurrà la nave nei suoi viaggi oltre la Porta della Notte, visibile come stella nel cielo, persino dagli abitanti della Terra di Mezzo, soprattutto all'alba e al tramonto.

Elwing, invece, non desiderando seguire il marito nel firmamento, dimorerà in una bianca e alta torre sulla costa, rifugio di tutti gli uccelli marini. Conoscendo il loro linguaggio, Elwing ne apprende l'arte del volo e con grandi ali bianco-argentee si libra, ogni giorno, nel cielo al tramonto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nei Racconti perduti è riportata la dizione "Eärendel" invece dell'"Eärendil" del Silmarillion.
  2. ^ «Desideravo creare un insieme di leggende più o meno connesse fra loro, dalle più complicate e cosmogoniche fino alle favole romantiche... e volevo semplicemente dedicarlo all'Inghilterra, al mio paese.» estratto della lettera n° 131 di Tolkien, riportato in L'Anello di Tolkien, opera citata, pag. 11
  3. ^ Una delle tre stirpi degli Eldar assieme ai Teleri e ai Vanyar.
  4. ^ "Le mille caverne": la grande dimora sotterranea dei Sindar, un sottogruppo di elfi teleri del Doriath, costruita dai Nani per Thingol che vi regnò per quasi 800 anni. Dior, erede di Thingol, vi si trasferisce avendone ereditato il reame dopo la sua morte.
  5. ^ Laiquendi è un termine sindarin che significa "elfi verdi", utilizzato, dalle altre stirpi elfiche, per indicare i Nandor, un altro sottogruppo dei Teleri. Il termine deriva dal colore verde foglia degli abiti di questi elfi.
  6. ^ Il Silmarillion, opera citata, pag. 310.
  7. ^ Elrond e Elros, in realtà, sono ancora vivi, perché Maglor, uno dei figli di Fëanor, mosso a pietà verso di loro, li ha presi sotto la sua protezione.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, Rusconi Libri, Milano 1989.
  • J.R.R. Tolkien, "Il racconto di Eärendel", in Racconti perduti, Rusconi Libri, Milano 1994.
  • David Day, L'Anello di Tolkien, Edizioni Piemme, Casale Monferrato (AL) 1995.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


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