Flagello di Durin

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Flagello di Durin
Il Flagello di Durin durante lo scontro con Gandalf
Il Flagello di Durin durante lo scontro con Gandalf
Universo Arda
Lingua orig. Inglese
Soprannome Male del Mondo Antico, Ombra e Fiamma
Autore John Ronald Reuel Tolkien
Specie Balrog
Sesso Maschio
Data di nascita prima della creazione di Arda

Il Flagello di Durin è un personaggio di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien.

Prima era[modifica | modifica wikitesto]

Il Flagello di Durin, o fuoco di Udun, com' era soprannominato dai Nani, è un terrificante Balrog, un Maia corrotto da Morgoth durante la Prima Era, anche se potrebbe essere un Balrog superiore ai suoi consanguinei. Egli sopravvisse alla sua sconfitta nella Guerra dell'Ira, e fuggì da Angband, nascondendosi sotto le Montagne Nebbiose.

Il risveglio del Balrog[modifica | modifica wikitesto]

Per più di cinque millenni, il Balrog rimase come ibernato nel suo profondo nascondiglio, sotto le radici delle montagne a Moria. Riposò indisturbato per tutta la Seconda Era e per gran parte della Terza, prima che i minatori di mithril del Re dei Nani Durin VI lo svegliassero. Durin fu ucciso da questa creatura, cui per questo motivo da allora si decise di dar nome Flagello di Durin.[1][2] I Nani tentarono di combattere il Balrog, ma i suoi poteri erano enormemente più grandi dei loro. Infatti tutti i tentativi da loro compiuti per difendere Khazad-dûm dal mostro fallirono, e anche il Re Náin I, assieme a moltissimi suoi sudditi, venne ucciso.[1]

Questo costrinse i superstiti a fuggire da quel luogo. Sembra che il Flagello sia giunto sino agli Elfi Silvani dell'Agrifogliere, molti dei quali fuggirono a causa del "Terrore Innominato" (non venne riconosciuto come un Balrog, al tempo). Da allora gli Elfi cominciarono a chiamare quel luogo Moria, il "Pozzo Nero", e da lì a 500 anni nessuno osò disturbare il Balrog.

Attorno al 2480 della Terza Era, Sauron cominciò a tradurre in realtà i suoi piani di guerra contro la Terra di Mezzo. Egli inviò Orchi e Troll sulle Montagne Nebbiose, perché bloccassero tutti i passi. Alcune di queste creature raggiunsero Moria, e il Balrog permise loro di rimanere mentre vi dimorava.

La Battaglia di Nanduhirion, la più importante e cruenta battaglia della Guerra tra Nani ed Orchi, si tenne davanti ai cancelli orientali di Moria, nel 2799 T.E., e vide i Nani vincitori; ma questo non bastò a far riconquistare l'antica Khazad-dûm al popolo vittorioso, poiché la minaccia del Balrog non poteva essere sconfitta con un esercito. Nel 2989 T.E, Balin assieme ad alcuni suoi compagni tentò nuovamente la colonizzazione di Moria, la quale fallì miseramente, con la morte di Balin stesso e di gran parte della colonia.

La sconfitta del Flagello di Durin[modifica | modifica wikitesto]

Gandalf e il Balrog precipitano in un lago sotterraneo in una scena del film Il Signore degli Anelli - Le due Torri.

Nel gennaio 3019 T.E., la Compagnia dell'Anello attraversò i profondi cunicoli di Moria, diretta al Monte Fato. Essi si scontrarono col Flagello di Durin alla fine del loro viaggio nelle miniere, sul Ponte di Khazad-dûm; l'elfo Legolas riconobbe subito il Balrog, avendone memoria nei racconti della sua gente, e lo Stregone Gandalf lo sfidò personalmente, sapendo bene che i poteri dell'essere potevano essere paragonati solo ai suoi. Infatti sia il Flagello di Durin che Gandalf erano Maiar, e perciò appartenevano alla stessa classe.

Quando il Balrog avanzò verso la Compagnia, sul ponte, Gandalf lo spezzò, facendo precipitare l'avversario nell'abisso. Ma nella caduta, egli intrecciò la sua frusta attorno alle ginocchia di Gandalf, trascinandolo con sé. Dopo una lunga caduta, i due atterrarono in un enorme lago sotterraneo, che estinse le fiamme che ricoprivano il corpo del Balrog, indebolendolo molto. Rendendosi conto del suo stato, il Flagello di Durin fuggì, inseguito da Gandalf, che gli stette alle calcagna per otto giorni, finché essi non salirono fino al picco di Celebdil, la sommità della montagna sotto la quale sorgeva Moria. A questo punto le fiamme del Balrog si rinvigorirono, facendo aumentare il suo potere; ebbe così inizio la Battaglia del Picco, nella quale i due avversari si contrastarono per due giorni e due notti, fino a quando il Balrog, esausto e sconfitto, cadde morto, rompendo il lato della montagna. Anche Gandalf perì dopo la battaglia, ma fu rimandato poco dopo nella Terra di Mezzo con nuovi poteri, come Gandalf il Bianco.

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Nella versione animata de Il Signore degli Anelli diretta da Ralph Bakshi il Flagello di Durin è rappresentato simile ad un leone, o ad una scimmia, con delle grandi ali, e capace di volare.

Nella trilogia di Peter Jackson, invece, la raffigurazione del Balrog è basata su un'illustrazione di John Howe. In questa rappresentazione il Flagello di Durin ha un teschio animale come testa, delle corna di ariete molto ricurve e un corpo umano dalla schiena arcuata, al cui interno è come se scorresse della lava. È armato con una spada infuocata e una frusta a doppia punta. Ne Le due Torri, Gandalf uccide il Balrog con la sua spada, Glamdring, dandogli il colpo di grazia con un lampo lanciato dalla lama di essa; questo dettaglio è un tratto comune a molte leggende della mitologia norrena.

Potere[modifica | modifica wikitesto]

Il Flagello possiede una forza molto grande, difficile da eguagliare, tanto che l'esercito dei nani di Moria non è riuscito a contrastarlo. Tuttavia, Moria era un complesso enorme e molti esseri si annidavano nell'ombra, nonostante il Balrog cercasse di diventare l'unico abitante e padrone di Moria. Si presume che il Balrog non prese parti nella Guerra dell'Anello, anche se tollerava la presenza degli orchi e dei troll di Sauron.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b J.R.R. Tolkien, Il ritorno del Re. Il Signore degli Anelli. Vol. 3. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 411, Appendice A - "Annali dei Re e Governatori". ISBN 88-452-3227-1
  2. ^ J.R.R. Tolkien, Il ritorno del Re. Il Signore degli Anelli. Vol. 3. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 430, Appendice B - "Il calcolo degli anni". ISBN 88-452-3227-1
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