Valinor

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Mappa di Valinor.
« Dietro le mura delle Pelóri, i Valar stabilirono il proprio dominio nella regione che è detta Valinor; e lì erano le loro case, i loro giardini, le loro torri. In quella terra ben custodita, raccolsero grandi provviste di luce e di tutte le cose più belle che si erano salvate dalla rovina; e molte altre più belle ancora ne fecero, e Valinor divenne persino più splendida della Terra-di-mezzo durante la Primavera di Arda; »
(J.R.R. Tolkien,Il Silmarillion[1])

Valinor è un regno di Arda, l'universo immaginario creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien.

Si trova nel continente di Aman, e i Valar lo fondarono quando, a causa di Melkor, la loro dimora originaria in Almaren fu distrutta (vedi Primavera di Arda). La maggiore città di Valinor è Valmar. Il continente di Aman, circondato ad ovest dall'oceano Ekkaia e a est dal grande mare Belegaer, è percorso dall'estremo sud all'estremo nord dalla catena montuosa dei Monti Pelóri, eretti per difendere Valinor, ed è diviso al centro dalle larghe sponde della Baia di Eldamar, che accoglie al suo interno l'Isola Solitaria di Tol Eressëa.

Dopo la distruzione di Númenor, le Terre Imperiture vennero spostate da Arda in modo che gli Uomini non vi potessero più giungere, ma soltanto gli Elfi attraverso la Strada Diritta. Con uno speciale permesso dei Valar, gli Hobbit Frodo Baggins e Bilbo Baggins furono lo stesso accolti a Valinor, in quanto Portatori dell'Anello, così come Gimli il Nano e (forse) l'amico di Frodo Samvise Gamgee.

A Valinor si trova Lórien, il giardino edenico del Vala Irmo. Per estensione, Lórien è anche un altro nome di Irmo stesso. È un giardino splendido, dove Irmo risiede insieme ai Maiar del suo popolo e a molti Elfi. La prima moglie di Finwe, Míriel, madre di Feanor, vi soggiornò a lungo, addormentata, prima di morire fisicamente. Anche Galadriel vi abitò, e ne diede il nome al reame da lei governato (Lothlorien) nella Terra di Mezzo durante la Terza Era.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., Quenta Silmarillion, capitolo I (L'inizio dei giorni), pag. 38

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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