Lo Hobbit

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« In te c’è più di quanto tu non sappia, figlio dell’Occidente cortese. Coraggio e saggezza, in giusta misura mischiati. Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra dei tesori d’oro, questo sarebbe un mondo più lieto. »
(Thorin Scudodiquercia a Bilbo Baggins in Lo Hobbit, pag. 353)
Lo Hobbit
o La Riconquista del Tesoro
Titolo originale The Hobbit
or There and Back Again
The Hobbit - title page of first American print.jpg
Prima pagina della prima edizione americana
Autore John Ronald Reuel Tolkien
1ª ed. originale 1937
Genere romanzo
Sottogenere fantasy
Lingua originale inglese
Ambientazione Terra di Mezzo, Terza Era 2941-2942
Protagonisti Bilbo Baggins
Coprotagonisti Thorin Scudodiquercia
Antagonisti Smaug, Orchi
Altri personaggi Gandalf, Nani e le Aquile

Lo Hobbit o la riconquista del tesoro (titolo originale: The Hobbit, sottotitolato There and Back Again, cioè "Andata e ritorno"), noto anche semplicemente come Lo Hobbit, è un romanzo fantasy scritto da John Ronald Reuel Tolkien. La sua prima pubblicazione risale al 21 settembre 1937. Il seguito di questo romanzo è costituito da Il Signore degli Anelli (The Lord of the Rings), pubblicato tra il 1954 ed il 1955 in 3 volumi.

Il romanzo presenta alcuni importanti elementi, riconducibili alle altre opere di Tolkien sulla Terra di Mezzo: ad esempio l'Unico Anello sarà il tema centrale de Il Signore degli Anelli, mentre le antiche spade elfiche di Gondolin riportano alle storie narrate nel Silmarillion, opus maximum dell'autore, lasciato incompiuto e pubblicato postumo dal figlio. Il tema dell'eroismo è centrale nell'opera, che è stata vista come una metafora della Prima guerra mondiale dove contadini o persone della campagna in genere sono costrette a compiere atti di eroismo[1].

Lo Hobbit e gli altri due libri costituiscono un unico racconto che si dipana fra le quattro Ere in cui Tolkien divideva la sua subcreazione. Nella Prima Era, raccontata nel Silmarillion, hanno luogo la creazione del mondo assieme alla genesi delle varie razze (a parte quella degli Hobbit) e le vicende relative al primo Signore Oscuro, Melkor; durante la Seconda Era, su cui si possono trarre informazioni attraverso le appendici a Il Signore degli Anelli e l'Akallabêth, una sezione del Silmarillion, assistiamo alla salita e alla caduta del grande regno degli Uomini di Númenor e alla creazione degli Anelli di Potere a opera degli Elfi, aiutati in questa impresa da Sauron, nuovo Signore Oscuro, poi sconfitto dall'Ultima Alleanza di Uomini ed Elfi. La Terza Era è quella in cui hanno luogo gli eventi di Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit; durante essa si svolgono le vicende dei regni fondati dai Númenoreani superstiti, la missione ai danni del drago Smaug e gli episodi della Guerra dell'Anello contro il redivivo Sauron. Durante gli ultimi anni della Terza Era, a eroi Elfi, Umani e Nani di altissimo lignaggio si accostano i piccoli Hobbit della Contea, sbalzati al centro degli eventi dai fatti narrati in Lo Hobbit. Infine, nella Quarta Era, alla quale non è stata dedicata alcuna opera, ma i cui primi anni si possono trovare riassunti nelle appendici a Il Signore degli Anelli, gli Uomini prendono definitivamente le redini della Terra di Mezzo, mentre le altre razze si avviano a scomparire. Tolkien non scriverà storie ambientate nella Quarta Era del mondo, perché per lui la Terra di Mezzo perde assieme agli Elfi tutto il suo fascino e la sua bellezza.

Tolkien immagina il suo fantastico mondo in questa prima opera come un passato remoto del nostro, tant'è che gli Hobbit sono indicati come esseri che vivono ancor oggi e che, per quanto siano molto difficili da vedere, un tempo ebbero un ruolo cruciale nell'estirpare il Male dal mondo che noi conosciamo.

Genesi e pubblicazione[modifica | modifica sorgente]

Libro per tutte le età, nacque, nelle intenzioni dello scrittore, come una fiaba per bambini; un'origine intuibile dal tono complessivo estremamente colloquiale e dalle numerose interruzioni (in parte scremate nelle versioni successive alla prima) in cui il narratore si rivolge al lettore incitandolo a leggere oltre per scoprire la fine della storia. Interruzioni di questo genere scomparirono assieme al tono favolistico nelle opere successive, non più intese come semplici fiabe, ma come storia di Arda e per questo soggette a innumerevoli revisioni.

La prima versione ebbe una vita alquanto turbolenta. Iniziata alla fine degli anni venti su un pezzo di carta[2], venne poi pubblicata dalla Allen & Unwin dopo una magnifica recensione del figlio di Stanley Unwin, Rayner, di 10 anni. Secondo Stanley, infatti, non poteva esserci critico migliore, per un libro per bambini, che un bambino: suo figlio appunto, che ricompensava di solito con uno scellino per recensione. In seguito gli sarebbero state chieste altre recensioni o opinioni per le opere di Tolkien, che in parte rimasero private ed inedite a lungo. La traduzione della sua recensione è la seguente:

« Bilbo Baggins era un Hobbit che viveva in una caverna Hobbit e non aveva mai avventure, un giorno lo stregone Gandalf lo persuade a partire. Ha delle eccitanti avventure con orchi e mannari. Alla fine arrivano alla Montagna Solitaria; Smaug, il drago che vi abita è ucciso e dopo una terrificante battaglia ritorna a casa - ricco!!
Questo libro con l'aiuto di mappe, non richiede nessuna illustrazione è buono e può interessare bambini dai 5 ai 9 anni »

Accettato di stamparlo, la prima stampa, di sole 1500 copie e con illustrazioni in bianco e nero dell'autore stesso, avvenne nel settembre 1937 e andò esaurita già a dicembre dello stesso anno. La Houghton Mifflin di Boston e di New York creò per il 1938 un'edizione con quattro illustrazioni a colori, che furono poi incorporate nella seconda stampa inglese. Malgrado la popolarità del libro, lo stato pre-bellico causò scarsità di carta e rallentò l'iniziale espansione editoriale della prima edizione.

Seguirono a questa altre tre versioni dell'opera (1951 - 1966 - 1978) con lievi correzioni causate da una revisione di nomi e dettagli. Fra questi, il più importante è il resoconto della conquista dell'Anello da parte di Bilbo: mentre, nella prima versione, esso è il premio per la vittoria su Gollum nella gara di indovinelli, in quelle successive la sua appropriazione è descritta in termini che l'avvicinano piuttosto a un furto fortuito. In Il Signore degli Anelli, Gandalf riprenderà questo cambiamento parlandone come due distinti resoconti fatti da Bilbo in momenti diversi.

La popolarità dell'opera va oggi ben oltre il mero lettore. Il mercato collezionistico raggiunge cifre ragguardevoli per le prime edizioni. Per una semplice prima edizione si scende difficilmente sotto i 10.000 dollari in qualsiasi condizione, mentre copie nuove e firmate dall'autore possono addirittura arrivare a valere 100.000 dollari.

L'opera è indiscutibilmente conosciuta ed apprezzata a livello mondiale ed è stata tradotta in almeno 42 lingue o dialetti.

Riguardo alle varie versioni in inglese, c'è una nota scritta dallo stesso autore al suo editore[3] in cui lo scrittore pone risalto su un proprio grave errore grammaticale, scioccante per un filologo; infatti sebbene i critici abbiano usato il corretto plurale dwarfs lui ha usato l'erroneo dwarves al posto dello storico ma alquanto arcaico dwarrows.

L'opera: origini e storia[modifica | modifica sorgente]

Già il Tolkien giovane aveva un notevole interesse per le lingue, da piccolo inventava lingue fantastiche, da ciò iniziò a sentire che una lingua per evolversi doveva anche avere un popolo dietro, e perciò inizia a scrivere dei vari popoli che abitavano una fantastica Middle-earth da cui inizia al contempo a scrivere le prime tracce, i primi spunti per Il Silmarillion.

Dal 1920 inizia a scrivere per bambini, queste sono Le lettere di Babbo Natale indirizzate ai figli che gli consentono di inventare una mitologia e storie fantastiche, col Cacciatore di draghi si ha una ulteriore evoluzione della produzione tolkeniana, proprio in concomitanza con l'inizio della stesura di Lo Hobbit.

Tolkien afferma che l'ispirazione dell'opera derivava da epiche, mitologie e storie fantastiche: le fonti possono essere trovate nel Beowulf, Andrew Lang, i fratelli Grimm, William Morris ed altri[4], l'impulso più forte però può essere riscontrato nel The Marvellous Land of Snergs di E.A. Wyke-Smith in cui i protagonisti hanno tutti i connotati degli Hobbit: bassi, tarchiati ed amanti delle feste e del buon mangiare.

Casa Tolkien al 22 di Northmoor Road

La magica avventura di Bilbo ha un inizio ufficiale in un torrido pomeriggio estivo mentre Tolkien corregge dei compiti di letteratura inglese: uno degli esaminandi aveva lasciato una pagina bianca e gli viene di getto l'incipit del racconto, diventata una delle frasi più note di Tolkien[5]

« In un buco del terreno viveva uno Hobbit »

da cui successivamente passa alla biografia degli hobbit e ad una storia, ma senza un grande filo logico e senza sapere consciamente l'organizzazione dei pensieri. Un inizio ufficioso della storia è però dato dai due figli maggiori di Tolkien, John e Michael, che dissero di aver sentito elementi della storia già nella loro abitazione al 22 di Northmoor Road ove abitarono fino al 1930, anche se questi elementi non sono ben chiari.

La storia dell'attuale versione dell'opera si può poi comprendere bene studiandone le sei versioni dattiloscritte conservate al Memorial Library Archives della Marquette University di Milwaukee. In questi infatti si possono vedere tutti i ripensamenti, tutte le modifiche e tutti gli abbozzi che porteranno alla stesura finale e tutte le partizioni del romanzo, infatti ogni dattiloscritto non copre tutto il racconto. Fra le varie differenze eclatanti c'è il capo della spedizione dei nani che si chiama Gandalf, il mago Bladorthin ed ha quindi un nome più vicino all'immaginario odierno dei maghi, mentre il drago è Pryftan. La cronologia della stesura dell'opera è però assai ardua da ricostruire con esattezza sia per la lentezza produttiva che per la mancanza di altri dati.

Una prima bozza quasi definitiva arriva anch'essa alla Allen & Unwin in modi alquanto oscuri e poco chiari. In ogni caso alla fine del 1936 il dattiloscritto con cartine illustrative fu inviato alla casa editrice che lo valutò ed a dicembre era firmato il contratto. Le illustrazioni originali sono tutte opera dello stesso autore che dispose molte istruzioni tipografiche, successivamente alla prima edizione ridisegnò alcune immagini mentre altre le colorò.

Il primo annuncio di pubblicazione è del 6 febbraio 1937 e viene già indicato come "la più piacevole storia del suo genere dai tempi di The Crock of Gold" e vengono già visti i possibili sbocchi in America. Il 21 settembre 1937 il successo è immediato, si deve subito procedere ad una seconda stampa prima di natale.

Già dall'inizio la critica dimostra un profondo interesse per l'opera, nonostante sia per bambini ma gli adulti capiranno la maestria e la profondità dell'autore[6] ma anche ne accusano la mancanza di originalità, o la volontà di mettere ostacoli deliberati e non naturali[7] mentre da altri è additato come un futuro classico[8] mentre in generale è paragonato alla già famosa Alice nel Paese delle Meraviglie o al Beowulf.

Humphrey Carpenter fa notare nella sua opera biografica riguardo a Tolkien la somiglianza fra l'autore e Bilbo, entrambi figli di vivaci donne, entrambe aventi due notevoli sorelle, figlie di un nonno che visse fino a tardissima età, appartenenti a famiglie rispettabili. Sia Bilbo che Tolkien erano inoltre di mezza età e inclini al pessimismo, pratici, sobri (nell'alimentazione) ed amanti dei cibi semplici e dei vestiti colorati quando poteva permetterseli.[9]

La cerca di Erebor[modifica | modifica sorgente]

La cerca di Erebor è uno degli innumerevoli scritti inerenti alle avventure dei personaggi della Terra di Mezzo, questo in particolare è se vogliamo il prequel di Lo Hobbit in quanto narra come la storia ha avuto origine, da incontri assolutamente casuali e dalla voglia di rivalsa di un coraggioso e famoso nano: Thorin Scudodiquercia.

Questo scritto postumo di Tolkien in origine doveva essere posto nell'appendice A del Signore degli Anelli, raccolto poi per questioni di spazio nei Racconti incompiuti e successivamente rivista e riveduta dentro la Storia della Terra di Mezzo. Come per tutti gli scritti di Tolkien anche questo è molto rimaneggiato nel corso degli anni e se ne conoscono numerose versioni, nei Racconti Incompiuti compare una versione denominata C mentre lunghi tratti della versione B compaiono di seguito ad essa commentati dal figlio Christopher. Nella seconda edizione di Lo Hobbit Annotato viene pubblicata la versione integrale B. Infine la versione A è quella meno degna di nota, essendo con ogni probabilità la prima ad essere composta ma comparsa solo in seguito alle altre due; la versione B è infatti una versione rielaborata e pulita mentre la C è semplicemente una versione abbreviata. La voce narrante è esterna ma informata dei fatti e racconta già in parte quello che avverrà alla fine.

La datazione è altresì difficile poiché in alcune versioni ci sono note riportanti riferimenti a pagine della Compagnia dell'Anello quindi la datazione sarebbe sicuramente alla seconda metà del 1953, cioè quando furono inviate e Tolkien le bozze per la correzione, successivamente nel 1955 gli fu impedito per ragioni di spazio la pubblicazione nelle appendici di questo evento nelle cronache della Casata di Durin che sono pubblicate nelle Appendici del terzo volume nel 1955, si può stabilire con relativa approssimazione che sia stato composto fra la seconda metà del 1954 e gli inizi del 1955[10].

La datazione interna degli eventi raccontati è altresì alquanto precisa, in quanto nel testo si fa menzione che sono alla fine di aprile, mentre successivamente è chiaramente datato come 25 aprile 2941 l'incontro con Bilbo mentre ad una settimana prima circa il secondo incontro di Gandalf con Thorin figlio di Thrain figlio di Thror, re sotto la montagna.

Il testo inizia con un breve resoconto delle disgrazie dei nani della Stirpe di Durin e della voglia di rivalsa di Thorin Scudodiquercia, Re sotto la Montagna in esilio. Da ciò inizia la vera e propria trattazione di come sono stati scatenati gli eventi che hanno portato alle avventure di Lo Hobbit.

Gandalf e Thorin si incontrano fortuitamente un giorno e da ciò i pensieri di Gandalf si iniziano a concretizzare[11]. Gandalf sapeva infatti già da tempo che Sauron si stava ridestando ma non conosceva ancora quale sarebbe stata una sua mossa possibile anche se la distruzione di Lorien o Gran Burrone sarebbero stati ottimi obiettivi essendoci contro di lui solo pochi nani dei Colli Ferrosi e uomini di Esgaroth, quindi doveva costringerlo con l'aiuto del Bianco Consiglio a fare mosse affrettate, come farlo fuggire dalla sua roccaforte di Dol Guldur[12].

Mentre viaggiava per la Contea incontrò Thorin Scudodiquercia, questo fortuito incontro gli andava perfettamente a genio perché per mettere in sicuro il nord gli serviva un nemico degli orchi e di Smaug, e chi meglio del Re sotto la Montagna in esilio poteva mai esserlo? C'era però anche il compito di istruire gli hobbit sui pericoli del mondo, sarebbe stato troppo lungo istruire un popolo ma si doveva partire da una persona, a cui piacesse viaggiare e fosse ben disposto verso avventure anche pericolose. Bilbo era un perfetto esempio di ciò che voleva Gandalf, la stravaganza dei Tuc e la solidità dei Baggins, a tale scopo lui ne era un ottimo modello, essendo anche molto curioso sugli hobbit andati via dalla Contea.

Dopo un primo incontro fra i due, Gandalf iniziò a mettere assieme molti tasselli di un mosaico di cui non sapeva il disegno, anni prima a Dol Guldur aveva trovato nelle segrete un nano che gli aveva consegnato una mappa appartenuta alla gente di Durin con una chiave, capisce quindi che quel povero nano morente era Thráin II.

Nel secondo incontro con Thorin, Gandalf espone il suo piano per l'impresa, sarà un'azione furtiva che richiederà poche ma fidate persone. Nell'impresa dovrà poi esserci un hobbit, essendo questi coraggiosi all'accortezza[13], non avendo il drago mai sentito il loro odore non sarà insospettito almeno all'inizio dalla sua presenza. Bilbo sarà quindi il loro scassinatore, ladro prezzolato per questa impresa, ma Gandalf orchestra tutto a puntino. Infatti nei suoi pensieri sa già che lo hobbit sarà restio e reticente all'inizio, mentre appena deciso non dovrà voltarsi indietro, quindi consiglia ai nani di preparare tutto in anticipo.

Trama[modifica | modifica sorgente]

« Questa è la storia di come un Baggins ebbe un'avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili »
(J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit)

Bilbo sta tranquillamente fumando la sua erba pipa sull'uscio di casa, quando arriva Gandalf, un famoso stregone, che gli propone di prendere parte ad un'avventura. Lo hobbit esita in un primo momento di fronte alla proposta dello stregone dicendo che gli hobbit sono gente tranquilla, non avvezza alle avventure. Tuttavia il giorno dopo fa la conoscenza di un gruppo di nani capeggiato da Thorin Scudodiquercia e 12 suoi congiunti ed amici: Balin, Dwalin, Kili, Fili, Dori, Nori, Ori, Oin, Gloin, Bifur, Bofur e Bombur. La faccenda prende una brutta piega per Bilbo che si ritrova tutti questi ospiti in casa: durante il banchetto preparato dallo hobbit si scoprirà che lo scopo di quest'avventura è quello di recuperare un immenso tesoro posto nel cuore della Montagna Solitaria sorvegliato dal vecchio e feroce drago Smaug che in passato ha sottratto queste ricchezze ai nani che dimoravano sotto la Montagna Solitaria (Erebor in lingua Sindarin).

Bilbo decide infine di accettare e prende parte all'avventura nel ruolo di "scassinatore" e l'indomani esce di casa a scavezzacollo senza niente in tasca, verso l'ignoto e con l'amara prospettiva di non fare più ritorno nella sua comoda casa, essendo l'avventura irta di pericoli: durante il cammino infatti incappano in alcuni Troll, detti anche Uomini Neri o Vagabondi, i fratelli Berto, Maso e Guglielmo, che li catturano ma da cui riescono a sfuggire con l'aiuto di Gandalf, che con uno stratagemma fa in modo che i tre si tramutino in pietra al sorgere del sole; la compagnia trova nella caverna dei Vagabondi anche le spade che saranno loro di grande aiuto nel corso delle successive avventure, prese rispettivamente da Bilbo, da Thorin e da Gandalf.

Il gruppo giunge così a Forraspaccata (nell'Ultima Casa Accogliente), dimora di Elrond il mezz'elfo: qui, studiando la mappa di Thorin, scoprono alcune rune lunari sulla mappa, simboli particolari che possono essere letti solo mettendo la mappa in direzione della luna e solo quando questa è in una determinata fase: queste affermano che "il buco della serratura sarebbe stato visibile nel giorno di Durin"[14].

Ripartono quindi diretti alla Montagna Solitaria passando per le Montagne Nebbiose: in una notte tempestosa, dopo essere sfuggiti ad una battaglia tra giganti di pietra, trovano riparo in una caverna. Mentre dormono Bilbo si sveglia dopo un orrendo incubo con un cattivo presentimento. Infatti il pavimento della grotta si apre e Bilbo fa appena in tempo ad urlare per svegliare Gandalf, che riesce a fuggire. Vengono catturati da alcuni goblin e portati dal Grande Goblin. Quando ormai sembra giunta la fine, arriva un nuovo, tempestivo intervento dello stregone che, con i suoi poteri, sbaraglia il nemico e permette al gruppo di fuggire. Nella fuga Bilbo, rimasto separato dal gruppo, fa la conoscenza della creatura Gollum, al quale riesce a sottrarre un magico anello che rende invisibili. Una volta fuori dai cunicoli, temendo il ritorno dei goblin, si avviano velocemente fuori dal territorio accidentato delle Montagne Nebbiose, arrivando nei pressi di una folta foresta; giunti tuttavia in una radura cominciano a sentire numerosi ululati provenienti da tutte le direzioni: sono i Mannari, lupi alleati dei goblin che incominciano a inseguirli. Immediatamente Gandalf ordina ai nani di arrampicarsi sugli alberi, e per mezzo di una magia cerca di allontanare i mannari con il fuoco, ma questi ultimi sono troppi.

Fortunatamente vengono aiutati dalle Aquile che li portano vicino al territorio di Beorn: questi è un uomo temuto da molti, che è in grado di trasformarsi in un orso. Tuttavia, a discapito dell'opinione comune, Beorn non è affatto malvagio e, anzi, si rivelerà disponibile e pronto ad aiutarli per attraversare il Bosco Atro: qui però Gandalf lascia la compagnia dei nani dicendo che deve occuparsi di altre faccende. Anche l'interno del Bosco si rivelerà pieno di insidie: il cammino è molto lungo e la compagnia deve sempre seguire un sentiero senza mai deviare, pena lo smarrimento della giusta via, ma presto finiscono le provviste e, spinti dalla fame, i nani abbandonano il sentiero; come se non bastasse Bombur cade vittima di un incantesimo e si addormenta. Il Bosco causa loro moltissimi miraggi: ad esempio, vedono intere compagnie di Elfi; come si avvicinano a loro, però, questi spariscono. Ed è durante una di queste visioni che vengono catturati da alcuni giganteschi ragni. Questa volta è Bilbo a risolvere la situazione, aiutato dal suo nuovo anello. Ma le disgrazie non finiscono qui: vengono nuovamente imprigionati, ad eccezione di Bilbo che era invisibile per effetto dell'anello, dagli Elfi Silvani. Anche in questa circostanza sarà il piccolo hobbit ad aggiustare le cose: sfruttando il potere dell'anello infatti libera i nani imprigionati e li fa nascondere all'interno di alcune botti. Immerse queste nel fiume ed usate come imbarcazioni, i compagni giungono a Pontelagolungo.

Qui vengono accolti con grandi feste: tutti sperano infatti che Smaug il drago presto venga cacciato dalla Montagna Solitaria e che la prosperità possa tornare nelle loro terre, quindi danno loro rifornimenti per il cammino fino ad Erebor. Qui la compagnia trova la porta segreta della Montagna e la riescono fortunatamente ad aprire. Bilbo esplora quindi l'interno e vede per la prima volta il drago che dorme su una quantità enorme di oro, gioielli ed oggetti preziosi: lo hobbit allora comincia a dialogare con il mostro utilizzando un linguaggio insidioso ed enigmatico, senza mai rivelare la sua vera identità. Tuttavia il drago capisce che Bilbo è compagno dei nani e gli consiglia caldamente di non avere niente a che fare con loro. Poi lo lascia andare. Prima di congedarsi, il giovane hobbit si rende conto che il drago ha una corazza che gli protegge il petto tranne che in un piccolo punto. Scoperta questa sua debolezza, prende tempo perché Thorin e i suoi possano colpire Smaug, facendo dei discorsi che infastidiscono il drago: questi, accortosi della presenza dei nani, prima cerca di mangiarli ma, non riuscendoci, esce dalla grotta e si dirige a Pontelagolungo, sfogandosi sugli inermi abitanti. Qui sarà però ucciso da Bard l'Arciere, capo dei ribelli al potere del drago, con una freccia, scoccata nel suo unico punto debole, rivelatogli nel frattempo da un tordo che aveva sentito la descrizione fatta da Bilbo dopo il suo secondo incontro con il drago (Bard, benché neanche lui ne fosse conscio, aveva la capacità di capire quel particolare tordo, membro di un'antica razza, grazie alla sua discendenza da Girion, Signore di Dale).

Ad Erebor però i nani non restano con le mani in mano. Prevedendo infatti l'arrivo degli uomini del Lago che avrebbero di sicuro preteso il tesoro, con l'aiuto dei Corvi Imperiali ricevono notizie e comunicano ai loro alleati che hanno bisogno di aiuto ed iniziano ad apprestare difese in previsione di un possibile conflitto. Pochi giorni dopo gli Elfi Silvani e gli Uomini del Lago arrivano alla montagna speranzosi di poter prendere i tesori della montagna per risollevarsi dopo la discesa distruttrice del drago. Le trattative proseguono altalenanti, nemmeno l'espediente di Bilbo di dare agli assedianti l'Arkengemma riesce ad acquietare gli animi, ed ha il solo risultato di fare infuriare Thorin nei confronti di Bilbo.

Il 23 novembre 2941 T.E. tutto precipita. Arrivano gli aiuti di Dáin II Piediferro dei Colli Ferrosi e tutto lascia presagire che ci sia uno scontro fra i nani contro uomini ed elfi. Ma all'insaputa di tutti gli orchi delle Montagne Nebbiose calano su Erebor accompagnati dagli alleati Mannari. Nani, uomini ed elfi decidono così di allearsi contro il pericolo incombente e comune: ha così inizio la battaglia dei Cinque Eserciti. La battaglia è furiosa, orchi, Mannari, uomini, elfi e nani si fronteggiano alle pendici della montagna, ma alla fine dopo numerose perdite fra le quali anche quella di Thorin, la vittoria è dell'alleanza di uomini, elfi e nani. Prima di morire Thorin riesce a riappacificarsi con Bilbo per le parole con cui si erano lasciati ed a causa delle quali avevano rotto la loro amicizia poche ore prima.

Dain diventa il nuovo Re sotto la Montagna e distribuisce saggiamente le ricchezze conquistate, Bilbo chiede "solo" un paio di bauli, uno d'argento e uno d'oro visto che sarebbe oltremodo difficile e pericoloso portare ricchezze maggiori. Si mettono tutti in cammino per tornare a casa, dove Bilbo arriva nel giugno 2942.

A Hobbiville tutto però va storto, Bilbo è stato infatti dichiarato morto e tutti i suoi averi sono stati messi all'asta e quasi tutti venduti, anche la sua casa sta per essere data ai suoi cugini Sackville-Baggins. Dopo questa incredibile avventura oltre a perdere una parte dei mobili ha perso anche la rispettabilità, tutti lo considerano alquanto strano e un tipo poco raccomandabile. Tuttavia gli fanno spesso visita i suoi amici, elfi e nani, ed inizia anche a scrivere un libro: Andata e Ritorno, le Vacanze di uno Hobbit.

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Il libro è molto ricco di personaggi e razze, a partire dagli hobbit e nani per continuare con umani ed elfi, questi ultimi che occupano nelle opere tolkieniane una connotazione del bene mentre in genere nelle saghe nordiche hanno una connotazione di esseri maligni o dispettosi in genere.

Gli hobbit sono immaginati dall'autore come esserini più piccoli dei nani ed imberbi, figure quasi umane, non conigli "fatati" con un po' di pancia e le gambe corte, una faccia tonda e gioviale, orecchie leggermente elfiche, capelli corti, coi piedi pelosi e ben vestiti[15].

I nani sono avidi di ricchezze ma al contempo severi e coscienziosi e leali, infatti nel contratto assicurano a Bilbo degna sepoltura se non dovesse andare bene la spedizione ed in caso di guadagno, lui avrà un quattordicesimo dei profitti. I nani da come si scoprirà possedevano uno degli anelli magici dell'Oscuro Signore Sauron, questi non li corrompevano e non li facevano avvizzire come le altre razze ma li rendevano avidi di ricchezze oltre la loro normale cupidigia. Quasi tutti i nomi dei nani sono stati tratti da un elenco di nomi di nani elencati nell'antico poema norreno Voluspà. Alcuni sono invece inventati di sana pianta per poter dare vincoli di parentela con altri nomi[16].

Gli elfi sono appena delineati in questa opera, sono visti allegri senza confini come quelli di Gran Burrone, infatti non si preoccupano di parlare di cose cupi che non dovrebbero mai essere nominate mentre quelli di Bosco Atro sono delineati come amanti delle feste.

  • Bilbo Baggins è un perfetto esempio di uno hobbit, ha da parte Baggins una lunga sfilza di parenti perfettamente sobri e rispettabili, la gente non doveva nemmeno chiedere il loro parere perché era già noto, mai avuto problemi di sorta con nessuno, da parte di madre al contempo c'era una nota di pazzia agli occhi degli hobbit, si diceva infatti che i Tuc discendessero anche da una fata, o i maligni dicono orchi, i loro membri erano amanti delle avventure, rispettati ed indiscutibilmente ricchi, oltre che Conti della Contea. Nella descrizione di Bilbo si può poi riscontrare un'auto-descrizione dello stesso autore come fa notare Carpenter nella sua Biografia di Tolkien, in quanto tutti e due figli di donne intraprendenti, discendenti da solide famiglie e pratici, sobri e amanti dei panciotti e dei cibi semplici[17]. Si unisce all'avventura quasi di malavoglia, ma si rivelerà particolarmente utile in più occasioni e avrà un ruolo determinante nella caduta di Smaug.
  • Thorin Scudodiquercia è il capo della compagnia dei 13 nani della spedizione. Egli è il nipote di Thrór, l'illustre "Re Sotto la montagna", cosiddetto perché regnò sulle terre comprese tra Dale e la Montagna Solitaria, fino all'arrivo del drago Smaug, che costrinse i nani e gli umani ad abbandonare quelle ricche terre. All'inizio non s'illude di poter sconfiggere Smaug per poter riacquisire il regno che gli spetta di diritto, ma intende recuperare almeno parte dell'enorme tesoro custodito all'interno della Montagna; ambisce soprattutto a ritrovare l'Arkengemma, la mistica gemma di rara bellezza ed infinito pregio andata perduta quando la reggia della montagna è stata occupata da Smaug.
  • Balin, Dwalin, Fíli, Kíli, Dori, Nori, Ori, Óin, Glóin, Bifur, Bofur e Bombur sono i 12 nani che accompagnano il nobile Thorin durante la spedizione verso la Montagna Solitaria. Fíli e Kíli sono particolarmente devoti al capo della spedizione, poiché uniti da un legame di parentela (Thorin è il fratello della madre dei due nani).
  • Gandalf (in questo racconto ancora privo dell'appellativo "il Grigio") è uno stregone di nota fama che è solito recarsi nella Contea, dove allieta gli hobbit con degli spettacoli pirotecnici; invita Bilbo Baggins ad unirsi alla spedizione dei nani in veste di scassinatore. Sebbene i suoi poteri siano di notevole utilità durante il viaggio, deve abbandonare il gruppo prima di entrare a Bosco Atro, per recarsi a Sud, promettendo tuttavia di ricongiungersi allo hobbit e ai nani prima della fine della loro avventura.
  • Beorn è un uomo dei boschi, dotato non solo di un fisico poderoso ma anche dell'abilità di tramutarsi in orso, nella cui forma preferisce permanere per la maggior parte del tempo, vive in una dimora isolata ad est delle Montagne Nebbiose e a ovest di Bosco Atro, dove alleva cavalli e api; sebbene non sia particolarmente ospitale, accudisce i quindici membri della spedizione dopo la loro disavventura con gli orchi, e li rifornisce di pony e di provviste, oltre che di indicazioni per superare l'intricata e pericolosa selva di Bosco Atro.
  • Smaug (o Smog a seconda dell'edizione) è un drago di notevole potenza, noto per aver distrutto sia la città umana di Dale sia il regno nanico su Erebor, la Montagna Solitaria. Da allora custodisce personalmente l'enorme tesoro razziato ai nani, e affligge le terre circostanti la montagna depredandole per ricavarne nutrimento. Sebbene sia molto pigro e negli ultimi anni non sia stato avvistato dagli abitanti dell'avamposto più vicino, Pontelagolungo, è particolarmente spietato verso chiunque osi penetrare in quello che considera il proprio territorio.

Ambientazione[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo ha luogo nel mondo fantastico chiamato Terra di Mezzo. Questo continente ormai scomparso, a cui Tolkien dedica molte delle sue opere, è abitato da mostri e creature fantastiche molto spesso ostili agli uomini, come orchi e Troll; ma anche da razze pacifiche come elfi, nani e hobbit. Questi hanno ognuno dei loro regni e delle zone in cui abitano in prevalenza: gli hobbit nella Contea, gli elfi a Gran Burrone, Lothlórien e Bosco Atro, gli orchi a Mordor e sulle Montagne Nebbiose, i nani sui Colli Ferrosi e gli Ered Luin (i Monti Azzurri); gli umani sono sparsi un po' dappertutto ma con una concentrazione all'imboccatura del Bosco Atro (nello specifico, questi sono gli Uomini della Foresta, capeggiati da Beorn, l'uomo-orso).

La storia si svolge principalmente nel nord di quella che è considerata propriamente la Terra di Mezzo, fra l'Eriador e le Terre Selvagge. Gran parte degli eventi però avrà luogo nelle vicinanze di Pontelagolungo.

Non si hanno molti riferimenti geografici in questa opera, probabilmente perché l'autore non ha ancora bene in mente la geografia fantastica della sua opera che preciserà poi ne Il Signore degli Anelli, non si fa riferimento né al villaggio di Brea né ad altri punti di riferimento inframezzati fra Hobbiville e Gran Burrone prima di raggiungere i confini delle terre degli elfi. Qui poi c'è una profonda discrepanza fra Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli: infatti i cammini fra i due resoconti non corrispondono e questo ingenera grandi contraddizioni per esempio fra i curatori di mappe dei cammini dei personaggi[18].

Lo Hobbit annotato[modifica | modifica sorgente]

Lo Hobbit annotato è un'opera del 1988 di Douglas A. Anderson edita per commemorare il cinquantesimo anniversario di pubblicazione americana di Lo Hobbit. Nel 2002 ne esce una seconda edizione con un'impostazione totalmente rivista dall'autore.

Il compito, a detta dello stesso autore, non è quello di rendere più chiara l'opera bensì di approfondire la vita ed i collegamenti con le altre opere tolkieniane oltre che di evidenziare modifiche della stessa nel corso delle edizioni o le opinioni dello stesso autore. Caso emblematico è quello già descritto degli indovinelli di Gollum, ma ci sono anche notevoli ripensamenti sui nomi dei personaggi e su parti del testo rese più scorrevoli o semplicemente modificate nel corso degli anni. Sono state poi aggiunte molte illustrazioni a varie edizioni in varie lingue dell'opera con commenti in parte dovuti all'autore, che in alcuni casi le definiva orribili[19] mentre in altri si fanno vedere le differenti interpretazioni degli hobbit da vari illustratori[20].

Nella seconda edizione a differenza della prima le note sulle revisioni al testo sono incorporate nel testo; è stata aggiunta una sezione inerente a La cerca di Erebor che è un racconto di come si sono originate le vicende che saranno poi narrate nel libro. Infine c'è una sezione contenente una selezione di saggi critici sull'opera, come ad esempio un'approfondita analisi sulla voce narrante di P.E.Thomas.

Nei film di Peter Jackson[modifica | modifica sorgente]

Nel film La Compagnia dell'Anello, Lo Hobbit compare, anche se implicitamente. Quando, infatti, a Gran Burrone, Frodo apre il libro che Bilbo ha completato, il breve testo che riusciamo a vedere si rivela tratto, appunto, da Lo Hobbit, sebbene la faccenda sia narrata in prima persona e vari in alcuni punti.

Ad esempio, nella prima pagina che Frodo apre, a destra è visibile una cartina geografica della zona di Granburrone, mentre a sinistra si legge una parte del testo scritto, che recita:
(EN)
« "Stand by the grey stone when the thrush knocks", read Elrond, "and the setting sun with the last light of Durin's Day will shine upon the keyhole".
Thorin explained that Durin was the father of the fathers of the eldest race of Dwarves, and that Durin's Day is the first day of the Dwarves' New Year, the first day of the last moon of Autumn on the threshold of Winter.
The next morning was a midsummer's morning as fair and as fresh as could be dreamed; blue sky, and never a cloud, and the sun dancing on [...] »
(IT)
« "Sta vicino alla pietra grigia quando picchia il tordo", lesse Elrond, "e l'ultima luce del sole che tramonta nel Giorno di Durin splenderà sul buco della serratura".
Thorin spiegò che Durin era il padre dei padri dell'antichissima razza dei Nani, e che il Giorno di Durin era il primo giorno del nuovo anno dei Nani, il primo giorno dell'ultima luna d'autunno, alle soglie dell'inverno.
La mattina seguente era una mattina di mezza estate, così fresca e bella che non si sarebbe potuto immaginarne una migliore; il cielo era blu, non c'era una nuvola e il sole danzava nel [...] »
Questo testo riprende la fine del capitolo "Un breve riposo", che recita:
(EN)
« "Stand by the grey stone when the thrush knocks", read Elrond, "and the setting sun with the last light of Durin's Day will shine upon the key-hole."
"Durin, Durin!" said Thorin. "He was the father of the fathers of the eldest race of Dwarves, the Longbeards, and my first ancestor: I am his heir."
"Then what is Durin's Day?" asked Elrond.
"The first day of the dwarves' New Year," said Thorin, "is as all should know the first day of the last moon of Autumn on the threshold of Winter. We still call it Durin's Day when the last moon of Autumn and the sun are in the sky together". »
(IT)
« "Sta vicino alla pietra grigia quando picchia il tordo", lesse Elrond, "e l'ultima luce del sole che tramonta nel giorno di Durin splenderà sul buco della serratura".
"Durin, Durin!" disse Thorin. "Era il padre dei padri della più antica razza di nani, i Lunghebarbe, e mio capostipite: io ne sono l'erede".
"Allora, che cos'è il giorno di Durin?" chiese Elrond.
"Il Capodanno dell'Anno Nuovo dei nani" disse Thorin "è, come tutti dovrebbero sapere, il primo giorno dell'ultima luna d'autunno alle soglie dell'inverno. Lo chiamano ancora "Giorno di Durin" ed è quando l'ultima luna d'autunno e il sole stanno insieme nel cielo". »
(J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit, cap. 3)

Vengono poi anche citati, sempre nel medesimo film, anche se implicitamente, alcuni episodi dell'avventura di Bilbo: ad esempio, all'inizio del film, Frodo rimprovera amichevolmente Gandalf di aver sconvolto la vita di Bilbo, e lo stregone fa riferimento ad un incidente con un drago (evidentemente parla di Smaug), dicendo che aveva semplicemente incoraggiato lo zio di Frodo a partecipare all'avventura. Ancora, durante la festa di compleanno di Bilbo, quest'ultimo racconta ad alcuni bambini-hobbit di come una volta sia riuscito a sfuggire a tre troll, facendo sì che questi vedessero il sole e, in questo modo, si pietrificassero: l'episodio è chiaramente riferito a quello di Berto, Maso e Guglielmo, i tre Uomini Neri (l'altro nome con cui sono conosciuti i troll) che catturarono i tredici nani in viaggio con Bilbo; c'è da dire che Bilbo parla della pietrificazione dei troll come fosse stato lui a far sì che avvenisse (e come effettivamente accade in Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato), quando in realtà fu Gandalf a causarla. I tre troll pietrificati sono inoltre incontrati dalla Compagnia dell'Anello durante il viaggio (scena visibile solo nella versione estesa del film).

Inoltre il Libro Rosso è citato anche nell'edizione speciale in DVD di La Compagnia dell'Anello, quando Bilbo viene ripreso mentre si accinge a cominciare la scrittura del libro sulle sue avventure e poi a Granburrone quando lo mostra a Frodo.

In più, ne La Compagnia dell'Anello, quando Gandalf entra nella casa di Bilbo e curiosa tra le mappe in soggiorno, ne prende una incorniciata: chiaramente la Mappa di Thrór (riconoscibile dal Drago Rosso Smaug, la Montagna Solitaria e la mano sulla sinistra che indica le rune naniche). Sempre ne "La Compagnia dell'Anello", nella medesima scena sopra riportata, mentre Gandalf curiosa fra le mappe, si può distintamente sentire Bilbo elencare le pietanze che i nani chiedono una volta arrivati. Precisamente si tratta delle richieste di Bifur e Bofur, oltre che le pietanze che Gandalf stesso chiede a Bilbo quando si allontana nella dispensa.

Lo Hobbit di Peter Jackson[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lo Hobbit (trilogia).

Da Lo Hobbit sono tratti tre film diretti e prodotti da Peter Jackson in Nuova Zelanda. Il primo film è intitolato Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato ed è uscito sia in Italia che negli Stati Uniti il 14 dicembre 2012. Il secondo film, Lo Hobbit - La desolazione di Smaug, è uscito negli USA il 13 dicembre 2013 (in Italia il 14 dicembre 2013), mentre per il terzo, Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate, l'uscita è prevista il 17 dicembre 2014. Gli attori confermati sono Martin Freeman, Richard Armitage, Ian McKellen, Andy Serkis, Aidan Turner, Elijah Wood; Dean O'Gorman, Graham McTavish, John Callen, Mark Hadlow e Peter Hambleton[21]. A fine luglio 2012 è rimbalzata sui principali media la notizia sorprendente che la produzione, in particolare Emmerich, aveva sollecitato a Jackson un terzo capitolo della saga de Lo Hobbit, che avrebbe dovuto attingere non solo al romanzo omonimo, ma anche alle appendici de Il Signore degli anelli. Il regista ha dichiarato che, durante la proiezione riservata alla produzione dei primi due capitoli era emersa l'esigenza di mostrare qualcosa di nuovo e inatteso riguardo all'immenso materiale tolkieniano[22].

Trasposizioni e influsso culturale[modifica | modifica sorgente]

Parodie[modifica | modifica sorgente]

TV[modifica | modifica sorgente]

Versioni parlate[modifica | modifica sorgente]

Fumetti[modifica | modifica sorgente]

Un adattamento in tre parti è stato pubblicato dalla Eclipse Comics nel 1989. Scritto da Chuck Dixon e Dean Deming, illustrato da David Wezel, una seconda versione questa volta in un volume è stata pubblicata nel 2001 dalla Del Rey Books, in Italia è Lo Hobbit a fumetti.

Giochi[modifica | modifica sorgente]

  • Lo Hobbit è stato oggetto di molti giochi da tavolo fra cui "The Lonely Mountain"(1984), "The Battle of Five Armies"(1984) e "The Hobbit Adventure Boardgame" (1997) tutti pubblicati dalla Iron Crown Enterprises, poi "The Hobbit"(2010) di Reiner Knizia e The Hobbit: An Unexpected Journey(2012)
  • La Games Workshop ha creato il wargame da tavolo "Battle of Five Armies" usando figurine da 10mm, basato il tutto sulle regole di Warmaster
  • Sono stati creati svariati giochi, sia ufficiali che non sulla storia. Uno dei primi è stato The Hobbit (vincitore del Golden Joystick Award for Strategy Game of the Year 1983), creato nel 1982 per la maggior parte dei calcolatori (da ZX Spectrum e Commodore 64 a Dragon 32 e Oric). Con accordo degli editori in ogni confezione c'era una copia del romanzo.
  • Sierra Entertainment nel 2003 ha pubblicato un Lo hobbit per pc, PlayStation 2, Xbox, Nintendo GameCube ed una simile per Game Boy Advance

Influenze nella musica e nel cinema[modifica | modifica sorgente]

  • La canzone dei Led Zeppelin Misty Mountain Hop contiene riferimenti a Lo Hobbit
  • The Ballad of Bilbo Baggins di Leonard Nimoy come parte del suo album del 1968 Two Slides of Leonard Nimoy racconta le vicende del libro nei 2 minuti della canzone. Il video della canzone diventò un piccolo fenomeno di Internet nel 2000 quando fu annunciata la trilogia del Signore degli Anelli
  • Un altro noto riferimento è The Bard's Song: The Hobbit dei Blind Guardian
  • Il trio canadese rock Rush fa riferimento a Rivendell nell'album del 1975 Fly by Night nell'omonima canzone.
  • Nell'episodio "Journey in the Center of Nowhere" della serie a cartoni animata Courage the Cowardly Dog (Leone il cane fifone) la padrona di Leone, Marilù, viene rapita da tre melanzane giganti che assomigliano a dei troll, queste decidono il modo in cui cucinarla in una scena che sembra presa direttamente da Lo Hobbit[24]
  • La canzone dei Pink Floyd The gnome, scritta da Syd Barrett nel 1967, racconta la storia di uno gnomo che vede la sua vita passare da un beneamato stato di tranquillità ad una imprevista serie di mirabolanti avventure. Sia per questo sia per alcuni tratti descrittivi (come l'amore per il cibo e per il vino, ricorrente tra gli Hobbit) lo gnomo è assimilabile a Bilbo Baggins, per quanto lo sia anche a Frodo Baggins, protagonista de Il signore degli anelli.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Carpenter, Humphrey: Tolkien and the Great War, Review, The Times 2003 Tolkien and the Great War, Review, The Times 2003 (EN)
  2. ^ abitudine, o per meglio dire brutta abitudine che accompagnò sempre Tolkien; molte parti degli scritti sono a posteriori risultate incomprensibili perché scritte a matita o anche perse
  3. ^ Lettere, n.17 o Lo Hobbit Annotato pag 37
  4. ^ vedere anche J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit annotato , op. cit., pag. 13
  5. ^ così nota che nel 1980 è stata aggiunta alla quindicesima edizione del Bartlett's Familiar Quotations
  6. ^ Times Literary Supplement, 2 ottobre 1937
  7. ^ Eleanor Graham sullo Junior Bookshelf in una delle sue poche recensioni negative
  8. ^ L.A.G. Strong sullo Spectator del 3 dicembre 1937
  9. ^ Humphrey Carpenter, J.R.R. Tolkien, p. 175.
  10. ^ Appendice A Lo Hobbit annotato , op. cit., pag. 382
  11. ^ da ora c'è un cambio temporale nella narrazione, ora è Gandalf che parla al passato a Gimli, Pipino, Marry, Sam e Frodo degli avvenimenti che hanno portato all'avventura di Bilbo a Minas Tirith dopo l'incoronazione di Re Elessar
  12. ^ fino a quel momento si pensava però che fosse uno dei suoi Nazgûl a risiedervi, non proprio l'Oscuro Signore
  13. ^ J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit annotato , op. cit., pag. 387
  14. ^ è il primo giorno dell'ultima luna d'autunno alle soglie dell'inverno, J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit , op. cit., cap. III, pag. 108
  15. ^ estratto da Lettere n.27
  16. ^ Inventa cioè Óin e Balin che sono fratelli rispettivamente di Glóin e Dwalin
  17. ^ estratto da J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit annotato , op. cit., pag. 45
  18. ^ Atlante della Terra di Mezzo pag. [] per le differenze fra i due cammini
  19. ^ ad esempio le edizioni portoghesi
  20. ^ nell'edizione russa ad esempio Bilbo ha tutte le gambe pelose, in quanto nel russo quotidiano non si fa molta distinzione fra gambe e piedi
  21. ^ The Hobbit: An Unexpected Journey (2012) | Movieplayer.it. URL consultato il 26 giugno 2011.
  22. ^ Lo Hobbit diventa trilogia. È ufficiale! | Multisala - Yahoo! Cinema
  23. ^ Internet Movie Database: Jackanory, "The Hobbit" (1979)
  24. ^ quando Berto, Maso e Guglielmo catturano la compagnia di Thorin e decidono come cucinarli

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Edizioni di Lo Hobbit in Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Associazione culturale Delos Books.