Cosmologia della Terra di Mezzo

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La seguente è una descrizione della cosmologia che J.R.R. Tolkien creò per il suo universo immaginario fantasy. Ogni termine è seguito da alcuni nomi alternativi, se ce ne sono, e, tra parentesi, dal suo corrispondente nel nostro mondo, seguendo l'ipotesi che Tolkien si fosse rifatto alla nostra realtà per plasmare il suo universo. Il punto interrogativo dopo quest'ultima parola indica che l'identificazione è discussa o puramente speculativa.

  • Aule Atemporali, (Paradiso) - Sono la casa di Eru Ilúvatar (Dio), e hanno luogo fuori dal Tempo. Sono simili al paradiso cristiano, poiché esistono al di là dei confini spazio-temporali dell'universo, e perciò non hanno forma fisica, né un luogo definito. Non è chiaro se questa sia la destinazione finale delle anime degli Uomini, anche se, visto che questi non soggiornano nelle Aule di Mandos, è una possibilità da non scartare. Questa versione è inoltre confermata nel Tale of Adanel ("Racconto di Adanel")[1], nel quale si dice che le anime degli Uomini andranno vicino a Ilúvatar, ma la canonicità di questo brano è dubbia.
  • Il Vuoto, Avakúma, Kúma - Una regione astratta e disabitata che si sviluppa al di fuori delle Aule Atemporali, di Arda e di tutto . Poco si sa riguardo al Vuoto, oltre al fatto che non è materiale, come tutto ciò al di fuori di Eä; Melkor fu gettato nel Vuoto dopo la Guerra d'Ira, ma alcune profezie ne predicono il ritorno prima della fine del mondo.
  • , (l'Universo) - è il nome Quenya per l'universo, inteso come tutto ciò che esiste materialmente (inclusi lo spazio e il tempo), la realizzazione della visione degli Ainur, come narrato nell'Ainulindalë. Il nome viene dalla parola Quenya corrispondente al verbo essere. Infatti, Eä è il Mondo che È, a differenza del Mondo che Non È. Ciò potrebbe presupporre che tutto ciò che è al di fuori di Eä, come le Aule Atemporali di Eru Ilúvatar, non abbia forma materiale. fu la parola pronunciata da Eru, un comando che significa "Sia!", attraverso il quale, con la mediazione della Fiamma Imperitura, concretizzò l'universo che aveva immaginato e illustrato attraverso gli Ainur. Questo richiama la Bibbia, nella quale "In principio era il Verbo".
    • Ilmen, (Spazio esterno) - Perlomeno prima del cataclisma della fine della Seconda Era, a circondare completamente sia Ekkaia che Vista (vedi più sotto) c'era l'Ilmen, una regione di aria pulita e di estensione indefinita pervasa dalla luce. Le stelle e gli altri astri si trovavano e ruotavano in questa regione. Probabilmente Tolkien fece derivare il nome da ilma, parola finlandese per "aria". La Luna passava in questa regione durante il suo viaggio attorno al mondo, e si immergeva nei suoi abissi nel viaggio di ritorno. Non è chiaro cosa ne sia stato di Ilmen dopo il cataclisma, ma si suppone che abbia semplicemente mutato la sua natura, mantenendo al suo interno i corpi celesti.
      • Arda, Ilu, (Terra) - Vedi Arda.
        • Ambar, Imbar (crosta terrestre) - La massa solida del mondo. La Terra di Mezzo, ad esempio, è una parte di Ambar.
        • Ëar, (gli oceani) - I mari del mondo.
          • Ekkaia, Vaiya, Mare Accerchiante - Un oceano profondo che circondava Arda prima del cataclisma alla fine della Seconda Era, durante il quale l'isola di Númenor scomparve. Fino ad allora Ekkaia scorreva tutto attorno al mondo (che era piatto); Ambar galleggiava su questo mare, come una nave sulle onde. Ulmo, il Signore delle Acque, dimorava in Ekkaia, sotto le fondamenta della parte solida di Arda. Ekkaia era estremamente freddo: dove le sue acque incontravano quelle del Belegaer, all'estremo nord-ovest della Terra di Mezzo, si formava un baratro di ghiaccio: l'Helcaraxë. Ekkaia non poteva essere navigato da alcuna nave, eccezion fatta per le barche di Ulmo. Le imbarcazioni dei númenóreani che hanno tentato di solcare le sue acque sono affondate, portando sul fondo i loro marinai. Il Sole passava attraverso Ekkaia nel suo cammino attorno al mondo, scaldandolo al suo passaggio. Quando Arda fu resa sferica, dopo la Caduta di Númenor, e Aman venne portata al di fuori del mondo, Ekkaia non scomparve del tutto, ma si mutò nello strato più alto dell'atmosfera del mondo[senza fonte].
          • Belegaer, vedi Belegaer.
        • Vista, Aria, (l'atmosfera) - Vista è l'aria respirabile; è divisa in Fanyamar e Aiwenórë.
          • Fanyamar, Casa delle Nubi- L'aria superiore, dove si formano le nuvole.
          • Aiwenórë, Terra degli Uccelli - L'aria più bassa, nella quale volano gli uccelli.
      • Alcarinque, Morwen[2], Silindo (Giove?)[3]
      • Anarrima
      • Anor, Ur[4], (il Sole)[5]. Vedi Sole (Tolkien).
      • Borgil, (Aldebaran?)[6]
      • Carnil, (Marte?)[3]
      • Stella di Eärendil, Gil-Amdir[7], Gil-Estel[8], Gil-Oresetel, Gil-Orrain, (Venere)[9]
      • Eksiqilta, Ekta-, (Cintura di Orione)[10]
      • Elemmire, (Mercurio?)[3]
      • Helluin, Gil[2], Nielluin, Nierninwa, (Sirio)[11]
      • Ithil, Silmo[10], (la Luna)[5]. Vedi Luna (Tolkien).
      • Luinil, (Urano?)[3]
      • Lumbar, (Saturno?)[3]
      • Menelvagor, Daimord[2], Menelmacar, Mordo[10], Spadaccino del Cielo, Taimavar, Taimondo, Telimbektar, Telimektar, Telumehtar, (Orione)[5] - Una costellazione che rappresenterebbe Túrin Turambar ed il suo eventuale ritorno per combattere Melkor nella Dagor Dagorath. La forma Menelmacar soppresse la più antica Telumethar (che ciò nonostante continuò ad essere usata), e così passò in Sindarin, come Menelvagor.
      • Morwinyon, (Arturo)[2]
      • Nenar, (Nettuno?)[3]
      • Remmirath, Itselokte[10], Sithaloth[2], (Pleiadi)[12]
      • Soronume
      • Telumendil
      • Til
      • Valacirca, Burning Briar (Rovo Infiammato)[13], La Corona di Durin[5], Edegil[14], Otselen, l'Aratro, La Falce dei Valar[15], Sette Stelle[16], Sette Farfalle[17], Falce d'Argento, Timbridhil[18], (Orsa Maggiore)[19] - Un'importante costellazione posta nel cielo da Varda come perenne monito a Melkor e ai suoi servi. È anche riportato nel simbolo di Durin, sulle porte di Moria. Secondo il Silmarillion fu posto nel Cielo Settentrionale come segno del destino per Melkor e come simbolo di speranza, invece, per gli Elfi. Valacirca è una delle rare costellazioni nominate nel Il Signore degli Anelli.
      • Wilwarin, in Quenya il vocabolo significa farfalla (Cassiopea?)[20]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ J.R.R. Tolkien. Christopher Tolkien (a cura di) Morgoth's Ring. (in inglese) Boston, Houghton Mifflin, 1993. ISBN 0395680921
  2. ^ a b c d e J.R.R. Tolkien. Christopher Tolkien (a cura di) Racconti ritrovati. Milano, Bompiani, 2002. cap. Appendice. ISBN 8845290093 . Contemporaneamente alle prime versioni della mitologia, Tolkien stilò una lista di nomi e significati, chiamata Qenya Lexicon. Christopher Tolkien introdusse degli estratti di questa lista nelle appendici dei Racconti ritrovati e dei Racconti perduti, includendo nominativi di stelle, pianeti e costellazioni: Gong, Ingil, Mornië, Morwinyon, Nielluin, Silindrin, e Telimektar.
  3. ^ a b c d e f (EN) J. R. R. Tolkien, Morgoth's Ring, a cura di Christopher Tolkien, Boston, Houghton Mifflin, 1993, cap. Index., ISBN 0395680921.. Nell'introduzione del volume, Christopher Tolkien riporta molti nomi che suo padre identificò coi pianeti, ma ipotizzò che fossero più pensieri passeggeri, che non definitive conclusioni.
  4. ^ J. R. R. Tolkien, Racconti ritrovati, a cura di Christopher Tolkien, Milano, Bompiani, 2002, cap. III., ISBN 8845290093.
  5. ^ a b c d J. R. R. Tolkien, Il ritorno del Re, Milano, Bompiani, 2004, ISBN 8845292614. Tolkien definì Anor e la Corona di Durin (sotto 'Stella') nell'indice IV e Menelvagor e Ithil nell'Appendice E.I, rispettivamente nelle voci dei suoni consonantici 'H' e 'TH'.
  6. ^ Kristine Larsen. "A Definitive Identification of Tolkien's Borgil: An An Astronomical and Literary Approach". Tolkien Studies 2, pag. 161-170. Nella Compagnia dell'Anello, nel capitolo In tre si è in compagnia, Tolkien descrisse Borgil come una stella rossa che si alzava dalle nebbie basse della sera dopo Remmirath (le Pleiadi) e prima di Menelvagor (Orione). La Larsen e altri hanno fatto presente che Aldebaran deriva dalla parola araba Al Dabaran, cioè "l'inseguitore" delle Pleiadi, ed è inoltre una delle stelle rosse più luminose del cielo. Un'altra ipotesi, meno probabile, identifica invece Borgil con la stella rossa Betelgeuse.
  7. ^ (EN) J. R. R. Tolkien, The War of the Jewels, a cura di Christopher Tolkien, Boston, Houghton Mifflin, 1994, cap. The Later Quenta Silmarillion., ISBN 0395710413.
  8. ^ J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, a cura di Christopher Tolkien, Milano, Bompiani, 2000, cap. Quenta Silmarillion, XXIV., ISBN 8845256545.
  9. ^ J. R. R. Tolkien, La realtà in trasparenza - Lettere, a cura di Humphrey Carpenter e Christopher Tolkien, Milano, Bompiani, 2001, cap. n°297., ISBN 8845291308.
  10. ^ a b c d "Quenya Lexicon". Parma Eldalamberon 12. Il dodicesimo volume della rivista Parma Eldalamberon" pubblicò il testo completo del Lessico Quenya di Tolkien, inclusi alcuni nomi della stella che non apparivano nell'appendice nei Racconti perduti. Questi possono essere trovati nelle pagine 35, 43, 63 e 82
  11. ^ J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, a cura di Christopher Tolkien, Milano, Bompiani, 2000, cap. Indice dei nomi., ISBN 8845256545. Le voci dell'indice per Helluin e Wilwarin citano chiaramente Sirio e Cassiopea.
  12. ^ J. R. R. Tolkien, La Compagnia dell'Anello, Milano, Bompiani, 2004, cap. III., ISBN 8845292614.
  13. ^ (EN) J. R. R. Tolkien, Morgoth's Ring, a cura di Christopher Tolkien, Boston, Houghton Mifflin, 1993, cap. The Later Quenta Silmarillion (I)., ISBN 0395680921.
  14. ^ (EN) J. R. R. Tolkien, The Lost Road and Other Writings, a cura di Christopher Tolkien, Boston, Houghton Mifflin, 1987, cap. Etymologies, OT-., ISBN 0395455197.
  15. ^ J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, a cura di Christopher Tolkien, Milano, Bompiani, 2000, cap. III., ISBN 8845256545.
  16. ^ J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, a cura di Christopher Tolkien, Milano, Bompiani, 2000, cap. XIX., ISBN 8845256545.
  17. ^ J. R. R. Tolkien, Racconti ritrovati, a cura di Christopher Tolkien, Milano, Bompiani, 2002, cap. V., ISBN 8845290093.
  18. ^ (EN) J. R. R. Tolkien, The Lays of Beleriand, a cura di Christopher Tolkien, Boston, Houghton Mifflin, 1985, cap. The Lay of Leithian., ISBN 0395394295.
  19. ^ J. R. R. Tolkien, La Compagnia dell'Anello, Milano, Bompiani, 2004, cap. X., ISBN 8845292614.
  20. ^ J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, a cura di Christopher Tolkien, Milano, Bompiani, 2000, cap. Indice dei nomi., ISBN 8845256545.

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