Unico Anello

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'Unico Anello.
« Ora, gli Elfi fabbricarono molti anelli; ma in segreto Sauron costruì un Unico Anello con cui dominare tutti gli altri, il potere dei quali era legato a quello con soggezione assoluta e destinato a durare solo quanto sarebbe durato il suo. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion[1])

L'Unico Anello è un oggetto di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien, forgiato da Sauron per sottomettere tutti i popoli liberi.

Nel romanzo di Tolkien, Lo Hobbit, l'unico anello viene descritto come un anello dell'invisibilità, mentre il suo vero potere malefico verrà alla luce nel successivo Il Signore degli Anelli.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La creazione[modifica | modifica sorgente]

La creazione di gioielli era una specialità elfica affinata nei millenni dai mastri orafi, specialmente quelli della regione dell'Eregion.[2] Durante la Seconda Era il massimo esponente di tale arte fu Celebrimbor, figlio di Curufin e nipote di Fëanor, il quale tanto elevò la propria abilità da cominciare la forgiatura di oggetti che in essi racchiudessero un potere, come suo nonno Fëanor aveva fatto con la forgiatura dei Silmaril.[2] Di ciò Sauron era conscio, e desiderando sfruttare a proprio vantaggio un tale potere, si fece accogliere in Eregion sotto le mentite spoglie di Annatar, il Signore dei Doni, e prese a dare consigli e a istruire i mastri orafi.[3] La loro arte crebbe a tal punto che decisero di forgiare gli Anelli del Potere, che erano in origine diciannove: nove anelli furono dati agli Uomini, sette ai signori dei Nani e tre alla razza degli Elfi.[4] Di questi, solo i Tre erano immacolati, in quanto forgiati dal solo Celebrimbor senza l'ausilio di Sauron.[4] Questi desiderava impossessarsene, in quanto erano i più potenti, e per muovere guerra contro gli eserciti elfici decise di forgiare a sua volta un anello sovrano, che superasse in potenza tutti gli altri e che fosse in grado di controllarli e controllarne i portatori. L'Unico Anello fu pertanto l'ultimo degli Anelli del Potere ad essere forgiato, ad opera dell'Oscuro Signore Sauron nell'anno 1600 della Seconda Era di Arda.[5]

Per ottenere il controllo sugli altri anelli, Sauron infuse nell'Anello appena forgiato parte del proprio potere; l'Unico fu forgiato segretamente nei fuochi dell'Orodruin, il Monte Fato, all'interno della sua Voragine di fuoco, conosciuta anche come Sammath Naur.[5] Quando Sauron lo indossava, il suo potere era quasi invincibile, e nessuno gli si poteva opporre. Durante l'ultima battaglia della Seconda Era, guidata dal re elfico Gil-galad e da Elendil di Númenor, Re di Gondor e Arnor, un'ultima alleanza tra uomini ed elfi marciò contro gli eserciti di Mordor e, dopo un assedio di sette anni, Sauron stesso scese in battaglia e combatté corpo a corpo con Gil-galad ed Elendil, che perirono nello scontro; ma[6] Isildur, figlio di Elendil, riuscì a tagliare con i frammenti di Narsil, la spada di suo padre, il dito che portava l'Anello e Sauron, privato di gran parte del proprio potere, abbandonò temporaneamente la propria forma fisica.[7]

L'Anello e Isildur[modifica | modifica sorgente]

« Era caldo al primo momento, caldo come ferro rovente, e la mia mano ne fu scottata a tal punto che dubito di poter liberarmi dal dolore. Eppure nel mentre io scrivo esso si sta rinfrescando, e mi è parso di vederlo restringersi senza tuttavia perdere né forma né bellezza. Di già la scritta incisa su di esso, che sulle prime era chiara al pari di una rossa fiamma, sbiadisce ed è ormai appena leggibile. I caratteri sono quelli elfici di Eregion, poiché non vi sono a Mordor lettere idonee ad un lavoro sì minuzioso, ma la lingua è a me sconosciuta. Suppongo sia della terra nera, perché e rozza ed irregolare; quali malvagità essa dica, lo ignoro, tuttavia traccio qui una copia della scritta, qualora dovesse sbiadire senza lasciar indizi. Manca all'anello forse il calore della mano di Sauron, che era nera, eppur bruciava come fuoco, tanto da distruggere Gil-galad; e forse se si riscaldasse nuovamente l'oro, la scrittura tornerebbe viva. Ma non sarò io a rischiare di danneggiare quest'oggetto: di tutte le opere di Sauron l'unica che sia bella. Mi è caro, benché lo stia acquistando con grandi sofferenze. »
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell'Anello[8])

Sauron scomparve dalla Terra di Mezzo, ma non morì. E il potere infuso nell'Anello conferiva allo stesso una volontà propria, che irretì Isildur: questi, invece di distruggerlo (cosa che sarebbe stata fatale per Sauron, il cui destino era legato per sempre all'Anello Sovrano) decise di tenerlo per sé, in memoria di suo padre e di suo fratello Anarion, caduti in guerra.[9] In realtà, forse senza volerlo, Isildur desiderava il potere che l'Anello gli avrebbe conferito, per accrescere la forza del proprio regno.

Nell'anno 2 della Terza Era,[10] mentre Isildur si recava nel regno di Arnor, gli Orchi tesero un'imboscata alla sua compagnia presso Campo Gaggiolo sulle rive dell'Anduin; egli si infilò l'Anello per sfuggire ai nemici diventando invisibile e si tuffò nel fiume. Ma l'Anello (presumibilmente per propria volontà) si sfilò dal dito del Re di Arnor e Gondor mentre questi nuotava, facendolo tornare visibile. Gli Orchi così lo videro e lo trafissero con i loro dardi, uccidendolo.[11]

L'Anello e Gollum[modifica | modifica sorgente]

L'Anello al dito di Sauron nel film La Compagnia dell'Anello diretto da Peter Jackson.

L'Anello era rimasto nascosto nel letto del Gran Fiume per quasi due millenni quando fu ritrovato da uno Hobbit Sturoi chiamato Déagol che si trovava lì per pescare, nel 2463 T.E..[12] Avvinto inconsapevolmente dall'incantesimo che rendeva schiavo, non lo volle nemmeno far vedere a suo cugino Sméagol, il quale però scorse l'Anello e, per prenderne possesso, arrivò a strangolare il cugino.[13] L'influenza dell'Anello, nel corso del lungo periodo in cui fu di suo possesso, fu tale da trasformarlo nella creatura conosciuta come Gollum: l'Anello manipolò la mente di Gollum nelle caverne delle Montagne Nebbiose, vicino al Bosco Atro, dove Sauron stava cominciando a risorgere.[13] Rimase con lui per quasi cinquecento anni, fino a che gli cadde dalle dita mentre stava tornando da una caccia agli orchi.

Nel romanzo Lo Hobbit si racconta di come Bilbo Baggins trovò l'Anello nelle caverne delle Montagne Nebbiose in cui viveva Gollum.[14] In questa storia, l'Unico Anello è solo un anello magico il cui unico potere è l'invisibilità,[15] e tale era anche nella mente dell'autore: infatti Tolkien concepì solo in seguito il mito dei Grandi Anelli. Per ingannare la sua solitudine Gollum inventò un gioco di indovinelli, se Bilbo fosse riuscito a vincere sarebbe stato libero, altrimenti sarebbe stato mangiato, come ottimo e succulento piatto al posto dei soliti pesci e orchetti.[16] Dopo aver perso al gioco, Gollum cercò il suo "tessoro" (così ha sempre chiamato l'Anello), perché con il potere dell'Anello poteva facilmente uccidere Bilbo e mangiarselo, ma si accorse di averlo perso.[17] Capì che lo aveva preso Bilbo ripensando al suo ultimo indovinello - «Che cos'ho in tasca?» - Gollum lo inseguì attraverso le caverne fino all'uscita, non sapendo che fortunosamente lo Hobbit aveva scoperto che grazie all'Anello poteva rendersi invisibile.[18] Bilbo riuscì a fuggire da Gollum e dagli orchi che abitavano nelle Montagne Nebbiose restando invisibile; parlò però dei poteri dell'Anello ai Nani con cui si trovava a viaggiare, e questi lo riferirono poi a Gandalf, che iniziò ad insospettirsi. Intanto il potere malefico dell'anello lo iniziò a corrodere perché raccontò che l'anello era il premio del loro gioco, racconterà la vera storia solo al consiglio di Elrond a Granburrone.

Gollum, nel frattempo, lasciò le Montagne Nebbiose e seguì le tracce dell'Anello. Viaggiò per anni nelle Terre Selvagge, ma poi venne catturato da Sauron e dopo atroci torture rivelò l'esistenza di Bilbo e della Contea.[19]

L'Anello e Bilbo[modifica | modifica sorgente]

Bilbo usò poi spesso l'anello, soprattutto per sfuggire alla vista dei suoi terribili cugini, i Sackville-Baggins che non gli hanno mai perdonato di essere tornato dalla sua passata avventura col drago e non avergli quindi lasciato Casa Baggins.[20] In uno di questi momenti gli amici di Frodo scoprirono che c'era qualcosa di più strano di quello che si pensava in Bilbo; in seguito collegarono tutto all'anello.

Nell'anno 3001 della Terza Era, il giorno del suo 111º compleanno, Bilbo decise di combinare uno scherzo con l'aiuto dell'Anello per andarsene da Hobbiville:[21] decise così di infilarsi l'Anello nel bel mezzo del suo discorso e di scomparire, per poi tornare in camera sua, prendere i bagagli e partire assieme ai nani che lo avevano aiutato a organizzare la festa ed avevano portato i regali direttamente da Erebor.[22] Gandalf riuscì a convincere lo Hobbit a lasciare l'Anello a suo nipote Frodo, che aveva adottato quando i genitori di quest'ultimo morirono annegati.[23]

Non fu facile per Bilbo staccarsi dall'Anello e dal suo potere. In effetti (se si esclude Sam Gamgee, che ha portato l'Anello solo per poche ore) Bilbo è stato l'unico possessore dell'anello che è riuscito a rinunciarvi spontaneamente, sia pure a fatica.[24]

Questo fu il primo sacrificio fatto per l'Anello. Ne sono presenti molti nella catena di eventi legati ad esso; è un esempio di interazione fra la possibilità di scelta autonoma ed il destino, un tema ricorrente nel Signore degli Anelli.

Il ritorno di Sauron e la Compagnia dell'Anello[modifica | modifica sorgente]

Nel frattempo il potere di Sauron cominciò a crescere e la torre oscura di Mordor fu ricostruita; il potere di Sauron era legato all'anello e le fondamenta della torre oscura erano state create con il potere dell'anello e solo con la sua distruzione sarebbe stata distrutta totalmente la torre.[25]

Per impedire la riconquista dell'Anello, Frodo ed altri otto compagni partirono da Gran Burrone alla volta di Mordor per distruggere l'Anello nella lava del Monte Fato;[26] durante il viaggio, però, Frodo sentì sempre di più il potere dell'Anello e temette che stesse per corromperlo: questo infatti tentò di corrompere anche i suoi compagni di viaggio e le persone che incontrò durante il cammino, e se alcuni riuscirono a resistere, per altri non fu possibile. L'Anello, ad esempio, causò la morte di Boromir.[27]

Ad un certo punto la Compagnia si divise, e mentre gli altri compagni seguivano i loro destini, Frodo e Sam proseguirono la strada per Mordor.[28] Poco dopo trovarono Gollum e lo obbligarono a guidarli verso il Monte Fato;[29] Gollum tuttavia cedette alle tentazioni dell'Anello[30] e li condusse dal ragno Shelob per la via di Cirith Ungol;[31] lì Shelob li attaccò, Frodo rimase a terra privo di sensi e senza respirare.[32] Pensando che il suo amico fosse morto, Sam prese l'Anello per un breve periodo, giurando che avrebbe portato lui a compimento la missione.[33] Invece, a sua insaputa, un gruppo di orchi prese con sé Frodo, il quale non era morto ma solo addormentato;[34] Sam li seguì sulla torre di Cirith Ungol e approfittando di un litigio fra gli orchi liberò Frodo, gli ridiede l'Anello[35] e insieme ripresero il viaggio per la via del Morannon per raggiungere il Monte Fato.

La fine[modifica | modifica sorgente]

Frodo e Sam arrivarono finalmente sull'orlo della voragine del Monte Fato, ma Frodo decise di tenersi l'Anello anziché distruggerlo, lasciandosi all'ultimo corrompere dal suo potere.[36] Dietro di lui però arrivò Gollum che li aveva seguiti per tutto il viaggio. Sull'orlo del precipizio lo assalì benché Frodo fosse invisibile e gli mozzò il dito a morsi.[37] Ma, mentre esultava sul bordo del baratro, Gollum scivolò, insieme all'Anello, in grembo alla voragine del vulcano:[37] e quella fu la fine di Mordor e di Sauron, che da allora sparì e non poté più tornare. Gli orchi si dispersero ma il male creato dall'anello rimase ancora lungi dallo scomparire.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Caratteristiche fisiche[modifica | modifica sorgente]

L'Unico Anello.

Il manufatto è un semplice anello, tuttavia perfetto in ogni aspetto e, al contrario degli altri Anelli del Potere, non presenta alcuna gemma o cesellatura evidente.[38] Ciò fu voluto espressamente da Sauron, che in questo modo tentò di dissimulare il più potente dei Grandi Anelli sotto un'apparenza umile.

È costruito in oro,[15][39] sebbene lavorato in modo da vanificare ogni tentativo di distruggerlo o anche solo di scalfirlo; esiste infatti un unico modo per distruggerlo: sottoporlo all'immenso calore con cui fu forgiato, condizione che in tutta la Terra di Mezzo si presenta solamente nella lava del Monte Fato.[40]

L'Anello ha inoltre la peculiarità di allargarsi o restringersi spontaneamente, ciò per adattarsi in modo perfetto al dito di chi lo possiede, sia esso uno Hobbit, un Uomo, Sauron stesso o un altro tipo di creatura.

Sebbene normalmente sia perfettamente liscio, quando è rovente mostra, sotto forma di linee incandescenti, una scritta in caratteri Tengwar nella lingua di Mordor:[13]

One Ring inscription.svg

Ash nazg durbatulûk, ash nazg gimbatul,
Ash nazg thrakatulûk agh burzum-ishi krimpatul.

Queste sono le parole pronunciate da Sauron subito dopo la forgiatura, la cui traduzione è:

« Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.[19] »

Sono gli stessi versi che fanno parte della Poesia dell'Anello, e che, uditi dal fabbro elfico Celebrimbor mentre il Signore Oscuro li pronunciava, gli permise di comprendere le sue malvagie intenzioni, ragion per cui venne più tardi ucciso da Sauron stesso.[4][41][42]

Caratteristiche magiche[modifica | modifica sorgente]

« Il mondo si tramutò, ed un solo attimo di tempo si empì di un’ora di riflessione. Si accorse subito che il suo udito era più acuto e la vista più debole[…]. Ogni cosa attorno a lui non era scura bensì vaga, indistinta[…]. Non si sentiva per nulla invisibile, ma orribilmente e opacamente visibile: sapeva che da qualche parte un Occhio lo cercava alacremente. »
(Sensazioni provate da Sam quando indossa l'Anello alla fine de Le due Torri.[43])

Fa parte della natura dell'Anello corrompere lentamente, ma inevitabilmente il suo portatore (pur rendendolo immortale, caratteristica degli Anelli del Potere, finché lo si possiede). Non si conosce se questo fatto sia dovuto alla magia dell'Anello o sia semplicemente causato dalle origini diaboliche del manufatto: Sauron potrebbe aver previsto di dotare il suo Anello di una tale proprietà, ma non pensò mai probabilmente di farlo portare ad altri; per questo motivo i saggi, tra cui Gandalf, Elrond e Galadriel, rifiutarono di usare l'Anello per la propria difesa, e preferirono la sua distruzione.[44] L'unico essere su cui l'Anello non ha avuto alcun effetto è l'enigmatico Tom Bombadil.[45]

Quando una persona indossa l'Anello, è temporaneamente traslata dalla realtà fisica a quella spirituale. In quella realtà, se essa riuscisse a sottomettere coscientemente la volontà dell'Anello potrebbe usufruire di tutti i poteri che Sauron ha avuto prima di perdere l'Anello, cioè potrebbe controllare gli altri Anelli del Potere. Un effetto secondario (ma solitamente il primo effetto notato) dell'Anello è che rende invisibile agli esseri del mondo fisico colui che lo indossa, ma altamente visibile agli esseri spirituali come i Nazgûl.[46] Questo "mondo oscuro" è il mondo in cui i Wraiths (dei potenti non-morti) sono costretti a vivere, ed è anche il mondo in cui anticamente dominavano i Calaquendi (gli Elfi di luce), come ad esempio Glorfindel, il quale è visto da Frodo, quasi nel mondo delle ombre a causa del Pugnale Morgul.[47]

Nella Terra di Mordor, dove fu creato, il potere dell'Anello aumenta in modo considerevole: il suo portatore diviene in grado di utilizzarlo inconsciamente, senza bisogno di indossarlo.[48] Il Portatore acquisisce un'aura di oscurità e potenza, in grado di terrorizzare chiunque lo circondi. Quando Sam incrocia l'orco nella torre di Cirith Ungol, gli è sufficiente stringere l'anello perché il suo nemico veda, al posto dell'hobbit, un potente guerriero ammantato d'ombra, in una mano una spada elfica e nell'altra un potere oscuro e terribile.[49] Allo stesso modo, quando Gollum attacca Frodo sul Monte Fato, quest'ultimo impugna l'Anello e appare agli occhi dei presenti come una figura ammantata di bianco, con una ruota fiammeggiante nella mano: subito dopo, con voce di comando, Frodo afferma che se Gollum oserà toccarlo ancora, sarà scagliato nel fuoco del Fato. Questa frase, regolarmente avveratasi, può essere interpretata allo stesso tempo come una profezia o una minaccia.

Nei film di Peter Jackson, chi indossa l'Anello deve muoversi nel mondo oscuro dove tutto appare sfuocato e distorto. Nel romanzo, invece, né Bilbo Baggins né Frodo Baggins hanno mai accennato a questa cosa quando usano l'Anello, ma quando Samvise Gamgee lo indossa alla fine de Le due Torri avverte qualche cosa di simile[43] a ciò che è descritto nel film. Questa è l'unica volta in cui si accenna a questo fatto nei libri e potrebbe essere attribuito al potere di Sauron che aumenta, perché Sam è all'interno dei cancelli di Mordor quando usa l'Anello. Si noti inoltre che Sam non ha mai indossato l'Anello nei film.

Il destino dei Portatori[modifica | modifica sorgente]

Dei molti che hanno portato l'Unico Anello, solo tre sopravvissero alla sua distruzione. Bilbo Baggins, che lo portò più a lungo degli altri, ne ricavò una vita molto lunga. Frodo rimase gravemente menomato, nello spirito e nel corpo, dalla sua missione. Sam fu l'unico a non avere conseguenze di rilievo (probabilmente perché lo portò con se solo per poco tempo).

Per aver svolto il loro ruolo, tutti e tre gli Hobbit ricevettero il permesso di partire per le Terre Immortali, dove avrebbero potuto essere curati da tutte le loro lesioni. Bilbo e Frodo partirono assieme a Gandalf, Galadriel, Elrond e la maggior parte degli Elfi.[50][51] Sam visse normalmente ma alla morte della moglie affidò il Libro Rosso alla figlia e scomparve nel nulla:[52] si ipotizza che a sua volta abbia attraversato il mare e sia giunto alle Terre Immortali.[52] Il loro soggiorno nelle terre dei Valar è comunque temporaneo, in quanto gli Hobbit rimangono comunque mortali.

Simbolismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Influenze ne Il Signore degli Anelli.

Tolkien ha scritto quanto segue circa l’idea dell’Unico Anello:

(EN)
« I should say that it was a mythical way of representing the truth that potency (or perhaps potentiality) if it is to be exercised, and produce results, has to be externalized and so as it were passes, to a greater or lesser degree, out of one's direct control. »
(IT)
« Direi che si tratta di un espediente mitologico per rappresentare una verità: che la potenza (o forse meglio la potenzialità) per essere esercitata e per produrre risultati deve essere esteriorizzata e in questo modo esce (in maggiore o minor grado) dal diretto controllo della persona.[53][54] »

Tolkien concesse una certa elasticità nell'ambito delle interpretazioni delle sue opere per rispetto della libertà del lettore[55] ed in effetti molte persone hanno cercato di vedere nell'Unico Anello un qualche simbolo o una qualche metafora. Qualcuno per esempio pensò all'energia nucleare o alla bomba atomica, e spesso l'Anello viene preso come loro simbolo,[56] il che sarebbe assolutamente anacronistico, poiché l'Anello è stato inventato verso la fine degli anni 1930; la fissione nucleare fu sì scoperta in quel periodo, ma sia i primi reattori scientifici che la bomba atomica non si sarebbero conosciuti fino al 1945. Un'altra possibile interpretazione è che l'Anello rappresenti la bramosia di potere, che nella visione di Tolkien porta sempre alla corruzione ed è connotato in modo fortemente negativo. Inoltre la dipendenza che l'Anello esercita su chiunque gli stia accanto e le relative ripercussioni fisiche e psichiche mostrate in molti personaggi, tra cui Bilbo, Frodo, Gollum e Saruman, ma anche altri, sono ossessioni paragonabili a quelle comuni in chi assume droga.[57]

Un'interpretazione recente dell'autore danese Peter Kjaerulff teorizza che l'Anello del Potere ricordi gli anelli maledetti descritti da Platone in Repubblica (l'Anello di Gige), e da Richard Wagner nella tetralogia L'anello del Nibelungo (l'anello Andvaranautr).[58][59] Tuttavia Tolkien ha negato con decisione questo collegamento, rispondendo in tal modo: «Entrambi gli anelli sono rotondi, e le somiglianze finiscono qui».[60] Secondo la biografia di Tolkien scritta da Humphrey Carpenter, egli disprezzava l’interpretazione di Wagner dei miti più importanti della mitologia germanica.[61] D'altronde un collegamento effettivo è altamente improbabile: si ricordi che il tòpos dell'anello dotato di particolari funzioni è largamente presente in tutte le culture fin dall'antichità e si potrebbero citare molti romanzi e poemi, medievali e no, che mettono in scena un anello magico (basti pensare agli anelli che rendono invisibili di Angelica e Argalìa ne l'Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo). Cercare di distruggere un tesoro invece è insolito sia nel folclore sia nella letteratura epica, mentre è molto più comune cercare di riguadagnare un tesoro: Tolkien stesso ha descritto ne Lo Hobbit il tentativo di recuperare il tesoro rubato ai nani dal drago Smaug. Tuttavia altri critici ritengono che l'opera di Tolkien abbia attinto a piene mani dal lavoro di Wagner e che la creazione del primo esista all'ombra del secondo.[58] Altri, come Tom Shippey[62] e Gloriana St. Clair[63] attribuiscono le somiglianze al fatto che Tolkien e Wagner hanno creato lavori simili sulla base delle stesse fonti. Tuttavia, Shippey e altri ricercatori hanno scritto in una posizione intermedia, affermando che entrambi gli autori, infatti, avevano utilizzato gli stessi materiali di base, ma che Tolkien era, in realtà, in debito con alcuni dei temi originali, approfondimenti e usi artistici realizzati su tali fonti che apparirono prima con Wagner.[64]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 344.
  2. ^ a b J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 342.
  3. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 343.
  4. ^ a b c J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 345.
  5. ^ a b J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 1293.
  6. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 371.
  7. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 352.
  8. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 320.
  9. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 309.
  10. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 1296.
  11. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 353.
  12. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 1299.
  13. ^ a b c J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 321.
  14. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 63.
  15. ^ a b J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 72.
  16. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 67.
  17. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 73.
  18. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 74.
  19. ^ a b J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 322.
  20. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 50.
  21. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 58.
  22. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 60.
  23. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 63.
  24. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., pp. 62-63-64.
  25. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 337.
  26. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 347.
  27. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 508.
  28. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 502.
  29. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 749.
  30. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 873.
  31. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 865.
  32. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 877.
  33. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 883.
  34. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 894.
  35. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 1090.
  36. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 1129.
  37. ^ a b J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 1130.
  38. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 319.
  39. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 313.
  40. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., pp. 336-337.
  41. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 308.
  42. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 324.
  43. ^ a b J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 884
  44. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 338.
  45. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 335.
  46. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 256.
  47. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 271.
  48. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 885.
  49. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 1081.
  50. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., pp. 1224-1225.
  51. ^ J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 1310.
  52. ^ a b J.R.R. Tolkien, op. cit., p. 1312.
  53. ^ J.R.R. Tolkien, La realtà in trasparenza, lettera n°211, 1958.
  54. ^ http://www.gliscritti.it/approf/2006/saggi/tolkien2.htm#sdfootnote113anc: per quanto riguarda la traduzione della frase dall'inglese.
  55. ^ Carpenter, op. cit., Letters n°203.
  56. ^ Carpenter, op. cit., Letters n°226.
  57. ^ Andy Serkis, l'attore che impersona Gollum nella trilogia di Peter Jackson, ha citato la droga come fonte d'ispirazione per la sua performance. Andy Serkis, intervista alla BBC. URL consultato il 29 febbraio 2012.
  58. ^ a b Alex Ross, "The Ring and the Rings> Wagner vs Tolkien", The New Yorker, December 22, 2003.
  59. ^ Peter Kjaerulff, The Ringbearer's Diary, 2001.
  60. ^ Humphrey Carpenter, La realtà in trasparenza, lettera n° 229.
  61. ^ (EN) Humphrey Carpenter, Tolkien: A Biography, New York, Ballantine Books, 1977, ISBN 0-04-928037-6..
  62. ^ (EN) Tom Shippey, The Road to Middle-earth, pag. 296.
  63. ^ CMU Libraries: Book: Tolkien's Cauldron, Shelf1.library.cmu.edu, 11 ottobre 2001. URL consultato il 16 novembre 2011.
  64. ^ Roots and Branches..

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Tolkien Portale Tolkien: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Tolkien
Questa è una voce di qualità. Clicca qui per maggiori informazioni
Wikimedaglia
Questa è una voce di qualità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 20 marzo 2012vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti altri suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Criteri di ammissione  ·  Segnalazioni  ·  Voci di qualità in altre lingue