Valar

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« Ma una condizione ha posto Ilúvatar, ovvero a renderla necessaria è il loro amore, ed è che la loro potenza da quel momento fosse contenuta e limitata nel Mondo, in esso per sempre, finché sia completo, per modo che essi ne siano la vita, e il Mondo la loro. Ed è per questo che sono chiamati Valar, le Potenze del Mondo. »
(John Ronald Reuel Tolkien, Il Silmarillion, tr. Francesco Saba Sardi, Club degli Editori (su licenza Rusconi), 1980 , p. 17)

I Valar (singolare Vala) sono personaggi di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese John Ronald Reuel Tolkien. Compaiono nel Silmarillion e sono le cosiddette Potenze del Mondo[1] che vivono in Aman[2] – nel Reame Beato di Valinor – la più occidentale tra le terre di Arda, e possono essere equiparati agli "dei", ciascuno abbinato ad un diverso elemento. I Valar sono quegli Ainur (entità create dal pensiero di Eru Ilúvatar) che hanno deciso di proseguire la loro esistenza all'interno di , da loro stessi ideato.

Caratteristiche e storia[modifica | modifica sorgente]

Modellati dall'immaginazione di Tolkien molto probabilmente sulla scorta delle divinità olimpiche greche, a differenza dei loro "cugini" euromeridionali, i Valar, nell'intenzione di Tolkien, dovevano costituire il nucleo mitologico divino da cui attingere le storie da lui narrate, creando così una mitologia celtico-anglo-sassone da contrapporre a quella greco-romana.

A differenza degli dei greci, i Valar sono sì esseri maestosi e potenti, ma sottoposti al Dio Supremo, Eru, che nella concezione tolkeniana doveva essere l'equivalente mitologico del Dio cristiano, saggio, lungimirante, misericordioso e onnipotente. I Valar, proprio per essere una sorta di creature angeliche al servizio del Bene, sono del tutto diverse dalle corrispondenti versioni greco-romane: così Tulkas, Dio della Guerra, è sì un guerriero valoroso e intrepido, ma affatto diverso per intemperanze e crudeltà dal Dio Ares; Manwë, ovvero lo Zeus tolkeniano, è al pari del suo corrispettivo greco il sovrano degli Dei, ma diversamente da questo non si diverte a fornicare con belle fanciulle mortali. I Valar sono meri esecutori della volontà dell'Unico Dio e non sono dotati di libero arbitrio come gli umani. È altresì e solo da questo punto di vista che è possibile paragonarli agli dei greci: i Valar agiscono per necessità, la loro facoltà di scelta è limitata agli errori di calcolo che eventualmente possono commettere, non essendo onniscienti come Eru Ilùvatar. Come anche Zeus, d'altronde, che esegue solo il volere del fatum latino o týche greca. E solo in quest'ottica si può ravvisare la scelta di Morgoth di non mettersi più al servizio del Dio ma di perseguire scopi di conquista assoluta del potere con i mezzi del terrore, dello sfruttamento e del traviamento del più debole. L'aver erroneamente creduto di potersi impossessare della Fiamma Imperitura, lo strumento mitologico della Creazione, ha spinto Morgoth ad abbandonare Dio, senza comprendere che la sua azione era già stata prevista da Eru e faceva parte di un più grande Disegno Universale. Sono Dei cristiani, in un certo senso, e cristianamente personificano le virtù cardinali e teologali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza, e fede, carità, speranza.

Morgoth, il Signore Oscuro, è paragonabile al Satana giudaico-cristiano, un essere angelico di pura malvagità, una personalità potentissima ma tracotante al punto da non conoscere i propri limiti; Melkor, che come Lucifero partecipava al Disegno Divino con la maggior gloria e maestà, aspira a una sua propria creazione indipendente dalla volontà di Eru, quindi si erige al pari di Eru, l'Unico Dio, salvo poi essere ammonito dal suo creatore del fatto che tanto a lui, essere pur potentissimo quanto a tutti gli altri Valar, è preclusa la creazione dal nulla, ab nihilo. La ribellione di Morgoth è, nella concezione teleologica di Tolkien, un evento necessario, non arbitrariamente deciso da una volontà, quella di Morgoth, ma intellettivamente previsto e calcolato dallo stesso Eru. Riprendendo uno dei temi già analizzati dalla teologia cristiana, il Morgoth-Lucifero di Tolkien è niente di più che uno strumento della onnipresente volontà divina. Così anche le sue azioni malvagie perpetrate ai danni dell'Uomo rappresentano non, come sarebbe nelle intenzioni di Morgoth, una distruzione del disegno divino, semmai ne sarebbero un suo arricchimento involontario.

Tra gli Ainur originati da Ilúvatar alcuni decisero di rimanere con lui, mentre altri scelsero di andare nell'Arda poiché colpiti dalla visione del mondo contenente ciò essi avevano espresso con il loro canto (Musica degli Ainur) e affascinati dai figli di Ilúvatar (pensati da lui stesso e presenti nella visione): questi secondi spiriti sono i Valar, ognuno dei quali ebbe un compito particolare nel modellamento e arricchimento del mondo. I Valar una volta arrivati nell'Arda si resero conto che il mondo era ancora un luogo oscuro e buio e ciò che avevano visto era solo una visione non concreta. Così iniziarono a preparare la terra per la venuta dei figli di Ilúvatar, ostacolati da Melkor che distruggeva ogni cosa da loro creata, ma inconsapevolmente contribuiva nella stabilizzazione dell'Arda. La loro prima abitazione nel "Piccolo Regno fra le innumerevoli stelle" (Arda) fu in Almaren, un'isola in un grande lago della Terra di Mezzo, ma dopo la sua distruzione, molto prima del Risveglio degli Elfi, si spostarono nel continente di Aman e lì fondarono il regno beato di Valinor.

Elenco dei Valar[modifica | modifica sorgente]

Fra tutti i Valar, nove sono considerati supremi in potere e in considerazione. Melkor viene però generalmente tolto dal novero, facendo sì che ne rimangano otto, gli Aratar, i Supremi di Arda, in ordine: Manwë e Varda, Ulmo, Yavanna e Aulë, Mandos, Nienna e Oromë. Questi sono considerati superiori rispetto a qualunque altro Valar, Maiar e a tutte le altre specie inviate da Ilúvatar in Eä.

  • Manwë detto Súlimo, Re dei Valar, Supremo Sovrano di Arda, Signore dell'Aria;
  • Ulmo, Re del Mare, Signore delle Acque;
  • Aulë detto Mahal ovvero il Fabbro, Signore della Terra;
  • Oromë detto Aldaron, il Grande Cavaliere, Signore delle Foreste;
  • Námo detto Mandos, il Giudice, Signore della Morte e del Destino; fratello maggiore di Lòrien, risiede nelle Aule di Mandos
  • Irmo detto Lórien, Signore del Desiderio; fratello minore di Námo (o Mandos), e insieme sono indicati come Fëanturi ("I Signori degli Spiriti"). Di solito viene chiamato Lórien, dal luogo dove dimora, ed i suoi giardini che in Lórien sono situati, sono i più belli di tutta Arda. È il Signore delle Visioni e dei Sogni e il suo nome significa "Desiderante" o "Signore del Desiderio".
  • Tulkas detto Astaldo, il Valoroso, il Campione di Valinor, Signore della Guerra
  • Melkor detto Morgoth, Oscuro Signore, Fiamma di Udun, Creatore del Male, Signore del Fuoco

Le Regine dei Valar (Valier)[modifica | modifica sorgente]

  • Varda detta Elentári, Signora delle Stelle; sposa di Manwe Sùlimo
  • Yavanna detta Kementári, Palúrien, Dispensatrice di Frutti, Regina della Terra; sposa di Aulë
  • Nienna, Signora della Tristezza; è stato il suo pianto ad ispirare negli altri Dei misericordia verso i mortali
  • Estë la Guaritrice, Signora della Pace. Il suo nome significa riposo. Suo sposo è Irmo, e vive con lui nei giardini di Lórien in Valinor. Durante il giorno non cammina, ma riposa nell'isola del lago Lórellin. Dalle fontane di Irmo ed Estë chiunque abiti in Valinor può rinfrescarsi;
  • Vairë la Tessitrice, Signora della Storia; sposa di Mandos, tesse continuamente delle tele che raffigurano tutta la storia del mondo;
  • Vána la Sempregiovane, Signora della Primavera; sorella di Yavanna e sposa di Oromë. Al suo passaggio i fiori si aprono e gli uccelli cantano allegramente.
  • Nessa la Danzatrice, Signora della Femminilità; è nota per la sua velocità e la sua agilità, per la sua capacità di comunicare con i cervi che la seguono tra la natura e per il suo amore per la danza nelle terre sempreverdi di Valinor; sposa di Tulkas. È anche nota per la sua bellezza pura e per l'amore che suscita il suo sguardo.

Albero genealogico dei Valar[modifica | modifica sorgente]

In azzurro sono indicati i Valar, in rosa le Valier; il tratteggio indica che Eru ha concepito i due Ainur come marito e moglie.

Eru Ilúvatar
Manwë Súlimo
Ulmo
Aulë Mahal
Oromë Aldaron
Tulkas Astaldo
Námo Mandos
Irmo Lórien
Varda Elentári
Yavanna Kementári
Vána
Nessa
Vairë
Nienna
Estë


Origini dei loro poteri e nomi nella finzione, aspetto[modifica | modifica sorgente]

Questi sono i nomi dei Valar come sono conosciuti dagli Eldar. Nella Terra di Mezzo essi (i Valar) vennero conosciuti con altri nomi in particolare di origine Sindarin; per esempio Varda veniva chiamata Elbereth. Gli Uomini li chiamavano in altri modi ancora e davano loro il titolo di dèi. Bisogna notare che questi, ad eccezione di Oromë, non sono i loro veri nomi ma piuttosto dei titoli: i loro veri nomi non vengono ricordati in nessun luogo.

I Valar furono coloro tra i più grandi degli Ainur che testimoniarono la Visione di Ilúvatar e che la amarono di più. Essi scelsero quindi di scendere in Eä per poterne divenire parte integrante. Melkor, che fu il più indifferente alla Visione, fu, al contrario, l'unico Vala che scese in Eä per cercare di sottometterla al proprio potere.

Il potere di ognuno di loro su un particolare elemento dell'universo, diverso da Vala a Vala, è dovuto al fatto che ciascuno di esso fu il primo o comunque il principale Ainu che immaginò e cantò di quel particolare elemento nell'Ainulindalë.

I Valar non hanno una forma visibile fissa, ma spesso assumono le sembianze di Uomini ed Elfi, o rimangono invisibili, in quanto esseri di puro spirito. Melkor (che rimane sempre un Ainu) perse l'abilità di cambiare aspetto prima della sua caduta, come in seguito il suo luogotenente Sauron (un Ainu anche lui, sebbene solo un Maia). A volte, per incutere timore, i Valar si mostravano in tutta la loro possenza, o come esseri antropomorfi giganteschi, oppure assumendo forme mostruose modellate dalla materia di cui ognuno di loro era fatto; per esempio Ulmo raramente decideva di comparire agli uomini, per timore di spaventarli troppo, dal momento che sarebbe apparso come un immenso essere di sembianze umane ma fatto di onde e acqua profonda. Melkor sfruttò anzi questa capacità di assumere forme mostruose inducendo spesso alla follia e alla disperazione elfi e uomini, mostrandosi come una creatura gargantuesca dall'aspetto orribile e con uno sguardo micidiale.

La presunta appartenenza al genere maschile e femminile dei Valar è solo una rappresentazione, per così dire, "estetica" della loro maestà intrinseca: infatti, quando essi decidono di assumere forme fisiche, scelgono uno dei sessi per ricoprirsi della loro nudità divina. Ma ciò non vuol dire che la loro sostanza sia asessuata, ma che la forma da loro scelta corrisponda proprio alla sostanza intrinseca di cui sono fatti; esempio: una donna tenderà a indossare panni femminili per accentuare la sua femminilità, ma non saranno gli abiti che veste a renderla donna, perché anche se rimanesse nuda si capirebbe comunque il suo sesso.

La particolarità di Morgoth[modifica | modifica sorgente]

Melkor era inizialmente il più possente; ha perduto gradualmente i suoi poteri e abilità per aver portato morte e distruzione e riversato la sua potenza nelle malvagie entità a cui ha dato vita, e non viene più annoverato tra i Valar.

Anche Melkor è un Vala, ma per la sua perfidia e malvagità, che tanti mali hanno causato alla Terra, non viene più annoverato fra le Potenze di Arda ed egli viene generalmente conosciuto col nome di Avversario (Morgoth). Purtuttavia l'elemento distintivo di Melkor è il fuoco, ma di una fattura diversa rispetto alla Fiamma Imperitura; laddove infatti il fuoco di Melkor può solo modellare, ricostituire o distruggere, il Fuoco Segreto invece serve a creare e a costruire. Dunque Melkor è il Signore del Fuoco: questo lo pone al di sopra degli altri Valar, secondo la classificazione aristotelica degli Elementi; Fuoco, Aria, Acqua e Terra. Per il fatto però che Melkor abbia usato i suoi poteri spesso e volentieri per corrompere e distruggere, egli ha gradualmente perduto la sua forza vitale, riversandola lentamente nelle aberrazioni che creava nel desiderio di dominare Arda.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tolkien, op. cit., p.17
  2. ^ Tolkien, op. cit., p.38

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • John Ronald Reuel Tolkien, Il Silmarillion, Club degli Editori (su licenza Rusconi), 1980.

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