Saruman

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Saruman
Christopher Lee interpreta Saruman nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson
Christopher Lee interpreta Saruman nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson
Universo Arda
Lingua orig. Inglese
Alter ego Curumo, Curunìr
Soprannome Il Saggio, Multicolore, Sharkey
Autore John Ronald Reuel Tolkien
Interpretato da Christopher Lee
Voce orig. Kerr Fraser (versione animata de Il Signore degli Anelli)
Voci italiane
Specie Ainur[1]
Sesso Maschio
Etnia Maia di Aulë[1]
Data di nascita Creato da Eru Ilúvatar prima dell'inizio del tempo
Abilità
  • magia
« - "Bianco!", sogghignò. "Serve come base. Il tessuto bianco può essere tinto. La pagina bianca ricoperta di scrittura, e la luce bianca decomposta"
- "Nel qual caso non sarà più bianca", risposi. "E colui che rompe un oggetto per scoprire cos'è, ha abbandonato il sentiero della saggezza" »
(Scambio di battute tra Saruman e Gandalf, che narra il loro incontro. J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli.[1])

Saruman è un personaggio di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. Appare principalmente nel romanzo Il Signore degli Anelli, assumendo anche un ruolo di certa rilevanza, e viene menzionato anche ne Il Silmarillion e nei Racconti incompiuti.

È il capo dell'ordine del Bianco Consiglio ovvero l'alto comando dei Popoli Liberi nella Terra di Mezzo dove siedono i più potenti tra gli Eldar e tra gli Istari; di tale ordine è anche, almeno inizialmente, il capo, nonché il membro più saggio e potente. Vecchio amico di Gandalf, Saruman assumerà un ruolo malvagio nel prosieguo delle vicende de Il Signore degli Anelli, ingannato e sotto l'influenza di un incantesimo di Sauron, si metterà a capo di un esercito di orchi per conquistare la Terra di Mezzo, facendo il doppio gioco sia con i protagonisti, sia con il principale antagonista del racconto, l'Oscuro Signore Sauron.

Nelle altre opere, Saruman viene citato nei Racconti Incompiuti, nei quali vengono aggiunti dettagli sulla sua origine e alcuni fatti antecedenti la trama de Il Signore degli Anelli[2]. Ne Il Silmarillion, invece, vengono aggiunti dettagli sulle dinamiche del Bianco Consiglio durante la storia de Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli[3].

Creazione e sviluppo del personaggio[modifica | modifica sorgente]

Saruman compare (seppur indirettamente) per la prima volta nel romanzo La Compagnia dell'Anello, il primo volume de Il Signore degli Anelli. Diversamente da altri personaggi, Saruman non venne ideato subito dall'autore ed è per questo che lo stregone non compare ne Lo Hobbit e neppure nel terzo capitolo de Il Silmarillion (Quenta Silmarillion[4]). La creazione di Saruman, quindi, risale proprio alla fase di lavorazione de Il Signore degli Anelli. Nelle prime bozze Saruman veniva descritto come "Il più inquietante di tutti" ed era chiamato Saramond il Bianco, poi successivamente mutato in Saramund il Grigio ed infine in Saruman il Bianco; sempre in questo periodo, Tolkien cominciò a sviluppare l'idea che questo nuovo personaggio potesse intrappolare in qualche modo Gandalf[5], il che lo avrebbe posto tra i personaggi negativi del racconto[6].

La lavorazione di Saruman proseguì anche nel secondo libro, Le due Torri, nel quale il personaggio ha un ruolo più ampio: ha infatti creato degli speciali orchi che, essendo al suo servizio, gli obbediscono e ostacolano i protagonisti. L'idea iniziale era quella di far comparire Saruman ai protagonisti Aragorn, Legolas e Gimli nella foresta Fangorn, ma l'autore decise di modificare tale idea sostituendo Saruman con Gandalf[7]. Dopo la sua sconfitta ad Isengard, Saruman ricompare nel terzo libro, Il ritorno del Re, assumendo l'identità di Sharkey[8], il capo dei mezzi orchetti (probabilmente originari di Gondor e molto probabilmente spie di Saruman a Minas Tirith, colpevoli di aver conquistato la Contea soprattutto dopo la loro cacciata da Gondor). Come fa notare Christopher Tolkien, l'identità di Sharkey, all'inizio, era sconosciuta al lettore probabilmente perché Tolkien non aveva ancora deciso, all'epoca, a chi affibbiare tale identità; l'autore prese in considerazione altri personaggi, come il misterioso "Capo", Lotho Sackville-Baggins, ma poi decise di scegliere Saruman[8].

Nella scena della morte di Saruman, Tolkien descrive particolarmente come il corpo del personaggio si raggrinzisce dopo la pugnalata infertagli da Grima Vermilinguo: "Con costernazione dei presenti, intorno al cadavere di Saruman si formò una specie di nebbia grigia che salì lentamente sempre più in alto, come fumo sprigionato da un fuoco, e giganteggiò sul Colle simile a una pallida figura velata. Esitò un momento, rivolta a occidente; ma proprio da lì venne un vento freddo la sospinse, ed essa finì col dissolversi sospirando"[8]. Queste parole vennero aggiunte in un secondo momento dall'autore[9].

John D. Rateliff e Jared Lobdell hanno affermato che la morte di Saruman ha delle analogie con la morte della maga Ayesha, personaggio letterario di Henry Rider Haggard apparsa nel romanzo Lei[10]. Altra analogia riguarda il rifiuto di Saruman di ritornare dalla parte delle forze del bene che assomiglia molto al rifiuto di Satana in Paradiso perduto, opera di John Milton, di ritornare a servire Dio[11].

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Saruman è così chiamato dagli uomini del Nord. La probabile traduzione potrebbe essere "uomo astuto/abile", mentre, con lo stesso significato, è Curumo in Quenya e Curunír in Sindarin (che significa appunto "L'Uomo Abile"[1][12]). Lo pseudonimo di Sharkey, utilizzato da Saruman durante la sua dittatura nella Contea, è probabilmente un termine originariamente tratto dal linguaggio degli Orchi, Sharkù, ovvero "Vecchio uomo"[8].

Biografia del personaggio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Signore degli Anelli.

Dalle Appendici[modifica | modifica sorgente]

Egli era in origine un Maia del popolo di Aulë il Fabbro. Come facente parte del gruppo degli Istari, fu inviato dai Valar per contrastare il potere di Sauron, e giunse attorno l'anno 1000 T.E. nella Terra di Mezzo[1]. Viaggiò in molte occasioni nei paesi dell'Est assoggettati dal Nemico. Nel 2759 T.E. riceve da Beren, Sovrintendente di Gondor, le chiavi di Orthanc. Da allora, fino alla Guerra dell'Anello, dimora stabilmente ad Isengard[13].

È considerato il più potente fra gli Istari, il capo dell'ordine degli Stregoni. Viene messo al vertice del Bianco Consiglio, di cui fanno parte Gandalf, Radagast, Galadriel, Celeborn, Círdan, Thranduil e Elrond. Tra tutti, è quello che conosce più a fondo le trame del Nemico. Studiò la storia e la tradizione degli Anelli del Potere. Questa è probabilmente la sua rovina: si insinua infatti in lui il desiderio di trovare e controllare l'Unico Anello[1]. Comincia così a vedere in Sauron non già un nemico da combattere, ma un rivale da temere[1]. Ritiene, però, che sia meglio lasciare Sauron in pace in modo che l'Anello cerchi di tornare dal proprio padrone[1]. Arriva così a mentire al Consiglio che chiede un attacco a Dol Guldur: afferma infatti che mai l'Unico Anello verrà ritrovato nella Terra di Mezzo[1]. Intanto, alla luce della fine d'Isildur che egli conosce perfettamente, effettua delle ricerche nell'Anduin all'altezza dei Campi Iridati[1].

Ma quando apprende che anche Sauron sta scandagliando il fiume, fa sua la proposta del Consiglio e attacca Dol Guldur[1]. Sauron ne viene così scacciato, soprattutto grazie alle astuzie di Saruman[1]. Questo succede nell'anno 2941, lo stesso anno del ritrovamento dell'Anello da parte di Bilbo Baggins[1]. Nel 2953 ha luogo l'ultima seduta del Bianco Consiglio; da lì in poi, Saruman si ritira ad Isengard con il fidato amico e consigliere Gandalf. Quest'ultimo, però, comincia a studiare gli hobbit diventando amico di Bilbo e Frodo Baggins.

Il Signore degli Anelli[modifica | modifica sorgente]

Nel 3000 Saruman scopre il ritorno di Sauron e comincia a utilizzare il Palantír di Orthanc. Negli anni successivi, prepara Isengard alla guerra radunando uomini ed orchi e compiendo scelleratezze come l'incrocio delle due razze. Fa di Orthanc un luogo di terrore, quasi a rivaleggiare con Barad-dûr, la Torre Oscura di Sauron, rimanendo comunque soltanto una pallida e malriuscita copia della fortezza dell'Oscuro Signore.

Ignaro di ciò, Gandalf si reca da lui per informarlo degli eventi, e nella torre di Orthanc Saruman palesa il suo tradimento[14]. A suo avviso le tecniche con cui era stato combattuto Sauron erano ormai fallimentari e bisognava adottare altri mezzi più idonei; Saruman così afferma che Mordor è già in grandi preparativi di guerra, e che gli uomini siano troppo deboli per affrontarlo[14]. A questo punto prospetta a Gandalf una finta alleanza con Sauron, in modo tale che il Sire di Mordor creda di aver già il dominio sulla Terra di Mezzo[14]. Al contempo Saruman è convinto che i Saggi, uniti insieme a Sauron, potrebbero pian piano manipolare il corso degli eventi a loro piacimento realizzando quegli stessi scopi per cui avevano deciso di combattere Sauron, e infine spodestare Sauron stesso e governare con sapienza la Terra di Mezzo[14]. Dalle parole di Saruman si può anche capire quello che è il suo personale progetto di creazione di una nuova società[14]. Lo Stregone Bianco auspica l'avvento di un nuovo ordine, basato unicamente sul puro esercizio della razionalità, sull'uso incontrastato della scienza e della tecnica in contrasto con le antiche superstizioni e tradizioni[14]. Ciò che per Gandalf è inaccettabile, cioè che i Saggi prendano il potere con la forza e impongano le proprie superiori conoscenze agli altri, per Saruman è invece l'unica soluzione possibile[14]. Nasce uno scontro, da cui Gandalf esce sconfitto e viene imprigionato nella torre di Orthanc[14].

Saruman raduna un esercito di orchi e con le arti malefiche fonde gli Uomini Selvaggi coi Goblin. Arriva a scatenare la guerra contro Rohan. Il suo esercito però, dopo le prime due vittorie ai Guadi dell'Isen, viene sconfitto totalmente al Fosso di Helm[15]. La stessa Isengard viene assediata e presa dagli Ent e dagli Ucorni[16]. Nonostante la sconfitta, si rifiuta di pentirsi e tornare ad aiutare nella lotta a Sauron; perde così ogni potere e viene cacciato dall'ordine degli Istari da Gandalf, nuovo capo dello stesso ordine. Rimane così confinato nella sua torre di Orthanc[1].

Lo si ritrova alla fine de Il ritorno del Re, insediato nella Contea, con lo pseudonimo di Sharkey, insieme ai suoi banditi (che spiavano Frodo già da Brea). Infatti gli Ent, mossi da pietà, avevano lasciato libero lo stregone[17]. L'arrivo dei quattro hobbit da Gondor dà il via alla rivolta che ribalterà il dominio dello stregone. Viene ucciso dal suo fido servo Grima Vermilinguo, in un raptus di follia, mentre erano stati cacciati da casa Baggins, che era stata la loro dimora durante la permanenza nella Contea. Dopo la morte, Saruman subisce lo stesso destino di Sauron: il suo spirito si separa dal corpo e viene portato via dal vento[8].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Fisicità[modifica | modifica sorgente]

La prima descrizione del personaggio avviene nel libro Le due Torri, precisamente nel capitolo X, "La voce di Saruman". Saruman è un uomo anziano, dai capelli bianchi, un viso lungo con una fronte alta, e occhi profondi, capaci di trasmettere forti emozioni. Veste sempre di bianco, e perciò gli è stato dato l'appellativo di Saruman il Bianco. Gli oggetti dello stregone sono il suo bastone e un Palantír, una sfera di cristallo usata per trasmissioni telepatiche. Già dal suo aspetto il personaggio è mostrato in chiave antitetica rispetto a Gandalf, il quale si presenta trascurato, meno elegante, e vestito di stracci grigi.

« Era un vecchio avviluppato in un manto dal colore difficilmente discernibile, poiché mutava ogni volta che si spostavano gli occhi o ch'egli si muoveva. Aveva un viso lungo, dalla fronte alta, ove due occhi profondi, ch'era impossibile scandagliare, parevano ora gravi e benevoli, e un po' stanchi. Capelli e barba erano bianchi, ma intorno alle labbra ed alle orecchie si scorgeva ancora qualche ciocca nera. »
(J.R.R.Tolkien, Il Signore degli Anelli[1])

Dopo il suo tradimento, le vesti di Saruman si presentano sotto un diverso e mutevole aspetto, costituite cioè da un'infinità di colori discernibili a seconda della luce e dei movimenti del mago stesso[14]: "Lo guardai, e vidi che le sue vesti non erano bianche come mi era parso, bensì tessute di tutti i colori, che quando si muoveva, scintillavano e cambiavano tinta, abbagliando quasi la vista"[14]. Dopo la sua sconfitta, Saruman perde tutto il suo potere. Il suo aspetto inizia anche a risentire il peso della sconfitta, tanto che alla fine de Il ritorno del Re, apparirà come un vecchio curvo su di un bastone vestito di stracci grigi o bianchi sporchi[17]. Inoltre il suo bastone viene spezzato da Gandalf e il suo Palantír viene gettato da Orthanc da Grima[1].

Psicologia e caduta del personaggio[modifica | modifica sorgente]

La mano bianca di Saruman

Saruman è considerato il più potente fra gli Istari, il capo dell'ordine degli stregoni, ed è il capo del Bianco Consiglio, di cui fa parte anche il suo vecchio amico Gandalf. Tolkien lo definisce come un personaggio con molte sfumature, similmente a Denethor e Boromir[18], mentre altri critici lo definiscono come la nemesi di Gandalf o come una minore imitazione del personaggio e antagonista Sauron[19]. Ha una personalità affascinante e ha sempre la risposta pronta. Attraverso la sua influenza, la sua voce "melodiosa"[1] e le sue parole ciniche riesce ad insinuare i suoi nemici e a lanciar loro potenti incantesimi. Queste abilità rendono Saruman uno dei personaggi più potenti e influenti nel racconto. Inizialmente personaggio positivo inviato nella Terra di Mezzo per "incoraggiare e portare alla luce i poteri innati dei Nemici di Sauron[20]", Saruman comincia man mano a mutare la sua personalità ed inizia ad interessarsi all'Unico Anello e quindi al male stesso. Questo lo porta, quindi, a cambiare schieramento e a trasformarsi in una persona corrotta[21], folle e orgogliosa: "così in verità lo spiare ed il gran segreto di Saruman non ha all'inizio alcun proposito malvagio, ma non è altro che un'idea folle nata dall'orgoglio"[22].

L'emblema di Saruman

All'inizio del romanzo, Saruman fa il doppio gioco sia con la Compagnia dell'Anello, tradendo Gandalf e i Popoli Liberi, sia con Sauron, con il quale finge di allearsi. Infatti l'unione delle due torri era stata attentamente orchestrata da Saruman per far credere a Sauron di poter contare su un fido alleato; le mire di Saruman erano però altrettanto espansionistiche ed egemoniche di quelle dell'Oscuro Signore, volendo egli prendere l'Anello per sé. Inoltre, quando Saruman propone a Gandalf di allearsi a Sauron adduce delle argomentazioni molto complesse[14]; a suo avviso, i Saggi avrebbero dovuto stringere un patto con Sauron per poter controllare la situazione, dirigere il corso degli eventi e poi rovesciare le sorti per poter finalmente dominare sulla Terra di Mezzo[14]. Tolkien, in una lettera a Michael Straight, l'editore di New Republic, scrisse che, nonostante Saruman sia un essere superiore, presenta comunque alcune debolezze umane: "[questi stregoni sono] anche...coinvolti nel pericolo dell'incarnazione: la possibilità della "caduta", del peccato, se tu vuoi"[23]. In questo caso, la debolezza umana principale di Saruman è l'invidia; Saruman è invidioso del potere di Sauron, ma soprattutto di Gandalf: "Saruman presto [diviene] geloso di Gandalf, e questa rivalità si muta in odio"[24]. Tale rivalità deriva, presumibilmente, dal momento in cui Gandalf riceve l'anello Narya da Círdan il Costruttore di Navi, il quale apostrofa lo Stregone Grigio come "lo spirito più grande ed il più saggio".[25] Quindi Círdan, chiaramente, non considerava Saruman il più saggio di tutti e non lo riteneva all'altezza di donargli un oggetto tanto prezioso quale l'anello Narya.

Il tema della tecnologia[modifica | modifica sorgente]

Saruman è spesso descritto con metafore riferibili al mondo dell'industria. In un'occasione, Barbalbero definisce Saruman con "un cervello fatto di metallo e d'ingranaggi" ("a mind like metal and wheels"[26]), legato al fatto che lo stregone abbia sfruttato la foresta di Fangorn per trasformare Isengard in una vera e propria industria. Attraverso il riferimento continuo fra industria e guerra come sinonimi, specialmente in relazione alla produzione da parte di Saruman di un esercito di Uruk-hai e la distruzione della Contea, Tolkien presenta un'immagine molto negativa dell'industria e del progresso tecnologico. Nel primo caso è proprio la natura, ovvero gli Ent, a sconfiggerlo e a rinchiuderlo ad Isengard[27].

Secondo Patrick Curry, l'ostilità che Tolkien dimostra nell'industria è originaria già nel XX secolo, periodo nel quale l'autore assistette allo sviluppo urbano nelle Midlands occidentali. Curry specifica come l'odio per l'industria dell'autore venga identificato proprio nello stesso Saruman[28]. Inoltre, a detta del prof. Tom Shippey il nome Saruman in dialetto merciano-anglosassone, utilizzato da Tolkien per rappresentare la lingua di Rohan, può significare "intelligente", "abile" o "geniale"; tali aggettivi sono associati alla descrizione stessa del personaggio, ritratto da Tolkien appunto come "l'uomo astuto"[29]. Riguardo a Saruman, infine, sono visibili molti riferimenti al comunismo; tali riferimenti sono sottolineati quando Tolkien descrive l'operato dello Stregone Bianco che ricorda, soprattutto nella divisione delle merci ecc., quello dei dittatori comunisti[30].

Poteri[modifica | modifica sorgente]

Saruman viene descritto con diversi poteri mentali e spirituali. Possiede un intelletto fine e ha una grande conoscenza della metallurgia dovuto al suo essere uno dei servi di Aulë. Porta sempre un mantello magico che cambia colore a seconda dei movimenti o della luce. Come gli altri Istari ha una grande conoscenza dei linguaggi, popoli e luoghi del mondo grazie ai suoi viaggi. Radagast gli ha insegnato la lingua degli uccelli con cui domina grandi stormi di corvi. Sembra essere in grado di dominare i Palantir senza però evitare di soccombere al potere di Sauron. La sua voce è mielata e ammaliante tanto da essere essa stessa un incantesimo in grado di irretire gli altri. Durante gli attacchi ad Isengard sembra dimostrare la capacità di scatenare fuoco e trappole celate nel sottosuolo contro gli Ent. In un racconto contenuto nei Racconti Incompiuti sembra dimostrare la capacità di far risuonare la voce da qualunque angolo di Isengard tanto da opporsi ai Nazgûl.

A detta di Gandalf, Saruman ha a lungo studiato le arti del nemico tanto che anche dopo essere stato sconfitto dagli Ent e aver perso il suo bastone, possiede ancora la capacità di opporsi a uno dei Nazgul uccidendone la cavalcatura volante.

Adattamenti[modifica | modifica sorgente]

Saruman è apparso in molti adattamenti cinematografici e radiofonici de Il Signore degli Anelli. Il primo adattamento è quello prodotto dalla BBC Radio nel 1956, che però non riscosse il successo sperato; persino Tolkien rimase deluso dell'opera[31].

Nella versione a cartoni del 1978 Saruman è doppiato da Kerr Fraser ed appare in poche scene, basate rispettivamente dai romanzi La Compagnia dell'Anello e Le due torri. Questa versione del personaggio differisce molto da quella cartacea: Saruman è vestito di rosso e, nella versione originale, è solitamente chiamato anche con il nome di Aruman. Secondo Smith e Matthews, il nome Aruman venne utilizzato per evitare confusione con il nome di Sauron[32]. Tale adattamento non fu concluso, dal momento che la critica lo giudicò in maniera contrastante e la casa di produzione si rifiutò di finanziare il sequel: pertanto la pellicola s'interrompe dopo la battaglia al Fosso di Helm[33]. Il film Il ritorno del Re, del 1980, è un suo ideale seguito, ma in questo adattamento Saruman non è presente[34].

Nel secondo adattamento della BBC Radio, Saruman è più fedele rispetto al libro, soprattutto nel carattere[35].

Nella trilogia de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson il personaggio è interpretato da Christopher Lee con la voce italiana dello storico attore e doppiatore Omero Antonutti.

Diversamente da quanto narrato nel libro, Saruman muore ad Orthanc, ucciso da Grima Vermilinguo mentre sta trattando con Gandalf e Théoden. Tale scena è presente soltanto nella versione estesa del film Il ritorno del Re[36], mentre nella versione uscita al cinema viene fatto intendere che Saruman sia ancora rinchiuso nella torre di Orthanc. Inizialmente la scena della morte di Saruman sarebbe dovuta comparire nel secondo film, ma Peter Jackson decise di inserirla nel terzo per dare più spazio alla vicenda[37].

Christopher Lee firma degli autografi durante la promozione del film La Compagnia dell'Anello.

L'eliminazione di Saruman ha comportato l'eliminazione dal film delle vicende narrate nei capitoli 7 e 8 de Il ritorno del Re, eliminando così dalla trama la conquista della Contea da parte dello Stregone Bianco.

« Il problema è che la sequenza è stata girata originariamente per Le due Torri, come è nel libro; dal momento che nel film non si potevano inserire altri sette minuti dopo la battaglia del Fosso di Helm, ci è parsa una buona idea spostare la scena all'inizio de Il ritorno del Re. Però, in queste ultime settimane, dopo aver visionato svariati spezzoni del nuovo film ci siamo resi conto che le sequenze erano troppo legate al film dell'anno scorso e non era possibile usarle come scene d'apertura. Ci siamo accorti che utilizzandole avremmo dato all'ultimo film della serie un inizio confuso e incerto, visto che Saruman non ha un ruolo ne Il Ritorno del Re. Di conseguenza, seppure a malincuore, abbiamo preso la decisione di inserire le sequenze nel DVD. La scelta è stata fatta partendo dal presupposto che la maggior parte della gente darà per scontato che Saruman sparisca in seguito agli eventi del Fosso di Helm e dell'attacco degli Ent»
(Peter Jackson spiega il motivo per cui ha inserito la scena della morte di Saruman nel terzo film e perché non abbia inserito la trama riguardo alla conquista della Contea[38].)

Anche la psicologia e la narrazione del personaggio cambiano nel film rispetto al libro. Contrariamente al libro, in cui tenta di controllare la Terra di Mezzo facendo il doppio gioco con Sauron e con la Compagnia, nel film invece Saruman viene dipinto come un burattino nelle mani di Sauron, da cui è totalmente rimasto irretito.

Christopher Lee ha ripreso il ruolo di Saruman anche nella successiva trilogia de Lo Hobbit, nonostante il personaggio non appaia mai effettivamente nel romanzo e neppure venga citato[39]: infatti la trama che lo vede protagonista è basata su un evento raccontanto nelle Appendici, in cui Saruman, insieme al Bianco Consiglio, attacca Dol Guldur. Lee ha precisato che in questi tre film il personaggio di Saruman sarà "un uomo buono e nobile che guida il Concilio dei maghi, come ha sempre fatto"[40], in quanto questi avvenimenti si collocano prima che Saruman venga corrotto dall'Unico Anello.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q J. R. R. Tolkien, Il Ritorno del Re, op. cit., Appendice B - "Il calcolo degli anni"
  2. ^ J.R.R Tolkien, Racconti Incompiuti, op. cit., pp. 574
  3. ^ J.R.R Tolkien, Il Silmarillion, op. cit., pp. 358 e seguenti
  4. ^ J. R. R. Tolkien, Lettere, op. cit., no.163 p. 217
  5. ^ Christopher Tolkien, The Treason of Isengard, op. cit., Capitolo IV pp. 70–73.
  6. ^ Christopher Tolkien, The Treason of Isengard, op. cit., Capitolo VI pp. 130-136.
  7. ^ Christopher Tolkien, The Treason of Isengard, op. cit., Capitolo XX p. 403 & Capitolo XIV p. 428.
  8. ^ a b c d e J. R. R. Tolkien, Il Ritorno del Re, op. cit., Capitolo VIII (libro VI). "Percorrendo la Contea"
  9. ^ Christopher Tolkien, Sauron Defeated, op. cit., Capitolo IX p.103.
  10. ^ Wayne Hammond, Reader's Companion, op. cit., (2005) p.264.
  11. ^ Jonathan Evans, J. R. R. Tolkien Encyclopedia 'Saruman', op. cit., pp. 589–590
  12. ^ Saruman in The Encyclopedia of Arda, Mark Fisher, 30 gennaio 1998. URL consultato il 19 ottobre 2011.
  13. ^ J. R. R. Tolkien, Il Ritorno del Re, op. cit., Appendice A - "Annali dei Re e Governatori"
  14. ^ a b c d e f g h i j k l J. R. R. Tolkien, La Compagnia dell'Anello, op. cit., Capitolo II (libro II) - "Il Consiglio di Elrond"
  15. ^ J. R. R. Tolkien, Le due torri, op. cit., Capitolo VII (libro III) - "Il Fosso di Helm"
  16. ^ J. R. R. Tolkien, Le due torri, op. cit., Capitolo IX (libro III) - "Relitti e alluvioni"
  17. ^ a b J. R. R. Tolkien, Il Ritorno del Re, op. cit., Capitolo VI (libro VI) - "Molte separazioni"
  18. ^ J. R. R. Tolkien, Lettere, op. cit., no.154 p. 197
  19. ^ Michael (ed.) Drout, J. R. R. Tolkien Encyclopedia, op. cit., pp. 127–128
  20. ^ J. R. R. Tolkien, Lettere, op. cit., pp. 180
  21. ^ Paul Kocher, Master of Middle-earth, op. cit., Capitolo 4 p.79
  22. ^ J. R. R. Tolkien, Racconti Incompiuti, op. cit., pp. 350
  23. ^ J. R. R. Tolkien, Lettere, op. cit., no. pp. 37
  24. ^ J. R. R. Tolkien, Racconti Incompiuti, op. cit., pp. 349
  25. ^ J. R. R. Tolkien, Racconti Incompiuti, op. cit., pp. 389
  26. ^ J. R. R. Tolkien, Le due torri, op. cit., Capitolo IV (libro III) - "Barbalbero"
  27. ^ J. R. R. Tolkien, Tolkien and the critics 6 'Power and meaning in The Lord of the Rings', op. cit., p. 84–85
  28. ^ Patrick Curry, J. R. R. Tolkien Encyclopedia 'Industrialization', op. cit., p. 294
  29. ^ Prof. Tom Shippey, The Road to Middle-earth, op. cit., Capitolo 4 'The horses of the Mark' pp. 139–140
  30. ^ Prof. Tom Shippey, The Road to Middle-earth, op. cit., Capitolo 5 'Interlacements and the Ring' p. 195
  31. ^ Jim Smith; Matthews, J Clive, The Lord of the Rings : the films, the books, the radio series, op. cit., pp. 15–16
  32. ^ Jim Smith; Matthews, J Clive, The Lord of the Rings : the films, the books, the radio series, op. cit., p. 54
  33. ^ Jerry Beck, 'The Lord of the Rings' in The Animated Movie Guide, Chicago Review Press, 2005, pp. 155. ISBN 978-1-55652-591-9
  34. ^ Jim Smith; Matthews, J Clive, The Lord of the Rings : the films, the books, the radio series, op. cit., pp. 63-70
  35. ^ Jim Smith; Matthews, J Clive, The Lord of the Rings : the films, the books, the radio series, op. cit., p. 83
  36. ^ Boyens, Phillipa; Jackson, Peter; Walsh, Fran (2004). The Lord of the Rings : The Return of the King Extended Edition (Director and Writers' commentary) (DVD). New Line Cinema. Event occurs at Disc 1 Chapter 4 00:17:26. lingua=en
  37. ^ Hey, what happened to Saruman?, Associated Press. URL consultato il 23 gennaio 2008 (archiviato dall'url originale il 30 novembre 2004).
  38. ^ L'inspiegabile scomparsa di Saruman, 13 novembre 2003. URL consultato il 16 gennaio 2012.
  39. ^ Sir Christopher Returns in The Hobbit in Christopher Lee Official Website, 11 gennaio 2011. URL consultato l'11 gennaio 2011.
  40. ^ Christopher Lee parla di Saruman in Lo Hobbit, 30 dicembre 2011. URL consultato il 14 gennaio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Critiche
  • Michael (ed.) Drout, J. R. R. Tolkien Encyclopedia, New York, Routledge, 2007, ISBN 9780415969420.
  • Paul Kocher, Master of Middle-earth, London, Thames and Hudson, 1973, ISBN 0500010951.
  • Wayne Hammond, The Lord of the Rings: A Reader's Companion, City, Houghton Mifflin Co, 2005, ISBN 9780618642670.
  • Randel Helms, Tolkien's World, Boston, Houghton Mifflin, 1974, ISBN 0395184908.
  • Neil (ed.) Isaacs, Tolkien and the Critics; Essays on J. R. R. Tolkien's the Lord of the Rings, City, University of Notre Dame, 1968, ISBN 0268002797.
  • Prof. Tom Shippey, The Road to Middle-earth, HarperCollins, 1982, 2005, ISBN 0-261-10275-3.
  • Prof. Tom Shippey, J. R. R. Tolkien: Author of the century, HarperCollins, 2000, ISBN 0-261-10401-2.
  • Jim Smith, Matthews, J Clive, The Lord of the Rings : the films, the books, the radio series, Virgin books, 2004, ISBN 0-7535-0874-5.
Storia della nascita del personaggio
  • Christopher Tolkien, The Return of the Shadow, Unwin Hyman, 1988, ISBN 0-04-440669-X.
  • Christopher Tolkien, The Treason of Isengard, HarperCollins, 1989, 2002, ISBN 0-261-10220-6.
  • Christopher Tolkien, Sauron Defeated, City, Harpercollins Pub Ltd, 1993, 2002, ISBN 0261103059.
Biografia dell'autore
  • Humphrey Carpenter, J R R Tolkien — A Biography, London, HarperCollins, 2002, ISBN 0007132840.
  • Humphrey (ed.) Carpenter, The Letters of J. R. R. Tolkien, HarperCollins, 1981, 2006, ISBN 0-261-10265-6.
Romanzi


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