Nazgûl

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« Coloro che adoperarono i Nove Anelli divennero potenti in vita, e furono gli antichi re, stregoni e guerrieri. Conquistarono gloria e grandi ricchezze, ma tutto questo si volse poi a loro disgrazia. [...] E uno a uno, prima o poi, a seconda della loro forza innata e del bene o del male che ne caratterizzava in origine le volontà, caddero sotto il giogo dell'anello che portavano al dito e sotto il dominio dell'Unico, che era di Sauron. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion)

I Nazgûl (o Úlairi)[1], gli Spettri dell'Anello (in inglese Ring-Wraiths), detti anche Cavalieri Neri o Cavalieri Alati, sono personaggi di Arda, l'universo immaginario fantasy creato da J.R.R. Tolkien: si tratta di nove spettri malvagi sottomessi a Sauron.

L'origine dei Nazgûl[modifica | modifica wikitesto]

I Nazgûl visti da Frodo su Amon Sûl dopo essersi infilato l'Unico Anello, da una scena del film Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello
Un Nazgûl con cavalcatura

Il loro nome significa Spettri dell'Anello (dalla lingua nera di Mordor: nazg, anello e ûl, spettro; furono chiamati anche Úlairi, Spettri del male, dai Noldor e dai Númenoreani); erano in origine nove re degli uomini (tre dei quali grandi signori di Númenor) a cui Sauron donò nove Anelli del Potere impregnati della sua volontà, facendoli così cadere uno ad uno sotto il potere dell'Unico Anello.

I Nazgûl non fanno più parte del mondo sensibile, ma non appartengono al mondo dei morti quanto piuttosto al regno delle ombre, sospesi tra questo mondo e l'aldilà: sono infatti visibili solo quando indossano dei vestiti (che però sembra ricoprano il vuoto). L'Unico Anello ha infatti il potere di trasmettere la malvagità di Sauron alle altre creature e trasformarle, corrompendo la loro natura: per aver posseduto anelli legati all'Unico ed essere stati corrotti dal male i nove sovrani degli uomini divennero Spettri dell'Anello e schiavi della volontà del possessore dell'Unico.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Il regno di Angmar è il regno principale che gli Spettri dell'Anello hanno dominato da quando sono stati sottomessi al volere di Sauron. Esso venne costituito per mettere in crisi il regno di Arnor, e cadde soltanto quando le forze di Arnor (le quali vennero soccorse dall'esercito di Gondor e dagli Elfi) sconfissero il Re degli Stregoni. Successivamente, attorno all'anno 2000 della Terza Era, gli spettri riconquistarono Minas Ithil (torre della Luna, da Minas = torre, Ithil = Luna) per porre l'avanguardia contro le forze di Sauron, che stava tornando a Mordor dal suo dominio temporaneo di Dol Guldur. Questa città, che da allora fu chiamata Minas Morgul ("Torre di stregoneria"), divenne dominio dei Cavalieri Neri che la infestarono di Orchi e altre creature malvagie. Dato che Gondor era forte, florido, ricco e potente, il Re Stregone, capo degli Spettri, andò al Nord e fondò il regno di Angmar, riunendo tribù di Orchi e Troll. Infatti il grande regno di Arnor era diviso e debole, scosso da lotte intestine. Per mille anni nel nord imperversò la guerra e nel 1974 Fornost, capitale dell'Arthedain, fu presa e distrutta mentre terminava il dominio dei Dúnedain. Gondor comunque intervenne e sconfisse l'enorme esercito di Angmar, composto da centomila uomini, ed il Re Stregone fuggì a Sud. Quando Sauron ritornò a Mordor e preparò la guerra contro l'Ovest, gli Spettri dell'Anello tornarono ad essere i suoi servi più micidiali, coloro che comandavano le sue armate. Nel romanzo: Il Signore degli Anelli, i Nazgûl entrano nella Contea nel settembre 3018, alla ricerca di Frodo Baggins, possessore dell'Unico Anello. Inizialmente gli Hobbit (Frodo, Merry, Pipino e Sam) non si rendono conto della pericolosità di questi strani individui, che inizialmente chiamano “Cavalieri Neri”. Dopo aver lasciato la Contea ed aver raggiunto il villaggio di Brea, gli Hobbit incontrano Aragorn, che li conduce attraverso le Terre Selvagge, tuttavia, i Nazgûl feriscono Frodo a Collevento con un pugnale avvelenato. Da quel momento, i Nazgûl non entrano in scena in modo significativo per molto tempo, sino alla battaglia dei Campi del Pelennor, dove il Re Stregone di Angmar viene sconfitto da Merry ed Éowyn; gli altri otto perirono come conseguenza della sconfitta di Sauron.

Aspetto e caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

I Nazgûl non possiedono più un corpo visibile, avendo portato ed usato con avarizia e malvagità per lungo tempo i "Grandi Anelli" di Sauron, e per tale motivo, per rendersi visibili ai loro servitori e alle loro spie, sono costretti ad indossare grandi manti neri che riescono a dare forma ai loro corpi invisibili di spettri.[2] Nel mondo del crepuscolo perenne invece, come li vede Frodo Baggins, una volta infilato l'anello ai piedi di Colle Vento, essi appaiono alti uomini abbigliati con un unico abito lungo e grigio e con il volto bianco nel quale fiammeggiano occhi penetranti e spietati. In testa, sopra i lunghi capelli grigi e luccicanti, portano un elmo d'argento e le loro mani scarne brandiscono una lunga spada d'acciaio.[3]

Cavalcavano cavalli neri allevati appositamente e resi schiavi dalle arti oscure di Minas Morgul, in modo da sopportare la costante presenza dei loro padroni, che altrimenti li farebbe fuggire atterriti come qualsiasi altra bestia vivente della Terra di Mezzo. Durante l'assedio di Gondor, Ombromanto, l'impavido signore dei liberi cavalli della Terra di Mezzo, è l'unico animale, che dimostra di sopportare con somma fermezza e coraggio la presenza degli Spettri dell'Anello.[4] Quando questi destrieri furono travolti e annegati al guado del Bruinen, per mano della magia combinata di Elrond e Gandalf, i Nove ritornarono a Minas Morgul dove trovarono nuove cavalcature nelle fattezze di gigantesche e orride creature alate. Questi mostruosi esseri erano gli ultimi discendenti di un'antica e malvagia razza sopravvissuta tra montagne nascoste, proveniente da ere e luoghi ormai scomparsi e dimenticati da tutti fuorché da Sauron. Questi infatti, se n'era impadronito e li aveva alimentati con cibi crudeli, accrescendo a dismisura la loro malvagità e le loro dimensioni. Tali esseri erano più grandi di ogni altro uccello, dal quale si differenziavano soprattutto per non possedere alcun tipo di piumaggio, per avere delle immense ali a guisa di pipistrello con pelle tesa fra grinfie di corno, e per emanare un insopportabile fetore mortale.[5] Durante l'assedio di Gondor, i Nove, seduti sul curvo e lungo collo spoglio delle loro cavalcature alate,[6] adempiono alla volontà dell'Occhio senza palpebra, terrorizzando chiunque si trovasse nelle vicinanze con urli di morte accompagnati da quelli gracchianti dei loro destrieri. Atterriscono gli abitanti e persino i difensori più audaci e coraggiosi, appostati sulle sette cinte murarie di Minas Tirith, dal momento che i "Nazgûl sono i Signori degli Uomini" sul quale hanno il pieno dominio, come Sauron ha pienamente il loro.[7]

Tra i Nove si possono riconoscere il Re Stregone di Angmar (il capo e signore di Minas Morgul); il secondo per forza, Khamûl l'Esterling, detto "L'Ombra dell'Est, antico re Esterling" che stando a ciò che viene detto nei Racconti incompiuti è il luogotenente di Sauron a Dol Guldur, l'unico di cui venga rivelato il vero nome.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nazgûl è il nome dato ad essi da Sauron nel linguaggio nero. Úlairi è la forma elfica in Quenya.
  2. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello, Libro primo, Cap. II, L'ombra del passato", pag. 82-83, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  3. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello, Libro primo, Cap. XI, Un coltello nel buio ", pag. 267, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  4. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, Libro quinto, Cap. IV, L'assedio di Gondor", pag. 1021, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  5. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, Libro quinto, Cap. VI, La battaglia dei campi del Pelennor", pag. 1035-1037, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  6. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, Libro quinto, Cap. VI, La battaglia dei campi del Pelennor", pag. 1035, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  7. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, Libro quinto, Cap. IV, L'assedio di Gondor", pag. 996-997-1021, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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