Re Stregone di Angmar

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Re degli Stregoni di Angmar
Lawrence Makoare interpreta il Re Stregone di Angmar nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson
Lawrence Makoare interpreta il Re Stregone di Angmar nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson
Universo Arda
Lingua orig. Inglese
Soprannome Signore dei Nazgûl, Capitano di Sauron, Signore di Morgul, Schiavo dell'Anello, Capitano Nero
Autore John Ronald Reuel Tolkien
Interpretato da Lawrence Makoare
Voce italiana Paolo Buglioni
Specie Uomo, forse un Númenoreano Nero
Sesso Maschio
Data di nascita Sconosciuta, comunque nella Seconda Era
« Sei pazzo! Nessun uomo vivente può impedirmi nulla! »
(Il Re Stregone di Angmar rivolto a Éowyn, J.R.R. Tolkien, Il ritorno del Re[1])

Il Re Stregone di Angmar (chiamato anche Re degli Stregoni, in alcune traduzioni), è un personaggio di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. È il capo dei Nazgûl, i servitori del Signore Oscuro Sauron.

Apparizioni[modifica | modifica wikitesto]

Aspetto & caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Re Stregone come gli altri otto Nazgûl, non possiede più un corpo visibile, avendo portato ed usato con avarizia e malvagità per lungo tempo uno dei "Grandi Anelli" di Sauron, e per tale motivo, per rendersi visibile ai suoi servitori e alle sue spie, è costretto ad indossare un grande manto nero che riesce a dare forma al suo corpo invisibile di spettro.[2]

Nel mondo del crepuscolo perenne invece, come lo vede Frodo Baggins, una volta infilato l'anello ai piedi di Colle Vento, esso appare come un alto uomo (il più alto dei "Nove") abbigliato con un unico abito lungo e grigio e con il volto bianco nel quale fiammeggiano occhi penetranti e spietati. In testa sopra i lunghi capelli grigi e luccicanti porta un elmo d'argento sul quale è posta una corona, e la sua mano scarna brandisce una lunga spada d'acciaio.[3]

In passato durante la Battaglia di Fornost egli portò anche una maschera nera con la quale guidò la sua sortita.[4] Tale maschera non viene più citata in nessuna altra opera di J.R.R. Tolkien e viene rimpiazzata da una corona regale d'acciaio scintillante d'una luce micidiale che durante l'assedio di Gondor, prima, dinanzi a Minas Morgul sfoggia posta sopra il suo nero cappuccio per incutere terrore e rispetto alla sua armata,[5] e poi, dinanzi a Gandalf, una volta frantumato e oltrepassato il cancello di Minas Tirith, posta direttamente sulla sua testa invisibile, che lascia trapelare solo due infuocati occhi rossi.[6]

Alla sua prima apparizione cavalca un cavallo nero allevati appositamente e reso schiavo dalle arti oscure di Minas Morgul, in modo da sopportare la costante presenza del suo padrone che altrimenti lo farebbe fuggire atterrito, come accadrebbe a qualsiasi altra bestia vivente della Terra di Mezzo. Durante l'assedio di Gondor, Ombromanto, l'impavido signore dei liberi cavalli delle terra di mezzo, è l'unica bestia, che dimostra di sopportare con somma fermezza e coraggio la presenza degli Spettri dell'Anello.[7]

Quando il suo destriero fu travolto e annegato al guado del Bruinen, per mano della magia combinata di Elrond e Gandalf, il Re stregone ritornò a Minas Morgul dove trovò una nuova cavalcatura: una gigantesca e orrida creatura alata. Questo mostruoso essere era uno degli ultimi discendenti di un'antica e malvagia razza sopravvissuta tra montagne nascoste, proveniente da ere e luoghi ormai scomparsi e dimenticati da tutti fuorché da Sauron. Questi infatti, se n'era impadronito e li aveva alimentati con cibi crudeli, accrescendo a dismisura la loro malvagità e le loro dimensioni. Tali esseri erano più grandi di ogni altro uccello, dal quale si differenziavano soprattutto per non possedere alcun tipo di piumaggio, per avere delle immense ali a guisa di pipistrello con pelle tesa fra grinfie di corno, e per emanare un insopportabile fetore mortale.[8]

Ne Le due Torri e ne Il ritorno del Re, durante l'assedio di Gondor, il Re Stregone, seduto sul curvo e lungo collo spoglio delle loro cavalcature alate,[9] adempiono alla volontà dell'Occhio senza palpebra, terrorizzando chiunque si trovi nelle vicinanze con urli di morte accompagnati da quelli gracchianti dei loro destrieri. Atterriscono gli abitanti e persino i difensori più audaci e coraggiosi, appostati sulle sette cinte murarie di Minas Tirith, dal momento che i "Nazgûl sono i Signori degli Uomini" sul quale hanno il pieno dominio, come Sauron ha pienamente il loro.[10]

In quanto alle armi, il "Signore dei Nazgûl" dispone di una lunga spada d'acciaio, la cui lama è percorsa al suo volere da fiamme. Tale spada, ne Il Signore degli Anelli: La conquista, videogioco basato e sviluppato sulla trilogia cinematografica di Peter Jackson, prende il nome Spada del Terrore (Sword of Terror), nonostante tale nome non appaia in nessun scritto di Tolkien. [11] All'occorrenza, però, accantona la sua spada per utilizzare armi più devastanti, come il mortifero e necromantico Pugnale Morgul, dalla ardente luce pallida, capace di recare al nemico, (come per Frodo all'ombra di Collevento) una terribile ferita mortale, dolorosissima alpari di quella di una freccia di ghiaccio avvelenato.[12]Durante la Battaglia dei Campi del Pelennor il Capitano Nero brandisce un'enorme mazza nera grazie alla quale, con un solo e rapidissimo colpo, frantuma lo scudo di Éowyn facedola cadere in ginocchio con il braccio sinistro spezzato.[13]

Il Re Stregone è fedelissimo al suo signore e si presenta nelle varie guerre scatenate da Sauron come il suo capitano, al comando degli altri otto Nazgûl e delle armate di Mordor. Sottovaluta i suoi avversari in combattimento, poiché è cosciente della premonizione di Glorfindel, ovvero che nessun uomo è in grado di ucciderlo.[14] Durante gli eventi prima della Guerra dell'Anello, il Re Stregone ha temuto il Sovrintendente Boromir I, (da cui ebbe poi nome Boromir II, membro della compagnia dell'Anello).[15]

Biografia del personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Dalle Appendici[modifica | modifica wikitesto]

Nella Seconda Era della Terra di Mezzo, il Maia Sauron era diventato il secondo Oscuro Signore. Gli Elfi, sotto la guida di Sauron, crearono molti Anelli Minori; ma infine, quando Sauron forgiò per se stesso un Unico Anello con cui sottomettere gli altri Portatori, essi nascosero gli artefatti. Sauron scatenò dunque una guerra, ed infine sottrasse agli Elfi molti anelli, che ridistribuì fra varie razze con l'intento di sottometterle: sette ne donò ai Nani, e nove agli Uomini.

Ma i Nani non erano facili da sottomettere, e caddero solo superficialmente sotto l'influsso dei gioielli; invece gli Uomini, più semplici da corrompere, cominciarono ad utilizzare largamente gli Anelli, divenendo con il tempo degli Spettri, denominati Nazgûl.[16] Il più potente di essi era probabilmente un signore Númenoreano che serviva Sauron da tempo; egli possedeva grandi poteri ed era un negromante, e in vita fu famoso. Ma quando cadde vittima del suo anello, divenne solo un servo, uno schiavo incatenato alla volontà di Sauron; eppure i suoi poteri aumentarono grandemente, ed egli ottenne una sorta d'immortalità. Il suo nome non si conosce: alcuni fan e studiosi di Tolkien lo identificano con Isilmo, fratello della Regina di Numenor Tar-Telperiën, e padre del Re Tar-Minastir, ma ciò appare privo di fondamento.

La sua prima apparizione fu nel 2251 della Seconda Era.[17] Poi Sauron fu deportato a Númenor ed egli attese il suo ritorno; dopo la caduta dei Númenoreani, l'Oscuro Sire tornò nella Terra di Mezzo dove, assieme al Re Stregone e agli altri Nazgûl, scatenò la guerra contro gli Esuli e gli Elfi. Tuttavia Sauron perse quella guerra, ed il Re Stregone scomparve fra le ombre, attendendo pazientemente il momento della riscossa di Mordor.[18]

Allorché Sauron tornò a costituire il proprio potere e a cercare l'Unico Anello perduto, anche il Re Stregone, nel 1300 della Terza Era, fece ritorno con i suoi otto simili, e si recò nell'abbandonato Reame di Angmar.[19] In quelle terre forgiò il suo nuovo regno, sottomettendo Orchi, Uomini di Carn Dûm e ogni sorta di spettri e spiriti malvagi. Il suo dovere era quello di annientare il Reame di Arnor, diviso ora in tre parti avversarie. Tale divisione facilitò enormemente il suo lavoro.

Nel 1409 il Re Stregone invase Cardolan e circondò Colle Vento, ma la sua vittoria fu incompleta: riuscì sì a bruciare la grande torre di Amon Sûl ma non s'impadronì del palantír, portato in salvo a Fornost.

Infine accadde l'inevitabile; essendo Arnor divisa e il Re Stregone troppo potente, le truppe di Angmar sferrarono un massiccio attacco ad Arthedain, l'ultima provincia rimasta del Regno del Nord, nel 1974 e conquistarono Fornost.[20] I palantíri vennero dispersi in mare.

Ma infine Gondor intervenne; una flotta di gondoriani, comandata da Re Eärnur, affrontò l'esercito di Angmar nella battaglia di Fornost, mandandolo allo sbaraglio; si dice che quando tutto fu perduto apparve il Re Stregone in persona, su di un cavallo nero, e tutti fuggirono innanzi a lui; Eärnur avrebbe resistito, ma il suo destriero lo trascinò via. Intervenne però il sire elfico Glorfindel, troppo potente persino per il Re Stregone, che fuggì, scomparendo nel Nord. Vedendo l'intenzione del re di inseguire lo spettro, Glorfindel pronunciò queste parole:[21]

« Non l'inseguire! Non tornerà nella sua terra. Lontano ancora è il suo destino, ed egli non cadrà per mano di un uomo. »
(Glorfindel ad Eärnur, J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Il ritorno del Re)

Il Signore degli Anelli[modifica | modifica wikitesto]

Fuggito infine dal suo Reame, il Re Stregone tornò a Minas Morgul dove, assieme ai suoi otto servi, preparò la grande guerra del suo Signore, radunando Orchi, Troll e legioni dell'Harad. Si vendicò anche di Eärnur: lo sfidò infatti a duello, ma Mardil persuase il Re a non accettare; ma alla seconda sfida, nel 2050, Eärnur accettò, si recò con una scorta a Minas Morgul e scomparve nelle ombre; probabilmente fu torturato a morte. Mardil divenne il primo Sovrintendente Regnante. Passò molto tempo, tempo in cui il Re Stregone attese la guerra di Sauron; e quando a Mordor si venne a sapere che un Mezzuomo possedeva l'Unico Anello di Sauron, egli prese la forma di un Nero Cavaliere e con gli altri Nazgûl partì per il settentrione.

Giunti nella Contea nel settembre 3018, il Signore dei Nazgûl diede la caccia all'Hobbit per gran parte dell'Eriador; il culmine si ebbe quando egli ed altri quattro spettri accerchiarono gli Hobbit, condotti dall'Erede d'Isildur, sulla cima di Colle Vento. Egli, con un pugnale Morgul, ferì il Portatore dell'Anello e per poco la missione non fallì.[22] Ma il Mezzuomo cavalcò sul cavallo elfico di Glorfindel, Asfaloth, sino al guado del Rombirivo, fiume situato ai confini delle terre di Elrond a difesa contro il male dilagante nella terra di mezzo; Difatti appena i Nazgûl tentano il guado il fiume reagisce e s'ingrossa spazzandoli via  ; essi furono privati temporaneamente della forma corporale.[23]

A seguito di quella sconfitta il Signore dei Nazgûl tornò a Mordor dove riprese di nuovo la sua forma ed una bestia alata da cavalcare per guidare le truppe dell'Oscuro Sire; tuttavia i suoi Nazgûl proseguirono incessantemente le ricerche.

Nel libro Le due torri il Re Stregone appare solo nel capitolo Le scale di Cirith Ungol, allorché Frodo e Sam lo vedono lasciare la città di Morgul per recarsi alla guerra[24]; torna poi ne Il ritorno del Re. Qui scatena la guerra a lungo preparata; indossa una corona di ferro e, su di un destriero nero, conduce dapprima l'attacco ad Osgiliath, facendo fuggire terrorizzati i difensori di Gondor, e poi l'assedio di Minas Tirith, in cui, con un terribile e misterioso maleficio, scardina il Cancello della Città Bianca. Qui entra, ma si ritrova innanzi a Gandalf, lo Stregone Bianco, in groppa ad Ombromanto:

« Vecchio pazzo! Non riconosci la Morte quando la vedi? »
(Re Stregone di Angmar, J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Il ritorno del Re)

Tuttavia non affronta questo nemico, poiché in quel momento i Rohirrim comandati da Théoden giungono in soccorso di Minas Tirith.[25] Il Re Stregone abbandona il duello, sale sulla sua bestia alata e cala su Re Théoden, ferendo il suo destriero, Nevecrino, con un dardo venefico. Il Re cade sotto il cavallo, ed il Signore dei Nazgûl s'appresta ad ucciderlo, portando con sé l'ombra che stava diradandosi; però interviene Éowyn, nipote del Re, che, nonostante il terrore, decapita la bestia alata. Allora il Signore dei Nazgûl la assale, armato di una grande mazza; con essa rompe lo scudo, e conseguentemente il braccio che lo reggeva, della fanciulla: tuttavia non riesce a darle il colpo di grazia poiché a tergo viene ferito da Meriadoc Brandibuck, un Mezzuomo, armato di una lama fabbricata secoli addietro dai fabbri di Arnor per combattere i servi di Angmar. Con le ultime forze Éowyn affonda la propria lama "fra la corona e il manto", così da adempire l'antica profezia di Glorfindel riuscendo a scacciarlo fino all'era successiva.[26]

« [...]Un urlo si levò nell'aria vibrante, spegnendosi con una nota acuta, un lacerante lamento che scomparve con il vento, una voce senza corpo che si estinse e fu inghiottita e non si udì mai più in quell'era del mondo. »
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Il ritorno del Re)

In tal modo, nel 15 marzo 3019 cadde il più potente capitano di Sauron; la voce della sua caduta giunse anche a Frodo Baggins e Samvise Gamgee, mentre si trovavano a Mordor, per bocca di un Nazgûl alato che con un grido disperato recò la notizia alla Torre Oscura.[27] L'autore non ha mai rivelato se è sopravvissuto alle ere successive.

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Il Re Stregone appare in tutti gli adattamenti de Il Signore degli Anelli, cinematografiche, radiofoniche o teatrali.

Nel film di Peter Jackson è interpretato da Lawrence Makoare e doppiato da Andy Serkis. Il suo volto invisibile, ne Il ritorno del Re, è coperto da un ibrido della maschera che aveva indossato nella battaglia a Fornost e della corona. Le sue azioni e quelle degli altri Spettri dell'Anello differiscono da quelle narrate nel libro.

Ne La Compagnia dell'Anello attaccano la Taverna del Puledro Impennato di Brea, mentre nel libro sono i loro complici locali a fare l'incursione. Ingaggiano anche un lungo duello con Aragorn a Colle Vento, durante il quale alcuni Spettri prendono fuoco, mentre nel libro Aragorn li costringe ad allontanarsi con una torcia infuocata. Infine al guado i Nove Spettri fronteggiano Frodo e Arwen e sono spazzati via da un'onda provocata da quest'ultima, mentre nel libro il ruolo di Arwen è svolto da Glorfindel.

Ne Le due Torri il Re Stregone appare su un destriero nero mentre conduce il suo esercito da Minas Morgul a Minas Tirith. Non avverte la presenza dell'Anello come nel libro ma è riconosciuto da Frodo. Durante l'assedio di Minas Tirith il Re Stregone arriva dopo che il cancello di Gondor è stato distrutto per mezzo del gigantesco ariete Grond. Nel libro invece è lui stesso ad abbatterlo e a provocare il caos con la sua bestia alata tra i difensori. Nel film i primi nemici a entrare in città sono gli orchi dalle torri d'assedio e i Troll dal cancello. Mentre Gandalf sta scendendo dai livelli più alti della Cittadella è inavvertitamente attaccato dal Re Stregone che riesce a frantumare il suo bastone (mentre nel libro di non si fa menzione di ciò). Lo scontro è però interrotto dall'arrivo dei Rohirrim.

Ne Il ritorno del Re durante la Battaglia dei Campi del Pelennor è armato con una spada ed un enorme mazzafrusto (non di una mazza come nel libro). Col mazzafrusto colpisce più volte Éowyn fino a frantumarle lo scudo, con conseguente rottura del braccio sinistro.

Nel film, sempre di Peter Jackson, Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato (nonostante il personaggio non appaia mai nel romanzo) quando Radagast si reca a Dol Guldur per capire quale sia il male che sta devastando Bosco Atro, viene attaccato dal Re Stregone, dal quale riesce a far fuggire. In questa versione protegge la fortezza del Negromante (Sauron) e non indossa il classico abito nero, ma bensì appare come una forma di energia blu umanoide, che ricorda molto l'aspetto che ha ne La Compagnia dell'Anello quando viene visto da Frodo con l'Anello. Per combattere usa una Lama Morgul.

Nei vari giochi del Signore degli Anelli ha l'aspetto della versione cinematografica. Nel videogioco Guardians of Middle-Earth invece sfoggia un nuovo aspetto: indossa vestiti neri e un'armatura; la maschera sembra essere una versione ridotta di quella del film, da cui si possono vedere due occhi rossi fiammeggianti; stranamente, essendo uno spettro, dietro la sua corona fuoriesce del fumo nero.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re", Libro primo, Cap. VI, La battaglia dei campi del Pelennor, pag. 170, I edizione Tascabili Bompiani maggio 2012.
  2. ^ J.R.R. Tolkien, " Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello, Libro primo, Cap. II, L'ombra del passato", pag. 82-83, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  3. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello, Libro primo, Cap. XI, Un coltello nel buio", pag. 267, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  4. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, appendice A, Annali dei Re e Governatori", pag. 1276, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  5. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Le due Torri, Libro quarto, Cap. VIII Le scale di Cirith Ungol", pag. 877, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  6. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, Libro quinto, Cap. IV, L'assedio di Gondor", pag. 1021, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  7. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, Libro quinto, Cap. IV, L'assedio di Gondor", pag. 1021, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  8. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, Libro quinto, Cap. VI, La battaglia dei campi del Pelennor", pag. 1035-1037, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  9. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, Libro quinto, Cap. VI, La battaglia dei campi del Pelennor", pag. 1035, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  10. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, Libro quinto, Cap. IV, L'assedio di Gondor", pag. 996-997-1021, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  11. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, Libro quinto, Cap. IV, L'assedio di Gondor", pag. 1022, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  12. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello, Libro primo, Cap. XI, Un coltello nel buio", pag. 267, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  13. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, Libro quinto, Cap. VI, La battaglia dei campi del Pelennor", pag. 1037, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  14. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, appendice A, Annali dei Re e Governatori", pag. 1276, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  15. ^ J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re, appendice A, Annali dei Re e Governatori", pag. 1279, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
  16. ^ J.R.R. Tolkien, La compagnia dell'anello. Il Signore degli Anelli. Vol. 1. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 96, cap. 2 (libro primo) - "L'ombra del passato". ISBN 88-452-3225-5
  17. ^ J.R.R. Tolkien, Il ritorno del Re. Il Signore degli Anelli. Vol. 3. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 426, Appendice B - "Il calcolo degli anni". ISBN 88-452-3227-1
  18. ^ J.R.R. Tolkien, Il ritorno del Re. Il Signore degli Anelli. Vol. 3. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 426-427, Appendice B - "Il calcolo degli anni". ISBN 88-452-3227-1
  19. ^ J.R.R. Tolkien, Il ritorno del Re. Il Signore degli Anelli. Vol. 3. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 429, Appendice B - "Il calcolo degli anni". ISBN 88-452-3227-1
  20. ^ J.R.R. Tolkien, Il ritorno del Re. Il Signore degli Anelli. Vol. 3. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 382, Appendice A - "Annali dei Re e Governatori". ISBN 88-452-3227-1
  21. ^ J.R.R. Tolkien, Il ritorno del Re. Il Signore degli Anelli. Vol. 3. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 383, Appendice A - "Annali dei Re e Governatori". ISBN 88-452-3227-1
  22. ^ J.R.R. Tolkien, La compagnia dell'anello. Il Signore degli Anelli. Vol. 1. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 275, cap. 11 (libro primo) - "Un coltello nel buio". ISBN 88-452-3225-5
  23. ^ J.R.R. Tolkien, La compagnia dell'anello. Il Signore degli Anelli. Vol. 1. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 297-298, cap. 2 (libro primo) - "Fuga al Guado". ISBN 88-452-3225-5
  24. ^ J.R.R. Tolkien, Le due torri. Il Signore degli Anelli. Vol. 2. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 375-376, cap. 10 (libro quarto) - "Le scale di Cirith Ungol". ISBN 88-452-3226-3
  25. ^ J.R.R. Tolkien, Il ritorno del Re. Il Signore degli Anelli. Vol. 3. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 119-120, cap. 4 (libro quinto) - "L'assedio di Gondor". ISBN 88-452-3227-1
  26. ^ J.R.R. Tolkien, Il ritorno del Re. Il Signore degli Anelli. Vol. 3. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 133-136, cap. 6 (libro quinto) - "La battaglia dei campi del Pelennor". ISBN 88-452-3227-1
  27. ^ J.R.R. Tolkien, Il ritorno del Re. Il Signore degli Anelli. Vol. 3. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 226, cap. 2 (libro sesto) - "La Terra d'Ombra". ISBN 88-452-3227-1

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Tolkien Portale Tolkien: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Tolkien