Barad-dûr

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Barad-dûr
Barad-dûr come appare nel film Il ritorno del Re, si notano l'Occhio di Sauron sulla cima della torre e il Monte Fato
Barad-dûr come appare nel film Il ritorno del Re, si notano l'Occhio di Sauron sulla cima della torre e il Monte Fato
Altri nomi Lugbúrz
Tipo Torre
Ideatore John Ronald Reuel Tolkien
Appare in Il Signore degli Anelli, Il Silmarillion
Caratteristiche immaginarie
Pianeta Arda
Continente Terra di Mezzo
Regione Mordor
« Infine il suo sguardo si arrestò: muraglie e muraglie, cinte e bastioni, nera, incommensurabilmente forte, montagna di ferro, cancello d'acciaio, torre d'adamante, egli la vide: [...] ogni speranza morì in lui »
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, op. cit., p.495[1])

Barad-dûr (in sindarin: torre oscura; Lugbúrz nel linguaggio nero) è una torre di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien per le sue opere, e nello specifico per i due libri Il Signore degli Anelli e Il Silmarillion. È la dimora di Sauron nella Terra di Mezzo ed è situata nella regione di Mordor, su una cresta degli Ered Lithui a est del vulcano chiamato Monte Fato.

La Torre Oscura[modifica | modifica sorgente]

Scudo con l'Occhio di Sauron, emblema degli Orchi di Mordor.

Circondata dalle ombre, a causa delle ceneri continuamente eruttate dal vulcano nelle vicinanze, ma anche per la presenza di Sauron in essa[2], Barad-dûr è descritta (e percepita spesso anche dagli stessi protagonisti de Il Signore degli Anelli) come rappresentazione ed estensione fisica della volontà e della potenza del Maia decaduto[3].

Tolkien non specifica mai con chiarezza quale sia la reale dimensione ed imponenza della Torre Oscura, ma ne fa cogliere fugacemente al lettore, come nella visione d'insieme che ne ha Frodo prima del suo crollo finale, quegli aspetti che sono rappresentativi della mente contorta e sigillata di Sauron: l'Occhio senza palpebre "osserva" insonne la Terra di Mezzo dal pinnacolo più alto di Barad-dûr, la cui surreale ed immensa architettura è un insieme grottesco di innumerevoli torrette, fossati, cortili, prigioni e «immensi cancelli d'acciaio e diamante»[4].

Essendo la torre la più completa realizzazione dei pensieri e delle azioni di Sauron, la trasformazione della fortezza di Isengard operata da Saruman non può che condurre fatalmente a una mimesi, ma imperfetta, «un modello infantile o una lusinga da cortigiano» - come precisa Tolkien - «di quella immensa fortezza, prigione, armeria, fornace chiamata Barad-dûr, la Torre Oscura, il cui enorme potere non temeva rivali, si beffava delle lusinghe e faceva ogni cosa con comodo, calma e sicura com'era col suo orgoglio e la sua forza smisurata.»[5]; così come un ulteriore modello imperfetto della grande torre risulta essere anche il "nuovo" mulino/fucina[6] di Ted Sabbioso nella Contea deturpata da Saruman a immagine di Mordor[7].

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'esistenza[8] di Barad-dûr è legata a quella di Sauron e dell'Unico Anello essendo stata edificata con l'ausilio del suo potere.

La sua costruzione, iniziata nell'anno 1000 della Seconda Era, richiese oltre seicento anni ed essa divenne la più grande fortezza mai edificata dopo Angband; Sauron, vi infuse - chiarisce Tolkien - molto del suo potere affinché potesse perdurare intatta nel corso delle ere. Come la fortezza di Morgoth - il maestro di Sauron - era celata dai Thangorodrim, così la Torre Oscura è nascosta dalle catene montuose che circondano in buona parte Mordor: gli Ephel Dúath a ovest e gli Ered Lithui a nord.

Assediata per sette anni dagli eserciti dell'ultima alleanza stretta da uomini e elfi, Barad-dûr venne interamente demolita nel 3441 della Seconda Era, dopo la sconfitta di Sauron, ma poiché era stata creata grazie all'ausilio dell'Anello, le sue fondazioni non potevano essere distrutte se non gettando l'Anello nella voragine di Sammath Naur sul Monte Fato dove il potente artefatto era stato creato.
Ma Isildur, ammaliato dal potere dell'Anello che aveva sottratto a Sauron, si rifiutò di liberarsene gettandolo nel fuoco, e così Barad-dûr poté essere nuovamente ricostruita, nel corso della Terza Era, quando Sauron, migliaia di anni dopo, ritornò a Mordor.

Ciò che Isildur non era stato in grado di compiere viene infine compiuto dal Portatore dell'Anello grazie a Gollum; scomparso il potere di Sauron, Barad-dûr crolla su se stessa.

Adattamenti[modifica | modifica sorgente]

Barad-dûr è stata ricreata nella trasposizione cinematografica del Il Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson sulla base dei disegni dell'illustratore John Howe che assieme ad Alan Lee ha curato il design concettuale per le scenografie del film. Per esigenze cinematografiche, nel Il Ritorno del Re, la torre è chiaramente visibile dal Morannon, quando gli eserciti di Gondor e di Mordor si affrontano sui monti di scorie, mentre nel romanzo questo non accade a causa della distanza.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il passo si riferisce alla visione di Frodo sul seggio della vista in cima alla collina di Amon Hen.
  2. ^ «mentre dalla Torre Oscura si sprigionavano i veli dell'Ombra che Sauron tesseva intorno a se» (Il Signore degli Anelli, p. 1118). L'Ombra, l'Oscuro Potere sono appellativi usati nel romanzo tolkeniano per indicare la volontà, i desideri, gli effetti della presenza di Sauron e talvolta come sinonimo di Sauron stesso che tra i molti epiteti annovera anche quello di Oscuro Signore.
  3. ^ Ad esempio, la descrizione lirica delle «cupe tenebre» dell'incertezza di Sauron che avvolgono le torri e i cancelli di Barad-dûr o la descrizione della sua paura («la Torre tremò, dalle fondamenta fino alla fiera e orgogliosa cresta») quando Frodo si arroga il possesso dell'Anello in Sammath Naur sfidandone la potenza. (Ibid, pp. 1103 e 1129).
  4. ^ Ibid, p.1130.
  5. ^ Ibid, pp. 674-675.
  6. ^ «da quando è arrivato Sharkey non macina più del tutto. Stanno sempre a martellare, e fanno uscire un fumo nero e puzzolente» (Ibid pp. 1205-1206).
  7. ^ «Sì, questo è Mordor [...] Saruman lavorava per Mordor, anche quando credeva di fare i propri comodi» (Ibid, p. 1211).
  8. ^ Appendice B de Il Signore degli Anelli, opera citata, pp. 1291-1312; Il Silmarillion.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Il Mondo di Tolkien, illustrazioni della Terra di Mezzo, Piemme, Casale Monferrato, 1992
  • David Day, L'Anello di Tolkien, Piemme, Casale Monferrato, 1995
  • J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Rusconi Editore, Milano, 1989
  • J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, Rusconi Editore, Milano, 1989
  • Alan Lee, Il Signore degli Anelli, schizzi e bozzetti, Bompiani, Milano, 2005

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) The Encyclopedia of Arda: contiene l'articolo "The Return of the King: A Movie-goer’s Guide" con le differenze fra la trasposizione cinematografica e il libro e una scheda descrittiva su Barad-dûr (deeplinking al database interno non permesso).
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