Balrog

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Il Balrog Flagello di Durin rappresentato nel film La Compagnia dell'Anello.

I Balrog sono creature di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. Si tratta di Maiar caduti nella tenebra del potere di Morgoth, primo signore oscuro della Terra di Mezzo. Erano i suoi più potenti servitori, al pari di Sauron stesso.[1]

In lingua Sindarin, Balrog significa letteralmente demone di potenza, mentre in Quenya essi sono chiamati Valaraukar, dal medesimo significato.

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Gli scritti di Tolkien sono vaghi circa l'aspetto preciso dei Balrog. Apparivano frequentemente armati con fruste ardenti e, occasionalmente, con lunghe spade. Ne Il Signore degli Anelli

« Non si riusciva a distinguere cosa fosse: era come una grande ombra, nel mezzo della quale si trovava una forma scura di dimensioni umane, e anche più grossa; potere e terrore parevano sprigionarsi da essa e precederla.

Giunse all'orlo della voragine di fuoco, e la luce s'offuscò, come se una nube vi si fosse posata sopra. Poi d'impeto varcò il baratro. Con un ruggito le fiamme s'innalzarono in segno di saluto, intrecciandosi intorno a lui; un fumo nero turbinò nell'aria. La criniera svolazzante dell'oscura forma prese fuoco, avvampando. Nella mano destra teneva una lama pari a un'acuminata lingua di fuoco, e nella sinistra una frusta dalle molte code. »

(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli)

Non si sa se abbiano mantenuto la capacità dei Maiar di cambiare aspetto (come Sauron nella Prima Era). Essi in genere dominano il fuoco, l'elemento di Morgoth, come il Flagello di Durin, il Balrog di Moria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Avvenimenti delle prime ere[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Silmarillion.

Il più grande fra i Balrog e anche il più potente fu Gothmog, signore dei Balrog, supremo capitano di Angband, uccisore di Fëanor, Fingon ed Ecthelion che lo uccise a sua volta. Lo stesso nome di Gothmog venne assunto dal sovrintendente di Minas Morgul durante la Terza Era.

Un altro Balrog venne ucciso da Glorfindel, che perse la vita.

Dopo la caduta di Morgoth, i Balrog superstiti si rifugiarono negli antri nascosti e nelle profondità della Terra di Mezzo rendendoli inaccessibili.

Avvenimenti della Terza Era[modifica | modifica wikitesto]

Il Flagello di Durin durante il suo scontro con Gandalf.

Gandalf e i suoi otto compagni di viaggio, durante gli eventi descritti in La Compagnia dell'Anello, incontrarono, nelle miniere di Moria, un Balrog che cadde insieme allo Stregone, dal Ponte di Khazad Dûm.

Il Balrog che precipitò era quello che in precedenza era rimasto nell'ombra delle Miniere di Moria.

Era chiamato Flagello di Durin, perché aveva ucciso Durin VI e suo figlio (nell'anno 1981 della Terza Era, durante la ricolonizzazione delle miniere).

La narrazione prosegue nel libro Le due Torri:

Il combattimento fra Gandalf ed il Balrog si protrasse a lungo, negli abissi più oscuri della terra e sulle cime più inaccessibili del mondo tanto che chi vedeva il combattimento credeva che un incendio infuriasse sulle cime del monte dato che dal basso vedeva solo un piccolo bagliore lontano.

Alla fine il demone fu sconfitto, e Gandalf fu elevato dal rango di stregone grigio a quello di stregone bianco.

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel film d'animazione del 1978 il Balrog somigliava ad un leone alato provvisto di criniera che è in grado di camminare in posizione verticale.

Nell'adattamento cinematografico de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, un Balrog appare nell'episodio La compagnia dell'anello, all'inizio de Le due torri e in un flashback in una parte seguente dello stesso film. Esso appare come un gigantesco essere alato munito di enormi corna ricurve e avvolto dalle fiamme. Come nel romanzo è munito di un flagello infuocato e durante lo scontro con Gandalf evoca una spada di fuoco. Quando viene sconfitto, le fiamme che emette si spengono.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Christopher Tolkien, The Book of Lost Tales, op. cit., Parte II, p.85

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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