Alqualondë

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Alqualondë
Tipo Città
Ideatore John Ronald Reuel Tolkien
Appare in Il Silmarillion
Caratteristiche immaginarie
Fondatore Olwë
Pianeta Arda
Continente Aman
Regione Eldamar
Razze Elfi
Lingue Telerin
« E molte perle essi strapparono al mare, e le loro aule erano di perla, e di perla le dimore di Olwë ad Alqualondë, il Porto dei Cigni, illuminato da molte lampade »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion)

Alqualondë (il Porto dei Cigni) è una città di Arda, l'universo immaginario creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. È la città principale degli Elfi Teleri sulle coste di Valinor.

Vi viveva il loro re Olwë, fratello di Thingol. La città era situata a nord-est di Tirion tra il Calacirya e Araman nell'Eldamar settentrionale. È probabilmente conosciuta meglio come la città dove avvenne il Fratricidio di Alqualondë, come raccontato ne Il Silmarillion.

La città fu costruita in un roccioso porto naturale, e fu anche cinta di mura per qualche ragione. Oltre ai grandi porti ospitava anche la torre di Olwë. La città fu ricoperta di perle che i Teleri trovarono nel mare e di gioielli che gli vennero regalati dai Noldor, e le loro navi attraccavano là.

Il Fratricidio[modifica | modifica sorgente]

Per lasciare Valinor, Fëanor ebbe bisogno di navi per raggiungere la Terra di Mezzo. Ma il suo popolo, gli Elfi Noldorin, non possedeva navi. Fëanor però voleva partire al più presto per paura che il ritardo facesse sì che i Noldor abbandonassero la loro iniziale idea di dipartita dalle Terre Immortali di Aman. I Noldor quindi, guidati appunto da Fëanor e dai suoi figli, tentarono di convincere i loro amici, i Teleri di Alqualondë, a donare loro alcune navi per compiere la traversata del Grande Mare. Tuttavia i Teleri disapprovavano la decisione dei Noldor di lasciare Aman a dispetto dei Valar, e negarono loro ciò che chiedevano, e anzi tentarono di persuaderli a restare. I Noldor, nella loro furia e convinzione, cominciarono allora ad impadronirsi delle navi con la forza, ma i Teleri si opposero scagliando frecce e gettando in mare gli assalitori.
I primi a versare del sangue furono i Noldor, che sguainarono le spade cominciando un aperto combattimento. In aiuto del popolo di Fëanor, giunse la più grande schiera dei Noldor, guidata da Fingon e Fingolfin. Questi ultimi avrebbero certamente disapprovato le azioni della compagnia di Fëanor se avessero conosciuto le cause dello scontro, essendo d'animo più saggio e poco inclini a generare conflitti. Giunsero in vista di Alqualondë solo quando la battaglia era già cominciata e per amore del loro stesso sangue non poterono far altro che correre in aiuto delle genti di Fëanor, forse credendo che l'attacco forse partito dai Teleri per ordine dei Valar. Così accadde che molti dei Teleri furono uccisi dai loro consanguinei della stirpe dei Noldor e molte navi vennero conquistate da parte di questi ultimi.
Fu questo sicuramente il primo grande infausto segno della Sorte di Mandos, che accompagnò gli esuli dei Noldor nella Terra di Mezzo e li portò alla rovina quasi totale. Il Fratricidio di Alqualondë segnò indirettamente la prima vittoria riportata da Morgoth, Signore del Male, contro il popolo degli Eldar che egli odiava sopra ogni altra cosa.
La notizia del Fratricidio giunse anche nella Terra di Mezzo ad Elu Thingol (Elwë), fratello di Olwë, Re dei Teleri di Aman. Thingol non vide mai di buon occhio la stirpe dei Noldor, eccetto i figli di Finarfin, che erano suoi parenti, essendo figli di Eärwen, figlia di Olwë.

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