Eöl

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Eöl
Eöl e Aredhel illustrati da Tom Loback.
Eöl e Aredhel illustrati da Tom Loback.
Universo Arda
Lingua orig. Inglese
Autore John Ronald Reuel Tolkien
Specie Elfo
Sesso Maschio
Etnia Avaro
Luogo di nascita Forse Cuiviénen
Data di nascita Ignota
Parenti
« ... gli alberi del Nan Elmoth erano i più alti e scuri di tutto il Beleriand, e mai il sole li penetrava: e quivi dimorava Eöl, che era detto l'Elfo Scuro. [...] quivi viveva sprofondato nell'ombra e amava la notte e il crepuscolo stellato. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, cap. XVI.)

Eöl è un personaggio di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese John Ronald Reuel Tolkien. Nel Silmarillion è un Elfo di nobile stirpe Telerica, legato da antica, seppur non ben definita, parentela con il re Thingol, ma tetro e amante della notte e del crepuscolo stellato: per questo viene chiamato spesso l'Elfo Scuro. Tuttavia, negli scritti più tardi di Tolkien (inclusi in The History of Middle-earth, vol. XI: The War of the Jewels) Eöl è un Elfo Avaro, discendente dal secondo clan degli Elfi, i Tatyar, da cui si originarono anche i Noldor.[1]

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Eöl è un elfo diverso dai protagonisti de Il Silmarillion: solitario e taciturno, viveva nell'ombra evitando e odiando i Noldor, ed era invece amico dei Nani. Insediatosi prima nel Doriath, l'abbandonò quando vi fu posta la Cintura di Melian per proteggerlo dal Nemico, e si trasferì nella foresta di Nan Elmoth, dove esercitava la sua arte di fabbro e vagabondava di notte per i boschi, incontrandosi spesso con i Nani e, unico tra gli Elfi insieme al figlio, recandosi addirittura nelle loro roccaforti di Nogrod e Belegost.

Abilissimo fabbro, inventò il metallo galvorn, dal colore scuro, e con esso forgiò armi e corazze, tra cui le spade gemelle Anglachel e Anguirel; donò la prima, di malavoglia, a Thingol re del Doriath, che poi ne fece dono a Beleg e per il quale essa si rivelò fatale; tenne la seconda finché gli fu rubata dal figlio Maeglin.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La noldorin Aredhel, sorella di Turgon, in fuga da Gondolin e recatasi presso i figli di Fëanor, capitò per caso presso Nan Elmoth, dove fu ammaliata e quasi "intrappolata" da Eöl; egli la condusse a casa sua e ne fece sua moglie. Qui nacque Maeglin "sguardo tagliente"; dapprima i tre trascorrevano bei giorni insieme, poiché Eöl era di animo gentile, nonostante il carattere riservato, amava passeggiare con la moglie sotto il cielo stellato e insegnava al figlio i segreti della metallurgia; divenuto adulto, Maeglin mal sopportava la vita che gli aveva riservato il padre, desiderando conoscere il mondo esterno a Nan Elmoth e soprattutto le meraviglie dei Noldor, così convinse la madre a fuggire insieme a lui; Aredhel lasciò Nan Elmoth e tornò alla città di Gondolin, ma fu seguita di nascosto dal marito.

Catturato dalle guardie di Turgon, fu portato al cospetto del re che gli intimò di rimanere in quella città, dato che ne aveva scoperto la posizione segreta: il re gli diede la scelta tra vivere o morire lì; Eöl allora, in uno scatto d'ira, scagliò un giavellotto contro il figlio perché condividesse la sua sorte, ma colpì invece Aredhel che si era frapposta e fu imprigionato. La moglie, appoggiata dalla nipote Idril figlia del re, ne richiese la grazia, tanto da convincere il re, ma nel corso della sera si ammalò inaspettatamente e morì: il giavellotto era infatti avvelenato. Eöl fu allora condannato a morte e giustiziato, precipitato nell'abisso del Caragdûr, non prima di aver maledetto il figlio.

Maeglin rimase in Gondolin e divenne un principe Noldor: con il suo tradimento, fu responsabile della caduta della città.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ J. R. R. Tolkien, The History of Middle-earth (a cura di Christopher Tolkien), vol. XI: The War of the Jewels (Quendi and Eldar), pp. 409, 422.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]


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