Giuramento di Fëanor

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« Quindi Fëanor pronunciò un terribile giuramento. I suoi sette figli balzarono pronti al suo fianco, e insieme fecero identica promessa, e rosse come sangue balenarono le loro spade sguainate al lume delle torce. »
(Da Il Silmarillion[1] - J.R.R. Tolkien)

Nell'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien, Arda, il Giuramento di Fëanor è un giuramento pronunciato da Fëanor e dai suoi sette figli in seguito al momento in cui Morgoth rubò i Silmaril. Nella Prima Era, questo giuramento è stato la più grande causa delle dispute e dei dissapori tra i Noldor.

Il giuramento[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver appreso della morte del padre per mano di Morgoth, Fëanor ritornò a Tirion, infrangendo l'esilio che gli era stato imposto dai Valar. Qui tenne un discorso appassionato, che convinse la maggior parte dei Noldor a seguirlo nella Terra di Mezzo per lottare contro Morgoth al fine di riconquistare i Silmaril e vendicare Finwë.

Alla fine del discorso, ancora ubriaco di rabbia, Fëanor fece un terribile giuramento, insieme ai figli:

« Un giuramento, fecero, che nessuno oserebbe infrangere e e nessuno dovrebbe fare, e fu per il nome di Ilúvatar, invocando su sé stessi il Buio Eterno se non l'avessero mantenuto; e Manwë chiamarono a testimone, e Varda, e il sacro monte di Taniquetil, giurando di perseguire con vendette e odio, sino ai termini del Mondo, Vala, Demone, Elfo o Uomo ancora non nato e ogni creatura grande o piccola, buona o cattiva che il tempo avrebbe gettato nella successione dei giorni, la quale osasse prendere, tenere o conservare un Silmaril di loro proprietà. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion)

Le conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Il giuramento che imponeva a Fëanor l'immediato ritorno alla Terra di Mezzo ebbe come prima conseguenza il Fratricidio di Alqualondë ai porti dei Teleri. Fëanor morì poco dopo il suo arrivo nel Beleriand, ma i rimanenti contraenti del giuramento, i suoi figli, vi vissero in relativa armonia con gli altri Elfi.

Per la maggior parte della Prima Era il giuramento tenne uniti i figli di Fëanor nella causa comune di sconfiggere Morgoth e recuperare i gioielli. A questo proposito Thingol commentò:

« [...] dunque si può contare in pieno su di loro come alleati contro Morgoth, con il quale non è neppure da pensare che scendano a patti. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion)

Tuttavia, le nefaste conseguenze del giuramento divennero palesi quando il mortale Beren e la principessa elfica Lúthien del Doriath recuperarono uno dei gioielli dalla corona di Morgoth: intanto nella loro impresa furono ostacolati in ogni modo da Celegorm e Curufin; ed in seguito, quando il loro figlio Dior ereditò la gemma, la presenza del Silmaril nel Doriath risvegliò il giuramento e così i figli di Fëanor attaccarono la patria dei Sindar, uccidendo Dior e saccheggiandone la reggia, commettendo così il secondo fratricidio tra elfi.

Ma il Silmaril scampò alla distruzione del Doriath e sfuggì loro, e solo più tardi essi seppero che era in possesso di Elwing figlia di Dior, che dimorava presso le foci del fiume Sirion insieme agli esuli del Doriath e della città di Gondolin. Ancora essi reclamarono la gemma e, di fronte ad un secco rifiuto, attaccarono, commettendo il terzo e più terribile fratricidio. Di nuovo, non riuscirono ad impadronirsi del Silmaril, che fu portato da Eärendil prima nell'Ovest e poi salì in cielo, diventando così irraggiungibile.

La fine[modifica | modifica sorgente]

Rimasero però i due Silmaril nella corona di Morgoth, cosicché, al termine della Guerra d'Ira i due figli di Fëanor superstiti, Maedhros e Maglor (gli altri cinque erano periti tutti), rubarono i due Silmaril dall'accampamento delle vittoriose armate dell'Ovest, e se li spartirono.

Per via delle terribili azioni commesse dai fratelli nel ritornare in possesso dei gioielli, essi non riuscirono a maneggiarli senza rimanere ustionati, sicché si accorsero che il loro diritto al possesso era decaduto.

Pazzo dal dolore e dall'angoscia, Maedhros si gettò insieme al suo Silmaril in una voragine del terreno. Maglor dal canto suo scaraventò il suo Silmaril in mare aperto e non fece più ritorno presso il suo popolo, vagabondando presso la costa e rimpiangendo la perdita del gioiello.

Testi del giuramento[modifica | modifica sorgente]

Testo originale (ultima versione)[modifica | modifica sorgente]

(EN)
« Be he foe or friend, be he foul or clean,

brood of Morgoth or bright Vala,
Elda or Maia or Aftercomer,
Man yet unborn upon Middle-earth,
neither law, nor love, nor league of swords,
dread nor danger, not Doom itself,
shall defend him from Fëanor, and Fëanor's kin,
whoso hideth or hoardeth, or in hand taketh,
finding keepeth or afar casteth
a Silmaril. This swear we all:
death we will deal him ere Day's ending,
woe unto world's end! Our word hear thou,
Eru Allfather! To the everlasting
Darkness doom us if our deed faileth.
On the holy mountain hear in witness
and our vow remember, Manwë and Varda! »

(IT)
« Che sia amico o nemico, dannato o innocente,

progenie di Morgoth o luminoso Vala,
Elfo o Maia, o Creatura ancora non vivente,
Uomo ancora non nato sulla Terra di Mezzo,
né leggi, né amore, né legioni di spade,
né terrore, né perigli, né il Fato stesso,
difenderanno da Fëanor, o dalla stirpe di Fëanor,
colui il quale giammai nasconda, possieda, afferri,
trattenga o porti via seco un Silmaril.
Questo giuriamo tutti insieme:
morte gli daremo, fino alla fine dei Giorni,
sventura, fino al collasso del mondo!
Ascolta le nostre parole, o Eru, Padre-di-tutti!
Alla Tenebra Eterna condannaci, se mancheremo ai nostri propositi.
Il Sacro Monte ci ascolti in testimonio,
e ricordate il nostro voto, o Manwë e Varda! »

(Il giuramento di Fëanor, da Il Silmarillion)

Altre versioni del testo del giuramento[modifica | modifica sorgente]

Tolkien scrisse almeno altre tre versioni del giuramento oltre a quella definitiva già proposta; tuttavia esse non sono ancora state pubblicate in lingua italiana in quanto parte di The History of Middle Earth. Queste tre versioni si trovano nel terzo volume, I Lai del Beleriand.

In versi alliterativi (circa 1918 - 1920)[modifica | modifica sorgente]

Versione scritta in versi allitterativi, basati cioè sull'allitterazione e non su altri artifici stilistici come la rima. Un esempio di questa struttura può essere reperito nell'antico poema anglosassone Beowulf.

« Be he friend or foe    or foul offspring

of Morgoth Bauglir,    be he mortal dark
that in after days    on earth shall dwell,
shall no law or love    nor league of Gods,
no might nor mercy,    not moveless fate,
defend him for ever    from the fierce vengeance
of the sons of Fëanor,    whoso seize or steal
or finding keep    the fair enchanted
globes of crystal    whoso glory dies not,
the Silmarils.    We have sworn for ever! »

(Capitolo 2, "Poemi presto abbandonati"; Il viaggio dei Noldor da Valinor, versi 132-141.[2])

In rima baciata (circa 1928)[modifica | modifica sorgente]

« Be he friend or foe or seed defiled

of Morgoth Bauglir, or mortal child
that in after days on earth shall dwell,
no law, nor love, nor league of hell,
not might of Gods, not moveless fate
shall him defend from wrath and hate
of Fëanor's sons, who takes or steals
or finding keeps the Silmarils,
the thrice-enchanted globes of light
that shine until the final night. »

(Capitolo 3, "Il Lai di Leithian". Canto VI, versi 1628-1643.)

Più tardi Celegorm figlio di Fëanor riscrive il giuramento in una forma differente:

« Be he friend or foe, or demon wild

of Morgoth, Elf, or mortal child
or any that here on earth may dwell,
no law, nor love, nor league of hell,
not might of Gods, no binding spell,
shall him defend from hatred fell
of Fëanor's sons, whoso take or steal
or finding keep a Silmaril.
These we alone do claim by right,
our thrice-enchanted jewels bright. »

(Capitolo 3, "Il Lai di Leithian". Canto VI, versi 1848-1857.)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Quenta Silmarillion, cap. IX, "Della Fuga dei Noldor", pag. 113, ed. Bompiani 2000.
  2. ^ i titoli dei capitoli e dei canti sono stati tradotti letteralmente, in quanto non ancora editi in italiano.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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